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I Wanna Do Bad Things with You

Chapter Text

Essere un telepate faceva schifo.
Essere un telepate adolescente faceva ancora più schifo.
Essere un telepate adolescente in una scuola completamente maschile era il massimo dello schifo.

Erano queste le tre certezze di Hunter Clarington da quando era stato costretto a smettere con gli steroidi, non lo sapeva nessuno eppure … con quelli stava bene, non sentiva più tutte quelle dannate voci nella sua testa e per due anni si era illuso di essere normale, era così bello non sentire i pensieri di chi gli stava attorno, né concetti e nemmeno immagini, la normalità era deliziosa. Da quando aveva smesso era stato come se due anni arretrati di pensieri si fossero abbattuto sulla sua testa con la stessa intensità di un uragano, o di un dopo sbronza, specialmente quelli in cui lui, Claude e Jason si sbronzavano nonostante Jason sarebbe dovuto essere l’adulto responsabile. Jason Stackehouse … adulto responsabile … non ci credeva nessuno.

Smettila, non sono cose carine da pensare inoltre devi ancora studiare matematica gli arrivò nella mente dopo un solletico prevedibile, Sookie, maledetta lei e maledetto il giorno in cui aveva deciso di seguirlo al nord con la scusa che lì si mangiava male. Si trovava così bene all’Accademia militare, con gli steroidi non sentiva nemmeno i pensieri; non che in quel posto si fosse mai troppo pensato, lui a Colorado Springs e sua zia a mezza giornata di macchina, poi ci si era messa di mezzo quella dannata borsa di studio.

Non ho voglia di tornare in camera, non con lui che di sicuro mi starà aspettando al varco rispose prima di sorseggiare il suo caffè, quando all’inizio dell’anno si era ritrovato a dividere la stanza con Sebastian aveva colto alcuni aspetti negativi tra cui le insistenze dell’altro, ma era stato quando aveva riavuto i suoi … poteri che si era accorto di quello che l’altro pensava su di lui, su quello che avrebbe voluto fargli e non era piacevole ascoltare quei pensieri. Primo perché lui non era gay, secondo perché se anche lo fosse stato non si sarebbe mai avvicinato a Sebastian Smythe.

Stai esagerando, hai idea di quanti abbiano pensato cose simili su di me? Gli arrivò nella sua mente e gli fece alzare lo sguardo, ma perché non era normale come sua madre? Escludendo la droga, la bisessualità e le mani bucate sua madre era la donna migliore che ricordasse. Gli sarebbe piaciuto incontrare Sebastian quando era bambino, quando tutto era più facile, lui e sua madre erano insieme e viveva a New Orleans, poi sua madre aveva rovinato tutto.

È diverso … si diverte così tanto a pensare quelle porcherie quando ci sono rispose prima di pulirsi con il tovagliolo, la Dalton non gli aveva dato grandi problemi sotto quel punto di vista, bastava evitare i Niff per non ritrovarsi ad intercettare i loro pensieri smancerosi ma per il resto era tutto nella media, a meno che non si parlasse di Smythe ovviamente.

<< Ti ho insegnato come chiudere la tua mente, se non lo fai con lui, e solo con lui, deve essere perché ti piace, sicuro che i suoi pensieri non ti lusinghino? >> gli chiese Sookie a voce prima di sedersi accanto a lui, come fosse possibile che dovunque andasse sua zia trovasse lavoro come cameriera era qualcosa che non capiva. << Non mi lusingano, mi fanno schifo … sesso, sesso e ancora sesso, non riesce a pensare ad altro >> rispose a bassa voce, non che sua zia fosse la migliore esperta ma aveva abbastanza ex fidanzati per consigliargli cosa fare.

<< O forse lo pensa quando è con te, so che non avrei dovuto farlo ma ho sondato la sua mente poco prima delle Provinciali … è un ragazzo intelligente, forse un po’ viziato, non pensare che se continui così smetterà, gli stai solo dando un incentivo per continuare, un po’ come Eric con me >> fu la replica di Sookie, forse doveva semplicemente dire a Sebastian di piantarla e fargli capire che non doveva insistere, più facile a dirsi che a farsi rifletté, ma era stufo, stufo di quei pensieri, di tutto.

<< Fottute fate >> disse prima di abbracciare Sookie e andarsene: avrebbe risolto il problema prima di cena, doveva.


***

 

Tornare in stanza nel momento in cui Sebastian doveva studiare chimica per un test gli era sembrata un’ottima idea, peccato che invece delle formule e degli enunciati la mente del francese fosse piena di tutt’altre cose, e lui le avvertiva chiaramente. Sookie aveva ragione, era bravo a chiudere la mente ma non voleva farlo con Sebastian, voleva scoprire fin dove sarebbe arrivato l’altro, inoltre quelle immagini … non smetteva di pensarci, erano così conturbanti e pieni di carnalità, a volte ci aveva anche ripensato, in un angolo buio della sua mente che chiudeva a chiave ogni mattina non appena si svegliava, con la differenza che le immagini che sognava non avevano volto in modo che non ci pensasse al mattino.
<< La pagina potrà anche essere difficile ma dopo mezz’ora pensavo l’avessi memorizzata >> gli fece notare mentre coccolava distrattamente Clarence, si era chiesto perché proprio lui, cosa avesse di diverso dalle solite conquiste di Sebastian e la chiacchierata con Sookie gli aveva rivelato un’altra prospettiva.


C’è qualcos’altro che vorrei memorizzare, i suoni che fai quando ti tocco, il calore della tua pelle e … quanto mi piacerebbe avere il tuo cazzo in bocca, saprei io come farti godere gli arrivò in mente con la stessa intensità di un lampo, per sua sfortuna Sebastian trasmetteva con facilità sorprendente e quei pensieri … l’altro sembrava volerlo fare apposto perché non era normale pensare al sesso ventiquattro ore su ventiquattro. << E io che pensavo che non t’importasse di me, e invece controlli anche se studio, davvero carino da parte tua Clarington >> fu invece la risposta di Sebastian, doveva solo dirgli di smetterla di provarci, era facile, solo poche parole e poi sarebbe finita.


Potevi chiedere di cambiarti stanza a ottobre, o venire da me, ma non hai fatto, quel ragazzo lusinga il tuo ego inoltre non c’è nulla di male ad essere gay, pensa a Lafayette, alla povera Tara o a tua madre sentì nella mente dopo un solletico familiare, ora anche sua zia s’intrometteva. Esci dalla mia testa zia, so gestire uno come Smythe le rispose cercando di non arrabbiarsi.


<< E ora che ho detto per farti preoccupare? Finisco qui e poi ti aiuto a rilassarti, fidati Clarington ti piacerà >> sentì dire da Sebastian, doveva imparare a mostrarsi impassibile quando aveva una conversazione telepatica, se Sebastian, Smythe, si era accorto di quello allora la sua impassibilità era andata a farsi allegramente fottere.
<< Smettila, hai capito? Smettila, per due semplici motivi: il primo è che non sono gay, il secondo è che se anche lo fossi tu saresti l’ultimo uomo che mi scoperei! >> urlò dopo aver appoggiato a terra il suo gatto sperando che l’altro avesse colto il messaggio.
<< Hunter Clarington … come hai fatto ad entrare nella mia testa? >> gli domandò Sebastian chiudendo il libro e lui si sentì mancare, era sicuro di aver parlato a voce alta e invece aveva urlato la sua frustrazione nella mente dell’altro che ne era rimasto giustamente sgomento.


Sebastian non sapeva nulla, nessuno sapeva in tutto il fottuto Ohio del suo … dono, solo a Bon Temps lo sapevano e come per sua zia erano in pochi a crederci, zio Jason, Lafayette, Jason, Andy Bellfleur e sua figlia, Holly … nessun altro e ora aveva urlato un’intera frase di senso compiuto nella mente di Sebastian Smythe, e sperò di non avergli causato dei danni, un attacco telepatico del genere avrebbe avuto delle conseguenze, se lo sentiva.
<< Io … io non posso dirtelo … e ora devo andare a … devo andare >> disse, doveva riflettere da solo su quello che era accaduto, sulla sua telepatia e sul suo retaggio e sul perché di tutti gli studenti della Dalton gli fosse capitato proprio lui.
<< No, tu ora non vai da nessuna parte, resti qui e mi spieghi come cazzo hai fatto? Cosa sei? Cosa cazzo sei? >> gli chiesa nuovamente Sebastian e questa volta la sua mente era spaventata, confusa e c’era una piccola punta di curiosità e di interesse, un turbinio quasi fastidioso, quei pensieri confusi che si avvicendavano nella mente dell’altro gli davano fastidio, gli stavano facendo male.


<< Devo andare, ora! Non mi toccare! >> quella volta era sicuro di aver parlato, peccato che non si accorse della sfera di luce finché non la sentì colpire il corpo di Sebastian che un attimo dopo era a terra mentre Clarence lo osservava dal letto. Questa volta vide solo terrore e una leggera curiosità negli occhi dell’altro e si rifiutò di leggergli la mente, non bisognava essere un telepate per capire.
<< Devi starmi lontano Sebastian, è per il tuo bene, fidati >> rispose, doveva parlare con Sookie, e forse anche con nonno fata e soprattutto doveva rilassarsi e riflettere su quello che aveva appena combinato.