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Empty Skies (Italian Translation)

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Empty Skies 
 








Capitolo uno - Oblio.







               









“Al momento siamo in ritardo di quarantasette minuti a causa di forti nevicate,” una voce metallica e gentile risuonò all'interno della carrozza del treno. “La prossima fermata è Luton.”
Harry sollevò un sopracciglio e guardò fuori dal finestrino la notte buia, illuminata soltanto da grossi fiocchi di neve che cadevano dal cielo. I fiocchi rimanevano attaccati al vetro del finestrino e coprivano tutto il paesaggio circostante come un lenzuolo bianco.
“Scusami?”
Harry si voltò, notando una ragazza della sua età in piedi in mezzo al corridoio. Teneva tra le braccia una borsetta color rosa acceso e i suoi capelli arancioni, coperti da un cappello di Topolino, ricadevano a ventaglio su uno scialle di lana rosa, abbinato alla borsetta. Il cappotto della ragazza era nero e abbottonato fino al collo.
“Quel posto è occupato?” Chiese la donna, indicando la custodia della chitarra che occupava il posto accanto a Harry.
Harry scansionò velocemente il vagone, notando che si era improvvisamente riempito di gente. Quando era salito sul treno era quasi vuoto. Sorrise alla ragazza, afferrando nel mentre la custodia per spostarla. “È occupato si, ma penso che in realtà sia stato pensato per far sedere le persone, quindi…” si interruppe all'improvviso, scrollando le spalle.
Anche la ragazza sorrise divertita, facendo un passo indietro per fare spazio quando Harry si alzò per prendere la chitarra e appoggiarla nello scomparto sopra le loro teste.
Harry individuò una grossa valigia accanto alla ragazza e la indicò. “Vuoi una mano con quella?” Chiese piano
“Sei gentile, grazie.” Lei sorrise di nuovo, facendo un altro passo indietro per lasciare che il ragazzo prendesse la valigia e la sistemasse sopra di loro.
Non appena il riccio si rimise seduto al suo posto, la ragazza si lasciò cadere pesantemente nel sedile accanto al suo, sospirando stancamente. Harry la guardò incuriosito e lei se ne accorse, un sorriso spuntò sul suo viso e gli occhi azzurri brillarono divertiti.
“Non sono così grassa,” disse la ragazza. “E’ il cappotto che mi fa sembrare più grossa.”
Harry si accigliò. L’aveva per caso guardata in modo scettico? “Non stavo pensando che fossi grassa.”
Lanciandogli una lunga occhiata, la ragazza si sbottonò il cappotto e se lo tolse di dosso. Sotto indossava un maglione verde di due taglie più grande, le maniche che andavano a coprirle le mani.
“Beh,” iniziò a dire Harry. “Forse è perché i tuoi vestiti sono tutti di qualche taglia più grande”.
“Nah” rispose lei. “Sono i vestiti del mio ragazzo. Di solito la considerano una cosa carina.”
“E’ il maglione del tuo ragazzo, allora?” Domandò Harry, incerto.
“Ci stai per caso provando con me?” Rispose la ragazza, i capelli arancio che brillavano sotto la luce fioca del treno.
Harry sbuffò, scuotendo la testa. “C’è un modo per rispondere a questa domanda senza sembrare un coglione?”
Lei sorrise di nuovo, allungando una mano. “Sono Perrie e, purtroppo, ho un fidanzato.”
Harry le prese la mano per stringergliela. “Harry, piacere mio. E, purtroppo, non ho un ragazzo.”
“Hai una chitarra, però.” Notò Perrie con tono curioso.
“Si è sempre dimostrata la scelta più saggia,” rispose il riccio. “La chitarra mi è sempre rimasta fedele.”
Perrie incrociò le gambe e gli lanciò un’occhiata. “Deve essere un po’ noioso, però.”
Harry inclinò la testa dopo aver sentito la risposta della ragazza.
“Insomma, lei può dire solamente quello che tu decidi di farle dire.” Continuò Perrie, scrollando le spalle. È noioso, non credi?”
“Immagino di si, ma non posso lamentarmi per ora.” Borbottò il riccio.
Perrie tacque e si mise a cercare qualcosa all’interno della sua borsa rosa, mentre Harry si girò di nuovo verso il finestrino per guardare la neve cadere dal cielo. Essa stava lentamente dipingendo il vetro di bianco ed il giovane non riusciva quasi più a vedere il paesaggio circostante. Questa era una caratteristica che il riccio aveva sempre associato alla neve: copriva tutto e offuscava la vista. Ecco perché la neve non gli era mai piaciuta.
La suoneria di un cellulare alla sua destra lo fece sobbalzare leggermente e si girò verso la ragazza seduta al suo fianco. Perrie gli rivolse uno sguardo di scuse mentre tirava fuori il cellulare dal cappotto, che stava continuando a suonare una canzone pop – Harry l’aveva già sentita in radio.
“Ciao piccolo,” rispose Perrie con tono allegro. “Sono salita sull’ultimo treno, si.”
Harry vide la ragazza mordersi un labbro e si chiese cosa stesse dicendo la persona dall’altra parte del telefono per farla preoccupare così tanto da un momento all’altro.
“Mi dispiace,” mormorò Perrie. “Lo so, è colpa della neve, prenderò un taxi non preoccuparti.” Smise di parlare per qualche secondo. “Ho capito, ci vediamo dopo.”
Quando interruppe la chiamata, Harry sollevò un sopracciglio incuriosito. Ovviamente il suo fidanzato non sarebbe venuto a prenderla, questo è quello che aveva capito ascoltando la conversazione. Che testa di cazzo, pensò Harry mentre apriva lo zaino per tirare fuori due pacchetti di biscotti.
“Vuoi un biscotto?” Chiese, sollevando i pacchetti.
Perrie si girò verso di lui, sbattendo le palpebre velocemente. “Si, grazie.” Rispose subito dopo.
“Crema pasticcera o Bourbon?”
“In realtà…” iniziò Perrie indicando prima il pacchetto giallo e poi quello viola. “Andrebbero mangiarli insieme, come un-”
“Un sandwich,” concluse la frase Harry, sorridendo raggiante. “Li mangio anch’io così!”
“Hanno un sapore più buono insieme rispetto al doverli mangiare separatamente.” Concordò la ragazza.
Harry sorrise di nuovo e porse i due biscotti a Perrie, poi ne prese due per sé e appoggiò i pacchetti in mezzo ai sedili.
“Allora,” chiese Perrie sgranocchiando i suoi biscotti e lasciando cadere delle briciole sullo scialle rosa. “Cosa ti porta a Londra?”
Harry scrollò le spalle “Mi trasferisco.”
“Oh, da dove vieni allora?” Perrie appoggò il gomito sul bracciolo del sedile, la mano che sosteneva il suo mento.
“Cheshire,” rispose velocemente Harry, inclinando la parte superiore del corpo per avvicinarsi al finestrino. “E tu?”
“Sono di Londra.” Dichiarò Perrie.
“Non sembra.”
Lei sorrise. “Vero, sono cresciuta a Shields, non lontano da Newcastle. È lì che sono stata. Sono andata a trovare i miei genitori.”
“Hai passato il Natale insieme a loro?” Domandò Harry.
Perrie annuì. “E tu cosa pensi di fare a Londra?”
“Musica,” momorò il riccio in risposta. “Sono un musicista ma non diventerò mai una star famosa restando in un piccolo villaggio del Chesire, quindi ho deciso di trasferirmi a Londra. Ci sono molte più possibilità di entrare nell’industria musicale e di incontrare le persone giuste.”
“Bello,” rispose la ragazza. “Che tipo di musica suoni? Cantami qualcosa.”
Harry si accigliò. “Non sul treno.”
“Uh,” disse Perrie, facendo una smorfia con la bocca. “Questo non è lo spirito giusto. Vergognarsi di cantare di fronte ad altre persone non ti farà entrare nelle classifiche, tesoro.”
“Non mi vergogno,” ribattè Harry, imbronciando le labbra. “Non voglio disturbare le persone.”
Perrie sorrise ampiamente ed Harry notò il suo naso arricciarsi e due fossette comparire sulle sue guance mentre rideva. “Sei carino, sai?”
“Chi ci sta provando, adesso?” Harry sentì le guance arrossarsi e si girò di colpo per guardare fuori dal finestrino, trovandosi di fronte soltanto un muro bianco. “Ma… grazie comunque.”
“Il treno sta ancora andando?” Domandò Perrie, premendo una mano contro il vetro.
“Sembra di si, lo spero.”
All’improvviso, Perrie gli afferrò un braccio e lo guardò con occhi enormi e preoccupati. Harry sobbalzò sul sedile e il suo braccio si tese sotto il tocco della ragazza. “Hai un posto dove andare, vero? Hai già un appartamento?”
La tensione che provava Harry si attenuò e rise dolcemente. “Non ho ancora un mio appartamento.”
“Che cosa?” Lei lo guardò a bocca aperta. “Puoi restare da me per la notte, ti congelerai il culo con questo tempo.”
“Sei molto gentile.” Rispose Harry. Lo era davvero. Erano due perfetti estranei e il fatto che Perrie gli avesse offerto un letto per dormire era un gesto molto generoso.
“A Colin non dispiacerebbe,” aggiunse la ragazza.
“Il tuo ragazzo?” Provò ad indovinare Harry.
Perrie annuì. “Ha un appartamento enorme, puoi dormire sul divano.”
“Grazie, ma ho già detto ad un amico che andrò da lui.”
“Davvero?”
“E’ il mio migliore amico,” Harry strinse le labbra, prendendo un altro biscotto. È andato a Londra dopo aver finito la scuola. Studia scienze della comunicazione all’università.”
“Tu cosa hai fatto allora? Dopo la scuola intendo.” Domandò ancora Perrie.
Harry scrollò le spalle. “Sono andato a Manchester e ho iniziato a studiare come tecnico del suono, tuttavia non sono molto interessato alla teoria. Ho bisogno di scrivere canzoni e suonarle, è quello che voglio fare.”
“Hai fatto bene, Londra è il posto giusto per iniziare.” Disse la ragazza rosicchiando un altro biscotto.
“Anche tu studi musica?”
Perrie scosse la testa. “No, frequento la Scuola D’Arte. Studio moda e design.”
Harry si sedette composto e si voltò verso Perrie. “Che bello. Disegni vestiti e organizzi sfilate di moda?”
“A volte si,” rispose lei con un sorriso timido sul volto. “Non sono molto brava, ancora.”
“Capisco le persone e tu sembri il tipo di ragazza che è molto esperta in fatto di moda. Lo sembri davvero.” Affermò Harry per tranquillizzarla.
“Grazie mille.” Mormorò lei sottovoce.
“Allora, anche il tuo ragazzo è un designer? O meglio ancora, è il tuo modello?” Chiese Harry eccitato.
Agitandosi all’improvviso, Perrie cominciò a tirare le maniche del maglione e a ridere in modo imbarazzato. “Nah. Non ci tiene molto, non ha alcun interesse per l’arte, il design e la moda.”
Harry si accigliò. “Che cosa fa, allora?”
“Ha finito di studiare da poco e lavora in uno studio legale, diventerà un ottimo avvocato.”
“Fantastico.” Commentò il riccio.
“E’ davvero bravo.” Lo rassicurò Perrie. Harry si chiese chi stava cercando di convincere la ragazza, se lui o sé stessa.
“Deve essere un bravo ragazzo.” Sussurrò il giovane. “Dopotutto, si è scelto una fantastica ragazza.”
“Flirti così spudoratamente con tutte le ragazze che incontri?” Chiese Perrie con un ghigno sulle labbra.
“Anche con i ragazzi,” rispose Harry di rimando, ridacchiando a sua volta.
 
 
 











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Un’ora più tardi, il treno finalmente arrivò alla stazione di Clapham Junction. Harry sbattè le palpebre confuso quando una voce metallica li informò del loro arrivo e sulle prossime destinazioni, scusandosi nuovamente per il ritardo.
Perrie si alzò dal suo posto. “Devo scendere qua.”
“Anche io,” disse Harry. “Queste ultime ore sono volate.”
La ragazza sorrise, mettendosi il cappotto. “Vero, il tempo vola quando ci si diverte, eh?”
Harry annuì in accordo, afferrando la custodia della chitarra e lo zaino.
“E’ tutto ciò che hai con te?” Domandò Perrie, recuperando la sua enorme borsetta e la valigia, avvicinandosi quindi alle porte del treno.
“Solo io e la mia chitarra.” Mormorò il riccio.
Fuori dal treno, Perrie indossò il cappello di Topolino sui capelli arancioni. “Bene, spero che il tuo amico abbia dei vestiti da prestarti allora.”
Harry rise. “Glieli ho già spediti qualche giorno fa.”
“È stato bello conoscerti, Harry,” disse lei, tendendo la mano. “Non mi sono mai divertita così tanto durante un viaggio in treno.”
“Anche io.” Rispose il riccio, stringendole la mano cercando di non fare troppa pressione. Le sue dita erano sottili e delicate. “Come andrai a casa? Colin ti passa a prendere?”
“Prenderò la metro,” rispose la ragazza. “Sono solo alcune fermate.”
“Potrei accompagnarti io, è molto tardi per girare da soli.” Si offrì Harry.
Perrie sorrise, facendo un passo avanti per poi alzarsi sulle punte dei piedi e premere un piccolo bacio sulla guancia di Harry. “Sei un vero gentiluomo, Harry, ma prendo la metro ogni notte. Ci sono abituata.”
Il che non significava che andasse bene. Ma beh, Harry non voleva sembrare uno che ha stereotipi nei confronti delle donne. Se Perrie diceva che andava bene, doveva fidarsi del suo giudizio. “Va bene, abbi cura di te, allora.”
“Anche tu!” La ragazza lo salutò velocemente mentre si incamminava sul binario.
Harry rimase sulla banchina, salutandola a sua volta e guardandola sparire in mezzo alla folla di persone. Quando non riuscì più a vederla, sentì improvvisamente un senso di vuoto nel petto che gli stringeva il cuore. Per la prima volta da quando Perrie si era seduta accanto a lui in treno, Harry si sentì di nuovo in ansia.
Per un momento restò fermo sul binario, guardando a destra poi a sinistra, come se aspettasse che qualcuno si avvicinasse a lui all’improvviso, chiamandolo per nome. Qualcuno che stava aspettando il suo arrivo.
Niall lo stava aspettando, disse tra sé e sé. Niall abitava in città ed era entusiasta che l’amico avesse deciso di trasferirsi a Londra, anche se Harry era ancora diffidente riguardo la sua scelta.
Tuttavia, il riccio non poteva più prendere decisioni riguardanti la sua vita basandosi su un errore del passato. Londra era una città immensa e non aveva modo di ritrovare tracce e stralci del suo passato qui.
Facendo un respiro profondo, Harry cercò l’uscita della stazione quando qualcuno gli andò addosso e gli lanciò un’occhiata infastidita, borbottando qualcosa come “Guarda dove vai, cazzo.” Benvenuto a Londra, pensò Harry, mordendosi un labbro. Sistemò meglio la custodia della chitarra sulle spalle, si mise la giacca e si incamminò verso sinistra, passeggiando lungo la piattaforma affollata in mezzo ad un mare di estranei.
La luce pallida di un lampione lo colpì quando arrivò in cima alle scale che portavano fuori dalla stazione; la prima cosa che vide di Londra fu un immenso cartellone pubblicitario dall’altra parte della strada che mostrava la pubblicità di una gomma da masticare. Il poster era colorato di blu, verde e rosa, colori sgargianti che attiravano immediatamente l’attenzione dei consumatori.
Ciò che rendeva ancora più accattivante la pubblicità erano i tre ragazzi che posavano sul cartellone. Harry si fermò di nuovo per osservare le facce dei ragazzi. Vide ciglia lunghe e zigomi affilati, uno sguardo gentile e una corporatura abbastanza muscolosa, capelli folti e splendidi occhi blu. Tre sorrisi perfetti che mostravano denti bianchissimi. Per un momento, tutto ciò che Harry riuscì a fare fu fissare il cartellone, prima di voltarsi dall’altra parte aggrottando la fronte, gli occhi rivolti verso il basso.
Questo era quello che si aspettava di trovare appena arrivato a Londra. Delle celebrità che pubblicizzavano gomme da masticare. Ma era fiducioso. Sapeva che c’era qualcosa di più in quella città, qualcosa di diverso, più genuino e meno superficiale. Qualcosa che andasse bene per lui.
Non voleva fingere di essere qualcuno che in realtà non era.
 
 
 









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“Hazza!”
Harry venne trascinato in un caloroso abbraccio non appena si aprì la porta, le grosse mani dell’amico premute contro la sua schiena, i capelli folti che sfregavano contro la sua guancia.
“Ciao Niall.” Rispose, abbracciandolo di rimando.
“Amico, sei in ritardo, temevo che non arrivassi più.” Niall indietreggiò, sorridendo. I capelli biondi erano spettinati, indossava un maglione invernale e dei pantaloni da jogging. “E’ già mezzanotte!”
“Ho lasciato il mio appartamento a Manchester e mi sono trasferito da mia madre.” gli ricordò Harry. “Non avevo altra scelta se non venire qui, però la neve ha rovinato un po’ i miei piani.”
“È fantastico averti qui, comunque.” Esultò Niall, girandosi per far entrare Harry nell’appartamento. “Hai già trovato un lavoro?”
Harry rise perché l’amico aveva la capacità di rendere sempre tutto così semplice. “Sto ancora cercando, non appena ne troverò uno poi mi dedicherò a pubblicizzare la mia musica.”
“Babs?” Urlò improvvisamente Niall, guardando all’interno di una stanza. “Harry è arrivato!”
Una ragazza uscì velocemente dalla stanza, con lunghi capelli scuri legati in una coda e gli occhi azzurri cielo. Harry l’aveva vista in alcune foto – Niall gliene aveva mandate milioni nell’ultimo anno, da quando si erano messi insieme – ma era decisamente più bella dal vivo. In questo momento la ragazza indossava un cardigan marrone, ai piedi delle enormi pantafole con disegnata una rana. “Oh ciao, io sono Barbara.” Salutò Harry andandogli incontro per abbracciarlo. “Niall mi ha parlato così tanto di te.”
Harry le accarezzò delicatamente la schiena. “Grazie per avermi permesso di restare con voi.”
“Non è un problema, tesoro,” disse la ragazza. “Gli amici di Niall sono sempre i benvenuti.”
“Va bene, Harry deve essere stanchissimo adesso. Possiamo parlare domani mattina a colazione.” Si intromise Niall.
“Perfetto,” concordò Harry, sentendo in tutto il corpo la stanchezza della giornata appena passata.
“Ti preparo il divano, allora.” Propose Barbara, scomparendo in un’altra stanza.
“La cucina è qua,” disse il biondo indicando alla sua sinistra. “Il bagno invece è laggiù. Se ti serve qualcosa basta che me lo dici.”
“Sto bene, Ni.” Lo rassicurò Harry. “Davvero, grazie per avermi permesso di restare con voi. Inizierò a cercare un appartamento non appena avrò un lavoro.”
“Lo so Haz, non preoccuparti.” Niall gli sorrise leggermente prima di avvicinarsi nuovamente a lui. “E’ così bello averti qui con me, mi sei mancato.” Mormorò il biondo abbracciandolo.
“Mi sei mancato anche tu,” rispose immediatamente Harry. “Casa non era più la stessa senza-” il suo respirò si bloccò e chiuse gli occhi prima di continuare. “Senza di te.”
Niall si ritrasse, aggrappandosi alle sue braccia. “Nessuno di noi era destinato a rimanere là per sempre, Harry.”
“Suppongo di si.”
“Hai intenzione di, insomma-”
“Siamo a Londra, Niall,” gli ricordò velocemente Harry. “E’ troppo grande perché possa incontrarlo.”
“Quella persona in particolare non sarebbe così difficile da trovare, credo.” Replicò Niall sollevando un sopracciglio.
“Non è per quello che sono venuto fin qua.” Rispose tranquillamente. “Sono qui per me.”
Sorridendo, Niall lo strinse di nuovo tra le braccia. “Ce la farai, Haz.”
“Il tuo letto è pronto Harry,” disse Barbara alle loro spalle. “Vorresti un tè prima di andare a dormire?”
“Lo vuole sicuramente.” Rispose Niall al suo posto.
“Te ne preparerò una tazza, allora.” Disse la ragazza prima di scomparire in cucina.
“Buonanotte Hazza,” il biondo seguì la fidanzata e Harry si girò per cercare il suo piccolo zaino.
Chiuse la porta del bagno dietro di sé e si tolse jeans e maglione, infilandosi quindi una tuta e una maglietta larga. Il suo riflesso nello specchio mostrava un viso pallido, cerchi scuri sotto gli occhi e capelli sporchi e scompigliati.
Lentamente, Harry sollevò un braccio e tracciò con un dito le due lettere tatuate nella parte inferiore. Fissò la parola intensamente, alla quale non pensava da così tanto tempo. Sentì come se, in quel momento, il tatuaggio stesse bruciando per lasciargli un buco sulla pelle.
Scuotendo la testa, Harry abbassò il braccio, coprì il tatuaggio con la manica e frugò nello zaino per cercare lo spazzolino. Si prese il suo tempo, lavandosi accuratamente la faccia e lasciando che l’acqua calda scaldasse le sue dita fredde.
L’appartamento era silenzioso e buio quando uscì dal bagno, ed inciampò due volte mentre tornava in soggiorno. Si infilò sotto il pesante piumone e allungò la mano per prendere la tazza di tè sul tavolino.
Il tè dello Yorkshire, pensò Harry, mordendosi un labbro mentre la bevanda bollente gli bruciava la lingua. Con ostinazione, inghiottì il tutto, ignorando il calore che il tè gli aveva lasciato in gola. Non si sarebbe tirato indietro questa volta, non avrebbe perso.
Prendendo un respiro profondo, spense la luce accanto al divano e chiuse gli occhi.
 
 











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Per essere il suo primo giorno, Harry era piuttosto soddisfatto di sé stesso. Subito dopo aver fatto colazione era uscito di casa ed era andato nei bar, nei negozi di vestiti, nelle panetterie, nelle scuole… era stato in tantissimi posti per consegnare il suo curriculum con la speranza di trovare un lavoro, e non aveva fatto altro per tutta la giornata.
Adesso poteva solo sperare che qualcuno lo chiamasse al più presto.
Dopo aver lasciato l’ultimo posto, aveva trovato un messaggio di Niall sul cellulare che gli diceva di raggiungerlo al pub per cena, con allegato un indirizzo. Non era stato difficile trovare il famoso pub – non era troppo lontano dal loro appartamento, in High Street.
Harry si fermò di fronte all’edificio controllando l’insegna con lettere dorate in grassetto sopra la pesante porta di legno, The Anchor’s Rope. Era quello, ricordò Harry pensando al messaggio che gli aveva inviato l’amico.
Aprendo la porta, Harry si lasciò alle spalle l’aria fredda di gennaio ed entrò. Le luci erano basse, una musica tranquilla risuonava da qualche parte sopra la sua testa e i tavoli erano perlopiù vuoti. Proprio il posto che stava cercando, pensò tra sé e sè. Dopo aver passato ore e ore nella metro circondato da estranei e dopo aver girovagato per le strade di Londra piene di gente e delle loro chiacchiere, Harry non poteva far altro che apprezzare la quiete di quel pub.
Il fatto che non ci fossero molti clienti in giro gli faceva pensare che il posto non fosse dei migliori, ma a lui non importava. Aveva semplicemente bisogno di un pasto caldo, magari con una tazza di tè o una coca cola, e preferibilmente pagando meno di dieci sterline.
Niall gli aveva risposto che sarebbe arrivato tra una ventina di minuti, quindi Harry decise che invece di girovagare a vuoto per le strade della città gli conveniva aspettare il biondo al caldo dentro al locale.
Lasciandosi cadere su una sedia, si tolse i riccioli spettinati dal viso e fissò il bancone del bar; sullo sfondo si intreavedevano numerosi scaffali ripieni di diversi tipi di liquori. Aveva scelto un tavolo in un angolo appartato, lontano da occhi indiscreti. Non era necessario nascondersi e appartarsi in un pub relativamente vuoto, ma Harry si sentiva più a suo agio a stare nell’angolino. C’era un caminetto dall’altra parte della stanza e per un momento desiderò che fosse acceso, si sarebbe seduto volentieri di fianco al fuoco.
“Ehi, benvenuto!” Sentì una voce sbalordita alle sue spalle.
Harry girò la testa velocemente guardando verso il bar, dove una ragazza si stava incamminando verso di lui, quindi sbattè le palpebre alcune volte ed inclinò la testa di capire perché- la conosceva già. Capelli arancioni, un bel viso, occhi azzurri truccati di nero. Harry rimase a fissarla come incantato.
“C’è qualcosa che non va nella mia faccia?” Domandò Perrie.
“Um…” Harry si morse un labbro nervoso. Era una situazione imbarazzante. “Ci siamo incontrati sul treno ieri, giusto?”
“Davvero?” Rispose lei, accigliandosi.
Arrossendo, Harry distolse lo sguardo. “In realtà-”
“Sto scherzando Harry,” replicò la ragazza, ridendo rumorosamente. “Avresti dovuto vedere la tua faccia!”
Harry non le rispose e un broncio apparì sulle sue labbra.
“Cosa stai facendo qui? Non pensavo che ti avrei rivisto di nuovo.” Perrie si appoggiò al tavolo “Non che mi stia lamentando per questo.”
“Sai l’amico di cui ti avevo parlato? Vive qua vicino, mi ha detto di incontrarci qui.” Spiegò Harry.
“Non siamo ancora aperti.” Rispose Perrie, ritornando verso il bancone.
“Oh, scusa…” Harry raccolse la giacca e lo zaino, alzandosi dalla sedia. “Non me ne sono accorto.”
“Non preoccuparti.” Rispose lei avvicinandosi nuovamente al tavolo e lasciandosi cadere su una sedia di fronte alla sua. “Resta pure, non possiamo permetterci di mandare via i clienti.”
“Posso andarmene comunque, non voglio che tu finisca nei guai.”
“Nah,” rispose Perrie, ed Harry notò che le sue labbra avevano un’affascinante sfumatura di viola. “E’ bello avere compagnia. Di solito fino alle dieci sto seduta dietro al bancone a farmi le unghie per passare il tempo.”
Harry sorrise. “Il tuo capo lo sa?”
“Ho paura che lo sappia, si.” Lei scrollò le spalle, incrociando le gambe. Indossava una gonna arancione decorata con puntini blu e collant marroni. “Allora, cosa ti piacerebbe mangiare?”
“Vorrei del tè? E servite anche del cibo?”
“La cucina non è ancora aperta, ma fra mezz’ora posso farti preparare qualcosa da Phil. Il tè te lo posso portare subito.” Disse Perrie alzandosi dalla sedia.
“Grazie.” Rispose Harry educatamente, ed incrociò le mani sul ripiano del tavolo.
Mentre preparava il tè, Perrie continuò a chiacchierare tranquillamente con lui. “Allora, come è andato il primo giorno? Hai venduto qualche disco?”
Harry rise divertito. “Ovviamente no. Oggi sono andato in giro a cercare lavoro.”
“Oi,” borbottò Perrie, indicando la tazza mentre la posava davanti al riccio. “Puoi pagare il tè, vero?”
“Ma certo. Ad ogni modo hai detto che potevo restare.” Disse il riccio.
Lei sorrise di nuovo, chinandosi per accarezzargli delicatamente una mano. “Ed è così infatti. In realtà, mi piace chiacchierare con i clienti. Incontro sempre persone piuttosto interessanti.”
Incuriosito, Harry la guardò negli occhi prima di chiederle “Che tipo di persone?”
“C’è questo ragazzo che viene sempre a suonare al locale ogni venerdì sera,” cominciò a raccontare la ragazza. “È fantastico. Non parla molto, è davvero tranquillo, ma quando inizia a cantare… woah!” Perrie sollevò le mani in aria per enfatizzare il concetto. “Ed è davvero carino.”
“Un musicista?” Harry sentì crescere il suo interesse per questo sconosciuto. “Quindi suonerà stasera?”
“Si.” Rispose Perrie. “E poi c’è questa vecchia signora che viene ogni tanto, ha quasi novant’anni, giura che è il sidro di pere che la mantiene giovane, è così adorabile.”
Harry sorride teneramente. “Sembra così.”
“Ehi Perrie,” qualcuno chiamò la ragazza dal bar ed Harry alzò lo sguardo per vedere un uomo con pochi capelli scuri sporgersi sul bancone. “Mi vieni a dare una mano in cucina?”
“Arrivo subito.” Rispose Perrie allegramente prima di rivolgersi di nuovo a Harry. “Goditi il tuo tè, chiederò a Phil di farti qualcosa di buono da mangiare.”
“Grazie ancora” Harry osservò la ragazza raggiungere di corsa la cucina.
In poco tempo, il silenzio lo avvolse, solo ogni tanto si sentiva un piccolo rumore provenire dalla cucina. Harry sorrise tra sé e sé e cominciò a bere il suo tè, osservando la neve che iniziava a cadere all’esterno in grossi fiocchi, dipingendo la strada di bianco e grigio sporco.
Voleva passare una serata tranquilla, decise Harry. Solo un drink con Niall, un pasto caldo e qualche chiacchiera, prima di tornare a casa per recuperare un po’ di sonno arretrato.
 
 










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Harry si ricordò dei suoi propositi di qualche ora prima solo quando svuotò l’ennesimo bicchiere di birra. Fuori era ormai buio e il pub era pieno di gente.
La luce era ancora fioca ma ora era dorata, calda e accogliente. Perrie si trovava dietro al bancone del bar e chiacchierava con dei tizi seduti sugli sgabelli, mentre bevevano birra e whisky. Era radiosa, in effetti, e Harry si ritrovò a fissarla più spesso del dovuto.
Non che ne fosse attratto. Quella parte era stata chiara fin dall’inizio – era stata chiara fin da quando Harry, a sedici anni, si era innamorato del capitano della squadra di calcio della scuola. Il fatto era che, anche se Harry era gay dichiarato, riusciva ad apprezzare una bella ragazza quando la vedeva. E Perrie era molto, molto carina; aveva un sorriso onesto, non sembrava una persona falsa e non giudicava le persone dalla prima occhiata.
Nella mente di Harry, questi tratti rendevano una persona interessante, indipendentemente dal sesso.
“Qualcuno ha una cotta,” sussurrò Josh, ridacchiando verso di lui.
Harry si voltò verso il ragazzo con uno sguardo accigliato. Anche Josh era un cliente abituale del pub, così aveva scoperto Harry qualche ora prima. Josh lavorava in una compagnia petrolifera, qualcosa sull’ambiente e sulle risorse. Harry non riusciva a ricordare perfettamente tutto quello che gli aveva raccontato il ragazzo.
Josh era carino e piuttosto divertente, aveva un buon senso dell’umorismo e gli stava addirittura pagando le bevande, il che lo rendeva ancora più bello ai suoi occhi.
“Una cotta?” Harry si distolse dai suoi pensieri e si ricordò di quello che aveva appena detto il ragazzo di fronte a lui.
“Tu,” gli fece notare Josh. “Sei totalmente preso da Perrie.”
Harry rise in modo seccato. “Si, no. Non lo sono davvero. È fantastica però.”
“Dai ragazzino,” lo prese in giro Josh. “A me puoi dirlo, vedo come la guardi.”
“Non sono interessanto a lei.” Protestò Harry di nuovo.
“Ha un ragazzo, comunque,” si intromise Niall, posando la birra sul tavolo. “Ma scommetto che te l’ha già detto, non riesce proprio a non parlare di lui.”
Harry si accigliò. Era stato abbastanza sorpreso di scoprire che Niall e Perrie si conoscevano già. Ma dopotutto, l’amico era un frequentatore abituale del pub, quindi era ovvio che si conoscessero.
“Si, lo ha menzionato un paio di volte. Ma ad ogni modo non sono interessato, davvero. È, tipo, molto carina e capisco perché tutti i ragazzi del bar siano attratti da lei, ma-” Harry fece un cenno con il capo in direzione del ragazzo con i capelli rossi che stava suonando la chitarra vicino al bar. Aveva una faccia tonda e una pelle pallida, le sue ciglie erano sottili, si vedevano solo quando abbassava lo sguardo. “Sono più interessato a quel ragazzo.”
Josh sollevò un sopracciglio, incuriosito. “Quindi sei uno di loro.”
Harry scrollò le spalle. “Uno di loro?”
“Dovrei mettere una buona parola per te con Ed?” Domandò Josh ammiccando. “Non sono sicuro che sia interessato ai ragazzi, però.”
“Ed, giusto?” Mormorò Harry mentre guardava di nuovo verso il ragazzo con la chitarra.
Uno di loro… ripetè la frase nella sua testa varie volte, cercando di ignorare la connotazione negativa che gli aveva dato Josh. Non pensava che dire in giro di essere gay sarebbe stato molto saggio, al momento. Niall lo sapeva, ovviamente, ed era probabilmente la ragione per cui era rimasto tranquillo, ma Josh sicuramente si era un po’ spaventato – non sembrava un tipo intollerante e contrario all’omosessualità, ma forse erano troppo informazioni da condividere ad un primo incontro. “Grazie, ma non mi interessa lui. Mi interessa la musica.”
“Bene,” rifletté Josh. “Posso mettere lo stesso una buona parola su di te. Suppongo che tu sia un musicista, giusto?” Poi fece un cenno con la mano verso Niall, di fronte a loro. “Visto che sei amico di questo qua.”
Harry annuì. “E’ piuttosto bravo, mi piacerebbe sentire altre sue canzoni.”
“Sarà contento di fartele sentire,” lo rassicurò Niall. “E pretenderà di sentire qualcuna delle tue in cambio, perché non suoni qualcosa in questo momento?”
Abbassando la testa, Harry si mise a ridere imbarazzato. “Nah, ora è il suo momento, mi piace sentirlo suonare.”
“Gli chiederò di unirsi a noi.” Disse Josh alzandosi dalla sedia velocemente. “Così voi due ragazzi potrete suonare insieme.”
“No, davvero…” Harry non sapeva cosa rispondere quindi chiuse la bocca. Nel mentre Josh alzò gli occhi al cielo e si allontanò dal tavolo. Guardò il ragazzo che parlava animatamente con il tipo dai capelli rossi – Ed, si chiamava Ed, disse Harry tra sé e sé – mentre accordava la sua chitarra. Ed gli sorrise e lo salutò con una mano, prima di ridere per qualcosa che aveva appena detto Josh. Infine, il ragazzo appoggiò lo strumento e si alzò, facendo un segno con la mano verso Perrie che a sua volta rispose con un occhiolino.
“Fanne quattro, amore,” disse Josh ad alta voce e indicò il loro tavolo. “Ed, questo è Harry, si è trasferito solo ieri a Londra.”
“Ciao,” disse il rosso, sedendosi su una sedia accanto alla sua. “Come hai fatto a finire proprio qui con tutti i posti che ci sono a Londra?”
“Non conosco nessuno in città, oltre a Niall,” Harry scrollò le spalle leggermente, togliendosi i riccioli dal viso. “Qua non c’è tanto casino e non è molto costoso.”
“Beh, non è Primrose Hill.” Concordò Ed.
Niall sbuffò contrariato. Un gruppo di persone in un angolo vicino alla finestra stava lasciando il locale facendo un casino assurdo, urlandosi a vicenda. Quando la porta si chiuse dietro di loro, il pub divenne improvvisamente molto più tranquillo. Harry si guardò attorno e notò che erano rimasti solo loro e tre vecchietti al bancone.
“Ci sarebbe un pubblico più vasto nei pub di Primrose Hill, però.” Sostenne Niall subito dopo.
“Non credo che apprezzerebbero la mia musica.” Ed scrollò le spalle e si appoggiò alle schienale della sedia. “Non canto del loro stile di vita.”
Harry piegò le mani sul piano del tavolo e sussurrò “Non penso che quelle persone non possano identificarsi con cose come la perdita di qualcuno o la paura, l’amore e la felicità, solo perché hanno più soldi da spendere rispetto a noi.”
Per un momento Ed rimase in silenzio, poi sorrise “Probabilmente hai ragione.”
“Ecco qua!” Esclamò Perrie raggiungendo il loro tavolo e posandovi sopra cinque pinte prima di sedersi sulla sedia accanto a Josh.
“Phil la sottrarrà dal tuo stipendio?” Chiese Niall alzando un sopracciglio verso la ragazza.
Perrie sorrise. “No, sono sul tuo conto. Devi pagarne quattro ugualmente, cosa vuoi che sia una birra in più?” La ragazza porse la mano al biondo.
Niall scosse la testa contrariato ma appoggiò comunque le banconote sul palmo della mano di Perrie. “Sei molto sfacciata, non so come tu abbia fatto a trovare un fidanzato.”         
“Colin dice che sono molto carina,” rispose Perrie prima di bere in un solo sorso metà della sua pinta di birra.
Harry si accigliò leggermente. Non dovrebbe trovare così carino vedere una ragazza bere così tanto. Ma in qualche modo anche quel lato si adattava a Perrie.
“Colin è il tuo ragazzo?” Domandò Ed.
Perrie si girò verso il rosso con uno sguardo raggiante e Niall gemette frustrato. “Domanda sbagliata amico, ora non smetterà di parlare di lui.”
“Non è vero!” Si lamentò la ragazza, chinandosi sul tavolo per colpire il braccio del biondo. “Scusa se sono l’unica persona qui felicemente innamorata che non si limita soltanto a cantare dell’amore.”
Niall le rivolse uno sguardo indignato, prima di nascondere la sua espressione dietro il boccale di birra per poi berne un lungo sorso.
Harry aggrottò la fronte verso l’amico, chiedendosi cosa ci fosse che non andava, ma decise di non chiedere nulla di fronte ad altre persone. “Sei venuta a Londra con Colin?” Chiese Harry, perché se Perrie amava parlare del suo ragazzo a lui non importava molto. Preferiva parlare con lei piuttosto che con Josh che gli rivolgeva soltanto domande molto personali.
“Non proprio. È venuto prima di me, solamente che a casa si sentiva così solo… così l’ho seguito qualche mese fa.”
“Che cosa carina,” commentò Harry. “Voglio dire, è molto bello avere qualcuno di cui non puoi fare a meno.” Il riccio pensò al primo giorno in cui si era svegliato nel suo letto da solo, come si era sentito quando si era reso conto che si sarebbe svegliato da solo per il resto della sua vita – che non sarebbe mai stata la stessa cosa anche se un giorno qualcuno sarebbe stato nuovamente al suo fianco.
Gli fa ancora male pensarci.
“Non ci vediamo molto, però. Lui è sempre impegnato allo studio legale e io alla scuola di Arte. A malapena passiamo del tempo insieme.” Perrie fece un broncio adorabile.
“Questo è il motivo per cui abbiamo sempre solo sentito parlare di quel tipo ma non l’abbiamo mai incontrato,” disse Josh. “Personalmente penso che si stia inventando tutto, in realtà non esiste nessun fidanzato.”
“Zitto Josh,” Perrie si girò verso il ragazzo. “Colin ha cose più importanti da fare che incontrare i clienti del pub nel quale lavoro.”
Harry si accigliò di nuovo. “Aspetta,” disse lentamente. “Quindi non ti viene a prendere quando finisci il turno? Come torni a casa?”
Perrie lo guardò confusa. “Cammino o prendo la metro.”
“Da sola?”
“Che cosa c’è di strano?” Perrie lanciò un’occhiata a Niall e Harry notò che l’amico stava sorridendo vicino al bicchiere. “Sono adulta, non ho bisogno che il mio ragazzo mi venga a prendere a lavoro.”
Harry la guardò per un momento, considerando attentamente le sue parole. “Non lo so, io non lascerei che la mia ragazza andasse a casa da sola ogni sera, non importa quanto sono impegnato, andrei a prenderla lo stesso.”
Perrie, allibita, rimase in silenzio. Josh le diede una gomitata sul braccio prima di dire “Ora vorresti Harry come fidanzato, vero?”
“Conosco Harry da un giorno!” Esclamò Perrie frustrata. “Ma la sua ragazza è molto fortunata, questo devo ammetterlo.”
Harry abbassò lo sguardo sul tavolo e cercò di nascondere il rossore sulle guance.
“Penso che non abbia una ragazza, al momento.” Commentò Ed a bassa voce.
“Non ce l’ho, infatti,” rispose sottovoce Harry. Era strano che proprio Ed riuscisse a guardare dentro di lui e a leggerlo. Non aveva idea di come avesse fatto il ragazzo, ma sembrava capirlo, sembrava aver compreso immediatamente la mente di Harry.
“Che cosa?” Domandò Perrie sconvolta. “Dovresti avere una ragazza che se ne approfitti di quanto tu possa essere meraviglioso come fidanzato.”
“Perrie adesso proverà a cercarti una ragazza,” lo avvertì Niall e Harry si morse la lingua per non dire tutta la verità.
“Buona fortuna, allora,” commentò Ed prima di rivolgersi a Harry e indicare la custodia della chitarra. “Suoni anche tu?”
Grato al rosso per aver cambiato discorso, Harry annuì. “Si suono un po’.”
“Fantastico, ti va di suonare qualcosa?”
“Certamente!” Rispose il riccio seguendo Ed verso il bar, lasciandosi alle spalle tutti i discorsi su relazioni, partner e fidanzati perfetti.
 
 
 
 




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“Ragazzi,” esclamò Perrie, appoggiandosi al bancone del bar, un mazzo di chiavi che penzolava dalle sue dita. “Devo chiudere il pub, purtroppo.”
Harry guardò l’orologio e scoprì che era ormai mezzanotte passata. Il pub era completamente vuoto, tranne per lui, Niall e Ed seduti sugli sbagelli del bar, una chitarra sulle ginocchia del biondo.
“Scusaci, Pez” mormorò Ed predendo la custodia dello strumento. “Ho dimenticato di guardare l’ora.”
“Non preoccupatevi. Che ne dite di suonare insieme il prossimo venerdì? Sembra che vi sia piaciuto."
Ed scrollò le spalle e lanciò un’occhiata veloce ad Harry. “Mi piace suonare con qualcun altro, è bello cambiare ogni tanto. Sei libero venerdì?”
Harry annuì impaziente. Sapeva che doveva sembrare un completo idiota ai loro occhi, così desiderioso di avere la possibilità di suonare insieme al rosso. “Mi piacerebbe tantissimo!”
“Perfetto!” Ed strinse il pugno e Harry lo colpì rapidamente con il suo. “Devi mostrarmi l’arrangiamento della tua versione di Sweet Disposition. Sarebbe bello suonare quella canzone insieme.”
Mentre si infilava la giacca sulle spalle, Harry annuì. “Certo, mi piacerebbe suonarla con te.”
“Perché nessuno chiede a me di suonare insieme?” Piagnucolò Niall al loro fianco.
“Potrai essere un nostro ospite speciale per una canzone,” dichiarò Harry, poi sogghignò arruffando con le dita i capelli dell’amico.
Perrie spense le luci del locale, tranne quella sopra il bancone del bar, quindi aprì la porta principale aspettando che tutti uscissero all’esterno. Harry si mise in spalla lo zaino prima di varcare l’uscita, Ed e Niall dietro di lui che lo seguivano.
“Abiti lontano da qua?” Chiese Harry alla ragazza mentre chiudeva la porta a chiave.
“Circa venti minuti a piedi.” Perrie si mise in tasca le chiavi e si aggiustò l’enorme borsetta sulla spalla. Harry si chiese cosa tenesse la ragazza dentro quella borsa gigante – si domandò perché avesse bisogno di portare con sé così tante cose ogni giorno. Era ancora più grande rispetto a quella che lui aveva usato per venire fino a Londra, nella quale era riuscito a mettere tutto ciò di cui aveva bisogno.
“E’ abbastanza lontano.”
“Ti sentiresti meglio se la accompagnassimo noi a casa?” Domandò Ed, con tono divertito.
“Se non è di troppo disturbo, si. Altrimenti la accompagno io.” Si offrì Harry guardando prima il rosso poi Niall.
“Nessuno di voi deve accompagnarmi a casa,” intervenne Perrie. “Non sono una damigella in pericolo, Harry.”
“Non sto dicendo questo, ma è pericoloso per una ragazza carina camminare da sola, di notte, per le strade buie di Londra.”
Perrie arricciò il naso in un’espressione divertita. “Oh, tesoro, anche tu sei molto carino, grazie per il complimento.”
“Sono serio,” continuò Harry. “Non devo fare altro, quindi non è un problema accompagnarti al tuo appartamento.”
“Se ti fa sentire meglio…” cedette la ragazza.
Harry sorrise e annuì felice, lanciando un’occhiata verso Ed.
“Andiamo, allora” disse il rosso.
“Io penso che tornerò a casa, Babs mi sta aspettando,” replicò Niall, stringendosi nelle spalle.
“Immagino che due ragazzi siano sufficienti per accompagnarmi a casa sana e salva.” Perrie agganciò un braccio sotto quello di Harry e fece un cenno con la testa a Niall.
“Ci vediamo a casa, Haz.” Disse il biondo incamminandosi nella direzione opposta.
Perrie mise la mano sul braccio del riccio. “Allora, Harry. Ed dice che non può vivere senza fare musica. Tu sei uguale a lui?”
Sorridendo, Harry cominciò a camminare seguendo la ragazza. “Sfortunatamente no.”
“Che lavoro fai, allora?”
“In questo momento sono senza lavoro.”
“Sei venuto qui senza aver prima cercato un lavoro?” Perrie lo guardò accigliata. “Tesoro, ti mangeranno vivo.”
“Non dire così, ho iniziato a cercare già da oggi.” La rassicurò Harry.
Perrie annuì e tirò fuori il cellulare dalla tasca dal cappotto. “Dammi il tuo numero, okay? Vedo se riesco a trovarti qualcosa.”
Harry guardò Ed che si limitò a scrollare le spalle. Lasciò il suo numero alla ragazza e Perrie lo inserì subito tra i nuovi contatti. “Forse qualche mio amico cerca qualcuno da assumere.”
“Grazie,” la ringraziò sottovoce Harry, riprendendo a camminare. “Hai molti amici?”
Perrie strinse le labbra, guardando Ed che passeggiava tranquillamente accanto a loro. “Nah. Conosco un sacco di gente, ma solo pochi di loro posso veramente considerarli amici.”
“Sembra una di quelle frasi banali che si trovano sui biglietti d’auguri,” commentò Ed.
“Scrivici una canzone a riguardo, se ne sei in grado,” rispose Perrie al ragazzo.
Per un po’ camminarono in silenzio e Harry iniziò a canticchiare sottovoce, osservando la neve che li circondava. Gli piaceva quel silenzio, era confortevole - non era quel silenzio imbarazzante dove nessuno di loro sapeva cosa dire, semplicemente si sentivano a proprio agio l’uno con l’altro mentre apprezzavano la fredda nottata invernale.
All’improviso, Perrie si fermò indicando un edificio con l’indice. “Io abito qua.”
Harry seguì il suo dito, guardando l’immenso palazzo con una facciata grigia e le finestre scure. Alcune erano illuminate da una luce gialla, pallida, alcune invece avevano le tapparelle abbassate.
“Sembra un posto carino.”
“E’ un posto temporaneo. Sto ancora cercando una casa, questa è di Colin.” Perrie scrollò le spalle massaggiandosi le mani per riscaldarle.
Harry voleva chiederle perché non poteva restare in quel posto - erano una coppia dopotutto. Tuttavia, conosceva a malapena Perrie e probabilmente non era una domanda che avrebbe dovuto porle, non ne aveva il diritto.
“Grazie per avermi accompagnata,” disse Perrie, quindi abbracciò prima Ed poi Harry. “Vieni al pub quando vuoi, Harry.”
“Certo, tornerò sicuramente venerdì. È stato bello rivederti, buonanotte.”
“Anche a voi.” Disse la ragazza prima di sparire nell’edificio.
Harry si voltò verso il rosso e lo vide sorridere da un orecchio all’altro. “Sai, sembra quasi che tu ti sia innamorato di lei,” lo stuzzicò Ed.
Harry fece una smorfia con la bocca. “Le persone spesso confondono la gentilezza con l’amore.”
“Ho la sensazione che ti capiti spesso, vero?”
“A volte…” rispose Harry, scrollando le spalle.
Ed riprese a camminare, senza voltarsi indietro per vedere se il riccio lo stesse seguendo. “Penserei anche io che sei invaghito di lei, se non fossi sicuro che sei venuto a Londra per la stessa ragione per cui è venuta Pez mesi fa.”
Harry si trovava ancora qualche passo dietro il rosso, quando chiese con tono sconvolto “Cosa vuoi dire?”
“Sei venuto anche tu per seguire un ragazzo. Non è vero?”
La domanda colse Harry di sorpresa e si fermò in mezzo alla strada, fissando la schiena di Ed. Un milione di risposte affollarono la sua mente e ciascuna di esse gli suggeriva di smentire a ciò che aveva detto l’amico.  
“Cosa te lo fa pensare?” Fu quello che chiese, invece.
“E’ solo una mia sensazione.” Ed scrollò le spalle. “Le canzoni che canti e il fatto che sei venuto qua senza alcun piano. Stai inseguendo qualcuno.”
Harry si prese un momento per assimilare le parole del ragazzo. “Potrebbe trattarsi di una ragazza.”
“Nah, non ti piacciono le ragazze.” Ed indicò una stradina alla loro sinistra. “Devo andare da quella parte, tu?”
Non capendo la piega che aveva preso il discorso, Harry guardò lungo la strada indicata dal rosso prima di replicare. “Non sto dando la caccia a nessuno in particolare.”
“Va bene, amico.” Rispose semplicemente Ed. “Era solo una mia ipotesi.”
“Sono venuto qua per trovare lavoro nell’ambito musicale.” Aggiunse Harry, solo perché sentiva di dover dare maggiori spiegazioni.
Ed sorrise ma non disse più nulla a riguardo. “Allora, io vado da quella parte. Te?”
Harry sbattè le palpebre, rendendosi conto che non aveva assolutamente idea di dove dovesse andare per tornare a casa. “Io vado a destra.”
“Niall ha il tuo numero, vero?” Ed sollevò una mano per salutarlo. “Ti chiamerò venerdì, forse possiamo andare a bere una birra insieme la prossima settimana.”
“Mi piacerebbe molto.” Concordò Harry andando nella direzione opposta “Stai attento.”
Ed si voltò e se ne andò tranquillamente per la sua strada, ed Harry guardò la via davanti a sé prima di iniziare a incamminarsi. C’era un freddo pungente, i fiocchi di neve continuavano a cadere indisturbati, la sua vecchia giacca di jeans rivestita di pelliccia non era sufficiente per tenerlo al caldo.
Harry percorse il marciapiede con passo lento, pensando a quanto fosse stato fortunato a fare amicizia già la prima sera. Era bello avere qualcuno a cui rivolgersi per rendere le cose più facili, lo faceva sentire più sicuro di sé.
Perrie era una ragazza molto gentile, Ed invece, anche se non era molto loquace, sembrava un bravissimo ragazzo. Suonare con lui era stato divertente e non vedeva l’ora di ripetere l’esperienza. Non era sicuro, però, di cosa avrebbe dovuto fare riguardo al commento che aveva fatto il rosso prima di andarsene.
Era davvero così ovvio? Harry non era venuto a Londra dopo di lui solamente per potergli stare vicino - non come Perrie che era venuta in città per stare con il suo ragazzo. Harry non aveva un fidanzato. Harry era venuto a Londra per iniziare una carriera come musicista, non per presentarsi alla porta di casa di nessuno.
Harry voleva di più: voleva diventare una persona importante e realizzare i suoi sogni. Poi, forse un giorno, lo avrebbe incontrato di nuovo e sarebbe stato qualcosa di più, qualcuno migliore rispetto al ragazzo che era quando lui se ne era andato.
E forse, allora, lo avrebbe capito. Avrebbe capito lo sbaglio che aveva fatto.
Harry si fermò quando passò davanti ad un piccolo campo da calcio, gli occhi che caddero immediatamente sulla palla che giaceva accanto alla porta. Il campo era circondato da un’alta recinzione dipinta di verde, il cancello invece era aperto.
Con calma, Harry si avvicinò e aprì il cancelletto per entrare nel campo. Non c’era erba verde, soltanto della terra dura e compatta. Due piccole cabine si trovavano ai lati del campo e dietro una di queste notò un enorme cartellone pubblicitario. Era illuminato da alcune luci ed Harry riuscì a leggere chiaramente l’annuncio.
No Place To Hide, lesse velocemente. La foto mostrava la copertina di un CD. Il nuovo album fuori adesso. Harry continuò a fissare il cartellone per qualche istante, studiando i tre ragazzi in jeans attillati e camicie eleganti, capelli disordinati eppure perfetti. Tutti apparivano misteriosi e intelligenti allo stesso tempo.
Voltandosi, Harry si avvicinò ad una delle cabine e si sedette su una panca di legno. Osservò il campo vuoto coperto da uno strato di neve bianca, gli occhi che tornavano di tanto in tanto a fissare il cartellone pubblicitario.
No place to Hide, ripeteva tra sé e sè. La sua mente iniziò a divagare, i suoi pensieri erano corsi indietro ad un periodo a cui non pensava da lungo tempo.
 
 
 








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Quando Harry si svegliò, sentì qualcuno che picchiettava contro la sua spalla e una voce bassa che gli sussurrava parole che non riusciva a capire.
Aprì piano gli occhi, si sedette lentamente sulla panca e fissò la persona di fronte a lui. Una vecchia signora, avvolta in un grande cappotto con un cappello in testa, lo stava fissando a sua volta. La sua figura era incorniciata da un pallido sole mattutino.
“Caro, fa davvero troppo freddo per dormire fuori.” Disse la signora con uno sguardo preoccupato.
Harry si guardò intorno e si rese conto di essere ancora al campo da calcio. “Caz-” iniziò, ma si bloccò subito. “Devo essermi addormentato.” Disse infine.
“Ti ho visto dalla mia finestra,” disse la signora. “Sai che durante l’inverno ci sono molti rifugi, nessuno dovrebbe dormire per strada.”
Harry rise dolcemente, massaggiandosi le mani ghiacciate. “Non sono un senzatetto,” la corresse. “Semplicemente non sono tornato a casa ieri notte.”
“Andiamo, allora.” Disse la donna, tendendogli una mano. “Ti preparo un tè prima che tu possa tornare a casa.”
“Grazie,” sussurrò Harry, seguendo la donna verso la casa situata dietro il campo da calcio. “E’ molto carino da parte sua, grazie per essere venuta a svegliarmi.”
“Avevo paura che fossi morto.” Rispose la donna scrollando le spalle.
Harry rabbrividì non appena arrivarono vicino all’abitazione. La signora aprì la porta e andò avanti per prima, senza voltarsi per guardare se Harry la stesse seguende o meno.
“Ti preparo un tè caldo, caro.” Disse semplicemente, andando in cucina e appoggiando il cappotto su una sedia in soggiorno.
Harry rimase in piedi sull’uscio della porta, guardando la donna che si muoveva lentamente nella stanza. “Devo andare di sopra fra qualche minuto, qualcuno deve venire a vedere l’appartamento.”
“Appartamento?”
“Sto affittando un appartamento in questo edificio.” Spiegò la signora. “Il signor Hornington è morto il mese scorso e ora che i suoi figli sono venuti a recuperare tutti i suoi oggetti personali ho bisogno di trovare un nuovo inquilino.”
Harry la fissò negli occhi per un secondo. “Ha un appartamento da affittare, quindi?”
La donna si incamminò verso di lui, porgendogli una tazza. “Siediti e bevi il tuo tè, tesoro. Torno tra pochi minuti.”
La donna stava davvero per lasciare uno sconosciuto da solo nel suo appartamento? Harry non riusciva a capire cosa passava nella testa di quella vecchia signora. Non era una donna anziana come tutte le altre, era fuori dall’ordinario.
“In realtà,” iniziò Harry, tenendo la tazza calda tra le mani intorpidite. I suoi polpastrelli si scaldarono subito grazie al calore improvviso proveniente dalla ceramica. “Sto cercando un appartamento anche io.”
La donna sollevò un sopracciglio incuriosita e si tolse il cappello, rivelando una chioma di capelli bianchi. “Caro, hai detto che non sei un senzatetto.”
“Non lo so, infatti.” La rassicurò Harry. “Ma sto cercando un nuovo appartamento. Per questo ha già dato la sua parola a qualcuno?”
La donna fece un sospiro profondo. “Dai allora, porta la tazza di sopra con te, puoi dare un’occhiata.”
Harry sorrise e si illuminò. “Grazie mille.”
La signora agitò una mano per fargli cenno di seguirla fuori dall’appartamento. Harry la seguì attraverso uno stretto corridoio, ammirando numerose foto di gattini appese ai muri. Si distrasse per un secondo e inciampò, rovesciando un po’ del tè sul pavimento.
“Sono Harry, a proposito,” si presentò il riccio mentre continuava a seguire la donna al piano di sopra. “Harry Styles.”
“Harry,” ripetè lei. “E’ un bel nome, io sono Glenda. Che lavoro fai, Harry?”
Harry deglutì a vuoto. “Sono un musicista.”
“Questo lavoro ti paga abbastanza da poterti permettere un appartamento tutto tuo?”
“Faccio anche altri lavoretti part-time.”
“Bene, allora.” La signora aprì una porta e si fece da parte per permettere a Harry di entrare all’interno. “L’appartamento costa settantacinque sterline a settimana.”
Non era molto spazioso. Harry vide una cucina in muratura, tre porte che sicuramente portavano a tre stanze diverse e pensò alla cifra che gli aveva detto la signora. Era una somma che poteva sicuramente permettersi, per adesso.
“Il bagno è questo.” Disse Glenda indicando la porta più lontana. “Non è troppo piccolo, ha persino una vasca da bagno.”
Harry sbirciò all’interno della stanza e vide un bagno ben proporzionato con un armadietto accanto ad una grossa vasca da bagno, un lavandino e un gabinetto.
“Ci sono altre due stanze,” proseguì Glenda. “Hanno entrambe le stesse dimensioni. Quella che si trova di fronte al campo da calcio è sempre stata la camera da letto principale, non si sente nessun rumore durante la notte.”
Harry la seguì dentro la stanza e guardò fuori dalla finestra per ammirare il panorama prima di dirigersi velocemente verso l’altra camera.
“Questo è il salotto, invece. Cosa ne pensi?” Domandò Glenda.
Harry si voltò verso di lei, annuendo. “Mi piace!”
“E sei sicuro di potertelo permettere?” La donna gli rivolse uno sguardo scettico.
Harry avrebbe dovuto usare tutti i suoi risparmi per pagare l’affitto dell’appartamento, almeno fino a quando non avrebbe trovato un lavoro serio; ma con quei soldi di sicuro sarebbe riuscito a pagare i primi tre mesi, forse. Nel frattempo, avrebbe sicuramente trovato un lavoro per poter continuare a pagare l’affitto. “Posso permettermelo. Posso pagare la prima rata anche oggi, se vuole.”
“C’è nessuno?”
Harry guardò verso la porta, mentre Glenda mormorò qualcosa sottovoce per poi uscire dalla stanza. Decise di seguire la donna fino a quando non vide Perrie davanti alla porta principale.
La ragazza sbattè le palpebre confusa non appena vide Harry. “Cosa fai tu qui?”
“Prendo in affitto questo appartamento.”
“Che cosa?” Perrie lo guardò a bocca aperta. “Non puoi, avevo intenzione di prenderlo io.”
Harry la guardò, aggrottando la fronte. “Da quando cerchi un appartamento in affitto? Non vivi con Colin?”
Lei arrossì, lanciando quindi un’occhiata a Glenda che era rimasta in piedi in disparte, guardando curiosa prima Perrie poi Harry. “Avevamo deciso che sarei rimasta con lui fino a quando non mi sarei potuta permettere un appartamento tutto mio.”
Harry ricordò che la ragazza aveva menzionato una cosa del genere quando l’aveva accompagnata a casa la notte scorsa.
“Vi conoscete?” Chiese Glenda, rompendo il silenzio che si era venuto a creare.
“Diciamo di si.”
“Prenderò io l’appartamento.” Disse improvvisamente Perrie avvicinandosi alla donna. “Come le ho detto al telefono ho un disperato bisogno di trovare una casa, e posso permettermi questo appartamento. Ho già portato i soldi per la prima rata.”
Glenda rise guardando poi verso Harry che stava aprendo la bocca per protestare. “Calmatevi, dolcezze.”
“Ma-” provò a dire Perrie.
“Entrambi state cercando un posto che non sia troppo costoso e questo appartamento sembra essere convieniente per tutti e due,” disse la donna, interrompendo il discorso di Perrie, quindi li guardò entrambi sorridendo. “E inoltre, vi conoscete già, perché non affittate l’appartamento insieme? Potrete dividere l’affitto e di conseguenza spendere meno soldi.”
Harry sbattè le palpebre cercando di metabolizzare la richiesta della donna. Era- geniale, in realtà. Si girò verso Perrie e lei lo guardò con gli occhi spalacanti.
“Non aumenterai l’affitto visto che siamo in due?” Domandò Harry a Glenda.
“No, finchè pagherete in tempo non ci sarà nessun problema.”
Perrie all’improvviso strillò felice e prima che Harry riuscisse a rendersene conto, la ragazza si era avvicinata per prendere le mani tra le sue. “Harry è fantastico! Facciamolo!”
Harry sogghignò e scrollò le spalle, aggrappandosi alle mani della ragazza mentre lei saltellava per l’eccitazione. “Okay, va bene.”
“Potete venire quando volete.” Disse Glenda con un sorriso sulle labbra. “Dovrete firmare un contratto e pagare la prima rata, dopodichè potete portare la vostra roba.”
Perrie corse via dal soggiorno, continuando a saltellare nell’appartamento. “Io voglio questa stanza, ha più luce rispetto all’altra.”
“Si, va bene.” Disse Harry rassegnato.
“E’ una ragazza adorabile.” Disse Glenda facendogli l’occhiolino mentre Perrie scompariva all’interno della sua nuova stanza. “Non troverai altre ragazze simili in giro, da nessuna parte.”
Harry sorrise leggermente. “Lo so.” Non era in grado di commentare il fatto che Glenda avesse accettato di dare ad entrambi l’appartamento solo perché sperava di vederli mettersi insieme e creare una famiglia. “Grazie per averci dato il permesso di restare.”
“Mi piacete entrambi. Mi piace avere belle persone in casa mia, non mi deludere Harry Styles.”
Harry le prese la mano e gli lasciò un bacio delicato sulla pelle rugosa. “Prometto che non la deluderò.”
 
 







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“Amico, pensavo che fossi morto durante il tragitto per tornare a casa.” Si lamentò Niall.
“Te l’ho detto, mi sono addormentato.”
“Ma è gennaio inoltrato, fa troppo freddo per dormire fuori, come hai fatto Harry?” Disse Niall, scuotendo la testa incredulo.
“Non sono così sensibile al freddo, Ni.” Harry scrollò le spalle e tirò fuori una chiave dalla tasca della giacca, mostrandola all’amico. “Grazie per essere venuto così in fretta.”
Niall lo guardò confuso. “Che chiave è? E cosa hai fatto tutto il giorno?”
Harry sorrise, aprendo la porta dell’edificio. “Ho trovato un appartamento.”
“Scusami?” Niall rimase a bocca aperta.
“E’ il mio giorno fortunato, davvero. Ho trovato questo appartamento fantastico e per di più,” aggiunse Harry mentre raggiungevano il secondo piano. “Ho anche un coinquilino.”
“Un coinquilino?” Niall seguì il riccio all’interno. “Tu non conosci nessuno-”
Il biondo si bloccò quando vide Perrie uscire dalla sua stanza con indosso una vecchia camicia scozzese da uomo e jeans larghi.
“Ciao Niall,” disse la ragazza con tono felice. “Harry mi ha detto che saresti venuto, questo è il nostro nuovo appartamento.”
Niall si voltò rapidamente verso Harry, a bocca aperta. “Perrie? Ma tu… io pensavo… non abitavi con Colin?”
Harry sorrise. “Si, siamo coinquilini Niall. È meno costoso pagare un affitto in due.”
Apparentemente l’amico aveva soltanto bisogno di un momento per riprendersi dalla notizia, perché alla fine sorrise al riccio. “E’ fantastico amico, ha un appartamento tutto per te! Sono così felice Haz!”
“Ehi ragazzi!” Urlò Perrie dalla sua stanza mentre Harry avvolgeva il biondo in un caloroso abbraccio. “Potete venire ad aiutarmi un secondo?”
“Hai deciso di trasferirti insieme ad una ragazza, rimpiangerai di averlo fatto.” Sussurrò Niall.
Harry si incamminò verso la stanza di Perrie con un sorriso sulle labbra. Probabilmente se ne sarebbe pentito – dopotutto, non si stava trasferendo semplicemente con una ragazza ma con una completa estranea. Il sesso della persona per lui non era importante, quello che lo rendeva inquieto era il fatto che si conoscessero a malapena.
“Tu ti sei pentito di esserti trasferito con una ragazza?” Domandò Harry.
Niall gli diede un pugno sulla spalla in modo amichevole. “Mi sono trasferito con la mia ragazza, Haz. È diverso.”
Quando entrano nella camera di Perrie, Harry era intenzionato a stuzzicare ancora l’amico ma si fermò all’istante, fissando l’enorme poster che la ragazza aveva appeso proprio di fronte alla porta.
“È dritto?” domandò Perrie.
Niall si schiarì la voce, ovviamente a disagio. “Si, sembra a posto.”
“Gli Escapade.” Disse Harry sottovoce, fissando i tre ragazzi che lo guardavano dalla parete di fronte. “Sei una fan?”
“Assolutamente si!” Perrie sorrise posizionandosi tra i due ragazzi. “Colin dice che sono infantile perché seguo una boy band, ma amo la loro musica. Sono dei ragazzi adorabili.”
“Sono piuttosto popolari tra le ragazze ultimamente, o sbaglio?” Chiese Niall curioso.
“In questo momento sono la band più famosa della Gran Bretagna, anzi del mondo aggiungerei,” lo corresse Perrie. “Sono riusciti a sfondare nel panorama musicale, sono fantastici.”
La voce della ragazza sembrava molto lontana alle orecchie di Harry. Ce l’hanno fatta, penso tra sé e sé, sono riusciti a sfondare nel panorama musicale, sono famosi in tutto il mondo. Sbattè le palpebre lentamente. “Chi è il tuo preferito?” Chiese infine, cercando di non dire niente a riguardo.
“Zayn,” rispose la ragazza. “Tutti dicono che è davvero misterioso, io penso sia adorabile. Ha una voce fantastica,” si avvicinò velocemente al poster, indicando il ragazzo con i capelli neri e gli occhi scuri. “Inoltre, è bellissimo. Non posso negarlo.”
Niall rise divertito. Harry non riusciva a ridere invece, sentiva un enorme groppo in gola.
“Anche Liam è molto bravo,” riprese a parlare Perrie. “E’ molto serio in realtà, mi piace il modo in cui parla, sembra sempre così ragionevole.” La ragazza sorrise di nuovo scrollando le spalle “Mi piacciono veramente tanto come persone. Non pensate che io sia una stupida, vero?”
“Ti può piacere ciò che vuoi, piccola.” Le disse Niall dolcemente. Harry capì che voleva semplicemente rassicurarla.
“Non c’è niente di male se ti piace una boy band.” Concordò Harry subito dopo. Quando Perrie si girò verso di loro con un enorme sorriso sul volto, gli venne in mente un ulteriore domanda. “Aspetta, e per quanto riguarda l’altro? Hai parlato soltanto di due di loro.”
Perrie guardò di nuovo il poster appeso alla parete. “Ah si, Louis.”
Louis, il nome riecheggiò nella mentre di Harry.
“Mi piace. È un burlone. Secondo me, è lui quello misterioso. Non riesco a capirlo.”
Harry cercò di trattenere una risata.
“Cosa c’è di così tanto divertente?” Chiese Perrie curiosa.
“Niente.” la rassicurò velocemente Niall. Harry sentì lo sguardo dell’amico bruciare sulla sua pelle. “Harry è strano, a volte. Andiamo a cena? Sto morendo di fame.”
Il giovane fissò intensamente il poster prima di voltarsi e seguire il biondo fuori dalla camera.
 
 
 










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Più tardi, quella notte, Harry si ritrovò da solo nell’appartamento. La cucina era ancora vuota, mancavano un tavolo e delle sedie, e la sua stanza era occupata solamente dalla chitarra e dalla valigia piena di vestiti che aveva spedito qualche giorno prima da casa di sua madre.
Avrebbe potuto restare da Niall per la notte ma avere finalmente un posto tutto suo lo faceva sentire bene, aveva voglia di dormire nella sua nuova casa. Comunque, non era troppo lontano dall’appartamento di Niall, una decina di minuti al massimo. Avevano deciso di fare colazione insieme, al mattino.
Perrie, al contrario, aveva deciso di rimanere da Colin fino a quando non fosse riuscita a spostare tutte le sue cose.
Mentre fissava la neve che cadeva fuori dalla finestra, Harry non riusciva a credere a quante cose fossero successe negli ultimi due giorni. Si era trasferito a Londra, aveva trovato un appartamento, nuovi amici e, infine, una strada completamente nuova da seguire.
Non si era sistemato nella sua stanza, la casa sembrava ancora troppo spaziosa e troppo vuota, quindi Harry aveva deciso di mettere uno strato di coperte sul pavimento della cucina. Non si sentiva nessun rumore oltre al fruscio delle lenzuola quando si muoveva, tuttavia non riusciva a prendere sonno.
Il suo sguardo continuava a spostarsi verso la stanza di Perrie.
Alzandosi dal letto improvvisato sul pavimento, Harry attraversò l’appartamento silenzioso ascoltando il proprio respiro e gi scricchiolii del pavimento sotto i suoi piedi. Si fermò davanti alla porta della camera di Perrie e il suo sguardo si spostò velocemente verso il poster attaccato alla parete.
Ogni volta gli si mozzava il respiro e sentiva le ginocchia cedere. Nella luce fioca della notte non riusciva a distinguere bene le figure sul poster, ma Harry sapeva cosa vi era raffigurato.
Non aveva bisogno di vederlo con i propri occhi. Harry sapeva tutto, non aveva mai dimenticato i lineamenti di quel viso.
 
 





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Stava nevicando.
Grossi fiocchi di neve cadevano dal cielo grigio e Harry decise di raccoglierli sul palmo della mano, cercando di studiare la loro struttura prima che si sciogliessero sulla sua pelle. Le sue mani erano gelide, le dita erano diventate blu per colpa del freddo, ma a Harry non importava.
Amava la neve.
“Sembri un bambino di cinque anni.”
Harry alzò lo sguardo sentendo quella voce e si girò rapidamente. Quando individuò Louis Tomlinson che si stava avvicinando a lui, smise di respirare per un secondo, il respiro era rimasto intrappolato nella sua gola.
Louis si sedette accanto a lui sulla panca di legno della cabina, guardando il campo da calcio. “Cosa stai facendo qui?”
Volevo guardarti mentre ti allenavi, pensò Harry tra sé e sé, tuttavia non poteva dirlo ad alta voce. Qualcuno come Louis Tomlinson probabilmente non avrebbe mai guardato una persona come lui, eppure, si era seduto proprio accanto ad Harry. “Posso stare seduto qua.” Rispose il riccio.
Louis sbuffò, cercando di non ridere, tirandosi il berretto sopra le orecchie. “Si gela qua fuori. Perché non vai a casa?”
“Perché tu non ci vai?” Chiese Harry.
Louis scrollò le spalle. “Non mi va, semplicemente.”
Harry voleva sapere perché, voleva porre a Louis tantissime domande, ma non era abbastanza coraggioso per farlo. “Possiamo guardare insieme la neve, allora.”
Louis rimase in silenzio dopo aver guardato qualche fiocco cadere silenziosamente ai suoi piedi.
Harry restò a bocca aperta per la sorpresa quando sentì qualcosa di caldo e morbido avvolgersi intorno al suo collo dopo qualche minuto di silenzio assoluto. Si voltò per guardare Louis, il quale si era avvicinato ulteriormente a lui sulla panca.
“Ti prenderai un raffreddore se non indossi nemmeno una sciarpa.” Disse il più grande. “Ho preso questo da una delle mie sorelle ed è più grosso di quanto pensassi.” Indicò lo scialle rosso che ora avvolgeva entrambe le loro spalle.
Non ho freddo, avrebbe voluto dire Harry. “E’ molto caldo,” sussurrò, invece. Non importava che non avesse freddo, aveva un Louis sorridente seduto al suo fianco, ciò gli bastava.
Quante volte aveva immaginato di parlare con quel ragazzo? Quante volte aveva sognato di avere l’opportunità di sedersi vicino a lui in questo modo? Nella sua immaginazione, tuttavia, non era mai andata così. I suoi sogni non si avvicinavano neanche lontanamente alla realtà. Aveva immaginato di chiacchierare con Louis mentre si guardavano negli occhi, sentendo le loro anime collegarsi all’istante.
In quel momento, erano semplicemente seduti vicini ed osservavano in silenzio la neve che cadeva dal cielo. Probabilmente era scattato qualcosa lo stesso, tra di loro.
Le loro dita si sfiorarono, la neve si intensificò sui capelli ricci di Harry, un piccolo fiocco era rimasto attaccato alle ciglia di Louis quando entrambi si voltarono nello stesso momento per guardarsi. I loro occhi si incontrarono e Louis fissò intensamente il più piccolo, le loro facce erano vicinissime, tanto che Harry riuscì a scorgere una spruzzata di verde nel blu degli occhi dell’altro.
Probabilmente erano davvero troppo vicini, per essere due estranei che si erano appena incontrati, ma quella sensazione che stava provando era calda, accogliente e familiare.
La neve cadeva dolcemente intorno a loro, ed Harry non si era mai sentito così felice.
 
 






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Harry rilasciò un profondo respiro, sbatté le palpebre cercando di scacciare via i ricordi e fissò oltre la stanza buia. La neve stava cadendo all’esterno e gli occhi senza alcuna emozione di Louis lo fissavano dal poster sul muro.
Freddi, impersonali, indifferenti.
Voltandosi, Harry si richiuse la porta alle spalle.