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You smell of cinnammon and honey.

Chapter Text

 

Eccomi qui con una nuova storia <3 

Questa storia nasce da un prompt che mi è stato dato da Arianna sul gruppo FB “Till the end of the line - Stucky”. 

(Grazie per questo prompt, spero che sia di tuo gradimento e spero di non disturbarti con certi pezzi della storia<3 )

Questa storia è un’ OMEGAVERSE e Bucky ha un passato difficile, con un Alpha violento e approfittatore.

Ci saranno scene con violenze che ho cercato di mantenere soft con ricordi o cose simili, spero che non urtino la vostra sensibilità ed in caso, io ve l’avevo detto.

Spero che la storia abbia un senso logico e che fili perchè la mia povera donzella che legge questi miei scempi, ovvero Roby R, mi ha odiato per errori e strafalcioni che ho fatto e lo so <3 Ma la devo ringraziare per avermi aiutato tantissimo e per aver comunque letto qualcosa che non era di suo gradimento, GRAZIE! <3 

Doveva essere una storia easy e corta ed invece sono arrivata ad una quota di ventuno mila parole che saranno suddivise in cinque capitoli.

Non so che altro dirvi, quindi… buona lettura? 

| NonCon | Omegaverse | Kid!Fic | Tematiche Delicate | Violenza |

 

Capitolo 1 di 5

“Cipollina muoviti! Non possiamo arrivare in ritardo il primo giorno di asilo!”

Bucky era in bagno, si stava pettinando spazzolando quei capelli corti all’indietro, spruzzandoci sopra un pò di lacca così da mantenerli in ordine.

“Papi non so che scarpe mettere!”

Alzò gli occhi al cielo leccandosi le labbra divertito da quella esclamazione da parte della figlia, era una bambina ma già ci teneva a come si vestiva.

Uscì dal bagno a torso nudo per andare in camera della piccola che se ne stava tranquillamente seduta ad osservare le due ballerine che aveva di fronte: una coppia rossa e una coppia nera.

Camminò fino a quelle scarpe e si inginocchiò fissando la piccola con dolcezza, passandogli una mano tra i folti capelli neri ricchi di boccoli, le sorrise amorevole prima di parlare e di guardarla in quegli occhi azzurri come il ghiaccio, così simili ma così differenti dai suoi.

“Andrà benissimo questo tuo primo giorno d’asilo, so che non è facile cambiare asilo ma speriamo che sia l’ultima volta questa.”

La bimba scese dal letto con un salto elegante ed abbracciò il padre, stringendosi a lui con tutta la forza che aveva in quel minuto corpicino.

Sarah era il nome di quella cucciola che aveva solo cinque anni, era una bimba sveglia e che, per sfortuna, aveva dovuto vedere scene che una bambina non avrebbe dovuto nemmeno immaginare.

“Papà non voglio che lui ci trovi ancora, non voglio che ti faccia del male… Stai sempre male quando lo vedi e io non voglio.”

Bucky si ritrovò a trattenere le lacrime mentre stringeva il corpo della figlia contro il proprio per annusare quel profumo che sapeva di loro e di nessun altro, l’alpha con cui aveva avuto quella bimba era un estremista, un viscido schifoso che lo aveva fatto catturare, lo aveva schiavizzato e messo incinta, lo aveva seviziato e venduto durante i suoi calori…

Ma era tutto finito, tre anni prima, era tutto finito.

Prese un profondo respiro calmandosi prima di indossare un bel sorriso e indicare alla piccola le scarpette rosse.

“Quelle rosse ti staranno benissimo con questo vestitino!”

La bimba si asciugò le lacrime e sorrise, felice e rincuorata da quelle parole.

Bucky si alzò da terra e si vestì indossando una camicia e un gilet sotto al quale faceva bella mostra uno spesso collare in pelle che, di solito, lui copriva con una sciarpa scura.

Afferrò la propria borsa a tracolla ed aspettò la figlia per poi uscire di casa chiudere e scendere in strada.

Non seguirono la strada principale ma passarono per la ciclabile parlando del più e del meno a voce bassa, era uno di quei traumi che era rimasto ad entrambi; quando erano in un posto all’aperto nessuno dei due urlava e, se Sarah giocava, sorrideva senza mai parlare o facendo il minimo rumore indispensabile.

Quel mostro li aveva segnati nel peggiore dei modi.


L’asilo era una bellissima struttura colorata. All’esterno l’erbetta si muoveva assieme alla leggera brezza calda e i giochi erano disposti in maniera sparsa per il cortile assieme a dei buffi funghi in cemento colorati e riempiti di scritte.

Una bidella andò loro incontro facendosi seguire dalla piccola mentre lui restava lì a guardarla allontanarsi, ogni volta che lei si allontanava lui si ritrova a guardarla con quella sensazione nel petto simile alla all'ansia da separazione ma piena di orgoglio.

Gli risultava sempre bello quanto malinconico vederla allontanarsi sia che fosse per andare a giocare con altri bambini che, come in quel momento, che stesse per iniziare l'asilo.

“James Barnes?”

Si voltò notando solo in quel momento una donna che camminava, elegante, verso di sé, essa gli tese la mano non appena lui annuì in risposta a quel nome.

“Piacere, io sono la preside, mi chiamo Natasha Romanoff e sono una beta, posso scortarla nel mio ufficio così da poter fare una chiacchierata in tranquillità?”

Bucky annuì accennando un lieve sorriso, lanciando però un ultimo sguardo alla ricerca di quella bimba che lui stesso aveva creato. Seguì quella donna con un senso di calma e di sicurezza incredibile, forse per la consapevolezza che essa fosse una beta o forse per la consapevolezza che Sarah era al sicuro lì dentro.

“Sarò sincera con lei… di solito non accettiamo cuccioli di Omega non legati ma abbiamo parlato con le due ditte con cui lavora, come fotografo se non erro...”

Bucky annuì anche a quella domanda sottintesa, odiava quelle chiacchierate informali, gli erano sempre sembrati dei maledettissimi interrogatori.

“Queste due ditte hanno dato garanzia per lei e mi hanno anche raccontato che esce da una brutta situazione con il padre di questa bambina, giusto?”

Asserì abbassando lo sguardo su quel foglio, non avrebbe rivelato ad un’estranea dettagli di quel passato che cercava di dimenticare, dettagli che avrebbero fatto rabbrividire anche la persona più gelida di quel pianeta; sospirò tornando a guardare quegli occhi da beta che si trovava di fronte, non aveva paura e glielo avrebbe dimostrato.

“Glielo devo chiedere anche se non mi piace ma… la bambina potrebbe avere degli elementi post traumatici dovuti alla vostra separazione?”

Bucky si leccò le labbra socchiudendo gli occhi e lasciandosi sfuggire dalle labbra un flebile “sì”, un assenso pieno di sofferenza e di vergogna per quella specifica domanda, Bucky avrebbe tanto voluto che la sua bambina non vedesse nulla e non fosse stata immischiata in quella brutta situazione ma, purtroppo, non era stato possibile.

“Possiamo, in caso, farla incontrare con il nostro psicologo? Anche lui è un omega.”

Bucky era consapevole dell'importanza di quella richiesta ma il solo pensiero di mandare sua figlia da qualcuno che poteva analizzarla gli dava i brividi, sapeva di dover dire di sì a quella semplice domanda, era diciamo giusto così, non sapeva quanto la piccola potesse ricordare ma non gli andava di permettere che una sua lieve paura compromettesse il futuro della sua bambina.

“Sì.”

Bucky guardò quella donna con occhi seri e ne studiò i tratti: era bella con occhi chiari e capelli rossi, aveva un corpo sinuoso e le curve erano al loro posto. La vide muoversi per incrociare le mani sulla cattedra mentre prendeva alcuni appunti prima di parlare nuovamente in sua direzione.

“Voglio che lei sappia che qui, in questa scuola ci sono degli Alpha non legati come ci sono Omega e Beta, sua figlia entrerà in contatto con tutte e tre, è d’accordo?”

Bucky disse un sì sicuro, consapevole che quelle tre “classi” andassero di pari passo e che la bimba doveva imparare a convivere con tutte e tre allo stesso modo. Ne era sicuro ma era anche involontariamente in ansia eppure, da quando era arrivato lì, aveva avvertito una sensazione simile alla pace, simile alla protezione e non voleva credere che quella fosse un’illusione.

“Ultima domanda anzi più che domanda è una richiesta formale. Quando sarà in calore dovrà avvertire e lasciare che il nostro pulmino scolastico passi a prendere sua figlia, anche all’ultimo momento e dal suo odore marcato è vicino.”

L’omega si ritrovò ad annuire, consapevole di quella cosa, sollevato ma preoccupato allo stesso modo per mille fattori che non aveva intenzione di dire a quella donna.

“Una settimana o poco più, non ho avuto modo di spostarmi prima ed integrare Sarah.”

La preside scrisse ancora con quella sua bella calligrafia sul foglio che aveva di fronte per poi sorridere e puntare lo sguardo nel suo, sicuro e senza sfumature di debolezza - sembrava quasi quello di un alpha -.

“Allora forse è meglio se non le lascio incontrare il collegio degli educatori, se mi sono accorta io dei suoi feromoni non vorrei rischiare di spezzare l’equilibrio, le da fastidio?”

Bucky sorrise alzando un angolo della bocca prima di negare con il capo, consapevole del profumo particolarmente dolce che emanava, il suo primo compagno aveva detto che sapeva di cannella e di miele, a tratti stopposo e che non tutti amavano…

“Non ce l’ho con lei, sono solo….”

“Misure di sicurezza, sì lo so e sono più che giuste.”

Aveva interrotto la frase della donna, era stanco di sentirsi dire delle piccole e giustificate menzogne, aveva sempre preferito scontrarsi con la realtà nuda e cruda piuttosto che con le bugie.

“Bene, mi piace come ragiona, quindi le do il benvenuto nella scuola.”

 

****************

 

“Sì pronto scuola materna, come posso esserle utile?”

Bucky ingoiò un groppo di saliva mentre, seduto sul divano, stava iniziando a sentire la gola secca e il calore divampare, pezzo dopo pezzo, dentro di sé.

“Sono il padre Omega di Sarah, penso… riuscite a portarla voi a casa, sono in calore.”

La bidella annotò e gli rispose con tono dolce, quasi che sapesse cosa stava provando e nella testa di Bucky si figurò quella donna come un omega chissà per quale strano motivo.

“Grazie.”

Chiuse la chiamata e si alzò da quel divano chiudendo lo schermo del pc, dal quale stava lavorando, raggruppando le proprie carte e fotografie prima di dirigersi verso il bagno.

Barcollò gemendo un paio di volte mentre i brividi iniziavano a farsi sentire minacciosi e odiosi, erano anni che Bucky aveva iniziato ad odiare quei calori, il suo maledetto corpo necessitava solo un maledetto pene che lo riempisse, era logorante ed umiliante.

Cercò il soppressante e la pillola per lenire quella voglia irrefrenabile, doveva pensare alla bimba prima di tutto, non a se stesso.

Afferrò il laccio emostatico e se lo legò attorno al braccio usando i denti come aiuto per stringere ed attese qualche secondo per lasciare il tempo alla vena di salire in superficie. Prese la siringa e la riempì di liquido stappandola con i denti e preparandola con calma, doveva fare le cose pazientemente se voleva che funzionasse…

Puntò l’ago sulla vena che pulsava carica di ormoni e di sangue, osservò quella punta bucare la pelle e sprofondare prima di premere per lasciare che il liquido entrasse in circolo. Allentò il laccio e si voltò a guardare l’orologio contando mentalmente il tempo che lo divideva dallo stare meglio.

“Maledizione.”

Si alzò lasciando scivolare una mano sul proprio cavallo dei pantaloni trovandolo rigido e fastidioso, gemette quasi sofferente e sferrò un pugno al muro appoggiandoci successivamente la fronte mentre, calde lacrime, cadevano dai suoi occhi.

Un altro pugno venne sferrato contro il muro di quel bagno per poi scivolare a terra e permettere alle proprie mani di andare a liberare quell’erezione dolorosa che non gli avrebbe dato tregua se non l’avesse sfogata.

Si masturbò lasciando che la mano, chiusa in un pugno quasi rigido e soffocante, si abbattesse su di sé con furia e vergogna. Il piacere lo raggiunse quasi subito con un suono basso e feroce quasi un ringhio, odiava quel periodo non solo per la condizione in cui versava ma anche per quei ricordi che, ogni volta, si facevano largo nella sua mente.


Sei in calore, fottuto omega?”

Non voleva.

Non voleva quelle mani che lo stavano toccando, che lo stavano spogliando e violando.

Non voleva quella lingua sconosciuta che lo stava leccando senza alcun ritegno.

Non voleva quel membro che senza preavviso si era fatto strada in lui con prepotenza.

Ma anche se la sua testa non lo voleva il suo corpo sì, lo richiedeva a gran voce producendo ormoni e liquidi in eccesso.

Ora che vi ho aperto la strada, signori, potete scoparvelo, vi offro il mio omega per la cifra che abbiamo pattuito.”

Aveva negato, aveva provato a divincolarsi ma la droga che quel bastrdo gli aveva iniettato spacciandogliela per soppressore era potente e lui era solo gelatina vogliosa di essere riempita dalle loro mani.


“Papà sono a casa.”

Si era spostato ripulendo lo scempio che aveva combinato in bagno e finendo in soggiorno sedendosi, vibrava aspettando che quella medicina facesse effetto. Alzò il capo dal divano sorridendo alla propria figlia con dolcezza, cercando di accantonare quei brutti ricordi da qualche parte lontano dalla bellezza innocente di Sarah.

“Ehi cipollina, scusa se non sono venuto a prenderti.”

Si alzò dalla seduta raggiungendo la cucina subito seguito dalla piccola che, apprensiva, lo guardava preoccupata. Bucky le passò le mani tra i capelli baciandole la fronte con amore inebriandosi di quell’odore che gli faceva capire di essere lì, vivo e vicino alla sua creatura.

“Ti preparo qualcosa da sgranocchiare poi voglio che tu ti metta nella tua stanza per disegnare e solo dopo potrai guardare i tuoi cartoni…"

La bimba aveva annuito a quella semplice frase, consapevole di quel male che affliggeva il padre circa tre volte in un anno, Bucky gli aveva detto che era il suo corpo, glielo aveva spiegato in modo che la bimba non si preoccupasse troppo ma, nonostante ciò, la piccola Sarah lo guardava sempre come se stesse per morire.

Innocenza, ecco cosa leggeva sul volto della figlia, della semplicissima e bellissima innocenza.

Le diede del cibo, la accompagnò nella sua “tana” e la aiutò a sistemarsi per iniziare a fare alcuni disegni dandogli degli spunti e chiedendole di farli per lui.

“Quando smetterai di stare così male? Non voglio vederti così...”

L’aveva mormorato mentre lo abbracciava, aveva parlato con la testa china e Bucky non aveva potuto fare a meno di trattenere le lacrime lasciando che un sorriso dolce affiorasse sulle sue labbra, quella bimba era un concentrato di tenerezza, era la sua luce in quella vita fatta di tenebre.

“Quando sarai più grande capirai, vengo a chiamarti più tardi quando starò meglio, ok?”

La bimba si ritrovò ad annuire, Bucky l’aveva abituata a stare da sola in quei casi, non poteva e non voleva farsi vedere in situazioni del genere, non ancora…

Si diresse in bagno, cercò nel cassetto altre pillole per il calore e si ritrovò in camera propria, prese un bel respiro accendendo la piccola lampada sul comodino e si chiuse la porta alle spalle facendo scattare la chiave e chiudendosi dentro.

Quel suo mondo di omega era solo una vergogna…


E’ il tuo istinto, sei una puttana senza scrupolo...”

Sì, era vero perchè il suo corpo diventava caldo, era voglioso, era bagnato solo per la voce del primo Alpha che passava ma lui non ci poteva fare nulla, era nato omega ed era forse la maledizione peggiore.

Guardati… ti abbiamo scopato in quattro e non ne hai ancora abbastanza.”

Lo aveva afferrato per i capelli con violenza ma il suo corpo era molle, voglioso di seguire quella brutalità mentre si lasciava aprire la bocca da quelle dita ruvide che lo guidavano.

Le parole che vennero dette dall’uomo, dal suo alpha nei momenti successivi furono il motivo scatenante di tutto, furono quelle che gli diedero la forza di reagire e di combattere quei soprusi che andavano avanti da cinque lunghi anni.


Bucky ricordava perfettamente quelle schifose dita che si attanagliavano al suo collo e che lo obbligavano a voltarsi verso un punto poco luminoso della stanza, ricordava perfettamente gli occhi della piccola, gli occhi di sua figlia che lo guardavano terrorizzati mentre le sue dita avevano iniziato a tremare.

“Maledizione… merda.”

Gemette di fronte a quei ricordi, dolorosi e incontrastabili che tornavano pezzo dopo pezzo ogni volta, rendendo il calore una sorta di incubo ad occhi aperti.


****************


“Buon giorno Jeremy e buon giorno anche a te Chris.”

Steve si era ritrovato, quasi casualmente, ad accogliere tutti i bambini. Adorava il suo lavoro e adorava i bambini, li salutava con un sorriso carico di dolcezza mentre attorno a sé il suo lato Alpha li metteva a loro agio, li faceva sentire protetti.

“Ciao piccolina tu devi essere la bimba nuova, la preside mi ha detto che sei arrivata ieri. Io sono Steve Rogers e tu?”

Non aveva mai visto una bimba così bella in tutti quegli anni di asilo, aveva dei boccoli neri e degli occhi color del ghiaccio che, in quel preciso istante, lo stavano guardando quasi sofferenti, era diffidente e non si era nemmeno avvicinata a lui.

Steve si inginocchiò portandosi alla sua altezza, guardandola sorridendole ed estraendo dalla tasca una caramella alla frutta e porgendola alla piccola che, subito, sorrise dolcemente.

“Grazie Steve.”

La mano del biondo andò ad accarezzare la piccola testolina nera con affetto, si guardò attorno non vedendo nessun altro se non la bidella che, gentilmente, gli mimò che il genitore era un omega ed era in “quel periodo dell’anno”.

“Come mai quel muso lungo?”

Chiese allora porgendole la mano per condurla fino alla stanza dei giochi, mano che la piccola guardò per un attimo prima di afferrare timorosa, era guardinga ma curiosa.

“Se non ne vuoi parlare va benissimo ma ti dico un segreto…”

La piccola lo guardò quasi calamitata da quell’alpha che gli stava parlando, Steve sentì quello sguardo curioso su di sé e si abbassò a mormorargli all'orecchio che venne subito teso verso di lui.

“In verità sono un supereroe e aiuto i bambini a sorridere.”

La bimba ridacchiò guardandolo in volto, divertita e stupita da quel potere non tanto super, lasciando Steve soddisfatto del suo operato, alla fine l’aveva fatta ridere e, incredibilmente, era ancora più bella quando rideva.

“Sei un supereroe strano, ma mi piaci, hai un buon odore.”

Steve ridacchiò a quel commento, era un alpha e quella bimba aveva addosso un profumo speziato, dolce e quasi stucchevole ma confortante, sembrava cannella unito a qualcos’altro che non riusciva a capire.

La bimba era una beta quindi non poteva essere sua quella buona scia…

Condusse la bimba nella sala adibita ai giochi e la guardò ridere mentre si approcciava agli altri bimbi.

“Steve… ti ho proposto almeno metà delle mie conoscenti, uomini e donne, ma tu nulla… ti direi quasi che stai sfociando nella pedofilia se io non sapessi che quella piccola è una beta, ti ho visto mentre analizzavi il suo odore...”

Steve si voltò mettendo le mani in tasca sorridendo divertito e colpevole a quella donna che faceva loro da preside. La conosceva da tanto tempo, da quando erano piccoli e l’adorava quasi quanto adorava il lavoro che faceva.

“Ha addosso un odore buonissimo…”

Natasha lo guardò e Steve sentì su di sé quello sguardo indagatore, tanto che si ritrovò a sbuffare incrociando le braccia al petto prima di guardarla curioso.

“Non hai nessun impulso strano, mi posso fidare?”

Steve si ritrovò ad annuire con il capo mentre andava incontro ad un piccolo che era caduto a terra, lo prese tra le braccia portandolo nei piccoli bagni a bagnare quel ginocchio che si era leggermente sbucciato.

Lasciò il bimbo alle cure della bidella e venne nuovamente raggiunto dalla rossa che gli sorrise divertita e misteriosa, come lo era sempre con lui.

“Il padre della bimba è un omega non legato e, in questi giorni, è in calore."

Steve guardò la rossa per poi spostare quello sguardo chiaro verso la bambina che, anche se timidamente, sorrideva a tutti.

"La sua scia sa di buono, ho solo detto questo…"

Steve arrossì per quella dichiarazione, si grattò la nuca imbarazzato per la discussione e, successivamente, guardò la rossa sorridendole prima di andarsene.

Ecco perché la bimba era triste, un padre single omega ed in calore con una bimba beta non erano un'accoppiata semplice da gestire…

"Ehi bimbi occhi su di me che dobbiamo presentarci tutti a questa nuova bimba che si è unita a noi."


Passarono alcuni giorni e la bimba, dopo il consueto riposino pomeridiano, si lanciò su Steve stringendo un peluche a forma di lupacchiotto e si fece strada tra le sue braccia, in lacrime, disperata.

"Sarah calmati, che è successo?"

La bimba singhiozzò tra le sue braccia, piangeva silenziosa raggomitolandosi tra i suoi muscoli pronunciati.

Passarono un paio di minuti così, lei abbracciata al suo peluche mentre una manina era ancorata alla sua camicia.

"Io… io…."

Le passò un dito sotto le ciglia asciugando le lacrime che ci erano rimaste incastrate, lo fece mosso da un istinto che da sempre lo accompagnava, un istinto di protezione che sembrava triplicato con quella particolare bambina.

"Jason mi ha preso in giro perché non ho un papà alpha… dice che sono strana… e… e…"

Si ritrovò ad accarezzarle i capelli per calmarla e spingerla a parlare senza forzarla.

"Voglio solo che il mio papà stia bene, ha già sofferto tanto e io voglio solo una famiglia normale."

Il cuore di Steve si strinse in una morsa quasi opprimente, quella semplice dichiarazione era riuscito a farlo sciogliere perché alla fine quella bimba voleva solo il bene della sua famiglia. Una domanda si fece strada nella mente dell'alpha:

Cosa aveva dovuto subire quella bimba per essere così disperata?

Doveva conoscere quell'omega per capire meglio la bimba e per farla stare meglio… non c'entrava nulla il suo profumo anche se forse la curiosità era data anche da quello.


Steve stava salutando la madre alpha di uno dei bimbi quando vide la piccola Sarah scappare dalle mani della bidella per lanciarsi tra le braccia di un uomo.

Fece per andarsene dalla conversazione ma venne trattenuto riuscendo solo a guardare da lontano quella figura dai capelli corti e scuri.

Il giorno dopo non riuscì a trovarsi all'uscita perché un bimbo aveva bisogno di andare in bagno e il giorno dopo si ritrovò a dover dividere una piccola rissa da asilo.

La settimana era stata un inferno, soprattutto dal lato dei bambini che sembravano particolarmente scalmanati ed energici.

Voleva incontrare il padre della bambina a tutti i costi, era come se il suo istinto primordiale glielo chiedesse.

La piccola Sarah gli creò l’incontro perfetto qualche giorno dopo, lei si aggrappò al suo braccio e al suo petto con, addosso, un odore fatto di tristezza e malinconia, una scia che lui non riuscì ad ignorare nè come maestro d’asilo e nemmeno per il fatto di essere un alpha. Le sorrise accarezzandole la testa cercando di calmarla con un tono dolce e pacato.

“Avanti Sarah devi andare a casa, il tuo papà ti starà aspettando, avanti…”

La bimba negò cacciando, al povero alpha, il naso tra i pettorali con prepotenza e senza alcuna intenzione di mollare quella presa.

“Mi piace troppo il tuo odore. Ti porto a casa con me!”

Steve sospirò scuotendo il capo, divertito e docile in quella situazione strana che si stava creando; non amava usare il suo lato alpha, lo detestava perché ciò significava imporre a qualcuno di fare qualcosa per forza, era come forzare un’azione…

“Sarah, davvero non dovresti nemmeno abbracciarmi, non so se al tuo papà possa fare piacere sentirti arrivare a casa con il mio odore addosso quindi per favore…”

Stava parlando con tono basso e con gli occhi chiusi, cercando di ponderare le parole in modo da far capire a quella bimba l’importanza di quegli odori così differenti e che, se non compatibili, potevano davvero dare fastidio a qualcuno.

Accarezzò i capelli della bimba come se fosse un gesto abitudinario, quasi che lo facesse tutti i giorni e gli risultò piacevole, quel semplice gesto appagò il suo lato alpha e il suo lato protettivo.

“Sarah ti stavo aspettando…”

Si ritrovò a spalancare gli occhi nell’udire quella voce bassa e mascolina, alzò quello sguardo ritrovandosi a specchiarsi in quello dell’omega.

Il primo pensiero che gli passò per la testa fu semplice quanto spiazzante: era bello.

Bello davvero, con quegli occhi chiari, curato, con quei capelli ben pettinati, dolce con quell’odore che finalmente era riuscito a catalogare, sapeva di cannella e di miele.

“Papà possiamo portarlo a casa?”

 

[To Be Continued…]
 

 

Salve a chiunque sia arrivato fin qui! 

Grazie a chiunque abbia letto, deciso di recensire o di seguire questo scempio di storia, grazie davvero siete la mia luce in fondo al tunnel!

I capitoli sono cinque, tutti scritti e corretti, penso che li pubblicherò a distanza di un paio di giorni o al massimo tre giorni perchè starmene lì con i capitoli pronti ad attendere io non ce la faccio, sono impaziente per la pubblicazione! 

Spero di non avervi annoiati o peggio schifati e ci si legge al prossimo capitolo!

Ciaoo!!!