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Advent calendar 2019

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Valery siede su una sedia nell’aula gelida.

Voleva sedersi sul davanzale della finestra, come fa quando è in albergo, ma Boris gliel’ha proibito: qualcuno potrebbe vederli.

Sta nevicando debolmente e i fiocchi danzano leggeri davanti al vetro.

Amava la neve quando era bambino, restava ore con la faccia all’insù a guardare i fiocchi candidi cadere dal cielo, spesso tentava di catturarne uno sulla punta della lingua.

Aveva un buon sapore, la neve.

Era bella.

Adesso lì a Pripyat nessun bambino potrà più fare quel gioco: la neve che cade dal cielo è veleno.

E molti dei liquidatori che, come lui, stanno guardando la neve, non vivranno abbastanza da vedere un altro inverno.

Sono riusciti a sporcare la cosa più pura che esista.

Non guarderà mai più la neve con gli stessi occhi, per il tempo che gli resta.

Valery invidia le persone che credono in Dio, perché almeno loro hanno qualcuno a cui rivolgersi per chiedere perdono dei loro peccati.

Lui non crede in Dio, quindi chi lo perdonerà per tutta quella morte?

“Hai freddo?” domanda Boris.

Valery ha un gran freddo dentro di sé, ma scuote la testa e mente: sta diventando fin troppo bravo a farlo.

“E allora perché tremi?”

Be’, non bravo abbastanza da ingannare Boris.

Non risponde, ma Boris non si arrabbia. Si alza, senza dire una parola, e gli appoggia una mano sulla spalla.

Boris non è un fiocco di neve, non è puro, e non è nemmeno Dio, ma è l’unica persona che capisce come si sente, anche se Valery non ne parla mai (o forse, proprio per questo), e forse non potrà cancellare il veleno che uccide quella terra, non potrà offrirgli una assoluzione, ma è al suo fianco, sempre, forte come una roccia, e Valery di questo è grato.

“Coraggio, andiamo: ho sentito arrivare la jeep di Khomyuk.”

Valery guarda fuori dalla finestra: la neve ha smesso di cadere.