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Destiny or Free will

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                                                       Capitolo 1:  We have to live with the choices we make 

 

  
                                                                       

 

28 Settembre 2015
 
Era una giornata soleggiata, ma le temperature stavano già iniziando a calare, segno tangibile che ormai l’estate era alle porte. Nonostante l’aria fresca Hook ed io avevamo deciso di fare un pic nic fuori sul lago per poterci rilassare, stare finalmente insieme senza problemi e goderci la pace che eravamo riusciti a conquistare.
Dopo aver pranzato e aver incontrato il mio nipotino preferito prima di tornare alla nave però decisi di entrare in una piccola locanda che incontrammo per caso in mezzo al bosco. Era un po’ vecchiotta, ma aveva attirato la mia attenzione e per questo avevo proposto di entrare e bere qualcosa. Non sapevo ancora, ma quella mia scelta avrebbe provocato l’inizio della fine.
 
Appena entrammo vidi che c’era un lungo bancone in legno con vari sedie per fortuna ancora libere e ai lati cinque tavoli ormai tutti occupati da gruppi di amici e varie coppiette. Le persone erano molto allegre. Parlavano e mangiavano tranquillamente. Il locale essendo pieno decidemmo di sederci al banco. Non appena mi misi davanti al bancone in attesa di ordinare mi guardai intorno e notai che il locale era un po’ spoglio, ma accogliente. Quelle poche finestre presenti erano aperte e quindi la stanza era bella illuminata.
Stavo guardando i vari dettagli della stanza quando notai che Hook era sbiancato e si era irrigidito. Non capivo che gli era successo in questi pochi minuti da quando eravamo entrati nella locanda. Che cosa gli aveva provocato un cambio di umore così repentino? Non ebbi nemmeno il tempo di domandargli che cosa gli era successo che si alzò e mise di nuovo la mano sull’elsa
“Ehi  ehi che ti prende?”, domandai allarmata avvicinandomi a lui.
“Lo vedi quell’uomo con i capelli neri leggermente lunghi che sta servendo quel ragazzo robusto?”
“Si…lo conosci?”, domandai mentre fissai l’uomo che Hook mi aveva indicato.
“Si. E’ mio padre!”, rispose rabbioso stringendo la mano a pugno così forte che le nocche gli diventarono subito bianche.
“Sei sicuro?” chiesi a denti stretti fissandolo.
Guardandolo meglio effettivamente gli assomigliava molto. Aveva i suoi stessi occhi, però non capivo come poteva essere ancora vivo e soprattutto ancora così giovane. Hook e anche Bea lo erano perché avevano passato entrambi molto tempo sull’Isola che non C’è dove il tempo non scorreva. Mio padre invece era immortale essendo il signore oscuro, mentre mia madre era rimasta giovane perché era rimasta intrappolata nel bastone di Jafar per anni. Lui invece che storia aveva? Come aveva mantenuto la sua giovinezza? Nonostante avessi molte domande su di lui al momento  volevo solo andare da lui e fargli la domanda più importante
 

Perché aveva lasciato i suoi stessi figli in mezzo al mare?
 

Ero sul punto di confrontarmi con lui, ma alla fine decisi di rimanere ferma perché sapevo che se lo avessi affrontato avrei rischiato di eccedere e annerire ancora di più il mio cuore e io non volevo assolutamente che accadesse, soprattutto ora che avevamo ritrovato la pace.
“Si”, disse laconicamente
“E’ la stessa persona che ti ha abbandonato?”, domandai io irritata.  Ci stavo veramente provando a mantenere il controllo, a restare calma, ma dovevo ammetterlo era veramente arduo perché vedevo che lui stava soffrendo molto.
“Amy ti prego promettimi che non farai niente. Lo voglio risolvere io questo problema. Non voglio che tu faccia prevalere la tua parte oscura soprattutto ora che hai fatto notevoli miglioramenti”, implorò appoggiando mano e uncino sulle mie spalle e fissandomi negli occhi.
“Va bene. Mi dispiace è colpa mia, sono stata io che sono voluta entrare”, ammisi dispiaciuta.
 “Non ti preoccupare. Non è successo nulla, però ora è meglio se usciamo. Ho bisogno di prendere una boccata d’aria, anche perché se rimaniamo anche io potrei non riuscire a controllarmi”, disse prima di andare verso l’uscita.
Dopo aver dato l’ultimo sguardo a suo padre mentre serviva un cliente seguii Killian. Non feci nulla. Non dissi nulla al mostro che aveva abbandonato i suoi stessi figli, anche se lo volevo ardentemente, ma avevo fatto una promessa e dovevo cercare di mantenerla.
“Killian se vuoi rimando la cena con mia madre e sto un po’con te” chiesi afflitta non appena fummo di nuovo all’aria aperta. Non volevo lasciarlo solo in questo momento difficile per lui. Volevo stargli accanto come lui aveva sempre fatto con me in passato.
“No tranquilla vai, anche perché io ora ho bisogno di rimanere un po’ da solo. Ci vediamo stasera”, rispose con un tono un po’ distaccato.
“Sei sicuro?”, chiesi preoccupata. Era evidente che non volesse sfogarsi con me e che aveva creato un muro, però volevo tentare di superare questo ostacolo
“Si Amy. Ti prometto che torno, ma ora ho veramente bisogno di stare per conto mio!”, affermò apatico.
“Va bene, Killian”, risposi prima di cercare un contatto, ma lui si girò subito e se ne andò. Sapevo che sarebbe tornato non appena sarebbe stato pronto per parlarmene, però allo stesso tempo mi dispiaceva lasciarlo solo dopo tutto quello che lui aveva fatto per me. 
Dopo aver riflettuto se andare comunque da lui per cercare di stare al suo fianco o recarmi da mia madre,  decisi di rispettare la sua decisione e di lasciargli il suo spazio. Rispettai il piano originale e andai a trovare mia madre come era da programma. Ci misi un’ora per arrivare a destinazione, anche perché un paio di volte mi persi. Dovevo assolutamente migliorare il mio senso dell’orientamento perché non potevo più fare affidamento sul GPS del mio cellulare.
Lei mi accolse entusiasta nella sua piccola abitazione tra alberi enormi e ancora con una chioma verdeggiante. Le piante predominavano sia la parte esterna sia parte interna della casa. I fiori variopinti erano sui balconi e sui vari tavoli sia della cucina che del salotto infine erano presenti anche piante arrampicanti sulle pareti.
La casa non era molto grande infatti aveva il minimo indispensabile, ma era molto accogliente e soprattutto molto silenziosa, escluso i suoni dei versi degli animali che vivevano nel bosco come scoiattoli o uccellini.
Mi sedetti in soggiorno su un divano verde scuro di fronte a un tavolino in legno basso su cui era appoggiata una teiera bianca con dei ricami azzurri e due tazze dello stesso colore. Sentivo già l’aroma del tea inebriarmi. Amavo berlo soprattutto nelle giornate autunnali e invernali perché riusciva a riscaldarmi tutto il corpo. Mio padre e io lo prendevamo spesso e ora lo facevo anche con mia madre. Una bevanda che ci aveva uniti in una grande famiglia.
“Hey tutto bene Amy?”, domandò mia madre sedendosi al mio fianco
“Si…tranquilla!”, risposi cercando di fare un sorriso smorzato.
“Si vede…hai litigato con Hook?”, domandò lei prima di versare il liquido caldo nelle tazze.
“No no..ma è successo qualcosa che l’ha sconvolto. Vorrei aiutarlo a farlo sentire meglio, ma mi ha allontanato e  sto male perché mi sento così inutile”, confessai mestamente.
“Che cosa è successo di preciso?”
“Siamo entrati in una locanda per bere qualcosa, ma quando ci siamo seduti al banco ha riconosciuto suo padre che stava servendo un cliente…”, spiegai mentre prendevo la mia tazza calda.
“Ha un legame conflittuale con i suoi genitori?”, chiese preoccupata. Lei si era affezionata molto ad Hook. Da quanto mi aveva raccontato lei era stata al suo fianco in quei mesi in cui io non c’ero perché ero intrappolata nel mono dello specchio, così  il loro legame giorno dopo giorno si intensificò molto. Ero felice che si erano sostenuti a vicenda durante la mia assenza così da non dover affrontare quel periodo da soli.
“Sua madre non me ne hai mai  parlato, mentre suo padre mi ha detto che ha abbandonato i figli…”, risposi stringendo la maglia con le dita della mano libera. Stavo fremendo di nuovo perchè avrei voluto andarlo a cercare e chiedere perché aveva fatto soffrire così tanto i suoi stessi figli. Non aveva nemmeno provato a rintracciarli. Era solo sparito.
“Hai pensato che forse aveva un motivo come lo abbiamo avuto io e tuo padre?”, domandò lei grave.
“No…non ci ho pensato…”, ammisi dispiaciuta rilassando i muscoli tesi.
“Amy in questo mondo può capitare di dover fare dei sacrifici per salvare qualcuno. So che tu sei arrabbiata perché lui ha sofferto per colpa del suo abbandono, ma prima prova a conoscere tutta la storia!”, spiegò mia madre appoggiando la mano libera sulla mia.
“Hai ragione. Ho fatto prevalere i miei sentimenti senza pensare lucidamente…è un errore che faccio spesso…”, confessai abbassando lo sguardo.
“Sei umana.  Ovvio che tu faccia prevalere i sentimenti soprattutto se sei innamorata!”, ribattè lei dolcemente
“Cosa posso fare?”
“Cosa faceva lui quando tu tiravi su i muri?” domandò dopo aver bevuto un sorso della bevanda calda al gusto di lampone.
“Lui è rimasto sempre al mio fianco e cercava di abbatterli. Ho provato a farlo anche io, ma alla fine lo lasciato andare perché avevo paura  di peggiorare le cose..”, risposi abbattuta. Non volevo dire qualcosa che avrebbe potuto aumentare una ferita già profonda.
“Non ti preoccupare a lui basterà averti accanto per farlo sentire meglio”, replicò lei sorridendo.
“Si forse hai ragione…”
“Allora che ci fai ancora qua?”, domandò lei appoggiando la tazza sul tavolo.
“In che senso?”, chiesi perplessa girandomi verso di lei.
“Non volevi stare con lui?”
“Si ma è la nostra serata!”
“Beh per questa volta finirà un po’ prima e poi abbiamo tutto il tempo che vogliamo per vederci di nuovo.  Mi ha fatto comunque piacere chiacchierare con te e soprattutto sono contenta che tu ti sia confidata con me. Spero di esserti stata d’aiuto”, affermò lei entusiasta prendendomi la tazza e riappoggiandola vicino alla sua.
“Si mi hai aiutato molto. Grazie mamma per gli ottimi consigli. Tornerò sicuro a trovarti!”, replicai prima di abbracciarla
“Sono sempre qui!”
 
Quando lasciai la casa di mia madre il sole stava cominciando a tramontare. L’aria stava diventando più fredda così decisi di andare direttamente sulla “Perla Nera” per stare al caldo e al suo fianco. Aveva bisogno di me. Non potevo lasciarlo solo in questo momento così delicato, soprattutto dopo tutto quello che lui aveva fatto per me. Lui era sempre stato presente, anche tutte le volte che lo avevo respinto. Ora invece era arrivato il mio turno.
Arrivata al porticciolo salii subito sulla nave. Provai a chiamarlo, ma non mi rispose. Feci il tour della Perla, ma di lui non c’era nemmeno l’ombra. Sicuramente era fuori a bere da Granny insieme ai suoi amici, decisi allora di aspettarlo nella sua cabina perché sicuramente sarebbe arrivato a momenti. Mi sdraiarmi un attimo sul letto in attesa del suo rientro, però pochi minuti dopo mi addormentai. L’allenamento di oggi mi aveva veramente sfinito.
Non appena mi svegliai vidi subito che era notte fonda e in cielo c’era una bellissima luna piena. Non avevo cenato, ma al momento il cibo era l’ultimo dei miei pensieri perchè erano circa le undici di sera e lui non era ancora rientrato. Non dovevo preoccuparmi perché ormai vivevamo nella pace quindi non c’era nessun pericolo e sicuramente il suo ritardo era dato dal fatto che avrà perso la cognizione del tempo. Feci un respiro profondo e poi  decisi  di fare qualcosa mentre aspettavo il suo rientro. Optai di pulire la nostra amata nave.
Cominciai a riordinare la cabina del capitano. Misi tutte le carte in ordine nei cassetti della scrivania. Hook in questi ultimi mesi mi aveva anche insegnato a leggere le mappe, anche se ero ancora una principiante. Lui però voleva farmi diventare una vera professionista. Una vera piratessa per la gioia di mio padre.
In questa stanza, dopo aver festeggiato l’anniversario, Hook ed io ci passavamo molto tempo insieme, non solo sotto le coperte, ma anche per restare soli a parlare o ascoltare il suono rilassante del mare. Era diventato il nostro nido d’amore.
Dopo aver sistemato la nostra camera passai all’ufficio del capitano dove avevamo organizzato delle vere proprio cenette o pranzi. Le cose di solito le cucinavo io o le preparava Granny perché lui era un vero incapace, se dovessimo mai tornare a Storybrook avrei insegnato a Hook a preparare dei piatti squisiti.
Stavo sistemando i cassetti quando all’improvviso in uno trovai delle lettere piegate e sopra c’era scritto: “Per Liam”
Dovevo rispettare la sua privacy, ma ero troppo curiosa di sapere che cosa c’era scritto e così decisi di prendere l’ultima che aveva riposto dentro. Andai a sedermi sulla sedia e iniziai a leggere, ma notai subito che sul foglio c’era scritto anche il mio nome.
 
Caro Liam,
 
lo so è da molto che non ti scrivo lettere, ma questa è speciale. Ti voglio raccontare come sono riuscito a diventare un uomo migliore grazie a Amy. Per lei mi sto allontanando sempre di più dall’oscurità in cui ero immerso.
Nonostante mi avesse investito diventammo subito amici, però devo confessarti che già dalla prima volta che incrociai i suoi occhi grigi in ospedale iniziai a provare qualcosa per lei. Mi avevano affascinato perché erano così particolari. Più passava il tempo più questo sentimento per lei si intensificò. Averla sempre vicino mi rendeva di nuovo felice. Sai che avevo ormai perso la speranza di essere di nuovo felice, ero arrivato persino al punto che non credevo di poter provare di nuovo queste emozioni dopo la morte di Milah, ma sono lieto di dirti che mi sbagliavo.
Non appena però scoprii che lei era la figlia del mio nemico decisi di allontanarmi da lei perché non volevo coinvolgerla e non volevo vedere il suo sguardo truce causato dalle mie azioni. Non volevo fermare il mio desiderio di vederlo morto, quindi per questo motivo non appena il Dark One partì per andare oltre il confine, nell’ unico posto in cui era vulnerabile decisi di seguirlo per attuare la mia vendetta. Il giorno però della mia partenza per raggiungere il mio rivale mi accorsi che sulla nave non ero solo. Lei mi aveva raggiunto. Nonostante avessi fatto di tutto per stare lontano da lei, c’eravamo incontrati di nuovo.
Lei  dopo aver saputo il motivo del mio viaggio cercò in modo gentile di farmi ragionare. Solo con poche parole e con un suo tocco della mano riuscii a fermarmi dall’uccidere il dannato coccodrillo. Aveva colpito il mio cuore che dopo tanto tempo era tornato a battere. E’ veramente speciale Liam. Fu proprio da quel momento che i miei sentimenti si intensificarono. In poco tempo mi innamorai di lei, anche se non glielo rivelai subito perché lei non era pronta per una relazione e io non potevo dirle che cosa provavo veramente perché avevo paura di perderla . Si sono stato un codardo, ma avrei anche sofferto in silenzio pur di stare al suo fianco.
Le cose cambiarono, quando dopo essere giunti sull’isola di Pan per salvare suo fratello Bea  finimmo nella caverna dell’Eco. L’unico modo per liberarlo era confessare il segreto più nascosto. Era purtroppo quindi era giunto il momento di rivelare i miei sentimenti per lei. Nonostante avessi paura di perderla lo feci perché la sua felicità era più importante della mia.
Lei mi respinse, ma decise di non mettere fine alla nostra amicizia. Mi sentivo meglio nel sentire che nonostante avessi rivelato i miei sentimenti non l’avevo persa.
Il rifiuto però non mi fece perdere la speranza di conquistarla. Non volevo arrendermi perché sapevo e mi sentivo che prima o poi  il suo cuore sarebbe diventato mio.. Lo potevo vedere nei suoi occhi. Lei però fin da subito mise dei muri, ma fidati  fratello mio riuscirò ad abbatterli uno a uno. Conquisterò totalmente il suo cuore. Liam non posso perderla perchè ha portato la luce nella mia vita. E’ riuscita a farmi cambiare, a farmi diventare un uomo migliore. Senza di lei sono certo che cadrei di nuovo nell’oscurità. 
 
Ora però caro Liam a causa di un sortilegio me l’hanno strappata via e non so come poterla riavere al mio fianco. Tutti stiamo cercando un modo per andare da lei, nel mondo dello specchio dove quel….di Jafar l’ha spedita, però per ora non abbiamo trovato nulla.
Sto male perché mi manca, mi manca terribilmente e come ben sai se soffro non riesco a dormire, anche ora infatti è quasi l’alba e io sono sveglio a scrivere. In questo momento vorrei averti qui e avere uno dei tuoi soliti ottimi consigli, tu però non ci sei. Non ho più nessuno e sono rimasto di nuovo solo con i miei demoni e se non dovessi riuscire a ritrovarla al più presto potrebbero catturarmi di nuovo.
Io però non mi arrenderò e troverò un modo per farla tornare a casa. Non devo demordere. Non dovevo ricadere nel baratro dell’oscurità perchè non voglio rovinare tutto che avevo creato con lei. Quando mi rivedrà voglio che lei riconosca l’uomo che è sempre stato al suo fianco. Ci devo riuscire. Non posso fallire.
Per fortuna ho un oggetto che mi sta aiutando a rimanere a galla, l’’unica cosa che mi permette di sopravvivere, cioè una foto che abbiamo fatto a Storybrook prima di partire per Agrabah. Ogni volta che vedo che i demoni stanno per tornare la prendo e la stringo forte tra le dite  perché è  un modo per sentirla al mio fianco. Un modo per avere una fievole luce a cui aggrapparmi.
 
Caro fratello te lo giuro avrei voluto veramente fartela conoscere e farti soprattutto vedere come sono cambiato grazie a lei, ma sono sicuro che tu mi stia osservando da qualche parte e sai già tutto.
Ora ormai il sole è in alto in cielo e devo porti i miei saluti di nuovo, ma ti prometto che ti aggiornerò a breve.
Ti voglio bene
Il tuo caro fratellino Killian
 
Rilessi la lettera molte volte. Non ero riuscita a trattenere le lacrime che ormai avevano rigato il mio viso e avevano anche bagnato leggermente il foglio. Quelle parole mi avevano toccato nel profondo. Leggere che non riusciva a dormire perché stava male per la distanza era peggio, però aveva mantenuto la promessa che aveva fatto a Liam, non era ripiombato nell’oscurità per me. Il nostro amore ci dava la forza di andare avanti e ci permetteva di non ricadere nei demoni che avevamo sconfitto.
Avevo scritto molte lettere per Liam, ma mi erano bastate queste parole per scorgere subito il suo amore per il fratello. Gli voleva veramente bene. Avrei anche io voluto conoscerlo.
“L’hai trovata?”, domandò una voce familiare all’improvviso. Il mio cuore perse un battito perché ero convinta di essere da sola, ma quando mi girai vidi che Hook era in piedi accanto a me. Ero così intenta a leggere che non mi ero accorta del suo arrivo.
“Si, mi dispiace…non volevo intromettermi nella tua privacy”, risposi confusamente cercando di  piegarla con ancora gli occhi lucidi.
“Non ti preoccupare, te l’avrei fatta comunque leggere. Mi dispiace non era mia intenzione però farti piangere”, affermò dolcemente asciugando le ultime lacrime con le dita.
“Mi dispiace…”, affermai prima di alzarmi ed andare ad abbracciarlo.
“Di cosa?”, domandò appoggiando la mano sulla mia testa.
“Hai sofferto così tanto” dissi aggrappandomi alla sua giacca.
“E’ ormai passato tutto. Ora tu sei di nuovo qui con me ed è questo l’importante”, ribattè alzandomi il viso con l’uncino per potermi guardare in faccia.
“Grazie comunque per le belle parole. Tu mi hai aiutato molto. Quando sono arrivata a Stortbrook ero in frantumi e tu sei riuscito a raccogliere ogni singolo pezzo e poi li hai messi tutti insieme.
Ora, dopo la vicenda di Jafar, il solo averti accanto mi fa sentire meno debole. Killian tu riesci a non farmi crollare di nuovo”, ribattei facendo un mezzo sorriso.
“Farei di tutto per farti stare bene, lo sai. Non permetterò che ti trasformerai in quel mostro. Te lo prometto”, rispose determinato.
“Questo lo so Killian”, ammisi prima di baciarlo.
“Amy , però ho bisogno di dirti una cosa…”,
“Cosa?”
“Riguardo mio padre. Non ti ho detto tutto”, replicò lui più cupo indietreggiando sciogliendo l’abbraccio.
“Non voglio costringerti a parlarmene…so che è doloroso…Voglio però cercare di starti accanto e non farti affrontare questa situazione da solo” affermai interrompendolo. Mi ero dimenticata che ero tornata sulla nave per cercare di farlo sentire meglio, ma alla fine fu lui a consolarmi come sempre.
“Lo so, ma Amy fammi finire. Io ti ho detto che un giorno mio padre ci aveva abbandonati in mezzo al mare, ma non ha fatto solo questo. Quella mattina quando mi svegliai un uomo anziano entrò nella mia cabina e mi disse che mio padre ci aveva venduti in cambio di una barca…”, rispose mestamente.
Sbiancai. Era peggio di quanto pensassi. Sentii di nuovo la rabbia salire e pervadere il mio corpo. Fremevo.
Aveva venduto i suoi stessi figli per una misera barca, era una bestia. Non si poteva considerare un padre.  Era imperdonabile.
“E’un mostro!”, ringhiai stringendo i pugni.
“Non ho ancora finito…anche perché in questa storia non c’è un solo cattivo”, asserì lui con tono provato abbassando lo sguardo.
“Vai avanti!”, ribattei io cercando di calmarmi.
“Qualche secolo dopo il suo abbandono mi alleai con Regina per poter ottenere la mia vendetta. Lei avrebbe accettato un’alleanza con me solo dopo aver superato una prova. Dovevo uccidere un uomo. All’epoca ammazzare qualcuno per me era semplice…”, disse con voce incrinata fermandosi per fare un respiro profondo, poi continuò tenendo la testa china come se volesse evitare di incontrare i miei occhi: “il problema era che Regina voleva che uccidessi mio padre!”
“Beh alla fine non l’hai fatto. Non è meglio?”, domandai prendendo la sua mano.
“Amy….no….Io ho superato il test di Regina”, rispose tristemente alzando il viso.
“Cosa??”, chiesi scioccata.
“Lo so. Ora mi considererai tale quale a lui…”, disse voltandosi e andando verso l’oblò.
“Killian non ti reputo uguale a lui perché io so che non sei più quella persona. All’epoca però eri cieco dall’odio e l’oscurità ti aveva avvolto completamente, ma ora sei diverso. Io so come sei e cosa hai dovuto affrontare per sconfiggere i tuoi demoni e proprio per questo che anche se mi hai svelato questo tuo segreto oscuro i miei sentimenti per te non cambieranno” spiegai dolcemente avvicinandomi a lui, poi aggiunsi con un tono più dubbioso: “La cosa che però non capisco è come fa a essere qui se in teoria dovrebbe essere morto”
“Questo non lo so. Lo voglio scoprire”, rispose mentre stava guardando fuori poi si girò verso di me e aggiunse: “Avevo paura che ti avrei sconvolto con questa storia”
“Killian lo so che eri un pirata e uno dei peggiori. Mio padre me l’ha detto fin da subito, ma ho sempre saputo che in te c’era della luce. Tu non sei più un cattivo Killian Jones, tu sei un eroe, Il mio eroe”, ribattei io appoggiando delicatamente una mano sulla sua guancia sorridendo.
Annuì anche se non mi sembrava molto convinto.
“Scoprirò che cosa è successo”, ribattè grave prima di andare a sedere
 “Forse Regina sa perché è ancora vivo?”, chiesi io prima di mettermi seduta al suo fianco.
“Ne ho già parlato con lei. Non sa nulla, però mi ha detto che se dovesse scoprire qualcosa mi riferirà”
“Ah ok, beh Killian riusciremo a trovare qualcosa su di lui. Ne sono certa”, ribattei appoggiandolo.
“Eh si”
“Dai almeno sappiamo dove lavora e il suo nome…a proposito come si chiama?”, domandai curiosa
“Davy”
“Aspetta…tuo padre è Davy Jones?”, chiesi sorpresa cominciando a pensare ai vari film in cui era apparso. Nonostante fosse un nemico, mi aveva affascinato come personaggio perché alla fine era un brav’uomo che però aveva perso la retta via per colpa della donna di cui si era innamorato.
“Lo conosci?”
“Conosco qualche leggenda su di lui!”, risposi pensierosa
“Cioè? Anche lui è in qualche film?”, domandò interrogativo
“Si, ma non so quanto cose possono essere associate alla realtà”, ammisi seria. Continuai a pensare ai film dei “Pirati dei Caraibi”.  Li avevo visto qualche anno fa in momento di pausa tra una caccia e l’altra.
“E come è descritto?”
“Devy è un pirata che dopo aver fatto un patto con la dea Calipso diventò immortale in cambio lei gli affidò il compito di traghettare le anime dei morti in mare verso il regno dell’aldilà, ma se accettava Devy poteva scendere a terra una volta ogni dieci anni.
Davy intanto che si era  innamorato della dea voleva passare il poco tempo sulla terra con lei. Calipso gli promise che la prima volta che sarebbe sceso a terra si sarebbero incontrati, ma quando attraccò la prima volta, lei non si fece vedere. Davy risentito dal comportamento della donna di cui si era innamorato decise di non rispettare più il patto.  Questa è la sua storia in generale, ma non so quanto sia affidabile Killian. Scusa, ma questo è il poco che mi ricordo del film”
“Questo però spiegherebbe perché quando ho tentato ad ucciderlo non è morto…”
“Si… però prima abbiamo bisogno delle prove. Te lo prometto domani cercheremo qualcosa, però ora ho bisogno di mangiare qualcosa perché alla fine non ho cenato!”, dissi appoggiando una mano sulla pancia che stava brontolando.
“Non hai mangiato da tua madre?”, chiese lui perplesso
“No …sono andata da lei, ma quando gli ho spiegato quello che era successo oggi mi ha detto di stare con te e che ci saremmo poi viste un altro giorno!”
“Ah capisco..scusa non volevo farti preoccupare…non era mia intenzione!”
“Lo so tranquillo, ma ora perché non prepariamo qualcosa da mettere sotto i denti anche se è tardi?”, chiesi io sorridendo
“Va bene”, ammise prima di darmi un bacio sulla fronte.
 
29 Settembre 2015
 
Hook ed io dopo una bella dormita andammo da mio padre perché aveva una libreria immensa dove poter cercare qualsiasi notizia sul padre di Hook. Volevamo scoprire se la storia raccontata nei film era veritiera oppure il Davy della Foresta Incantata era una persona completamente diversa dalla storia che conoscevo.
Ero certa anche che Belle ci avrebbe dato sicuramente dato una mano perché amava leggere e sfogliare immensi volumi pieni di polvere e poi pure mio padre forse avrebbe potuto sapere qualcosa su Davy essendo lui il DarkOne.
“Buongiorno ragazzi”, disse pimpante Belle appena ci vide davanti alla porta per poi farci accomodare nel grande corridoio del castello di mio padre. Ogni volta che entravo venivo ammaliata dai vari dipinti che mio padre aveva appeso negli ultimi mesi. Erano nuovi, ma allo stesso tempo avevano un gusto retrò, perché rappresentavano momenti importanti che mio padre aveva vissuto nella sua lunga vita. Il mio quadro preferito era quello che raffigurava io e il resto della mia famiglia al completo durante il ballo in mio onore. Eravamo tutti felice e sereni perché avevamo conquistato la nostra libertà.
“Ciao Belle abbiamo bisogno del tuo aiuto”, affermai subito dopo che oltrepassai la porta.
“In cosa?”, chiese gentilmente
“Dobbiamo fare delle ricerche su una persona e sappiamo che tu possiedi molti libri…”
“Si beh se avete bisogno di questo vi accompagno subito in biblioteca e se volete vi do anche una mano”, affermò lei entusiasta interrompendomi.
“Grazie Belle”, risposi garbatamente.
“Ciao Amy, sei venuta a trovarmi. Da quando il pirata ha di nuovo una nave sei sparita”, chiese mio padre leggermente offeso mentre veniva verso di noi. Effettivamente aveva ragione, da quando Hook aveva preso la nave nuova avevo passato meno tempo insieme a miei genitori. Dovevo assolutamente rimediare. Dovevo organizzare una serata con i miei genitori e anche Bea.
“Si anche, ma più che altro avevo bisogno dell’aiuto di Belle per scoprire delle informazioni su una persona!”
“Chi ha suscitato così tanto il tuo interesse da volerne sapere di più?”, domandò lui curioso.
“Devy Jones”, rispondemmo in coro Hook ed io.
“Amy lascia perdere. Te lo dico per il tuo bene, non ti immischiare in queste cose!”, rispose cambiando subito tono di voce. Era diventato tutto ad un tratto serio.
“Lo conosci?”, intervenne subito Hook curioso.
“Non di persona, ma ho sentito le voci che girano su di lui…”, rispose in modo vago.
“Ma se ci sono delle voci perché ne Killian e ne Regina non ne sanno nulla?”, chiesi dubbiosa. Sapevo che mio padre ci stava nascondendo qualcosa per proteggermi. Dovevo però scoprire cosa mi stava celando perché  era importante per Hook ed io volevo sostenerlo fino alla fine.
“Io cara sono il signore oscuro e so molte più cose rispetto a loro”
“Voglio sapere tutto!”, ringhiò Hook chiudendo la mano a pugno
“Non so se ti conviene pirata!”, rispose grave mio padre voltandosi verso di lui.
“L’ho ucciso e voglio sapere perché ieri l’ho ritrovato in una taverna della foresta Incantata!”, disse Hook cercando di controllare la rabbia senza però riuscirci, così appoggiai una mano sulla sua spalla nel tentativo di calmarlo. Si girò verso di me, ma notai subito la furia nei suoi occhi e in quel momento capii subito che al momento non avrei potuto fare nulla per acquietare la sua ira. L’unico modo per placare la sua rabbia era fargli fare un giro con la nave in mare aperto. Non appena saremmo tornati nel nostro nido gli proporrò di fare un mini viaggio di un paio d’ore. Gli farà sicuramente piacere.
“L’hai visto qua?”, ridomandò sorpreso attirando di nuovo la nostra attenzione.
“Si! Ora coccodrillo puoi dirmi che cosa sai!”, gli urlò contro non riuscendo  più a trattenersi
“Non l’hai ucciso semplicemente perché è immortale. Lui è il traghettatore delle anime dei morti. Collabora con Ade, il dio dell’Underworld. Può però rimanere sulla terra ferma per poco tempo e ogni volta che sbarca ha una missione da compiere per Ade. Se è qua vuol dire che c’è sotto qualcosa e dobbiamo anche scoprirlo in fretta!”, spiegò Rumple cercando di non rispondere a tono a Hook. Vedevo che stava tentando di trattenersi per me.
 “Rumple è pericoloso quindi?”, chiese Belle che fino a quel momento era rimasta in silenzio ad ascoltare. Si vedeva che era preoccupata e iniziavo ad esserlo pure io. Se Davy era nella Foresta Incantata voleva dire che era in missione per conto di Ade e questo voleva dire che la pace che avevamo a fatica conquistata era in pericolo.
“Diciamo che meglio non incontrarlo”, affermò voltandosi verso la sua amata.
“Avevo ragione…”, affermai pensierosa. Le informazioni che erano presenti nel film che avevano dedicato a lui erano in gran parte veritiere, ma avevo il presentimento che la versione del nostro mondo era molto peggiore di quella della fantasia.
“In che senso?”, sollecitò mio padre dubbioso.
“Nel mio mondo esiste un film che parla di lui e le notizie coincidono almeno  in parte vere alle informazioni che ci hai dato tu”, ammisi iniziando a pensare a Davy Jones. Poteva essere che lui si era innamorato della madre di Hook e che volesse iniziare una nuova vita, ma Ade non glielo avrà permesso o c’era altro sotto?  L’amata era anche in questo caso Calipso o era un’altra donna sconosciuta? Mancavano ancora dei pezzi. Non riuscivo ancora a inquadrare bene tutta la storia.
“Ah capito ora inizio subito ad indagare. Belle mi darà una mano”
“Si leggeremo ogni libro”, confermò sorridendoci.
“Va bene. Grazie per averci informato, ora però mi sa che toglieremo il disturbo”, ribattei gentilmente dopo aver notato che  Hook era molto teso, così decisi che era meglio uscire e fare il mini viaggio a cui avevo pensato prima perché aveva veramente bisogno di prendere un po’ d’aria. Avevamo appena ricevuto delle notizie che avevano sconvolto entrambi, soprattutto lui.
“Non volete rimanere neanche per una tazza di tea, potrebbe cercare di risollevare gli animi”, chiese Belle educatamente.
“No, grazie Belle. Sarà per la prossima volta”, la ringraziai prima di abbracciarla e poi dopo salutai anche mio padre. Sapevo che se avessero trovato qualcosa ci avrebbero subito informato.
Avevo un brutto presentimento, ma speravo di sbagliarmi perché non volevo assolutamente che Hook soffrisse ancora a causa del padre. Non l’avrei permesso.
“Ne vuoi parlare?”, chiesi non appena uscimmo fuori
“Grazie per aver declinato il tea..”, affermò apatico camminando senza una meta ben definita.
“Sapevo che avevi bisogno di uscire, l’avevo intuito dal tuo sguardo”, replicai seguendolo. Lo conoscevo fin troppo bene. Riuscivo a capire ormai che cosa provava solo guardando il suo sguardo o il suo corpo. Era diventato un libro aperto per me.
“Non so che pensare sinceramente Amy. Ho solo tante domande in testa a cui però non avrò risposta”, rispose voltandomi verso di me
“Lo posso capire. Per sapere dovresti parlare con lui…”, ammisi amaramente prendendogli la mano. Ci ero passata pure io solo un anno fa con mio padre. L’unica cosa che lo avrebbe fatto sentire meglio era avere le risposte alle sue domande, anche se molto probabilmente c’era la possibilità che avrebbe sofferto ancora di più di quanto non stesse già soffrendo ora, ma almeno poteva andare avanti e mettere fine a questa questione.
“Si, lo so”, ribadì serio continuando a procedere verso un piccolo laghetto non molto distante dal luogo dove avevamo fatto il pic nic. Era un luogo molto silenzioso, infatti gli unici rumori erano quelli della natura ed ora lui aveva bisogno di rilassarsi. Quel posto sarebbe riuscito sicuramente a tranquillizzarlo. Ogni luogo con dell’acqua lo faceva sempre stare meglio.
“Tu vuoi farlo?”, domandai perplessa.
“Devo. Se abbiamo poco tempo dobbiamo tentare qualsiasi cosa per capire che cosa vuole. Ho bisogno di avere delle risposte”, confessò dopo essersi seduto su un tronco spezzato che era caduto vicino alla riva.
“Posso tentare anche io. Ti posso dare una mano”, dissi mettendomi vicino a lui. Volevo sostenerlo. Non potevo lasciare che affrontasse il padre da solo.
“No! Potrebbe essere pericoloso Amy”, ribattè duro guardandomi negli occhi
“Potrebbe esserlo per entrambi…quindi non ha senso che io  stia in panchina! Non voglio lasciarti solo, soprattutto dopo tutto quello che tu hai fatto per me nell’ultimo anno. Sai che non starò ferma e buona”, replicai determinata.
“Questo è vero…non riuscirei a farti cambiare idea. Sei troppo testarda, però promettimi che in caso dovesse essere troppo pericoloso per te ti farai da parte e soprattutto prima fai tentare me”, affermò lui grave.
“Va bene, te lo prometto!”, ribadì io stringendogli la mano. Dovevo solo cercare di mantenere la calma. Potevo essere un modo per allenare il mio autocontrollo e cercare di non far prevalere la mia oscurità.
“Ora pensiamo a come farlo parlare…”, continuai mentre ammiravo il paesaggio. La Foresta Incantata aveva dei luoghi incantevoli. Vari laghi, fiumi, cascate e varie montagne  con ancora poca neve che costellavano il paesaggio di fronte a noi. Eravamo immersi nella natura allo stato puro. L’aria era pulita e anche fresca dovuto dal fatto che ormai la primavera era ormai era agli sgoccioli.
Rimanemmo abbracciati ad ammirare il lago continuando a parlare per qualche ora. Mi raccontò nel dettaglio il giorno in cui è stato abbandonato dal padre e cosa aveva provato.
La scelta di vendere i propri figli solo per una barca era inqualificabile e imperdonabile. Aveva pensato solo a se stesso ed ero certa che quel giorno non si sarà reso nemmeno conto che la sua  scelta  avrebbe potuto provocare delle conseguenze notevoli nelle vite di Hook ed Liam. Non aveva pensato alla sofferenza e al senso di vuoto che gli avrebbe procurato.
I due fratelli nonostante erano riusciti a superare il dolore provocato da Davy non avevano avuto un’infanzia normale come tutti gli altri bambini. Non avevano potuto giocare, divertirsi, correre nel bosco o esplorare i vari reami. Non erano riusciti ad essere spensierati e liberi. Era evidente che  Hook era stato un bambino che non aveva avuto la libertà di vivere la vita come facevano tutti i suoi coetanei e questo per lui era stato terrificante, lo aveva sicuramente segnato e fatto maturare prima del tempo.
L’unica cosa positiva in questa faccenda era che Hook non era stato solo, infatti suo fratello era sempre stato al suo fianco nei momenti più bui e lo aveva sempre protetto.  Era stato la sua roccia, il suo punto di riferimento. Avrei veramente voluto conoscere Liam perché per Hook era una persona fondamentale. Ogni volta che mi parlava di lui gli si illuminavano gli occhi. Lo considerava una persona leale che non avrebbe potuto mai fare nessun errore. Aveva un grande rispetto nei suoi confronti, però si vedeva anche che gli mancava.
 “Andrà tutto bene. Io sarò sempre al tuo fianco”, dissi all'improvviso.
“Lo so tesoro!”
 
30 Settembre 2015
 
Quella mattina Hook si alzò presto. Non mi svegliò nemmeno per fare colazione insieme. Ero sicura che dopo aver mangiato qualcosa degli avanzi della sera prima sarà andato da solo da suo padre. Avrei voluto accompagnarlo, ma lui al momento voleva occuparsene da solo. Io quindi decisi di andare da Rumple e vedere se era riuscito a trovare qualche informazione utile su Davy, ma per sfortuna non aveva ancora scoperto  nulla.
Decisi però di rimanere con loro per pranzo per stare un po’ in compagnia di mio padre e di Belle, anche perché ultimamente ci stavamo vedendo poco.
“Che hai Amy?”, chiese mio padre che aveva notato che la mia espressione era diventata più inquieta.
“Mi preoccupa questa cosa di Devy e di Ade. Non sapere che cosa potrebbe accadere mi sta mettendo un po’ di ansia..”, risposi continuando a girare il brodo con il cucchiaio.
“Immagino, ma tranquilla riusciremo a capire quale è il suo piano”, disse mio padre cercando di rassicurarmi.
“Lo spero”
“Ti inquieta anche che Hook potrebbe stare di nuovo male a causa del padre, vero?”, domandò Belle dopo che aveva bevuto un sorso d’acqua.
“Si, un po’ si. Non voglio che gli procuri altro dolore. Killian ha già sofferto tanto…”, confessai abbassando lo sguardo e iniziando a fissare il piatto ancora pieno.
“Non è solo Amy. Ha te e anche i suoi amici, quindi non ti preoccupare, Amy”, rispose Belle cercando di confortarmi.
“Lo so. Io rimarrò sempre al suo fianco”
Non raccontai nulla del nostro piano a mio padre perché volevo evitare i vari tentativi per persuadermi a non andare a parlare con Devy. Sapevo che lo diceva sempre perché mi voleva bene, però potevo cavarmela da sola. Dovevo solo non far prevalere la mia parte oscura. Dovevo solo rimanere calma. Potevo consideralo come una specie di allenamento.
 
Nel primo pomeriggio tornai alla “Perla” per vedere se era tornato dall’incontro con Davy. Non appena salii a bordo lo vidi subito che era seduto sul gradino a prua della nave mentre fissava il cielo plumbeo.
“Hai comunicato con lui?”, chiesi non appena fui al suo fianco.
“No, non c’era”, rispose secco. Era evidente che non stava bene. Aveva tutti i muscoli tesi, la mascella contratta e lo sguardo determinato. Sembrava un leone in attesa del momento giusto per catturare la sua agognata preda.
“Ah capito, che cosa vuoi fare ora?”, domandai preoccupata. L’ultima volta che l’avevo visto in questo stato era quando era partito per andare a uccidere mio padre. Avevo paura che potesse ricadere di nuovo nell’oscurità facendo prevalere la sua rabbia nei confronti del padre piuttosto che la ragione. Dovevo assolutamente stare al suo fianco. Non volevo che perdesse la retta via.
“Riproverò domani. Prima o poi dovrò trovarlo…sperando che il suo piano non sia già in atto…”, rispose freddo.
“Killian riusciremo a risolvere qualsiasi ostacolo che ci apparirà sulla strada”, ammisi appoggiando la mano sulla sua cercando di appoggiarlo. Volevo fargli capire che aveva il mio sostegno e che non era solo.
“Lo so. A me basta averti al mio fianco!”, replicò usando un tono più dolce voltandosi verso di me. Non aveva per fortuna più quell’espressione dura sul volto. Era tornato il mio Hook.
“Ci sarò, sempre!”
 
4 Ottobre 2015
 
I giorni successivi passarono tranquilli e senza nessuna novità, però Hook  rimaneva comunque sempre sull’allerta. Stava continuando a girare la Foresta Incantata alla ricerca di Davy perché  aveva lasciato la locanda dove l’avevamo visto la prima volta. Sicuramente avrà recepito un nemico nelle vicinanze e avrà deciso di nascondersi in modo da mettere in atto il suo piano.
Hook però non voleva arrendersi perché voleva avere delle risposte e lo potevo capire, quindi non potevo fermarlo dal suo intento perchè lo avevo fatto pure io nei mesi passati. A me invece preoccupava Ade, il dio degli inferi cosa voleva ottenere?  Perché aveva mandato Davy nella Foresta Incantata? Quale era il suo vero piano? Mio padre purtroppo non era ancora riuscito a scoprirlo, anche perché Ade era sempre rintanato negli inferi e non poteva uscire e quindi risultava difficile capire il suo vero intento. Questa storia non mi piaceva per niente. Avevo un brutto presentimento. Sentivo che la pace che avevamo avuto per due mesi stava per svanire.
Io mentre Hook faceva l’ennesimo tentativo decisi di andare a trovare Bea per aggiornarlo sulle ultime novità perché mio padre mi aveva detto che avrebbe informato tutti non appena avrebbe saputo qualcosa di più sostanzioso.
 
Dopo aver fatto colazione raccontai a Bea tutta la storia di Hook e di suo padre.  Lui iniziò come me ad agitarsi perché era preoccupato più dell’ipotetico piano di Ade che di Devy perché non avevamo nessuna informazioni  valida  e quindi dovevamo aspettarci di tutto, per di più non sapevamo neanche quando avrebbe agito e questo peggiorava la situazione già pesante. Era così snervante non avere nulla su cui poter lavorare.
“So che la situazione non è delle migliori, però devi cercare di stare il più possibile al fianco di Hook”, disse mio fratello mentre lavava i piatti che avevamo usato per la colazione.
“Bea lo sto facendo, ma è sempre fuori a cercare il padre. Mi sembra che tra noi si sia creato un muro. Mi sembra distante. Ci provo a cercare di sostenerlo, ma la situazione è sempre la stessa….”, confessai amaramente. La rabbia verso suo padre era presente perché a volte lo riuscivo a intravedere nel suo sguardo, ma molto spesso sentivo che era lontano. Era fisicamente con me, ma vedevo che la sua mente era altrove.
“Amy il solo stare al suo fianco è molto importante. Lui ti sembrerà più distaccato perché sarà preoccupato per quello che suo padre vorrà fare, ma fidati che per lui è importante averti al tuo fianco!”,  replicò lui dopo aver appoggiato l’ultimo piatto sulla mensola di legno sopra al lavandino.
“Lo so, ma io vorrei fare di più…!”, dissi afflitta mentre guardavo fuori dalla finestra di fronte a me. Notai che il tempo stava peggiorando e che stava per arrivare un bel temporale. Era proprio in linea con il mio umore.
“Lo posso capire il tuo stato d’animo, ma fidati che stai facendo molto però non puoi fare altro perchè anche se tu sia migliorata a controllare la tua magia e le tue emozioni sarebbe comunque pericoloso incontrare suo padre perché potrebbe risultare difficile per il tuo cuore. Potresti non riuscire a gestire questo boom di emozioni!”, spiegò lui serio.
“Già…”, dissi laconicamente. Per fortuna non gli avevo detto che in realtà il mio piano era cercare di aiutarlo a far parlare Davy perché sicuramente si sarebbe arrabbiato. Si preoccupano troppo. Io potevo affrontarlo, ma ora avevo promesso a Hook di lasciargli il suo spazio. Io sarei intervenuta dopo che lui sarebbe riuscito ad avere le sue risposte.
“Non ti abbattere Amy. Sono sicuro che andrà tutto bene e che ci stiamo solo preoccupando per nulla!”, replicò lui prima di abbracciarmi.
“Lo spero…!”
 
Dopo aver salutato Bea andai verso la “Perla” perché avevo promesso a Hook che sarei rimasta lì per poter pranzare insieme. Era ancora presto perché non erano nemmeno le undici quindi pensai di pulire la nave durante l’attesa, quando però arrivai vicino alla “Perla” notai Hook vicino al vascello. Era già tornato. Era arrivato prima del previsto. Strano. Forse aveva finalmente avuto qualche informazioni importante ed per questo era ritornato prima.
“Ciao Killian, questa volta l’hai incontrato tuo padre?”, domandai non appena mi trovai di fronte a lui.
“Ancora no”, rispose scoraggiato
“Come mai sei arrivato prima?”, chiesi dubbiosa.
“Non ho trovato buone piste da poter seguire…”, ammise guardandosi intorno. Mi sembrava strano questo suo cambiamento di comportamento. C’era qualcosa che non quadrava, ma forse ero io che me lo stavo solo immaginando.
“Te l’avevo detto che è inutile continuare in questo modo. Dobbiamo cambiare tattica.”, affermai diretta. Cercare senza una meta non era un buon modo per scovare il suo nascondiglio, ma intanto anche se glielo avevo detto un miliardo di volte non voleva cambiare tattica. Quando si intestardiva era inutile provare a fargli cambiare idea.
“Forse hai ragione”, rispose facendo un mezzo sorriso.
“Strano mi ascolti” , ribattei sarcastica. Il mio sesto senso mi stava urlando di stare attenta, ma io non ero in pericolo. Hook non mi avrebbe mai potuto fare del male perchè il suo cuore non poteva essere più estratto dopo la vicenda di Zelena quindi mi dovevo rilassare.
“Questa volta mi sa di si”, ribadì amicando avvicinandosi ancora di più a me.
“Beh meglio che niente comunque stavo pensando intanto che sei arrivato prima ti piacerebbe  andare a fare una passeggiata con me? Almeno cerchi di non pensare a tuo padre”, domandai dolcemente.
“Va bene”, rispose un po’ apatico. Mi stava sicuramente nascondendo qualcosa. Ne ero certa.
“Tutto bene?”, chiesi preoccupata prendendo la sua mano.
“Si, si tesoro”, ribattè distaccato.
“Oggi sembri più strano del solito. E’ successo qualcosa?”, chiesi inquieta incrociando il suo sguardo. Era diverso. Non capivo che cosa stesse pensando. Era più criptico del solito o forse ero solo paranoica.
“No, stai tranquilla”, rispose prima di darmi un bacio. Il mio cuore percepii subito che quello che avevo davanti non era Hook, ma qualcun altro. Cercai di respingerlo, ma essendo forte ci misi un paio di secondi a staccarlo da me.
“Chi sei tu?”, domandai mettendomi in posizione di attacco poi aggiunsi: “Non sei Killian!”