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Perché una persona doveva accontentarsi del principe, quando aveva davanti a sé un vero e proprio re? Per Lucretia non era mai stato difficile trovare una risposta a quella domanda. Quando poteva avere Re Lancelot per sé, era impossibile accontentarsi di un semplice principe.
Era una domanda puramente retorica, ma a cui poteva benissimo dare una risposta ovvia. Scegliere Lancelot era stata la decisione più giusta della sua vita. Anche se, a ben pensarci, i loro primi incontri ed il loro rapporto non era mai stati perfetti dall'inizio ed avevano faticato a raggiungere un momento di equilibro e reciproco rispetto - oltre che di reciproco sfruttamento.

«Non puoi sfuggire alla mia presa. Non prima dell'arrivo della luna piena»
Una grandissima seconda impressione, vero? Lucrezia era proprio convinta che re Lancelot non ci sapeva fare con le donne, ma anche con le persone in generale. Lo aveva osservato quasi con rabbia e fastidio, mentre la mano di Lancelot aveva afferrato il suo polso e l'altro braccia le aveva avvolto la vita per avvicinarla a sé. Anche se questo suo comportamento non era il massimo della gentilezza, non poteva fare a meno di notare alcuni dettagli in lui che lo rendevano affascinante. I capelli biondi e gli occhi azzurri lo rendevano bello come i principi delle favole, ma la freddezza che lo accompagnava sempre lo rendeva irraggiungibile a chiunque.
«Non pensare che sia così facile, tenermi al guinzaglio.» ribatté Lucrezia, fulminandolo con lo sguardo mentre liberava il suo polso con uno scatto del braccio. Gli voltò anche le spalle, cercando di sciogliere la presa intorno alla sua vita; Lancelot rafforzò la stretta, facendola avvicinare al punto da avere la schiena di lei contro il suo petto. Lucrezia spalancò gli occhi. Le labbra di Lancelot sfioravano lentamente il suo orecchio mentre mormorava poche parole.
«Sarò estremamente felice di vederti sottomessa, allora. Prima della Luna Piena accetterai la situazione.»
Un brivido le percorse la schiena, ma non riuscì a capire se era di eccitazione o di semplice paura. Era ovvio, però, che Lancelot non si sarebbe accontentato di vederla stare buona e lontana da lui durante quei 28 giorni in attesa della luna piena. Qualsiasi cosa avesse in testa, probabilmente avrebbe causato dei problemi alla vita tranquilla che avrebbe voluto vivere fino al giorno stabilito.
«Non sarà facile per te. Non pensare di avere già la vittoria in pugno.» sibilò lei, girando il volto verso di lui. Il gesto la fece avvicinare di più al suo viso e le diede la possibilità di esaminarlo ancora più da vicino. Era davvero bello, doveva ammetterlo; sentì le gote arrossarsi un po', mentre la sua espressione si contorceva in un broncio infastidito. «Ora lasciami andare.» rispose con voce sicura e per nulla spaventata. Gli avrebbe dimostrato che quel rossore era solo il fastidio o qualsiasi altra emozione legata ad esso.
Le labbra fini di Lancelot si tesero in un sorriso sghembo, che gli alzava solo un angolo; sembrava un ghigno di chi sapeva già tutto e che era convinto di avere la vittoria in pugno. Lucrezia sentì il braccio scivolare via e liberarla dalla sua presa, mentre lui faceva un passo indietro. Il suo corpo si sentì finalmente leggero e libero ed il calore che aveva iniziato a sentire sparì velocemente. Gli lanciò un'occhiataccia al vetriolo, prima di allontanarsi da lui e avvicinarsi verso l'uscita. Sentì solo il richiamo di Jonah, che la invitava a seguirlo verso la sua stanza - e non mancò di dirle quanto fosse fortunata per la sua sistemazione. Dentro di sé fumava di rabbia per quanto fosse stato facile per lui metterla in quella situazione, dove non era in grado di capire se le sensazioni provate erano rabbia, paura o semplice eccitazione.

I suoi giorni nel quartier generale della Red Army stavano andando meglio rispetto a quanto si era immaginata. Per quanto Lancelot le avesse promesso che l'avrebbe sottomessa, Lucrezia non era ancora entrata in contatto con lui. A parte qualche rara volta in cui si erano incrociati nei corridoi, scambiandosi solo qualche parola spassionata e senza sentimento, Lancelot non l'aveva avvicinata e lei non aveva provato a creare un contatto con lui. Stava comunque in allerta, pronta ad un possibile attacco alle spalle da parte del re. Si aspettava anche l'utilizzo della magia, che sembrava padroneggiare con vera maestria. Ad ogni movimento che sentiva alle sue spalle, scattava e la sua mente era pronta a repellere qualsiasi tipo di attacco. Con tutto l'esercizio mentale che faceva in quei giorni, probabilmente sarebbe stata in grado di utilizzare quella sua abilità con estrema disinvoltura in futuro.
«Lucrezia?»
Ecco l'ennesimo sussulto, mentre si voltava a guardare il Jack di Cuori arrivare alle sue spalle. Il suo sorriso, sempre presente sul volto, poteva rivaleggiare tranquillamente con la freddezza negli occhi di Lancelot; era distante e privo di reale sentimento, anche se appariva un briciolo di emozione quando si trovava a stuzzicare Jonah o a scherzare con Zero e Kyle.
«Edgar, ti avevo scambiato per qualcun altro.» gli rispose come saluto, facendo un sorriso tranquillo eppure falso quanto il suo. I suoi occhi verde acqua non ne rimasero intaccati, mentre osservava l'ufficiale davanti a lei.
«Immagino già chi!» la prese in giro, mentre si avvicinava a lei e la invitava a seguirlo con un cenno. «Immagino che tu stia andando a fare colazione.» affermò senza aspettare una sua risposta, mentre la accompagnava verso la loro meta. Lucrezia non rispose ed alzò gli occhi al cielo, ritenendo inutile parlare quando qualcuno avrebbe comunque fatto di testa propria. E poi non era Lancelot; non avrebbe trovato soddisfazione nell'andare contro a qualcuno che, almeno in apparenza, si dimostrava un po' gentile. «Come mai così diffidente nei confronti del nostro re?» domandò con curiosità; non era disinteressato, era chiaro. Forse lo trovava solo un divertimento, ma era comunque una buona possibilità di parlare con qualcuno e capire come agire da quel momento in avanti.
«Lo saresti anche tu, dopo la sua minaccia.» rispose con un leggero broncio, scuotendo il capo con un sospiro. Edgar ridacchiò al suo fianco, facendo un sorrisetto che la diceva lunga.
«Ah, sì. Il nostro re ha dei modi un po' burberi, verso chi gli interessa!» ammise con un mezzo sorriso, guardandola con calma.
«Burbero? Sembra più un despota!» affermò lei con semplicità, scuotendo ancora una volta il capo. Non si fermò nemmeno a pensare che ci fosse un motivo, anche se Edgar rispose a quel suo non-dubbio pochi istanti dopo.
«Deve dare una certa impressione, anche in situazioni come questa.» le spiegò con calma, osservandola di sbieco prima di aprire la porta bianca ed intarsiata della sala da pranzo. Il luogo non mancava mai di incantarla, facendole ricordare i grandi palazzi che vedeva sulle riviste turistiche. Anche se il rosso predominava, i muri bianchi e gli affreschi erano un piacevole contrasto. Al centro della sala c'era un grande tavolo per ospitare tutti i leader della Red Army, anche se Jonah aveva detto che nessuno di loro aveva mai pranzato o cenato assieme. Ogni volta che guardava quel tavolo, non ne capiva mai il senso. Le feste le organizzavano comunque nel Giardino sopra al Civic Center.
«Cosa vuoi dire?» domandò ad Edgar, osservandolo con attenzione. Aspettò che entrasse anche lui nel salone, prima di avvicinarsi al tavolo e sedersi al posto di sempre. Edgar decise di prendere il posto alla sua destra, mentre uno dei camerieri usciva in fretta per apparecchiare la tavola con diverse leccornie: dai cibi salati a quelli dolci, latte, tè e caffè. Non mancava niente per un'ottima colazione ed il suo stomaco apprezzava con gioia la sua vita nella Red Army.
«Beh, ha un soprannome che deve portare avanti.» le disse, mentre iniziava a servirsi e metterle davanti qualche cosa da mangiare. Un piatto di uova con il bacon ed una tazza fumante di tè nero. «Beautiful beast.»
Lucrezia inclinò il capo di lato, ignorando per un attimo il piatto davanti a lei. Per una volta riusciva a dimenticarsi anche del mangiare. «Perché quel soprannome? Come lo ha ottenuto?» chiese curiosa, prima che Edgar le pizzicasse la guancia con fare giocoso.
«Mangia. E intanto ti racconto tutto.» le disse con calma, mentre anche lui si concentrava sulla sua colazione. Portò un boccone alla bocca e deglutì lentamente, pulendosi la bocca con un tovagliolo bianco. Fece tutto con una tale eleganza da far pensare che non stesse effettivamente facendo colazione. «Qualche anno fa, ci fu una rivolta da parte dei cittadini del quartiere dei Quadri.» Iniziò a raccontare e notò immediatamente che gli occhi di Lucrezia erano puntati su di lui. Si lasciò andare ad un piccola risata, mentre gli occhi si addolcivano un po'. «Non ero ancora entrato nell'esercito, quindi ti racconto solo quello che ho sentito. Alcuni civili avevano attaccato il quartier generale e, quando i soldati avevano avvisato re Lancelot, lui è uscito da solo ed ha affrontato quelle persone con la sola spada, senza richiedere l'intervento di un solo uomo. La sua performance era stata meravigliosa e brutale allo stesso tempo, che alla fine gli hanno dato quel soprannome.»
Gli occhi di Lucrezia erano spalancati per la sorpresa, mentre la forchetta era bloccata a metà strada verso la bocca leggermente socchiusa. «Davvero ha fatto tutto da solo?» domandò incredula; il suo tono era leggermente stridulo ed acuto, mentre cercava di fare pace fra sé stessa e la rivelazione su Lancelot.
«Sì! Fu uno spettacolo indescrivibile.» annuì Edgar, guardandola seriamente. «Ora capisci il suo modo di fare. Anche se di facciata, devo comunque mantenere quel genere di comportamento per non mostrarsi debole.»
Lucrezia annuì semplicemente, abbassando lo sguardo sulla sua colazione. Iniziò a mangiarla con lentezza e soppesò per bene le azioni da seguire da quel momento in avanti. Lancelot faceva tutto quello di facciata, quindi in realtà non la voleva realmente sottomettere; doveva solamente dare l'idea generale a tutti quanti e mantenere quell'idea di "bellissima bestia" che tutta Cradle aveva di lui.
«Sei diventata improvvisamente pensierosa.» le fece notare, riportandola alla realtà velocemente. Le sorrise con calma, mentre le portava indietro una ciocca di capelli che rischiava di finire nel piatto.
«Credo proprio di aver frainteso completamente il vostro re.» sussurrò come risposta, lasciando la forchetta sul piatto vuoto. Lo ringraziò velocemente per averle fatto compagnia e per la storia che le aveva raccontato, prima di uscire velocemente dalla stanza. Incrociò Kyle, ancora con gli effetti della sbornia addosso. Gli fece un sorriso, ma non si fermò a chiacchierare con lui mentre continuava diretta verso la sua meta. Si fermò davanti ad una porta scura, levigata e senza alcuna decorazione; la maniglia era dorata e chiedeva semplicemente di essere abbassata. Qualsiasi cosa ci fosse lì dietro era pronta ad affrontarla, anche se significava vedere cosa c'era sotto la maschera di quella persona che tutti temevano ed idolatravano.

«Sei ancora qui?»
Anche se la frase era posta come una domanda, il sospiro rassegnato di Lancelot dimostrava che non era poi così stupito di trovarla nel suo ufficio. Da qualche giorno, quando non aiutava gli altri leader, Lucrezia si fermava da lui. Gli portava qualcosa da mangiare o lo invitava a fare qualche pausa, spingendolo a chiacchierare con lei. Qualsiasi cosa ci fosse nella mente di quella donna, lui era incapace di bloccare gli effetti su di lui. Per quanto volesse dire che odiava la sua presenza e che lo distraeva, era piuttosto piacevole fare qualche pausa ed avere qualcuno con cui parlare al di fuori dell'esercito.
«Avevo controllato in camera tua, ma non c'eri.» disse semplicemente lei, ammettendo di aver iniziato a sfruttare lei quella porta. Per prima, per giunta. Lancelot scosse la testa e sospirò rassegnato. «Il tuo cucciolo di leone sembrava sentirsi solo.» aggiunse con semplicità, mentre sfogliava un libro che parlava della storia di Cradle. Non era un libro per bambini, di quelli che insegnano velocemente gli eventi per chi sta ancora imparando; aveva direttamente scelto uno dei più complicati e ricchi di informazioni, ma l'espressione attenta dimostrava che era realmente interessata e per niente stanca da pagine e pagine di parole scritte in lettere piccole che affaticavano la vista.
«Shine si è fatto vedere? Da te?» domandò Lancelot incredulo e per la prima volta Lucrezia poté vedere un'emozione diversa dalla sua solita maschera fredda. Sorrise vittoriosa fra sé e sé, mentre lo guardava con calma.
«Mh-Mh. Si è fatto coccolare anche un po'.» aggiunse con estrema soddisfazione, mentre si alzava in piedi e si avvicinava a lui. Si fermò davanti a lui, osservando con un sorriso ancora gli occhi leggermente spalancati per la seconda informazione che aveva lasciato andare. Ridacchiò divertita, mentre chiudeva il libro con un colpo che fece sussultare Lancelot. Che bella vista, questa! «Scusa! Ti ho preso alla sprovvista?» domandò innocente, mentre le labbra si piegavano in un ghigno divertito.
«Un giorno di questi te ne pentirai.» sussurrò il re, scuotendo il capo. Non c'era una vera minaccia, ma probabilmente avrebbe trovato un modo per metterla in imbarazzo in qualche modo. «Stasera... posso venire da te?» domandò dopo qualche istante, guardandola al di sopra della spalla, prima di fare il giro della scrivania e sistemarsi sulla sua ampia sedia. Lucrezia lo guardò per qualche istante, prima di sorridergli ed annuire. «Certo. Quella porta è fatta apposta, no? Me lo ha detto Jonah, che quella è la stanza dove viene ospitata la compagna del re.» Non che lei fosse la compagna, ma se Lancelot l'aveva voluta proprio lì, qualche vantaggio voleva pur trarne. E lei non era così innocente da voler dargli tutto, senza chiedere in cambio niente.
«Non entrerei mai senza il tuo permesso.» le dice con calma, dimostrando di essere un uomo estremamente galante ed educato. E dire che aveva pensato che non sapesse trattare una donna. «A differenza tua.» aggiunse come una stilettata finale, ghignando divertito all'indignazione che stava mostrando in quel momento.
«Se sparisci senza dire nulla, è ovvio che entro nella tua stanza senza il tuo permesso.» esclamò imbronciata, mentre le guance si imporporavano di rosso nello stesso momento in cui Lancelot iniziava a ridere di gusto.

«Quindi usate queste cose per comunicare.»
Lancelot era seduto sul divanetto posizionato ai piedi del letto, mentre esaminava il telefono cellulare che Lucrezia aveva nella sua borsa. La ragazza, seduta dietro di lui, era appoggiata sulle braccia sullo schienale. Lo guardava con attenzione, un sorriso sulle labbra e l'animo leggero in quell'occasione. Aveva pensato che le chiedesse altro, anche solo di dormire assieme a lui; invece aveva iniziato a tempestarla con molte domande sulla Terra della Ragione, come se fosse un bambino.
«Esatto. Si chiama smartphone!» ripeté con calma, certa che lo avrebbe chiamato ancora "questa cosa" alla prima occasione. Lo sguardo di Lancelot era ancora fissato sull'oggetto, intento ad esaminarlo con particolare attenzione e nei minimi dettagli.
«La vostra scienza è interessante. Sembra risolvere un sacco di problemi.» affermò con innocenza. Quel suo lato l'aveva lasciata sorpresa e Lancelot ne era consapevole. Come poteva non accorgersi degli occhi spalancati e delle risatine che si lasciava andare ogni tanto?
«Sì, molto. Però non si può risolvere tutto quanto con la scienza. Anche con la vostra magia, funziona allo stesso modo, no?»
Lancelot annuì semplicemente, facendole un mezzo sorriso anche se la sua attenzione era ancora sul telefono. Poi guardò ancora la borsa e tentò di darci una sbirciatina per vedere quali altre "tecnologie" teneva lì dentro. Lucrezia rise tranquilla, mentre si inclinava ancora verso di lui e si avvicinava al suo letto.
«Non sbirciare troppo. Ci sono cose da donne, lì dentro.» disse con una risatina divertita quando notò il rossore arrivare fino alla punta delle orecchie. Rise di gusto, gettandosi indietro sul letto mentre Lancelot si voltava a guardarla.
«Smettila!» le intimò con freddezza, ma era chiaramente imbarazzato. Si alzò da divano, superandolo dalla parte dello schienale per raggiungerla immediatamente sul letto. Lei stava ancora ridendo, quando Lancelot la bloccò fra le sue braccia ed iniziò a guardarla come se si rendesse conto solo in quel momento che era davvero una donna.
«Cosa c'è?» domandò Lucrezia, sentendo il corpo scaldarsi improvvisamente. Si umettò un po' le labbra e notò come gli occhi di Lancelot seguivano la punta della lingua, rapiti. «Lancelot...» sussurrò piano, alzando la mano verso il suo volto per accarezzargli la guancia ed allontanare un po' quei capelli biondi che celavano parte del suo viso.
«Va tutto bene.» sussurrò lui, un mormorio che solo lei poteva sentire e che non superava il rumore della notte fuori dalla finestra. Voltò appena il capo e posò le labbra sul palmo della sua mano, in un leggero bacio che la scosse più del dovuto. Le prese subito la mano nella sua, più grande e callosa. Il contatto ruvido la fece sospirare, mentre i baci che riceveva sui polpastrelli portavano la temperatura corporea a limiti estremi. «Sei morbida. E calda.» sussurrò ancora una volta Lancelot, prima di abbassarsi su di lei con tutto il suo corpo. Anche se il suo corpo non pesava troppo sul suo, poteva sentire ogni muscolo a contatto con il proprio nonostante ci fossero i vestiti a separarli ancora. I loro respiri si mischiavano, in attesa che uno di loro facesse una mossa in avanti per poterli interrompere per qualche secondo. E dire che c'erano quasi, quando un colpo contro la porta che univa le loro stanze fece sussultare entrambi. Si staccarono immediatamente, prima che il cucciolo di leone di Lancelot entrasse nella stanza alla ricerca del suo umano. Ed entrambi si trovarono a maledire la sua apparizione.
Era nel letto di Lancelot, quella mattina; le coperte bianche e leggere la coprivano solo fino alla vita, mentre rimaneva stesa a pancia in giù sul letto. Il viso era appoggiato di lato sul cuscino, mentre osservava il re fare avanti e indietro per la stanza mentre si cambiava. La ragazza sospirò piano, analizzando per bene quel corpo che l'aveva scaldata durante la notte e che le aveva permesso di raggiungere picchi di piacere piuttosto alti. Fece un sorriso malizioso, mentre osservava i segni lasciati dalle unghie sulla sua schiena; non erano così profondi da lasciare una cicatrice, ma era soddisfatta che non ci fossero solo segni delle battaglie sul suo corpo.
«Devi proprio andare?» domandò ancora una volta, quando Lancelot fu completamente vestito ed appoggiava il ginocchi sul letto per chinarsi su di lei.
«Sì. Fra qualche sera ci sarà una festa per l'aristocrazia del territorio Rosso, quindi devo finire di controllare alcune cose per la sicurezza insieme ad Edgar.» le spiegò con calma, chinandosi alla fine per darle un bacio leggero sulle labbra e poi sulla fronte. «Stasera ci possiamo vedere ancora.» le rassicurò con calma, prima di indossare di nuovo la sua espressione distaccata da Re ed uscire dalla stanza come se niente fosse.
Ah, la festa. Lucrezia non aveva sentito altro che parlare di quella festa, negli ultimi giorni. Lancelot le aveva regalato anche un abito stupendo e dei gioielli da abbinare assieme; lui diceva che Jonah l'avesse scelta come unica accompagnatrice papabile, lei era convinta che ci fosse anche lo zampino del re. Anche se andava d'accordo con la Regina di Cuori, non era così convinta che la ritenesse all'altezza. Non dopo tutte quelle ragazza che avevano passato in rassegna lei e Jonah nei giorni precedenti. Sospirò piano e chiuse gli occhi, sperando che il sonno calasse ancora su di lei per poter dormire qualche ora in più. Quel giorno non aveva nulla da fare, se non bighellonare in giro per il Quartier Generale. L'unica cosa che poteva fare era pensare a quello che stava succedendo, a quello che facevano lei e Lancelot ed al regalo che le aveva fatto. Si ricorda perfettamente il tessuto morbido e blu come la notte di quel vestito, la sua vita alta e come la gonna ampia ricadeva fino a terra in un ampia ruota ogni volta che girava su sé stessa. Adorava quel vestito. Ed i gioielli che le aveva regalato? Non era una persona poi così materiale, ma erano stupendi. Zaffiri incastonati nell'oro bianco per gli orecchini ed una collana di perle che le circondava perfettamente il collo. Erano così belli che quasi si era messa a piangere, quando le aveva detto che erano un regalo e che li poteva portare a casa, quando sarebbe arrivata la luna piena. Possibile che Lancelot fosse davvero disposto a regalarle qualcosa di quel tipo?
Lucrezia si rigirò nel letto diverse volte, prima di prendere il copriletto ed usarlo come vestito per andare in giro per la stanza. Si avvicinò a Shine, inginocchiandosi davanti a lui per dargli qualche carezza. Il cucciolo si lasciò andare a delle fusa leggere, anche se sapeva che quelle erano solo una caratteristica dei semplici gatti; era comunque adorabile ed il suo pelo morbido e liscio. Lancelot si prendeva davvero cura di lui.
«Cosa devo fare, Shine?» domandò con un sospiro, vedendo come il leoncino alzasse il viso verso di lei e la scrutasse attentamente. «Vorrei rimanere qui, anche solo per ricevere ancora regali come questi da Lancelot. Sono una persona orribile, se dovessi farlo?»
Lasciò che la domanda cadesse nel vuoto, prima di alzarsi in piede e tornare nella sua stanza. Quel giorno doveva fare veramente qualcosa o non sarebbe riuscita davvero a non pensare a quella possibilità.
I giorni passavano veloci, fra una nottata di sesso ed altri regali. E regali. Ed ancora regali. Che fossero gioielli o vestiti o semplici libri, Lancelot non mancava mai di portarle qualcosa per ringraziarla della sua presenza lì. Questo la faceva sentire una prostituta, forse anche peggio, ma cosa c'era di male in tutto quello? Alla fine non glieli aveva chiesti lei e più di una volta gli aveva fatto notare che non doveva farlo.
"Accetta il regalo e basta", le aveva detto un giorno, mentre forzava fra le sue mani un prezioso tomo sulla storia di Cradle. Lo aveva accettato e se ne era stata zitta, solo perché quel libro di storia era così interessante che la sua mente era concentrata sulle parole scritte nero su bianco. Le altre volte che portava avanti le sue argomentazioni, che Lancelot non avrebbe dovuto farle tutti quei regali, il re faceva in modo da zittirla ed impedirle di emettere qualsiasi suono che non fossero i gemiti ed il suo nome urlato in un momento di estasi. Lacelot si era rivelato bravo con le mani quanto con le parole, in quei momenti. Le sussurrava piccole sciocchezze all'orecchio, mordendole il lobo e poi lasciando una scia di baci lungo il collo. Reclamava ogni parte di Lucrezia con quella labbra, mentre le dita stuzzicavano le sue parti più intime. Erano dita lunghe e grandi, adatte a prendere in mano la spada e portare all'attacco il suo esercito. Eppure erano gentili allo stesso tempo e sembravano sapere quello che facevano, toccando quelle parti più sensibili del suo corpo. Non aveva mai dubitato che Lancelot potesse aver avuto altre amanti prima di lei, ma un po' di gelosia prendeva il sopravvento in lei nei momenti in cui lo pensava. Non poteva fare a meno di marchiarlo, di lasciare segni evidenti sul suo corpo e sul suo collo. Anche se Lancelot non ne era poi così contento.
Alla fine ogni dubbio spariva e lasciava libera la sua mente, che sembrava aver accettato in modo completo quella situazione.

Da quando era la Quartier Generale, Lucrezia non aveva ancora avuto modo di parlare con la Black Army. Per quanto avesse passato con loro solo pochi giorni, si era affezionata ad alcuni di loro. Era rimasta stupita quando, quella mattina, Lancelot le aveva detto che poteva andare a trovarli senza nessun problema. Purché ritornasse al quartier generale prima di sera e che un soldato della Red Army andasse con lei, come precauzione. Inizialmente non aveva capito il perché di tutta quella precauzione; era cerca che nessuno, soprattutto Ray e Luka, le avrebbe fatto del male. Aveva comunque accettato, mentre osservava quanto fosse indisposto dal suo rifiuto. Dopo tutto quello che aveva fatto per lei, poteva anche accettare questo compromesso. Purché non diventasse una fastidiosa abitudine.
«Sono contento che tu stia bene.»
Luka, schivo come sempre, le aveva fatto un sorriso gentile mentre posava un vassoio con tè e dolci davanti a lei. Lucrezia inspirò lentamente il profumo, chiudendo gli occhi per godersi quel momento di pace e dolcezza, mentre afferrava la tazza di tè fumante e ne beveva un sorso.
«Tè bianco! Era una vita che non lo bevevo.» sussurrò lei, alzando il capo per guardarlo con un sorriso. «Sì, sto bene. Solo che... Come mai non ci sono gli altri? Ultimamente vedo poco anche Jonah ed Edgar.» affermò leggermente preoccupata, guardandosi intorno. Erano nella sala da pranzo del loro quartier generale, dai colori caldi e meno formale rispetto a quello della Red Army; dava un senso di famiglia e di calore, che faceva sempre sentire a proprio agio le persone che vi entravano.
«Non ti hanno detto nulla, quindi?» domandò sorpreso Luka, facendo scattare lo sguardo di Lucrezia direttamente su di lui. «Non mi stupisco, se le voci che ci sono arrivate sono vere.»
«Cosa vuoi dire?» Cosa le avevano tenuto nascosto? E che voci erano arrivate fino alla Black Army, passando davanti a lei senza che se ne accorgesse? Aspettò una risposta con trepidazione, osservandolo negli occhi con espressione determinata.
«Beh... Il capo della Magic Tower, Amon Jabberwock, sta minacciano l'intera Cradle con i cristalli magici. Voleva usare Lancelot e la guerra fra i due eserciti per ottenere il potere sull'intera nazione.» Luka parlò seriamente, senza allontanare lo sguardo da lei. Nei suoi occhi si vedeva la rabbia e la voglia di combattere, ma sembrava che tutti fossero bloccati nelle azioni. Come se qualcosa impedisse una vera e propria azione. «Non abbiamo idea di dove siano i cristalli, per questo gli altri non ci sono.» aggiunse per spiegare la situazione. Non volevano attaccare, senza prima aver tolto dalle loro mani quella minaccia. Lucrezia si portò una mano alle labbra, facendosi immediatamente pensierosa.
«E di quelle voci di cui parlavi? Cosa sono?» domandò piano, mentre la sua mente viaggiava a mille per cercare di capire come fosse possibile che non avesse saputo nulla. Stava con Lancelot praticamente quasi tutta la giornata; forse non parlavano del suo lavoro, ma qualcosa avrebbe dovuto scoprirla anche indirettamente.
«Sembra che Lancelot voglia tenerti fuori completamente, per risparmiarti inutile dolore prima della luna piena.»
Cosa?!
Lucrezia non sapeva se aveva urlato e quella domanda retorica era solo nella sua mente, assordante e fastidiosa. Aveva sentito chiaramente la tazza cadere a terra e rompersi, però, insieme al bruciore che l'acqua bollente aveva causato alle sue mani. Le guardò appena, senza realmente capire che quello era il suo corpo. La sua mente era in funzione e non gli dava pace, mentre elaborava quelle notizie e malediva i modi di fare di Lancelot che, anche in quei momenti, continua a considerarla come una fanciulla da proteggere. Quando avrebbe capito che non era davvero così?
«Scusa, Luka. Devo tornare indietro e fare quattro chiacchiere con Lancelot.» Lo guardò seriamente notando la sorpresa nel suo sguardo. «So quanto tutti siate contrari ad un mio coinvolgimento, ma se hanno davvero così tanti cristalli da poter distruggere Cradle, il mio aiuto vi servirà davvero.»
Con queste semplici parole, Lucrezia si avviò subito all'esterno ed alla carrozza che l'aveva portata lì. Il soldato della Red Army ne fu stupito, soprattutto quando gli disse di riportarla in fretta al quartier generale. Lancelot non poteva tagliarla fuori in quel modo.

«Per quanto ancora pensavi di tenermi nascosto quello che stava succedendo?» domandò seriamente Lucrezia, entrando nell'ufficio di Lancelot senza bussare. Per fortuna di entrambi non c'erano gli altri ufficiali, ma era chiaro che non si sarebbe mai fatta problemi in caso fossero stati presenti.
«Cosa vuoi dire?» domandò monocorde, inarcando un sopracciglio. Gli occhi gelidi la sfidavano ad andare avanti e a provare ad andare contro il suo piano, facendole capire che aveva anche in mente di mettere a posto il suo comportamento se questo gli avesse mancato di rispetto.
«Perché non hai detto nulla di Amon e di non volermi coinvolgere in questa guerra? Sono parte del vostro mondo, della vostra vita. Ho diritto quanto voi di scendere in campo e...»
«No!» la bloccò subito Lancelot con voce autoritaria, scuotendo il capo più volte. «Anche se fai parte di questo mondo, non voglio coinvolgerti. Per questo non ti ho detto nulla. Non possiamo fare affidamento sul tuo potere, visto quanto potrebbe stancarsi.» Lancelot si ricordava ancora di come fosse sfinita, quando aveva cercato di proteggersi dalla sua magia quando l'aveva trascinata al suo quartier generale. Non valeva la pena che si esponesse fino a quel punto, rischiando anche la sua stessa vita.
«Non mi importa, Lancelot. Pensi che mi piaccia sapere che ho il potere per proteggervi, per aiutarvi, ma che per una tua paura non possa usarlo? Anche se andrò via il giorno della luna piena, rimarrò segnata a vita se qualcuno di voi non dovesse più tornare.» "Se tu non dovessi più tornare", pensò amaramente, guardandolo negli occhi per sfidarlo a dire qualcosa contro quel dato di fatto. Poteva scegliere di non farla combattere, ma i suoi sentimenti non sarebbero cambiati se lui glielo avesse chiesto.
«Allora devo fare in modo che tu non possa provare nulla, se dovesse succedere.» disse Lancelot, alzandosi dalla sua scrivania. Gli occhi azzurri erano diventati improvvisamente rossi, mentre la magia stava per essere lanciata. Lucrezia lo guardò sconvolta, spalancando gli occhi spaventata. Fece istintivamente un passo indietro, mentre Lancelot si avvicinava a lei inesorabilmente. «Non mi lasci altra scelta. Vorrei davvero evitare di farti questo, Lucrezia.» mormorò lui prima che la luce di una magia avvolgesse l'intera stanza.
Per qualche attimo interminabile, la mente della ragazza era vuota come se fosse pronta ad accettare il suo destino. No! Non poteva fare qualcosa di questo tipo, sperare che cancellandole ogni ricordo lei avrebbe continuato a vivere come se nulla fosse. il suo cuore avrebbe ricordato ogni cosa, ogni risata ed ogni estasi che aveva raggiunto con lui; non avrebbe dimenticato l'amicizia nata con i leader dei due eserciti, non avrebbe dimenticato i bei momenti passati assieme a loro in quei giorni.
«No!» esclamò a voce alta ed uno scudo apparve fra lei e Lancelot, annullando immediatamente la magia che le avrebbe cancellato ogni ricordo di lui e di Cradle. «Non posso permettertelo, Lancelot.» disse seriamente, osservando il volto sorpreso del re.
«Lucrezia...» mormorò lui, facendo ancora un passo in avanti verso di lei. Lucrezia scosse la testa e sorrise.
«Decido io, cos'è meglio per me.» sentenziò con voce piena di determinazione quando lo sguardo puntato su di lui. «Non voglio mancarti di rispetto, Lancelot, ma ti stai comportando da vigliacco.»
«Cosa?» esclamò indignato, mentre le labbra si tiravano in una smorfia infastidita. «Mi stai mancando di rispetto, sì.» iniziò lui, ma Lucrezia alzò una mano per farlo fermare.
«Fammi finire, per favore.» gli intimò seriamente, sospirando piano. «Ti chiedo di usarmi per i tuoi scopi, Lancelot. Usami per raggiungere i tuoi obiettivi e salvare Cradel; fallo perché sei un re e non puoi permetterti di tergiversare come un uomo comune.»
Lancelot, per la prima volta, fu zittito da quelle parole così piene di sentimento e che gli chiedevano di agire seriamente e non mostrare debolezza. Era quello che aveva fatto fino a quel momento, prima che Lucrezia arrivasse nella sua vita. Alla fine sospirò lentamente, scuotendo piano il capo. «D'accordo. Ma dovrai stare attenta e starai al mio fianco. Stasera, al calare del sole, andiamo in guerra.» le disse seriamente e questo Lucrezia poteva accettarlo. Gli sorride vittoriosa, prima di fare un breve inchino al re.
«Allora vado a prepararmi.» disse semplice e concisa, voltandogli le spalle velocemente.

La preparazione per quella guerra era stata più veloce del previsto. Lucrezia, con sé, aveva portato solamente poche cose; giusto un kit di primo soccorso datole da Kyle ed un paio di pugnali che avrebbe nascosto nella sella del cavallo o fra i vestiti. Per la prima volta da quando era arrivata lì, stava abbandonando gli abiti ampi e lussuriosi in cambio di qualcosa di più comodo: un paio di pantaloni, una camicia ed una giacca per proteggerla dall'aria fresca della sera. I colori erano quelli della Red Army, rosso e bianco, e i ricami rappresentavano le rose nel simbolo dell'esercito. I suo vestiti erano uguali a quelli dei soldati che aveva visto in giro per il quartier generale, sentendosi finalmente come parte integrante di quel mondo. Anche se era legata ad ognuno di loro, fino a quel momento niente l'aveva fatta sentire veramente una di loro.
Seduta a cavallo al fianco di Lancelot, Lucrezia si lasciò andare ad un breve sorriso soddisfatto. Forse la sua presenza sarebbe stata inutile, o forse avrebbe annullato così tanti attacchi magici da impedire alla Civic Tower di avere la meglio su di loro.
«Sei particolarmente serena.» disse Lancelot mentre cavalcava a passo sostenuto nei boschi. Non avrebbero puntato al Central Quarter; a fare da esca ci sarebbe stata la Black Army, pronta ad allontanare la maggior parte dei nemici dal loro quartier generale.
«Mh-mh! Sono sicura che ce la faremo. Tutte le forze di Cradle si sono unite e ce la possiamo fare.» affermò con voce sicura, girandosi a guardare Lancelot negli occhi. La stessa sicurezza che sentiva lei era presente nel volto del re e questo la mise ancora più tranquilla. Qualsiasi fosse stato il risultato finale, sicuramente nessuno di loro ne sarebbe uscito gravemente ferito. E ne sarebbero anche usciti vincitori.

 

Nonostante Ray avesse fatto da esca in città, Amon aveva lasciato molti dei suoi uomini a difesa della torre. Lui stesso aveva combattuto contro di lui, utilizzando quanti più cristalli magici per abbattere il re. Più e più volte, Lucrezia aveva usato la sua magia per difendere tutti quanti, usando la sua energia al massimo. Quando questa iniziò a venire meno, aveva lasciato che la sua determinazione ed il suo desiderio di salvare le persone che amava alimentassero la sua abilità. Era lo stesso metodo che aveva usato per impedire a Lancelot di cancellarle la memoria e tenerla lontana dalla battaglia. Questo aveva permesso loro di guadagnare del tempo e permettere al re di raggiungere Amon, che si era rifugiato nella torre. Per quanto Lucrezia volesse seguirlo, il suo senso del dovere la spingeva a rimanere al fianco dei soldati. Quando era troppo stanca per continuare a parare attacchi magici, aiutava Kyle con chi era rimasto ferito; e poi riprendeva nuovamente, instancabile e pronta ad andare avanti. Questo finché la battaglia non cessò del tutto per lei, quando la stanchezza e la mancanza di energie ebbero la meglio sul suo corpo.
Lucrezia si risvegliò nel suo letto del quartier generale della Red Army, tirandosi su a sedere di colpo; si guardò velocemente in giro finché lo sguardo non le cadde sulla testa bionda appoggiata sul bordo del letto. «Lancelot?» mormorò piano, notando che il re stava dormendo pacificamente - o era rimasto sveglio troppo a lungo per poter aspettare il suo risveglio. Lucrezia sorrise, mentre si avvicinava piano a lui per dargli un bacio leggero sulla nuca. Se erano lì, voleva dire che avevano vinto e che Amon aveva avuto quel che si meritava.
Il bacio leggero ed il movimento del letto assieme fecero svegliare lentamente Lancelot; gli occhi stanchi si puntarono su di lei e, dopo qualche istante, si ritrovò stretta fra le braccia di un re estremamente preoccupato.
«Hai causato un sacco di problemi, con il tuo collasso, sai?» le sussurrò all'orecchio, aumentando la stretta quando la ragazza ricambiò l'abbraccio.
«Qualcuno si è fatto male?» domandò preoccupata, senza bisogno di chiedere cosa le fosse successo. Quando era arrivata al limite, aveva sentito il corpo cadere a terra come un sacco prima che diventasse tutto buio. Non aveva bisogno di chiedere se fosse svenuta; ed apprezzava che Lancelot non fosse delicato con quell'abbraccio, facendola sembrare più importante di una fanciulla semplicemente in pericolo.
«Per fortuna no. Mi ci è voluto poco per fermare Amon definitivamente. Quando hanno visto il loro capo battuto, si sono arresi immediatamente. Ray e la Black Army se la sono cavata con qualche graffio ed anche lì non hanno avuto problemi a sconfiggere gli uomini di Amon.» le spiegò con calma, staccandosi piano da lei per guardarla negli occhi. Inclinò la testa di lato, osservandola con sguardo serio prima di fare un ghigno che tendeva molto al divertimento. «Devi migliorare la tua stamina!» rise divertito, mentre Lucrezia lo spingeva via debolmente.
«Stai zitto. Ti vorrei vedere al mio posto!» disse imbronciata, incrociando le braccia al petto. Lancelot scosse il capo e non le disse apertamente quali danni poteva fare la magia a quelli come lui.
«Riposa ancora.» le consigliò, passandosi la mano fra i capelli. «In un paio di giorni ci sarà la luna piena. Approfittane per essere al massimo, quando tornerai a casa.» spiegò con calma, facendole anche un sorriso leggermente malinconico. Lo vide diventare improvvisamente pensieroso, mentre osservava il tavolo da toletta che aveva nella stanza. Il portagioie che le aveva regalato insieme ai gioielli era lì. «Puoi portare con te quello che ti ho regalato, lo sai? Se vuoi un ricordo di questo mondo con te.» aggiunse prima di uscire dalla sua stanza usando la porta principale.
Lucrezia non era stata in grado di dire una parola mentre lui le diceva tutto quello. La luna piena stava arrivano e presto il portale per la Terra della Ragione si sarebbe aperto. Sarebbe tornata a casa ed avrebbe ripreso a vivere la sua vita, ad andare al lavoro e a scordarsi di vedere quelle persone che erano diventate parte della sua vita.
Quando era arrivata la prima volta lì, Blanc le aveva detto che non doveva cadere vittima della magia dell'amore. Lei non si era innamorata di una persona; per quanto Lancelot fosse attraente e degno dell'amore di qualcuno, lei non provava quei sentimenti così profondi. Era un amico, un confidente, qualcuno con cui passare una notte di passione e che la riempiva di regali. Non era ancora pronta per vederlo come il suo fidanzato. Non era lui, o il pensiero di lui, che la tratteneva in quel luogo così magico. Però, di qualcosa si era innamorata: di Cradle, la sua gente, i suoi ambienti ed i leader dei due eserciti. Anche Harr, Loki, Oliver e Blanc stesso facevano parte di queste persone che aveva voluto proteggere per l'affetto che provava per loro. Ora si trovava davanti a quelle scelte che avrebbero condizionato la sua vita per sempre e non aveva idea di quale fosse la meno dolorosa da prendere. Aveva costruito due vite diverse, una separata dall'altra, e che non avrebbe mai potuto unire in alcun modo. Avrebbe comunque fatto davvero male rinunciare ad una.

 

La luna piena era alta sopra il Giardino, ma non era ancora arrivata al punto massimo quando avrebbe aperto il passaggio fra i due mondi. Lucrezia la guardava con aria malinconica e titubante, mentre Lancelot aspettava al suo fianco con pazienza. Aveva deciso lui di accompagnarla e per questo gliene era grata. Se avesse cambiato idea, chiunque altro avrebbe accolto la scelta senza farsi delle domande. Lancelot, con la sua maturità e razionalità, le avrebbe permesso di ragionare fino in fondo e capire davvero se era la scelta giusta. Sentiva anche la sua presenza rafforzarla ogni volta che aveva un dubbio, guidandola verso una scelta che l'avrebbe realmente soddisfatta. Non era una manipolazione, ma un aiuto a valutare i pro e i contro di ogni situazione.
«Lancelot...» mormorò piano, osservando ancora la luna. Sentì su di sé il suo sguardo, quindi continuò a parlare senza voltarsi. «Se rimanessi qui, ci sarebbe ancora posto per me?» domandò con calma. Per quanto opportunista potesse sembrare, non voleva rimanere in un luogo dove non avrebbe avuto una casa o qualcuno a cui aggrapparsi finché non si fosse assestata per bene.
«Certo. La camera nel quartier generale sarà sempre tua. E dubito che la Black Army non ti accoglierebbe.» disse con semplicità, come se fosse solo un fatto ovvio e non una sua opinione. Com'era pratico! Faceva sembrare ogni cosa così semplice e le rendeva anche la vita facile, in ogni campo.
«E se volessi aprire un mio negozio?» domandò improvvisamente, mentre il buco nel terreno si apriva per farla tornare a Londra. "La tana del Bianconiglio", la chiamavano nel libro di Alice. Solo che in quel Paese delle Meraviglie erano tutti esseri umani. Aveva passato i tre giorni precedenti alla luna piena a riflettere su cosa avrebbe mai fatto lì, se si sarebbe accontenta di vivere sulle spalle della Red Army. Quella guerra era stata un'eccezione: lei era al di sopra delle parti. In una guerra fra i due eserciti, non avrebbe mai scelto nessuno dei due fronti, tirandosene fuori o supportando entrambi in modo equo.
«Vuoi aprire un negozio?» domandò Lancelot sorpreso, avvicinandosi al suo fianco. Le mise una mano sulla schiena ma non premette per farla andare avanti. Era un gesto per sostenerla ed aiutarla a risolvere i suoi dubbi più grandi, magari portandola alla decisione giusta.
«Sì, se rimango qui non voglio pesare su nessuno.» si voltò finalmente a guardarlo negli occhi, sorridendo felice. «Questo non vuol dire che devi smettere di farmi regali. Questa volta li accetterò senza dire ma.» concluse mentre voltava le spalle al buco ed iniziava ad incamminarsi oltre il Giardino.
«Allora ti lascerai finanziare da me.» le disse senza ammettere repliche, avvolgendole la vita con un braccio mentre camminava al suo fianco.
Lucrezia lo osservò con un'espressione sorpresa, prima di lasciarsi andare ad una risata divertita; scosse piano la testa e lasciò cadere il discorso. Con un offerta così, come poteva pensare di tornare a casa. Iniziò a porsi la stessa domanda che si era fatta il giorno in cui era arrivata lì: perché una persona doveva accontentarsi del principe, quando aveva davanti a sé un vero e proprio re? La risposta era più semplice di quello che poteva sembrare: con Re Lancelot tutto per sé e disposto ad aiutarla in quel modo, era impossibile accontentarsi di un semplice principe.