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Al buio

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“Masa-san, quante te ne mancano ancora?”
“Altre dieci e per oggi ho finito.”
“Oh, d'accordo. E comunque, ancora non mi hai detto perché hai deciso di tirare ancora una volta diecimila frecce. Non stai di nuovo pensando di lasciare il tiro con l'arco, vero?”
“No, tranquillo. È più come un rito propiziatorio, questa volta. Devo prendere una decisione importante e speravo che l'arco potesse guidarmi, in qualche modo.”
Minato guardò Masaki, per niente convinto da quella spiegazione. Ultimamente lo sentiva distante, e la cosa non gli piaceva per niente.
“Masa-san, non hai nemmeno intenzione di abbandonare noi, vero? Continuerai a essere il nostro allenatore, non è così?”
Masaki distolse l'attenzione dal bersaglio e si girò a guardare il ragazzo, sorpreso per quella sua domanda.
“Come ti è venuta in mente un'idea del genere? Non ho nessuna intenzione di smettere di fare l'allenatore. C'è qualcosa che non va, Minato?”
Lui scosse la testa, ma era chiaro che qualcosa che lo turbava in realtà doveva esserci, e Masaki decise che avrebbe scoperto di cosa si trattava prima di farlo tornare a casa, quella sera. Perciò si concentrò sui tiri che gli restavano da fare, per finire il prima possibile e potersi concentrare su di lui.
Aveva appena finito di tirare la centesima freccia della giornata, colpendo il bersaglio per la centesima volta di fila, ed era pronto a parlare con Minato, che gli si stava avvicinando, quando all'improvviso si fece tutto buio.
“Che cosa...” brontolò seccato, per l'ennesima volta negli ultimi giorni.
“Masa-san?” si sentì chiamare dal ragazzo.
“Non preoccuparti, è solo saltata la luce. Negli scorsi tre giorni abbiamo avuto un sacco di problemi con la corrente elettrica, in tutto il quartiere. Pensavo li avessero risolti, ma è chiaro che non è così. Non muoverti o rischi di farti male” aggiunse. “Devo avere una pila da qualche parte.”
Minato, però, non sembrava intenzionato a seguire il suo suggerimento, perché quando lo sentì parlare si accorse che era molto più vicino a lui di quanto si era aspettato.
“Masa-san” lo sentì sussurrare, con un tono di voce che gli sembrò molto strano.
“Minato, stai bene? Davvero, non c'è nulla di cui preoccuparsi, ora prendo la pila e...”
“Masa-san” lo interruppe il ragazzo, appoggiandogli una mano sul petto, come se riuscisse a vedere al buio o avesse una bussola interiore che lo aveva guidato fino a lui.
Masaki sentì il respiro fermarglisi in gola, sia per il tocco che stava mandando a fuoco la sua pelle, sia per il tono di voce che aveva usato Minato, che aveva mandato a fuoco la sua mente e tutto il suo corpo. Quando Minato si appoggiò completamente a lui, quasi abbracciandolo, e lo chiamò per l'ennesima volta con quella sua voce carica di bisogno, l'uomo sentì tutti i suoi buoni propositi e il suo autocontrollo andare miseramente in fumo. Alla fine, quelle diecimila frecce non erano servite a niente, se bastava un semplice black out per farlo cedere a quel modo.
“Minato, credo che dovresti allontanarti e...” provò a tenere duro fino all'ultimo, ma era evidente che non era destino che lui facesse la cosa giusta in quella particolare circostanza.
“Ti prego, Masa-san... voglio... ho bisogno... non mandarmi via” lo supplicò il ragazzo, e lui capitolò definitivamente.
Un istante dopo gli aveva infilato la lingua in bocca e avevano iniziato entrambi a spogliarsi a vicenda. Pochi secondi ed erano stesi sul pavimento del dojo, i loro vestiti usati per evitare che Minato si facesse male alla schiena e prendesse troppo freddo. Non che in realtà sentissero davvero freddo, in quel momento. Al contrario, a Masaki sembrava di poter andare a fuoco da un istante all'altro e, a giudicare dalla temperatura della sua pelle, anche per Minato doveva essere lo stesso.
“Minato, non possiamo...” esalò Masaki, con l'ultimo barlume di buonsenso.
Perché, davvero, non poteva fare l'amore con Minato per la prima volta lì, sul pavimento del dojo del tempio, al buio e senza nessun tipo di lubrificante. Poteva anche aver perso il controllo, ma non gli avrebbe mai fatto del male, per nessun motivo.
“Va bene qualunque cosa, Masa-san. Ti prego!”
E a quel punto Masaki non poté fare altro che accontentarlo. Si abbassò su di lui fino a far entrare in contatto i loro inguini e iniziò a sfregarsi con vigore contro di lui, strappando gemiti eccitati a entrambi. Non ci misero molto a venire, sporcando i loro stomaci. Minato era giovane e alla sua prima esperienza, e non c'era nulla di strano nel fatto che non fosse riuscito a controllarsi. Masaki, invece, si era trattenuto così a lungo, con lui, che arrivati a quel punto non aveva più nessuna possibilità di tenere a freno il suo desiderio.
Diversi minuti dopo erano ancora stesi per terra, abbracciati stretti con il respiro che era appena tornato regolare, quando le luci si riaccesero all'improvviso. Masaki sentì Minato sbuffare e lo guardò perplesso.
“Spero che ci mettano un po' a sistemare i problemi alla linea elettrica. Non mi dispiacerebbe se la corrente saltasse anche domani sera” gli spiegò il ragazzo.
E Masaki, che in fondo era sempre stato una persona un po' perfida, gli rivolse un sorriso malizioso.
“Io, fossi in te, mi augurerei che la corrente elettrica non manchi più. Sai, con la luce potrei farti molte più cose, e molto più soddisfacenti, di quelle che abbiamo fatto oggi.”
Minato lo guardò sgranando gli occhi e Masaki si chinò di nuovo su di lui per baciarlo.
“Domani è venerdì, e sabato non avete lezione. Ti va di fermarti a dormire qui, così posso iniziare a mostrarti alcune di quelle cose?” gli chiese diversi minuti dopo.
E Minato annuì entusiasta, buttandogli le braccia al collo per riprendere da dove lui si era interrotto.