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Dance with the devil

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La luna era grande nel cielo della notte, completamente e tonda sopra le teste di tutti gli esseri viventi. Nell'alto dei cieli, anche gli angeli potevano ammirare quello spettacolo magico e misterioso.

 

Belial si trovava nel Giadino della Beatitudine, in completa solitudine. Anche di notte, quel luogo era bellissimo: il verde si scuriva, avvicinandosi quasi al nero, e le ombre giocavano scherzi alla vista; qua e là poteva vedere le foglie muoversi nella brezza notturna, dandogli l'idea che qualcuno si stesse muovendo dietro agli alberi. In qual caso, se qualche angelo fosse davvero passato di lì, a quell'ora di notte, avrebbe pensato che stesse meditando per l'Altissimo e questo avrebbe giovato ancora di più alla sua presenza fra le schiere angeliche. La sua mente, però, era completamente lontana da Dio e dalla sua Missione. Quel giorno aveva parlato direttamente con Lucifero, per la prima volta da quando aveva sentito parlare dell'angelo più amato dal signore e che veniva chiamato "La Stella del Mattino". Ne era rimasto totalmente incantato e la sua mente era in subbuglio da quell'istante. Era divisa fra la Missione che aveva e le sensazioni che aveva provato nel parlare con lui. Si posò la mano sul cuore e sospirò piano, alzando gli occhi verso la luna sopra la sua testa.

«Cosa devo fare?» domandò al silenzio, lasciandosi scivolare contro al tronco del pesco sotto il quale si era rifugiato. Quell'angelo lo aveva scosso nel profondo, come mai nessuno aveva fatto prima di allora. L'immondo Belial, l'angelo più bello del cielo che si divertiva a sedurre tutti quelli che lo adoravano, veniva sedotto a sua volta da un bel sorriso ed una luce così immensa da faticare a guardarla direttamente. Nessun angelo lo aveva mai fatto sentire così solamente con quattro chiacchiere ed uno scambio di sguardi. Solo lui, solo il grande ed amatissimo Lucifero gli toglieva il fiato fino a quel punto. «Cosa mi sta succedendo?» mormorò piano, chiudendo gli occhi e lasciando che le lacrime scendessero lungo le guance senza che potesse fermarle. Per la prima volta si sentiva perso ed incapace di fare qualsiasi cosa; pregare Dio voleva dire far sapere quello che provava e che la sua purezza era stata intaccata. Così facendo, però, intaccava anche la santità e la purezza di Lucifero. Il Paradiso non poteva perdere un angelo come lui, in quel momento. Potevano perdere Belial tante volte; potevano accettare di vederlo peccare ogni giorno, nonostante l'evidente disgusto sui loro volti e le domande sul perché l'Altissimo lo tenesse ancora al suo fianco. Ma che Lucifero facesse altrettanto e che cadesse nel peccato più carnale di tutti, nessuno lo avrebbe mai accettato. E avrebbe complicato anche la sua situazione. Di chi sarebbe stata la colpa, se non dell'immondo Belial?

«Ti prego, qualsiasi cosa accada, non permettere che perda la sua grazia a causa mia.» sussurrò alla luna, come se lo stesse ascoltando e potesse davvero avere una soluzione a quei problemi all'apparenza irrisolvibili. Qualsiasi soluzione era meglio che vederlo corrotto dalla perdizione.