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You Give Love A Bad Name

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La pioggia continuava a scendere da quel giorno, come se volesse ricordargli l’incontro con il Re nero in mezzo alla città. Nel suo ufficio, Lancelot osservava ogni tanto la finestra alle sue spalle, lasciando che la sua concentrazione sparisse completamente dai documenti che Edgar e Jonah gli avevano lasciato. I suoi pensieri tornavano alla proposta che aveva fatto al re, di mettere da parte quella guerra in cambio di Alice; anche in quello stesso momento, era sicuro che Ray gli averbbe risposto in modo negativo. Non avrebbe mai scelto di sacrifare un innocente per impedire una guerra che aspettava ormai da secoli per scoppiare; non c’era alcun modo di evitarla, anche se entrambi cercavano di fare il possibile per farlo.
« Glaceon, avevi cercato di congelarlo, vero? » domandò dopo qualche istante di silenzio, dove non aveva più sentito Shine e Glaceon giocare fra di loro. La prima volta che aveva portato al quartier generale il leone bianco, aveva temuto che il suo famiglio non avrebbe mai accettato la presenza di un’altra creatura che chiedeva le sue attenzione. Contro ogni sua aspettativa, i due avevano iniziato a creare un legame profondo, in cui Glaceon si era quasi sostituita alla madre di Shine. Più di una volta l’aveva vista insegnare il cucciolo di leone qualche trucco per la caccia o qualche gioco per distrarsi nei momenti di noia. Fino a qualche minuto prima stava proprio succedendo quello, strappandogli qualche volta una risata bassa e che arriva dal fondo della gola. Glaceon alzò il capo verso di lui, appoggiato fino a prima sul pelo morbido e color panna di Shine, per guardarlo negli occhi; inclinò leggermente la testa, facendo dondolare le lunghe orecchie che richiamavano molto la forma roboidale del quatiere Quadri del suo territorio. E dire che Glaceon era nato lontano da lui, sulle montagne più fredde che facevano parte del quartiere Cuori. Gli occhi blu scuro, così intensi da sembrare neri, si chiusero placidamente ed un verso acuto usci dalla sua bocca. Basso e lento, quasi melodioso, che gli ricordava le sue reazioni ogni volta che qualcuno si era avvicinato troppo a lui in passato o gli aveva fatto qualche torto. Nessuno era rimasto illeso dopo aver fatto irritare Glaceon. Lancelot sospirò: erano anni che viveva con lui; non aveva avuto modo di trovarlo quando era ancora un Eevee, quindi portarlo lì e creare un legame era stato più duro, ma alla fine si erano ritrovati ed eccoli lì. Glaceon a difendere i suoi sentimenti e lui a rimproverarlo come ogni volta.
« Non è Jonah, Glaceon. » gli fece notare, ricordandogli tutte le volte che minacciava di ghiacciare l’esuberante e devota Regina di cuori. « Se gli fosse successo qualcosa, la Black Army avrebbe avuto tutte le ragioni per attaccarci direttamente. » gli disse ancora, consapevole che lo avrebbe capito. Creature intelligenti, loro. Non sapeva che genere di creature fossero, c’erano tanti misteri su di loro e da dove venivano, cosa regolava il loro sviluppo ed evolversi al punto di cambiare aspetto anche a seconda dell’ambiente o del momento del giorno. Quando poi diventavano famigli, si rivelavano fedeli e sinceri, pronti a tutto per chi li accoglieva e li accettava. « Vorrei proprio evitare questa assurda guerra con loro, anche se sono stato io a dichiararla. » aggiunse in un mormorio così basse che nessun umano avrebbe potuto sentirlo; eppure lì dentro c’erano solo Shine e Glaceon ed il loro udito era ben più sviluppato di quello umano. Il famiglio si avvicinò a lui con piccoli balzi ed infine si accoccolò sul suo grembo. Ancora un verso acuto, melodioso e gentile, per tranquillizzare l’animo di Lancelot.
« Grazie per essere qui, in un giorno di pioggia o di sole. Ora più che mai, ho bisogno del tuo aiuto. » sussurrò ancora, inclinandosi un po’ in avanti mentre stringeva Glaceon ed appoggiava la fronte contro la sua testa fresca. « Qualsiasi cosa succeda, lo stiamo facendo per Cradle. » concluse determinato e lo stesso Glaceon fece un verso più acuto e forte, dandogli un sostegno che il resto dell’esercito – all’oscuro di tutto – non poteva dargli.
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Mentre Lancelot veniva tormentato dai suoi pensieri e dai piani che nessuno conosceva, Ray non si era scrollato di dosso la sensazione di essere odiato da Glaceon al primo sguardo. Sapeva che fosse una cosa normale, che normalmente i famigli reagivano così, ma non credeva di aver fatto qualcsoa di spagliato – se non essere un suo nemico.
« Ehi, Luxray? » mormorò Ray, osservando il grande leone rincorrere quei pochi uccelli che osavano uscire sotto a quel diluvio. Non poteva tenerlo sempre nella sua stanza e quello era l’unico posto di tutta la base dove nessuno lo avrebbe cercato. Solo Fenrir sapeva dove trovarlo, ma lui era a conoscenza di questo segreto e di ciò che si celava dietro al Giorno che andò perso nell’oscurità. « Dici che ci potrebbe essere mai un modo per evitare questa guerra ed andare d’accordo con la Red Army? » Gli occhi gialli del grande animale si puntarono immediatamente su di lui; in quegli anni, da quando lo aveva trovato, aveva scoperto quanto la sua vista fosse eccezionale e che con quell’evoluzione fosse in grado di vedere anche al di là delle pareti. Una creatura eccezionale, eppure ancora ricca di misteri. Ray osservò il felino con estrema attenzione, aspettando che gli facesse un cenno o che gli comunicasse qualcosa. Prima di ottenere qualcosa, però, Luxray si mise a rincorrere l’ennesimo uccellino troppo incauto che si era posato a terra. Ray sospirò, ma c’era una piccola risata nel fondo della gola, mentre osservava come fosse felice il suo famiglio. Vivere nascosto non era ciò che faceva per lui, ma se voleva nascondere la sua magia non poteva in alcun modo lasciarlo libero. Il giorno in cui lo aveva trovato era stata una disgrazia per quella creatura libera e feroce. Ray abbassò lo sguardo a terra, lasciando che gli occhi venissero oscurati da pensieri troppo pesanti da sopportare da solo. Venne distratto come sempre da quelli, lasciando che la sua mente venisse ottenebrata da ricordi che celava in fondo al cuore. Gli fu fatale, perché pochi istanti dopo Luxray si gettò su di lui e lo placcò a terra, sfruttando le enormi zampe per tenerlo bloccato dalle spalle.
« Ehi! Non sono un uccellino da catturare, lo sai? » lo riprese, ma in tutta risposta Luxray iniziò a leccargli la faccia, la lingua ruvida simile a quella di un vero felino. E Ray si mise a ridere, incapace di tenere il muso a qualcuno o qualcosa che gli stava sempre così vicino. Il re alzò una mano ed andò ad accarezzare la criniera scura, mentre i suoi occhi osservavano la coda dondolare davanti a lui e quella particolare stella che ancora non aveva capito a cosa servisse. Una votla aveva provato a toccarla, ma il felino aveva reagito piuttosto male al contatto. Ci era voluta una buona dose di coccole e di elogi per farlo ritornare docile ed affettuoso con lui. « Forse hai ragione, sai? Non dove pensare troppo, ma agire per trovare un punto di incontro. » disse poco dopo, come se quel placcaggio gli avesse dato la risposta giusta. Luxray era un predatore, cresciuto per la maggior parte del tempo accanto a lui ed ormai abituato a vivere insieme agli uomini, anche se il suo istinto prendeva il sopravvento tante volte.
« Ehi, Luxray? » lo chiamò ancora, spostando lo sguardo sugli occhi gialli; la sclera rosso-arancio dava uno strano effetto a quello sguardo predatore, forse rendendolo davvero spaventoso. Ma lui adorava follemente quello sguardo, così felino da richiamare quei gatti che lui tanto adorava. « Grazie per avermi scelto, fra tutti quelli che avresti potuto proteggere al posto mio. » sussurro piano, facendo avvicinare la fronte della creatura alla sua per creare quella connessione che entrambi avevano imparato a generare negli anni passati. Non era niente di psichico, solo la creazione di un legame più forte fra mago e famiglio. « Ti prometto che non ti deluderò mai. » esclamò con sicurezza, prima di alzarssi e portare con sé quei quaranta chili di felino sulle sue gambe. Non era poi così leggero, ma entrambi avevano bisogno di quell’affetto che solo loro potevano darsi.