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Mickey Mouse

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Cap.1 La caduta

 

Topolino teneva tra le mani la foto di sua sorella, nell’immagine quest’ultima teneva gli occhi chiusi e aveva la guancia sporca di terra. Al fianco della piccola topolina c’era lui, indossava dei vestiti laceri e dei pantaloncini corti, aveva un orecchio più basso dell’altro e ricoperto di polvere.

Mickey serrò più forte i bordi della fotografia, guardando l’orizzonte del mare, la luce del sole che si rifletteva sull’acqua.

 

“Sei diventato troppo borghese” disse Gambadilegno, ridendo sgangheratamente.

Topolino incrociò le braccia al petto.

“Detto da te, che sei un borghese decaduto, non ha molto credito. Eri miliardario, tuo padre ti aveva lasciato una grande ricchezza, hai sperperato tutto con il gioco d’azzardo. Sai, ero lì, ti stimavo, volevo imparare da te, ero così schifosamente ingenuo. Trudy si meritava una vita migliore, ma tu vuoi fare il delinquente incallito, ti ci diverti. Chissà che diamine vuoi dimostrare” ribatté.

Gambadilegno era sdraiato su una brandina, dietro le sbarre.

“Minnie si meritava qualcuno che non fosse un amico delle guardie” ringhiò.

< Lo so bene che una parte di te la vorrebbe ancora per sé > pensò Topolino.

“Hai ragione, Minnie si meritava qualcuno di migliore. Non perché aiuto la polizia, già di più perché mi perdo nei miei casi come detective e mi dimentico di vivere, alle volte anche di lei” sussurrò. Infilò le mani in tasca ed uscì dal corridoio delle guardine, incassando il capo tra le spalle.

 

< Sono solo un poveraccio arricchito e per quanto ci provi, non riuscirò mai ad integrarmi. Vorrei che Minnie fosse felice. Vorrei essere un buon padre per Tip e Tap, in nome di quello che mia sorella aveva rappresentato per me.

Vorrei tante cose… Rivedere i miei amici, tornare a divertirmi come un tempo >.

“Ero più felice quando non avevo niente a parte Pluto e l’amore della mia Minnie.

Vorrei tornare a quando ero felice” sussurrò.

Il vento gli strappò dalle mani la fotografia.

“No!” urlò Topolino, inseguendola. La foto era volata sopra la spiaggia verso la torretta abbandonata del bagnino. La scaletta era crollata e la porta in alto era scardinato.

Topolino vide che la foto che si era incastrata tra due travi di legno del tetto, si sfilò i vestiti rimanendo in boxer e si afferrò un palo di legno ed iniziò ad arrampicarsi.

< Non guardare giù o avrai le vertigini… Questo mi ricorda quando per un periodo feci il pompiere. Non riuscivo mai a tenermi un lavoro, ma ogni esperienza era unica. Ogni volta una nuova avventura.

Mi manca la risata di Pippo, lo sguardo intenso di Paperino quando aveva una buona idea.

Chissà cosa fanno ora, se hanno trovato la stessa stabilità che io e soprattutto… >.

 

Indiana guardò Topolino sprofondato nella poltrona, stretto nella sua vestaglia di flanella rossa.

Pipps sospirò e si sfilò il cappello, poggiandolo sul tavolo.

“Non fare così. Ti porterò con me nella prossima missione. Cerca di capire, il sindaco non apprezzerebbe se mettessi in pericolo l’immagine di questa città. La premiazione come cittadino dell’anno è stata di recente, gli occhi sono puntati su di te e…” si giustificò.

“Lo dici da anni ormai. Dimmi solo una cosa” disse Topolino. Alzò gli occhi melanconici su di lui, le rughe profonde sotto di essi. “Quando si sente la mancanza, la nostalgia, profonda, di qualcosa, come lo si dice? Come si esprime, visto che tu sai sempre tante cose?” esalò.

“I tedeschi dicono: sehnsucht” rispose Indiana Pipps.

 

< … se provate la mia stessa sehnsucht > pensò Topolino. Sfiorò la foto, questa si staccò e volò nuovamente via, l’afferrò, saltando e precipitò. Cadde rovinosamente sulla sabbia della spiaggia, perdendo i sensi.