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Sui quattro incontri di Luca e dell’angelo Temperanza

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Temperanza è un angelo ammantato di luce divina, che vive in una dimensione ultraterrena e che decide di intervenire nel mondo degli uomini solo in alcuni casi eccezionali. Non è rilevante se sia maschile o femminile, poiché il messaggero celeste può essere di entrambi i sessi o di nessuno.
Tuttavia, capita che si presentino appunto dei casi particolari in cui gli aggrada di assumere sembianze umane palesandosi come una giovane fanciulla dai capelli biondi che ricadono in morbide onde sulle spalle esili, dagli occhi che ricordano l’oro colato e condensato in due piccole biglie. Le palpebre e le sopracciglia sembrano disegnate magistralmente, i lineamenti appaiono fini e delicati come quelli delle bambole e la bocca come due petali di un fiore rosa che si schiude solo per parlare: la sua voce suona come il canto di un usignolo, anche se non se ne serve spesso, solo quando deve pronunciare i suoi moderati consigli oppure quando si ritrova a conversare tranquillamente con degli aspiranti contraenti al potere arcana contenuto nella carta che porta il suo nome.
Inoltre, trova le forme femminili molto più leggiadre e che incutono meno timore rispetto a quelle maschili.
Temperanza veste principalmente di tessuti rossi e blu, raramente la si può vedere utilizzare altri colori poiché essi stanno a simboleggiare il fuoco e l’acqua, due elementi opposti proprio come il bene e il male. Volendo può evocare le sue ali d’angelo, chiaramente non le mostra dispiegandole davanti a una folla di umani curiosi senza suscitare in loro un profondo stupore e una paura immotivata. Anche per questo ha scelto di essere visibile solo a chi la invoca. Deve portare sempre con sé due anfore gemelle che contengono l’acqua della coscienza (comprende pensieri, sentimenti e azioni), un’acqua speciale che va travasata con calma, dovendo il liquido passare da sinistra verso destra – perché a ogni azione corrisponde una reazione –, in senso diagonale e incessante.
La sua missione è portare armonia nella disarmonia del mondo, ridurre gli eccessi nei quali cadono gli uomini, insegnare che la dolcezza può vincere contro la violenza, così come il bene trionferà sul male alla fine dei tempi. L’unione è più importante della divisione, la verità conta più di una bugia. Temperanza pensa che ci sia sempre speranza per tutti quanti, che si debba portare pazienza, che si possa essere mediatori di pace fra le persone, soprattutto fra coloro che hanno vera necessità di arrivare a una riconciliazione reciproca per poter condurre una vita serena e senza rimpianto alcuno. L’equilibrio giunge spesso dopo aver attuato un discernimento interiore, un viaggio di formazione che prova e testa profondamente lo spirito, ma alla fine esso ne esce purificato e in grado di lasciar defluire lontano tutte le emozioni negative. Insegna a coltivare un sentimento d’amore con moderatezza e controllo, spiega che bisogna gentilmente e generosamente anteporre il benessere dell’altro al proprio, ma senza sminuire la propria dignità personale.

Temperanza si aspetta di essere invocata da figure adulte, persone che sono confuse o in qualche modo sconvolte dalle vicissitudini terrene, che hanno smarrito la retta via oppure che sperano di raggiungere finalmente quell’equilibrio interiore e quella purificazione dell’anima quando ancora essa si trova in un corpo vivente. Si propone quindi di essere guida e mediatrice ideale degli uomini.
Tuttavia, quando la virtù vede questo bambino – non un uomo – triste e abbattuto, dall’aspetto trasandato, chiuso dentro un laboratorio dalle luci soffuse non può fare a meno di provare compassione per una condizione imposta, per un rapporto quasi inesistente fra il figlio e il genitore che l’ha richiamata dalla sua dimensione immateriale per assistere al patto fra la quattordicesima carta e Luca – così si chiama il fanciullo infelice.
Temperanza non si arrabbia e non si indigna, perché non è nella sua natura cedere ai sentimenti negativi, praticamente non la si vedrà mai né adirata né sdegnante verso qualunque creatura le si pari davanti.
La virtù umanizzata si pone tranquillamente di fronte al piccolo, si inchina alla sua altezza, lei che è un’entità superiore anche se momentaneamente visibile nel suo aspetto umano e con gentilezza porge a Luca l’anfora destra, aiutandolo a reggerla con la mano corrispondente, mentre Temperanza si serve della sinistra per versare quel liquido e usare una voce serena, volta a rassicurarlo e a fargli comprendere cosa sta accadendo.
“Non temere. Ecco: sarò sempre dentro di te anche se non mi vedrai, ti farò da scudo e da sicuro conforto. Vedo che sei un bravo bambino e io m’impegnerò a guidarti nel cammino della vita presente e futura, cosicché tu possa agire con temperanza di fronte alle difficoltà e alle prove e agli ostacoli che non mancheranno mai di frapporsi davanti a te. Non posso cancellare l’odio che provi per tuo padre, ma posso limitarlo. Bene, abbiamo quasi finito. Devi solo fare un’ultima cosa per me”.
«Cosa devo fare?» sussurra, rimanendo a bocca aperta, incuriosito dallo scorrere di quell’acqua che sembra non finire mai.
“Dunque sai parlare”, osserva lei e lui arrossisce leggermente per l’impaccio. “Ti chiami Luca, giusto?”.
Il bambino annuisce timidamente.
“Cerca di farlo più spesso, Luca. Parla: esprimi ciò che realmente pensi. È il mio primo consiglio, poiché so che la parola ti servirà molto: non puoi pretendere di usare il mio potere senza tirar fuori la lingua. Dammela, Luca. Apri la bocca”.
Come ipnotizzato il bambino esegue: schiude le labbra e Temperanza lascia che regga da solo l’anfora, portando su la mano destra fino ad afferrare con due dita la punta della sua lingua, dove presto compare il marchio dell’arcano maggiore.
“Il patto è siglato. Sei il contraente de “La Temperanza”: fai buon uso di questo dono inestimabile che ti è stato offerto. Anche se è difficile, non vederlo come una forzatura imposta, perché da adesso in poi sarà parte integrante di te. Un giorno capirai meglio queste mie parole”.
«Signora, non ti rivedrò più?» si decide a chiedere il piccolo Luca prima che lei sparisca, afferrandole un lembo della veste leggera e stringendolo nella manina. Davanti alla pura dolcezza e ingenuità innata dei bambini non si può certo rimanere indifferenti, perciò Temperanza lo rasserena con un sorriso bonario che irradia luce autentica assicurandogli che la vita per lui sarebbe stata ancora lunga e che sicuramente si sarebbe presentata qualche occasione per manifestare nuovamente la sua presenza. Vedendolo rincuorato, la virtù sparisce dalla sua vista, ma non dalla sua vita.

*

La seconda volta in cui la saggia ed eternamente giovane “Signora” si manifesta visivamente a Luca, lui ha sedici anni ed è seduto sopra una sedia bordata di rosso di fronte a un letto a baldacchino, a vegliare in silenzio sul sonno di una graziosa bambina dai capelli rossi.
Appena la vede il ragazzo, sussultando di sorpresa, scatta in piedi con espressione trasognata e la virtù intuisce benissimo il motivo di tale sbigottimento: si tratta in fondo di un ricordo d’infanzia che riemerge dal passato, una figura incontrata in un’unica occasione prima di allora.
Luca è cresciuto, si è fatto più alto, però ella gli riconosce che non ha perduto la sua bontà d’animo.
«Temperanza. Ormai pensavo che non ti avrei più rivista», le parla e il tono di voce è più maturo rispetto a quando era un bambino spaesato chiuso dentro un laboratorio di alchimia.
“Inconsciamente mi hai invocato. Sei preoccupato per lei. Chi è?” afferma l’angelo in forma umana, rimanendo in piedi al suo fianco. Lui ha provato educatamente a cederle la sedia, ma con un cenno della mano lei ha fatto intendere che non doveva disturbarsi: sarebbe rimasta poco tempo.
«Dopo aver ottenuto il vostro potere arcana, sono entrato a fare parte di un’organizzazione che gestisce e protegge Regalo: lei è la figlia del boss, il Papa dell’Arcana Famiglia. È ancora così piccola, ha solo tre anni eppure ha perso il controllo del proprio potere, legato alla carta de “La Ruota della Fortuna”, mentre la mia capacità “Il bacio dell’angelo” l’ha salvata», risponde in poche parole, sovrappensiero.
“Capisco”.
«Mi è stato dunque affidato l’onere e il compito di stare con lei, di non perderla mai di vista, di farle da tutore. Forse ho dei dubbi a riguardo e quindi chiedo il tuo consiglio: andrà tutto bene? Ho forse osato troppo?» ammette la sua confusione latente, dovuta a un nuovo incarico di responsabilità.
“Fortuna e Giustizia sono virtù a me molto affini. L’uomo fortunato sfida la sorte quando crede di essere nel giusto, mentre l’eccesso e la smoderatezza si verificano se egli si lascia tentare dal male. Luca, hai agito bene, non alimentare dubbi che vanno solo a offuscare il tuo giudizio. Questa bambina ha bisogno di una guida: il mio consiglio è di seguirla secondo le qualità di cui disponi”, lo elogia saggiamente, senza esagerare come è nella sua natura.
«Cioè?» si interroga.
“Sii te stesso e non fallirai mai”.
Per dargli una dimostrazione pratica, Temperanza si fa vedere dal ragazzo mentre travasa l’acqua della sua coscienza, proprio di Luca, da un’anfora all’altra: essa è trasparente, chiara e pulita.
E in un tripudio di luce l’angelo della moderazione si congeda da lui, dopo avergli elargito la sua benedizione e un sorriso dolcissimo, simile a quello che lei gli aveva rivolto quel giorno passato, quando la vide per la prima volta e siglarono il patto.
Luca non ha mai saputo chi potesse essere la sua vera madre, ma Temperanza gli trasmette una sorta di calore materno e per questo il ragazzo è felice di essere guidato dalla virtù benevola. Spera quindi di divenire un mentore altrettanto buono ed equilibrato per la piccola Ojou-sama, per la figlioletta di Mondo che continua a dormire ignara come se nulla fosse accaduto vicino al suo letto comodo, dentro la sua cameretta.

*

Trascorrono gli anni e anche se per Temperanza il tempo è immutabile ed eterno, lei sa che per gli esseri umani in realtà passa molto in fretta.
La virtù si ritrova a comparire di fronte a un giovane uomo di aspetto molto simile al Luca conosciuto le prime due volte, solo più adulto, assennato e cortese.
In scuri abiti formali, lui si toglie il cappello a fesa larga che indossa sul capo, il viso contornato dai capelli neri che non sono cambiati affatto e lo stesso taglio con le ciocche ribelli, portandolo al petto in segno di reverenza.
«Temperanza, questa volta ti chiamo per quei due scapestrati dei migliori amici di Ojou-sama: hanno litigato e anche se ho cercato di intervenire per placare i loro animi ribelli, non sono riuscito, ahimè, a farli riconciliare».
Il terzo incontro fra Luca e la Temperanza si tiene non in un luogo chiuso, come il laboratorio del padre o la camera di una bambina – che si presume sia diventata ormai una giovane donna – ma all’aperto, precisamente nel meraviglioso giardino della Villa esteticamente bella che la virtù presume faccia anche da quartier generale all’organizzazione della Arcana Famiglia i cui membri sono protettori e guardiani dell’isola commerciale di Regalo. Lui l’ha invocata di notte, perciò è la luce quasi magica della luna a rischiarare l’ambiente verdeggiante, la fontana di pietra, le statue
di marmo, il gazebo elegante. Potrebbe sembrare quasi un appuntamento notturno, ma anche se fosse, gli occhi umani vedrebbero soltanto Luca, perché Temperanza può essere visibile soltanto da chi l’ha invocata, ad eccezione di chi possiede una vista speciale naturalmente.
Passeggiando, Luca le spiega cosa sia successo sommariamente: in verità loro due, Libertà e Nova, discutono spesso, però questa volta hanno litigato in modo più pesante e la Signorina non sa come aiutarli a chiarire.
«Io vorrei consigliarla e quindi mi rivolgo a te».
Si aspetta qualunque cosa, un consiglio appunto, un monito, ma non la seguente frase: “Se vuoi aiutare gli altri, aiuta prima te stesso. Hai una questione in sospeso da risolvere fin da quando eri piccolo”, allude Temperanza, sfiorando i soffici petali di un fiore fra i tanti esemplari piantati in quel giardino ben curato. Profuma molto, per un attimo le ricorda il Paradiso, ciò significa che le cose preziose può trovarle anche sulla Terra. Anche Luca dovrebbe cercare di ricucire il rapporto con suo padre Jolly, perché Temperanza guarda oltre, considera la situazione da una prospettiva globale: lei crede moltissimo nella pace e nella giustizia, anche se le caratteristiche principali di questa virtù cardinale rimangono la pazienza e la moderatezza.
Luca sospira: lui percepisce in sé l’influenza dell’angelo dell’equilibrio, ma è umano, quindi come tutti gli esseri umani può cadere nell’errore e scappare dalle situazioni apparentemente scomode e difficili.
«Ci proverò», le garantisce infine, dopo averci riflettuto, dopo aver avuto la grande fortuna di osservare la luce pura e salvifica che Temperanza trasmette nelle parole e nella semplice azione, piuttosto banale in verità, di annusare un fiore.
“Ricorda sempre che essere se stessi è la chiave per vivere serenamente e in armonia con le persone”, gli mormora bonaria la voce carezzevole della virtù, voltandosi e camminando in direzione opposta finché i suoi capelli biondi, il suo corpo etereo avvolto dalle vesti che richiamano il fuoco e il mare non svanisce lentamente. Per qualche secondo era stato come assistere al sorgere del sole durante la notte: Luca se ne sorprende, ma la prossima volta che la richiamerà, spera che sia per una causa più buona.

*

«Temperanza. È nata mia figlia Maria. Ci tenevo affinché anche tu vedessi il miracolo della vita».
La voce di Luca vibra per l’emozione sincera quando presenta alla virtù quella piccola creatura con i radi capelli rossicci teneramente sorretta dalle sue braccia – stanno tremando, proprio come la voce. Gli occhi viola sono lucidi, ma non per la tristezza, bensì per una gioia incontenibile.
È sorprendente come, rispetto alle tre volte in cui il suo contraente l’aveva incontrata o invocata, per la quarta aveva semplicemente scelto di condividere con lei un sentimento inspiegabile e la gioia spontanea di essere diventato padre.
Infatti Temperanza lo percepiva che Luca non aveva nulla da chiederle e nemmeno un solo dubbio lo impensieriva, oppure minava la sua serenità in quel periodo della sua vita. Finalmente aveva raggiunto il suo equilibrio ideale, quel bambino dall’animo puro, quell’adolescente confuso dalle idee poco chiare ma con un altruismo già spiccato, quel giovane che ancora non osava scommettere su un mutamento del rapporto con il padre. Umile, servizievole, devoto, comprensivo, apprensivo. Aveva sempre cercato di indirizzarlo verso una precisa e chiara direzione: non ha bisogno di esaminare l’acqua della coscienza di Luca per sapere se è priva di macchie. Lo vede chiaramente ed è fiera di lui, sì, adesso può ammetterlo. Sì, un po’ come una madre che, pur essendo lontana, non vuole perdere i contatti con il sangue del proprio sangue. Sarà che assumere sembianze umane la rende più vulnerabile rispetto a ciò che ci si aspetta da lei?
D’altra parte, inspira tenerezza e commozione vederlo con la sua bambina, ma Temperanza non piange, perché la tristezza non fa parte di lei.
Non sorride ampiamente, perché è diversa da Felicità.
Tuttavia, il sorriso moderato eppure radioso che rivolge loro vale più di mille parole.

La virtù cardinale se ne torna nella sua dimensione ultraterrena, ma non prima di aver benedetto la bimba. Quella sarebbe stata davvero l’ultima volta che avrebbe visto Luca come umano, ma magari, un lontano giorno che per lei arriverà in un lampo mentre gli augura mentalmente che per lui ci vogliano ancora molti anni di vita lunga e serena sulla Terra, Temperanza potrà rivedere la sua anima fra tutte quelle che raggiungono il Paradiso.
E abbracciare quell’anima buona come una figlia.

 

 

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2576 parole.
Scritta per la settima e ultima settimana del COW-T 9, Missione 11, Prompt “La Temperanza”.