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What we should be, what we will become

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Il nervosismo minaccia di travolgerlo, l'ansia cresce dentro di lui come un'onda e diventa sempre più grande ogni secondo che passa. Sa perfettamente perché è stato convocato, non può fare finta di niente. E inoltre se lo aspetta: certe cose, se tuo padre è un abilissimo maestro ninja, escono allo scoperto in un modo o nell'altro.

Bussa tre volte sulla porta del dojo, la mano gli trema leggermente. Attende trepidante la risposta che sta per arrivare.

È impossibile che la felicità provata in quegli ultimi mesi possa durare per sempre, quella parte pessimista del suo cervello gliel'ha ripetuto tante di quelle volte che ha perso il conto, eppure ha continuato un ignorarla, crogiolandosi nel tepore di quel segreto tanto bello . Ha perso la cognizione del tempo nei momenti in cui si trova tra le sue braccia, si sente così sicuro che tutte le sue preoccupazioni scivolano via, tenendo solo una calma incrollabile. È più utile di tante ore di meditazione. Ma ora è tutto finito.

- Entra, Leonardo. - dice quella voce che conosce tanto bene.

Leonardo sente il respiro che inizia ad aumentare, mentre cerca di reprimere l'istinto di scappare via, fuggire lontano e non farsi vedere mai più. Ma Leonardo Hamato non è certo certo un codardo, perciò caccia via quei pensieri e, facendosi coraggio, entra con passo sicuro.

Suo padre è in ginocchio, le candele intorno a sé con le fiammelle che tremolano leggermente, gettando una luce sulle spade e altre cose lì, creando così le ombre quasi spettrali.

Leonardo si siede accanto a lui emettendo un sospiro, unica traccia del suo nervosismo. - Hai qualcosa da dirmi, padre?

Il vecchio topo posa lo sguardo su di lui, negli occhi una luce che Leonardo non ha mai visto, piena di giudizio. - Sì, figliolo, e tu sai benissimo cosa desidero dirti.

Leonardo esala un respiro profondo, per voce che la voce sia sicura di parlare. - Non mi pento di ciò che ho fatto. - dice deciso, e mai parole sono più vere.

Splinter sorride e scuote la testa. - Questa non è una cosa che si fa in uno, ma in due. E l'avete voluto entrambi. - il vecchio maestro fa una pausa prima di continuare, durante la quale Leonardo trattiene il respiro quasi inconsciamente. - Io non ho nulla contro ciò che siete diventati, ma una situazione del genere con uno dei tuoi fratelli porta delle conseguenze. Voglio che tu vada in Sud America per un anno.

Leonardo sbarra gli occhi. - Perché? - riesce a chiedere dopo qualche secondo di silenzio, solo una minima parte del suo cervello rimugina su quel “non ho nulla contro ciò che siete diventati”; permette solo a quella parte di sé di rallegrarsi della notizia, il resto si sente morire all'idea di dover stare lontano da casa tanto tempo. Ma sa che lo farà  nonostante le sue reticenze, perché è quello che vuole il suo maestro.

― Perché i sentimenti che provate l'uno verso l'altro potrebbero interferire col tuo essere un leader. In Sud America procede il tuo addestramento, per migliorare come capo e per dividere i sentimenti dal tuo essere un ninja. ― il vecchio topo s'interrompe per qualche attimo. ― Partirai tra due giorni. ― e quelle quattro parole suonano come una condanna a morte.

Leonardo, razionalmente, capisce che Splinter ha ragione. Davvero. Ma la sua parte sentimentale continua a dire che non è  giusto e che deve esserci per forza un'altra soluzione, una qualsiasi.

― Io... sì, Sensei. ― Leonardo rinuncia a dire alcunché, preferendo piuttosto ritirarsi in camera sua a pensare a cosa dire a suo fratello; tanto é immerso nelle sue riflessioni che, quando si sdraia sul suo futon, non si accorge che lui lo aspetta lì, appoggiato ad un muro della stanza che è rimasto nell'ombra. L'altra tartaruga lo chiama con tono di voce sussurrato, ma questo basta per farsi sentire.

― Raphie! ― esclama Leonardo alzandosi con uno scatto fluido, e Raffaello si rende conto in un attimo che ciò che è successo è più grave di quanto pensa: Leonardo non s'è minimamente accorto della sua presenza. Normalmente non si sarebbe mai lasciato sorprendere in quel modo.

― Cos'è successo, Leo? ― gli chiede senza troppi giri di parole, e davvero, Leonardo non sa proprio da dove cominciare.

―Devo andare via, in Sud America, per un anno. ― dice alla fine, dopo qualche attimo di silenzio pesante come piombo.

Leonardo può vedere gli occhi dorati di Raffaello, sempre brillanti nell'ombra, che si sgranano mentre si stacca dalla parete e il suo corpo si irrigidisce. Leonardo si prepara internamente a vedere uno scoppio di rabbia.

― Perché? ― sputa quasi suo fratello mentre digrigna i denti, ripetendo senza saperlo ciò che ha chiesto lui stesso al maestro Splinter poco prima, con la medesima espressione e un identico tono di voce. ― Solo perché ha scoperto tutto? ― sembra sul punto di uscire dalla stanza gridando improperi, e Leonardo si sente in dovere di fermarlo.

― Non fare niente di stupido, Raffaello. ― dice avvicinandosi a lui.

Vede i suoi pugni stringersi con forza. ― Come puoi dire una cosa del genere, davvero non t'importa nulla? Te ne andrai così, senza neanche opporti?

― Devo farlo.

― No.

Leonardo prende un respiro profondo e guarda Raffaello negli occhi. ― Mi dispiace. ― e davvero lo pensa, con tutto il suo cuore. Ma mentre osserva le iridi dorate di suo fratello, si rende conto che Raffaello si sta arrabbiando davvero molto, solo con lui; se ci riflettesse, però, si accorgerebbe che non è colpa sua, qualche settimana e la vita al rifugio diverrebbe insostenibile con un Raffaello arrabbiato col maestro Splinter. Quindi Leonardo fa l'unica cosa che impedirebbe a Raffaello di avercela per sempre con quello che è, a tutti gli effetti, suo padre: mente. ― E poi io sono d'accordo ad andarmene.

Raffaello assottiglia gli occhi. ― Quindi non t'importa se non ci rivedremo per un anno?

― Esatto. ― Leonardo si sente morire dentro quando vede ogni muscolo del corpo di Raffaello irrigidirsi, né dice niente quando se ne va sbattendo la porta. Non hanno altro da dirsi.

Leonardo da un pugno, con tutta la sua forza, alla parete della stanza, incrinandola un po'. Il dolore però fa il suo dovere: lo rende di nuovo lucido. Non può lasciarsi trascinare dai sentimenti, deve essere freddo, calcolatore, una macchina da guerra. E quei sentimenti non aiutano per nulla.