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Gelosie

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“Quindi, quelli sarebbero i figli di Mamizuka Kosuke-san?”
“Sì, Kazuma e Takuma. Hanno sedici anni e hanno iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo circa un anno fa, anche se questo è il loro primo vero lavoro importante.”
“Ma tu pensa, due figli di papà molto carini.”
“Non iniziare, Sumi-san. Sarai anche uno degli attori più popolari del momento, ma non puoi provarci con i figli di Mamizuka Kosuke.”
“Perché no? Sono due veri bocconcini!”
“Perché Mamizuka- san è pazzo dei suoi figli e se dovesse giungerli la voce che ci stai provando con loro il minimo che puoi aspettarti è che ti faccia terra bruciata intorno. Sai benissimo quanto me che in un ambiente come il nostro mantenere un segreto è quasi impossibile, qualcuno del cast o della produzione si lascerà di certo scappare qualcosa e lui verrà di certo a saperlo. Senza contare lo scandalo che scatenerà la stampa. E a quel punto tu potrai dire addio alla tua carriera e io al mio lavoro di manager, quindi tieni le mani a posto!”
“Se proprio devo... È un peccato, però. Un vero peccato!”

“Takuma, Sumi-san non mi piace!”
“Perché?”
“Ti sta guardando ancora, come se fossi una fetta di torta al cioccolato ricoperta di panna e lui fosse sul punto di mangiarti. Sembra un predatore pronto a balzare sulla sua preda, un cecchino che aspetta il momento giusto per sferrare il suo colpo, un demone che aspetta in agguato nelle ombre per gettarsi sulla sua vittima designata, un...”
“Kazuma,” lo interruppe il fratello “ultimamente passi troppo tempo con Kotaro, stai iniziando a parlare come lui.”
“Sta scrivendo un nuovo racconto e sembra molto ispirato. Forse mi sono fatto trascinare un po, ma questo non cambia il fatto che Sumi-san ti guarda davvero come se volesse mangiarti.”
“Lo so, guarda allo stesso modo anche te. Credo che sia per questo che papà ha detto che verrà a guardare le riprese, domani. Di sicuro le voci hanno iniziato a circolare e sono arrivate fino a lui, e lo sai quanto è geloso.”
“Quindi cosa facciamo, Takuma?”
“Tu cosa vuoi fare, Kazuma?”
Mamizuka Kazuma lanciò una rapida occhiata verso Sumi Kaede-san, con l'espressione da tenero cucciolotto che tanto lo faceva amare dalle sue fan, per poi girarsi di nuovo verso il fratello.
“Hai notato come l'aiuto regista, Ayashida-san, guarda Sumi-san?”
Mamizuka Takuma sorrise spensierato e annuì con forza. Era certo che nessuno, a parte lui, avesse notato il piccolo ghigno che si era dipinto sulle labbra di suo fratello. D'altronde, erano gemelli, non c'era verso che si facessero sfuggire nemmeno la più piccola espressione l'uno dell'altro. Senza contare che lui era una delle poche persone al mondo a sapere che Kazuma non era il ragazzino debole e indifeso che dava l'impressione di essere.
“Stavo pensando...” iniziò suo fratello, tirando fuori un foglio ben ripiegato dalla tasca, e lui si concentrò su quello che gli stava spiegando.

“Sai, credo che tu stia passando davvero troppo tempo con Kotaro, sembra la trama di uno dei suoi racconti più assurdi.”
“Funzionerà!”
“E se invece non succedesse? Se le cose non andassero bene come le hai previste?”
“Deve andare bene! Mi piace questo film, è bello e darà una grande spinta alla nostra carriera, e non voglio che papà rovini tutto. Ma se Sumi-san non la smette subito di guardarti come se volesse spogliarti tutto, sarò io stesso ad andare a raccontargli cosa sta succedendo, e allora addio Sumi Kaede e addio film!”
“Guarda allo stesso modo anche te, e non è che a me la cosa piaccia più di quanto non piaccia a te. In realtà, credo che avesse una mezza idea di fare una cosa a tre.”
“Deve solo provarci!”
Takuma riusciva quasi a vedere le fiamme dell'indignazione che bruciavano negli occhi di kazuma, e ci mancò poco che gli scoppiasse a ridere in faccia. Kazuma era adorabile quando diventava tutto geloso e possessivo! E lui aveva tutte le intenzioni di sfruttare la situazione a suo vantaggio. Anche perché suo fratello non era l'unico geloso, lì.
I suoi pensieri si interruppero di colpo quando Kazuma gli pizzicò un fianco.
“Eccolo! Io mi occupo di lui, tu pensa ad Ayashida-san. Questo piano deve funzionare!”
Takuma annuì e corse via, stando attento a non farsi vedere dal protagonista del loro primo film. Trovare Ayashida-san non fu per niente difficile. Era l'ora di pranzo, avevano pianificato i tempi con attenzione, e lui mangiava sempre nello stesso posto. Non fu difficile nemmeno convincerlo a seguirlo: gli bastò dire che lui e Kazuma avevano un problema e volevano parlarne con lui. In fondo, erano sempre i figli adorati del grande Mamizuka Kosuke e tutti avevano un occhio di riguardo per loro.
Quando arrivarono davanti alla porta della stanza che lui e il fratello avevano scelto per mettere in atto il loro piano, una specie di enorme sgabuzzino dove venivano conservati alcuni arredi per il set, la trovarono chiusa. Takuma sapeva che suo fratello era lì dentro, e sapeva anche che stava stuzzicando Sumi-san per fargli credere che avrebbe ottenuto quello che voleva, e cioè un uomo giovane e bellissimo pronto a fare di tutto per lui, perciò non perse tempo e la spalancò.
Kazuma doveva essere rimasto in attesa per tutto il tempo, perché non appena lo vide gli andò incontro. Takuma tirò Ayashida-san dentro la stanza e il gemello si mise al suo fianco, chiudendo di fatto ogni via di fuga agli altri due, che li fissavano perplessi.
“Sumi-san, questo è il regalo di cui ti parlavo” annunciò Kazuma. “Ayashida-san è molto più carino di noi, è maggiorenne anche se di poco quindi non corri il rischio di venire preso a pugni e denunciato da padri gelosi e, soprattutto, è innamorato di te. Approfittane!”
“Noi vi lasciamo soli, così potete parlare e fare tutto quello che dovete fare” aggiunse Takuma, con un sorriso enorme. “In quell'angolo c'è un letto e vi copriremo noi con il regista e con il resto dell staff. Divertitevi!”
Tre secondi dopo erano entrambi fuori dalla stanza e stavano chiudendo la porta a chiave, incuranti dei richiami dei due adulti.

Ingannare il loro regista con la storiella che si erano inventati, Sumi-san sta male e Ayashida-san si sta prendendo cura di lui, fu praticamente impossibile. D'altronde, quell'uomo era praticamente un amico di famiglia e li conosceva fin da quando erano piccoli. Per fortuna, anche lui ci teneva al film e non aveva nessun desiderio di permettere al loro padre di rovinare tutto a causa dell'insana possessività che provava per i figli. Senza contare che si era decisamente stufato degli sguardi languidi e dei sospiri sofferenti che il suo aiuto regista lanciava a minuti alterni al suo protagonista, e del fatto che quest'ultimo fosse così stupido da non aver ancora notato nulla. Motivi per i quali decise, senza troppi patemi d'animo, di diventare loro complice.
Quando, nel tardo pomeriggio, le riprese finirono e i tre riuscirono a liberarsi di tutti per andare a liberare i due prigionieri, quello che videro appena aperta la porta non li sorprese più di tanto. Sia Sumi-san che Ayashida-san avevano vestiti e capelli in disordine, chiaro segno che si erano dati da fare nelle ore passate chiusi lì dentro. Nonostante questo, però, entrambi stavano lanciando sguardi arrabbiati ai gemelli.
“Ottimo lavoro, Takuma e Kazuma!” si congratulò invece il regista. “E in quanto a voi,” aggiunse rivolgendosi ai due adulti “vi faccio le mie congratulazioni, ma sappiate che mi aspetto la massima professionalità da entrambi. Durante le riprese vi voglio concentrati sul lavoro, per amoreggiare avrete tempo nelle pause e a fine giornata. Sono stato chiaro?”
Ayashida-san balbettò come una scolaretta, mentre Sumi-san borbottò qualcosa di incomprensibile ma, visto che nessuno dei due aveva protestato, i gemelli capirono che il loro piano aveva avuto successo e che la loro carriera sarebbe potuta proseguire senza intoppi.

Peccato che l'intoppo ci fu, e potenzialmente pure bello grosso.
Arrivati a casa, infatti, Kazuma si rese conto di aver perso il foglio sul quale aveva abbozzato, grazie all'aiuto di Kotaro, il piano per incastrare Sumi-san. Lo aveva cercato ovunque senza risultato, quindi era ovvio che lo avesse perso agli studi di registrazione, e questo poteva essere un problema enorme, perché il loro padre avrebbe passato tutta la giornata successiva sul set, e c'era il rischio che lo trovasse per caso, o che qualcuno che lo aveva già fatto glielo facesse vedere. In quel momento, Kazuma si pentì amaramente di aver ceduto alla tentazione e di aver intitolato il piano 'Come impedire a Sumi-san di mangiarsi Takuma in un sol boccone”.
Il giorno dopo, i gemelli arrivarono sul set con il loro famoso genitore, e quasi completamente sopraffatti dall'ansia. Restarono in quelle condizioni per ore, sbagliando diverse scene, cosa molto insolita per loro. Tutti attribuirono il nervosismo dei gemelli alla presenza del padre, compreso lui stesso, convinti che fossero sotto pressione perché volevano fare bella figura davanti a lui. Tutti tranne uno.
Ayashida li lasciò cuocere nel loro brodo fino alla pausa pranzo, poi decise che poteva anche graziarli e salvare almeno il lavoro di quel pomeriggio, giusto per non dover sprecare tutta la giornata. Così li chiamò in disparte, con una scusa qualsiasi, poco prima che si sedessero a tavola con il padre e il regista, e consegnò loro un foglio piegato.
“L'ho trovato ieri vicino alla porta, dopo che voi siete andati via. Sappiate che la prossima volta che mi giocherete un tiro simile non sarò così buono. Ah, dimenticavo” aggiunse mentre aveva già iniziato ad allontanarsi. “Grazie!”
Kazuma e Takuma guardarono il foglio e tirarono un sospiro di sollievo, poi corsero a nasconderlo dentro uno dei loro zaini, assicurandosi di ficcarcelo il più in fondo possibile, e tornarono dal padre, molto più sollevati di quando lo avevano lasciato solo con il loro regista.
Le riprese di quel pomeriggio andarono molto meglio, e loro non sbagliarono quasi nulla, sotto lo sguardo vigile di un Mamizuka Kosuke orgoglioso fino alle lacrime dei propri figli. Quando il lavoro per quel giorno terminò li salutò di nuovo con le lacrime agli occhi, disperato perché doveva partire per tre giorni per girare gli esterni del suo ultimo film. I gemelli ricambiarono il suo abbraccio, tremendamente imbarazzati e certi che nei giorni successivi sarebbero stati presi in giro da tutti fino allo sfinimento.

Quella sera, appena varcarono la soglia dell'appartamento che condividevano da quando erano entrati nel mondo dello spettacolo, Takuma afferrò un polso di Kazuma e lo usò per forzarlo a girarsi e poterlo sbattere contro il muro dell'ingresso. A quel punto cercò le sue labbra con le proprie e lo baciò senza farsi nessuno scrupolo.
Quando si separarono avevano entrambi il fiatone e Kazuma dava l'impressione di non riuscire più a reggersi sulle proprie gambe. Takuma sorrise compiaciuto e, sempre tirandolo per il polso che non aveva mai lasciato andare, lo portò in quella che doveva essere camera sua, ma che in realtà era quella che condividevano praticamente tutte le notti, e lo spinse sul letto.
“Takuma?” la voce di Kazuma era flebile, come se fosse spaventato da quello che stava succedendo.
Takuma, naturalmente, sapeva che suo fratello non avrebbe mai avuto paura di lui, perché per nessun motivo al mondo gli avrebbe fatto del male, e aveva deciso che quella sera voleva giocare un po'.
“Non mi piaceva come ti guardava Sumi-san. Non mi piaceva nemmeno un po'! E a te sembrava che invece non importasse per niente” lo accusò.
“Non è che non mi importasse, ma...” cercò di difendersi Kazuma, ma il fratello non gliene diede il tempo.
“Eri tutto concentrato su come guardava me e non ti importava di come guardava te. Perciò ho preso una decisione! Avrei voluto farlo ieri ma è successo quel pasticcio, sempre per colpa tua, e mi sono dovuto trattenere, ma oggi non mi sfuggirai. Ho deciso che meriti di essere punito e che è il caso che io ribadisca che sei solo mio, così lo capirai per bene una volta per tutte e non te ne dimenticherai mai più!”
“Oh!”
Sorridendo per l'espressione sorpresa ed eccitata del fratello, Takuma gli prese le mani, gli legò i polsi con un nastro di raso che aveva tirato fuori dalla tasca dei pantaloni, segno che era arrivato preparato alla serata anche se Kazuma non sapeva quando lo avesse recuperato né dove, e glieli fissò alla testata del letto.
“Ti piace quando faccio la parte del duro, vero?” gli sussurrò all'orecchio, spedendogli brividi di aspettativa per tutto il corpo, e Kazuma annuì con il fiato corto.
Takuma strusciò il proprio bacino contro il suo, facendogli sentire quanto era già eccitato.
“Bene, perché ti assicuro che, al momento, sono davvero molto duro!”
Senza perdere tempo, gli slacciò i pantaloni e glieli sfilò dalle gambe, insieme ai boxer abbinati ai suoi, e scese su di lui, prendendolo in bocca e succhiandolo con tutto l'entusiasmo dei suoi sedici anni. E sempre con lo stesso entusiasmo affondò dentro di lui, prendendolo mentre era ancora legato per rendere tutto ancora più eccitante.

Due ore dopo erano accoccolati, l'uno sull'altro, nudi e entrambi liberi, sotto le coperte.
“Per fortuna domani non abbiamo riprese da fare né nessun altro lavoro in programma” disse Takuma, assonnato.
“Per fortuna papà è via per quattro giorni” replicò Kazuma.
“Perché così non rischiamo visite a sorpresa e non siamo costretti a pulire subito questo casino?”
“No, perché così posso passare tutta questa notte e tutto domani a farti capire quanto poco mi sia piaciuto il modo in cui Sumi-san ti guardava. E quanto poco mi sia piaciuto il modo in cui tu hai reagito alla cosa. Sei mio, Takuma, ed è ora che tu lo capisca davvero!”
“Oh!”
“Anche a te piace quando faccio il duro, non è così?”
Takuma annuì con forza e Kazuma sorrise mentre lo costringeva a girarsi prono e scivolava sul suo corpo. Takuma sussultò quando il gemello gli morse una natica, e sospirò nel momento in cui infilò il primo dito lubrificato nella sua apertura. E Kazuma, una volta ancora, ringraziò tutti gli dei per avergli dato la possibilità di dividere la sua intera esistenza con la persona che più amava al mondo. Poi, dopo averlo preparato con cura, affondò nel canale bollente di Takuma e tutti i suoi pensieri evaporarono, surclassati dal piacere accecante che gli dava sempre fare sasso con il suo gemello.
Si mosse con più forza a ogni affondo, spingendosi dentro di lui sempre più in profondità e beandosi dei sospiri soddisfatti che riusciva a strappargli. Fino a quando lo sentì serrare i suoi muscoli interni con forza. A quel punto si lasciò andare del tutto e, nel momento in cui Takuma si accasciava stremato e soddisfatto sulle lenzuola umide del suo piacere, Kazuma venne dentro di lui.
“Ti amo e sei mio!” gli soffiò in un orecchio, non appena riprese abbastanza fiato per poter parlare, ma guardandosi bene dallo spostarsi da sopra la sua schiena.
Takuma ridacchiò felice.
“Lo so. Anche io ti amo e anche tu sei mio!”
“Bene, perché siamo giovani, recuperiamo in fretta e io ho tutte le intenzioni di ribadire il concetto fino a che ti sentirai scoppiare.”
E, a quel punto, Takuma scoppiò definitivamente a ridere, felice di sentire che l'altra metà della sua anima si stava di nuovo ingrossando dentro di lui. Quella sarebbe stata, senza ombra di dubbio, una notte che avrebbe ricordato per tutto il resto della sua vita.