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Remixed Roulette

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Incipit

 

 

Quando Eremenko tira fuori una pistola, lui vorrebbe solo urlare. Pensava di esserselo già guadagnato il suo nome, forse quello più vero, “Immortale”, ma evidentemente si sbagliava. E sta anche iniziando a sembrare una presa per il culo, se deve essere sincero. La pistola scivola silenziosa sul ripiano di vetro verso di lui, quindi non resta che prenderla e portarsela alla tempia.

La porta si apre con uno schianto e uno scrosciare di russo misto a uno spagnolo bastardo si riversa nella stanza, la combriccola di squillo e papponi della sala accanto deve essere venuta ad assistere al suo suicidio assistito. Sembrano trovarlo esilarante a giudicare dal chiasso. Ciro non toglie lo sguardo dai tre proiettili ancora in piedi, tre possibilità per vivere sul tavolo e tre possibilità per crepare ancora nel tamburo.

Sei possibilità per un gioco semplice, appena la luce si accende non dovrà fare altro che premere il grilletto. Si tengono tutti a debita distanza, niente cervella sulla mia squillo, grazie. Solo uno si avvicina. Il vetro del tavolo riflette un naso aquilino e due occhi da lupo che incrociano i suoi, ancora bassi sui proiettili.

Eremenko porta la mano all'interruttore e Ciro alza lo sguardo. É un uomo giovane, quello che adesso se ne sta appoggiato alla poltrona del capo, forse con qualche anno meno di lui ma di sicuro con più potere, visto come Eremenko ride e gli fa segno di avvicinarsi di più. Probabilmente tra tutto quell'abbaiare c'era anche un nome, ma a quanto pare il traduttore sente di non aver bisogno di tradurgli niente, visto il suo imminente stato di carcassa buttata dalla parte sbagliata del Mediterraneo.

Il giovane uomo appoggia le mani sul tavolo e si porta faccia a faccia con lui, occhi negli occhi. La posizione migliore per vedere il cervello schizzargli fuori da una tempia.

Gli sorride, occhi da lupo ma sorriso da pescecane. Almeno la faccia porcina di Eremenko non sarà l'ultima cosa che vedrà prima di morire. Questi russi sono davvero degli animali. Smettono di fissarsi soltanto quando la luce si spegne, e adesso la stanza è solo colma di buio e urla eccitate.

I suoi occhi sono la prima cosa che vede quando la luce torna e il grilletto scatta a vuoto.

Il gruppetto esplode in un ruggito di approvazione alcolica e lo sguardo dell'uomo davanti a lui si fa scintillante, bollente come acciaio estratto da una fornace.

-Mladen dice che ti vuole offrire da bere- traduce lo stangone ammaccato accanto al tavolo, mentre Mladen stesso gli sorride passandosi la lingua biancastra sui denti.

L'adrenalina l'ha lasciato di botto e adesso Ciro si sente le gambe come gelatina, serve uno degli armadi a due ante che stavano a guardia della porta per sollevarlo e portarlo nella stanza accanto, apparecchiata di tutto punto con vodka, caviale e squillo di lusso. Con un gesto Mladen lo fa buttare su un divano di pelle addossato ad un muro, riempie due bicchieri e gliene preme uno in mano. Gli dice qualcosa, probabilmente “bevi”, ma Ciro esita aspettando l'ennesima fregatura della serata.

E la fregatura sembra proprio dietro l'angolo, visto l'irritazione che passa sul volto del suo nuovo ammiratore. Con un fischio una delle gentili signorine presenti gli si avvicina, una mora strizzata in un abito nero di pizzo, e gli si preme contro dalla spalla al ginocchio. Un breve scambio in russo e un sorriso sornione e Ciro se la ritrova quasi in braccio.

-Bevi. Yo traduco.-

La vodka liscia gli ha sempre fatto schifo, come bere solvente per vernici, ma adesso gli andrebbe bene anche un bicchiere di benzina. Scesa la botta si sente in fiamme, euforico. Mladen è ancora in piedi davanti a lui, le gambe larghe e una mano appesa alla cintura da migliaia di euro.

-Lui dice che tu gli gusti.- ride la squillo, premendogli un set di tette in puro silicone contro un braccio. Il suo è solo uno spagnolo vestito da italiano, ma per farsi capire si fa capire più che bene e questo è quello che conta.

Mladen indica con un gesto del capo la bottiglia e la donna torna a riempirgli il bicchiere. Lo svuota in un sorso, brucia.

La squillo si presenta come Viola, metà russa e metà catalana, ama i diamanti e divertirsi e perché non provi questo? Gli chiede, nella mano un bicchiere di champagne e caviale bordato di coca come un Margarita avrebbe il sale. Il divano sobbalza e Mladen è accanto a lui, un braccio muscoloso si stende lungo lo schienale del divano e raggiunge i capelli della donna, ogni volta che attorciglia una ciocca scura alle sue dita, l'avambraccio sfiora il retro del collo di Ciro e un brivido gli corre lungo tutto il corpo. Non è stupido, capisce perfettamente cosa l'altro uomo gli sta proponendo con ogni tocco, minuscolo ma intenzionale, e se gli proponesse di condividere una femmina per la notte non riuscirebbe a rifiutare. Non questa sera. Non dopo essere scampato a morte certa per un soffio. Deborah capirebbe. Mladen parla e Viola continua a tradurre. -Chiede se te gusta bailar.-

A quanto pare Mladen non è russo, ma Bulgaro e gli piacciono le discoteche. Gli piacciono così tanto che ne possiede ben due, lì a Barcellona.

Dovrebbe ringraziare la sua buona stella e tornare in albergo, ha sfidato la sorte già abbastanza, ma se è sopravvissuto a Conte e a Eremenko cosa sono Mladen e la sua squillo? E poi gli va di ballare, non è così divertente quando tutti sanno chi sei e hai una reputazione da mantenere, lì in Spagna, però, non lo conosce nessuno e nessuno ha interesse a fargli saltare la testa per vendetta o per vanto.

Un cenno al manichino impalato alla porta e la limousine viene chiamata, enorme e bianca odora di macchina nuova e profumo da trecento stecche a bottiglia. Nonostante siano in sette lo spazio non manca, eppure Ciro si trova comunque stretto tra Mladen e Viola, il braccio di lui attorno alle sue spalle e la mano di lei sul suo ginocchio. In meno di dieci minuti sono davanti al locale, e in meno di uno sono dentro e i bassi gli fanno tremare i polmoni nella cassa toracica. Vuole ballare, vuole urlare e vuole vivere. Il gruppo lo trascina attraverso la pista da ballo, in mezzo a una siepe di corpi sudati e eccitati, rimpiange di non aver indossato una camicia al posto della maglietta, l'aria è asfissiante e a lui non dispiacerebbe slacciarsi un paio di bottoni.

Tutti sono su di giri e vogliono offrire da bere a “l'italiano”, le pacche sulle spalle non le conta più e come ne gode dopo il bagno nel ghiaccio che è stato il regno di Donna Imma. Mladen riappare accanto a lui, si accende una sigaretta, fa un tiro e gliela infila tra i denti, il povero coglione che cerca di protestare perché nel locale è vietato fumare si becca una testata sul naso.

 

 

continua...