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Power from the bottom

Chapter Text

Il corpo di Isaac si muoveva sul suo in modo lento e ritmico. Si prendeva il suo tempo ed assaporava quel momento che entrambi avevano atteso a lungo. Eppure era stato lui, Arthur, ad iniziare tutto quanto. Dalla scommessa alla conclusione di quella serata, tutto doveva andare secondo i suoi piani: non si era aspettato che Isaac prendesse in mano la situazione in quel modo. Tutto era accaduto in fretta, dandogli l'impressione di aver toccato qualche tasto nell'animo di Isaac che lo aveva convinto a muoversi.
Prima c'era stato il collare, che lo aveva fatto imbarazzare così tanto da zittirlo ed immobilizzarlo per qualche istante. Le guance dell'inglese si erano arrossate fino al punto che sembravano delle mele rosse, intonandosi perfettamente al colore dei capelli rossastri e facendo risaltare quegli occhi rosati - ormai scuri per l'eccitazione. Isaac aveva sfiorato l'oggetto lentamente, passando i polpastrelli sulla pelle morbida e calda; era arrivato fino alla targhetta, dove il nome di Arthur spiccava in un gesto possessivo.
« Mi appartieni
», gli aveva detto appena le dita si erano fermate sul freddo metallo. Ed un gemito era sfuggito dalle labbra fini di Isaac, seguito dal corpo che si inarcava come quello di un gatto. Arthur aveva pensato a quanto vi assomigliasse anche in momenti di normalità: solitario, indipendente e silenzioso, ma con quel desiderio celato di cercare qualcuno - quel padrone - da cui poteva ottenere qualcosa di più.
« Arthur... » aveva mormorato, tendendosi verso di lui. Non gli lasciò il tempo di reagire. Lo spinse contro la scrivania, così vicina a loro in quel momento, e si prese quello che Arthur rifiutava di dargli da quasi un ora: un semplice bacio, le braccia intorno al suo collo ed il corpo che si muoveva contro al suo alla ricerca di più contatto e frizione per il membro turgido ancora chiuso
nei pantaloni.
Arthur non fu in grado di tenere le mani ferme, non quando Isaac era ridotto così fra le sue braccia; quindi lo aveva afferrato per i fianchi e si era spostato di quel poco che bastava per sedersi sulla sua sedia, comoda e morbida anche per occasioni come quelle. Non si erano staccati per diverso tempo, ansimando l'uno sulle labbra dell'altro, persi in quel momento e dimentichi dei ruoli che avevano deciso di assumere appena entrati in quella stanza.

« Per quanto sia divertente tutto questo... » iniziò Arthur, contro alle labbra di Isaac, accarezzandogli la schiena nuda. Lo sentì inarcarsi e sospirare contro al suo volto. Il suo respiro fu un leggero sollievo contro la pelle accaldata e leggermente imperlata di sudore intorno alle tempie. « Non avevi detto che avresti fatto tutto quello che ti avrei chiesto? » domandò piano con un sorriso spavaldo a tirare le labbra. Si spinse indietro ed osservò Isaac con sguardo critico. La camicia era sparita, così come la cintura dei pantaloni ora semiaperti.
« Mi hai detto di comportarmi come un gatto. » rispose con voce affannosa, inclinando il capo di lato. « I gatti non si prendono sempre quello che vogliono? » chiese quasi con innocenza, ma lo sguardo pieno di desiderio e passione dicevano quanto si stesse divertendo in realtà.
Arthur rise di gusto, stringendo nuovamente il corpo di Isaac a sé. Lo sentì agitarsi fra le sue braccia, in un tentativo di sfuggire a quella presa. Proprio come un gatto. « Allora prendi tutto quello che vuoi, luv. »
E come prese quello che voleva. Su quella sedia così morbida, le cui gambe raschiavano contro al pavimento ad ogni movimento, e mettendo in mostra come Isaac Newton fosse davvero in grado di ottenere ciò che voleva anche nella sfera sessuale. Così diverso dal deceduto verginello di cui tutti parlavano in Gran Bretagna. Prese ogni cosa possibile, arrivando anche ad affondare i denti nel suo collo e reclamare il suo stesso sangue. Arthur afferrò da dietro il collare che aveva fatto indossare ad Isaac e lo obbligò a staccarsi dal suo collo. Le labbra rosse di sangue gli causarono uno spasmo allo stomaco ed un breve ringhio, mentre lo teneva lontano da sé di forza. Anche se avevano solo qualche centimetro di differenza, in quel momento Isaac lo sovrastava e quasi si sentiva lui la preda, invece che il contrario.
« Gattino maleducato. Chi ti ha detto che puoi mangiare? » disse ridacchiando, tutto per nascondere la vampata di piacere che il morso aveva portato subito dopo il dolore. Chi lo avrebbe mai detto che i vampiri potevano subire gli stessi effetti dei loro morsi? Era durato solo pochi istante, il tempo di far sparire il dolore ed accendere i nervi ed i muscoli di bruciante piacere.
« Vuoi punirmi per questo? » domandò Isaac, più sfrontato del solito. Spinse il bacino contro al suo, gemendo alla frizione che i loro corpi creavano ad ogni movimento. Non si preoccupò del collare stretto intorno al suo collo, mentre si spingeva in avanti anche con il busto per poter fare più leva nei suoi movimenti. Al di sotto delle ciglia poteva vedere lo sguardo di Arthur farsi più vitreo, la mascella irrigidirsi come la mano che lo teneva bloccato dal collare. « Non ti impedisco di farlo. » aggiunse con un movimento lento contro al suo corpo. Andò ad appoggiare le mani sul suo petto, cercando fin da subito i bottoni della camicia per farla sparire velocemente.
« Sfrontato. » ringhiò Arthur, usando la sua presa per avvicinare Isaac a sé. Le labbra iniziarono a sfiorare il collo con movimenti febbrili ed alla cieca, lasciando segni rossi anche dove sarebbero stati ben visibili. Non che ci fosse bisogno di nascondere qualcosa, quando nessuno dei due stava facendo molto per mantenere un tono contenuto. Se qualcuno avesse avuto dei dubbi fino a quel momento, ora non li avrebbe più avuti.
« Non quanto te! » sussurrò in un gemito Isaac, aggrappandosi alle sue spalle per un sostegno. Le dita affondarono nella sua carne, lasciando chiari segni a cui nessuno dei due avrebbe badato. Cercò di avvicinarsi ancora con il corpo, ma Arthur lo strattonò per il collare - in modo più delicato di quanto si immaginasse - e lo spinse a rimanere fermo.
« Anche i gatti devono imparare a comportarsi bene. » sussurrò piano Arthur, mentre gli mordicchiava la clavicola lento e sensuale. Isaac ebbe degli spasmi ogni volta che i canini dello scrittore premevano con leggerezza prima di ritirarsi. « Non possono sempre fare quello che vogliono. Devono guadagnarsi il loro... cibo. » Le sue parole erano suadenti, leggere, eppure accendevano il desiderio nel corpo di Isaac. Si sentiva sempre più accaldato, quasi con l'intento di spogliarsi definitivamente se solo glielo avesse chiesto -
ordinato - senza alcuna vergogna.
« Ngh. Arthur! » lo chiamò - lo implorò - incontrollato, con il bacino che iniziava a muoversi di nuovo; sembrava che il corpo e la mente si fossero separati completamente, dando un po’ di lucidità ad Isaac per chiamarlo e chiedergli di più.
« Potrei metterti il guinzaglio, come a Vic. Ti piacerebbe l'idea? » sussurrò al suo orecchio; gli afferrò il fianco con la mano libera, cercando di bloccargli i movimenti. La sua forza da vampiro gli bastò a frenarlo per poco, aiutato dallo stesso Isaac che cercava di trattenersi. Il suo corpo tremò ancora, mentre si obbligava a stare fermo. Oh, com’era vicino a crollare, il vecchio Newt. Ed Arthur lo avrebbe portato sul precipizio, fino a farlo cadere oltre il limite.
« La prossima volta. Se ce la fai... » gli sorrise con sfida, prima di gemere ad alta voce quando Arthur decise di affondare le zanne nella sua spalla in modo definitivo. La prima sensazione fu il dolore, lo stesso che ricordava dalla sua trasformazione. A quel tempo c'era stato il nulla, ma ora il suo corpo poteva sperimentare il tanto decantato morso di un vampiro. Il suo capo cadde in avanti, cercando un appoggio sulla spalla di Arthur, senza nemmeno rendersi conto che lo scrittore lo aveva lasciato libero di muoversi di nuovo. Ogni fibra del suo corpo era concentrata sul morso e le sensazioni che stava iniziando a dargli in quel momento.
Sentiva la temperatura corporea alzarsi lentamente ed il corpo tremare ogni volta che Arthur succhiava il suo sangue; si afferrò a lui, incapace di formare un solo pensiero logico e coerente. Il suo corpo era completamente in balia di quell'eccitazione che prendeva sempre di più il sopravvento; non poteva fare altro che abbandonarsi ad esso e lasciare che Arthur prendesse il comando per quel momento. Poteva concederglielo, dopo averlo provocato con il suo comportamento fino ad ora.
« Mmh, Isaac... » Il suo era un solo sussurro, basso e roco, pieno dello stesso piacere che faceva tremare il suo corpo in quel momento. La sua bocca puliva i segni lasciati, prima di iniziare la scalata dalla clavicola al collo e poi fino all'orecchio. Una pioggia di baci lenta e sensuale che accendeva ancora di più i sensi inebriati di Isaac. « Hai un sapore ubriacante. » constatò Arthur, le labbra così vicine al suo orecchio da poter capire cosa diceva anche solo dal loro movimento. Si strinse a lui e lasciò che il suo corpo crollasse contro al suo, come se fosse improvvisamente stanco.
« Non dirlo. » lo ammonì dopo qualche istante, sapendo già cosa voleva aggiungere Arthur a quella frase. Arrivò la sua risata, ancora vicina al suo orecchio; le mani percorrevano lentamente la schiena, esaminavano ogni vertebra fino ad arrivare appena sopra la vita dei pantaloni. Isaac si inarcò come un gatto, approfittando di quelle coccole che aveva cercato come un vero e proprio felino opportunista.
« Allora che ne dici di andare avanti? Prometto che non dirò nulla, se sarai un bravo gattino. » sussurrò Arthur, superando la vita dei pantaloni ed infilando le mani al loro interno per poter toccare più a fondo, con più attenzione, ciò che stava desiderando da inizio serata. Strinse le mani ed i polpastrelli affondarono nella carne morbida del suo sedere; lo spinse verso di sé ed Isaac si lasciò guidare, ancora sopraffatto dal morso.
« Sì... Sì... » sussurrò Isaac più volte, gli occhi fissi sul collo immacolato di Arthur. Lo aveva morso anche lui, era riuscito ad assaporare appena il suo sangue prima di essere allontanato. Non c'erano più segni ed il suo desiderio di marchiarlo come suo prese ancora il sopravvento. « Ma voglio... »
« Dopo. » lo bloccò subito Arthur, facendogli alzare il volto con un gesto del capo. « Penso che ci siamo... trattenuti abbastanza ora. » sussurrò appena, sorridendo divertito. Gli sfiorò le labbra gentilmente, ricoprendo poi il suo volto con una pioggia di baci dolci e leggeri.
« Va bene. Va bene. » rispose alzando gli occhi al cielo. Seguì le sue labbra finché non riuscì a catturarle in un bacio incontrollato, fatto più di uno scontro fra labbra e denti che di un vero e proprio gesto passionale. Gli tenne bloccato il viso con le mani, impedendogli di allontanarsi.
« Fammi alzare un attimo. » sussurrò sulle sue labbra, baciandole fra una parola e l'altra. Non voleva staccarsi da lui, ma avrebbe dovuto farlo per motivi tecnici almeno per pochi istanti. Arthur annuì e le sue mani scivolarono via con una leggera carezza, lasciando dietro di sé un tremito e pelle sempre più accaldata. In pochi istanti, i pantaloni di Isaac finirono abbandonati sul pavimento - accanto alla camicia di Arthur; lo scienziato si riprese la sua posizione sulle gambe di Arthur, già pronto con della crema tirata fuori da chissà quale cassetto. Quante cose nascondeva, quello scrittore fastidioso, nella sua stanza. Collari e creme, e poi? Corde e giochi sessuali? Isaac lo guardò con un sopracciglio inarcato, mentre prendeva la crema dalle mani dello scrittore.
« Dammi qui. Non mi fido delle tue manacce. » mormorò con un po' di imbarazzo, perché in realtà si fidava fin troppo delle sue mani e di quello che potevano fargli provare. Non si fidava di sé stesso e della sua resistenza, quando Arthur iniziava a toccarlo troppo a fondo. Non che fossero mai arrivati al sodo prima, ma aveva imparato a sue spese quanto le dita di Arthur fossero abili nel torturarlo e tormentarlo fino ad annullare pensieri coerenti.
« Hai paura? » domandò Arthur con divertimento, mentre sorrideva spavaldo all'occhiataccia che Isaac gli aveva dato.
« No. Voglio mantenere un minimo di lucidità. » sbottò sinceramente, arricciando infastidito le labbra. Com'era possibile che Arthur capisse ogni volta cosa gli passava per la testa, solo guardando il suo volto ed i suoi occhi. « Almeno per questa volta. » si concesse con un sospiro, pensando che non sarebbe stato male perdere completamente il controllo fra le sue braccia e sotto di lui.
« D'accordo. » Fu la semplice risposta di Arthur. Nessun tentativo di spingerlo ad altro od ottenere qualcosa in più da lui. Dopo tutto, anche Isaac aveva lasciato intendere che ci sarebbero state altre volte successive a quella.
Lo scienziato lo osservò per qualche istante, scrutando il suo sguardo e cercando menzogna nei suoi occhi. Rimase bloccato per qualche minuto, distaccandosi dalle carezze che Arthur elargiva ai suoi fianchi ed alla sua schiena per riportarlo alla realtà.
« Bene. » sentenziò alla fine, mentre raccoglieva la crema con l'indice ed il medio ed abbandonava il barattolo sulla scrivania. « Dammi una mano. » gli ordinò, senza dargli possibilità di tirare fuori una qualsiasi scusa per fargli cambiare idea.
« Anche due! » ridacchiò alla sua stessa battuta, ricevendo uno sbuffo di stizza da Isaac. Entrambe le mani di Arthur scesero al suo sedere, stringendo i glutei con forza - più del necessario - ed allontanarli per lasciare spazio da Isaac.
Isaac si mise dritto, posizionandosi meglio sulle gambe di Arthur
fece leva sulle ginocchia per avere una posizione più rialzata, mentre il busto si inclinava un po' di avanti. Entrambe le mani erano già dietro di lui, muovendosi alla cieca finché Arthur non afferrò un polso e lo portò quanto più vicino al suo orifizio.
« Puoi sempre chiedere aiuto. » gli fece notare, guardandolo dal basso con quegli occhi blu-azzurro come il mare oltre le coste di Dover. Isaac si sentì quasi affogare all'interno di essi, che lo osservavano con quella passione - e quell'amore che solo lui sapeva dargli davvero. Quell'unica persona con cui si sentiva realmente libero in ogni cosa.
« Grazie. » sussurrò appena ed Arthur rispose con un bacio appena sotto al pomo d'adamo. Gli occhi di Isaac rimasero fissi su di lui, anche se le dita iniziavano a muoversi piano e spalmavano la crema, accompagnando una piccola pressione del dito medio ogni tanto. Sospirava per i baci ed i suoi stessi gesti; il suo corpo tremava ogni volta che Arthur stringeva i glutei e gli faceva avvicinare il bacino al suo ventre. Ebbe dei brevi spasmi, mentre cercava un po' di frizione contro alla sua pelle - quel sollievo che avrebbe frenato almeno per qualche istante il desiderio di raggiungere l'amplesso in quel preciso momento. La prima penetrazione gli strappò un gemito acuto ed il corpo si irrigidì in automatico. I baci di Arthur continuavano lungo il petto, cercavano e trovavano un capezzolo e lo catturavano fra i denti. Un leggero morso, una leccata e poi qualche sussurro che lo incoraggiava ad andare avanti. La mano destra di Isaac tremò, mentre il suo stesso dito medio entrava lentamente dentro di sé. Solo la prima falange ed i suoi muscoli ebbero uno spasmo, nel tentativo di rigettare l'intrusione.
« Va tutto bene. » sussurrò piano Arthur, alzando gli occhi ed incrociando lo sguardo lucido di Isaac. Faceva il grande, diceva di prendersi quello che voleva e poi... Ecco che tremava come un ramoscello fra le sue braccia, in attesa di un incoraggiamento dall'uomo che stava amando con tutto sé stesso. Isaac si morse il labbro inferiore, abbassando il capo fino ad appoggiare la fronte contro a quella di Arthur. « Respira. » arrivò un altro incoraggiamento ed Isaac eseguì immediatamente, gonfiando il petto d'aria e rilasciando tutto dopo qualche istante. Le ciocche dei capelli scuri di Arthur si mossero un po', ma gli occhi erano sempre fissi su di lui. Non lo abbandonavano mentre le sue mani lo accarezzavano e lo aiutavano a rilassare ogni muscolo del suo corpo, finché non fu molle fra le sue braccia.
« Sono a posto. » disse Isaac, tornando a muovere il dito. Fece per tirarlo fuori, ma ritornò a penetrarsi lentamente per superare quella barriera di muscoli stretti. Un altro gemito acuto e le labbra di Arthur erano sulle sue, ingoiando qualsiasi suono che la sua bocca lasciava andare. Lo scienziato si concentrò su quello, su come fossero morbide e come fossero perfette assieme; si concentrò sui movimenti in sincrono e sulla lingua di Arthur che si spingeva oltre alle sue labbra, per cercare la sua compagna ed esplorare ogni luogo inesplorato di Isaac stesso. Gemette ancora una volta, ma questa volta era chiaro il piacere che stava provando solo con quel bacio. Si rilassò ancora di più ed il suo dito finì per penetrarlo completamente; non si era accorto con quanta facilità si era perso in quel bacio, senza sentire più nulla se non il contatto con le labbra di Arthur. Si staccò lentamente e fece per mettersi dritto, cercando di trovare una nuova posizione per continuare e concludere in fretta quella preparazione.
« Dove credi di andare, Newt? » domandò Arthur, prima che una mano scattasse fino al collare e lo bloccasse in una posizione che preferiva lui: a pochi centimetri dal suo volto, con il collo in bella vista e le spalle accessibili alle sue labbra. Arthur fece scivolare le dita sul materiale caldo, di colore nero, in perfetto contrasto con la pelle chiara di Isaac. Si fermò ad osservare la targhetta con il suo nome, prima di avvicinare le labbra e baciarla leggermente. Fece gli ultimi gesti osservando Isaac negli occhi, sorridendo nel vederli tremare e riempirsi di ulteriore desiderio e passione. « Rimani qui. » disse con tono finale, mentre spostava leggermente il bacino di Isaac in modo da lasciarlo con la schiena leggermente inarcata ed il bacino alla sua mercé. O meglio, il suo pene alla sua mercé - così bagnato e turgido, che non desiderava che essere toccato da lui. Si leccò le labbra e tornò a guardare il suo amante - il suo compagno - negli occhi. « Non vuoi più andare avanti? » domandò con innocente sorpresa, anche se c'era poca innocenza e zero sorpresa. Arthur stava giocando con lui, come se si trovassero davanti alla scacchiera, in un giorno qualsiasi.
« Posso. » ribatté burbero, muovendo il dito che aveva bloccato per lasciare il comando ad Arthur per qualche istante. Tenne la testa alta, mentre la mano destra di Arthur continuava a navigare sul collare - tirandolo quando si allontanava troppo ed allentando la presa quando si accorgeva che Isaac sarebbe rimasto fermo. La mancina, invece, elargiva carezze leggere lungo lo stomaco e l'addome, fino ad arrivare al ventre ed al pube. Il bacino di Isaac ebbe uno scatto e nello stesso momento testò i suoi muscoli per accogliere il secondo dito, spingendo lentamente.
« Arthur.. ngh... » esclamò con un gemito, inclinandosi troppo in avanti. Arthur lo strattonò indietro, usando ancora una volta il collare come leva e bloccando la sua caduta. Il collare affondò nella pelle bianca del suo collo, procurandogli un piacevole dolore nei punti metallici ed una lieve mancanza di
respiro che durò solo qualche istante. Isaac chiuse gli occhi e sospiro quasi docilmente, ascoltando in lontananza il rimprovero dello scrittore di stare attento. A cosa, poi? Lui ed Arthur stavano lavorando perfettamente in sincronia. Entrambi stavano godendo in modo indescrivibile in quegli istanti, quindi non vedeva il motivo di un rimprovero. La sua razionalità non esisteva praticamente più per fargli notare che rischiava di farsi male, premendo troppo contro al collare fino a togliersi il respiro; il piacere era così grande anche in quel momento, che non poteva non cercare di ottenerne di più.
« Calmo. » ridacchiò Arthur, anche se il tono dubbioso distorceva quella risata leggera e priva di preoccupazioni. Gli occhi color del mare dello scrittore incontrarono i suoi, ormai liquidi nel piacere che stava provando. Il respiro era sempre più affannoso, mentre continuava imperterrito a premere le dita contro al suo orifizio e a cercare la pressione del collare intorno al cuore. Sembrava quasi un masochista alla ricerca di dolore, anche se in realtà dava solo un po' di controllo ad Arthur su quella situazione in cui lui aveva deciso di dominare.
« Ngh... Arthur! » lo chiamò ancora, con voce strozzata, e l'urgenza chiara nel tono di voce. Mosse il bacino in avanti ed andò alla ricerca della mano di Arthur che lo aveva toccato, senza smettere un attimo di prepararsi per lui - ora così in bella mostra da chiedersi se mai sarebbe entrato senza fargli sentire dolore.
« Prova ad allargare le dita. » gli suggerì Arthur ad un certo un po', mentre tornava a prenderlo in mano ed iniziava a muovere le dita lentamente fino alla base. Le strinse di colpo, causandogli un gemito acuto, prima di muoversi più velocemente. L'altra mano, artiglia
a ancora al collare per tenerlo in quella posizione, scese lungo la sua schiena fino a raggiungere le mani di Isacc; approfittò dei tentativi di Isaac nell'allargare l'ano per inserire un dito e spingere a fondo, esaminando le pareti alla ricerca della prostata. « Si fa così. » sussurrò divertito, mentre Isaac gemeva ed appoggiava la fronte contro alla sua spalla. Il suo bacino si muoveva avanti ed indietro, andando incontro alle loro dita unite ed alla sua mano sul pene. Erano uno spettacolo incredibile agli occhi di Arthur, ma lo era altrettanto per gli occhi di Isaac che poteva vederlo sempre più eccitato solamente dai suoi gesti - senza essere stato toccato. In un breve attimo di lucidità, decise che la volta successiva avrebbe messo su uno spettacolino per lui. Avrebbe dovuto gettare il suo orgoglio dalla finestra e chiedere qualche consiglio a Theo, ma ne sarebbe valsa la pena.
« Mh. Ancora. » sussurrò Isaac, muovendo le sue dita intorno a quella di Arthur prima di allargarle ancora e dagli la possibilità di muoversi liberamente come aveva fatto pochi istanti prima. Per tutta risposta, Arthur iniziò a baciargli il collo al di sopra del collare e distrarlo dall'inserimento di un secondo dito da parte sua. Non passò inosservato, ma Isaac non fece altro che spingersi contro di lui ed accoglierlo come se non avesse atteso altro.
« Se continui così... Non arriveremo mai alla fine. » mormorò Arthur appena sotto al suo orecchio, succhiando la pelle morbida e bianca fino a lasciarvi un segno violaceo.
« Secondo te... ngh... di chi è la colpa? » ribatté affannato Isaac, rimanendo appoggiato a lui per non scivolare dalla sedia e continuare a mantenere quella posizione di dominanza.
« Tua. Che hai deciso di prenderti quello che vuoi, così a sorpresa. » lo accusò con lo stesso tono con cui Sherlock Holmes rivelava un assassino durante uno dei suoi libri.
Isaac sbuffò e, per in risposta, si impalò sulle loro dita di colpo - accogliendole completamente dentro di lui. Mosse il bacino piano ed accompagnò il movimento con le sue dita all'interno dell'ano. Cercò quello che Arthur aveva trovato, premendovi più duramente di quanto si aspettasse di fare. Gemette contro all'orecchio di Arthur, chiamandolo in modo incoerente e senza formare vere e proprie frasi di senso compiuto. Non percepì altro che i loro corpi così vicini e quello di Arthur così rigido da dare l'impressione che si sarebbe spezzato se non fossero passati avanti.
« Ora basta. » sentenziò all'improvviso, ritirando entrambe le mani ed afferrando i polsi di Isaac per allontanare anche le sue. « Se non ti scopo ora e subito, esplodo. » ringhiò come un animale, cercando i suoi occhi e mostrando come fosse ormai al limite del suo autocontrollo. Isaac lo osservò per qualche istante, sbattendo le palpebre come una persona che stava cercando di riacquistare un po' di lucidità dopo un colpo forte. Alla fine sorrise come un folle, trattenendo una risata altrettanto squilibrata che minacciava di uscire dalle sue labbra tese e rosse.
« Pensavo che sarei crollato io per primo. » ridacchiò piano, contro alla sua bocca, prima di baciarlo con passione per non dargli il tempo di rispondere alla sua presa in giro. Alzò di poco il bacino, mentre cercava alla cieca il pene di Arthur per poterlo accostare al suo ano. Gli occhi di Isaac luccicarono di malizia. « Ora posso prendermi davvero quello che voglio. »