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Exsanguination

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“È davvero un regalo stupendo, Kacchan.” Si meravigliò Izuku, rigirandosi il piccolo coltello nella mano. La lama era lunga poco più di cinque centimetri, ma perché fungesse ai suoi scopi non necessitava di molta lunghezza. La lama scattò fuori spingendo semplicemente un pulsante, anche se era un po’ difficile farla retrarre con una sola mano. “Grazie mille!”

Katsuki scrollò le spalle. La sua espressione, però, era palesemente compiaciuta. “Aspettare di dissanguarti come hai fatto l’altro giorno è abbastanza merdoso. In questo modo se ti ritrovi di nuovo una ferita del genere puoi semplicemente puntare alla giugulare e finirla in fretta.” Mimò l’atto di tagliarsi la vena del collo con una mano, le dita che sfioravano la pelle scoperta con un gesto veloce. “Forse è meglio che tu indossi più magliette rosse o nere, però. Ti ricordi l’ultima volta?”

Izuku ridacchiò, imbarazzato. “Ma quello è stato un incidente.”

“Anche quella storia dello sbudellamento.” Disse Katsuki.

“Quello non era un incidente.” Disse Izuku. “Volevi farlo.”

Mentre scherzavano tra di loro, imboccarono un sottopassaggio pedonale. Izuku teneva il coltello in mano senza prestarci particolare attenzione, mentre Katsuki spingeva la sua spalla con la propria, sorridendo.

Appena oltrepassata la metà del sottopassaggio, Izuku sentì un viscido plop e si fermò per guardarsi intorno. “Kacchan?” chiese. “Hai sentito-“

“Ah!” disse una voce dietro di loro. “Due al prezzo di uno!”

I ragazzi si girarono nello stesso momento. Un’enorme blob melmoso con una faccia incombeva su di loro nell’ombra. Saltò loro addosso appena lo guardarono. Katsuki lanciò un urlo, boccioli di fiere esplosioni che sbocciavano dai suoi palmi, mentre Izuku alzò velocemente le mani perché non rimanessero intrappolate nella fanghiglia. Il villain melmoso sghignazzò mentre li avviluppava con molteplici corde vischiose e li trascinava sempre più a fondo.

Izuku sentì la voce di Kacchan affievolirsi in un gorgoglio strozzato prima che la creatura gli attaccasse la faccia.

La sensazione di soffocamento era incredibilmente familiare per Izuku. Era stato affogato e strozzato così spesso che poteva trattenere il respiro molto più a lungo di altri ragazzi della sua età. Nemmeno Katsuki riusciva a trattenere il respiro quanto lui.

Questo fu il motivo per cui, invece di adoperarsi per liberarsi dalla melma, Izuku si spinse di lato. Afferrò Katsuki per i capelli con la mano libera e, usando il coltello con l’altra, tagliò la melma che legava la testa di Katsuki al villain. Il villain gridò e continuò a ringhiare, provocandolo. Izuku non sprecò tempo ad ascoltarlo nemmeno quando i suoi polmoni bruciarono per la mancanza di ossigeno. Sapeva che doveva liberare Katsuki. Non importava se il villain lo avesse soffocato una volta o mille: se fosse stato esposto nuovamente all’aria sarebbe tornato in vita dopo dieci secondi.

Gli lacrimavano gli occhi, mentre la melma gli ostruiva le vie respiratorie; ma quando Izuku sentì Katsuki che boccheggiava per riprendere fiato sorrise comunque.

“Levati dal cazzo brutto pezzo di merda, vaffanculo!” Katsuki iniziò immediatamente a urlare e lanciare improperi, a dimenarsi e combattere. Tentò di resistere alla melma, graffiandola, ma i suoi arti rimanevano intrappolati. Izuku, a fondo nel viscidume, si infilò tra questi e Katsuki, impedendogli di essere assorbito del tutto. Chiuse un occhio mentre la fanghiglia gli copriva metà faccia. L’altro occhio guardò verso Katsuki.

“Lascialo stare! Lascialo!” urlò Katsuki. Con l’ultimo sprazzo di visibilità, Izuku lo vide spingersi indietro, liberando una spalla, poi un braccio, illuminando il tunnel con un’esplosione. Le sue scarpe affondavano nel fianco di Izuku, il tallone che si puntellava contro la carne molle mentre si spingeva lontano da Izuku per restare libero.

Izuku soccombette all’oscurità con piena fiducia in Katsuki. Ogni volta che finivano nei guai, Katsuki era lì con lui ed erano sempre riusciti a cavarsela, insieme. Fintanto che era Izuku quello a morire e non Katsuki, non aveva nulla da temere.

 

-


 
Liberarsi dalla melma era come tentare di liberarsi dal catrame. Ogni volta che riusciva a tirare via una mano, perdeva l’uso dell’altra. Non poteva vedere più nessuna parte di Izuku, neanche una delle sue stupide scarpe rosse. Quello, però, non importava. Ciò che contava era che il villain fosse deciso ad assorbirli entrambi. Katsuki detonò delle esplosioni contro il corpo gelatinoso, ma il villain melmoso non era infiammabile.

“Crepa! Crepa! Crepa!” urlò Katsuki. La sua mano fu risucchiata proprio quando aveva attivato il suo quirk, sparando verso l’esterno la fanghiglia e creando una bolla dentro il corpo del villain. Con un ghigno, Katsuki ci ficcò il pugno dentro, per poi aprirlo. “Muori, bastardo, muori!” Attivò il suo quirk con tutta la sua potenza.

L’esplosione che ne risultò lo sbalzò via dal mostro, lacerando un buco nel suo fianco che sgocciolò icore nero. Katsuki immaginò che fosse il sangue del villain. Il suo colpo espose nuovamente Izuku all’aria. Katsuki non esitò. Si lanciò contro il villain, i pugni stretti, pronto a vaporizzare quel maledetto mostro, quando fu agguantato a mezz’aria da una presa tremendamente forte e separato dalle rimanenti liane di melma.

Katsuki ringhiò contro il suo soccorritore, girandosi per scagliargli contro degli insulti, quando riconobbe quella mascella pronunciata e il sorriso brillante.
“All Might!” sussurrò quando l’eroe lo poggiò gentilmente a terra sulla strada qualche passo più in là. “Sei tu.”

“Non aver paura ragazzo mio!” dichiarò All Might. “Non hai nulla da temere ora che sono qui io!” Scattò verso il villain, che si appiattì contro il terreno nel tentativo di squagliarsela. Katsuki guardò All Might spazzare via una larga parte della massa gelatinosa, risparmiando solamente i pezzi a malapena senzienti.
E Izuku, libero dalla melma e svenuto a terra.

L’aspetto di Izuku sembrò prendere All Might in contropiede, facendo incrinare il suo sorriso quando lo notò.

Katsuki balzò in piedi, avvicinandosi e crollando in ginocchio di fianco a lui. Teneva ancora il coltello stretto in una mano. Gli tastò il collo, cercando il suo battito, senza trovarlo.

“Ah ah!” rise il villain dalla pozzanghera liquefatta sul terreno. La sua voce era metallica e acuta ora che era ridotto a quelle dimensioni minuscole. “Mi avrete anche sconfitto, ma a quale costo! Quel ragazzo ora ha perso il suo migliore amico.”

Katsuki alzò lo sguardo, una risposta beffarda sulla punta della lingua, quando vide l’espressione di All Might. Ci fu una scintilla di rabbia, di dolore; prima di rivolgere al villain un sorriso che sembrava più una minaccia.

“Deku sta bene.” Disse Katsuki, spingendo Izuku a stendersi sul fianco. Sapeva cosa fare. Aveva visto Izuku affogare almeno una dozzina di volte. “Ma tu sei già morto, bastardo.” Katsuki si stava alzando in piedi quando All Might fece un passo avanti e gli posò una pesante mano sulla spalla.

“No, giovanotto, lascia fare a me. Occupati del tuo amico per ora.”

Katsuki fece una smorfia ma tornò a sedersi. Lasciò che All Might raccogliesse il villain, intrappolandolo in una bottiglia d’acqua. Izuku non era ancora resuscitato, quindi Katsuki gli aprì la bocca e infilò dentro le dita per tirare fuori un po’ della fanghiglia nera. Aveva spinto le dita abbastanza a fondo da innescare il riflesso faringeo di Izuku. Bastò quello a far capre a Katsuki che il suo amico stava tornando in vita.

Izuku tossì, strozzandosi un pochino, raggomitolato sul fianco come un riccio. Katsuki si allontanò per non sporcarsi i vestiti con il vomito o la melma. All Might si avvicinò e si accovacciò di fianco a Izuku. Il mostro era contenuto dentro una bottiglia di soda verde, gli occhi e la bocca distorti dal colore e dalla forma della plastica.

“Ehi Deku.” Disse Katsuki, dandogli un colpetto sulla schiena. “Alzati. C’è All Might.”

La testa di Izuku scattò in su. C’era un po’ di melma che gli gocciolava dal mento e la pulì con il dorso di una mano. Si mise in ginocchio. All Might lo tenne su con una mano mentre Katsuki sorrideva.

Izuku strabuzzò gli occhi quando vide che era davvero All Might. “Sei tu!” Stridette. “Sei veramente tu!”

Come al solito, Izuku non diede peso al fatto di essere appena tornato in vita. Invece, cercò febbrilmente il proprio zaino. “Posso- se non è di troppo disturbo- Puoi farmi un autografo? Per favore?”

“Ma certo che sì!” disse All Might. “Un autografo è il minimo che si meritano un paio di ragazzi coraggiosi come voi, dopo tutto quello che avete passato!”
Katsuki prese i loro zaini e glieli portò. Izuku gettò all’aria il proprio e tirò fuori il loro quaderno più recente, pieno di appunti sui loro esperimenti. Lo aprì su una pagina vuota e lo sollevò. “Grazie!” Urlò Izuku. “Sono il tuo fan numero uno!”

“Lo è davvero.” Disse Katsuki. “E io sono il tuo fan numero due. È l’unica cosa in cui Izuku è migliore di me.”

Izuku non batté ciglio al commento, ma All Might lanciò a Katsuki lo stesso sguardo preoccupato che gli rivolgeva anche la mamma di Izuku quando diceva cose del genere. “Ah. Bene. Lo dedico al mio fan numero uno, Deku.”

“E Kacchan.” Insistette Izuku. “Dedicalo anche a Kacchan!” Il viso di Izuku stava andando a fuoco quando si girò verso Katsuki. I suoi occhi brillavano come stelle ed era così felice da distogliere l’attenzione dalla macchia di melma che era ancora appiccicata sulla sua guancia. “Riesci a crederci? Siamo stati salvati da All Might!”

“Avrei potuto farcela senza di lui.” Borbottò Katsuki. “Mi hai tenuto le braccia libere abbastanza a lungo da capire come fargli il culo. Ancora qualche secondo e quel bastardo sarebbe stato per terra, stecchito.” Alzò una mano e gli scompigliò i capelli. Lui rise e alzò gli occhi al cielo. A Izuku non dava particolarmente fastidio che Katsuki, quando lo vedeva tornare in vita dopo essere morto, avesse bisogno di più contatto fisico del solito. Almeno, da quanto aveva capito.

“Comunque, è All Might!” disse Izuku. Guardò l’uomo con uno occhi adoranti. Katsuki alzò lo sguardo e vide che l’eroe stava sorridendo a entrambi, il quaderno ancora in mano. Era un sorriso un po’ sconcertato. Per la prima volta, Katsuki notò che All Might non era nel suo costume, ma in abiti da civile.

“Sono contento che ce l’abbiate fatta entrambi.” Disse All Might. Restituì il quaderno a Izuku, che lo strinse prontamente al petto come se fosse un tesoro prezioso. Si alzò in piedi e Izuku lo imitò immediatamente.

“All Might, vogliamo diventare eroi come te un giorno!” Esclamò Izuku. “Ci iscriveremo alla Yūei e diventeremo dei top hero! Quindi tieni gli occhi aperti in futuro, okay?”

All Might si mise le mani sui fianchi. “Ma guarda un po’!” Tuonò con la sua particolare risata. “Non vedo l’ora di vedere i vostri quirk in azione in futuro!”
Katsuki alzò le spalle. “Deku non ha un quirk.” Si spazzò orgogliosamente una spalla. “Ma il mio è abbastanza forte per tutti e due.”

“Non hai un quirk?” L’eroe guardò Izuku, sorpreso. “Davvero?”

“Già. Ma posso essere un hero anche senza, vero Kacchan?” disse Izuku, alzando lo sguardo verso di lui. Katsuki annuì. Girandosi, Izuku dichiarò: “Kacchan crede in me, All Might. E se lui crede in me io posso essere un eroe!”

“Ma senza un quirk…” la voce di All Might si affievolì. Guardò la melma che stava gocciolando da un muro lì vicino e si schiarì la gola. “Sarebbe meglio non provare a diventare un hero senza un quirk, Deku, ragazzo mio. Io non… Non lo consiglierei.”

“Scusami?” disse Katsuki, facendo un passo in avanti. “Hai appena detto che Deku non può essere un dannato hero? Tu? Mi stai prendendo in giro?” Afferrò la spalla di Izuku. Era teso, ingobbito e stava emettendo quei respiri bagnati che tradivano le lacrime trattenute. “Deku mi ha aiutato a combattere quel villain prima che tu arrivassi. È la ragione per cui avrei ammazzato quel figlio di puttana anche se tu non fossi arrivato.”

“Kacchan.” Disse Izuku, ma c’era un tremolio nella sua voce mentre parlava. “Non essere maleducato con All Might. Ti ha salvato la vita.”

“Posso salvarmi da solo.” Ringhiò Katsuki. “E poi l’unico a cui è permesso aiutarmi sei tu, scemo.” Disse, dandogli un coppino. Izuku non sussultò nemmeno, ma le sue lacrime iniziarono a cadere.

“Kacchan…”

“Ah, devo andare!” disse improvvisamente All Might. “Farei meglio a portare questo villain alla polizia quanto prima!”

“Ma All Might-“ tentò Izuku, invano. All Might corse fuori dal sottopassaggio e balzò verso il cielo. Izuku rimase a guardarlo, singhiozzando e strofinandosi la mano sul viso. Tossì, sputando della melma per terra.

Guardandolo, Izuku disse: “All Might pensa che io non possa diventare un hero.” Lasciò scendere le lacrime da piagnone che era, ma Katsuki ormai era diventato bravo a ignorarle tanto quanto lui.

“Molte persone pensano che tu non possa diventarlo.” Disse Katsuki. “Il tuo dottore. Tua mamma. I miei genitori, probabilmente. Tutti, a scuola. Questo è perché non sanno la verità, Deku.” Si chinò e prese il coltello che Izuku aveva lasciato cadere mentre cercava di prendere il quaderno dallo zaino.

Raddrizzandosi, porse il manico a Izuku. “Non hai bisogno di quella gente. Non hai bisogno della loro approvazione. Non hai nemmeno bisogno che sappiano qual è il tuo quirk. Soprattutto se il tuo quirk è così dannatamente speciale.”

Izuku prese il coltello, stringendolo in una mano e il quaderno nell’altra. “Ma Kacchan…”

Katsuki gli mise le mani sulle spalle e lo scrollò. “Non hai bisogno di nessun’altro perché hai me, Deku. Il tuo quirk è perfettamente adatto al mio. Ricordi? Non importa cosa io faccia, non importa quanto siano grandi le mie esplosioni, il tuo quirk ti riporta sempre indietro. Siamo partner perfetti.”

Izuku tirò su col naso e annuì. “E andremo alla Yūei insieme?”

“Certo.” Rispose Katsuki. Fece un passo indietro e squadrò Izuku. “Ma ho notato una cosa quando stavamo combattendo quel bastardo merdoso. Hai la forza di uno spaghetto, Deku.”

Izuku rise debolmente. “Forse dovrei rimediare.”

“Assolutamente sì.”

“Cercherò dei regimi di allenamento quando torno a casa.” Disse Izuku. Prese lo zaino e ci rimise dentro il quaderno. Sorrise flebilmente al coltello prima di farselo scivolare in tasca. “E cercherò anche un fodero con un attacco per il mio coltello. Probabilmente non potrò portarmelo sempre in tasca.”

Katsuki annuì. Uscirono dal sottopasso, insieme. “Puoi basare una parte del tuo allenamento sul mio. Devo incrementarlo se voglio essere sicuro di entrare alla Yūei, sai?” Le loro voci scemarono mentre si allontanavano, discutendo di allenamenti, del test della Yūei e dei loro esperimenti.
 

-


“Oh! Toshinori!” disse Tsukauchi con un sorriso quando vide entrare il suo amico. Toshinori tirò fuori una bottiglia dalla tasca e gliela porse. Il suo aspetto al momento era scheletrico, quindi la loro conversazione non venne notata dalle persone che passavano vicino a loro nell’atrio principale della stazione di polizia.
“Ecco. L’ho raccolto mentre andavo al supermercato.” Toshinori gli cedette la bottiglia. C’era un liquido denso al suo interno, con una bocca e degli occhi che lo scrutavano attraverso la plastica verde. “L’ho trovato mentre attaccava una coppia di adolescenti in un sottopassaggio pedonale.”

“Ottimo lavoro.” Disse Tsukauchi. “Come stanno i ragazzi? Dobbiamo mandare qualcuno?” Girò la bottiglia, guardando dentro. Dopo essersi assicurato che il tappo fosse ben chiuso, se la mise in una tasca interna della giacca. L’avrebbe sistemato dopo la loro conversazione.

“Stanno, ah, bene, suppongo.” Disse Toshinori, strofinandosi il mento. “Un’esperienza un po’ pesante. I giovani di oggi diventano sempre più audaci ogni anno che passa.”

“Hai pienamente ragione. Sono contendo che tutto si sia risolto per il meglio.” Indicò a Toshinori di entrare in una stanza lì vicina. “Se hai un attimo di tempo, vorrei parlarti riguardo una cosa a cui penso da un po’.”

“In verità.” Disse Toshinori, scuotendo la testa. “Ho… Ho una cosa che devo fare. Dovremo recuperare un altro giorno, amico mio. Ti chiedo scusa.”

La sua espressione era sorprendentemente cupa. Tsukauchi chiese, preoccupato: “C’è niente che posso fare per aiutare?”

“No, no. Ho paura che sia… A causa della fretta e della sorpresa ho detto qualcosa che non avrei dovuto dire.” Toshinori sospirò, corrucciando lo sguardo.

Fece un passo indietro, ansioso di andarsene. “Dovrei davvero andare e vedere se riesco a riparare a questo errore. Alla prossima, Tsukauchi.” E dopo averlo detto, se ne andò di tutta fretta.

Il detective sbatté le palpebre. Toshinori aveva detto qualcosa di cui si era pentito? Toshinori? Tsukauchi non aveva mai incontrato qualcuno di più gentile o generoso. “Uh. Strano.” Scuotendo la testa per schiarirsi i pensieri, si allontanò.

Aveva un villain da sistemare e un’eroina da cui liberarsi. Due anni era un periodo di tempo troppo lungo per tenere aperto uno caso bizzarro, non importa quanto interessanti fossero gli esami del sangue in laboratorio. Non c’era stato nulla di nuovo in diciotto mesi. Era ora di archiviarlo e metterlo da parte.

Doveva solo metterlo in chiaro con Hematess in un modo o nell’altro.

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Nel grigiore del primo mattino l’aria era fresca e l’erba imperlata di rugiada. Gli uccellini cantavano e cinguettavano. Qualche sporadica macchina passava per le strade, portando le persone ai loro posti di lavoro.

Izuku correva lungo il marciapiede ad un’andatura sostenuta. Il rumore dei suoi piedi che colpivano il cemento e il suo ansimare riempivano l’aria, accompagnandolo da quando aveva iniziato il suo allenamento mattutino con un po’ di jogging. Di solito veniva anche Katsuki: facevano il giro intorno al quartiere, l’inizio del loro lungo tracciato.

Però quella mattina era domenica e Katsuki aveva messaggiato Izuku, scrivendogli che si sarebbe tirato indietro perché non si sentiva bene. Era stranamente solitario correre senza di lui al suo fianco. Non parlavano durante le loro corse, ma Izuku si era abituato alla compagnia.

Stava pianificando di fargli una visita, possibilmente con un delizioso spuntino per farlo sentire meglio, quando qualcosa, o meglio, qualcuno, catturò la sua attenzione.

Izuku rallentò fino a fermarsi, il fiatone che gli usciva sotto forma di pesanti ansimi, e si strofinò gli occhi con il pugno. “All Might?”

Il Pro Hero era di fronte a lui, i pugni sui fianchi e il petto in fuori. “Ti stavo cercando, giovane Deku! C’è qualcosa di cui devo parlarti in privato!”

Sereno e fiducioso, Izuku annuì. “Okay!” Sorrise al suo eroe e lo seguì docilmente quando All Might lo guidò in disparte per parlare. Non vedeva l’ora di raccontare a Katsuki che All Might era venuto a cercarlo per parlare proprio con lui.

 

-


 
“Katsuki! Alzati!”

La porta si aprì con un boato. Katsuki mugugnò e si girò nel letto.

“Finiscila con quei lamenti e versi strani. Ti ho misurato la febbre prima, non sei così malato.” Disse sua madre. “E il tuo amichetto è venuto a salutarti. Quindi alza il culo e esci dal letto!”

“’Fanculo, vecchiaccia.” Disse Katsuki, afferrando il cuscino e piegandoselo sopra la testa. “E di’ anche a Deku di levarsi dalle palle! Ho detto che non sarei uscito e lui lo sa!”

“Ha fatto tutta questa strada per vederti, Katsuki.” Disse Haruka, entrando. Aprì le tende, illuminando la stanza. “Tuo padre e io dobbiamo uscire stamattina, quindi devi tenere compagnia al tuo ospite. In piedi!” Si avvicinò al letto, puntando alle coperte. Katsuki le lanciò un’occhiataccia e si raggomitolò ancora di più per impedire che potesse tirargliele via.

“Scusami, Zietta.” Cinguettò la voce di Izuku dalla porta. Katsuki ringhiò e si ingobbì ulteriormente nel letto. “Va bene se rimane a letto! Devo solo dirgli una cosa, farò veloce! E poi me ne andrò, così potrà dormire.”

Haruka si fermò e sospirò. “Sei troppo gentile con lui. Deve smetterla di fare il pigro e alzarsi.” Uscendo, scompigliò i capelli a Izuku e sorrise. “Se ti da fastidio fammelo sapere e provvederò io più tardi, va bene?”

“Okay.” Disse Izuku, abbassando la testa. Appena Haruka uscì, chiuse la porta.

“Chiudi quelle dannate tende.” Disse Katsuki, accoccolandosi ancora di più sotto il cuscino. “C’è troppa luce.”

“Okay.” Izuku esaudì la sua richiesta. La stanza si adombrò, ma non abbastanza da farli rimanere nel buio più totale. Katsuki si rilassò, levandosi il cuscino dal viso e girandosi a guardare Izuku.

Era come se la luce del sole non fosse stata oscurata. Un sorriso illuminava il viso di Izuku mentre trotterellava dalla finestra fino al suo letto. Quando ci si arrampicò senza chiedergli il permesso – e quell’azione lo scosse un po’ – fece davvero capire a Katsuki quanto esaltato fosse il suo amico.

Izuku si sedette alla sua destra, le mani strette fra di loro. “L’ho incontrato di nuovo, Kacchan. Ho incontrato All Might questa mattina!”

“Eh?” Katsuki si tirò un po’ su, facendo leva su un gomito. Odiava non essere alla stessa altezza di Izuku. “Sei finito nei casini con qualche bastardo per caso?”

“No! No no no no.” Katsuki scosse la testa. “È venuto e mi ha trovato mentre stavo facendo jogging! Voleva parlare con me.” Gli occhi di Izuku luccicavano mentre ricordava l’accaduto. “Si è scusato per avermi detto di non poter essere un hero senza un quirk.”

Katsuki fece un mezzo ghigno. Si tirò su del tutto, appoggiandosi alla testiera. Si era allontanato, ma Izuku esaurì velocemente quella distanza, avvicinandosi fino a far toccare le loro ginocchia. “E allora? Non avrebbe dovuto dirtelo sin dall’inizio. Aspetta!” Gli lanciò un’occhiataccia. “Gli hai detto del tuo quirk?”

“No! No, certo che no. Quello è il nostro segreto.” Disse Izuku, chinandosi. “Lo abbiamo promesso, ricordi?”

“Ma va?! Dimmi che altro è successo.”

“Si è scusato e mi ha detto di aver dimenticato qualcosa di importante.” Disse Izuku, affrettandosi a spiegare. Quella era una delle cose che a Katsuki non dava particolarmente fastidio; anzi, in realtà gli piaceva. Izuku poteva essere prolisso, ma era veloce con le parole. E poi, guardare il modo in cui chiacchierava animatamente non era così male. Aveva visto quel suo viso inanimato troppe volte e vederlo rifulgere di vita era sempre bello.

“Quando era venuto a salvarci dal mostro, non si aspettava nulla di diverso dal solito. Anche il fatto che gli abbiamo detto che saremmo diventati degli hero… A quanto pare è abbastanza comune con i suoi fan più giovani. Ma quando gli abbiamo detto che ero senza quirk ha detto che non dovrei essere un hero, perché mettono sempre in gioco la loro vita. Quindi gli ho detto che capivo, sai? Quando il mostro ci stava attaccando sapevo che poteva ucciderti! Dovevo salvarti, Kacchan, non potevo lasciarti soffocare! E penso di averlo impressionato dicendogli questo – dicendogli che volevo salvarti anche se non avevo un quirk! Forse ha pensato che era più ammirevole perché salvare te ci avrebbe salvati entrambi. Capisci? Tipo, gli ho detto che le tue bombe avevano spazzato via da me la melma e tu mi avevi appena salvato. In ogni caso, ha detto che io avevo quello che stava cercando. Qualcuno che fosse altruista, qualcuno che gli aveva ricordato cosa significava essere un hero altruista.” Izuku fece una pausa, tirando il fiato. “Kacchan. All Might ha detto che io potevo ereditare il suo potere.”

Ci fu un momento di silenzio. “Cosa?” Chiese Katsuki. “Come?”

“Non lo so.” Sussurrò Izuku, gli occhi sgranati. “Ma ha detto che se mi impegnassi, potrebbe passare il suo potere a me. Passare il suo quirk a me.” Si sporse, puntando a Katsuki con entrambe le mani tremanti. “Capisci cosa significa questo, Kacchan? All Might ha detto che il suo quirk è come una torcia che viene passata da una persona al suo erede.”

Katsuki bloccò le mani di Izuku, impedendogli di afferrarlo e scuoterlo. Le dita di Izuku si chiusero intorno alle sue.

“Può darti un quirk? Il suo quirk? Ma… ma come?”

“One For All.” sussurrò Izuku. “Lo ha chiamato One For All. È il quirk di qualcuno che lo ha allenato e poi consegnato a qualcun altro. È un quirk che si trasferisce di persona in persona e lui voleva darlo a me.”

“Cosa gli hai detto?” Sussurrò di rimando Katsuki. “L’hai preso?”

Izuku annuì. La sua presa era così stretta da fargli sbiancare le nocche. “Ti prego non arrabbiarti, Kacchan. Volevo solo essere forte come te. Per favore. Vorrei che fossimo pari per davvero, non solo perché lo dici tu.” C’era una luce strana nei suoi occhi, delle lacrime che minacciavano di sgorgare. Era una visione familiare per Katsuki. Immortale o meno, Izuku rimaneva un frignone.

“Staremo insieme come partner, no?” chiese Katsuki. “Se hai questo potere, devi rimanere comunque al mio fianco. Era questa la promessa: se avevi un quirk sarei stato tuo amico.”

“In questo modo, tutti sapranno che ho un quirk.” Disse Izuku. “Tutti capiranno perché siamo insieme. Non dobbiamo dire nulla riguardo al mio primo quirk.”

Katsuki si rilassò un pochino. “Allora? Com’è avere il quirk di All Might?”

“Non ce l’ho ancora.” Izuku sospirò. Anche lui si rilassò, senza però mollare la presa su Katsuki. “Ha detto che il mio corpo verrebbe distrutto se lo avessi ereditato ora. Devo allenarmi più di quanto non stia già facendo.”

“Uhm. Mi sa che ha ragione. Non abbiamo mai testato un’implosione. Non sappiamo cosa succederebbe se di te rimanessero solo dei brandelli.” Disse Katsuki, pensieroso. “Il massimo che siamo riusciti a fare è strappare arti.”

“E sappiamo che non posso guarire senza morire.” Disse Izuku. “Il modo migliore per nascondere il mio potere da tutti, compreso All Might, sarebbe imparare ad usare il suo potere così che non mi danneggi la prima volta che lo uso. Dobbiamo essere cauti.”

Katsuki annuì. Aveva già un’idea del clamore che sarebbe scaturito dal ritorno dalla morte di Izuku. Aveva sentito i suoi genitori discutere le loro ricerche scientifiche più di una volta a tavola. Il quirk di Izuku era incredibilmente potente. Possedere anche quello di All Might lo avrebbe sicuramente aiutato a non mettersi nei casini.

“Kacchan?”

Sbattendo le palpebre, Katsuki alzò lo sguardo. Si era incantato a fissare le loro mani unite mentre pensava. “Cosa?”

“Grazie di essere mio amico.” Disse Izuku a bassa voce. “E per esserti allenato con me prima e… e per credere in me. So che lo fai perché ora ho un quirk, ma… ho sempre voluto essere un hero e ho sempre voluto essere al tuo fianco e ora con il mio quirk immortale e il potere di All Might, non ti lascerò. Mai.”

I suoi occhi verdi erano concentrati e lo fissavano. Una sensazione di déjà-vu colpì Katsuki: aveva già visto Izuku così austero e serio, così preparato prima… anche se mancava qualcosa.

Sciogliendo la stretta, pose le sue mani sul collo di Izuku con delicatezza. Ecco. Poteva vederla ora. Izuku lo aveva guardato nello stesso modo quando si era fidato di lui per tenergli la testa sott’acqua nella piscina. Gli stessi occhi verdi e limpidi. La stessa espressione seria.

“Esatto.” Sussurrò Katsuki. Sentiva che se avesse parlato troppo forte, quel momento si sarebbe infranto come del ghiaccio troppo sottile. “Non mi lascerai mai e io non lascerò mai te. Lo prometto.”

Izuku mise una delle sue mani sopra a quelle di Katsuki e sorrise. “Lo prometto anche io.”

 

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Dall’alba al tramonto, i successivi mesi della vita di Izuku furono impegnati da tre cose: allenamento, scuola e Kacchan.

Le sessioni di addestramento di All Might erano state infilate ovunque fosse possibile. Doveva allenare ogni muscolo al massimo del suo potenziale. Aveva persino modificato la sua alimentazione per quello scopo, rendendo i suoi pasti più importanti di quanto fossero mai stati. Izuku condivise il piano con Katsuki, che lo corresse un pochino per accomodarlo al suo livello, così da poter passare un po’ di tempo ad allenarsi insieme.

Le loro corse mattutine si allungarono: divennero un’abitudine prima e dopo la scuola. Katsuki aveva anche un allenamento personalizzato che seguiva per conto suo, dal momento che quello di Izuku era molto particolare. All Might aveva incaricato Izuku di ripulire la spiaggia dall’immondizia ed entrambi i ragazzi erano coscienti che se Katsuki lo avesse aiutato, alla fine sarebbe andato a svantaggio di Izuku.

Questo non significava che Katsuki non fosse mai lì: semplicemente non partecipava nello sgombramento della spiaggia. Si affaccendava un po’ più in là, usando gli oggetti abbandonati per praticare sollevamento pesi.

Qualche volta All Might presenziava, guardando Izuku mentre si allenava. La maggior parte delle volte, però, li lasciava da soli, dedicando a Izuku solo un’ora o due qualche giorno.

Una di quelle volte in cui erano soli, Katsuki si mise in piedi su una pila di elettrodomestici rotti. Il congelatore sopra il quale stava si era deformato sotto il peso del frigo e della lavatrice che lo sovrastavano. Li aveva impilati quando si era preso una pausa per bere un po’ d’acqua e controllare Izuku.

Izuku era di sotto, che sollevava copertoni uno dopo l’altro grugnendo per la fatica. Katsuki lo osservò, occhieggiando la sua forma. “Oi.” Esclamò. “Piega quelle ginocchia, Deku. So che non ti devi preoccupare di invecchiare come noialtri poveri stronzi, ma fa bene alle tue giunture.”

“Oh. Okay.” Ansimò Izuku, accucciandosi per tirare su un altro copertone. Lo portò via, affannandosi a ogni passo. Quando tornò indietro, avvicinandosi alla pila, alzò lo sguardo su verso Katsuki. “Ehi, come sta andando il tuo allenamento?”

“Bene.” disse Katsuki. “Ho finito con le spalle, ora mi concentro in una zona più bassa. Tieni.” Mise il tappo alla sua bottiglia d’acqua e la passò a Izuku. La lasciò cadere e Izuku la acchiappò, bevendo. “Finiscila pure, ne ho portate altre.”

“Grazie.” Izuku svuotò la bottiglia. La accartocciò in una pallina quando ebbe finito e la alzò. Girandosi, la lanciò, facendole tracciare un grande arco fino al punto dove stava ammassando tutta la spazzatura. Rimbalzò una, due volte, per poi atterrare vicino alla pila. “Poco male.” Disse Izuku. Avrebbe rimediato una volta portato via il prossimo copertone.

“Ehi, Kacchan?” chiese Izuku, alzando gli occhi verso il suo amico. Kacchan stava scrutando il terreno dal bordo della montagnola, decidendo dove atterrare quando sarebbe saltato giù.

“Eh.”

“Vuoi fare un esperimento?”

Katsuki fece una pausa, prendendosi un momento per capire cosa intendesse. Non avevano fatto un esperimento decente in settimane. “Cosa? Qui?”

Izuku puntò al frigo contro cui Katsuki si stava appoggiando. “Non abbiamo fatto un vero e proprio tentativo di schiacciamento.”

“Abbiamo provato con quell’albero, prima.” Disse Katsuki, guardando anche lui il frigo. “Ma ti aveva preso solo le gambe.”

“Beh, stavolta non dovresti farlo esplodere per abbatterlo e non siamo sul fianco di una montagna.” Disse Izuku. “Devi solo spingere qui quell’affare. Ecco, mi metto in posizione.”

Si avvicinò alla pila, calcolando la traiettoria con lo sguardo. Quando fu soddisfatto, si levò la maglietta e slacciò il coltello da dove se l’era legato al polso. Avvolse la maglietta intorno al coltello, per poi ficcarli sotto un copertone per ripararli dagli schizzi di sangue.

“Ti rovinerai quei cavolo di pantaloni.” Disse Katsuki. “Ti sta bene?”

“Mira al torso o alla testa, se puoi.” Disse Izuku. “Non che mi importi molto, però. Avevo portato dei pantaloni di ricambio per andare a nuotare dopo.”

“Furbo.” Disse Katsuki. Premette la spalla contro il frigo e gli diede una spinta di prova. Dondolò precariamente sulla lavatrice. “Chi cazzo ha impilato la roba in questo modo? È fottutamente pericoloso. Sarebbe potuto cadere e schiacciare chiunque. Dannati imbecilli.”

“Okay, Kacchan!” Chiamò Izuku, allargando le braccia. “Sono pronto! Spingi pure!”

Katsuki spinse il frigo. Il metallo cigolò mentre scivolava lentamente in avanti. Grugnì e spinse con più forza. Le suole delle sue scarpe strisciarono sul coperchio del congelatore su cui stava. Si tirò indietro, aspettò che la pila iniziasse a oscillare e poi ci si buttò contro di peso, spingendo di nuovo.

Tutto d’un tratto, il peso scomparve mentre il frigo oscillò verso il punto di non ritorno e iniziò a cadere. Il peso e la posizione spinsero la lavatrice indietro. L’angolo superiore colpì Katsuki nel fianco, mozzandogli brevemente il respiro e facendolo barcollare lateralmente. Agitò la mano per un momento prima di usare un colpo del suo quirk per evitare di cadere dal freezer.

Mentre Katsuki si affannava, non sentì il suono familiare di uno scoppio bagnato o lo scricchiolio che era abituato a sentire. Non ci fu proprio l’impatto del frigo contro Izuku. Infatti, quando si sporse a guardare, vide il frigo tenuto sollevato. Con sua sorpresa, il frigo si sollevò ulteriormente prima di venire lanciato via come una lattina di alluminio.

Katsuki masticò un’imprecazione quando vide All Might ergersi tra lui e Izuku con una mano sopra la sua testa e l’altra che teneva Izuku lontano dal pericolo. Izuku aveva un’espressione come se gli avessero tirato uno schiaffo e fissava All Might con occhi sgranati.
All Might fissò Katsuki con un’espressione di sorpresa mista a delusione. Lo sguardo lo trafisse più di tutte le occhiate mai ricevuta da genitori o insegnanti. Sussultò, aprendo la bocca per spiegare cosa stava facendo, ma All Might lo interruppe.

“So che sei impaziente e vuoi aiutare il tuo amico a raggiungere il suo pieno potenziale, giovanotto, ma quello che hai appena fatto è estremamente pericoloso.” Il caratteristico sorriso di All Might era sparito, dando al suo viso scolpito un’espressione grama. “Non può sostenere il peso di un frigo e non può neppure prenderne uno al volo e sopravvivere all’impatto. Un pro hero riflette sulle proprie azioni e fa qualsiasi cosa per proteggere la vita di un civile indifeso. Se sarà il tuo futuro lavoro, devi imparare a rispettare questo codice già da ora.”

Un senso di colpa si annidò fastidiosamente nello stomaco di Katsuki, ma non per molto. L’indignazione si impennò e gli fece ribollire il sangue. All Might non sapeva di cosa stava blaterando. Non sapeva che Izuku non era come gli altri cittadini. Diavolo, Izuku era a malapena innocente, visto il modo in cui considerava la morte come una blanda seccatura! Katsuki strinse i pugni lungo i fianchi e si morse la lingua per evitare di esplodere.

Una sola parola riguardo al quirk mortale di Izuku e All Might non avrebbe mai più ceduto volontariamente il suo. Pensava che Izuku fosse quirkless. Nessuno darebbe mai un secondo quirk a qualcun altro.

Invece, Katsuki annuì seccamente, stringendo i denti e distogliendo lo sguardo.

“Mi dispiace, All Might.” Disse piano Izuku. “È stata una mia idea. Kacchan non lo voleva fare.”

“Midoriya, ragazzo mio, so di averti detto che la vita di un pro hero è sempre a rischio, ma non era a questo che mi riferivo. Devi essere più
prudente. Come puoi continuare a salvare gli altri se sei troppo malconcio per farlo?”

Katsuki ignorò il chiacchiericcio. Saltò giù dal freezer. Una fitta di dolore lo punse nel fianco e fece una smorfia quando atterrò più in basso sulla pila. Facendosi strada, interruppe la Mea Culpa di Izuku e disse: “Oi, Deku, io me ne torno a casa visto che il tuo mentore è qui. Ci becchiamo in giro, merdina.”

Izuku annuì, mordendosi il labbro. Mi dispiace, mimò con la bocca in modo che All Might non lo potesse vedere.

Katsuki scrollò le spalle e si allontanò. Sapeva che All Might era ansioso ogni volta che era nei dintorni; immaginava che fosse perché non sapeva che Izuku gli aveva già detto tutto riguardo a One For All. Mentre se ne andava, sentì che Izuku stava concordando con qualcosa che All Might aveva detto riguardo il suo allenamento.

Gli dava fastidio essere quello che doveva andarsene, ma in fin dei conti aveva dei compiti per casa da finire e sua madre ogni tanto lo guardava in modo strano; sin da quando Izuku era saltato sul suo letto per parlargli di All Might, qualche tempo prima.

Quasi a farlo apposta, lei lo guardò di nuovo in quel modo quando tornò a casa con la fronte aggrottata e un umore peggiore di quando era uscito. Stava lavorando a computer in salotto quando lui entrò nella stanza.

“Oh?” chiese lei, alzando un sopracciglio. “Niente Izuku?” Haruka lanciò uno sguardo al muro e schioccò la lingua. “Non dovresti avere altre due ore tutte per Izuku prima di tornare a casa, di solito?”

“Taci, vecchiaccia.” Scattò Katsuki. “Deku è dannatamente impegnato e io volevo farmi un cazzo di bagno.”

“Da solo?” chiese lei, alzando anche l’altro sopracciglio.

“E questo che cazzo dovrebbe significare?” chiese Katsuki, a metà strada dalla sua camera. Lanciò un’occhiataccia a sua madre, più che confuso dal suo tono strano.

“Che cazzo pensi dovrebbe significare?” Ribatté Haruka. “Non pensi che sia un po’ strano per due adolescenti farsi ancora il bagno insieme regolarmente?”

“No.” disse Katsuki, mentre stringeva la bretella del suo zaino. Era davvero così strano? Lo facevano sin da quando erano tornati amici. All’inizio era per poter parlare in privato dei loro esperimenti insieme; poi era diventata un’abitudine. Ogni posto in cui potevano essere lasciati tranquillamente da soli era buono, un posto sicuro, un posto dove Katsuki poteva rilassarsi per un po’. Sapeva che Izuku non sarebbe stato una scocciatura nei momenti più importanti. “No. Non è strano. È quello che fanno gli amici.”

“È questo che fai con i tuoi amici a scuola? Anche lì vi lavate tutti insieme?”

“Cosa? No.” Katsuki scosse la testa. “Perché dovremmo- Perché cazzo noi- Non sono nemmeno miei amici quelli a scuola. Che cazzo, mamma, che te ne frega?”

Di nuovo, Haruka gli lanciò quello sguardo strano. Katsuki sentì le guance scaldarsi e i palmi delle mani sudare. Voleva strofinarli sui pantaloni e scappare. Si avvicinò impercettibilmente alla porta della sua stanza. “Niente.” Disse, e Katsuki sapeva che era una fottuta bugia.
Odiava quando lo faceva. “Vai a farti il bagno, Katsuki.”

Katsuki si morse la lingua per la seconda volta quel pomeriggio; questa volta si impedì di dire Inko non mente a Izuku, perché tu menti a me? Ma lui sapeva il perché. Lei pensava di saperne più di lui perché era adulta- perché era sua madre. Invece non sapeva un cazzo, e solo per farle un dispetto marciò verso camera sua e non si fece il bagno.
 

-

 
“Avrei dovuto immaginarlo.” Furono le parole che Haruka rivolse in saluto a Izuku quando comparì sull’uscio di casa Bakugou. Si puntellò un pugno sul gomito e disse: “Rimani anche per cena, piccolo? O sei qui solo per fare i compiti?”

“Uh…” Izuku sbatté le palpebre. “Sì?” Aveva lo zaino in spalla ma, effettivamente, lo aveva sempre con sé. Un cambio d’abito era molto importante quando un impatto ad alta velocità poteva rovinargli i vestiti. Non voleva far preoccupare sua madre con strappi o bottoni mancanti; quindi, un cambio era d’obbligo. Oltre a quello, il suo zaino conteneva il suo quaderno di esperimenti più recente e la sua tabella d’allenamento.

Izuku non andava più a casa di Katsuki per fare i compiti, non quando era più tranquillo a casa sua, e la merenda era più buona.

Tra l’altro, la maggior parte dei suoi compiti poteva farla nell’ora buca a scuola. Doveva, in realtà, così da avere abbastanza tempo per allenarsi.

Haruka lo guardò con incredulità, ma si fece da parte comunque. “È in camera sua. Ad aspettarti, probabilmente.”

“Uhm… Grazie. Scusi per il disturbo.” Izuku abbassò la testa, si tolse le scarpe e si affrettò verso la camera di Katsuki.

Bussò e la porta si spalancò immediatamente. Katsuki lo guardò male e lo tirò dentro. “Eccoti finalmente, perché cazzo ci hai messo tanto?”

“Scusa, Kacchan.” Disse Izuku, lasciando cadere lo zaino vicino alla porta. “All Might era davvero preoccupato dopo la cosa del frigo. Continuava a farmi domande… strane.”

“Domande strane?” chiese Katsuki, trascinandolo per il polso verso il letto per sedersi. Si sedette in fondo, Izuku di fianco a lui. “Tipo?”

“Pensava che stessi davvero cercando di farmi del male e cose del genere.” Disse nervosamente Izuku, sedendosi sulle proprie gambe. Non alzò lo sguardo, non riusciva ad alzare lo sguardo e incontrare quello di Katsuki. “Continuava a farmi domande sulla nostra amicizia e ha chiesto se pensassi che fosse… normale?”

“Ugh.” Grugnì Katsuki. “Sembra mia madre, ma peggio. Mi è saltata addosso di nuovo perché ti sto sempre intorno.” La sua presa sul braccio di Izuku era ferma e calda. Izuku allungo la sua mano e fece scorrere la punta delle dita sulle nocche di Katsuki. Non erano neanche lontanamente ruvide come i calli delle sue mani, ma gli piacevano comunque al tatto.

Katsuki sbuffò, irritato, e appoggiò la spalla contro quella di Izuku. “È meglio se stiamo a casa tua. Tua mamma non fa domande stupide sul perché siamo migliori amici.”

“È solo felice che tu sia gentile con me. E educato con lei.” Disse piano Izuku. “Mi chiedeva ogni giorno se mi avevi fatto male ed era sempre preoccupata. Fino all’anno scorso. Quando sei venuto a casa nostra per il mio compleanno ha cambiato idea.” Alzò lo sguardo, sorridendogli. Katsuki lo guardò con la coda dell’occhio e poi distolse lo sguardo, rifiutandosi di guardarlo negli occhi. “Ho detto a All Might che sei il mio migliore amico e che ne abbiamo passate tante insieme. Non gli ho parlato degli esperimenti, ovviamente, ma gli ho detto che sei l’amico più caro che ho. Sei l’unico che è gentile con me a scuola, anche se questo fa pensare agli altri che tu sia stupido a essere mio amico.”

La presa di Katsuki si strinse. “Sono solo stupidi. Tutti lo sono, se pensano che tu non abbia valore. Non sanno la verità. E non meritano di saperla.”

“Ma quando avrò il quirk di All Might-“

Improvvisamente, Katsuki si girò verso Izuku. “Quando avrai il suo quirk, le persone cercheranno di diventare tue amiche, Deku. Devi essere prudente. Penseranno che sei figo solo per il suo quirk. Non sapranno che quello che ti rende speciale è il tuo quirk segreto.”

“Lo so.” Disse Izuku. “Va bene. Non ho bisogno di altri amici oltre a te in ogni caso, Kacchan.” Gli fece un grande sorriso. Per qualche motivo, Katsuki arrossì e distolse lo sguardo.

“Mamma ha chiesto degli altri ragazzi a scuola, oggi.” Mormorò. “Continua a pensare che siano tutti miei amici. Anche se non sono esco più con loro dall’anno scorso.”

“Tua mamma è molto impegnata, non è vero? Passa sempre più tempo sulla sua ricerca ora che sei più grande?” chiese Izuku.

“Sì, ma comunque. Dovrebbe accorgersene che sei il mio unico amico.” Rispose Katsuki. Incurvò leggermente le spalle. “Non prestano nessuna cazzo di attenzione a quello che faccio a meno che non stia succedendo davanti ai loro occhi… Mi chiede perché vieni sempre qui, ma non mi chiede perché gli altri non vengono più.”

Izuku si accoccolò al suo fianco. Nello stesso momento prese fiato per fare una battuta e tirarlo su di morale, ma Katsuki sussultò sotto il suo gomito. “Kacchan?” SI tirò indietro e gli guardò il fianco. “Sei ferito?”

“Cosa? Oh. È solo un livido. Il frigo mi ha spinto un angolo di quella lavatrice addosso.” Gli lasciò andare la mano per tirarsi su la maglietta. “Vedi?”

“Kacchan!” esclamò Izuku.

Il fianco di Katsuki era viola e blu dalle costole fino al bacino. Era molto scuro nel punto dove l’angolo dell’elettrodomestico lo aveva colpito. Izuku allungò la mano verso la ferita, prima di bloccarsi. “Sembra fare malissimo! Non ci hai messo del ghiaccio o qualcosa di simile?”

“Sto bene, Deku.” Katsuki alzò gli occhi al cielo. Tentò di abbassarsi la maglietta ma Izuku lo fermò.

“Devi stenderti! Vado a prendere del ghiaccio.” Disse Izuku, tenendogli la maglietta alzata. “Dovresti toglierti anche questa! Perché fai finta che non ti faccia male?”

“Deku, non è niente.”

“No che non è niente! Quel livido è spaventoso!”

“Non è peggio della merda che ti ho fatto, Deku. Lascia stare.”

La testa di Izuku scattò e il ragazzo lo fissò. Katsuki guardò da un’altra parte, per poi prendere coraggio e ricambiò lo sguardo. “No.” disse fermamente Izuku. “Non lascio stare. Sei il mio migliore amico, Kacchan. Ti sei fatto male facendo qualcosa per me e ti sei messo pure nei guai con All Might per questo. Levati la maglietta e stenditi, ti vado a prendere del ghiaccio.”

Katsuki strinse gli occhi. “Va bene.” Disse fra i denti. Si levò la maglietta e la lanciò via.

“E stenditi.” Disse Izuku, autoritario.

“Sì, mamma.” Mormorò Katsuki, stendendosi sul fianco buono.

Izuku disse che sarebbe tornato subito e si affrettò a uscire dalla stanza.

Andò dritto in cucina. Sapeva esattamente dove cercare per trovare del ghiaccio secco per il livido di Katsuki. Si accucciò per evitare di essere visto da Haruka, cercando di non attirare attenzione su di sé mentre lei era al telefono. Sembrò non notarlo nemmeno, stava litigando con qualcuno che continuava a chiamare ‘una stupida troia’. O forse ne stava parlando a qualcuno. Izuku non ne era sicuro.

In ogni caso, prese ciò che gli serviva e tornò in camera.

Trovò l’amico su un fianco, con la schiena verso la porta e il livido in bella vista. Era grande lungo di quello che Izuku aveva visto prima, con il bordo premuto contro il fianco di Katsuki. Lui aveva i pantaloni abbassati di qualche centimetro per far respirare quella piccola porzione di pelle.

Izuku non lo notò nemmeno, se non per pensare che era strano che Katsuki non si fosse direttamente tolto i pantaloni. Non poteva di certo essere comodo averli premuti contro la ferita. Come se non si fossero visti nudi centinaia di volte, poi.

“Sono tornato.” Disse, chiudendo la porta. Gattonò sul letto e si inginocchiò di fianco a Katsuki. L’amico era steso con gli occhi chiusi, le braccia avvolte intorno al suo cuscino.

La sua unica risposta fu un grugnito.

Izuku alzò gli occhi al cielo con un piccolo sorriso. Applicò il ghiaccio con attenzione, coprendo la parte più brutta del livido. Katsuki sibilò tra i denti, ma non disse nulla.

Quando finì di mettergli il ghiaccio, ci stese un panno sopra per mantenere il tutto coperto. “Ecco.” Disse, sottovoce. “Ti senti meglio?” Non ricevette risposta. Izuku gli punzecchio la guancia. “Ehi, sei sveglio?”

“Sì.” Katsuki aprì un occhio. Alzò il braccio e afferrò la mano che lo stava infastidendo, tenendola stretta nella sua. La sua voce era incredibilmente morbida quando sussurrò: “Scusa se ho mandato a puttane l’esperimento e mi sono fatto male.”

“Kacchan.” Izuku lo fissò. Esitò quando le dita di Katsuki si strinsero intorno alle sue quasi al punto da fargli male. La sua mano era sulla gola di Katsuki. Poteva sentire quanto stava respirando velocemente e sentì quando deglutì in silenzio. “Scusa se ti ho chiesto di farlo. Non c’era ragione di rischiare.”

“Hai davvero fatto una cazzata.”

“Allora perdonami, Kacchan, per favore. Non farò di nuovo lo stesso errore.” Izuku si chinò e premette un leggero bacio sulla tempia dii Katsuki. Era lo stesso gesto che faceva sua madre quando da piccolo le si accoccolava contro, spaventato o ansioso. Il suo intento era quello di dimostrare preoccupazione o sincerità, ma qualcosa gli sembrò strano quando Katsuki si irrigidì sotto la sua mano.

Izuku alzò lentamente la testa. Stava perdendo la sensibilità nelle dita nella stretta di Katsuki, ma non gli importava. Niente di simile poteva ferirlo in modo permanente e a lui importava di più che Katsuki avesse qualcosa a cui aggrapparsi quando ne aveva bisogno, che fosse Izuku o qualsiasi altra cosa.

Il silenzio calò intorno a loro, spesso come la coperta su cui era steso Katsuki. Izuku sistemò un po’ meglio il ghiaccio e poi si spostò per mettersi più comodo sul letto. “Kacchan?”

Katsuki grugnì.

“Mi metto a dormire qui se non mi lasci la mano, Kacchan.”

Per tutta risposta, Katsuki tirò la mano verso di sé.

Izuku alzò gli occhi al cielo. “Va bene. Dico a mamma che sto a dormire di nuovo.” CI volle qualche sforzo per tirare fuori il cellulare dalla tasca, ma ci riuscì. Mandò un messaggio a sua madre, che prontamente rispose di apprezzare l’informazione e di stare attento. Lui rispose che lo avrebbe fatto; poi mise giù il telefono. “Fatti più in là.”

Katsuki lo fece, scostandosi un pochino. Izuku si stese, grato di non doverlo fare sul braccio della mano che Katsuki gli aveva rubato. Usò il braccio sinistro come un cuscino, appoggiandoci la testa sopra, per poi sospirare. “Buonanotte, immagino.”

“Buonanotte.” Sussurrò Katsuki in risposta. Izuku poté sentirlo sbadigliare, sentendo la mascella che si stiracchiava contro le sue dita prigioniere. Il respiro di Katsuki divenne regolare e Izuku sorrise.

Non era felice che si fosse ferito, ma era felice che avesse accettato le sue cure. Katsuki faceva così tanto per lui, era buono e giusto che anche Izuku facesse tutto quello che poteva per Katsuki.
 

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“Giornata pesante al lavoro?” chiese Tetsuma mentre versava ad Haruka un bicchiere di vino. Ne versò uno anche per sé prima di raggiungerla sul divano.

“È tutto il fottuto mese che Tessa mi sta facendo venire il mal di testa con quel suo progetto di merda.” Disse Haruka, accettando con gratitudine il bicchiere e bevendone un sorso. Deglutì, per poi esalare un sospiro soddisfatto e sorridere. “Ah. Era esattamente ciò di cui avevo bisogno. Grazie, tesoro.”

“Vuoi parlarne?” chiese lui. “O è uno di quei progetti classificati in cui Tessa continua a invischiarsi?”

“Sfortunatamente, la seconda.” Disse Haruka. “Vuole trascinare anche me nel casino perché il mio quirk è in qualche modo simile, ma sai come la penso a riguardo.”

Tetsuma annuì. “Certo. E se ti distraessi? Yuriy è tornato nella task force questa mattina e ha mandato a puttane ogni singola cosa nel laboratorio tutto da solo, in qualche modo è riuscito a fare talmente tanto casino che stamattina ha praticamente fuso il generatore e per poco non rovinava dati raccolti nel corso di un decennio.”

Haruka ghignò, divertita. “Oh, adoro quando la gente fa cazzate nei tuoi laboratori! Raccontami tutto, tesoro!”

Tetsuma la assecondò volentieri.