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Allergie e sentimenti

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Erano ormai cinque anni che Chihiro viveva con Madoka, e quell'idiota non aveva ancora capito che non aveva nessuna possibilità di fregarlo.
Chihiro aveva iniziato il suo primo anno di liceo solo due settimane prima e, subito dopo la cerimonia d'ingresso, Madoka era dovuto partire per un lungo viaggio di lavoro. Non ne era stato felice, non era mai felice quando Madoka lo lasciava da solo a casa, ma naturalmente non aveva detto nulla, perché non aveva nessuna intenzione di essere un peso per lui, e non si sarebbe mai permesso di interferire con il suo lavoro. Soprattutto perché, anche se non glielo aveva mai detto apertamente, era molto fiero di lui e del successo che aveva attenuto grazie ai suoi sforzi e alla sua fatica.
Quando era tornato, però, Madoka gli era sembrato strano. Troppo strano!
Certo, lo aveva salutato e abbracciato come sempre, annunciando il suo ritorno, ma non lo aveva fatto con la stessa enfasi di sempre. Sembrava in qualche modo distratto, e anche il fatto che se ne fosse andato subito a riposare non era per niente normale. In genere, quando tornava da un viaggio, anche breve, Madoka gli stava appiccicato per giorni, perché diceva che doveva ricaricarsi. Chihiro sapeva che c'era qualcosa che non andava, quel giorno, ed era più che deciso a scoprire di cosa si trattasse.
Armato di tutta la sa determinazione, salì al piano di sopra e bussò alla porta della sua camera da letto, pronto a usare come scusa il volergli chiedere cosa preferisse mangiare per cena. Madoka però non rispose e Chihiro iniziò seriamente a preoccuparsi. Magari il viaggio di lavoro era stato troppo faticoso e la sua salute ne aveva risentito e in quel momento si stava sentendo male.
Con il cuore che gli batteva forte in gola per la paura, il ragazzo aprì la porta, preparandosi mentalmente per affrontare lo scenario peggiore al quale era riuscito a pensare, ma con sua enorme sorpresa si rese conto subito che la stanza era deserta.
Un po' perplesso, si chiuse la porta alle spalle e si avviò verso lo studio dello stilista. Forse Madoka aveva ancora qualche faccenda legata al lavoro da sbrigare, prima di poter andare a riposarsi, e aveva deciso di togliersela di mezzo subito. O magari era solo andato lì per abitudine ed era crollato a dormire sul divano. Anche lo studio, però, risultò deserto, e Chihiro si allontanò sempre più perplesso e preoccupato.
Deciso a scoprire dove si fosse cacciato Madoka, e cosa accidenti stesse facendo, iniziò ad aprire le porte di tutte le stanze del piano superiore della villa, e non erano certo poche. Scoprì che erano tutte vuote e alcune fin troppo impolverate per i suoi gusti, motivo per il quale si fece un appunto mentale per ricordarsi di pulirle nel fine settimana.
Trovò Madoka nell'ultima stanza del piano, quella in fondo al corridoio, piccola e scomoda, tanto che nel corso degli annoi Chihiro aveva deciso che sarebbe stato più utile usarla come magazzino. Lo trovò lì, e si infuriò.
Era chiaro che Madoka avesse scelto proprio quella particolare stanza perché sperava che Chihiro non lo trovasse, perciò quando lo vide spalancare la porta assunse un'aria terrorizzata. Era così sorpreso che non provò neppure a nascondere le prove del suo crimine, per quanto un simile tentativo sarebbe comunque stato vano.
Madoka era seduto per terra con una mascherina sul viso a coprirgli bocca e naso. Davanti a lui, adagiato su una coperta, c'era un gattino bianco che stava bevendo del latte da una piccola ciotola. Chihiro osservò quella scena per qualche secondo, prima di esplodere.
“Che cosa pensi di fare?” gli urlò.
Il gattino fece un salto terrorizzato e Madoka si affrettò a prenderlo in braccio per rassicurarlo, facendo irritare ancora di più Chihiro.
“Per favore, non urlare. Lo spaventi!” lo pregò, con la voce che tremava, mentre cercava di calmare la bestiolina.
Chihiro, però, non si fece impietosire.
“Allontanati subito da lui” gli ordinò. “Cosa ti è saltato in mente? Lo sai che sei allergico ai gatti, pensavo che ormai lo avessi capito!”
In effetti, erano anni che Madoka non portava più un gatto in casa e Chihiro aveva pensato che ormai si fosse arreso al suo triste destino, e al fatto che Keiichiro- san li avrebbe sempre portati via e dati in adozione. Per questo, quando aveva visto cosa stava succedendo, la sorpresa e l'irritazione erano state ancora più forti.
“Lo so, ma aveva bisogno di una casa” provò a perorare la sua causa Madoka.
“La sua casa non può essere questa. E tu devi smetterla di raccogliere randagi in giro.”
Chihiro aveva già preso il telefono in mano per chiamare Keiichiro-san e chiedergli di venire a prendere il gatto, ma le successive parole di Madoka lo fecero esitare.
“Non potevo lasciarlo lì! La sua mamma era morta, e anche tutti i suoi fratellini. Era lì da solo, e piangeva, e non potevo abbandonarlo così!”
Chihiro osservò il gatto, e poi gli occhi di Madoka arrossati a causa della sua allergia, e decise che era arrivato il momento di prendere in mano la situazione. Letteralmente. Gli si avvicinò a grandi passi e gli tolse il cucciolo di mano, ignorando i suoi piagnistei, e puntò un dico contro la porta.
“Vai subito a farti una doccia e poi fila a letto, ti porterò qualcosa da mangiare più tardi. Di lui mi occuperò io” disse, indicando il gatto. “Non azzardarti a rimettere piede in questa stanza o ti rinchiude nello studio e ti faccio mangiare solo riso e acqua per i prossimi due mesi. Hai capito?”
Madoka si arrese e fece come gli era stato detto, anche se Chihiro lo sentì piagnucolare e lamentarsi per tutto il corridoio. Solo quando udì il suono della porta del bagno che si chiudeva alle sue spalle si decise a dedicare la sua attenzione al piccolo micio. Era una palla di pelo minuscola, ed era davvero adorabile, non c'era da stupirsi che fosse riuscito a far perdere la testa a Madoka. E aveva perso la sua mamma, come Chihiro, e proprio come lui era stato raccolto da Madoka.
Chihiro sorrise e appoggiò di nuovo il gattino sulla coperta, avvicinandogli la ciotola perché potesse ricominciare a mangiare. Quando ebbe bevuto tutto il suo latte lo prese in braccio e iniziò a coccolarlo, pensando al da farsi. L'allergia di Madoka era un problema serio e lui non gli avrebbe mai permesso di mettere a rischio la propria vita per un capriccio, nemmeno per uno che lo avrebbe reso pazzo di gioia. Però quel cucciolo era davvero, davvero adorabile, e Chihiro sentiva una specie di connessione con lui che non sarebbe riuscito a spiegare a parole.
Aveva un problema. Anzi, si corresse guardando il gattino, ne aveva due. Entrambi dolci, teneri e bellissimi. E Chihiro era una persona che i problemi li aveva sempre affrontati a testa alta e con coraggio. E che li aveva sempre risolti.
La soluzione, a dire il vero, non fu poi così difficile da trovare. La parte complicata sarebbe stato organizzare tutto, ma per sua fortuna lui poteva contare su Keiichiro-san per ricevere l'aiuto di cui aveva bisogno. Poco prima di andare a preparare la cena gli aveva inviato un messaggio per spiegargli la situazione e quello che pensava di fare, e lui gli aveva assicurato che si sarebbe occupato di tutto l'indomani stesso.
Quando gli portò la cena come aveva promesso, Chihiro rassicurò Madoka, docendogli che il gatto era ancora lì e che per quella notte se lo avrebbe fatto dormire nella sua stanza, perché non voleva che si spaventasse restando solo. Madoka gliene fu grato, ma Chihiro capì che era comunque abbattuto per la sua situazione. Molto più del solito, comunque.
La mattina dopo Keiichiro-san si presentò leggermente in ritardo, assicurando a Chihiro che aveva già pensato a tutto e che l'unica cosa che restava da fare era portare Madoka all'appuntamento che il segretario aveva preso per lui a sua insaputa. Chihiro decise che quel giorno avrebbe saltato la scuola per poter essere presente e un'ora dopo entrava nello studio di un rinomato allergologo al fianco del suo tutore.
Il medico gli rivelò di aver avuto in cura Madoka per diversi anni, prima che Chihiro iniziasse a vivere con lui, e diede uno sguardo ai vecchi referti degli esami ai quali lo aveva sottoposto, accuratamente conservati da Keiichiro-san. Secondo lui la situazione era seria, certo, ma non disperata. Gli fece qualche altro test, giusto a conferma di quelli passati, e stabilì che l'allergia di Madoka poteva essere sensibilmente attenuata, se non proprio curata del tutto. Si trattava di seguire una terapia di immunizzazione. La parte complicata di quel processo era che il paziente avrebbe dovuto assumere le sue dosi di allergene con meticolosa regolarità, e che il trattamento sarebbe durato anni, e non era sicuro che Madoka sarebbe riuscito nell'impresa. Chihiro, però, gli assicurò che non ci sarebbe stato nessun problema e che ci avrebbe pensato lui.
Rassicurato dalla sua espressione decisa, il medico somministrò la prima dose del vaccino a Madoka e poi iniziò a prescrivere tutta una serie di farmaci che sarebbero serviti durante il trattamento. Madoka aveva l'espressione sperduta e sembrava del tutto incapace di seguire i suoi discorsi, mentre al contrario Chihiro lo ascoltava attento, senza perdersi neppure una parola, deciso a far funzionare quella cosa a qualsiasi costo.
Una volta tornati a casa, Chihiro decise di spostare il gattino dalla stanzetta del primo piano al salotto del piano terra. Era più luminoso, spiegò, e più ampio, e gli avrebbe dato la possibilità di esplorare il giardino e il resto della casa a suo piacimento quando fosse cresciuto, e almeno lì non era costretto a stare sempre da solo e avrebbe permesso a loro di tenerlo d'occhio per assicurarsi che stesse sempre bene. Senza contare che così sarebbe stato più facile coccolarlo tutte le volte che volevano.
“Come lo chiamiamo?” chiese d'un tratto a Madoka, che lo osservava affaccendarsi dalla porta, dato che gli era stato severamente vietato l'accesso fino a data da destinarsi, e cioè fino a quando il medico non avesse detto che i rischi per lui si erano notevolmente ridotti.
“Possiamo davvero tenerlo?” fu la replica dello stilista, che sembrava ancora incapace di credere che quello che stava succedendo fosse vero.
“Ci sono delle regole che devi rispettare, soprattutto nel primo periodo, te l'ho già spiegato, ma se farai il bravo sì, possiamo tenerlo” confermò il ragazzo.
Il sorriso di Madoka, in quel momento, secondo Chihiro avrebbe potuto illuminare il mondo intero. Di sicuro aveva il potere di far battere forte, molto forte, il suo cuore.
“Allora, come lo chiamiamo?” insistette, giusto per avere qualcos'altro a cui pensare che non fosse quanto accidenti era bello il suo tutore.
Madoka scosse la testa, come se non fosse sicuro di che risposta dargli, continuando comunque a sprizzare gioia da tutti i pori.
“Non lo so. Tama?” propose.
Chihiro lo guardò male, chiaramente poco impressionato da quel suggerimento per nulla originale.
“Troppo banale, possiamo fare di meglio. Che ne dici di Shiro?” chiese, dopo averci pensato per qualche istante. “Oppure Yuki, perché il suo pelo è bianco come la neve.”
“Shiro! Shiro mi piace!” approvò Madoka, e così il piccolo gattino entrò ufficialmente a far parte della loro famiglia.
Quando quella sera salirono al piano di sopra per andare a dormire, Madoka accompagnò Chihiro fino alla porta della sua stanza. Era chiaro che avesse qualcosa da dire ma non sapesse come farlo, né da dove iniziare se era solo per quello, e il ragazzo decise di essere paziente e di dargli tutto il tempo di cui aveva bisogno.
“Lo so che a volte ti faccio arrabbiare, e che faccio le cose di testa mia anche quando non dovrei, e mi dispiace. Prometto che proverò a comportarmi meglio, davvero. Ma quello che hai fatto oggi è qualcosa di così incredibile, e mi ha reso così tanto felice che non so nemmeno come spiegarlo. Sono così fortunato ad averti qui con me! Non so davvero come ringraziarti, Chi-chan!”
Ecco, quelli erano i momenti in cui Madoka barava, e la cosa peggiore era che non se ne rendeva nemmeno conto, il che lo rendeva ancora più adorabile. Se in passato aveva sempre fatto finta di niente, dicendosi che doveva essere forte, quella sera Chihiro decise che aveva abbondantemente superato il suo limite di sopportazione e che era arrivato il momento che Madoka iniziasse a capire giusto un paio di cose sul loro rapporto. Perciò si alzò sulla punta dei piedi e lo baciò. Niente di esagerato, ovviamente. Fu solo un bacio a stampo sulle labbra, ma comunque difficile da fraintendere.
“Magari potresti iniziare da qui” gli fece notare il ragazzo, quando si fu allontanato.
Madoka lo vide aprire la porta della sua stanza ancora sotto shock per quello che era appena successo e si chiese cosa, di preciso, avrebbe dovuto iniziare. Ci mise qualche istante a riprendere il controllo dei propri pensieri, e a quel punto ebbe l'illuminazione. Chihiro lo aveva baciato. E voleva che Madoka lo ringraziasse con altri baci. Tanto per iniziare! E sì, Madoka sapeva che Chihiro era ancora molto giovane, che erano parenti, che lui era il suo tutore e che c'erano un sacco di altri buoni motivi per dimenticarsi di quello che era appena successo. Ma di tutti quei buoni motivi a Madoka non importava proprio nulla.
Chihiro lo aveva appena baciato! E lo aveva apertamente invitato a proseguire su quella strada. E Madoka non si fece pregare e lo seguì di corsa nella sua stanza, deciso a passare la notte con lui nello stesso letto e a iniziare a ringraziarlo in quello stesso momento.