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Something called destiny

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Joseph si mosse come un fulmine. Nel giro di pochi secondi, i suoi pugni colpirono l'enorme drago in ogni direzione, cozzando contro le sue scaglie nere e lucide. Il drago cercò di attaccare, ribellarsi a quell'attacco continuo, ma Joseph era troppo veloce. Continuava a saltare da una parte all'altra, evitando i suoi colpi, finché il drago non lasciò un ringhio profondo e si voltò, spalancando le ali e volando via (in una direzione molto poco dritta, ma Joseph poteva capirlo, dopo tutte le botte che aveva preso).

Joseph Joestar atterrò con un movimento silenzioso vicino al giovane (e attraente) mago che aveva appena finito di salvare. Schioccò la lingua allargando un sorrisetto, e sventolò una mano davanti al viso.

"Non ringraziarmi elfo, non ringraziarmi. So che i draghi possono sembrare creature pericolosissime, ma ora va tutto bene. sei fuori pericolo."

Fece notare, con un sorriso smagliante. Si aspettava che il maghetto fosse totalmente stupito dalla grazia e la ferocia dei suoi attacchi e volesse dedicargli la sua vita, come dovrebbe essere in ogni avventura che si rispetti, ma in realtà lo stava guardando con gli occhi assottigliati e le braccia incrociate. E soprattutto, non sembrava per niente colpito dalla sua mirabolante tecnica.

"Stupido umano! Cosa diavolo pensavi di fare!?"

Urlò. Joseph battè le palpebre un paio di volte. No, per niente contento. E men che meno ricolmo di gratitudine.

"Come cosa pensavo di fare? Ti stavo salvando da un pericolosissimo drago nero! Non lo sai che i draghi sono tra le creature più potenti del nostro regno?!"

L'elfo alzò le braccia al cielo, ed esclamò qualcosa in una lingua che Joseph non riconobbe. Dal tono della sua voce, non doveva essere niente di carino.

"Hai preso a pugni la mia maestra! Come ti permetti di arrivare qui dal nulla e lanciarti all'attacco di una creatura senza sapere cosa stia effettivamente succedendo?! Sei un pazzo! Un umano idiota come gran parte degli umani!"

L'elfo sbuffò rumorosamente e incrociò le braccia, dandogli le spalle. Joseph sbatté gli occhi un paio di volte, di nuovo, mentre cercava di capire esattamente cosa stesse succedendo. La sua... cosa?

"No, no, aspetta un attimo. Mi stai dicendo che quella non era una creatura assetata di sangue? Ma sei proprio sicuro. Guarda che non si gioca con i draghi..."

"Piantala di cercare di essere più intelligente di me! Ti ho detto che stavo bene, smettila di fare l'eroe non richiesto!"

Wow, sembrava davvero arrabbiato. Joseph si grattò la nuca per qualche secondo, cercando di pensare ad un modo per risolvere quella situazione. Insomma, non che il tipo fosse particolarmente simpatico, ma doveva ammettere che forse, SOLO FORSE, quella situazione era un po' colpa sua. Solo un po' però.

"Beh... Insomma... Se la metti così..."

Borbottò un poco. Okay, doveva trovare un modo per rifarsi agli occhi dell'elfetto. Un eroe come lui non poteva mica lasciare con un mago come quello andasse a dire in giro che aveva fatto casini. Doveva decisamente rimediare.

"Ascolta, elfo. Se era così importante per te, potrei aiutarti a trovarla. Sai, la mia famiglia caccia draghi da generazioni. Siamo conosciutissimi. Potrei usare le nostre antiche conoscenze per aiutarti."

L'altro sembrò pensarci su qualche secondo. Aveva l'aria di essere ancora parecchio diffidente, ma Joseph era abbastanza sicuro non avesse grandi mezzi per poter cacciare un drago da solo, in mezzo alla foresta. Anche i maghi avevano i loro limiti, e se quella era la sua maestra, evidentemente non era ancora un mago così esperto.

"E va bene. Accetto di farmi aiutare. Ma sarà meglio per te che la ritrovi in tempi debiti, è vecchia e non può rimanere troppo da sola. E smettila di chiamarmi elfo. Mi chiamo Caesar. Caesar Zeppeli."

Joseph allargò un sorrisone, e gli tese la mano con aria allegra.

"Piacere di conoscerti, Caesar Zeppeli. Io sono Joseph Joestar."

 

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Umido. Appiccicaticcio. E ancora umido. Joseph non ne poteva più. Stavano attraversando quella zona paludosa da tre giorni ormai, e ancora non sembrava vedersi la fine. Le tracce erano ancora fresche, c'erano carcasse di volatili qua e là, e alcuni rami sembravano essere stati strappati da qualcosa di troppo grosso per essere uno degli animali che popolava normalmente la palude.

"Fa freddo. È tutto bagnato. Quando usciamo da qui?!"

Joseph alzò gli occhi al cielo. Erano in viaggio da una settimana ormai, e il mago non perdeva occasione per lamentarsi. Troppo freddo, troppo caldo, troppo umido, troppo scomodo, troppo viscido. Joseph si era chiesto più volte cosa lo avesse spinto a seguire la via dell'avventuriero, se era così perfettino. Ma contando che ancora non aveva capito quanto l'altro potesse fare a livello di magia, decise di non rischiare troppo e tenersi i commenti per sé.

"Non lo so. Smettila di chiedermelo ogni ora. Quando vedremo la fine, lo saprai da solo."

"Sei proprio sicuro di non esserti perso?!"

"Non mi sono perso! Non mi perdo mai io!"

Si lamentò Joseph, voltandosi di scatto verso l'altro. Caesar incrociò le braccia, sbuffando rumorosamente.

"Ma davvero. In compenso però non riesci a distinguere un drago buono da uno cattivo."

"Senti, era un drago enorme e tu eri a un metro da lei, come diavolo facevo a sapere che non voleva mangiarti?! Non ho mai incontrato draghi che non volessero mangiarmi."

"Beh, forse perché cerchi sempre di infilzarli invece di parlarci, che dici?!"

"Smettila di lamentarti per tutto e lasciami camminare in pace!"

Un altro sbuffo, ma il mago smise di lamentarsi e lo seguì a passo veloce nella palude, senza aggiungere altro. Il silenzio era una gradita novità. Insomma, certo, il ragazzo era davvero carino, elegante e con dei bellissimi capelli biondi, e quella armatura in cuoio lo copriva così bene. E poi aveva dei bellissimi occhi, dai colori brillanti. Joseph avrebbe anche potuto farci qualche pensierino su uno simile, se non fosse stato per il pessimo carattere e la tendenza ad essere la creature più irritante che avesse mai solcato la terra conosciuta.

Camminarono ancora qualche ora, nel tentativo di arrivare dall'altra parte, ed alla fine Joseph vide gli alberi farsi più fitti e verdi, e il terreno diventare gradualmente più compatto. Alzò il pugno al cielo, esultando allegro.

"Visto, visto?! Te l'avevo detto che ce l'avremo fatta! Non ti fidi abbastanza di me!"

Caesar sbatté gli occhi con aria confusa, per poi alzare appena le spalle.

"Joseph, non per essere, ma io non mi fido mai di te. Devo ancora ricordarti cosa hai fatto?"

"Tu proprio non sai passare oltre alle cose, eh?!"

"Siamo in viaggio proprio perché tu sei un idiota!"

Joseph sospirò, mentre si faceva strada tra gli ultimi metri di melma, per infilarsi tra le fronde più verdi e molto meno umide. Era ancora presto per lasciarsi totalmente indietro la palude, ma almeno ora non avevano i piedi perennemente nel fango. Era un piacevole cambiamento. Joseph si stiracchiò appena, e guardandosi attorno notò un piccolo spiazzo tra tre alti alberi. Lo indicò.

"Hey, potremmo accamparci lì. Il sole sta cominciando a scendere, e abbiamo ancora parecchia strada. Lì almeno saremo riparati."

Caesar sbuffò, e appoggiò lo zaino a terra. Tirò fuori i giacigli per entrambi, mentre Joseph si adoperava per trovare della legna. Era ancora un po' umida, ma non era di certo l'incubo che avevano passato in mezzo alla palude.

Poggiò i legni a terra, circondati da un po' di grosse pietre per contenerlo, e Caesar si avvicinò creando con la magia una piccola fiammella, che lentamente crebbe alimentata dalla legna.

 

"Forza, mangiamo e riposiamoci un po', che domani avremo parecchio da camminare."

"Lo dici ogni giorno, come se per qualche motivo dovessimo camminare più del giorno prima. Che senso ha ripeterlo ogni volta?!"

Joseph sbuffò di nuovo. Irritante.

"Mangia e stai zitto, prima che ti faccia raggiungere la tua maestra in volo."

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Erano passati altri due giorni, ma alla fine avevano trovato il drago. Il drago che, tra l'altro, aveva assunto forma umana e stava tranquillamente prendendo il sole in una radura poco lontana, con un paio di carcasse di animal poco lontano. Joseph si era preso una gomitata in faccia quando aveva commentato l'età della donna. E non capiva perché sinceramente, aveva solo detto che per essere vecchia si teneva parecchio bene, era un complimento, no? A quanto pareva no.

Avevano passato la serata nella radura insieme alla donna, che si era rivelata una maga estremamente potente, e dalle mille risorse. Joseph era affascinato dalla sicurezza e dall'eleganza dei suoi portamenti, per quanto in ogni caso continuasse a preferire l'eleganza meno aggressiva di Caesar.

Caesar, tra l'altro, quella sera gli si era addormentato addosso. Joseph era ancora sveglio, guardava le stelle e cercava di riconoscere tutte le costellazioni, mentre sospirava a bassa voce. Non gli dava fastidio la testa dell'altro poggiata contro la spalla, e il suo braccio avvolto intorno ai fianchi. Era un tipo strano, ed era incredibilmente irritante, ma Joseph aveva scoperto che la sua vicinanza non gli dispiaceva. Avevano parlato per un'ora prima che il mago si addormentasse, avevano scoperto di avere entrambi perso gran parte della famiglia e di essere entrambi cresciuto con la voglia di vendicare chi era morto per mano di persone violente. Joseph non ne sapeva molto, perché sua nonna Erina non ne parlava volentieri, ma Caesar gli aveva raccontato di come tutta la sua famiglia fosse morta a causa di un artefatto magico che sembrava maledire chiunque lo indossasse, e del suo desiderio di trovarlo per poterlo distruggere una volta per tutte.
Nonostante tutto, Joseph aveva deciso che gli piaceva, il mago. Anzi, lo ammirava. Era molto forte, e molto coraggioso. Dietro a quel visino così bello nascondeva l'anima di un guerriero, e Joseph si sentiva in qualche modo onorato dal averlo potuto conoscere.

Il giorno dopo si sarebbero separati, e Joseph si ritrovò a pensare che non voleva lasciarlo andare. Forse avrebbero potuto viaggiare assieme. Forse potevano combattere sotto la stessa bandiera. Gli sarebbe mancata la sua voce, se avesse dovuto viaggiare in quel bosco da solo.
Il mago borbottò nel sonno e strofinò la testa contro la sua spalla, stringendosi meglio contro di lui. Joseph sospirò e rise appena. Era davvero adorabile. Forse, un giorno, avrebbe dovuto effettivamente provarci con lui. Magari quando finalmente avrebbe lasciato andare quella storia di Lisa Lisa.

La stanchezza si faceva sentire, e Joseph chiuse gli occhi controvoglia. Non voleva dormire, voleva rimanere sveglio e godersi la sensazione del calore del suo corpo contro il proprio, del suo respiro regolare contro la pelle. Voleva godersi la pace, la bellezza di avere vicino qualcuno che era così simile, anche se così diverso.
Ma il corpo richiedeva riposo, e Joseph lentamente scivolò nel sonno, sognando di grandi avventure vissute a fianco di un valoroso alleato.

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"Bene, allora... Grazie per essermi a venuto a cercare, Joseph. Anche se era colpa tua. Comunque, bel lavoro."

Lisa Lisa gli diede una pacca sulla spalla, per poi allontanarsi alla ricerca delle erbe che aveva detto di volersi portare dietro. A quanto pareva in quella zona crescevano alcune piante estremamente rare, e lei aveva tutte le intenzioni di raccogliere praticamente qualsiasi pianta esistente e portarsele dietro per il viaggio. Joseph non ci aveva capito molto, ma non si porse troppi problemi. La medicina non era mai stato il suo forte. Lui preferiva infliggerle, le ferite.
Decise invece di voltarsi verso Caesar, che stava sistemando il proprio zaino in modo da schiacciare di nuovo dentro tutto ciò che aveva tirato fuori per la notte.

"Allora, tornerai ad allenarti?"

Caesar sorrise appena, voltandosi a guardarlo.

"Sì. E una volta pronto, andrò a fare il culo a quelli che hanno ucciso mio nonno e mio padre. Se saremo fortunati ci rincontreremo in giro, visto che combatti creature malvagie."

Joseph rise divertito, ed annuì con la testa.

"Dimmi che non hai parenti draghi, però. Non vorrei che poi mi tenessi il muso per i prossimi anni perché ho picchiato qualcuno di loro."

Caesar ridacchiò a bassa voce, per poi incrociare le braccia.

"Ci proverò. E comunque... Lo ammetto, okay, non sei poi così male come pensavo."

Joseph allargò un lieve sorriso. Detto da Caesar, valeva più di qualsiasi altra cosa. Ancora una volta, l'idea di lasciarlo andare gli fece stringere lo stomaco.

"Ne sono contento. Anche tu sei simpatico, devo dire. Viaggiare per la foresta senza sentire la tua voce urlarmi nelle orecchie ogni due secondi sarà difficile, ora."

Caesar rise appena, poi rimase in silenzio. Joseph non sapeva cosa aggiungere, così non disse nulla, lasciando che il silenzio calasse tra di loro. Fu rotto dopo qualche secondo solo dalla voce di Lisa Lisa in lontananza.

"Caesar! Andiamo! Ho trovato delle erbe fantastiche ci faremo un sacco di soldi! Finalmente potrò comprarmi quel bell'abito che avevo visto in città!"

Caesar sospirò, e rise a bassa voce. Guardò Joseph scrollando le spalle, per poi sorridere appena.

"A presto, allora."

Commentò. Joseph annuì.

"A presto. Non vedo l'ora di combattere con te."

"Con me nel senso insieme a me o contro di me?"

Joseph rise piano, per poi fargli l'occhiolino.

"Sarà il destino a decidere."

Caesar sbuffò, poi sorrise ancora una volta. Joseph alzò una mano per salutarlo, ma il mago sembrò esitare per un secondo. Rimase fermo un paio di secondi, per poi snodarsi velocemente la striscia di tessuto che portava sempre alla fronte e correre appena verso di lui. Prese la sua mano, e gliela posò sul palmo, per poi sporgersi e poggiare un bacio sull'angolo delle sue labbra.
Joseph si irrigidì di colpo, preso totalmente alla sprovvista. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma l'elfo era già saltato di nuovo via, e si stava avviando a passo veloce verso la zona in cui si trovava la sua maestra. Joseph guardò il tessuto nella sua mano, lo strinse delicatamente, e poi lo sollevò per legarlo alla propria fronte.
Con quello vicino, era sicuro nessuno avrebbe potuto batterlo.