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Elementare (Seduto con un'ombra accanto)

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Novella con il fuoco ci ha avuto a che fare più o meno da sempre.

Ha perso il conto delle battute che ha sentito fin da quando era piccola, dei paragoni che le hanno cucito addosso come vestiti su una bambola di pezza: Novella ha il fuoco nei capelli, ha il fuoco nelle vene, ha il fuoco dentro e non si riesce a domarla. Perchè alla fine è questo il punto, che il fuoco piace a tutti ma solo quando si può contenerlo, quando si può decidere da che parte farlo andare, e Novella questo ha sempre voluto deciderlo da sé.

Il fuoco l'ha respirato nella tensione tra i suoi genitori che covava sotto le braci pronta ad esplodere in ogni momento, negli scoppi d'ira di suo padre e negli sguardi delusi di sua madre; e i suoi colori l'hanno accompagnata da Venezia fino a Firenze, dai tramonti sulla laguna al caminetto di casa dei nonni.

Quando ha conosciuto Francesco le è sembrato quasi profetico il fatto che lui abbia attaccato bottone chiedendole l'accendino, e quell'accendino ce l'ha ancora in un cassetto e non si decide a buttarlo, anche se di fuoco non ne fa più da un pezzo. Di lui ricorda le sigarette divise a metà e il modo che aveva di baciarle le mani d'inverno per intiepidirgliele, e il cuore grande e caldo abbastanza da contenere lei e Giuliano e Lorenzo, e la pelle che scottava contro la sua ma senza mai bruciarla.

Fino a quando qualcosa non si è spezzato, e hanno finito per bruciarsi tutti.

Adesso la sua vita è altrove, tra il tepore del sole pallido di Edimburgo e quello dell'abbraccio sicuro di Alexander, e certi giorni le sembra che sia abbastanza. E certi altri, invece, sente il fuoco che le urla dentro e le chiede soltanto di scappare.