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What's hidden in the night

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Jean-Pierre Polnareff era un ottimo compagno di stanza. E per mille motivi diversi. Primo, era molto pulito. Molto più degli altri, poco ma sicuro. O almeno di alcuni di loro. Insomma, il sole batteva a picco sulle loro teste quasi tutti i giorni in quelle terre così calde, e lui era uno dei pochi ad avere degli abiti che gli permettessero di non sudare come un cammello egiziano ogni singolo giorno. E poi era simpatico. Faceva sempre un sacco di battute e gli piaceva parlare, ma non in modo molesto (almeno, lui non si era mai percepito come molesto). Sapeva sempre quando lasciare spazio agli altri. Ed era anche silenzioso di notte, e si muoveva pochissimo. Il fatto che ogni mattina trovasse le sue lenzuola per terra era evidentemente una coincidenza, probabilmente dovuta al fatto che faceva caldo e nella sera aveva bisogno di scoprirsi. Ma sempre in modo silenzioso. E non solo, era anche un ottimo amico e sapeva dare ottimi consigli. Ascoltava sempre i problemi degli altri, avrebbe potuto essere il perfetto compagno di pigiama party. Certo, le sue azioni spesso sconsiderate forse non erano il miglior biglietto da visita per un amico/consigliere, ma era semplicemente esperienza personale, no? Sapeva benissimo cosa NON bisognava fare in ogni situazione, proprio perché lui era stato il primo a farlo. Quindi, amico perfetto per chiedere consigli.
E c'erano altri mille motivi per cui sarebbe stato un ottimo compagno di stanza. Davvero.
Allora perché, in nome di ogni cosa più o meno sacra in quella terra dalle mille religioni diverse che ancora non aveva capito, doveva sempre essere lui quello che finiva in camera da solo?!
Polnareff era sempre più offeso, da quel comportamento. Non riusciva a capacitarsene, ergo aveva tutte le intenzioni di capire cosa, esattamente, succedeva in quelle camere la notte. Doveva evidentemente succedere qualcosa, no?! Non era assolutamente possibile che non ci fosse una spiegazione a quei loro comportamenti.

Era da poco passato l'orario di cena, e Polnareff era sotto la doccia (un albergo con una doccia funzionante, era abbastanza sicuro di aver avuto sogni erotici su qualcosa di simile, nei giorni precedenti), e borbottava mezze parole sotto l'acqua, lamentele a vuoto per essere stato DI NUOVO messo in camera singola. Silver Chariot era appoggiato al muro della doccia che lo guardava, agitando nervoso il suo fioretto, come a sottolineare le lamentele.

« Ecco, è quello che penso anche io! »

Chariot annuì con forza, per poi incrociare le braccia, visibilmente offeso. Non parlava molto, ma era bello avere qualcuno che la pensava sempre come lui.

«Basta! Stasera esco dalla finestra, mi arrampico alle loro camere, e vado a vedere cos'hanno di così segreto da fare. »

Chariot annuì con forza, e Polnareff era abbastanza sicuro che qualcun altro avrebbe potuto lamentarsi con lui sul fatto che l'idea era non solo poco carina nei confronti dei suoi compagni, ma anche particolarmente pericolosa, vista l'altezza del palazzo (la sua stanza era al terzo piano, le altre due al quarto). Ma Chariot sembrava essere d'accordo sul fatto che scoprire l'arcana verità fosse prioritario, quindi decise che il suo piano era più che valido in ogni caso.

Si rivestì, dopo essersi asciugato per bene e aver messo la cremina che si era accuratamente portato dietro (il sole lì era sempre forte e le temperature secche, una crema idratante era il minimo per non scorticarsi da testa a piedi. Non capiva perché i suoi compagni lo prendessero in giro), e si preparò per la sua spedizione. Prese una delle lenzuola e la arrotolò, in modo da poterla usare come corda nel caso ne avesse avuto bisogno, e uscì sul balcone, Si aiutò con Chariot a scalare il muro del palazzo, usando il fioretto per aggrapparsi al muro e i mattoni che spuntavano per issarsi su con i piedi. Raggiungere il quarto piano non fu particolarmente difficile (anche se un po' lento), ma più complicato fu trovare le stanze che gli servivano. Non aveva pensato di farsi un'idea guardando la mappa, quindi dovette arrampicarsi da un balcone all'altro, spiando dentro ogni finestra per cercare di capire chi c'era dentro. Ovviamente ci aveva messo tutto il tempo necessario a farsi la doccia e asciugarsi (due orette, insomma, lo standard), quindi era già abbastanza tardi, e molte delle luci nelle camere erano state spente. Era abbastanza sicuro che i suoi compagni fossero già a letto, visto quello che avevano dovuto affrontare per arrivare fino lì. Praticamente ogni giorno un nuovo stand cercava di attaccarli, e riempirli di botte era stancante, quindi spesso finivano per addormentarsi tutti molto presto. Vedere dentro le stanze senza luce però non era la cosa più semplice del mondo, quindi Polnareff doveva sempre trovare un modo per riuscire a sfruttare la tenue luca della luna, per riuscire a vedere dentro. I riflessi del fioretto di Chariot potevano essere particolarmente utili, ma doveva anche stare attento a non farsi vedere. Era abbastanza sicuro che Jotaro l'avrebbe ucciso a mani nude, se l'avesse scoperto.

Dopo alcuni tentativi finiti in un buco nell'acqua, Polnareff trovò finalmente la prima stanza. Non l'aveva riconosciuta subito, a dire la verità, ma poi sentì un tintinnare basso e un poco molesto, e lo riconobbe quasi istantaneamente come quello della collana di Abdul. Motivo per cui si accucciò subito sul balcone, nascondendosi di lato. Fece arrampicare Chariot sulla parte superiore della finestra e scendere lentamente con la testa oltre il bordo superiore, in modo da avere un altro angolo di visuale, e in modo da farsi vedere più difficilmente. Abdul e Joseph erano pur sempre due tra le persone più intelligenti del gruppo, non poteva di certo farsi trovare così facilmente da quei due. Doveva stare attento ad ogni movimento, o l'avrebbero scoperto fin troppo facilmente. Per quella sola ed unica occasione, nel tentativo di essere meno visibile, aveva anche tenuto giù i capelli, legandoli con un elastico in una piccola coda. Erano scomodi e soprattutto terribilmente antiestetici, ma qualcosa gli diceva che sarebbe stato fin troppo visibile e riconoscibile con la sua solita pettinatura.
Si sporse lentamente, ringraziando mentalmente il fatto che a quanto pareva il vecchio Joestar aveva bisogno della lucina per la notte, ergo aveva lasciato una candela accesa sul comodino che illuminava debolmente l'interno della stanza. Polnareff vide Abdul liberarsi dei suoi lunghi e voluminosi abiti, piegandoli con lentezza e precisione sulla sedia della stanza. Joseph invece era già seduto sul letto, il petto nudo e la parte inferiore del corpo sotto il lenzuolo bianco. Aveva la testa poggiata alla testiera del letto.

« Quindi, domani abbiamo un bel po' di strada da fare secondo il nostro itinerario, giusto? »

Sentì commentare dal vecchio. Abdul rise piano, annuendo con la testa.

« Sì. Dobbiamo recuperare almeno le tre ore che abbiamo person oggi dietro quel dannato stand. Sarà dura, ma il lato positivo è che secondo i nostri calcoli, oggi gran parte della strada sarà in città, il che significa strade ampie e comode, tanta gente intorno, e forse meno probabilità di incontrare stand nemici. »

Joseph sospirò pesantemente.

« O potrebbe anche significare più persone da tenere d'occhio, la possibilità di ostaggi, e un numero incalcolabili di punti ciechi in mezzo alla folla. »

Abdul allargò un sorriso lieve e morbido, che Polnareff vide appena nella penombra. Arrossì un poco nel vederlo, ma si riprese subito, per concentrarsi su quello he si dicevano.

« Dovresti cercare di preoccuparti meno, signor Joestar. so che il viaggio è difficile, ma devi pensare anche ai tuoi nervi ogni tanto. Se sei sempre così teso, prima o poi compierai un passo falso. E non è detto che noi saremo lì per poterti aiutare. »

Polnareff avrebbe voluto far notare che tutto quel pessimismo non aiutava particolarmente la causa del far stare tranquillo Joseph, probabilmente, ma non aveva diritto di parola in quel momento quindi rimase nel suo angolino, sperando di non farsi vedere.
Joseph sembrò prenderla meglio di lui, perché rise ad alta voce, divertito.

« Credi davvero, Abdul? Probabilmente hai ragione, dovrei rilassarmi di più, almeno quando abbiamo i nostri pochi momenti di pace. Ma non è particolarmente facile. Credo che non lo sia per nessuno di noi, in fondo. Forse Polnareff, ma non ne sarei così sicuro. Non credo sia così ingenuo come sembra. »

Polnareff aggrottò le sopracciglia a quelle parole. Chi è che doveva essere ingenuo?! Per fortuna, Abdul sembrò correre in soccorso del suo onore.

« Non dire così. Credo sia semplicemente il suo modo di affrontare le situazioni difficili. Probabilmente anche lui è spesso nervoso, ma ha un modo più sano del nostro di occuparsene. Gran parte del tempo, almeno. Temo per il momento in cui finirà per scoppiare e fare qualcosa di stupido, però. »

Polnareff decise comunque di prenderlo come un complimento. Era partito come un complimento, no? Forse.
Venne strappato dai suoi pensieri da un'altra risata del vecchio.

« L'hai preso molto a cuore, il nostro amico francese. Ne sono felice, è difficile vederti così protettivo con qualcuno. »

Abdul sorrise appena, senza rispondere, mentre finalmente si sedeva sul bordo del suo letto, voltato verso Joseph.

« Sai, credo tu abbia bisogno di aiuto per rilassarti, signor Joestar. Non puoi continuare a dormire due ore per notte. »

Polnareff sentì qualche borbottio arrivare dalla direzione di Joseph.

« Non dormo due ore per notte. Dormo quello che basta, non dovresti trattarmi come un bambino. »

« Sono sempre in stanza con te, e sì, dormi due ore per notte. E non è abbastanza. Lo so perché anche io dormo poche ore. E anche io sono stanco. »

« Sicuro che quello che ha bisogno di una distrazione non sia tu? »

Questa volta toccò ad Abdul borbottare appena. La differenza era che era molto più carino di Joseph, ma Polnareff decise che forse quello era solo il suo gusto personale.

« Forse sì. Sono abbastanza maturo da ammetterlo, almeno. »

Il tono di Abdul era sereno, ma il suo commento era così tagliente che Polnareff provò una certa pena per il vecchio Joseph. Joseph sembrò accusare il colpo, perché rimase in silenzio qualche secondo, e non cercare di avere l'ultima parola non era di certo da lui.

« E va bene, questa volta hai vinto, Abdul. Hai ragione. Dovremmo entrambi cercare di rilassarci almeno un poco. Ma non è affatto facile, non pensi? »

Abdul chiuse appena gli occhi e sospirò, per poi alzarsi e spostarsi in modo da sedersi sul letto di Joseph, di fianco a lui. Ora era più facile vederlo, così vicino alla fonte di luce.
Si sporse un poco verso Joseph, facendogli segno con le mani. Polnareff non sapeva esattamente cosa stesse cercando di dirgli, se non di spostarsi per fargli spazio, ma Joseph sembrò capire meglio di lui. Si spostò con tranquillità, sedendosi con la schiena contro la testiera del letto, il cuscino dietro la schiena per stare più comodo. Abdul si alzò da letto e si spostò più vicino a Joseph, sedendosi di fronte a lui, infilando delicatamente le gambe sotto le sue in modo da avvicinarsi meglio. Polnareff aggrottò un poco le sopracciglia, osservandoli in quella posizione così singolare. Non stava ancora capendo dove volessero arrivare, se si trattava di qualche strana posizione per la meditazione tipica della cultura di Abdul, o se era il loro modo per parlare di cose particolarmente personali. Cercò di sporgersi appena con la testa per vedere meglio, Chariot che faceva lo stesso da sopra la sua testa.
Abdul guardò attentamente Joseph, sospirò a bassa voce, per poi riprendere a parlare con tono misurato e caldo.

« Okay, forza, chiudi gli occhi e cerca di rilassarti. Siamo in albergo e siamo tutti relativamente vicini, se succedesse qualcosa riusciremmo ad intervenire senza problemi. È notte e tutto sembra tranquillo, cerca di non preoccuparti. »

Joseph sospirò ancora una volta, visibilmente in difficoltà nel rilassarsi, ma chiuse gli occhi e appoggiò la testa al muro dietro di sé, cercando di rilassare le braccia e la schiena. Non sembrava molto bravo a farlo, ma Polnareff riusciva a vedere fino a lì quanto si stesse impegnando, quindi doveva dargliene atto.
Abdul rimase ad osservarlo in silenzio per qualche secondo, prima di allungare lentamente una mano verso di lui. La strinse intorno alla sua spalla, cominciando a massaggiarlo delicatamente, mentre l'altra mano massaggiava con gesti calcolati il suo petto, presumibilmente per aiutarlo a concentrarsi sulla respirazione (sembrava essere l'unica cosa che Joseph riuscì a fare subito, in effetti). Joseph si rilassò abbastanza da lasciare un sospiro basso, le labbra appena aperte, e Abdul allargò un piccolo sorriso. La mano sul suo petto scese lentamente, il palmo poggiato sul suo ventre che si muoveva con gesti leggeri in cerchi concentrici, e Joseph si inarcò appena, lasciando un sospiro appena più forte. Polnareff lo guardò sbattendo un po' gli occhi, ancora confuso su ciò che Abdul stava cercando di fare. Se voleva far rilassare il vecchio Joestar, non sembrava che il suo piano stesse particolarmente funzionando. Certo, inizialmente si era rilassato, ma ora il suo corpo si tendeva appena, le braccia piantate sul materasso per cercare di sollevarsi un poco verso le mani dell'altro, la schiena appena inarcata. Polnareff stava ancora cercando di capire cosa l'altro stesse facendo, perché Abdul sembrava particolarmente soddisfatto delle reazioni di Joseph, e il francese non riusciva minimamente a capire perché.
... Oh.
Gli fu tutto più chiaro, quando la mano che stava carezzando il ventre di Joseph si spostò più in basso, prendendo l'elastico dei suoi boxer ed abbassandoli abbastanza da liberare quella che Polnareff riconobbe solo in quel momento come un'erezione.
Già... Ora era tutto più chiaro. Ovvio che Joseph non si stesse rilassando. Tutto il contrario, in realtà. E a quanto sembrava era esattamente ciò che Abdul voleva fare. Il francese sbatté gli occhi un paio di volte, cercando di non sentirsi troppo punto sul vivo dal sorriso soddisfatto che era spuntato sulle labbra di Abdul. Non che avesse motivo di sentirsi piccato, ovviamente. Nessun motivo. Ovvio.
Decise di distrarsi tornando a guardare la scena (era abbastanza sicuro che avrebbe dovuto semplicemente ritirarsi, ma era decisamente troppo curioso, e poi la prese come la sua ripicca personale, per... nessuna ragione in particolare, ovviamente), e si concentrò a osservare la mano di Abdul che si avvolgeva con un movimento gentile intorno al membro rigido di Joseph, per poi cominciare a muoversi lentamente. Joseph sospirò pesante e si inarcò un poco di più, la mani che affondavano nel materasso sotto di lui. Aveva ancora gli occhi chiusi, e Abdul sembrava osservarlo con morbido affetto, visibilmente sollevato nel vederlo cercare di lasciarsi un poco andare. Doveva ammettere anche Polnareff che era bello, vedere il vecchio rilassarsi un poco. Aveva bisogno di riposo molto più di loro, ma finiva sempre per essere uno di quelli che riposava meno.
Abdul fece scorrere le dita su tutta la sua lunghezza, stringendo la presa sulla base e facendo saltare appena Joseph, che lasciò un verso appena più alto.

« È tardi e dormono quasi tutti, Joseph, dovresti preoccuparti meno. »

Commentò la voce morbida e serena di Abdul, mentre la sua mano risaliva, le dita che toccavano delicatamente la punta di Joseph (Polnareff era silenziosamente grato del fatto che fossero così vicini alla luce, rendeva più facile capire esattamente cosa stava succedendo). Joseph lasciò un gemito appena più alto quando le dita di Abdul strofinarono delicatamente la sua punta, il membro che sembrava agitarsi nella sua mano in risposta.
Abdul continuò a stuzzicare delicatamente i punti che facevano tremare di più Joseph, mentre la mano libera scivolava più in basso, tra le sue gambe, Polnareff non riusciva a vedere benissimo, ma suppose che Abdul stesse stringendo i testicoli di Joseph tra le dita, perché il vecchio lasciò un altri gemito, più alto del primo, premendo la testa contro il muro dietro di sé. Abdul sorrise ancora, visibilmente soddisfatto, e continuò a muovere la mano sul suo membro, aumentando gradualmente la velocità.

« Bravissimo. Va tutto bene. »

Ripeté ancora, e Joseph annuì appena con la testa, come a volersi convincere a sua volta di quelle poche parole, lottando con il suo istinto per pensare solo a quello che stava sentendo. Joseph era sempre stato una persona estremamente espressiva, quasi ogni sua emozione gli si poteva facilmente leggere in faccia. Era facile vedere il conflitto nelle sue labbra serrate, che sembravano aprirsi solo per lasciar andare piccoli gemiti, e negli occhi che si ostinava a tenere chiusi, forse nel tentativo di pensare a qualcosa che non fosse il momento presente. Polnareff si sentì un poco in colpa, per tutto quello che faceva passare su base giornaliera al vecchio. Poi si ricordò delle mille volte in cui l'altro lo prendeva in giro, quindi decise che non era poi così innocente come sembrava. In fondo qualcosa se lo meritava.
Nonostante la fatica, sembrava che Joseph si stesse lentamente lasciando andare, muovendosi e tendendo le gambe, la mano meccanica che affondava nel materasso al suo fianco. Abdul continuava a toccarlo con gesti lenti ma continui, un ritmo sempre uguale che probabilmente poteva servire a dare un appiglio di sicurezza al vecchio. Joseph rimase appoggiato al muro ancora qualche minuti, gli occhi chiusi e il fiato pesante, rotto a intervalli regolari da piccoli gemiti che scuotevano il suo corpo largo. Sembrava riuscire a far lentamente scivolare giù le sue barriere, centimetro dopo centimetro, e Abdul continuava a lavorare su di esse, cercando di dargli tutti gli appigli possibili per sentirsi rilassato. Polnareff non era sicuro di quanto tempo fosse passato, quando Joseph aprì lentamente gli occhi chiari e li puntò su Abdul, di fronte a lui. Non sembrava stanco, né pensieroso come prima. Guardava Abdul con attenzione, osservando il suo volto, e senza dire nulla si sollevò con la schiena, mettendosi seduto, e allungò la mano sana in mezzo alle gambe di Abdul, stringendo delicatamente quella che Polnareff riconobbe solo in quel momento come la sua erezione, nascosta e contenuta dall'intimo. Il francese sentì le guance scaldarsi, guardando l'erezione di Abdul che veniva lentamente tirata fuori da Joseph, e stretta con decisione dalla sua mano. Abdul lasciò un verso basso, che sembrava uscire direttamente dal fondo della sua gola, e Polnareff dovette aggrapparsi meglio al muro per non scivolare giù. Abdul era sempre un uomo particolarmente affascinante, con i suoi modi sempre calmi e composti e il suo volto sempre sereno e che non lasciava mai trasparire ciò che pensava, il suo muro emotivo molto meno freddo di quello di Jotaro. Ma ora, con la bocca semiaperta e gli occhi socchiusi, Abdul era decisamente la cosa più sexy che Polnareff avesse mai visto. Se non aveva avuto intenzione di lasciarli stare prima, di certo non avrebbe cominciato ora. Il volto di Abdul era semplicemente ipnotico, la sua espressione che cambiava appena ogni volta che Joseph faceva scivolare la mano sul suo membro, stringendo le dita in punti diversi. Polnareff vide la mano di Abdul stringere la presa sul membro di Joseph, strappandogli un altro gemito basso, e di risposta il vecchio aggrottò le sopracciglia e scese con le dita, stringendo saldamente alla base del membro di Abdul. Quello lasciò un gemito basso e profondo, e Polnareff dovette deglutire rumorosamente, perché era abbastanza sicuro di non aver mai sentito un suono più sexy in vita sua.
Abdul e Joseph continuarono a toccarsi a lungo, le mani che si muovevano a ritmi simili, Abdul che aveva lasciato da parte il suo piano di far rilassare Joseph, muovendo la mano con gesti più imprevedibili, cambiando spesso ritmo e presa, in modo da stimolarlo in zone diverse. Joseph reagiva con gemiti alti, non più particolarmente preoccupati dalle stanze vicine, e si vendicava stringendo con le dita la punta di Abdul, nel tentativo di strappargli altri gemiti bassi. Abdul era parecchio resistente, ma alcuni punti dovevano essere più sensibili di altri, ed ogni tanto un suono profondo lasciava la sua gola, strappato dai movimenti decisi del vecchio Joestar.
Il primo a lasciarsi andare fu Joseph, che venne con un gemito strozzato tra le dita dell'altro. Abdul continuò a toccarlo attentamente, strappandogli tremiti continui e piccoli lamenti, un piccolo sorrisetto sulle labbra. Doveva essere una vendetta piacevole. Joseph non si tirò indietro però, tenne salda la presa sul suo membro e continuò a toccarlo veloce, i suoi tocchi molti più pesanti e decisi di quelli di Abdul che strapparono quasi a forza l'orgasmo dall'altro, facendolo venire violentemente. Il gemito di Abdul, più alto e nitido, fece passare un fremito lungo la schiena di Polnareff. Dannato, doveva decisamente smettere di avere una voce così sexy.
Entrambi rimasero in silenzio qualche secondo, riprendendo fiato, entrambi a proprio agio l'uno con l'altro. Polnareff, ancora piccato dalla loro vicinanza, cercò di capire meglio quale tipo di legame li unisse, quale intimità ci fosse tra di loro. Abdul sorrise delicato a Joseph, e allungò una mano per stringere la sua spalla. Joseph rise a bassa voce, scuotendo appena la testa.

« Non incominciare. Andiamo a letto, magari riusciremo a dormire qualche ora in più, uh? »

Abdul rise a sua volta, e si alzò dal letto per allungarsi verso il comodino e prendere dei fazzoletti, pulendosi tranquillo per poi passare la confezione a Joseph, che fece lo stesso.

« Credo tu abbia ragione, per una volta. Buonanotte, Joestar. Cerca di non russare troppo. »

Joseph sbuffò rumorosamente, infilandosi di nuovo sotto il suo lenzuolo e affondando la testa nel cuscino.

« Tranquillo, non sono mica Polnareff, io. »

Abdul rise piano mentre si infilava a sua volta nel letto, e Polnareff quasi scivolò sul balcone e cadde con la faccia dentro la finestra, nel sentire quel commento. Quindi era quello il motivo?! Perché russava?! Inaudito. E soprattutto totalmente falso. Dovette trattenersi parecchio per non scivolare in camera in quel momento a difendere il suo onore, ma decise che era meglio non farsi scoprire ad averli spiati mentre si masturbavano a vicenda, o avrebbe rischiato la vita. Potevano sempre buttarlo giù dal balcone, e il volo dal quarto piano non sarebbe stato molto piacevole.

I due si misero giù con tranquillità, e il silenzio tornò a regnare nella camera. Polnareff era abbastanza sicuro che i due si fossero addormentati, quindi decise di ritirarsi lentamente, camminando il più silenziosamente possibile sul balcone in modo da non svegliarli o non attirare la loro attenzione. Era già abbastanza nervoso ed arrabbiato con quei due, e come se non bastasse non si sarebbe mai tolto dalla testa la voce di Abdul mentre gemeva, e i suoi pantaloni già stretti erano diventati quasi insopportabili a causa della molesta erezione che suddetta voce aveva deciso di provocargli a tradimento. Polnareff non aveva alcuna voglia di tornare in stanza, non sarebbe mai riuscito a dormire in quelle condizioni, e non voleva di certo passare il tempo a rimuginare su quei due che amoreggiavano in piena notte. Poco importava se il loro rapporto sembrava molto più quello di due vecchi amici che cercano conforto l'uno nell'altro, che non quello di due amanti, Polnareff aveva comunque deciso di prendere quella cosa come un affronto personale, ma non voleva di certo perdere il sonno a causa di quei due.
Decise quindi di portare a termine la missione che si era prefissato, e trovare anche la camera di Jotaro e Kakyoin, per capire quale fosse il loro di problema, invece. Sperava seriamente di non trovare qualcosa di simile anche da loro, perché insomma, sentirsi in colpa per due di loro era un conto (poi uno dei due era Abdul, quindi non contava, l'altro era Joseph, che se lo meritava), ma doversi sentir in colpa per aver spiato tutti e quattro mentre facevano... cose, forse era un po' troppo anche per lui. Ma solo forse. E comunque, l'unico modo per saperlo era riuscire a raggiungere la loro stanza.
Riprese ad arrampicarsi sulla parete, aiutato da Chariot e dal suo fido fioretto, muovendosi agilmente da un balcone all'altro. Ormai la luna era alta, e illuminava un po' meglio di prima, permettendogli di distinguere più facilmente le persone dentro le stanze. Gli ci vollero diversi tentativi per trovare i due, ma alla fine riconobbe i capelli rossi di Kakyoin spuntare dalle lenzuola e sorriso trionfante.
Si abbassò in ginocchio, in modo da farsi vedere il meno possibile, e spiò all'interno sporgendo di lato. L'interno era buio, ma la luna e alcune luci dalle stanze intorno gli permettevano di vedere almeno i profili di entrambi. era tutto silenzioso, il che significava che i due dovevano star già dormendo da un po', e Polnareff sospirò sconfitto. Accidenti, si era perso a guardare gli altri due e ora Jotaro e Kakyoin dormivano, e lui non era riuscito a sentire cosa si dicevano. Certo, avrebbe potuto tentare la fortuna anche la notte dopo, ma chissà in che fogna di posto si sarebbero trovati, e chissà a che piano. Non aveva alcuna intenzione di arrampicarsi per raggiungere il decimo piano di un hotel la cui facciata stava su solo grazie a qualsiasi tipo di preghiera usassero in quel posto.

Rimase fermo qualche minuto, seduto sul balcone, la schiena poggiata contro il muro, pensando a cosa fare. Non aveva alcuna voglia di dormire, non dopo tutta la fatica che aveva fatto, e soprattutto non dopo non essere neanche riuscito a scoprire tutto quello che voleva scoprire.
Chariot lo guardava con aria interrogativa, come in attesa di sue nuove direttive. Polnareff non aveva molto da dargli, quindi non disse nulla ancora per un po', limitandosi ad alzare le spalle guardando il proprio stand. Chariot alzò le spalle a sua volta, altrettanto perplesso.
Il francese stava per finalmente arrendersi, non sapendo cosa fare di altro, quando sentì arrivare dall'interno un piccolo verso. Raddrizzò subito la schiena, e Chariot strinse subito la mano metallica intorno al suo fioretto, entrambi pronti al possibile attacco di un altro stand nemico.
Si affacciò lentamente nella stanza, cercando di vedere l'interno, ma era difficile distinguere qualcosa. Jotaro era nel suo letto, sembrava dormire con tranquillità, immobile. Kakyoin, nel letto più vicino alla finestra, era quello più visibile. Anche lui sembrava dormire, dava le spalle alla finestra e sembrava essere tranquillo. Polnareff sbatté gli occhi un paio di volte, perplesso. Se l'era sognato, quel verso? No, era assolutamente sicuro di averlo sentito. Poteva anche essere notte tarda, ma il francese era perfettamente sveglio e soprattutto intorno a lui tutto taceva. Era impossibile che avesse confuso quel suono con qualcos'altro.
Rimase fermo a guardare per un po', le orecchie ben tese nel tentativo di sentire altro. Stava per arrendersi, per quanto poco convinto, quando sentì di nuovo un verso simile. Questa volta era pronto e attento, e lo riconobbe subito come quello che sembrava un lieve mugolio. Si affacciò un po' meglio, ancora più preoccupato. Si era fatto male qualcuno? Sembrava la voce di Kakyoin, era decisamente troppo poco profonda per essere quella di Jotaro. Però il ragazzo dai capelli rossi continuava a dormire tranquillo, Polnareff non vedeva nulla di strano, per quanto la sua visuale fosse limitata.
Aggrottò le sopracciglia, sempre più preoccupato, ed era pronto a far saltare Chariot nella camera ed attaccare chiunque si fosse infilato nella stanza dei due, quando Kakyoin si rigirò nel letto, mettendosi a pancia in su. Polnareff cercò di guardarlo meglio, e vide solo in quel momento il lieve bagliore verde smeraldo del corpo di Hierophant spuntare dalle coperte. Guardò con aria leggermente perplessa, nel tentativo di capire cosa esattamente ci facesse Hierophant fuori a quell'ora, e perché sembrava essere attaccato a Kakyoin. Era una difesa che aveva sviluppato il giovane? Faceva avvolgere lo stando intorno a sé per la notte in modo che nessuno potesse disturbarlo? Non era neanche una brutta idea, in fondo. Poteva avere i suoi risvolti positivi, gli avrebbe evitato qualsiasi attacco a sorpresa. E se qualcuno nel gruppo era abbastanza sveglio e previdente da fare qualcosa di simile, quello era di certo Kakyoin.

Polnareff rimase ad osservare il ragazzo, curioso di capire meglio come funzionasse la sua strategia. Era difficile vedere la lieve luminescenza di Hierophant, a causa delle coperte, quindi non riusciva a capire esattamente come si avvolgeva lo stand. Kakyoin decise in qualche modo di andare in suo soccorso, per si rigirò ancora nel letto e si mosse (si muoveva davvero tanto da addormentato, che strano) abbastanza da far scivolare le coperte di lato, scoprendo parte del suo petto. La lieve luminescenza divenne più visibile, il colore verde che illuminava la pelle chiara del ragazzo facendola sembrare ancora più pallida del solito. Polnareff non si accorse subito della posizione quantomeno singolare delle spire di Hierophant, almeno non finché Kakyoin non alzò una mano per stringere uno dei piccoli tentacoli con la mano, come ad aggrapparsi ad esso. Polnareff provò a seguirlo, per capire dove finisse, e notò solo in quel momento il modo in cui l'estremità di Hierophant si avvolgeva attorno ad uno dei pettorali del ragazzo, la punta che premeva sul suo capezzolo. Polnareff osservò con aria perplessa, tentando di sporgersi verso l'interno per vedere meglio. Cosa stava facendo, esattamente?!
La risposta definitiva venne di nuovo da Kakyoin, che lasciò un altro piccolo verso simile a quelli che il francese aveva sentito prima, solo un poco più alto. Polnareff si accorse solo in quel momento che non erano esattamente versi a vuoto, ma erano più simili a piccoli gemiti soffocati, trattenuti dalla mano con cui il ragazzo si stava tappando la bocca. Il francese arrossì di nuovo violentemente, borbottando tra sé e sé. Possibile che i suoi compagni di viaggio non sapessero fare altro, la sera?!
Certo, almeno Kakyoin sembrava aver trovato un modo alternativo, e sicuramente parecchio inusuale. Polnareff era curioso, voleva capire meglio come funzionava, e così rimase silenzioso dietro il suo angolino, spiando con aria assorta.
Una volta abituatosi alla luce fioca, Polnareff riuscì a vedere meglio il modo in cui i tentacoli sembravano avvolgere il corpo di Kakyoin, stringendolo morbidamente sui fianchi e sul petto. Due delle estremità di Hierophant toccavano delicatamente i capezzoli del ragazzo, muovendoli con movimenti concentrici, e facendolo tremare e inarcare. Kakyoin sembrava in continua lotta con se stesso, nel tentativo di non fare troppo rumore, i denti che affondavano nella propria stessa mano, sperando che fosse abbastanza per non svegliare il suo compagno di stanza. I tentacoli di Hierophant si muovevano lentamente, con la precisione di chi sa esattamente dove andare a toccare in ogni momento, scivolando sul suo petto facendolo tremare, per poi risalire lungo la linea dei suoi pettorali ed avvolgere entrambi i capezzoli, tirandoli delicatamente entrambi. Kakyoin si inarcò di nuovo, tendendosi sotto il lenzuolo, i denti che affondavano di nuovo nella pelle nel tentativo di trattenere i gemiti. I suoi capelli cadevano disordinati sul cuscino, il ciuffo più lungo che ricadeva di lato, alcuni ciuffi ribelli che rimanevano attaccati alla sua fronte sudata. Kakyoin continuava a muoversi, cercando di limitarsi a strofinare contro il materasso, alla ricerca di maggiore contatto con le spire del suo stand, ed allo stesso tempo sempre attento a non muoversi troppo e rischiare di svegliare il suo vicino.
Il corpo del ragazzo sembrava essere ricoperto da una leggera patina di sudore, e poco dopo un tentacolo di Hierophant si allontanò appena dalla sua pelle per poter raggiungere il lenzuolo e buttarlo di fianco, lasciando più libertà e meno calore addosso al povero Kakyoin. Polnareff si accorse solo a quel punto degli altri tentacoli che avvolgevano il suo corpo sottile, disegnando la sua vita e attorcigliandosi poi attorno alle sue cosce, stringendole delicatamente, per poi risalire in mezzo alle sue gambe, due tentacoli che si avvolgevano in due spirali opposte attorno a tutto il membro del giapponese, fino a coprire tutta la sua punta. Le estremità rientravano all'interno, probabilmente per stimolare la punta del ragazzo direttamente, muovendosi lentamente dentro le proprie stesse spire, dove Polnareff non poteva vedere. Il resto dei due tentacoli si muoveva in piccoli spasmi ritmici, stringendo e rilasciando la presa su tutta la sua lunghezza, quasi nel tentativo di succhiarlo con movimenti precisi e lenti.
Kakyoin lasciò un altro piccolo verso, che sfuggì alle sue labbra nonostante la mano cercasse di contenerli, e scosse la testa nel tentativo di nasconderla dentro il cuscino, per poter respirare meglio contro di esso. Hierophant continuava a muoversi lungo il suo corpo, stimolando la sua pelle e toccandola in diversi punti, i movimenti calcolati e ritmici che sembravano ricercare un piacere lento e costruito attentamente, più che il tentativo di farlo venire in fretta (a cui erano somigliati molto di più i movimenti di Joseph e Abdul, ora che ci pensava).
Chariot cercò di sporgersi meglio di fianco a lui, la luce leggera che continuava a non essere esattamente abbastanza per capire quello che succedeva. Polnareff era abbastanza sicuro di non star facendo la cosa più corretta del mondo, ma era davvero qualcosa di... quantomeno curioso, e il francese era sempre pronto a cercare di capire meglio qualcosa che non conosceva. Mentre Silver Chariot si sporgeva, preso dalla sua stessa curiosità e irritato dal fatto che la luce fosse così poca, qualcosa simile a un fulmine di colore scuro gli passò davanti, e prima che Polnareff potesse anche solo registrare il movimento, sentì la testa stringere, e Chariot agitarsi davanti a lui. Cercò di urlare, nel tentativo di capire cosa stava succedendo, ma una grossa mano si avvicinò altrettanto veloce, tappandogli la bocca. Polnareff ringhiò a bassa voce, e cercò di allontanarsi per poter rispondere a quell'attacco improvviso. Doveva avvisare Kakyoin e Jotaro, e anche in fretta. Quella roba era troppo veloce per essere un essere umano normale, doveva sicuramente essere uno stand e---
Polnareff guardò davanti a sé, sbattendo gli occhi, mentre un volto inespressivo ma anche parecchio conosciuto lo guardava sbattendo gli occhi, una mano a tenere fermo Chariot e l'altra sulla sua bocca.

« ... Star Plat---hmmmf »

Il suo tentativo di parlare venne nuovamente soffocato dalla mano dello stand di Jotaro, che lo guardò male premendo meglio sulla sua bocca. Polnareff lo guardò male, ma se c'era qualcosa che aveva imparato molto in fretta era che cercare di fare qualcosa di diverso da quello che diceva Star era sempre una pessima idea. Non sapeva che potessero esistere stand con un pessimo carattere come il suo, ma a pensarci non era così strano, visto chi era il suo possessore.
Rimase in silenzio, e annuì lentamente una volta con la testa. Star gli lanciò un'altra occhiata di avvertimento, per poi togliere lentamente la mano, guardandolo ancora un po' male. Si raddrizzò e lasciò andare Chariot, che si agitava a vuoto di fianco a lui, troppo basso per toccare a terra mentre l'altro lo teneva sollevato. Chariot lo guardò male, ferito nell'orgoglio tanto quanto Polnareff, ma anche lui rimase in silenzio. Era bello essere sempre in sintonia con qualcuno, soprattutto quando entrambi rischiavano di essere picchiati dallo stand fisicamente più forte del gruppo.
Star Platinum li guardò entrambi, sistemando Silver Chariot vicino a Polnareff e incrociando le braccia, con l'aria di chi ha intenzione di farsi spiegare molte cose. Polnareff lo guardò, sentendosi un tantino in colpa, e scrollò appena le braccia.

« Volevamo ved--- »

Star alzò un dito e lo premette contro le sue labbra, guardandolo male. Gli fece segno di abbassare la voce, così Polnareff si avvicinò di più a lui, sussurrando direttamente contro il suo orecchio (non era il massimo dovergli stare così vicino, ma doveva pur fidarsi del fatto che lo stand del loro amico non volesse ucciderlo, almeno per ora).

« Volevamo vedere perché nessuno di voi vuole stare in stanza con noi. E prima siamo andati da Joseph e Abdul e Joseph ha detto che russo e ora volevo sapere perché voi non ---- »

Star premette di nuovo lo stesso dito sulle sue labbra, con l'aria di chi non ha per niente voglia di ascoltare oltre. Polnareff aggrottò le sopracciglia, un tantino piccato dall'essere interrotto in quel modo per tre volte di fila, ma decise, ancora una volta, che prendersela con Star Platinum non era affatto una buona idea.

« E comunque, tu che ci fai sveglio? Jotaro è sveglio?! »

La realizzazione fece passare un brivido di terrore lungo la schiena del francese, ma Star Platinum scosse lentamente la testa, tornando a incrociare le braccia. Polnareff lo guardò con aria poco convinta, perplesso dal fatto che Star potesse andare in giro da solo senza che Jotaro lo controllasse. Come diavolo faceva? Era davvero così tanto forte? Certo era che Jotaro aveva sempre dimostrato di avere un rapporto particolarmente distaccato col suo stand, spesso ne parlava come se fosse un'entità diversa da lui, più che un'estensione della propria. Si ricordò anche di quando Joseph gli aveva raccontato di quanto Jotaro fosse spaventato da Star all'inizio, e di come lo stand tendesse a fare tutto di testa propria, quindi decise che in fondo non era poi così strano. Alla fine, l'importante era che loro due avessero trovato il loro equilibrio.
L'unico problema era che ora doveva avere a che fare con Star Platinum, in piena notte, mentre spiava uno dei suoi compagni masturbarsi usando il suo stand. Era una situazione decisamente singolare, e un poco spinosa. Star Platinum continuava a guardarlo, e per quanto sembrasse tranquillo, Polnareff non sapeva quanto potersi fidare. In fondo, non era esattamente famoso per la sua stabilità emotiva.
Star non gli aveva ancora dato alcuna motivazione, però aveva deciso di sedersi a gambe incrociate sul balcone, una posizione appena sopraelevata da terra che gli permetteva di vedere bene quello che succedeva dentro la stanza, ma mantenendo la sua forma il più trasparente possibile in modo da non farsi vedere. Sembrava interessato a quello che stava succedendo dentro esattamente quanto lo erano Polnareff e Chariot, ma le sue motivazioni non sembravano altrettanto... innocenti. Il suo sguardo era placidamente fisso su Kakyoin, che si stava ancora tendendo nel letto, i tentacoli che lo avvolgevano e stringevano. Polnareff tornò a guardare, sbattendo un po' gli occhi, mentre cercava di capire esattamente da quando Star aveva sviluppato quell'interesse particolare per il ragazzo ed il suo stand. E si chiese anche se l'interesse si estendeva anche a Jotaro, o se era una cosa personale del suo stand. Esisteva qualcosa come interessi personali degli stand? Polnareff non era particolarmente ferrato sulla teoria dei loro poteri, quindi decise di non farsi altre domande, o il suo cervello probabilmente avrebbe cominciato a friggersi da solo, e quello non era per niente il momento adatto.
Rimase quindi nel suo angolino, non avendo le proprietà fisiche che permettevano a Star di fluttuare nel nulla ed essere mezzo trasparente (facile la vita, dannato), e si sporse di nuovo per guardare dentro. Kakyoin si stava agitando un po' più di prima, e si era girato a pancia in giù, affondando la testa nel cuscino, probabilmente nel tentativo di soffocare meglio i piccoli suoni che cominciavano a sfuggire alle sue labbra più frequentemente. Polnareff ci mise un attimo a riabituarsi alla luce fioca, ma sporgendosi un pochino riuscì a capire meglio quello che stava succedendo. Hierophant aveva allungato due tentacoli lungo le cosce di Kakyoin, facendoli scorrere attorno alle sue natiche, per poi scendere tra di esse. Vide le estremità assottigliarsi, e i tentacoli entrare lentamente in quello che Polnareff immaginava fosse l'ano del ragazzo. Kakyoin lasciò un gemito strozzato contro il cuscino, stringendolo con entrambe le braccia in modo da premerlo meglio contro il volto (Polnareff si sentiva un po' male per lui, ma almeno riusciva respirare lì sotto?!), le gambe appena aperte per permettere allo stando di muoversi più facilmente. Era difficile capire come Hierophanto si stesse muovendo, ma le spire attorno alle gambe di Kakyoin continuava a muoversi, pulsando ritmicamente e scorrendo delicatamente sulla sua pelle, e Polnareff riusciva a vedere le estremità più sottili affondate tra le sue natiche che scorrevano avanti e indietro, probabilmente strofinando continuamente contro le pareti del suo condotto. Il ragazzo continuava a lottare per rimanere in silenzio, la testa affondata e il corpo che continuava a muoversi, frusciando silenziosamente sul materasso. Il suo corpo continuava a tendersi e muoversi sempre di più, finché il ragazzo non strinse più forte il cuscino tra le mani, lasciando un gemito più udibile anche attraverso il cuscino. Polnareff lo vide spalancare gli occhi, evidentemente preoccupato del rumore troppo forte, e Hierophant si ricompose velocemente in un pezzo unico (o forse lo era sempre stato, Polnareff non aveva ancora ben capito come funzionava), nascondendosi subito sotto il lenzuolo lasciato da parte dal suo portatore.
Kakyoin si alzò di scatto a sedere, tirandosi il lenzuolo sopra e voltandosi di scatto verso Jotaro, probabilmente per controllare che l'altro stesse ancora dormendo. Jotaro sembrava avere il sonno parecchio pesante, perché non aveva mosso neanche un muscolo, continuava a dormire respirando lentamente, ignorando totalmente ciò che lo circondava. Polnareff, dal canto suo, si ritirò in fretta dietro il muro, in modo che il ragazzo non lo vedesse, e sospirò pesante per il leggero colpo che si era preso. Meno male che Kakyoin aveva deciso di guardare prima in direzione di Jotaro, almeno.
Star Platinum aveva fluttuato vicino a lui, anche se rimaneva più vicino al bordo della porta, probabilmente vicino al limite della sua portata. Non sembrava minimamente preoccupato dal fatto di essere stato quasi visto dall'altro, e Polnareff si ritrovò a chiedersi se qualcosa di simile non fosse già capitato, in passato. In fondo, Star non sembrava il tipo da preoccuparsi di essere beccato. Anzi, era abbastanza sicuro potesse essere molto più felice di essere visto. Ma evidentemente, stavolta non voleva tirare troppo la corda (o forse non voleva che Polnareff vedesse qualcosa, anche quella era un'opzione valida).

Il francese sospirò, e decise che per quella sera aveva avuto anche fin troppe emozioni. Se dopo aver lasciato la stanza di Abdul e Joseph non aveva avuto alcuna voglia di tornare in camera, ora voleva solo potersi infilare nel letto e dormire. Decise che Star Platinum potesse aver giocato una parte non indifferente nel farlo sentire così nervoso.
Si rialzò, e lentamente seguì a ritroso la strada che aveva fatto per raggiungere il balcone di Jotaro. Era lunga, ma almeno ora non doveva sporgersi dentro ogni stanza per controllare che fosse quella giusta, quindi ci avrebbe almeno messo meno tempo rispetto all'andata. Chariot lo aiutò con il suo fioretto, piantandolo nei mattoni dove riusciva, in modo che Polnareff potesse usarlo come appiglio per piedi o mani, a seconda di cosa serviva. Era particolarmente soddisfatto del fatto di essere riuscito così agilmente in quella scalata, sia all'andata che al ritorno. Era sempre stato un abile spadaccino e combattente, certo, ma quella della scalata non era esattamente una delle sue doti più riconosciute. Il fatto di esserci riuscito era un piccolo distintivo d'onore che decise di figurativamente appuntarsi al bavero. Anche se era meglio non parlarne, con gli altri. Troppe domande.
Scivolò con tranquillità in stanza, e Chariot chiuse la finestra dietro di lui, per poi rientrare lentamente. Polnareff sospirò pesante, e si spogliò in fretta in modo da potersi buttare nel letto. Si sentì improvvisamente parecchio, troppo stanco, dopo tutta quella serata. Quindi, ricapitolando... Il vecchio non voleva stare in stanza con lui perché russava (se l'era legata al dito, non avrebbe dimenticato facilmente quell'affronto), Kakyoin non voleva stare in stanza con lui perché molto probabilmente faceva cosacce con Hierophant mentre ammirava l'enorme omone che si trovava nel letto di fianco, e Jotaro non si interessava mai minimamente di dove dormire, ergo si rimetteva alle decisioni degli altri. Il che, ovviamente, significava sempre che Kakyoin finiva per trovare le peggio scuse ogni sera per poter dormire in stanza con lui. In effetti, ora gli erano chiare parecchie cose. Poi c'era Abdul, che a quanto pareva si divertiva a fare da life coach al vecchio e a toccarlo molto... intimamente, solo per farlo rilassare. Polnareff aggrottò le sopracciglia guardando il soffitto, ancora piccato per quella storia. Poteva capire che una volta ogni tanto Abdul volesse controllare la salute mentale del vecchio, in fondo dopo la mano meccanica gli manca solo peacemaker e avrebbe potuto chiedere di fare la comparsa nel prossimo film di Blade Runner. Ma perché tutte le volte?! Insomma, non aveva alcun motivo, ed era SICURO di piacere ad Abdul, o non si sarebbe sforzato così tanto a cercare di evitare che si andasse a suicidare contro qualche stand. Allora perché lasciarlo sempre da solo?! Era assolutamente e profondamente offeso, da quel comportamento. Certo, non poteva andare a lamentarsi dall'egiziano, o avrebbe anche dovuto spiegare come aveva scoperto di lui e Joseph, e la cosa non era assolutamente da prendere in considerazione. Probabilmente gli avrebbe scatenato Magician Red addosso, e visto com'era andata l'ultima volta, non aveva particolarmente voglia di ripetere l'esperienza.
Sospirò pesante, e sbuffò rumorosamente, rotolandosi nel letto. Era tutto troppo complicato, e intanto lui era ancora quello che dormiva da solo.
Però era davvero troppo stanco per crogiolarsi troppo nell'arrabbiatura, così decise di smettere di pensarci e cercare di dormire. Non poteva permettersi di essere troppo stanco il giorno dopo, gli stand nemici sbucavano da ogni angolo e qualsiasi sua mossa falsa avrebbe rischiato di mettere in pericolo la vita degli altri. Chiuse gli occhi,e si ostinò a tenerli chiusi finché non si addormentò, scivolando nel sonno senza accorgersene, e dormì pesantemente fino al mattino. Almeno qualche ora di sonno era riuscito a raccoglierla.

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« Polnareff, si può sapere che hai oggi? È tutto il giorno che mi tratti male. »

La frase di Abdul prese il francese di sorpresa. In fondo, l’indovino non gli aveva chiesto nulla di simile in tutta la giornata, né aveva dimostrato di essersela presa per qualcosa. Non solo, Polnareff era assolutamente sicuro di aver fatto tutto il possibile per non lasciar trasparire la propria irritazione a causa di ciò che aveva visto la sera prima, soprattutto con Abdul. Non voleva di certo dovergli spiegare cose parecchio imbarazzanti.
Ma lui ora lo stava osservando con attenzione, la domanda posta con tono tranquillo ma che lasciava trasparire la sua confusione sull'argomento. Polnareff borbottò a bassa voce, e cercò di sviare con una risata divertita, la mano che si grattava la nuca.

« Ma no! Che dici, non ce l'ho affatto con te! Perché dovrei avercela con te?! Non ho alcun motivo di avercela con te non mi ha fatto nulla non capisco perché pensi io ce l'abbia con t-- »

« Stai ripetendo la stessa frase mille volte di fila. Vuoi spiegarmi perché oltre trattarmi male, cerchi di mentirmi? »

Ancora una volta, il tono del più grande era controllato e tranquillo. Non sembrava essere arrabbiato con lui, solamente sinceramente curioso di sapere il perché del suo comportamento. Il punto era che Polnareff avrebbe anche potuto spiegarglielo, se non fosse per tutto il resto che avrebbe dovuto dirgli dopo.

« Senti te l'ho detto, non c'è niente che non va, smettila di chiedermelo. »

Rispose velocemente, non sapendo che altro dire. Ma si pentì subito della scelta di parole e soprattutto del tono tagliente con cui le aveva pronunciate, perché vide un'ombra di risentimento passare sugli occhi dell'altro. Abdul raddrizzò un poco la schiena, e si avvicinò a passo lento, torreggiando su di lui (accidenti, perché erano tutti più alti di lui? O forse era solo che Abdul torreggiava praticamente su chiunque, anche chi in realtà era più alto). Lo guardò attentamente, da vicino, lo sguardo più duro rispetto a poco prima.

« Se non vuoi dirmi nulla non farlo, va bene, ma non trattarmi come se fossi uno stupido. Ti vedo, ed è tutto oggi che mi tratti male. Sarei molto contento di capire che cosa succede, visto che non l'hai mai fatto. »

Era sicuro che Abdul stesse facendo di tutto per nasconderlo, ma Polnareff si accorse della lieve nota ferita che aveva assunto la sua voce nella parte finale della frase. Strinse le labbra, bloccato tra il non poter spiegare tutto all'egiziano e il non voler minimamente farlo sentire male, e rimase in silenzio qualche secondo, cercando di capire come rispondere. Non era molto bravo in queste cose però, quindi alla fine decise di optare semplicemente per la prima cosa che gli venne in mente.

« Perché non vuoi dormire con me?! »

Abdul lo guardò sbattendo gli occhi. Una, due volte. Rimase in silenzio qualche secondo. Continuava a guardarlo, senza dire nulla, e sbattendo gli occhi. Ancora una volta.

« Aspetta un attimo... Ce l'hai con me perché non dorm--- Cosa vuol dire che non dormo con te? »

Polnareff sbuffò rumorosamente, incrociando le braccia.

« Mi lasciate sempre tutti in stanza da solo! E insomma, il vecchio si lamenta che russo, Kakyoin deve stare in stanza con Jotaro per poter lanciare meglio cuoricini per tutta la stanza, ma tu che scusa hai?! »

Ancora una volta Abdul rimase in silenzio qualche secondo, con l'aria di chi ha bisogno di un secondo per capire esattamente cosa sta succedendo.

« Aspetta un attimo, te la sei presa perché nessuno dorme con te? E cosa intendi con cuoricin--- Hey, il signor Joestar non ha mai detto davanti a te che russi. Polnareff?! »

Abdul fece qualche passo in avanti, guardandolo molto da vicino, e Polnareff sentì l'improvviso bisogno di farsi piccolo piccolo. Ops, forse aveva detto decisamente troppo. Decisamente molto troppo.

« N-No hai ragione, devo averlo sentito mentre tornavo dal pranzo... Mentre parlavate fuori... »

Abdul sembrava non averla per niente bevuta.

« No. Sono sicuro che non l'abbia mai detto. Le uniche volte che ha fatto qualche commento sul tuo russare è stato la sera, in camera. Polnareff, dimmi immediatamente cosa hai fatto. »

Il francese si guardò intorno più volte, in disperata ricerca di una via di scampo, mentre la sua vita passava già davanti ai suoi occhi. Rimase in ostinato silenzio, sperando che un qualche miracolo del cielo lo salvasse da quella situazione in cui si era infilato da solo.

« No-Non---- Io--- Ecco---- Ehm--- »

I suoi balbettii sembravano non ispirare alcuna pietà in Abdul che continuava a guardarlo duramente. Alla fine, chiuso nel suo angolino e senza alcuna via di scampo, Polnareff decise semplicemente di dire tutto quello che pensava.

« E va bene! Va bene! Voi tutti continuate a fare in modo da lasciarmi sempre da solo in stanza, e non capisco mai il perché! Sono bravo e sono simpatico e non faccio neanche casino, perché il vecchio sì e io no?! E allora mi sono arrabbiato, e allora ho deciso di scoprire perché non mi volevate, e mi sono arrampicato per arrivare alle vostre finestre e capire cosa succedesse, e--- »

« Tu cosa?! Polnareff è una gravissima mancanza di rispetto per la privacy di tutti! Come diavolo ti è saltato in mente di fare una cosa simile?! »

Abdul sembrava davvero parecchio arrabbiato, ma Polnareff aveva smesso di interessarsene, ora che aveva svuotato il sacco e aveva cercato di essere sincero con lui. Così continuò a rispondere con tutto ciò che pensava.

« Perché mi lasciate sempre da solo! »

La sua voce si incrinò appena al fondo della frase, e il francese incrociò le braccia, cercando di nascondere quanto si sentisse ferito da quella cosa. Abdul sembrava averlo capito ugualmente però, perché il suo sguardo si ammorbidì appena. Non abbastanza da toglierlo dai suoi problemi, però.

« Va bene. Continua. »

Polnareff lasciò un sospiro profondo, e riprese a parlare.

« Insomma, mi sono arrampicato e ho guardato dentro. E ho visto--- Beh, ho visto quello che fai con il vecchio! E ho visto lui che diceva che russo! E siete due pessime persone, tutti e due! »

« Aspett--- Hai visto quello che--- »

Abdul rimase rigido qualche secondo, cercando poi di nascondersi nelle proprie stesse spalle (non era difficile, visto quanto erano larghe), visibilmente imbarazzato.

« Polnareff! Non avresti dovuto rimanere a guardare! È parecchio imbarazzante, sai?! »

Il francese ci pensò un attimo su, perplesso. Beh, era probabile che in effetti tutto quello potesse essere imbarazzante per lui, ma insomma...

« Ma non ci pensi a me, che me lo sono trovato davanti senza sapere nulla?! Che ne so io di quello che tu fai col vecchio?! In fondo non so niente di quello che fate la sera quando vi rilassate, non volete mai passare del tempo con me! E posso capire Kakyoin e Joseph, ma perché anche tu?! Solo perché vuoi fare quelle cose con Joestar?! »

Non voleva decisamente suonare così tanto... geloso. Perché era geloso?!

« ... Sei geloso? »

Polnareff serrò le labbra. Accidenti ad Abdul e al suo spirito d'osservazione sempre così attento. Raddrizzò la schiena, nel tentativo di mettere più distanza fisica tra di loro, e scosse la testa con forza.

« Non è vero, non sono geloso! Cosa te lo fa pensare?! »

Abdul lo guardò attentamente, avvicinandosi di un altro passo, vanificando i suoi sforzi di tenersi a distanza. Polnareff rimase fermo di nuovo, cercando di capire cosa l'altro stesse pensando. Ma come al solito Abdul era estremamente difficile da leggere, la sua maschera di perenne serenità ancora sul suo volto, nonostante le piccole crepe che il francese aveva notato poco prima.

« A me sembra che tu sia geloso, invece. Sei geloso del fatto che nessuno dorma con te o sei geloso del fatto che abbia fatto certe cose con Joseph e non con te? »

Polnareff strinse di nuovo le labbra, non sapendo cosa rispondere. Non perché volesse mentirgli o perché si sentisse troppo orgoglioso per rispondere, ma perché non sapeva davvero cosa dire. Non aveva minimamente pensato di essere geloso, ma ora che Abdul glielo faceva notare, era come se tutti i piccoli tasselli che non sapeva come ordinare avessero trovato il loro posto naturale. Era per quello che se l'era presa così tanto nel vedere i due masturbarsi a vicenda, nonostante il loro rapporto fosse ovviamente quello di semplici amici che cercano conforto? Aveva passato tutta la serata prima a crogiolarsi in quel sentimento bruciante che sentiva nel fondo dello stomaco, che aveva semplicemente categorizzato come gelosia nel vedere tutti avere un momento di pace e divertimento tranne lui, ma nemmeno lui stesso ci aveva creduto fino in fondo. Ma ora che la guardava dal punto di vista che Abdul gli aveva proposto, non sembrava poi così strano. Cosa diavolo gli stava succedendo, e perché doveva sentirsi geloso proprio di Abdul?! Certo, era sicuramente il più piacevole del gruppo con cui passare il tempo, e il più affidabile in praticamente qualsiasi occasione, ed aveva un corpo che sembrava scolpito da--- Qualsiasi tipo di dei avessero in Egitto. Ed era anche sempre gentile e disponibile, e a Polnareff piaceva sempre tantissimo poter chiacchierare con serenità con lui durante le cene o durante le piccole pause che avevano tra uno scontro e l'altro, e poi adorava, quando non doveva guidare, poter prendersi qualche minuto per osservare il modo in cui il colore degli occhi di Abdul cambiava in piccole sfumature sotto il sole del medioriente, e---
Oh.
No.
Abdul alzò un sopracciglio, e lo guardò con un sorriso appena accennato ma che lasciava trasparire fin troppo bene il suo divertimento, e Polnareff capì che la realizzazione doveva leggersi su tutta la sua faccia, stampata a caratteri cubitali. Strinse le labbra e si preparò a difendersi a spada (fioretto) tratta, pronto a ricevere le solite battutine che sapeva potersi aspettare da chiunque del gruppo in una situazione simile. Invece, Abdul si limitò a guardarlo ancora qualche secondo, per poi piegarsi appena verso di lui, guardandolo da ancora più vicino.

« Sai, vedo che l'hai capito solo ora, ma se ti sentivi male per qualcosa che mi riguardava avresti dovuto parlarmene, invece di trattarmi male. Ti avrei aiutato a risolverla. »

Ancora prima che Polnareff potesse rispondere qualcosa, Abdul alzò delicato una mano, prendendogli il mento tra le dita, per poi sporgersi verso di lui quel che bastava per poggiare le labbra sulle sue, baciandolo con gentilezza e delicatezza. Polnareff lasciò un sospiro pesante nel sentirlo, e il suo cervello decise semplicemente di abbandonarlo e andare in vacanza in qualche posto lontano e probabilmente con un clima più piacevole di quello dove si trovavano loro. Allungò le braccia per circondare il collo di Abdul, per poi premere le proprie labbra sulle sua, approfondendo il bacio delicato dell'altro. L'egiziano sembrò rimanere sorpreso per un secondo, ma si riprese subito, baciandolo con altrettanta forza e allungando le braccia, in modo da poterlo stringere per i fianchi e attirarlo meglio contro di sé. Polnareff decise che era anche troppo, e allontanò le mani dal suo collo per poter scendere più in basso, sul suo petto, aggrappandosi ai lembi delle sue vesti nel tentativo di trovare il modo di aprirle. Abdul rise delicatamente contro le sue labbra, leccando lentamente il suo labbro inferiore (Polnareff non riuscì a trattenere un mugolio, nel sentire la sua lingua morbida e delicata), e si allontanò appena per guardarlo in volto.

« Sarebbe un'ottima idea se ci trasferissimo in camera da letto, per questo. A proposito, pensavo che potresti dare la tua chiave al signor Joestar, e dormire con me stanotte. »

Polnareff allargò un sorriso e allegro, e si sforzò con tutto se stesso di non mettersi a saltellare sul posto.

« Mi sembra un'ottima idea. »

Corse a consegnare la propria chiave ad un quantomeno confuso Joseph, che però accettò senza troppe domande (era troppo impegnato a guardare quello che sembrava un documentario sui cammelli in una lingua a lui totalmente sconosciuta, per rivolgergli più attenzione), e seguì velocemente Abdul al piano di sopra. Era abbastanza sicuro che Kakyoin potesse averlo notato, perché sentì la sua risata leggera seguirlo mentre girava l'angolo, diretto verso l'ascensore.

Fu il viaggio in ascensore più lungo che Polnareff avesse mai fatto. Il suo sguardo rimaneva fisso in quello di Abdul, che a sua volta non sembrava per niente intenzionato a lasciare andare i suoi fia chi, che aveva avvolto con un gesto veloce appena le porte si erano chiuse. C’era un desiderio basso ma bruciante nei suoi occhi, tanto che Polnareff si chiese se, forse, l’egiziano non si fosse accorto di qualcosa molto prima di quanto avesse fatto lui. Decise di tenere la domanda per un’altra volta, però. Ora, tutto ciò che voleva era continuare a guardarlo, fissarsi in testa ogni linea del suo volto, ogni curva delle sue labbra e dei suoi occhi. Si premette contro di lui con il corpo, cercando di raggiungere di nuovo le sue labbra per baciarlo con trasporto, le mani che si aggrappavano alla sua lunga veste. Abdul continuava a tenerlo stretto, le dita che affondavano nei fianchi di Polnareff facendolo sospirare pesante. Il francese, sempre pronto a prendere l’iniziativa su qualsiasi cosa, si azzardò ad alzare una gamba in modo da strofinare delicatamente il cavallo di Abdul. Sorrise nel sentire il ringhio basso dell’altro in risposta, e decise di premere meglio il ginocchio contro l’erezione che sentiva così bene. Abdul ringhiò ancora, e si voltò di scatto in modo da spostarlo di peso, premendolo contro la parete dell’ascensore. Polnareff decise che non aveva assolutamente nulla in contrario a quel cambio repentino.
Abdul si piegò lentamente su di lui, il fiato pesante che solleticava il retro del suo orecchio, facendo scorrere un brivido lungo la sua schiena.

« Dovrai rispondere di parecchie cose, Jean Pierre. »

Polnareff avrebbe voluto ribattere con qualcosa di intelligente, ma la voce di Abdul era calda e morbida ed allo stesso tempo una delle cose più sexy che avesse mai sentito, e avrebbe potuto anche ordinargli di gettarsi dal ponte più vicino direttamente dentro il canale di scolo della fogna, il francese sarebbe stato disposto a fare qualsiasi cosa.

Una volta arrivati alla camera, Polnareff lasciò a malapena il tempo ad Abdul di aprire la porta. Gli era bastato sentire il suo corpo vicino al proprio per lasciarlo lì a desiderare di poterlo sentire meglio, stringerlo meglio, e possibilmente anche vederlo di nuovo senza quegli ingombranti abiti addosso. Abdul riuscì ad entrare trascinandoselo dietro, un lieve sorriso sulle labbra. Sembrava aver ritrovato tutta la compostezza che per un momento aveva dimenticato in ascensore. Come facesse a riprendersi così in fretta era un mistero per Jean Pierre, che invece sentiva ancora le gambe tremare. Il francese lo seguì veloce all'interno e si buttò subito su di lui appena sentì la porta chiudersi dietro le sue spalle, cercando con gesti disordinati il modo di aprire la sua veste. Abdul rise a bassa voce, e gli prese i polsi con gentilezza, fermando la sua assolutamente infruttuosa ricerca. Si allontanò di un passo e prese due lembi, per poi togliersi lentamente la veste, poggiando tutto di lato, e rimanendo nudo davanti a Polnareff, che si bloccò a guardarlo fisso, la bocca semiaperta e un'espressione decisamente poco intelligente sul volto. Il corpo dell’egiziano era semplicemente enorme, i muscoli ben delineati e le spalle larghe. La pelle ambrata era così affascinante che Polnareff avrebbe potuto passare l’intera serata solo a passare le dita e le labbra su quella superficie, saggiandola ed esplorandola. Abdul lo guardò alzando appena un sopracciglio, un leggero sorriso divertito sulle labbra.

« Rimani lì a guardare ancora a lungo? »

Polnareff si riprese immediatamente, tornando a gettarsi contro di lui per poterlo baciare di nuovo con passione, le mani che scorrevano sul suo corpo, esplorando ogni centimetro della sua pelle scura e morbida sotto le dita. Abdul lo strinse di nuovo, le mani forti che lo stringevano contro il suo corpo e prendevano la sua maglia, sfilandogliela con un gesto unico. Le dita di Abdul percorsero la linea dei suoi pettorali, per poi scendere fino a disegnare piccoli cerchi sul suo ventre, in un modo molto simile a quello che gli aveva visto utilizzare per far rilassare Joseph. Polnareff sospirò pesante, il corpo che tremava involontariamente ogni volta che le dita dell'altro si muovevano sulla sua pelle. Continuò a toccarlo, per seguire le linee del suo corpo e capire in quali zone l'altro fosse più sensibile, ma la sua pazienza lo abbandonò molto in fretta. Fece scorrere le sue mani più in basso, fino a raggiungere il suo intimo, e prese l'elastico per liberarsene in fretta. Abdul rise delicato, scendendo con la testa a baciare il suo collo, mentre il francese stringeva una mano intorno al membro già rigido dell'altro, decisamente più grosso di quanto avesse pensato vedendolo da lontano.
Il sospiro caldo e pesante di Abdul arrivò direttamente contro il suo orecchio, solleticando la sua pelle e facendolo tremare appena. L'egiziano spostò una mano sulla sua schiena, facendola scorrere verso il basso fino ad avvolgerla intorno ad una delle sue natiche e stringere con decisione, facendolo saltare appena sul posto. Abdul rise appena, e Polnareff in risposta fece scivolare le dita più in basso, stringendole attorno alla sua base con decisione, come aveva visto fare al vecchio la sera prima. Fu soddisfatto dal gemito basso che sfuggì alle labbra di Abdul, così riprese a muovere la mano lungo tutto il suo membro, stringendo la presa quando le dita toccavano la base. Abdul lasciò un paio di gemiti bassi, le mani che stringevano meglio le sue natiche, ma molto presto si stancò di quella posizione, e prese Polnareff per i fianchi, spingendolo delicatamente verso il letto. Il francese si sdraiò, spostando le mani sui propri pantaloni per liberarsene in fretta insieme ai boxer (cosa che sembrò rendere particolarmente soddisfatto Abdul), per poi guardare Abdul, fin troppo impaziente, visto che l'altro si ostinava a guardarlo dal bordo del letto senza raggiungerlo. Abdul rise a bassa voce nel vederlo così, e si abbassò sul letto, scivolando delicatamente sopra l'altro (era un mistero per Polnareff, come facesse ad essere sempre così delicato nonostante le sue dimensioni).
L'egiziano si abbassò nuovamente su di lui, baciandolo a fondo, e Polnareff gli lasciò immediatamente tutto lo spazio che l'altro desiderava, e rispose al suo bacio, afferrando entrambe le sue spalle con le mani, nel tentativo di spingerlo meglio contro di sé. Abdul si tenne sollevato con una mano, usando l'altra per toccare delicato il suo corpo, scivolando sempre più in basso, fino a carezzare con tocchi leggeri l'interno coscia. Polnareff si inarcò, lasciando piccoli gemiti nel sentire il suo tocco decisamente troppo leggero per ii suoi gusti, e cercò di trovare qualcosa, un altro modo per stuzzicarlo abbastanza da provocarlo, e spingerlo a dargli qualcosa di più. Provò a toccare ancora il suo corpo, carezzare pesantemente i suoi pettorali, seguendo la loro forma con le dita, per poi risalire e stringere tra due dita entrambi i suoi capezzoli, tirandoli con probabilmente più forza di quanto avesse voluto. Abdul lasciò un ringhio basso contro le sue labbra, e allontanò appena la testa per guardarlo, un piccolo sorriso sulle labbra.

« Fammi ancora male e potrei vendicarmi. »

Il tono dell'egiziano era quasi serafico, ma qualcosa suggerì a Polnareff che fosse molto meglio non testare le sue parole, così allentò appena la presa, continuando però a stuzzicare e muovere i suoi capezzoli, deciso ad ottenere ciò che voleva.
Il suo piano sembrò funzionare, perché poco dopo Abdul lasciò un mezzo ringhio di sconfitta, e la sua mano salì di più tra le sue gambe, andando a stringere il suo membro. Polnareff lasciò andare un mugolio alto, agitando di più sotto di lui, mentre cercava di allargare le gambe, invitandolo oltre. Abdul sorrise appena, ed evidentemente aveva cominciato a fargli pena, perché finalmente decise di tirarsi su, seduto tra le sue gambe, in modo da avere la seconda mano libera e poter scendere tra le sue gambe, arrivando a passare delicatamente un dito sul suo ano. Polnareff, non nuovo a certe cose ma anche non più abituato, si tese subito verso di lui, gli occhi chiusi e le mani strette alle lenzuola, ora che il corpo di Abdul non era più abbastanza vicino da poterlo toccare.

« Jean Pierre, prendi la mia borsa sul comodino, c'è dell'olio dentro la tasca. »

Polnareff obbedì, allungò la mano e recuperò l'olio, per poi lanciare delicatamente la piccola bottiglietta in direzione di Abdul. L'altro sorrise e lo ringraziò con un cenno della testa, aprì la bottiglietta e versò l'olio sulle dita, per poi scendere di nuovo con la mano tra le sue gambe, passando le dita lubrificate sulla sua apertura. Polnareff chiuse gli occhi, cercando di non muoversi troppo contro di lui, mentre Abdul faceva lentamente scivolare un dito dentro di lui, allargandolo con gentilezza. Lo preparò con pazienza, con movimenti gentili e graduali, e ben presto Polnareff si rilassò totalmente contro il materasso, cominciando a lasciare leggeri mugolii di apprezzamento. Abdul sorrise nel sentirlo, affondando di più dentro di lui, e aggiungendo gradualmente prima uno, poi due dita, in modo da allargarlo quando necessario.
Polnareff non era di certo conosciuto per essere la persona più paziente del mondo, e ben presto cominciò a lamentarsi a mezza voce, cercando di allungare le mani per raggiungere Abdul e tirarlo di nuovo contro di sé, senza grandi risultati. Sentì Abdul lasciare una piccola risata dolce, per poi scendere su di lui, facendo delicatamente uscire le dita. Polnareff aprì gli occhi, guardandolo male e cercando di lamentarsi, ma Abdul si piegò su di lui per raggiungere le sue labbra e baciarlo delicatamente, cancellando tutte le sue buone intenzioni di ribellione. Poco dopo, la pressione delle sue dita fu sostituita da quella della sua punta che premeva delicatamente, e Polnareff si inarcò un poco e si sistemò meglio sul materasso, perché accidenti, era così largo anche prima o aveva deciso di crescere negli ultimi dieci minuti?!
Lentamente, Abdul si spinse dentro di lui, e Polnareff non cercò neanche più di trattenersi, lasciò andare un gemito alto e strinse le mani contro la sua schiena, aggrappandosi meglio, le ginocchia strette ai suoi fianchi per premerlo meglio contro di sé. Abdul rimase fermo qualche secondo, dandogli il tempo di abituarsi, e poi cominciò a muoversi lentamente. Polnareff continuava ad agitarsi, stringendolo e cercando di sporgersi verso di lui, per catturare di nuovo le sue labbra in bacio profondo, mentre Abdul lentamente cominciava a muoversi più veloce, i respiri pesanti che lasciava andare che scandivano il suo ritmo.
L’egiziano si muoveva con ritmo lento ma sicuro, affondando dentro di lui con spinte profonde che strappavano gemiti alti a Polnareff. Vedere il suo corpo sopra di sé era una delle cose più eccitanti che avesse mai provato, Abdul era grosso e gentile allo stesso tempo e il suo peso premeva delicatamente Polnareff sul materasso, facendolo sentire impotente e protetto allo stesso tempo.
Poi, Abdul scese con la testa attaccando il suo collo, baciandolo e mordendolo con delicatezza, le sue mani scivolarono in alto fino ad incontrare quelle di Polnareff per stringere e intrecciare le dita con le sue, e l’egiziano decise di fare sul serio. La spinta successiva, forte e improvvisa, strappò a Polnareff un gemito forte, e il francese inarcò la schiena nel tentativo di avvicinarsi meglio a lui, sentire il suo corpo più vicino. Ogni onda di piacere lo avvolgeva di più, e Polnareff non poteva fare altro se non lasciarsi completamente andare a quell’uomo forte e gentile che lo aveva protetto e aiutato fin troppe volte. Strinse le mani, per avvolgere meglio le sue dita, e si lasciò totalmente a lui, scoprendo a lui tutto se stesso. E Abdul lo strinse e lo avvolse, continuando ad affondare e muoversi con forza, e anche mentre il suo intero corpo urlava per il piacere, Polnareff si sentiva sereno, perché Abdul era lì e lo stava proteggendo.

Polnareff non sapeva dire quanto tempo passò, ma ad un certo punto Abdul abbassò una mano e la strinse con forza intorno al suo membro, e Polnareff non poté neanche sperare di resistere. Venne poco dopo con un gemito alto, spostando la testa per poter baciare e mordere con forza la spalla di Abdul, le mani ancora ancorate alle sue, come se la sua presenza fosse l’hnica cosa che gli avrebbe permesso di riemergere. Abdul mormorò qualche suono basso al suo orecchio, cercando di farlo rilassare, mentre si spingeva ancora lentamente dentro di lui. Il francese sorrise lentamente e sollevò la testa, mordicchiando con gentilezza il suo orecchio e liberando le mani dalla sua presa per tornare all'attacco dei suoi capezzoli. La frizione strappò qualche gemito profondo ad Abdul, che venne poco dopo con un verso profondo, un’ultima spinta profonda che fece gemere appena il francese, ancora troppo sensibile. Polnareff sospirò, beandosi qualche secondo della piacevole sensazione del suo seme dentro di sé, ma venne presto richiamato alla realtà dal naso di Abdul che picchiava sulla sua guancia.

« Mi dispiace disturbarti, ma vorrei sdraiarmi accanto a te e tu mi stai stritolando, non riesco a muovermi. »

Polnareff aprì gli occhi, guardandolo con aria perplessa. Guardò le proprie braccia e le proprie gambe con aria un po' persa, e solo dopo qualche secondo si accorse di quanto effettivamente stava stringendo. Borbottò arrossendo, e lo lasciò velocemente andare, così Abdul poté sdraiarsi al suo fianco e circondarlo con un braccio attorno ai suoi fianchi, stringendolo poi contro di sé. Polnareff sorrise soddisfatto, e si sistemò meglio contro di lui, facendo aderire la schiena contro il suo petto, lasciando un sospiro felice. Era incredibilmente piacevole poter dormire accanto a lui. Tutto il nervosismo, la probabile gelosia, persino tutta la arrampicata del giorno prima, sembrava tutto troppo lontano, troppo insignificante. Per un secondo, Polnareff si chiese come avesse potuto prendersela così tanto, quando Abdul era lì con lui. Si ricordò che fino a meno di un’ora prima Abdul non era esattamente lì con lui in quel determinato senso, quindi decise di perdonare il se stesso del passato.

« Allora, ti senti meglio a non dormire da solo, per stanotte? »

Chiese Abdul, strappandolo dai suoi pensieri, la voce calda e calma che suonava vicina al suo orecchio, facendolo rilassare ancora di più. Polnareff rise appena, strofinando la testa contro di lui. Aveva troppo sonno per lamentarsi di quell'ultima clausola nella sua frase. Forse, ci avrebbe pensato il giorno dopo.

« Molto. Grazie. »

Sentì le labbra di Abdul posarsi appena sul retro del suo collo, baciandolo delicatamente. Il calore dell’egiziano contro di sé era rilassante e rassicurante, e Polnareff si ritrovò a chiudere gli occhi e scivolare nel sonno, talmente in fretta da sentire a malapena l’ultima frase dell’indovino.

« È un piacere. »