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Vacanze in ryokan

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Takashi riaprì gli occhi quando ormai era pomeriggio inoltrato. Rimproverò Natori-san per non averlo svegliato prima, ma l'amico lo tranquillizzò dicendogli che aveva dormito anche lui fino a poco prima. Dopo di che, gli si appiccicò e non gli si staccò più di dosso. Letteralmente.
Nell'ora che li separava dalla cena continuò a toccarlo, ad abbracciarlo e, in generale, a stare il più possibile vicino a lui. Gli prendeva le mani tra le sue, gli dava delle leggere pacche sulla schiena e sulle spalle, e perfino dei pizzicotti scherzosi più o meno dove capitava, naso e guance compresi. Arrivò perfino a mettergli una mano sulla coscia e a muoverla su e giù in una lenta carezza, come se fosse la cosa più normale del mondo. Takashi non capiva cosa gli stesse succedendo ma quel comportamento iniziava a farlo preoccupare, era come se fosse posseduto da qualcosa, perciò decise di chiedere aiuto. Solo che Nyanko-sensei e Hiiraghi non si vedevano da nessuna parte e, quando gli chiese spiegazioni, Natori-san gli disse che aveva chiesto loro di ispezionare di nuovo e da cima a fondo tutto il ryokan, magazzino compreso, per essere sicuri di non avere più brutte sorprese come quelle delle notti precedenti.
Quei due non tornarono nemmeno per cena, e se per Hiiragi la cosa era abbastanza normale non si poteva certo dire lo stesso per Nyanko-sensei. Era inconcepibile che saltasse un pasto di sua volontà, a meno che ovviamente non ne avesse trovato uno migliore.
Le sue preoccupazioni, però, finirono in secondo piano quando Natori-san iniziò quello che aveva tutta l'aria di essere un discorso serio. Anche se Takashi non capiva il motivo per il quale avesse deciso di parlare di punto in bianco di certe cose, e proprio in quel momento tra l'altro.
“Sai, conoscerti è stata senza dubbio la cosa migliore che mi sia mai capitata in tutta la vita. Non credo che tu possa capire quanto sia stato importante, per me, averti al mio fianco in questo periodo. Mi hai aperto gli occhi su mondi che nemmeno immaginavo esistessero, e non mi riferisco certo a quello degli yokai. Mi capisci come nessun altro ha mai fatto prima, e come sono certo che nessuno potrà mai fare per tutto il resto della mia vita. Sono così felice di poter passare questi giorni insieme a te, anche se non sono andati proprio come avevo immaginato, che mi sento scoppiare il cuore per la gioia.”
Takashi sapeva che Natori-san gli era molto affezionato, era una cosa che gli aveva sempre dimostrato fin da quando erano diventati amici, e anche lui gli voleva molto bene, ma quelle parole, pronunciate con quell'espressione dolce e del tutto sincera che così di rado compariva sul suo volto, lo misero terribilmente in imbarazzo. Perciò si limitò a balbettare che anche lui era felice di essere lì, nonostante i problemi di quei due giorni, e riprese a mangiare, nella speranza di mettere fine a quella strana cena e a quella ancora più strana conversazione il prima possibile.
In seguito, però, la situazione non fece che peggiorare. Natori-san insistette perché anche quella sera, come in quelle precedenti, facessero il bagno insieme e completamente nudi. Solo che quella volta, al contrario delle altre, non fece nulla per mascherare le sue vere intenzioni. Portò la mano sulla sua coscia e da lì la fece salire in una lenta ma decisa carezza. Lungo il suo fianco, sul suo addome, passando per il petto dove si soffermò per qualche istante di troppo su uno dei suoi capezzoli che si era stranamente inturgidito, per poi continuare lungo il suo collo e arrivare ad appoggiarsi sulla sua guancia.
“Sei così bello” gli disse, un attimo prima di chinarsi su di lui per baciarlo.
Fu solo in quel momento che Takashi comprese il motivo dello strano comportamento che aveva tenuto Natori-san in quei giorni. E si diede dello stupido, perché in realtà era stato così chiaro che solo un irrecuperabile ingenuo non se ne sarebbe reso conto. O qualcuno che non aveva la minima esperienza in quel genere di cose. E lui, purtroppo, a quanto sembrava rientrava in entrambe le categorie.
Quando Natori-san interruppe il bacio e si allontanò da lui quel tanto che bastava per poterlo guardare in viso, Takashi lo fissò sconvolto. Perché, davvero, un bacio era l'ultima cosa che si sarebbe aspettato da lui.
“Non c'è proprio nessuna speranza che tu possa ricambiare i miei sentimenti?” gli chiese Natori-san, con un'espressione talmente infelice che Takashi sentì male al cuore.
E davvero non c'era nessuna speranza? Certo, non aveva mai nemmeno pensato che il loro rapporto potesse evolvere in quella direzione, non aveva mai pensato che nessuno dei suoi rapporti potesse evolvere in quella direzione, a voler essere del tutto esatti. E nonostante questo, sapeva che Natori-san era una delle persone più importanti al mondo, per lui. Lo capiva, lo confortava, lo sosteneva e lo proteggeva, e gli permetteva di fare le stesse cose per lui, facendolo sentire importante e necessario, e il fatto che fosse un uomo non lo preoccupava quasi per neinte. Lui amava Natori-san, e a dire il vero era una cosa che sapeva da sempre, era solo che fino a quel momento non si era mai soffermato a riflettere su che tipo di amore provasse esattamente per lui. E quando lo fece capì che c'era sì amicizia tra loro, ma che c'era anche qualcos'altro, qualcosa di molto più profondo e intenso.
“C'è più di una speranza” gli confessò in un sussurro, abbassando gli occhi per l'imbarazzo.
Quella fu una pessima mossa, perché così facendo il suo sguardo cadde sul corpo di Natori-san. Quel perfetto, bellissimo corpo, che gli fece ricordare di colpo di essere un adolescente in perfetta salute che aveva sempre ignorato determinati bisogni tipici della sua età. La reazione del proprio corpo rischiò di sconvolgerlo, ma Natori-san non gli lasciò il tempo di pensare a come affrontare quello che gli stava succedendo.
“Natsume... No, Takashi! Sei sicuro? Hai davvero capito che cosa vorrei da te?”
Takashi annuì, il viso che andava in fiamme e non certo a causa del vapore della vasca nella quale erano immersi. Perché poteva anche essere ingenuo, ma di certo non lo era fino a quel punto.
Natori-san sorrise felice e lo baciò di nuovo, e poi di nuovo, e poi ancora. Quando decise che era abbastanza, Takashi aveva il respiro affannato ed era certo che non avrebbe avuto nessuna possibilità di riuscire a reggersi in piedi da solo se si fossero alzati in piedi in quel momento. Che fu proprio ciò che decise di fare Natori-san.
Il suo compagno gli prese la mano per aiutarlo a tirarsi su e lo sorresse mentre uscivano dalla vasca e si asciugavano. Poi lo guidò fino ai loro futon stesi ancora più vicini del solito, come se fossero stati sistemati per accogliere una coppia di amanti, impedendogli di mettersi addosso un qualunque tipo di indumento. Takashi aveva ancora la mente annebbiata e capì quali fossero le intenzioni di Natori-san solo quando la sua pelle calda entrò in contatto con il cotone fresco del futon. E a quel punto si fece quasi prendere dal panico. Perché andava bene farsi baciare e desiderare di stare con lui, ma fare certe cose lì era decisamente troppo per lui.
“Non possiamo!” disse, provando a tirarsi indietro. “Nyanko-sensei potrebbe rientrare da un momento all'altro, e anche Hiiragi, o la cameriera, e...”
Natori-san gli appoggiò un dito sulle labbra per farlo tacere.
“Non ti costringerei mai a fare qualcosa che non vuoi, lo sai” lo rassicurò. “Ma, se ti preoccupi che qualcuno possa vederci, sappi che la cameriera ha ricevuto precise istruzioni e non tornerà prima di domani mattina sul tardi, che il tuo gatto si sta rimpinzando nella sala di relax dei dipendenti e che avrà cibo in abbondanza per tenerlo impegnato tutta la notte, e che ho comunque messo una barriera intorno a questa stanza mentre stavi ancora dormendo. Nessuno spirito può entrare qua dentro, nemmeno i miei famigli o quell'ayakashi seccante e peloso che ti ostini a portarti dietro.”
Takashi lo guardò sorpreso, perché a quanto sembrava Natori-san aveva pensato proprio a tutto. Ma la cosa che lo tranquillizzò non fu la notizia che nessuno li avrebbe disturbati, fu la certezza che Natori-san non lo avrebbe davvero forzato a fare nulla contro la sua volontà. E questa consapevolezza gli fece venire proprio una gran voglia di fare cose. Qualunque cosa, per essere precisi, che potesse dare piacere al suo compagno e a se stesso. Perciò decise che sì, era un ingenuo, e non aveva la più pallida idea di cosa avrebbe dovuto fare in una situazione del genere, ma di certo il coraggio non gli mancava e non aveva dubbi che Natori-san sarebbe stato di sicuro felice di colmare tutte le sue lacune sull'argomento.
“Va bene” accettò, guardandolo dritto negli occhi per fargli capire che stava dicendo sul serio.
“Ne sei proprio sicuro? Possiamo aspettare, se vuoi. Non devi sforzarti.”
“Natori-san, ti prego. Solo... lo voglio! Ti voglio! Per favore” confessò, con tutto il corpo che andava in fiamme.
E Natori-san esaudì la sua supplica senza farlo aspettare nemmeno per un altro secondo, iniziando subito a prepararlo. Fu dolce, e gentile, e appassionato. E Takashi scoprì con sua grande sorpresa di essere una persona gelosa, perché non gli piaceva pensare a come il compagno fosse riuscito a ottenere tutta quella esperienza. Natori-san, però, non gli diede il tempo di soffermarsi molto su quei pensieri. Quando gli affondò dentro per la prima volta la mente di Takashi si svuotò del tutto di qualunque cosa che non fosse Natori-san e la sua erezione che lo riempiva completamente.
Sentirlo muoversi lungo il suo stretto canale fu un'esperienza incredibile e Takashi capì che non gli sarebbe mai bastato. Avrebbe voluto assecondarlo, e fargli provare le stesse sensazioni che il compagno stava facendo provare a lui, ma davvero non sapeva come fare, e in ogni caso era troppo sopraffatto da tutto il piacere che gli stava dando il suo amante, perciò si limitò a lasciarlo fare e ad andare incontro alle sue spinte assecondando il desiderio di muoversi del proprio corpo, urlando tutto il suo godimento senza nemmeno provare a contenersi, e senza preoccuparsi che qualcuno, fuori da quella stanza, potesse sentirlo. Quel suo comportamento, però, non pareva disturbare per nulla Natori-san. Al contrario, sembrava che l'assoluto abbandono di Takashi non facesse altro che farlo eccitare ancora di più e lo spingesse a muoversi con sempre più forza al suo interno.
Takashi venne nel momento stesso in cui Natori-san chiuse la mano sul suo sesso congestionato, non ci fu nemmeno bisogno che lo accarezzasse davvero. Il suo mondo esplose in una luce bianca e si ricompose a poco a poco solo dopo che si fu svuotato del tutto tra i loro corpi. Quando riprese coscienza di ciò che lo circondava Natori-san si stava ancora muovendo dentro di lui, e lo guardava con attenzione. E Takashi si commosse quasi fino alle lacrime e gli sorrise, felice e grato per ciò che l'altro gli aveva appena donato. Ripensandoci a mente fredda, forse Natori-san aveva bisogno di essere in qualche modo tranquillizzato sul fatto che stesse davvero bene e che non avesse problemi con quello che stava succedendo tra loro, perché l'effetto di quel sorriso su di lui fu istantaneo. I suoi movimenti si fecero più veloci e le sue spinte divennero sempre più profonde. Takashi poté osservarlo mentre gli veniva dentro e pensò che fosse la cosa più bella che avesse mai visto.
Natori-san ci mise davvero poco a riprendere fiato, al contrario di Takashi, e a quanto sembrava quello che avevano appena fatto non lo aveva soddisfatto del tutto, proprio per niente, perché passò il resto della notte ad amarlo e a farlo impazzire di piacere. E sì, dopo solo un paio d'ore Takashi non era più in grado di muovere nemmeno un muscolo, al contrario del suo compagno, ma la cosa non aveva la minima importanza. Tutto quello che contava era averlo dentro di sé e sentirsi così pieno di lui da avere la sensazione di scoppiare. Non aveva bisogno di nient'altro per sentirsi felice e molto, molto soddisfatto.

Shuuichi-san lo riaccompagnò a casa due giorni dopo. Touko-san gli lanciò una lunga occhiata indagatriche che lo mise tremendamente a disagio non appena varcarono la soglia della sua abitazione, e continuò a fissarlo finché Takashi non fu costretto a distogliere lo sguardo, con il viso completamente rosso per l'imbarazzo. A quel punto Touko-san lo abbracciò con una specie di gridolino estasiato che Takashi non si aspettava da lei, e poi abbracciò anche Shuuichi-san, insistendo perché si fermasse a cena da loro, e magari anche a dormire. In fondo, fece notare, ora faceva parte della famiglia e lei e Shigeru-san avevano tutto il diritto di poterlo conoscere meglio. Perché sì, lei aveva capito fin da subito quali erano le sue intenzioni quando lo aveva invitato a passare le vacanze con lui, e sperava solo che quell'ingenuo del suo amato figlio sarebbe riuscito ad aprire gli occhi prima di rovinare tutto e perdere la grande opportunità che gli dei gli avevano concesso.
Takashi pensò che sarebbe potuto morire da un momento all'altro per l'imbarazzo, o per la felicità che rischiò di sopraffarlo quando Touko-san si rivolse a lui come a suo figlio. E proprio per questo, per un istante si dispiacque di essere di nuovo diverso dalle persone normali, perché avrebbe voluto renderli fieri di lui e non causare loro altri problemi, oltre quelli che si erano già dovuti accollare per averlo preso con loro.
Quei pensieri, però, durarono appunto solo un istante. Perché la verità era che non avrebbe mai potuto rinunciare a Shuuichi-san, ora che lo aveva trovato, per nulla al mondo. E in ogni caso il problema non si poneva proprio, perché Touko-san e Shigeru-san non sembravano per niente arrabbiati, o anche solo infastiditi per la sua scelta. Al contrario, era chiaro che fossero estremamente felici per lui e Takashi ringraziò qualunque dio fosse all'ascolto per la famiglia meravigliosa che gli era toccata in sorte. E sì, anche per Nyanko-sensei, che smise di fare l'offeso con lui solo quando gli offrì la metà della sua porzione di tempura di gamberi, facendo ridere i suoi genitori adottivi e perfino Shuuichi-san.
Era felice, e sapeva che lo sarebbe stato ancora di più in futuro. Anche perché Touko-san aveva detto chiaro e tondo che intendeva convincere Shuuichi-san a trasferirsi da loro in pianta stabile, dato che non capiva per quale motivo lui e Takashi dovessero stare separati quando non era strettamente necessario. E lui decise che l'avrebbe aiutata a perorare la sua causa. Con molto impegno, molta gioia e molta soddisfazione. A partire da quella stessa notte.