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Ed il suo corpo divenne ghiaccio (quando era lontana da lui)

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Come aveva fatto a non pensarci prima? Quella era una vera e propria rivelazione per tutti loro. Per lei, soprattutto.

Vederlo da lontano, osservandolo con occhi del tutto obiettivi, nessuno poteva negare su quanto fosse affascinante e bello nel suo ruolo e negli abiti da Primo Ministro del Lilith Kingdom. Eppure... Eppure, ora che lo vedeva con la sua divisa della League Till ed osservava il suo modo di comportarsi in maniera del tutto soggettiva, non poteva negare quanto quell'uomo la attraesse. Nonostante quello che stava causando a tutto il mondo e quello che aveva causato a lei, uccidendo una delle sue più carissime amiche.

Eppure... Non poteva fare a meno di trovarlo bello ed affascinante; la sua freddezza, invece di allontanarla, la attirava sempre di più. Nemmeno il fatto che fosse stata fatta prigioniera a Losol City poteva spegnere quel fuoco che si era creato dentro di lei. Che rivelazione! Se Henry Nidhogg avesse saputo, probabilmente anche per lui sarebbe stato sorpreso e, probabilmente, avrebbe usato a proprio vantaggio la situazione, come se non la stesse già sfruttando abbastanza.

Nikki si trovava in quello studio elegante e raffinato, seduta su un divano morbido e comodissimo; intorno a lei l'arredamento era perfetto, in mogano scuro ed intarsiato, tanto da richiamare gli uffici più prestigiosi nelle città del suo mondo originario. Davanti a lei, sul basso tavolino da caffè, c'era una tazza fumante di tè nero ancora intatta insieme a dei biscotti al burro che chiedevano solo di essere mangiati. Eppure non riusciva a fidarsi, sebbene il trattamento che le era stato riservato andava ben oltre quello di una semplice prigioniera che sarebbe stata usata per tenere in scacco troppe persone.

«Se aspetti ancora un po', il tè diventerà freddo ed imbevibile.» le disse il colonnello, seduto alla sua ampia scrivania mentre controllava documenti e piani di attacco che aveva ricevuto quella mattina da uno dei suoi sottoposti. «Non è avvelenato, se stai pensando a quello.» aggiunse poco dopo, alzando lo sguardo freddo verso di lei. Un brivido le corse lungo la schiena, ma non seppe decifrarne la natura. Paura? O forse eccitazione? Qualsiasi cosa fosse il motivo, non voleva analizzarlo troppo a lungo. Era nell'ufficio del nemico, lontano da chi poteva proteggerla ed in una città piena di vizi e di attività illegali. Chissà se Kimi si era riunita a suo padre ed aveva raggiunto il punto di incontro, magari preoccupata dal suo ritardo. Aveva deciso di seguire Nidhogg e scoprire cosa stesse pianificando insieme al Mercury Group, ma alla fine era stata catturata per colpa della sua ingenuità.

«Faccio fatica a crederlo.» ammise senza problemi, ricambiando il suo sguardo. Il suo non era sicuramente freddo. Momo le aveva sempre detto di essere un libro aperto, per quanto fosse un'abile stilista e che fosse la migliore in tutta Miraland, al momento. «Se non vuoi uccidermi, sono sicuramente qui per un motivo, no?» domandò retoricamente, cercando di far suonare la sua voce piena di sdegno e non di paura come era in realtà. Si mordicchiò il labbro inferiore, sostenendo lo sguardo di Nidhogg mentre lui si alzava dalla sua sedia e si avvicinava al divano sulla quale era seduta.

«No, non voglio ucciderti.» le disse semplicemente, mettendo quasi in luce uno dei suoi piani. O forse stava parlando con semplice sincerità, rivelando che anche lui avesse un animo buono o, quanto meno, non era un assassino completo. «Per quanto io abbia dimostrato il contrario, non uccido se non è strettamente necessario.»

«Quindi la morte di Lunar lo era?» sbottò con rabbia, stringendo l'abito dalla trama floreale nei pugni. Erano così stretti al punto da far diventare le nocche bianche. Vide il colonnello avvicinarsi a lei, sedersi al suo fianco come se stessero avendo una normale conversazione tra amici. Pochi secondi dopo una delle sue mani, fredde come il vento del Northern Kingdom, sulla sua in un gesto leggero e gentile, come se temesse di farle del male.

«Lunar non è morta.» le disse con voce bassa, mentre lo sguardo si abbassava e veniva nascosto dalle folte ciglia nere. Nikki si lasciò sfuggire un verso di sorpresa, incapace di controllare le sue emozioni; non che avesse cercato di celarle per tutto il tempo, soprattutto quando il rossore era apparso sulle sue gote a quel contatto con Henry.

«Come hai detto?» domandò con voce tremante, mentre gli occhi si spalancavano e le labbra si dischiudevano leggermente. Nidhogg abbozzò ad un sorriso leggero, lasciandosi coinvolgere dalle espressioni e dai movimenti che faceva Nikki; la vide che si sporgeva in avanti e cercava il suo sguardo, come se tentasse di analizzarlo e di vedere se la sua fosse una bugia.

«Ho detto che non è morta. Non l'ho mai uccisa, anche se l'idea che vi eravate fatti fosse quella.» rivelò con calma, come se parlasse del tempo e non della vita di una persona. «Il mio... uhm... caro amico, se posso chiamarlo ancora così, ha fatto in modo che non succedesse. Ha ripagato il suo debito nei suoi confronti.»

Quella rivelazione sembrò togliere un peso dalle spalle di entrambi, come se tutti e due non riuscissero a vivere le loro vite senza far sapere la verità ad entrambi. Nikki portò la mano libera alle labbra, che avevano iniziato a tremare nel tentativo di trattenere i singhiozzi e quel pianto di sollievo. Come aveva pianto in quelle ultime settimane, da Lunar a Charles che avevano fatto di tutto per proteggere amici e superiori. Sentì il cuore esploderle in petto al pensiero che lui non aveva ucciso nessuno, che non lo aveva ancora fatto davanti ai suoi occhi almeno.

«Io... Io sono sollevata di saperlo.» sussurrò con voce roca, mentre chiudeva per un attimo gli occhi e lasciava che le lacrime rigassero le guance rosse e rotonde. Si piegò un po' in avanti, diminuendo ancora di più la distanza fra di loro e permettendo a Nidhogg di sentire il suo calore ed il suo profumo. Presto la destra del colonnello si avvicinò alla sua guancia in una carezza leggera e quasi effimera, fermandosi solo per scacciare via una lacrima con il pollice.

«Non piangere. Non hai idea di cosa mi provoca vederti così.» mormorò solo per lei; la invitò ad alzare il volto verso di lui, fissandosi ad osservare con attenzione quegli occhi rosa e pieni di emozioni contrastanti. Lo sapeva che era spaventata e che non sarebbe mai stata totalmente tranquilla in quel luogo ed in sua presenza. Voleva, in qualche modo, rendere la sua permanenza piacevole o almeno tranquilla, sebbene non sapesse cosa doveva fare. A meno che...

«Perché dici così? Sei... Sei totalmente diverso da come ti sei posto fino ad oggi...» sussurrò lei; la sua voce tremava ed aveva dei piccoli singulti, bloccando le parole a metà e rendendo acquose le frasi. Scosse piano la testa, lei, cercando di allontanarsi, ma la mano di Nidhogg si spostò lentamente sulla sua nuca per farla avvicinare a sé. Fece avvicinare la fronte contro la sua, continuando a guardare quegli occhi lucidi di lacrime, lasciando veramente poco spazio fra di loro. Poteva sentire il suo fiato, il suo profumo. Entrambi potevano fare finta che nulla esistesse oltre a loro ed a quel momento.

«Non sono diverso.» rispose alla sua affermazione, mentre stringeva una sua mano e la portava verso l'alto, vicino alle sue labbra. Le diede un bacio leggero, nocca dopo nocca, senza che il suo sguardo si staccasse da lei. Nikki sentì il suo viso arrossarsi e si trovò attratta ancora di più da quell'uomo così pericolo; benché la ragione le dicesse di scappare, di mettere distanza fra di loro, l'istinto ed il suo corpo la spingevano ad avvicinarsi e a rendere meno insopportabile quella distanza.

«Come... saresti, quindi? Non ti ho mai capito, dal primo momento in cui ti ho visto.» domandò con curiosità, inclinando il capo di lato. La mano, ancora in quella del suo nemico, strinse la presa come per invitarlo a non lasciarla andare ancora, scatenando la sorpresa nello sguardo dell'uomo. Per la prima volta vedeva qualcosa del genere, avendo fatto chiaramente qualcosa che non aveva calcolato nemmeno lui. Stava forse rivelando qualcosa che nemmeno lei era in grado di capire, ma era disposta a farsi trasportare affinché potesse comprendere meglio sé stessa e quello che stava provando. Per qualche ragione, nascondersi dietro alla semplice attrazione fisica non le sembrava altro che una scusa ignobile che avrebbe offeso entrambi. «Anche con Yvette eri freddo e per nulla carino. Ma ora... Sei il contrario.»

«Sono così perché sei tu!» rivelò con semplicità, rafforzando la presa delle loro mani. Qualsiasi cosa stesse succedendo, nessuno di loro due era intenzionato a tirarsi indietro. Non esistevano più nemici od amici. Erano semplicemente una donna ed un uomo, in una stanza lussuosa, e poco inclini a trattarsi con freddezza. «Sei tu, che mi fai sentire umano e pronto ad abbandonare ogni cosa. Non importa cosa comporterà questo, purché tu sia al sicuro.»

Non le diede nemmeno il tempo di rispondere a quella sua affermazione; non ebbe nemmeno il tempo di prendere un respiro profondo ed accogliere quel gesto con estrema gioia. Le labbra di Nidhogg furono sulle sue, voraci ed affamate, pronte a divorare qualsiasi cosa di lei affinché potesse considerarla sua. La tenne vicina a sé per tutto il tempo, lasciando che la mano sulla sua nuca bloccasse il suo capo e le impedisse di staccarsi; ma Nikki non stava mostrando alcuna intenzione a fuggire: ricambiava il suo bacio, i suoi respiri. Lasciava che piccoli gemiti sfuggissero alle sue labbra, dischiudendole leggermente per dare la possibilità alla sua lingua di entrare ed esplorare la sua bocca con la stessa foga di quel bacio.

Nessuno dei due si rese conto per quanto tempo fossero andati avanti così, a scambiarsi quel bacio che sembrava pieno di disperazione ed incapacità di accettare quello che il destino poteva avere in serbo per loro. Entrambi si staccarono con il fiato corto, i respiri che si mescolavano insieme e scaldavano ancora di più i loro visi rossi ed accaldati.

«Ti amo, Nikki.» rivelò Nidhogg in un sospiro gentile tanto quanto il sorriso che le stava facendo in quel momento. Nikki non seppe come reagire, come rispondere se non con il volto che si arrossava ancora di più e gli occhi che si illuminavano di gioia. Si avvicinò semplicemente a lui e gli diede un bacio leggero sulle labbra, prima di avvolgergli il busto con entrambe le braccia ed appoggiare il capo contro al suo petto. Poteva sentire il suo cuore in quel punto, rivelando quanto stesse battendo velocemente quasi tenendo il passo del suo. Sentiva il petto esploderle per la gioia e l'emozione d'amore che aveva riconosciuto in quel momento. Un amore disperato e senza futuro, che li vedeva come nemici nonostante le rassicurazioni che l'altro poteva averle dato. Per quanto ci provasse, per quanto cercasse di mettere da parte le loro posizioni ed i loro ideali, Nidhogg aveva portato la guerra a Miraland e lei voleva fermare questa sciagura a tutti i costi. Ma voleva anche salvare Henry, impedendogli di immergersi ancora di più in quell'abisso nero ed impenetrabile, portargli quella luce che aveva bisogno di vedere. E voleva anche capire le sue motivazioni, aiutarlo a trovare un compromesso. Tutto, purché lui non soffrisse inutilmente e lei rimanesse sola.

«Anch'io. Anch'io!» sussurrò e ripeté più volte, come un mantra che voleva tenere nel suo cuore per i momenti più oscuri che li attendevano. «Ma non posso rimanere qui.»

«Lo so.» Un sussurro laconico, mentre si allontanavano entrambi e tornavano a mettere quelle distanze fra di loro. Henry scosse la testa. «Puoi andare. Sei libera. Non voglio obbligare proprio te a seguirmi, quando questo non farebbe altro che portare disgrazia ad entrambi.» Glielo doveva; per entrambi e per il loro animo innamorato.

Fra le rivelazioni di quella giornata, fra l'amore che si erano scambiati, il tè era stato dimenticato e si era freddato come Nidhogg aveva previsto. Ma mentre Nikki usciva da quello studio per raggiungere Kimi, si rese conto che non era solo il liquido ad aver perso tutto il suo calore naturale. Il suo corpo era diventato ghiaccio.