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A Life in Colors

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La casa dei Colori era un tripudio di elementi diversi ed eccentrici, legati assieme da scelte o parentele create ormai da molto tempo. Ognuno di loro aveva caratteristiche diverse ed hobbies particolarmente strani. Viola, per esempio, aveva la passione per la magia e le cose misteriose. Nella sua stanza non era ammesso nessuno e le conseguenze per questa infrazione si trasformavano in danni semi-permanenti da incantesimi od isterismi piuttosto fastidiosi. Viola era sempre perennemente disordinata; gli altri la consideravano poco, per questo: il suo aspetto da quindicenne e l'amicizia con gli eccentrici Oro ed Argento erano una scusante per la sua fase di ribellione. Ma le era semplicemente così: eccentrica quanto i suoi amici e capricciosa come sua madre, sebbene la sua intelligenza fosse decisamente sopra la media. Ma questo gettava su di lei un dolore profondo, perché rare volte veniva considerata dagli altri e le sue azioni venivano scansate come una semplice fase.

 

«Ultimamente sei fuori di casa molto spesso.» mormorò Argento, mentre dipingeva qualcosa su una tela bianca. Con il bianco. Nessuno capiva cosa facesse in realtà, se erano uno spreco di tempo e colori o semplicemente dell'arte incompresa. Viola lo guardò per qualche istante, tirando indietro i capelli violetti; quella settimana li aveva ancora lunghi e boccolosi, con la frangetta che arrivava appena sopra le sopracciglia. Gli occhi ametista erano contornati da un velo di eyeliner ed un po' di ombretto dorato (su consiglio di Oro).
«Sì... Voglio rimanere lontana dalla tentazione.» ammise con un sospiro; scosse piano la testa ed alzò lo sguardo verso i suoi migliori amici che la guardavano sconvolti.
«Tentazione?», «Che cosa sta succedendo in casa tua?» Esclamarono nello stesso momento, attirando l'attenzione dell'insegnante che seguiva il laboratorio.
«Fate silenzio, là in fondo.» Tutte e tre si scusarono immediatamente, mentre Viola sistemava il camice bianco per non far sporcare il bellissimo abito nero che aveva deciso di prendere in prestito da sua madre. Forse non aveva le stesse curve di Rosso, ma era comunque bella e poteva indossare quegli abiti con eguale sensualità.
«Chi è?» sussurrò Oro, tendendosi verso di lei con la scusa di guardare come stava andando il suo lavoro. I colori che usava erano sempre gli stessi, con una preponderanza del viola su tutti gli altri. Le pennellate continuavano imperterrite, senza alcun senso, come se stesse dando una visuale della sua mente e dei pensieri senza controllo che vorticavano al suo interno. Gli occhi ametista di Viola si spostarono subito su di lui, osservandolo con attenzione. Stava valutando se dirgli quello che stava succedendo in casa e quanto sbagliato fosse quello che provava. Era pur sempre suo fratello, da parte di padre.
«Verde. Lui... con quella sua aria speranzosa. Io...» scosse la testa più volte, mentre abbandonava il pennello viola. Per la prima volta andò a cercare un colore diverso dal solito: prese il nero ed iniziò a coprire tutto quanto, come se la sua mente si fosse oscurata al solo pensiero di Verde e di quel sorriso che le faceva ogni mattina. «Io non ce la faccio più.» sussurrò appena, dando un'ultima pennellata che dava l'idea di Viola inglobata in un'oscurità dalla quale non poteva uscire.
Oro ed Argento si scambiarono uno sguardo. Se non fossero nel laboratorio d'arte, con un professore che continuava a guardarli con sospetto ogni volta che si muovevano, probabilmente l'avrebbero abbracciata e consolata in qualche modo. Non potevano darle quei consigli d'amore che avrebbe voluto avere, ma sicuramente era meglio che dirle di andare da sua madre.
«Secondo voi cosa dovrei fare?» sussurrò piano, osservando il suo lavoro senza davvero vederlo. I suoi occhi ametista erano lontani e così lucidi da far pensare di essere sul punto di un pianto isterico.
«Lui cosa dice?» mormorò appena Argento, non sapendo davvero come risolvere quella situazione come avrebbe voluto fare. Vedere la sua migliore amica così devastata dall'amore gli distruggeva il cuore. Sospirò piano ed andò a stringerle la mano, lasciando che i colori sulle dita si mescolassero leggermente. «Se non se ne accorge, sai che noi due siamo qui per aiutarti in qualsiasi modo.»
«Giusto! Siamo un po' le tue cavie e non è che ci dispiaccia quello che fai.» aggiunse Oro, sorridendo malizioso all'intervento Argento. Viola era talmente affascinata dall'erotismo, che più di una volta aveva chiesto ad entrambi se volevano sperimentare qualcosa con lei. La lista era ancora lunga, ma nessuno aveva fretta di completarla ancora.
«Credo che per ora mi guarda come se fossi impazzita. Ma probabilmente non capisce il perché.» scosse piano la testa; i lunghi capelli viola dondolavano nella coda in cui li aveva raccolti per non sporcarli. «Grazie.» sussurrò alla fine, andando a sorridere ad entrambi. «Credo che stasera mi fermerò ancora da voi.» concluse con calma, lasciando la mano di Argento per continuare il caos che aveva creato.