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Pseudopolis Yard Birthday

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Inverno

 

 

 

Severus era sdraiato sul sudicio e bitorzoluto materasso che da sempre era stato in camera sua, a Spinner’s End. Era tornato anche se in quella casa, ormai, non ci metteva più piede da anni.

A volte, è bene girarsi un attimo indietro, prima di andare avanti.

Il dolore lo trafiggeva ancora da parte a parte come la lama di una spada, ad intervalli regolari. Era passato quasi un mese eppure lui sapeva che non sarebbe più potuto tornare come prima.

Niente sarebbe più potuto tornare come prima…

Aveva fallito.

Aveva perso oltre ogni possibilità di recupero.

Di Lily non rimaneva altro che un involucro morto, sepolto sotto strati di terra. Non era andato al funerale, non si era neppure nascosto per osservare da lontano come era avvenuto per il matrimonio, ma, ma… Sapeva che era reale.

Che Lily semplicemente aveva cessato di esistere.

Il fatto che non lo ammettesse non rendeva vero il contrario, e non gli impediva di essere attraversato da capo a piedi da fitte di rimorso.

Aveva resistito fino alle vacanze di Natale solo per Albus, solo perché era la cosa che doveva fare, da quel maledetto trentun ottobre e per il resto della sua vita; semplicemente stringere i denti e fare finta di nulla e andare avanti, avanti, avanti per il bambino…

Ma era tornato, quando finalmente aveva ottenuto un respiro di libertà, era tornato e il perché non lo sapeva nemmeno lui.

Evitare il funerale era stato evitare un dolore, e tornare poi, solo, nella notte, sulla tomba di Lily non era stato abbastanza per rendersi conto di tutto. E così aveva ripreso possesso di Spinner’s End, di quella casa odiata, ed era andato in camera sua e aveva aperto le imposte ed osservato la casa di Lily dall’altra parte della strada, quasi aspettandosi che lei spalancasse la sua finestra e lo salutasse, che lei uscisse fuori casa gridando che l’avrebbe aspettato al fiume, che lei

E invece.

Invece l’inverno aveva preso possesso di quelle mura ormai un po’ screpolate, e l’edera era cresciuta e seccata intaccando la facciata di quella che era stata una piccola ma ben curata villetta a schiera.

Invece il legno della porta si era gonfiato per l’umidità e poi era marcito, e lo stesso avevano fatto i telai delle finestre e le imposte.

Invece qualcuno aveva probabilmente scagliato un sasso contro il vetro del salotto, forse per rubare o forse per altro, e adesso le schegge taglienti di ciò che ne rimaneva non costituivano un riparo né contro il freddo né contro le intemperie.

La casa si era rotta, sgretolata, frantumata alla sua vista.

Tutti erano morti, e chi non era morto se n’era andato senza voltarsi indietro, e chi era tornato ora non poteva far altro che sentire l’inverno attraversargli il cuore, così come la neve si era insinuata dentro la casa attraverso quel vetro scheggiato.

Severus allora si era lasciato cadere sul materasso sudicio e bitorzoluto della sua vecchia camera da letto, ed era rimasto lì così per alcuni minuti o forse alcune ore, a volte vuoto e spento e a volte agonizzante dal dolore.

Aveva fatto diversi sbagli nella sua vita e diverse scelte che erano sembrate terribili e irrecuperabili al momento, eppure nulla, nulla, nulla era stato paragonabile al suo errore finale.

E adesso pagava.

Non con la vita, no, sarebbe stato troppo facile se avesse potuto decidere di morire così.

Ma piuttosto con una morte interiore; con un agonizzare di sensi mentre il suo corpo era costretto ad andare avanti e la sua mente a rimanere lucida.

Come se fosse iniziato l’inverno; l’inverno fuori come dentro, e se forse in un lontano passato c’era stata una speranza di primavera poi corrotta dall’imbrunire delle foglie, nulla era come in quel momento.

Il freddo, il freddo sulla pelle, nelle membra, fin dentro le ossa. Una coperta di neve per i lividi sulle labbra e nessuna promessa di un calore futuro. Una distesa bianca interrotta solo dagli scheletri neri degli alberi morti, a cui non sarebbe mai stato permesso di rinascere.

E lui, lui lì in mezzo, lui con i suoi demoni e fantasmi a tormentarsi e a cercare di ricordare il calore pallido del sole.

Sotto una notte di tenebra e sferzato dal vento gelido, Severus bramava lo svenimento prima dell’ipotermia, ma era costretto a stare lucido, vigile, a portare avanti una recita.

E, adesso che l’aveva compreso, adesso che aveva visto la casa vuota e corrotta che lui già era senza saperlo… Adesso sarebbe stato in grado di portare a termine la missione.

Nessun desidero di vendetta bruciante come il fuoco, quella era roba da Grifondoro senza cervello.

Solo un fiore in mezzo ad una distesa di neve, rosso come il sangue, piegato sotto il vento e le piogge, con l’ostinazione di chi va avanti perché non è ancora tempo di perdere, perché sarà permesso perdere solo quando il vero nemico sarà infine sconfitto.

Ormai al calar della sera, Severus finalmente si alzò e se ne andò via da quella casa, pronto a marciare nella distesa di neve, e ad affrontare l’inizio del suo inverno personale.