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Lunga vita al nostro viaggio

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Non avrebbe dovuto lasciarsi convincere da Niccolò che sarebbero stati soltanto cinque minuti. Che avrebbero fatto in tempo a tornare ognuno nella propria aula alla fine dell’intervallo. Nessuno di loro due si può permettere di perdere altre lezioni, ma non vuole né fare la figura del ‘noioso’ della situazione - seppur adori vedere Niccolò mettere su il broncio e fingersi offeso ed i tentativi di farlo desistere dai suoi nobili propositi siano sempre i benvenuti - né ricordare al suo ragazzo che la maturità si avvicina. Bastano già le notti in cui Nico si sveglia madido di sudore, e comincia a dire che non ha nessuna intenzione di presentarsi per le prove scritte o all’orale.

“Ordinaria amministrazione.” Sostiene Filippo. “Sapessi quante volte l’ho detto io per i miei esami. Pure quei pochi che ho passato con 30, eh.” 

Insomma, tra essere uno studente responsabile e far felice Ni... Non c’è storia. 

Tra l’altro, è difficile concentrarsi su suoni che non siano i loro respiri affannati. O i mugolii malamente soffocati mordendosi le labbra. 

Può darsi che siano tornati tutti in classe, là fuori, ma non ci metterebbe la mano sul fuoco. Preferirebbe di gran lunga metterla sul culo di Nico, per spingerlo maggiormente contro di sè. Sarebbe una mossa controproducente, però, visto che sta cercando di darsi una calmata e convincersi che sarebbe meglio aspettare di essere a casa. Sua madre non ha nulla in contrario che si chiudano in camera e si premura sempre di bussare, specie dopo essere entrata ed averli trovati praticamente nudi ed in una posizione difficilmente equivocabile. 

Ecco, pensa a tua madre ed alla volta che t’ha beccato mentre avevi la faccia tra le cosce di Niccolò. Visualizza quel momento, chiedi mille volte scusa mentalmente a Gio per averlo interrotto in un momento fin troppo simile con Eva - fanculo il karma - e vedrai che ti calmi.

No. Manco quello basta, con Niccolò che fa scivolare le sue mani sotto la camicia mentre gli si strofina contro. 

“Ni...” Sussurra, implorandolo di fermarsi. “Ho un’erezione.”

Niccolò si ferma, allontanandosi. Intreccia le sue dita con quelle di Martino, portandole alle labbra. ‘Possiamo andare, se davvero è ciò che vuoi.’ gli dice, con uno sguardo.

A questo punto Martino dovrebbe annuire, ma ogni parvenza di logica è morta quando sono entrati in bagno e Niccolò l’ha sbattuto contro la porta... perciò scuote la testa, rifiutando di andarsene. 

“E che problema c’è, allora? Ci sono qui io.”