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Stalker per affetto

Work Text:

636 parole.
Scritta per il COW-T 9, missione 2, prompt situazione: Litigare e fare pace.
Modern!AU, cenni piccini al crossdressing e allo stalking.
°°°

 

Con Tenka non era semplicemente arrabbiato: era furioso.
Da parte sua era stata una leggerezza da incosciente credere che una notizia di quella portata l’avrebbe presa bene, perché non era affatto così, no, Soramaru voleva solo prendergli la faccia e dargli una ginocchiata sul muso, tanto forte da fargli cadere qualche dente. Come accidenti aveva potuto fare prendere uno spavento terribile a lui e al fratello più piccolo, cosa diavolo gli passava per la testa dura che si ritrovava quando aveva agito in quel modo di nascosto? Soramaru non si trattenne più, non ci riuscì: litigò con suo fratello con la voce, urlandogli contro improperi a non finire fin quasi a sgolarsi. Poi si servì delle proprie mani per tentare di strozzarlo e per dargli una serie di pugni, che però furono prontamente respinti dalla difesa impeccabile di Tenka: anche in quel frangente preciso in cui sentiva di odiarlo troppo, provava la solita inspiegabile ammirazione nei suoi confronti e per questo considerava il litigio una sorta di lezione per imparare dal maggiore.
Soramaru portò avanti lo scontro finché Chuutarou non si mise in mezzo, cingendogli la schiena da dietro e piagnucolando: «Adesso basta Sora-nii, ti prego, calmati! Stai esagerando!» Ed era assolutamente convinto di ciò, il più piccolo dei tre fratelli, inoltre non aveva nessuna colpa e l’altro non voleva biasimarlo: al suo posto probabilmente anche lui l’avrebbe perdonato subito. Tuttavia, Soramaru, se davvero doveva sbollire la rabbia aveva bisogno di tempo: si scrollò di dosso il minore, gli scompigliò i capelli con forzata gentilezza e si congedò, scappando fuori dalla stanza. 《Sora-nii...》lo richiamò Chuutarou, pensando di inseguirlo, ma Tenka lo fermò. 《Devi scusarmi. Io faccio tutto il possibile per sostituire la mamma, ma sembra che stavolta abbia fallito», constatò affranto.
《Forse l’hai semplicemente messo a disagio, Ten-nii, ma sono sicuro che Sora-nii farà pace con te: in fondo ti vuole tanto bene e anch’io ti voglio bene!》 esclamò Chuutarou, abbracciando il suo fratellone dopo aver espresso un parere così limpido e cristallino che, davvero, non faceva una piega. Tenka lo ringraziò e sorrise.

 

Soramaru cercò di ripensare alla faccenda con più calma, perché correre gli aveva fatto bene: era come se si fosse sfogato a dovere e avesse trovato un equilibrio per rivalutare la questione.
Il punto focale dell’accaduto riguardava la donna sospetta che li aveva seguiti per giorni come una vera stalker, che li sorvegliava relativamente da lontano oppure, se proprio si avvicinava, tentava di mimetizzarsi con i tronchi degli alberi oppure con i pali della luce.
Entravano o uscivano da scuola e lei c’era, si spostavano per le commissioni e lei li seguiva, s’incontravano fuori con i vicini e lei fulminava i poveretti con uno sguardo. Li spiava al karaoke, al centro commerciale, fuori dalla palestra. E scoprire, infine, che questa maniaca non era un’estranea ossessionata dai due fratellini, bensì lo stesso Tenka travestito, che poi una volta a casa fingeva di capire la loro preoccupazione, aveva scatenato la sua ira.
Soramaru sbuffò, perché tutto questo non sarebbe successo se veramente lui si fidasse di più di loro. Non aveva bisogno di diventare una simil-mamma, accidenti a lui! Pensò di ritornare sui propri passi per fare pace con il suo aniki, ma se lo ritrovò dietro l’angolo. Soramaru schiuse la bocca, ma fu l’altro ad anticiparlo e a parlargli.
《Ti chiedo scusa. La prossima volta ti coinvolgerò».
《Come, scusa?》 si stupì il fratello di mezzo.
《Ti sei arrabbiato perché non ho trovato un travestimento anche per te, ma se vorrai si potrà rimediare», rifletté Tenka con un sorriso. Soramaru alzò gli occhi scuri al cielo: niente da fare, doveva rassegnarsi. Talvolta Tenka Kumo non si comportava affatto da persona matura e responsabile e questo era uno dei casi.
Tuttavia, Soramaru avrebbe scelto di perdonarlo ancora una volta. Era pur sempre suo fratello maggiore.