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Stringimi forte e baciami piano

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Natale a Lisbona

 

 

Tra tutte le cose che potevano succedere, quella era senza dubbio la peggiore. Almeno per Ermal.

Ma d'altra parte, con il maltempo che da giorni si era abbattuto sull'intera Europa, bisognava ammettere che tutto quel dramma fosse quanto meno prevedibile.

E pensare che era iniziato tutto nel migliore dei modi.

Non doveva essere altro che una partecipazione a un evento a cui erano stati invitati artisti da tutta Europa che avevano in qualche modo contributo a qualche causa importante.

Ermal e Fabrizio erano stati invitati a esibirsi insieme con la loro canzone, nonostante fosse ormai passato qualche anno dalla loro vittoria a Sanremo e nonostante tra loro fossero cambiate parecchie cose. Forse troppe.

L'ultima volta che erano stati a Lisbona - era ironico che quell'evento si svolgesse proprio nella sala congressi dell'albergo in cui avevano alloggiato durante l'Eurovision - non erano altro che due colleghi, due amici.

Proprio l'ultima sera in cui erano stati a Lisbona, erano diventati qualcosa di più. E quel qualcosa di più era andato avanti per mesi, fino a quando il peso di una relazione clandestina era diventato troppo da sopportare e avevano deciso di lasciarsi.

Erano riusciti a mantenere un rapporto amichevole, però, e quindi per nessuno dei due era stato un problema partecipare insieme a quell'evento.

Questo però non significava che Ermal gioisse all'idea di dover restare a Lisbona più del necessario perché il loro volo era stato cancellato.

"La puoi smettere di passeggiare avanti e indietro? Inizi a essere fastidioso."

Ermal si fermò all'istante e si voltò verso Fabrizio. "Scusa tanto se i miei passi ti disturbano."

"Non sono i tuoi passi che mi disturbano. È il tuo essere così agitato per qualcosa per cui non possiamo fare nulla. Camminare avanti e indietro per tutto l'aeroporto non farà smettere di nevicare e non farà improvvisamente apparire un aereo per tornare a casa" disse Fabrizio con tranquillità.

Se ne stava accasciato su una sedia, con il cellulare tra le dita e un'espressione serena stampata in faccia.

Ermal per un attimo invidiò la sua calma. Lui invece voleva solo tornare a casa e allontanarsi il più possibile da lui. E da Lisbona.

Aveva creduto di aver accantonato i suoi sentimenti, di averli addirittura superati. E invece era bastato stare qualche giorno nella città in cui era iniziato tutto per rendersi conto che era ancora innamorato di Fabrizio e che probabilmente non avrebbe mai smesso di amarlo.

Sentiva il bisogno di allontanarsi da lui al più presto, di andarsene da Lisbona, magari di chiudersi nel suo studio a Milano, lontano da tutto e tutti.

E invece era bloccato lì, il 24 dicembre, costretto a trascorrere il Natale con l'uomo che amava ma con cui non stava più insieme da tempo.

Si sedette a qualche sedia di distanza e sbuffò scocciato.

Poi si voltò verso Fabrizio e disse: "E allora cosa proponi?"

Erano obbligati a restare a Lisbona almeno per le prossime ventiquattro ore, tanto valeva occupare il tempo.

Fabrizio sorrise - uno di quei sorrisi belli, di quelli che fanno venire voglia di sorridere a propria volta senza nessun motivo - e si alzò.

Si piazzò di fronte a Ermal e tese la mano verso di lui. "Posso portarti in un posto?"

 

 

Se c'era una cosa che Ermal aveva sempre amato di Lisbona, era la vivacità.

Fin dal primo momento in cui era stato lì, si era innamorato dei colori, dei suoni di quella città. Era un posto che trasmetteva allegria.

Eppure quella sera, nonostante fosse la vigilia di Natale e la città fosse più allegra e vivace del solito, Ermal la vedeva cupa e triste.

Forse perché era lui ad essere cupo e triste.

Amava Fabrizio. Lo amava da morire e avrebbe dovuto essere felice di passare del tempo con lui. Ma in realtà si stava rendendo conto che più passava del tempo insieme a quello che per tanto tempo era stato il suo uomo, e più si sentiva morire all'idea che non avrebbe più potuto baciarlo e toccarlo come un tempo.

Erano riusciti a rimanere in buoni rapporti, e di questo Ermal non poteva che essere felice, ma non era la stessa cosa. Non era abbastanza.

Si voltò per un attimo e lo vide con il volto sereno e tranquillo, mentre camminava accanto a lui senza minimamente preoccuparsi della neve che ormai gli aveva inzuppato completamente i capelli. Ed Ermal non poté evitare di pensare a quanto fosse bello guardarlo e a quanto avrebbe voluto farlo per il resto della vita.

"Allora, dove stiamo andando?" chiese riportando lo sguardo davanti a sé e continuando a camminare.

Fabrizio sorrise e continuò a camminare. "Ora lo vedrai."

Pochi minuti dopo, quando ormai erano giunti al fondo della via che avevano percorso fino a quel momento, Ermal finalmente capì dove si trovavano.

Davanti a loro c'era una delle piazze principali di Lisbona, un posto in cui erano stati spesso durante la loro avventura all'Eurovision.

Il posto in cui, la sera della finale, erano andati a passeggiare dopo aver bevuto qualche birra di troppo e si erano baciati per la prima volta.

Faceva male tornare lì, Ermal non poteva negarlo. Eppure sapere di essere lì con Fabrizio, sapere che con tutti i posti bellissimi di quella città Fabrizio aveva deciso di portarlo proprio lì, lo rendeva tranquillo.

Egoisticamente, sperava che anche Fabrizio fosse rimasto bloccato alla loro storia, che anche lui non riuscisse a smettere di pensarlo.

"Che ci facciamo qui?" chiese Ermal.

Fabrizio si strinse nelle spalle e riprese a camminare. "Avevi bisogno di vedere qualcosa di bello e di rilassarti un po'. Hai sempre detto che questa piazza ti piaceva."

"Non era la piazza a piacermi. Erano i ricordi legati a questo posto, a renderla bella."

Fabrizio abbassò lo sguardo.

Per lui era lo stesso. Anche a lui piaceva quella piazza perché ricordava ciò che era successo durante la sera della finale dell'Eurovision, quel bacio scambiato in mezzo alla piazza senza il timore che qualcuno potesse vederli. Quello stesso timore per cui tempo dopo la loro relazione era finita.

"Abbiamo incasinato tutto, vero? Mettendoci insieme, dico" disse Fabrizio qualche attimo dopo.

"Che vuoi dire?"

"Voglio dire che se avessimo continuato a essere solo amici, forse le cose tra noi sarebbero state meno problematiche."

"Forse" concordò Ermal. "Ma davvero se tornassi indietro rinunceresti a quello che c'è stato tra noi?"

Era la prima volta che parlavano apertamente della loro relazione e, nonostante facesse male, dovevano ammettere che era anche liberatorio.

Dopo la loro rottura avevano continuato a frequentarsi, a lavorare insieme, ma ciò che c'era stato tra loro era diventato un argomento taboo.

E in quel momento, nel luogo in cui tutto era iniziato, si sentivano entrambi più leggeri affrontando finalmente quel discorso.

"No, non rinuncerei a nulla. Lo sai."

"Onestamente, no. Non lo so, Bizio. Hai deciso che era meglio lasciarci con una facilità tale che mi hai fatto dubitare che ciò che c'è stato tra noi fosse davvero esistito" disse Ermal tenendo lo sguardo fisso davanti a sé.

Non aveva intenzione di guardare Fabrizio, sapeva che se lo avesse fatto probabilmente sarebbe scoppiato a piangere.

"È stata una decisione tutt'altro che facile."

Ermal si lasciò sfuggire una risata. "Certo, come no."

"Dico sul serio" disse Fabrizio piazzandosi di fronte a Ermal e obbligandolo a guardarlo. "Non è stato facile. Mi sono sentito morire quel giorno, sono stato male per mesi. Sto male ancora adesso!"

Ermal lo fissò in silenzio per un attimo.

Poco distante da loro un gruppo di bambini giocavano a lanciarsi palle di neve; in fondo alla piazza un gruppo di cantanti di strada intonava una canzoncina natalizia; la piazza era piena di risate e discorsi, affollata di gente che aspettava l'arrivo del Natale.

Ma Ermal e Fabrizio sembravano non accorgersi di nulla, persi com'erano nelle loro faccende. E tutto ciò che sentivano era un silenzio assordante che seguiva le parole di Fabrizio.

"E allora perché? Se la cosa fa soffrire anche te, perché hai deciso che era meglio finirla?" chiese Ermal con un filo di voce.

Fabrizio sospirò. Non avrebbe voluto riportare a galla il passato, ma non poteva nemmeno evitare di rispondere.

"Perché eravamo stanchi di nasconderci e allo stesso tempo non eravamo ancora pronti a uscire allo scoperto. E tu eri quello che soffriva di più per quella situazione, lo vedevo. L'unica cosa che mi importa è che tu stia bene e non potevo continuare a vederti così. Eri sempre nervoso ed era ovvio quale fosse la causa."

"Non spettava a te decidere per entrambi. Avremmo potuto parlarne. Invece mi hai semplicemente messo di fronte a una tua decisione senza ammettere repliche!" sbottò Ermal.

"E se ne avessi parlato con te, che avresti fatto? Te lo dico io, Ermal: avresti detto che non volevi che la nostra storia finisse, avremmo continuato a stare insieme, a essere nervosi e scontrosi per quella situazione, fino a quando saremmo finiti col farci del male senza nemmeno accorgercene."

Fabrizio aveva ragione ed Ermal lo sapeva benissimo.

Se gliene avesse parlato, se avesse discusso con lui prima di prendere qualsiasi decisione, Ermal non l'avrebbe fatto scappare da lui. E alla fine non avrebbero fatto altro che gettarsi addosso la propria frustrazione e la propria rabbia fino a odiarsi.

Almeno in quel modo avevano mantenuto un rapporto civile, quasi amichevole.

Ermal sospirò e camminò lentamente verso il centro della piazza, andando a sedersi sul bordo della fontana circolare che stava a qualche metro da loro.

Non gli importava nemmeno che il marmo fosse bagnato a causa dell'enorme quantità di neve caduta nelle ultime ore. Voleva solo sedersi, guardarsi intorno per un po', magari perdersi nei ricordi dell'ultima volta in cui era stato in quella piazza.

Fabrizio lo seguì silenzioso e si sedette accanto a lui.

Rimasero a fissare le luci natalizie che decoravano le entrate dei bar e dei ristoranti, le famiglie che camminavano verso la chiesa per la messa di mezzanotte, l'albero di Natale che occupava buona parte della piazza.

Ermal notò due ragazzi tenersi per mano, uno dei due attirare l'altro a sé e baciarlo senza minimamente preoccuparsi di altro che non fosse il ragazzo insieme a lui.

"Credi che saremo mai in grado di farlo anche noi? Baciarci in mezzo a una piazza fregandocene di tutto il resto, intendo" disse Ermal continuando a fissare la coppia.

"Una volta l'abbiamo fatto" gli fece notare Fabrizio.

"Non ci conosceva nessuno. Intendo dire se saremo mai in grado di farlo anche dove la gente ci conosce. Se c'è ancora una speranza per noi."

Fabrizio osservò i due ragazzi sorridersi e poi camminare mano nella mano verso l'entrata di un bar. Poi si voltò verso Ermal e disse: "Dimmelo tu."

"Che vuoi dire?" chiese Ermal voltandosi verso di lui e guardandolo confuso.

"Tu te la sentiresti? Perché io credo di sì, ma siamo in due in questa storia e su una cosa hai avuto ragione: non posso decidere per entrambi. Quindi lo chiedo a te."

Ermal lo guardò spaesato. Non era certo di aver capito bene cosa volesse dire Fabrizio, ma suonava tanto come una proposta di riprovarci, di dare alla loro storia una seconda possibilità.

E lui non aveva voluto altro da quando si erano lasciati, ma era anche spaventato da ciò che Fabrizio gli stava chiedendo.

L'idea di bruciare una seconda possibilità con Fabrizio, però, lo spaventava di più.

"Forse non subito. Però sì, potrei farlo" rispose.

"Potresti o ne sei certo? Non è qualcosa su cui essere indecisi, Ermal."

"Ne sono certo" rispose Ermal, questa volta senza traccia di dubbio nella voce.

Voleva stare con Fabrizio, voleva tornare a essere felice e sapeva di poterlo essere solo accanto a lui.

Il più grande sorrise e lo attirò a sé coinvolgendolo in un bacio che per entrambi sapeva di gioia, di amore, di casa, ma soprattutto un bacio che fece li fece respirare di nuovo.

Poi si separò da lui, continuando a tenergli il viso tra le mani come aveva fatto in quello stesso posto ormai tanto tempo prima, quando l'aveva baciato per la prima volta.

Sembrava che nulla fosse cambiato e allo stesso tempo sembrava che nulla fosse rimasto uguale.

Sorrise spostando dalla fronte del più piccolo un ricciolo bagnato, mentre Ermal lo fissava con gli occhi lucidi e le guance arrossate.

"Buon Natale, Ermal."

Il più giovane sorrise. Senz'altro sarebbe stato un buon Natale.

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Lo strano caso delle manette difettose

 

 

"Avevamo detto niente regali" protestò Ermal fissando il pacchetto che Fabrizio gli aveva appena messo davanti agli occhi.

Fabrizio scosse la testa. "No. Tu avevi detto niente regali, io non ho mai detto di essere d'accordo."

Ermal sbuffò. Tecnicamente Fabrizio aveva ragione.

Quando un paio di settimane prima Ermal aveva detto che non voleva che si scambiassero i regali per Natale - il tutto farcito da una dichiarazione romantica degna di un film, in cui gli diceva che il vero regalo era stare insieme - Fabrizio non aveva risposto.

Anzi, a dire il vero l'aveva proprio ignorato, comportandosi come se non avesse nemmeno sentito ciò che Ermal aveva detto.

Però, insomma, si dice che chi tace acconsente ed Ermal aveva pensato che Fabrizio non avesse risposto semplicemente perché era d'accordo con lui.

A giudicare dal pacco che aveva davanti, ovviamente si era sbagliato.

"Io non ti ho preso niente" disse Ermal dispiaciuto.

Non gli sembrava giusto che Fabrizio gli avesse fatto un regalo, mentre lui invece no.

"L'hai detto tu che il vero regalo è stare insieme, e io sono d'accordo con te. Questa è solo una cosa in più che mi andava di comprarti" disse Fabrizio passandogli una mano tra i capelli affettuosamente.

A quel punto Ermal si arrese.

Ormai aveva un regalo tra le mani e non poteva certamente dire a Fabrizio di non volerlo.

Si sedette sul bordo del letto e iniziò a slacciare il nastro giallo attorno alla carta, mentre Fabrizio si sedeva accanto a lui guardandolo curioso.

"Non mi dai un indizio?" chiese Ermal, mentre cercava di rimuovere i troppi pezzi di scotch che il compagno aveva usato per chiudere il pacco.

"Tanto tra un attimo lo apri. Meglio avere la sorpresa, no?"

Ermal non rispose e continuò ad aprire attentamente il regalo, cercando di non strappare la carta.

Quando era piccolo, sua madre gli aveva insegnato ad aprire i regali con cura, senza sgualcire la carta in modo da poterla riutilizzare, ed Ermal non aveva mai perso quell'abitudine.

Certo, i regali che riceveva da bambino erano un tantino diversi da ciò che ora era davanti ai suoi occhi.

Rimase a fissare il contenuto del pacco per qualche secondo prima di prendere l'oggetto in mano tenendolo pizzicato tra il pollice e l'indice e dire: "Mi hai regalato delle manette col pelo?"

Le manette, avvolte da uno strato di pelliccia rosa, oscillavano tra le mani di Ermal, il quale le fissava con la fronte aggrottata e lo sguardo confuso.

"Hai detto che volevi provare qualcosa di nuovo" si giustificò Fabrizio.

"E quindi mi hai regalato delle manette col pelo."

"Non ti piacciono, vero?"

Ermal si voltò verso Fabrizio colpito dal suo tono dispiaciuto.

Effettivamente, quelle non rientravano tra i regali che avrebbe mai creduto di ricevere, ma si rendeva anche conto che Fabrizio aveva semplicemente cercato di fare una cosa carina per lui.

"Non ho detto questo. Sono solo un po'... sorpreso, ecco."

"No, hai ragione, è stata un'idea stupida. Le riporto al negozio" disse Fabrizio, cercando di strappargli di mano le manette e rimetterle nella scatola.

Ermal allungò il braccio facendo finire l'oggetto fuori dalla portata del compagno e rispose: "E se invece le provassimo?"

 

 

Erano passati davvero pochissimi minuti prima che Ermal si ritrovasse sdraiato sul letto, completamente nudo e con i polsi ammanettati alla testiera.

Doveva ammettere di non sentirsi completamente a suo agio in quel momento. Era eccitato, questo era ovvio, ma allo stesso tempo non amava sentirsi impotente e non avere il controllo della situazione.

Ma per una volta poteva cedere le redini a Fabrizio, lasciare che fosse lui ad assumere il controllo e rimanere semplicemente fermo a subire una situazione che, ne era sicuro, avrebbe avuto risvolti senz'altro interessanti.

"Se non ti va, possiamo lasciare stare. Lo sai, vero?" chiese Fabrizio premuroso.

Ermal sorrise. "Lo so. Ma te l'ho proposto io, quindi mi va."

Fabrizio si chinò su di lui, baciandogli le labbra e poi scendendo lentamente lungo il collo, le spalle, il petto.

Ermal, sotto di lui, chiuse gli occhi e sospirò sentendo le labbra bollenti di Fabrizio posarsi sulla sua pelle.

In una situazione normale, avrebbe infilato le dita tra i suoi capelli spettinati mentre Fabrizio continuava a baciarlo, ma in quel momento l'unica cosa che gli era concessa era restare immobile. Era frustrante e lo stava facendo completamente impazzire, ma era anche una delle cose più eccitanti che avesse provato in vita sua.

Inarcò la schiena appena Fabrizio prese a mordicchiargli un capezzolo e non poté evitare di trattenere un gemito quando sentì la mano di Fabrizio scendere tra le sue gambe e circondare la sua imponente erezione.

"Ogni tanto è bello vederti così arrendevole" disse Fabrizio, prima di ricominciare a baciargli il petto e scendere poi verso il basso.

"Sono arrendevole solo perché sono costretto."

"Allora diciamo che ogni tanto è bello costringerti a fare cose" rispose Fabrizio. Poi, ormai arrivato al pube, circondò con le labbra l'erezione del compagno e prese a succhiarla con foga.

Ermal avrebbe voluto rispondergli di non farci l'abitudine, ma il fiato gli si spezzò in gola quando sentì le guance di Fabrizio stringersi attorno alla sua lunghezza.

Mosse istintivamente le mani per portarle tra i capelli del compagno, ricordandosi improvvisamente di essere intrappolato. Uno sbuffo scocciato gli sfuggì dalle labbra e Fabrizio si affrettò a succhiare con più avidità pur di fargli emettere versi di ben altra natura.

"Bizio, ho bisogno di toccarti" si lamentò Ermal.

"Non ancora" rispose Fabrizio scostandosi da lui e avvicinando le dita alla sua apertura per prepararlo.

Ermal sbuffò scocciato.

Gli era piaciuto godersi le attenzioni di Fabrizio senza fare nulla per un po', ma ora sentiva il bisogno di toccarlo e continuare a restare incatenato alla testiera del letto lo rendeva nervoso.

"Ti prego, Fabrizio, levami ste cose!"

Sentendosi chiamare con il suo nome per intero - e non con il familiare Bizio che Ermal usava solitamente - Fabrizio tornò improvvisamente serio. Il momento di giocare era finito, lo aveva capito dal tono di Ermal.

Si allungò verso il comodino per recuperare la piccola chiavetta di metallo per sbloccare la serratura delle manette e sentì Ermal sospirare sollevato.

"Ora te le tolgo, tranquillo" disse Fabrizio infilando la chiave nella serratura.

"Grazie. E scusa, ma davvero non ce la faccio più a restare così."

Fabrizio girò la chiave un paio di volte, prima in un senso e poi nell'altro, cercando di capire quale fosse il verso corretto. Il problema era che nessuno dei due sembrava essere il verso corretto.

La chiave era bloccata e non si muoveva né girandola verso destra, né verso sinistra.

"Ci vuole ancora molto?" chiese Ermal, mentre iniziava a sentire le braccia intorpidirsi dopo essere state troppo a lungo nella stessa posizione.

"Non allarmarti, ma abbiamo un problema" disse Fabrizio cercando di mantenere la calma, consapevole che se si fosse agitato per Ermal sarebbe stato peggio.

"Che tipo di problema?"

"La chiave si è bloccata e non riesco ad aprire le manette."

Ermal rimase in silenzio per un attimo, sperando di aver capito male, ma il rumore provocato da Fabrizio che continuava a tentare di aprire la serratura gli fece intuire che purtroppo aveva capito benissimo.

"Dimmi che stai scherzando, Fabrizio."

"Mi piacerebbe tanto, ma purtroppo no."

"Cazzo, Fabri, levami immediatamente questa roba!" sbottò Ermal perdendo del tutto la calma.

Si sentiva intrappolato, inerme e, anche se era consapevole che non avrebbe potuto accadergli nulla di male finché era con Fabrizio, si sentiva soffocare alla sola idea di essere bloccato su quel letto.

Sentiva la gola stringersi e il fiato mancare, il cuore gli batteva così forte che gli sembrava fosse l'unico suono presente nella stanza.

Iniziò a dimenarsi, come se potesse liberarsi da solo da quella stretta e senza rendersi conto che in realtà stava solo peggiorando la situazione perché più si muoveva e meno Fabrizio poteva tentare di sbloccare la serratura.

Vedendo che Ermal non accennava a calmarsi, Fabrizio lasciò perdere le manette per un attimo, gli prese il viso tra le mani e lo costrinse a guardarlo.

"Ermal, calmati!"

"Come faccio a calmarmi?" disse Ermal, ormai quasi sull'orlo delle lacrime per quanto era agitato.

"Io sono qua con te. E non me ne vado fino a quando non ti avrò tolto questa roba, ok? Siamo insieme, come sempre."

Ermal chiuse gli occhi per un attimo, rincuorato dalle parole di Fabrizio, e sospirò. "Va bene. Sono calmo."

"Sicuro?"

"Sicuro. Però se tu riuscissi a levarmi questa roba, starei molto meglio" disse Ermal.

Fabrizio gli stampò un bacio sulla fronte e poi tornò a concentrarsi sulle manette.

Il fatto che Ermal fosse più calmo, fece calmare all'istante anche lui e dopo qualche attimo finalmente riuscì a sbloccare la serratura liberando Ermal dalle manette.

"È tutto ok" disse Fabrizio stringendolo in un abbraccio.

Ermal nascose il viso nell'incavo del collo di Fabrizio. Non voleva mostrarsi debole ai suoi occhi, non voleva fare la figura del cretino perché era andato nel panico per una cosa così banale.

"Stai bene?" chiese Fabrizio scostandosi per poter guardare Ermal in faccia.

Il più giovane annuì. "Sto bene. Ma quelle robe infernali non voglio più vederle!"

Fabrizio scoppiò a ridere e lo abbracciò di nuovo.

"Va bene, le faccio sparire."

"Mi dispiace di aver rovinato il momento" disse Ermal dopo qualche attimo.

"Non ci pensare, non hai rovinato niente" rispose Fabrizio. Poi si sdraiò trascinando con sé Ermal, facendogli posare la testa sulla sua spalla e stringendolo tra le sue braccia.

Rimasero abbracciati in silenzio per così tanto tempo che Fabrizio pensò che Ermal si fosse addormentato. Si rese conto che non era così solo quando lo sentì parlare.

"Bizio, la prossima volta che vuoi farmi un regalo di Natale, vai sul classico e regalami un maglione."

Fabrizio sorrise abbassò lo sguardo verso Ermal. "Forse è meglio."

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L’influenza

 

 

Ermal sbuffò controllando fino a che numero arrivava il mercurio all'interno del termometro.

38,4.

Non poteva essere altrimenti, in effetti.

Aveva da giorni un fastidiosissimo raffreddore e quella mattina si era svegliato con un forte mal di testa.

Alla fine, nonostante avesse passato giorni interi a dire che non si sarebbe ammalato, che i suoi anticorpi erano forti, l'influenza aveva colpito anche lui.

A pensarci bene era strano che non fosse successo prima, visto che Libero e Anita l'avevano presa entrambi qualche settimana prima e poi l'avevano attaccata anche a Fabrizio.

Ermal aveva superato quella piccola epidemia familiare incolume. O almeno così aveva creduto.

"Allora? Come stai?" disse Fabrizio entrando in camera da letto con solo un asciugamano bianco avvolto ai fianchi.

Ermal si mise seduto appoggiandosi alla testiera del letto e lo osservò attentamente. "Ora molto bene."

Fabrizio sorrise imbarazzato e si vestì rapidamente dicendo: "Hai la febbre?"

"Sì. Non credo di poter venire alla festa questa sera" disse Ermal scocciato.

Il nuovo compagno di Giada aveva organizzato una piccola festa natalizia a casa sua, e aveva invitato anche Ermal e Fabrizio.

Entrambi erano stati felici dell'invito. Andavano d'accordo con lui e Fabrizio vedeva quanto Giada fosse innamorata di quell'uomo, quindi non poteva che esserne felice.

Era ovvio però che a quel punto Ermal dovesse declinare l'invito.

"Vuoi che rimanga a casa con te?" chiese Fabrizio voltandosi verso di lui e poi andandosi a sedere sul bordo del letto.

Ermal scosse la testa. "No. Tu vai alla festa, ti diverti e quando torni mi racconti tutto."

"Non mi diverto se non ci sei tu."

E non era una frase fatta.

Fabrizio era certo che non si sarebbe divertito sapendo che Ermal era a casa, solo e malato.

"Ma smettila. Ci sono i tuoi amici, i tuoi figli... Ti divertirai senza dubbio. Sicuramente ti divertirai più che a stare qua con me" disse Ermal, affondando la testa dolorante nei cuscini.

Fabrizio, d'altra parte, non ne era così convinto.

Ermal era diventato una parte fondamentale di lui e ogni volta che non erano insieme si sentiva come se mancasse un pezzo di sé. Il pezzo più importante, forse.

"Sei sicuro che non vuoi che resti qui?" chiese ancora, perché era molto più semplice fare una domanda del genere piuttosto che ammettere che era lui quello che avrebbe voluto restare a casa.

"Sicuro. Smettila di trattarmi come se rischiassi di morire nel momento in cui uscirai da quella porta" borbottò Ermal.

Poi colto dalla stanchezza, si raggomitolò sotto le coperte e chiuse gli occhi.

Fabrizio lo fissò per qualche attimo prima di sospirare e uscire dalla stanza.

Arrivò fino alla porta di ingresso con lo stomaco in subbuglio e la testa piena di pensieri, prima di rendersi conto che davvero lui a quella festa senza Ermal non voleva andarci.

Non gli importava che stesse male, che avesse l'influenza e che magari avrebbe dormito per ore senza nemmeno rivolgergli una parola.

Fabrizio voleva stare con lui e tutto il resto non aveva importanza.

Non gli interessava nemmeno che standogli vicino avrebbe rischiato di prendersi di nuovo quell'orribile influenza che l'aveva fatto stare male qualche settimana prima.

Tornò sui suoi passi abbandonando la giacca elegante sul divano del salotto e rientrò in camera da letto.

Ermal si era addormentato e anche in quel momento - con le gote arrossate e la fronte sudata - Fabrizio lo trovò così bello da fargli mancare il fiato.

Rimase a fissarlo per qualche minuto, totalmente perso nei suoi pensieri.

Ogni tanto si chiedeva per quale motivo Ermal si fosse innamorato di lui, cosa avesse visto di così speciale in cui da sconvolgere tutte le sue certezze e decidere di stare con lui.

E ogni volta non riusciva a darsi una risposta.

Ermal gli aveva confessato di pensare la stessa cosa, di porsi le stesse domande. E Fabrizio aveva risposto semplicemente che non riusciva a immaginare nessun altro al suo fianco, a parte lui.

Si spogliò rapidamente, si infilò una vecchia tuta sgualcita che ormai usava come pigiama e poi si sdraiò accanto a Ermal, attento a non svegliarlo.

Il suo corpo era bollente ed emanava calore pur stando a debita distanza, segno che la febbre non stava scendendo.

La preoccupazione si impossessò improvvisamente di Fabrizio ma cercò di scacciarla via, consapevole che non avrebbe avuto senso allarmarsi tanto per una banale influenza e che se Ermal l'avesse saputo probabilmente l'avrebbe preso in giro per tutta la vita.

Si avvicinò a lui, circondandogli la vita con un braccio e tenendolo stretto a sé.

Almeno in quel modo avrebbe avuto l'illusione di proteggerlo da qualsiasi cosa, anche dalla febbre che sembrava non volerne sapere di andarsene.

 

 

Il mattino seguente, quando Ermal aprì gli occhi, Fabrizio era già sveglio da un po'.

Ermal se ne rese conto appena aprì gli occhi e lo sentì trafficare in cucina.

Sentiva dolori ovunque e la testa continuava a pulsare, ma si sentiva decisamente meglio rispetto alla sera precedente e sembrava che la febbre fosse scesa.

Si alzò lentamente dal letto e si trascinò con passo stanco fino alla cucina, dove Fabrizio stava preparando la colazione.

"Buongiorno" mormorò entrando nella stanza.

Fabrizio si voltò verso di lui e sorrise. "Buongiorno. Come ti senti?"

Ermal si trascinò fino al tavolo e si lasciò cadere su una sedia. Poi rispose: "Ho ancora mal di testa e sembra che un camion mi abbia investito, ma tutto sommato sto bene."

Fabrizio sorrise cercando di non far trasparire la preoccupazione che lo aveva attanagliato nelle ultime ore.

"Bene, meglio così. Che ti preparo per colazione?"

"Solo un po' di tè, non mi va di mangiare" borbottò Ermal tenendosi la testa tra le mani. Poi risollevò lo sguardo verso Fabrizio e aggiunse: "Com'è andata la festa?"

Fabrizio si irrigidì per un istante. Sapeva che Ermal non si era accorto che fosse rimasto a casa e quindi la sua domanda era del tutto normale, ma era stato proprio lui ad insistere affinché andasse alla festa e temeva la sua reazione se avesse saputo che alla fine aveva deciso di rinunciare.

Ma non poteva nemmeno tenerglielo nascosto, quindi si fece coraggio e disse: "In realtà, non ci sono andato."

Ermal aggrottò la fronte confuso. Eppure aveva visto Fabrizio prepararsi e uscire, com'era possibile che non fosse andato alla festa?

Fabrizio gli passò la tazza di tè e gli si sedette di fronte. "Stavo per uscire, ma poi mi sono reso conto che non mi andava di lasciarti solo."

"Bizio" disse Ermal con tono di rimprovero.

"Non mi sarei divertito senza di te, lo sai. Ho preferito restare a casa, anche se tu non hai fatto altro che dormire. Ma guardarti dormire e sentirti russare è stato comunque meglio di qualsiasi festa" disse Fabrizio sorridendo.

Ermal ricambiò il sorriso commosso.

Nessuno aveva mai preferito restare con lui a guardarlo dormire, piuttosto che uscire a divertirsi.

Gli sembrava di non meritare quelle attenzioni e si sentiva un ladro perché continuava comunque a prendersi tutto ciò che Fabrizio gli offriva. E tutto ciò lo faceva sentire in colpa, ma anche tremendamente felice.

"E Giada? Come l'ha presa?" chiese Ermal, prima di bere un sorso di tè.

Fabrizio sospirò. "Non bene. Ieri sera mi sono dimenticato di avvertirla e questa mattina avevo un'infinità di suoi messaggi. Non ho ancora trovato il coraggio di risponderle."

Ermal si mise a ridere e disse: "Probabilmente troverà il modo di vendicarsi."

"Quasi sicuramente."

"Però, per farti perdonare, potresti invitarla a cena appena starò meglio. Facciamo una piccola festa di Natale tra noi, giusto per recuperare quella che ci siamo persi" propose Ermal.

Fabrizio sorrise entusiasta. "Sì. Buona idea."

A conti fatti, forse l'influenza di Ermal - e la sua conseguente decisione di restare a casa - non era stata una cosa così negativa.

Si era risparmiato una festa che, per quanto piena di amici a cui voleva bene, sarebbe stata comunque troppo affollata per i suoi gusti.

Preferiva di gran lunga l'idea della cena intima che gli aveva dato Ermal.

E avrebbe continuato a preferire prendersi cura del suo fidanzato malato piuttosto che partecipare a qualsiasi festa.

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Sorprese natalizie

 

 

Ermal odiava lavorare durante le feste. O meglio, lo odiava da un po’ di tempo a quella parte.

Non che fosse una novità, a dire il vero. Anzi, era capitato più di una volta di passare il Natale chiuso in studio a ultimare un album.

La differenza era che, prima di quel momento, non era mai stato un peso.

Non era mai stato particolarmente attaccato alle festività. Probabilmente perché gli ricordavano com'erano le feste in Albania, quando suo padre li obbligava a fingersi agli occhi di tutti una famigliola felice.

Si mettevano su i loro bei sorrisi, li indossavano come se fossero abiti eleganti, e poi li toglievano appena restavano soli e lontani da occhi indiscreti.

Quello era il ricordo che Ermal aveva delle feste.

Con il passare degli anni e il loro trasferimento in Italia, sua madre aveva cercato di imporre nuove tradizioni per dimenticare quelle vecchie, ma non era servito a molto.

Era stato facile con Rinald e Sabina, che erano i "piccoli" della famiglia, ma con Ermal era tutto più complicato.

Ermal non era mai stato davvero piccolo. Era stato l'uomo di casa da quando riusciva a ricordarlo, quello che difendeva la madre e i fratelli a costo di rimetterci, a costo di trovarsi con i lividi sulla pelle.

Era cresciuto in fretta e in lui i ricordi di quelle feste orribili erano più vividi che in suo fratello o sua sorella. E di conseguenza anche più difficili da scacciare via.

Così, con enorme dispiacere di sua madre, erano state sempre di più le occasioni in cui aveva declinato un invito per un pranzo di Natale o di Pasqua con la scusa di dover lavorare. E fino a quel momento non era stato un problema.

Ma poi nella sua vita era entrato Fabrizio e aveva completamente sconvolto il suo mondo.

Con Fabrizio stava così bene che sentiva il bisogno di festeggiare il Natale.

Voleva festeggiare il Natale.

E per la prima volta, proprio quando sentiva il desiderio di trascorrere le feste a casa, era stato obbligato a restare in studio per ultimare l'album.

Per la prima volta, non era stato lui a decidere di restare a lavorare la sera della vigilia. Era stata una necessità data dalle imminenti scadenze che gli ricordavano che la lavorazione di quell'album era ancora in alto mare.

Troppo, considerato che avrebbe dovuto uscire il mese seguente e lui ancora non aveva scelto l'ultima traccia da inserire.

Sbuffò spostando lo sguardo da uno spartito all'altro, sentendo risuonare entrambe le canzoni nella testa.

La casa discografica gli aveva dato carta bianca sulla decisione, ed Ermal non riusciva a decidere quale pezzo fosse più indicato a completare quel progetto.

Si alzò dalla sedia girevole e camminò lentamente lungo il corridoio, fino a raggiungere la macchinetta del caffè.

Ne aveva bisogno se voleva continuare a lavorare.

Osservò la tazzina riempirsi e il profumo di caffè invadere la stanza.

Lo bevve lentamente, assaporandolo come se fosse la prima volta, prendendosi così il tempo di riordinare le idee prima di tornare al lavoro.

Mentre stava per tornare sui suoi passi, un paio di colpi sulla porta di ingresso attirarono la sua attenzione.

Rimase a fissare la porta per qualche secondo prima di decidersi ad aprire.

In fondo, tutti i suoi collaboratori sapevano che sarebbe stato in studio quella sera ma era poco plausibile che qualcuno di loro si presentasse lì la sera della vigilia di Natale.

E di certo non si aspettava nemmeno di aprire la porta e trovare di fronte a lui il suo compagno, che era certo fosse a Roma.

"Che ci fai qui?" chiese Ermal, prima di gettarsi tra le sue braccia.

Fabrizio lo strinse a sé e gli lasciò un bacio su una porzione di pelle scoperta del collo.

"Mi avevi detto che avresti lavorato e non mi sembrava giusto farti passare la vigilia da solo. Quindi sono venuto qui e ho portato rinforzi" disse Fabrizio facendo notare a Ermal la borsa che teneva tra le mani, sicuramente piena di cibo e bevande.

Ermal sorrise riconoscente e lo fece entrare nello studio, chiudendo la porta dietro di sé.

Era felice che Fabrizio fosse lì con lui.

Fabrizio era l'unico motivo per cui non riusciva a sopportare l'idea di lavorare nelle feste. Semplicemente perché avrebbe preferito passarle con lui.

Si era sentito malissimo quando, qualche settimana prima, Fabrizio gli aveva proposto di passare il Natale insieme e lui aveva dovuto rifiutare.

Ma ora Fabrizio era lì con lui e lavorare durante le feste non sembrava più così male.

"Allora? Come sta andando?" chiese Fabrizio camminando rapidamente fino alla piccola cucina in fondo al corridoio.

Lasciò la borsa sul tavolo e si avvicinò al mobile accanto al lavandino per cercare posate e piatti.

Sapeva che Ermal ormai viveva in quello studio e che la piccola cucina - che avrebbe dovuto essere semplicemente un posto in cui mangiare un panino al volo durante le giornate di lavoro - era diventata più fornita della cucina di casa sua.

Nelle ultime settimane, Ermal aveva praticamente vissuto lì al punto che Fabrizio iniziava a pensare che nemmeno si ricordasse più di avere una vera casa ad appena qualche chilometro di distanza.

"Non proprio benissimo" disse Ermal sospirando. Poi sollevò lo sguardo verso Fabrizio e aggiunse: "Ma il fatto che tu sia qui rende tutto più sopportabile."

Fabrizio apparecchiò velocemente la tavola e poi tirò fuori dalla borsa un paio di birre e cibo da asporto.

"Pensavi davvero che ti avrei lasciato solo a Natale?" chiese Fabrizio stappando entrambe le bottiglie e poi bevendo un sorso dalla sua.

"Pensavo che preferissi stare lontano dal lavoro, almeno a Natale."

"Lontano dal lavoro, sì. Lontano da te, mai."

Ermal sorrise e abbassò lo sguardo imbarazzato.

Non riusciva ancora ad abituarsi a quegli slanci di affetto da parte di Fabrizio e soprattutto al fatto che fossero del tutto naturali.

Non erano mai frasi dette in un momento romantico, frasi che quasi si ci aspetta perché la situazione le richiede.

Erano sempre cose che Fabrizio diceva in mezzo a una conversazione qualsiasi, con naturalezza e disinteresse, come se stesse dicendo una cosa banale.

Ed Ermal, che aveva sempre prestato particolare attenzione alle parole, non riusciva ad abituarsi alla facilità con cui Fabrizio esprimeva ciò che sentiva per lui.

Una volta, glielo aveva anche detto.

Fabrizio aveva confessato di non essersene nemmeno accorto, che ogni cosa che gli diceva era del tutto spontanea e che, a pensarci bene, era una novità anche per lui.

Anche Fabrizio era sempre stato attento alle parole, soprattutto quando c'erano di mezzo i sentimenti.

Ma con Ermal, no. Con Ermal non aveva mai sentito il bisogno di censurarsi, di stare attento.

Con Ermal voleva solo essere sincero e dirgli ogni cosa gli passasse per la testa, anche quelle sdolcinate romanticherie che a volte nemmeno si rendeva conto di pensare.

 

 

Avevano cenato, parlato, scherzato.

Si erano raccontati a vicenda ciò che avevano fatto in quei giorni passati lontani e cosa avrebbero fatto nei giorni seguenti.

A quel punto Ermal aveva chiesto a Fabrizio quando sarebbe tornato a Roma e lui, quasi imbarazzato, gli aveva detto che sarebbe rimasto per tutto il tempo che Ermal avrebbe voluto.

"I bambini passano le feste con Giada, quest'anno. Posso restare con te per qualche giorno. Ammesso che tu voglia" aveva detto, quasi intimorito che Ermal rifiutasse la sua offerta.

Ermal non gli aveva nemmeno risposto.

Si era alzato dal suo posto, si era avvicinato a Fabrizio e l'aveva baciato.

Da lì a togliersi i vestiti lungo il tragitto dal tavolo al divano, il passo era stato breve.

E ora, ormai all'alba del 25 dicembre, Ermal se ne stava con la testa appoggiata sul suo petto, ad ascoltare il battito del suo cuore e a pensare che quello di certo sarebbe stato per sempre il migliore Natale della sua vita.

"Sei sveglio?" chiese Fabrizio a bassa voce.

Ermal sollevò lo sguardo e sorrise. "Sai che non dormo molto."

"Di solito quando sei con me, dormi."

"Ma era tanto tempo che non stavamo insieme. Forse è proprio per quello che non riesco a dormire. Mi sembra di sprecare tempo" disse Ermal.

"Ti ho detto che posso restare a Milano tutto il tempo che vuoi. Abbiamo tempo" disse Fabrizio passandogli una mano tra i ricci spettinati.

"Se dormo, sarà comunque tempo sprecato. Non posso permettermi di perdere nemmeno un minuto."

Fabrizio non replicò.

Capiva benissimo lo stato d'animo di Ermal, il suo bisogno di godersi ogni attimo insieme.

Anche lui aveva la stessa necessità.

Era stata proprio quella necessità, quel bisogno impellente di passare del tempo con il suo fidanzato, che lo aveva spinto a prendere le chiavi della macchina e a mettersi in viaggio verso Milano senza nemmeno pensarci.

Stare lontano da Ermal era sempre doloroso, ma in quel periodo un po' di più.

Per quanto nessuno dei due tenesse particolarmente al Natale, Fabrizio non riusciva comunque a immaginarsi di passare le feste lontano da lui.

Sapeva che Ermal doveva lavorare, che aveva un album da concludere e non intendeva in alcun modo distoglierlo dal suo lavoro.

Ma voleva comunque passare del tempo con lui.

Anche rimanere in un angolo e guardarlo lavorare, sarebbe stato meglio che restare separati.

"Bizio" lo richiamò Ermal dopo qualche attimo.

"Dimmi."

Ermal si perse per un attimo nel suo sguardo, negli occhi che lo avevano fatto innamorare tempo prima e che ora lo guardavano come se fosse la cosa più importante al modo.

"Mi hai fatto una bella sorpresa. È sicuramente il miglior Natale della mia vita" disse sorridendo.

Fabrizio si chinò e gli baciò la fronte, poi se lo strinse di nuovo addosso e sorrise.

Anche per lui era il miglior Natale della sua vita.

Chapter Text

In vino veritas

 

 

Fabrizio non si era minimamente preoccupato dell'esito di quella serata.

Non gli era nemmeno passato per la testa che qualcosa potesse andare storto. Insomma, quando inviti a cena un amico prima delle feste natalizie di certo non ti aspetti che qualcosa possa andare male.

Aveva deciso di invitare Ermal a cena da lui giusto un paio di giorni prima, quando l'amico gli aveva detto che sarebbe stato libero da ogni impegno per qualche giorno.

Per Fabrizio era stato spontaneo chiedergli di raggiungerlo a Roma.

Non si vedevano da parecchio tempo - almeno un paio di mesi - e a Fabrizio avrebbe fatto piacere trascorrere un po' di tempo con lui, soprattutto considerato che con il Natale alle porte chissà quanto tempo sarebbe passato prima di riuscire a vedersi di nuovo.

Ermal aveva accettato subito, cogliendo l'invito con entusiasmo e dicendo a Fabrizio che lo avrebbe raggiunto un paio di giorni più tardi.

E così Fabrizio aveva preparato con meticolosa attenzione tutti i piatti preferiti di Ermal, comprato qualche bottiglia di vino e organizzato una cena che, almeno all'apparenza, sembrava essere perfetta.

Non si era nemmeno preoccupato del fatto che Ermal reggesse pochissimo l'alcol. Non si sarebbero mossi da casa, quindi che motivo c'era di preoccuparsi?

Ma ovviamente non aveva minimamente pensato che la serata avrebbe avuto quella conclusione.

Ovvero Ermal ubriaco che farneticava cose apparentemente senza senso.

Ad essere onesti, era anche vagamente divertito da quella versione di Ermal completamente sfiltrata - più del solito - e buffa. Ma si sentiva comunque in colpa, come se fosse lui il responsabile di tutto quello.

"Ermal, io eviterei" disse Fabrizio a un certo punto, appena vide l'amico afferrare una bottiglia mezza vuota di vino che era ancora sul tavolo.

"Perché?"

La sua voce era leggermente più acuta, aveva gli occhi lucidi e le guance arrossate e Fabrizio fu costretto a distogliere lo sguardo per non dirgli apertamente quanto lo trovasse bello.

Tra loro c'era sempre stato un semplice rapporto di amicizia, e Fabrizio non aveva alcuna intenzione di rovinare le cose.

Era un uomo adulto ed era in grado di tenerselo nei pantaloni.

Anche se non era facile, considerato che Ermal - seduto di fronte a lui - si era appena sbottonato la camicia fino almeno a metà, lamentandosi di quanto facesse caldo.

"Perché hai già bevuto parecchio" disse Fabrizio sorridendo. Poi si sporse verso di lui e gli rubò la bottiglia dalle mani.

Lo faceva sorridere il fatto che per una volta tra loro due fosse lui quello responsabile.

Ermal sbuffò contrariato, come un bambino a cui hanno portato via un giocattolo.

"Mi hai fatto bere da solo, questa sera" disse con tono offeso.

Fabrizio sollevò il bicchiere ancora mezzo pieno e disse: "Non è vero. Ho bevuto anch'io. Non quanto te, forse. A proposito, mi spieghi che ti prende? Non è da te attaccarti alla bottiglia in questo modo."

Ermal aprì la bocca per rispondere, ma prima di riuscire a dire qualsiasi cosa scoppiò a ridere sotto lo sguardo esterrefatto del collega.

"Ho detto qualcosa di strano?" chiese Fabrizio.

Ermal scosse la testa cercando di darsi un contegno, poi disse: "No, è che hai detto che non è da me attaccarmi al bottiglia. Dipende di quale bottiglia parli."

Fabrizio aggrottò la fronte senza capire. Poi solo dopo aver osservato attentamente Ermal, che aveva assunto improvvisamente un'espressione maliziosa, si rese conto del significato di quella frase.

"Stai davvero paragonando un bottiglia a un cazzo, Ermal? Ma quanti anni hai?" chiese divertito.

"Quanti anni hai stasera? Io ne ho tre!" iniziò a cantare Ermal, cercando di imitare la voce di Fabrizio, ovviamente senza riuscirci.

Fabrizio era sempre più divertito dalla situazione. E anche curioso e intrigato dal fatto che Ermal avesse fatto una battuta di quel tipo. Soprattutto dal fatto che avesse ammesso implicitamente di avere dei gusti sessuali diversi da quelli che aveva sempre creduto Fabrizio.

Non che ne avessero mai parlato o che Fabrizio si aspettasse una specie di coming out dal collega, ma era sempre stato convinto che fosse interessato esclusivamente alle donne. E non poteva negare che la consapevolezza di essersi sbagliato, fosse una piacevole scoperta.

Fabrizio era attratto da Ermal praticamente da quando lo aveva conosciuto. Ed era consapevole che questa nuova scoperta non significasse niente, che il fatto che Ermal fosse attratto anche dagli uomini non significava che fosse attratto da lui, ma non poteva nemmeno negare di aver iniziato a sperarci almeno un po'.

E vaffanculo a tutta la storia del non rovinare l'amicizia!

"Ti ricordi quella volta che mi hai detto che ti sarebbe piaciuto fare l'attore?" disse Ermal a un certo punto.

Fabrizio annuì. "Mi ricordo. Quindi?"

"Stavo pensando che io lo guarderei volentieri un film in cui ci sei tu."

"Prima dovrei imparare a recitare" rispose Fabrizio, mentre si alzava e iniziava a sparecchiare la tavola.

"Non è detto. Dipende da che film fai."

"Giusto. Se mi fanno fare un cantante romano nato a San Basilio, recitare non mi serve" rispose Fabrizio mettendo i piatti nel lavandino.

Era ancora voltato quando sentì Ermal rispondere: "Anche se facessi un porno non ti servirebbe a molto recitare."

Fabrizio si irrigidì per un attimo, rischiando di fare scivolare un piatto e farlo cadere rovinosamente sul fondo del lavandino. Si voltò verso Ermal, che era ancora seduto a tavola, e disse: "Come?"

"Non l'hai mai preso in considerazione? Nemmeno quando eri più giovane? Io ti ci vedrei bene" rispose Ermal con naturalezza.

"Mi vedresti bene in un porno?" chiese Fabrizio, ancora convinto di non aver capito bene.

Ermal si strinse nelle spalle come se avesse detto una banalità e disse: "Io lo guarderei volentieri."

Poi, con un'espressione maliziosa che Fabrizio aveva visto raramente su di lui, aggiunse: "Anzi, più che volentieri."

Fabrizio deglutì a vuoto, sorpreso dall'atteggiamento di Ermal.

Era diventato particolarmente smaliziato e doveva ammettere che sapere che avrebbe guardato volentieri un porno con lui come protagonista, non lo aveva lasciato indifferente.

Si voltò nuovamente verso il lavandino, cercando di nascondere il rigonfiamento che si era formato nei suoi pantaloni, e disse: "Vedi che avevo ragione a dire che hai bevuto troppo."

"Ma smettila. Lo penso da sempre. Non è che ho iniziato a pensarlo ora che ho bevuto un po'" disse Ermal.

Fabrizio sentì il rumore della sedia che strisciava sul pavimento, segno che Ermal si era appena alzato.

Lo sentì camminare fino ad arrivare dietro di lui e appoggiare il mento sulla sua spalla.

Era una cosa che aveva già fatto molte volte, c'erano anche dei video che lo testimoniavano.

Era un gesto abituale che Ermal faceva spesso, approfittando della leggerissima differenza di altezza tra loro.

Eppure, quella sera, era tutto diverso.

Probabilmente era Ermal a renderlo diverso, era il suo comportamento, quel suo essere provocante senza rendersene conto che rendeva un gesto abituale così diverso dal solito.

"Bizio, sono ubriaco. Su questo hai ragione. Ma non è il vino che mi fa pensare che saresti perfetto in un porno. Sei solo tu che mi fai venire certi pensieri" sussurrò Ermal, chinandosi a baciare una porzione di pelle appena sotto l'orecchio.

Fabrizio si lasciò baciare per un attimo, godendosi le labbra di Ermal sulla sua pelle.

Aveva immaginato e sognato quel momento così tante volte, che gli sembrava impossibile stesse accadendo davvero. Ma la realtà superava di gran lunga la fantasia.

Fu solo quando sentì la mano di Ermal scivolare sul suo fianco e cercare di spingersi oltre il bordo dei pantaloni, che Fabrizio si scostò rendendosi conto di cosa sarebbe successo da lì a poco.

Ermal era ubriaco e Fabrizio non aveva la minima intenzione di andare a letto con lui se non era completamente lucido e convinto di ciò che stavano facendo. Ma era anche consapevole che se Ermal avesse continuato a provocarlo, sarebbe arrivato a un punto in cui se ne sarebbe fregato del fatto che il suo collega fosse ubriaco.

Doveva interrompere tutto quello - qualsiasi cosa fosse - prima che la situazione degenerasse.

"Forse è meglio se vai a riposarti. Qui finisco di mettere a posto io" disse Fabrizio con lo sguardo basso.

"Bizio..." mormorò Ermal impaurito di aver superato un limite a cui non avrebbe mai nemmeno dovuto avvicinarsi.

Fabrizio lo guardò e disse: "È tutto ok, Ermal. Solo che non credo sia un argomento da affrontare mentre sei ubriaco. Credo sia meglio se vai a dormire e ne parliamo in un altro momento."

Ermal sospirò e si avviò verso la camera degli ospiti.

Prima di uscire dalla cucina, si voltò verso Fabrizio e disse: "Hai pensato al fatto che se mi sono comportato così è perché forse da sobrio non riesco a dirti certe cose?"

Poi, senza aggiungere altro, uscì dalla cucina lasciando Fabrizio completamente esterrefatto e confuso da tutto ciò che era accaduto quella sera.

 

 

Fabrizio non aveva chiuso occhio.

Aveva provato a mettersi a letto, ma non aveva fatto altro che rigirarsi tra le coperte.

Continuava a pensare alle cose che aveva detto Ermal, al modo in cui l'aveva guardato.

Era sembrato deluso dal suo rifiuto, ferito. E Fabrizio non riusciva a pensare ad altro.

Sperava che al risveglio, Ermal non ricordasse nulla perché non avrebbe sopportato di nuovo il peso di quello sguardo.

Ma allo stesso tempo era consapevole che se Ermal non avesse ricordato nulla di ciò che era successo, il discorso sarebbe stato accantonato forse per sempre.

Di certo, Fabrizio non avrebbe sollevato l'argomento.

Per quanto fosse consapevole che nella maggior parte dei casi l'alcol può rendere particolarmente sinceri, era terrorizzato dal fatto che tutte le cose che Ermal aveva detto fossero nient'altro che il risultato di qualche bicchiere di troppo. Quindi, se non fosse stato Ermal stesso a parlarne, lui di certo non lo avrebbe fatto.

Arrivato a quel punto, non sapeva nemmeno lui cosa sperare.

Una parte di sé sperava che Ermal ricordasse tutto e che ripetesse ciò che gli aveva detto la sera precedente, con più lucidità e consapevolezza. Ma c'era un'altra parte di sé, quella impaurita, che sperava che quella parentesi restasse chiusa.

Sospirò mentre metteva a tavola il necessario per la colazione, temendo il momento in cui Ermal lo avrebbe raggiunto in cucina e avrebbe finalmente capito quali sarebbero state le sorti del loro rapporto.

In qualsiasi caso, qualcosa sarebbe cambiato. Non poteva essere altrimenti, perché Fabrizio continuava ad avere impresse nella mente tutte le cose che Ermal aveva detto la sera precedente e non le avrebbe dimenticate in fretta.

"Buongiorno."

Fabrizio si voltò di scatto sentendo la voce assonnata di Ermal.

Se ne stava fermo sulla porta con lo sguardo basso, le dita intente a giocare con gli anelli che indossava.

Era un gesto che faceva sempre quando era nervoso, Fabrizio ormai lo sapeva.

E se Ermal era nervoso, poteva significare soltanto che ricordava ciò che era successo la sera precedente.

"Buongiorno. Come ti senti?" chiese Fabrizio accendendo il fornello sotto la caffettiera che aveva preparato poco prima.

"Ho un po' di mal di testa" rispose Ermal camminando lentamente fino al tavolo. Poi gettò un'occhiata verso il piano cottura e disse: "Lo stai preparando solo per me?"

Fabrizio annuì. "Sì, ma non ti preoccupare. Mi fa piacere."

Ermal non poté fare a meno di sorridere vedendo Fabrizio dedicargli tutte quelle attenzioni. Cosa che, a dire il vero, lo metteva ancora più in imbarazzo.

Ricordava ogni cosa della sera precedente, ogni parola che aveva detto. E sapeva che ricordava tutto anche Fabrizio visto che, a differenza sua, non era affatto ubriaco.

E anche se Fabrizio sembrava tranquillo e si stava comportando come se non fosse accaduto nulla, Ermal sapeva che avrebbero dovuto affrontare l'argomento.

"Senti, riguardo alle cose che ho detto ieri sera..."

Fabrizio cercò di resistere all'impulso di dirgli che era tutto ok, che non avevano bisogno di parlarne.

Avrebbe voluto farlo. Avrebbe voluto dirlo solo per risparmiarsi l'imbarazzo di quella conversazione e non fare i conti con la paura di un cambiamento nel loro rapporto, ma razionalmente sapeva che avevano bisogno di affrontare ciò che era successo quindi rimase in silenzio.

"Ho esagerato e mi dispiace. Sono diventato invadente e fastidioso. Davvero, non so come scusarmi" disse Ermal abbassando lo sguardo.

Fabrizio rimase in silenzio mentre iniziava a sentire la caffettiera fare rumore, annunciando che il caffè era pronto.

Spense il fornello e riempì una tazzina, portandola poi a tavola e sistemandola di fronte a Ermal.

Il più giovane lo fissava in attesa, spaventato da ciò che Fabrizio avrebbe potuto dire. Ma Fabrizio continuava a stare in silenzio.

"Bizio, davvero, dimentichiamoci quello che è successo e..."

"No."

Ermal si interruppe mentre Fabrizio si sedeva accanto a lui.

"Devo chiederti una cosa" disse il più grande.

La voce gli tremava leggermente ed era spaventato. Sapeva che dopo aver fatto quella domanda, sarebbe cambiato tutto ma sapeva anche di non poter trattenere quel dubbio.

Ermal annuì e gli fece cenno di parlare, e Fabrizio chiese: "Le pensavi davvero quelle cose?"

Ermal spalancò gli occhi incredulo. Voleva accantonare ciò che era successo, dimenticare tutto, ma di fronte a una domanda simile non sarebbe stato possibile.

"Ieri sera mi hai detto che certe cose non riesci a dirmele da sobrio, quindi ho pensato che forse qualcosa di vero in tutto quello che mi hai detto c'è" disse ancora Fabrizio.

"Perché vuoi saperlo? Qualsiasi risposta ti darò, cambierà le cose tra noi. Se dimentichiamo tutto invece non cambierà niente" disse Ermal in un ultimo disperato tentativo di chiudere la questione.

"Forse voglio che qualcosa cambi" rispose Fabrizio.

"Sei uno dei miei migliori amici, non voglio perderti. E succederà se ti risponderò a questa domanda."

"Sono solo questo? Uno dei tuoi migliori amici?"

Ermal si perse per un attimo nel suo sguardo implorante.

Non poteva nemmeno dargli torto, era ovvio che avesse bisogno di risposte.

Il problema era che lui non si sentiva pronto a dargliele.

Era innamorato di Fabrizio da tempo ma aveva imparato ad accontentarsi della sua amicizia. Non aveva intenzione di perdere anche quella.

"Hai paura, lo capisco. Ma non devi avere paura con me" disse Fabrizio allungando una mano sul tavolo e prendendo quella di Ermal.

Fece scorrere il pollice sul dorso lentamente, cercando di tranquillizzarlo e di fargli capire che non se ne sarebbe andato. Qualsiasi risposta Ermal avesse deciso di dargli, lui sarebbe rimasto lì.

Ermal abbassò lo sguardo e sospirò. Non poteva scappare.

E in realtà il ricordo della sera precedente, quando Fabrizio per un attimo si era abbandonato contro di lui mentre gli stava baciando il collo, lo rincuorava.

Forse non sarebbe stato tanto disastroso dire la verità.

"Cambierà tutto" mormorò Ermal.

"Forse cambierà in meglio" disse Fabrizio avvicinandosi a lui e passandogli una mano tra i capelli.

Ermal chiuse gli occhi e sospirò sentendo la mano di Fabrizio massaggiargli lo scalpo.

Ripensò a quante volte aveva immaginato che facesse quello stesso gesto mentre se ne stavano abbracciati a letto, dopo aver fatto l'amore.

E così, ancora con gli occhi chiusi, ammise: "Era tutto vero."

Fabrizio bloccò il movimento per un attimo, sorpreso dall'ammissione di Ermal nonostante una parte di sé la aspettasse.

Poi riprese ad accarezzargli i capelli fino ad arrivare alla sua nuca e lo attirò a sé, facendo scontrare le proprie labbra con le sue.

Ermal gemette sorpreso non aspettandosi quella reazione da parte del collega, ma si abbandonò al bacio un attimo dopo schiudendo le labbra e permettendo a Fabrizio di far scivolare la propria lingua nella sua bocca.

Baciare Fabrizio era qualcosa che aveva sempre sognato e immaginato, ma che non aveva mai creduto potesse accadere davvero.

Invece ora era lì, con le labbra premute contro le sue.

Quando si separarono, un attimo dopo, Ermal rimase con gli occhi chiusi per qualche secondo, quasi temendo di aver sognato tutto e che aprendoli avrebbe scoperto che in realtà non era accaduto nulla.

Fabrizio aveva ancora la mano sulla sua nuca e iniziò a massaggiargli lentamente il collo, cercando di farlo rilassare e di fargli capire che era tutto ok. Che non aveva niente di cui preoccuparsi.

"Quindi, tu..." iniziò Ermal senza in realtà nemmeno sapere di preciso cosa volesse dire.

Avrebbe voluto chiedergli se ricambiava i suoi sentimenti, se anche lui si sentiva così felice ogni volta che erano insieme e se si sentiva morire quando erano distanti. Ma sembrava che dalla sua bocca non volessero uscire parole di senso compiuto.

"Eh, già" rispose Fabrizio.

Anche quando Ermal non parlava, lui riusciva sempre a capire cosa gli passasse per la testa.

"Bene" disse Ermal sorridendo.

Fabrizio non aveva mai visto un'espressione così serena sul suo volto, da quando lo conosceva. E sapere di essere la causa di quell'espressione lo rendeva felice e allo stesso tempo spaventato all'idea di poter stringere tra le mani la felicità dell'uomo che amava. Sarebbe bastato così poco per distruggere tutto e Fabrizio non era mai stato bravo con le relazioni, quindi era quasi certo che prima o poi qualcosa sarebbe andato storto.

Ma in quel momento non voleva pensarci.

Si alzò dalla sua sedia e lentamente scivolò sulle gambe di Ermal, il quale lo accolse sorridendo e stringendogli delicatamente i fianchi.

"Stavo pensando..." disse Fabrizio abbassando il tono di voce e poi mordendosi il labbro inferiore maliziosamente.

"Sì?" chiese Ermal sorridendo.

"Mi piacerebbe riprendere il discorso di ieri sera, quello sul vedermi bene in un porno."

Ermal scoppiò a ridere, prima di attirare a sé Fabrizio e baciarlo di nuovo.

Il caffè ormai era freddo, la colazione completamente dimenticata sul tavolo mentre i due uomini si dirigevano verso la camera da letto.

Ma in quel momento c'erano cose più importanti a cui pensare.