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I Want To Feel Your Touch

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Quando Dick apre gli occhi e vede la figura argenta di Jason fluttuare sopra il suo letto, reagisce d’istinto: si strappa il cuscino da sotto la testa e lo scaglia verso l’intruso… ovviamente, mancandolo. Con un tonfo sordo, il guanciale finisce oltre le spesse cortine di velluto.

“Perdindirindina. Mi hai appena fatto secco. *Di nuovo*.” Lo schernisce Jason in tono piatto.

“E tu mi hai fatto passare un accidente di guaio in biblioteca!” Sibila Dick. Ha ancora il fiato corto per lo spavento, ma è anche felice di vedere che l’altro non sembra più arrabbiato con lui. “Miss Gordon mi ha fatto rimettere tutto in ordine senza magia.” Dopo essersi passato una mano fra i capelli, si mette seduto sul letto, a gambe incrociate. L’ampia camicia da notte gli ricade attorno alle cosce, scoprendogli le gambe. “E poi ho passato un’ora in punizione, in compagnia della professoressa Prince.” La direttrice della Casa dei Grifondoro è una donna amabile, ma non ci va affatto leggera con i castighi.

Per qualche istante, nel tenue bagliore emesso dal suo stesso corpo, Jason sembra osservare le gambe nude di Dick: dai piedi perfetti, ai polpacci glabri e sodi, fino alle ginocchia.

È allora che, con un brivido, Dick si rende conto di una cosa. *Jason è nella sua stanza*. Non solo, ma *è sospeso sopra il suo letto*, nell’intimità del suo baldacchino.
Non è mai successo prima. Si sono quasi sempre incontrati in biblioteca o nei corridoi e quasi sempre da soli, ma non si sono mai trovati… in una situazione come quella. Da oltre il morbido schermo delle tende, Dick sente Roy russare piano e Wally parlottare nel sonno. Anche se sa che i suoi amici sono vicini, là fuori, ha l’impressione che lui e Jason siano assolutamente, completamente soli.
A quella realizzazione, il suo cuore compie un piacevole salto mortale quadruplo.

Il giovane fantasma scivola verso il basso e sembra mettersi seduto sul letto. Ma è appunto solo un’illusione: il materasso non si piega sotto il suo peso. Jason si inclina all’indietro e appoggia le mani sul lenzuolo, osservando il velluto sopra le loro teste.

Per un lunghissimo istante nessuno di loro parla. Sotto la camicia da notte, Dick sente la pelle d’oca. Non perché abbia freddo. Ma perché l’aria gli sembra insolitamente densa ed elettrica. È Jason a fare quella cosa all’aria? A lui? “Ti sei calmato?” Sussurra alla fine.

L’altro scrolla le spalle. “No. Sono sempre arrabbiato.” Replica. Dick aggrotta le sopracciglia, ma non fa in tempo ad aprire bocca, che Jason aggiunge: “Perché hai detto quella cosa sullo stramaledetto Ballo del Ceppo?”

Quella domanda gli arriva come un pesante pugno allo stomaco, che lo lascia senza fiato. Per qualche istante, Dick non riesce a dire niente. “Beh, perché…” Si era ripromesso di dirglielo in biblioteca, comunque, giusto? … Sì, beh, c’è una differenza enorme tra il lasciar intuire una cosa e l’essere COSTRETTI ad ammetterla apertamente.
Però, le cose che Jason gli ha gridato… prima di devastare mezza biblioteca e sparire… quelle parole su cui lui ha riflettuto per ore, mentre raccoglieva grossi tomi di magia e poi lucidava tutti quei trofei e quelle targhe nell’ufficio della Prince… Si umetta le labbra e fa un sorrisetto imbarazzato. “Tu non sei uno che riceve dichiarazioni spesso, vero?” Lo dice in tono leggero e divertito, ma ha come l’impressione di essere appena balzato nella tromba delle scale del castello di Hogwarts. Dalla torre di astronomia. Senza nessuna bolla magica ad aspettarlo.

Jason inarca le sopracciglia e una violenta sfumatura argentea gli colora gli zigomi e l’attaccatura del naso. “Sai che sono morto, vero Dickweed?” Sbotta. “Cosa s’è, sei una specie di pervertito necrofilo?”

Dick trasforma il proprio sorriso in una smorfia. “E credo di aver capito anche *perché*, ora.”

“Sul serio,” riprende l’altro. E suona serio adesso. Davvero. “Sono un fottuto fantasma, capisci? Non posso venire a un ballo. Non posso mangiare durante un banchetto, né fare una passeggiata a Hogsmeade per San Valentino. Non… non posso toccarti.”

A dispetto di quello che dice Jason però, quell’ultima parola gli fa provare qualcosa di *fisico*. Dick la sente scorrere su per i polpacci e avvolgersi attorno alle sue cosce, come una corrente d’aria fredda; sfiorandogli la punta dell’uccello e facendolo sussultare.
Per fortuna è buio.
“È per questo che sei... arrabbiato?” Mormora.

Un altro lunghissimo istante di silenzio. Poi Jason sospira. “Sì.” Il giovane Tassorosso smette di fissare il baldacchino e abbassa lo sguardo su di lui. “E cazzo, io ho tantissima voglia di toccarti, Dick.”

Dick deglutisce. Nel suo bassoventre è appena esploso un dolcissimo incendio. Sente il sesso inturgidirsi e premere contro la stoffa elastica degli slip. Gli gira la testa.
“Anch’io.” Ammette.

Jason cambia posizione. Si protende verso di lui e gli appoggia le mani lungo i fianchi, sul materasso. Il suo corpo argenteo emette un freddo appena percettibile adesso. È come infilare il viso in un banco di nebbia e sentirne l’umido pizzico sulla pelle. Come sentire sul viso, riscaldato dal fuoco del camino, un refolo di aria gelida che si è insinuato giù per la cappa. “Ho voglia di baciarti.” Sussurra con voce bassa. Gli fissa le labbra per un lungo istante e poi aggiunge. “Voglio baciarti. Voglio infilare le mani fra i tuoi capelli. Mi piacciono così lunghi. Ti graffirei lo scalpo e te li tirerei.”

Dick lo ascolta a labbra leggermente dischiuse. Ha le pupille così dilatate che le sue iridi sono quasi del tutto nere. In quell’intima semioscurità, la voce bassa e appassionata di Jason rende quelle fantasie quasi reali. Quasi *percettibili*. “Non so se mi piacerebbe. Vorrei che fossi carino.” Lo schernisce debolmente. Ma la sua asta è di tutt’altra opinione.

“Se lo facessi io ti piacerebbe. Ti piegherei la testa all’indietro e ti farei gemere.” Risponde l’altro con uno dei suoi adorabili sogghigni patentati. “Poi ti infilerei la lingua in bocca. Prima solo un po’, per massaggiare la tua. Ma poi ce la infilerei tutta. Ho voglia di riempirti e sentire il tuo sapore.”

E Dick geme. L’idea che Jason possa riempirlo – solido e caldo e umido – e assaggiarlo gli va dritta all’inguine. Boccheggiando, si stende sulla schiena. La sua camicia da notte si solleva, rivelando la sua erezione e parte del suo ventre piatto.

Jason abbassa lo sguardo, poi lo rialza e gli rivolge uno sguardo malizioso. “Mutande verdi, Dickie. Sul serio?”

“Oh, PIANTALA.” Sbotta lui. Gli piace la biancheria colorata – a dire la verità, come principio generale, adora i vestiti dai colori sgargianti e l’uniforme di Hogwarts lo fa sentire un po’ penalizzato ma… “E’ IMPORTANTE ADESSO?”

Il giovane Tassorosso ridacchia. Si abbassa ancora di più, sulle braccia, e accosta le labbra argentee e spettrali alla punta del sesso di Dick. Lui preme le insieme labbra e fa un sospiro profondo. *Freddo*. Sulla punta del suo cazzo. Solo per un attimo. E poi la prima grossa e calda goccia di liquido pre-seminale gli impregna la stoffa degli slip.
“Cazzo, che buon odore che hai…” geme Jason. “Continuerei a baciarti. Poi vedrei che ti è venuto duro e ti infilerei le mani sotto la camicia da notte.”

Dick chiude gli occhi, afferra l’orlo dell’indumento e lo solleva fin quasi al mento, esponendo il petto e i capezzoli appuntiti e duri.

“Hai delle gambe talmente belle… te le accarezzerei, mentre continuo a baciarti. Poi te lo prenderei e te lo strizzerei.”

Mordendosi il labbro inferiore, Dick esegue: si passa la mano sull’interno della coscia, sui muscoli, fino all’inguine, poi si prende l’erezione tra le dita e la strizza. Reprime un gemito.

“Non così, più forte.”

Piagnucolando quasi, Dick si strizza il sesso con più forza e sente la macchia umida sui suoi slip allargarsi ancora di più. È duro come un paletto di ferro. “E poi?” chiede in voce spezzata. Per Merlino, sta parlando troppo forte? Ha svegliato gli altri? Oh, ma è così bello…

È impossibile che Jason abbia della saliva, eppure lo sente deglutire. “Poi ti tirerei giù quelle stupide mutande da elfo e…” Una pausa, mentre Jason deglutisce di nuovo. “Ti ficcherei la testa sotto la camicia da notte e te lo prenderei in bocca.”

Dick schiaccia la testa contro il materasso e, con un tremito, emette un gemito esplosivo. Ha la pelle d’oca ovunque, cosce, ventre e braccia. Con impazienza, infila i pollici nei bordi degli slip e li spinge giù. La sua erezione balza fuori dal tessuto umido e gli rimbalza sullo stomaco, schizzando liquido caldo.

“O cazzo, Dickie…” è il gemito gutturale di Jason.

Lui richiude le dita attorno alla propria asta, abbassa il prepuzio e inarca i fianchi. “Non smettere…” Gracchia.

“Te lo prenderei in bocca, tutto, fino in gola. Perché è un fottuto capolavoro di uccello.” Riprende frenetica la voce dell’altro ragazzo. E mentre Dick si massaggia, a gambe spalancate e con la bocca aperta, sente addosso il desiderio dell’altro, come una rete fatta di energia elettrica. “*Tu* sei un fottuto capolavoro. Lo tirerei fuori solo per succhiarti le palle. Le prenderei in bocca, mentre continuo a toccarti. Prima una e poi l’altra e le succhierei. Ci strofinerei contro il naso. Merda, Dickie, perdi come un rubinetto…” Intenso desiderio e divertimento si mescolano nella voce del giovane Tassorosso.

“Chiudi il becco.” Ansima lui, una mano stretta attorno alla base dell’uccello. Si porta l’altra alla bocca e ne lecca il palmo, con un gesto lento e lascivo. Anche Jason… anche Jason deve… *godersela*. Si accarezza i testicoli, immaginando quello sia il tocco della lingua dell’altro ed emette un altro gemito profondo e disperato. “Rimettiti in bocca il mio uccello.” Sibila e avvampa. Non ha mai parlato così, a nessuno. Ma gli sembra giusto. E gli provoca una scarica elettrica di piacere così violenta che gli risale la spina dorsale e gli esplode in testa, come un fuoco di artificio.

Sente la risatina ansante dell’altro, quindi una sorta di bacio gelido sull’interno coscia, che lo fa rabbrividire in tutti i modi giusti. “Ti succhierei la punta, prima. Sei così bagnato. Passerei la lingua su quella cappella adorabile e poi sulla fessura. Tante volte. E poi la succhierei. Forte.”

Sempre tenendosi l’uccello con una mano, Dick si riporta l’altra alla bocca e ne lecca il palmo. La sua saliva è molto più densa ora. Richiude il pugno fradicio sopra la punta del suo cazzo, massaggiandone freneticamente la corona e lo la fessura. “Voglio che tu lo riprenda tutto in bocca.” Geme disperatamente, piantando i calcagni nel materasso e divaricando le gambe.

Una brevissima pausa. Quando Jason riprende a parlare, ha la voce roca e tremante. “Mi tiri i capelli, mi prendi per la nuca e me lo ficchi tutto in bocca. Tutto quanto. Finché non ho il naso schiacciato contro la tua pancia.”

Dick smette di massaggiarsi la cappella con il palmo della mano e torna a masturbarsi con tutto il pugno. Ogni volta che affonda nella propria mano, torce leggermente il polso.

“Mi tieni ferma la testa e mi scopi la bocca.” Sente l’altro continuare.

“Sì e tu intanto ti sei aperto i pantaloni.” Gracchia Dick. È vicino. Oh, così vicino. “E ti… ti fai una sega.”

“Oh, cazzo, sì. Mi faccio una sega per te. Ho cominciato appena mi sono messo il tuo uccello in bocca. Mi schizzi in gola quando vieni e io ingoio tutto. Tutta la sua sborra. Tutta quanta.”

Basta quello. Dick schiaccia la nuca contro il cuscino e i calcagni contro il materasso, mentre la cameretta e il resto del suo mondo svaniscono in un candore accecante. Spalanca la bocca in un grido di muta delizia e viene come non è mai venuto prima, schizzandosi la mano, la pancia e la camicia da notte. È l’orgasmo più intenso e bello che abbia mai avuto. E l’ha avuto con il ragazzo che gli piace. E poco importa che sia un fantasma.
Se ne rimane lì a fissare il baldacchino per un po’, mentre ansima a bocca aperta. “Penso…” si accorge di avere la gola secca. Si ferma, deglutisce e poi riprende: “Penso proprio di essere un maledetto necrofilo, dopotutto.”

Gli risponde la morbida e calda risata di Jason.