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A Life in Colors

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La donna bionda e dagli occhi d'ambra osservava la casa con estrema soddisfazione. Ogni superficie sembrava risplendere di luce propria ed il profumo di pulito la faceva sospirare contenta. Sul balcone, il bucato sventolava all'aria placidamente, in un misto di colori che richiamava quasi l'arcobaleno.
«Perfetto! Speriamo che duri a lungo!» disse con voce soddisfatta, raccogliendo gli strumenti di pulizia per riporli nello sgabuzzino. Ora toccava a lei: non era come Rosso e Viola che passavano delle ore a curarsi, ma anche lei ci teneva al suo ordine personale e ad una pulizia perfetta anche del corpo.
Giallo si apprestò ad avviarsi al bagno, fermandosi per qualche istante nella sua stanza per recuperare i vestiti. Bianco o nero; non variava molto da quei colori, nonostante dovesse essere la rappresentazione del colore del sole. In realtà, lo rappresentava solamente per nome e carattere; non amava realmente il giallo, come tutti gli altri amavano il loro colore. Se fosse stato per lei, avrebbe volentieri fatto un cambio. Troppo acceso e luminoso, accecante nei giorni di sole; anche se trasmetteva un senso di calore ogni volta che lo intravedeva, nel corso del tempo aveva iniziato a disgustarla al punto da ripudiarlo dal suo armadio e dalla sua stanza. Osservando il mobilio di ebano scuro e le lenzuola bianche della sua camera, tutti potevano pensare che il luogo appartenesse a Nero. Ma lui non abitava in quella casa e quella era la stanza di Giallo.
«Forse è per questo che odio tanto Arancio?» I suoi occhi d'ambra si puntarono verso la camera opposta la sua, la porta di un arancione acceso le dava il nervoso ogni volta che la vedeva. Quindi ogni mattina, anche se al risveglio era di buon umore, vedere la porta appena uscita dalla sua le dava fastidio. Ed immancabilmente il suo colore si oscurava un po'. Ma anche loro avevano diritto di avere un pensiero proprio, indipendentemente da quello che li univa realmente. «No, non è per quello.» Scosse il capo e sospiro, avvicinandosi piano alla porta per sfiorarla con le dita. Anche se non era quasi mai in casa, Blu gli aveva dato una stanza per ogni volta che sarebbe tornato. E lei non faceva altro che aspettare, aspettare ed aspettare. Ma quando sarebbe tornato, gliene avrebbe dette quattro. E forse gli avrebbe anche impedito di andarsene per l'ennesima volta, lasciandosi alle spalle una promessa vuota e senza senso.
Giallo sospirò per l'ennesima volta e, scuotendo il capo, si avviò al bagno. Anche se abitavano sei - cinque, quando Arancio era in viaggio - persone lì dentro, avevano un unico grande bagno. Era la causa di guerre ed insulti pesanti ogni mattina, di enormi ritardi e di vendette quotidiane; ognuno aveva il proprio armadietto segnalato dal colore e dal nome. "Come se non sapessi chi sono!" pensò subito con un sospiro, avvicinandosi all'unico spruzzo di giallo che c'era in tutta la casa. Passò le dita sulla superficie liscia, in grado di far scivolare via le gocce d'acqua che si condensavano durante la doccia. Si voltò a guardare la porta chiusa e lì, appesi in perfetto ordine - e come voleva lei -, c'erano i loro accappatoi. Ecco un altro po' di giallo che la rappresentava. La spugna con cui era fatto era sempre morbida e delicata contro la sua pelle. Adorava stringersi nell'accappatoio ed aspettare che il suo corpo si abituasse alla temperatura più bassa rispetto alla solita doccia bollente. Eppure non amava completamente quell'oggetto per colpa del colore. Era colpa di Blu, sempre lui che decideva per gli altri. Storse le labbra infastidita. Il padrone di casa aveva deciso in quel modo e lei non ci poteva fare nulla. Alla fine era solo un ospite, anche se si prendeva cura di tutti quanti lì dentro. «Da quando odio me stessa?» chiese al nulla ed i suoi occhi si spostarono sullo specchio sopra al lavandino. Davanti a lei, c'era una donna dai capelli biondi e lisci; erano sciupati e senza voluminosità, quasi non si prendesse cura realmente di sé. Quanto avrebbe voluto avere i boccoli di Rosso o le acconciature di Viola. Gli occhi, che dovevano essere uguali alla luce del sole, erano spenti e non brillavano come un tempo. Indossava una maglietta ed un paio di pantaloni, tutti e due neri. «Da quando sono diventata così... anonima?» domandò ancora togliendo lo sguardo dalla superficie riflettente, perché non voleva analizzare in alcun modo il suo aspetto per quel giorno. Lo faceva già abbastanza ogni volta che si vestiva. Fece finta di non vedere nulla, mentre iniziava a spogliarsi per fare la sua doccia e magari rilassarsi un po'. Sicuramente l'avrebbe fatto lontano da lì, dal caos e dalle persone che rappresentavano troppo ciò che erano. Qualsiasi cosa pur di staccare ed abbandonare quel sorriso forzato che mostrava a tutti per dire che andava tutto bene e che lei era la solita ottimista esuberante. Lei era Giallo, ma lo odiava.