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Halloween Rendezvous

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"Haidavverointenzionedi~"

"Wally? Troppo veloce." Osserva in tono tranquillo Dick. Afferra un paio di Cioccorane, qualche zuccotto di zucca e una manciata di Gelatine Tuttigusti + 1 – ha appena terminato di selezionarne una manciata. Hanno tutti colori disgusti. È abbastanza sicuro che ce ne sia almeno una alle caccole là in mezzo - e nasconde tutto nelle ampie tasche del mantello nero dalla fodera scarlatta.

L'altro ragazzo, dai capelli rossi e gli occhi verdi, fa una smorfia e comprime le labbra, come se stesse cercando di concentrarsi.
Wally, uno dei migliori amici di Dick alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, è in grado di parlare e muoversi alla velocità del fulmine. Non è una cosa che è in grado di controllare e non gli succede sempre. Una volta Wally gli ha raccontato che sulla sua famiglia grava la maledizione di un Uccello del Tuono, però non è mai sceso nei dettagli - sembra che non gli faccia molto piacere parlarne.
"Dicevo," ricomincia rapidamente, ma non rapidamente quanto prima, "hai DAVVERO intenzione di mollarci per andare in biblioteca da quel tizio spettroso?"

Dick fa una risata. "Jason NON è un tizio spettroso. Ha solo la testa dura come quella di un Troll di montagna." Che è un gran bel complimento, davvero, considerato il soggetto. Conosce Jason ormai da un bel po’, ma non è mai riuscito a convincerlo ad unirsi a loro in Sala Grande. Quindi, se Merlino non va al cerchio di Dolmen, allora il cerchio di Dolmen dovrà andare da Merlino.

"AmicomaèilbanchettodiHalloween!" Obietta Wally, troppo scandalizzato per ricordarsi di controllare la sua ipervelocità. "Ci sono le decorazioni con i ragni e i pipistrelli! Ci sono le zucche intagliate! Cisaràlatortadimelassa!"

Oh, la torta di melassa è un OTTIMO argomento - ottimo in tutti in sensi. "Lo so. Ma Jason si sentirà triste da solo.” Non che Jason sia disposto ad ammettere di sentirsi solo, ma… testa dura come un Troll di montagna, giusto?

Wally fa una smorfia. “Beh, è una cosa che si è scelto lui, no?”

… No, non è del tutto vero.
Dick getta una gamba oltre la lunga panca di legno su cui è accomodata quasi tutto il quarto anno di Grifondoro. “Facciamo un patto,” dice all’amico con un sorriso. “TU non mangiare tutta la torta.” Il che è un’impresa - la super-voracità di Wally è la disperazione di tutti gli elfi domestici di Hogwarts. "E IO cercherò di tornare prima della fine del banchetto."

Il ragazzo dai capelli rossi sospira. “Vabenevabene.” Scrolla le spalle con espressione scontenta, agguantando il suo succo di zucca. "TU però cerca di non farti beccare, amico. Ho guadagnato duecento punti stamattina, a Pozioni. Me li sono davvero SUDATI. Non voglio perderne nemmeno UNO per colpa tua."

Dick scocca all’amico un sorriso sbarazzino. "Ah, grazie di preoccuparti tanto per ME. Ma dovresti saperlo: io non mi faccio MAI beccare."
Si lancia una rapida occhiata attorno: sotto il soffitto, che è blu come il cielo notturno, e le centinaia di candele fatate, che fluttuano nel nulla, la sala grande è animata e chiassosa. Tutti quanti, studenti e professori, sembrano avere qualcosa di meglio da fare che guardare lui.
Beh, quasi tutti.
Al momento il professor Wayne, professore di Pozioni e direttore della casa di Serpeverde, sembra assorbito dalle amabili chiacchiere del Preside Kent… ma quell’uomo pare avere gli occhi anche dietro la testa…

La partecipazione al banchetto di Halloween non è obbligatoria, però ai professori non piace che gli studenti se ne vadano in giro per la scuola.

Dick perde un ultimo secondo a scrutare con attenzione la nuca del professor Wayne (chiedendosi se DAVVERO non abbia inventato qualche incantesimo per mettersi un paio di occhi dietro la testa), poi si alza e si dirige verso i grandi portoni della Sala Grande.

Gli antichi corridoi di pietra sono insolitamente silenziosi e avvolti in una morbida semioscurità.

Dick avanza a passo spedito verso il terzo piano. Miss Gordon, la graziosa e giovane bibliotecaria, era al tavolo dei professori insieme a tutti gli altri - fin tanto che dura il banchetto quindi, nessuno dovrebbe andare a disturbarlo.

La prima rampa di scale sotto i suoi piedi se ne resta perfettamente immobile.
“Brava scala,” la blandisce lui, salendo svelto i gradini. La seconda invece deve essere più nervosetta; Dick è appena arrivato a metà, che quella inizia a muoversi. “Uh-oh. Cattiva scala, non ho tempo di giocare con te,” mormora il ragazzo. È tempo di usare uno dei suoi trucchi preferiti. Da una tasca interna al mantello estrae un flacone di plastica colorata piena di acqua saponata. Svita il tappo e vi intinge dentro la punta del dito. Poi traccia un cerchio a mezz'aria e sussurra: "Natantes Bulla!"
All'istante, una gigantesca bolla di sapone - grande abbastanza da contenerlo - si forma sopra la sua testa. Resta a fluttuare a mezzaria per alcuni istanti, quindi si abbassa lentamente, fermandosi nello spazio vuoto di fronte a lui.
Con un altro sorrisetto furbesco, Dick scavalca l’antica ringhiera in pietra e balza verso la grande sfera iridescente – con tutta la grazia del figlio dei due artisti aerei di punta del Circus Arcanus. La bolla lo ingloba e poi, tremolando, ed inizia ad ascendere. "Scusami." Sussurra il ragazzo rivolto alla scala dispettosa, mentre si gode il viaggio attraverso l’aria. "Ma sai com’è, vado un po' di fretta."

Qualche istante più tardi, con un’esplosione umida e scintillante di acqua e sapone, Dick atterra sul pianerottolo del terzo piano.

Come ci si potrebbe giustamente aspettare, la grande biblioteca è completamente deserta e buia. "Lumos." Invoca Dick. Solleva la bacchetta, le fa compiere un aggraziato movimento in aria e crea così un piccolo fascio di luce, sufficiente per permettergli di non andare a sbattere il naso contro gli scaffali. "Ehi." Chiama ad alta voce. "Jay? Sono io."

Niente.

“Dai, esci fuori. Ti ho portato gli zuccotti, *zuccone*.” Sorride.

E finalmente, gli arriva un grugnito. “Cazzo,” dice una voce maschile. “Perché diavolo non te ne sei rimasto al banchetto?” Una forma argentea scivola fuori da dietro una delle librerie: è la forma di un ragazzo di circa quindici anni, alto e dalle spalle ampie, con una folta chioma di capelli ribelli e le labbra più piene e sensuali che Dick abbia mai visto.
Jason è il fantasma di uno studente di Tassorosso, ucciso dal Vecchio Burlone: il pericolosissimo mostro imprigionato nella Camera dei Segreti. Dal giorno della sua morte, Jason passa la maggior parte del suo tempo in biblioteca. È un tipo a cui piace leggere e riflettere, nonostante l’aria da piantagrane e il linguaggio da allevatore di… Draghi. In un paio di occasioni, ha perfino aiutato Dick a fare delle ricerche.

“Beh, perché tu non scendi mai in Sala Grande.” Replica lui in tono leggero, raggiungendolo. “Quindi, se voglio passare del tempo con te, mi tocca venire quassù.”

Jason fa una smorfia e scrolla le spalle. Ma la zona a cavallo del suo naso è appena diventata più argenta. Il che significa che è arrossito un poco. “Cosa ci vengo a fare in Sala Grande, se non posso mangiare?” Replica. “A far strillare quelli del primo anno?” L’idea però non sembra dispiacergli particolarmente.

Dick ride. “Secondo me ti piacerebbe.” Tenendo alta la bacchetta, si infila nello spazio tra due scaffali, nascondendosi alla vista di qualsiasi imprevisto disturbatore. Leggero come un uccellino, si siede sulle centenarie assi di legno del pavimento e fa cenno all’altro di raggiungerlo. “Anzi, scommetto anche che ogni tanto lo fai.”

Jason emette una risatina nasale, molto simile a un grugnito, e poi… lentamente, lo raggiunge. Non cammina, fluttua – e la parte basse della sua forma spettrale sfuma e svanisce un poco, lasciandosi dietro una pallida scia perlacea.
“Solo quando rompono davvero le scatole.” Ammette con un sorrisetto sardonico. Piega le ginocchia e si sistema sul pavimento a sua volta, accanto a Dick. “E devi vedere come corrono.”

È il turno di Dick di ridere attraverso il naso.
Appoggia la bacchetta a terra, si infila la mano in tasca ed estrae la manciata di Gelatine Tuttigusti + 1. Sa benissimo che i fantasmi non possono mangiare, ma ha scoperto che possono sentire i sapori… in particolar modo quelli intensi o disgustosi. “Vuoi?” chiede. Quando l’altro ragazzo risponde con un cenno affermativo della testa, lui prende una gelatina a caso e gliela mette sotto il naso.
Ha un colore verdastro… Dick si chiede che razza di sapore potrebbe avere. Spera non vomito.

Jason inclina leggermente la testa in avanti e sembra inalare a fondo. “Cavolini di Bruxelles.” Dice dopo qualche secondo.

Dick se infila il confetto in bocca e, con una smorfia, conferma la risposta dell’amico. “Cavolini di Bruxelles.” Bleah. “Pronto per un’altra?” Lo sfida dopo qualche secondo di boccacce. La gelatina che estrae stavolta è nera a chiazze bianche. Proprio come ha fatto un attimo prima, la tiene davanti al viso argenteo e vagamente traslucido di Jason e aspetta che il ragazzo ci passi sopra il naso.

Un piccolo ghigno illumina il sorriso del giovane Tassorosso. “Questa non è male. Prova a mangiarla.”

“Non mi piace la tua faccia…” Dick sa che quel ghigno di solito vuol dire dispetti…

“Cosa?” Replica Jason, senza smettere di sogghignare. “Ma se ho un faccino adorabile…”

Oh, sì, ce l’ha davvero… E anche tutto il resto è adorabile. Dick spera di non stare arrossendo. Si infila la gelatina in bocca, deponendola proprio in mezzo alla lingua… ed esplode in un violento starnuto.

“Pepe.” Ridacchia Jason, in tono pigro e soddisfatto. “Te l’ho detto che non era male.”

“Sei un pepe-rfetto idiota...” Mugugna Dick con le lacrime agli occhi. Poi tira indietro la testa di scatto ed emette un altro potentissimo starnuto, che si riverbera attraverso la biblioteca vuota. Tira su con il naso e sputa la gelatina nel palmo della propria mano.
Gli piace la risata di Jason – è bassa e leggermente roca. Gli piace riuscire a far *ridere* Jason.
Per Merlino.
Gli piace Jason. Gli piace davvero.
Molto.

“Sai che mangiare non è l’unica ragione per venire in Sala Grande, giusto?” Butta là con disinvoltura, accarezzando con la punta dell’indice le gelatine che gli sono rimaste sul palmo della mano.

Jason inarca un sopracciglio diritto. Dick è quasi sicuro che il suo spettrale amico un tempo abbia avuto i capelli neri. E i suoi ricci sembrano così morbidi… Così morbidi che qualche volta desidera… poterci infilare le mani dentro.
“E quale altro cazzo di motivo ci sarebbe?” bofonchia l’altro.

“Stare in compagnia degli altri?” Osserva Dick, selezionando un’altra gelatina. È talmente gialla che può essere soltanto cerume. Ugh. La tende verso l’amico.

L’altro ragazzo emette un suono sprezzante con le labbra chiuse e poi piega la testa verso la caramella.
Ne hanno già discusso – è orribile per un fantasma essere… un *fantasma* in una scuola piena di persone vive. Vederle… mangiare, ridere e studiare e poi crescere e lasciare la scuola. E poi non vederle più.

“Stare in MIA compagnia?” azzarda Dick con un sorriso. Sì, hanno già fatto quel discorso, ma lui ha intenzione di andare oltre i soliti argomenti. E nonostante il tono disinvolto, avverte un buffo sfarfallio alla bocca dello stomaco.

“In TUA compagnia?” Stavolta Jason aggrotta la fronte. Dimentica la gelatina e si volta, per rivolgergli uno sguardo interrogativo.

“Perché no? A me piace stare con te. E la biblioteca non è male.” Okay, quelle che Dick sente nello stomaco non sono più farfalle. Sono grifoni. E imbizzarriti, anche. “Ma mi piacerebbe stare con te… anche da altre parti.” Richiude dolcemente le dita sulle Gelatine Tuttigusti mentre, con l’altra mano si massaggia la nuca. “In Sala Grande, per esempio. So che sei un Tassorosso, ma non c’è nessuna regola che dice che sei costretto a stare al loro tavolo. Puoi stare con noi Grifondoro, ti presenterei tutti i miei amici. Wally, Roy, Donna, Kori…”

Il giovane fantasma si incupisce e distoglie lo sguardo, fissando un punto dritto davanti a sé, nell’oscurità impenetrabile fra un antico mobile e l’altro.

Adesso? Dick non riesce nemmeno più a sentire i grifoni. Ora ha l’impressione di essere appena stato sbalzato via dalla scopa e di stare precipitando a capofitto verso il campo da Quidditch, con il terreno che gli corre incontro sempre più rapidamente.
“Oppure alla gufiera. O alla torre di astronomia.” Si affretta a dire. Appoggia la mano sul vecchio impiantito e, senza rendersene conto, spiaccica le ultime gelatine rimaste. Accidenti! Si prende il labbro inferiore tra i denti e poi dice la cosa che aveva intenzione di dire fin dall’inizio: “Oppure al Ballo del Ceppo.”

Per un lungo istante, l’unico rumore è il familiare e spettrale mormorio che proviene dai libri della sezione proibita.

“Al Ballo del Ceppo?” Sbotta Jason all’improvviso, in tono piatto.

La temperatura del loro angolo di biblioteca – così confortevole e intimo, fino a un attimo prima - inizia rapidamente a crollare. E Dick capisce di avere detto qualcosa di sbagliato.
“Jason…”

“Così i tuoi amici possono compatirmi?” Sibila il giovane Tassorosso, serrando la mascella e chiudendo le mani a pugno. “Fare i carini con me per pietà? Mentre mi guardano come…”

“Non lo farebbero mai! Jason…!” Dick inizia a sentire il freddo preternaturale perfino attraverso il pesante mantello invernale – gli arriva a ondate, rabbioso e quasi elettrico.

“… COME UN FANTASMA!” L’esplosione di rabbia di Jason è talmente forte, che alcuni dei libri nello scaffale sopra le loro teste sussultano e poi precipitano a terra, tutto attorno a Dick.
Un attimo prima Jason è seduto sul pavimento e l’attimo dopo è di nuovo in piedi; una brillante forma argentea pronta a tuffarsi in qualche muro e scomparire.

“Jay, vorrei che tu venissi al Ballo con…” Allarmato, Dick si alza su un ginocchio e allunga un braccio per cercare di trattenere l’altro. È un gesto istintivo. Solo che non si può acciuffare uno spettro.
Quando Dick richiude la mano su quella di Jason, passandoci attraverso, non può fare a meno di fare una smorfia: è stato come tuffare le dita in una pozza di acqua gelida. Il freddo gli mozza il fiato e gli impedisce di finire la frese.

“… Certo, come no. Al Ballo del Ceppo.” Sibila Jason. “AL BALLO DEL CEPPO!” Tuona all’improvviso, un attimo prima che il suo corpo inizi ad emettere una violenta energia argenta, molto simile all’aura di Mister Mxyzptlk, il pestifero poltergeist di Hogwarts. Non è mai un buon segno quando i fantasmi iniziano a fare così… “PER FARE COSA? VEDERE QUELLA MEZZA VEELA, CON GLI OCCHI VERDI E I CAPELLI ROSSI, CHE TI STA APPICCICATA AL SEDERE? OPPURE LA TIPA INQUIETANTE DI CORVONERO CHE TI FISSA COME SE SI FOSSE SCOLATA UNA BOTIGLIA DI AMORTENTIA? COSA DOVREI FARE? GUARDARE TUTTA LA SCHIFOSA SCUOLA CHE TI SBAVA DIETRO?!” I libri prendono a schizzare via dagli scaffali e iniziano a colpire le pareti e il pavimento con tonfi sordi.

Per la barba di Merlino! “Jason!” Lo richiama Dick costernato. “Con me! Vieni al ballo con…!”

“MA CHI CREDI DI PRENDERE PER IL CULO?!” Tuona il giovane Tassorosso, per tutta risposta, prima di schizzare via all’improvviso. Il suo corpo argenteo attraversa due librerie, provocando una rabbiosa grandinata di antichi volumi di magia, quindi si tuffa al centro di un arazzo e scompare in una delle pareti.

Che… che disastro… e no, non si tratta soltanto delle DOZZINE di libri sparpagliati a terra. Dick si alza in piedi e si lancia una rapida occhiata in giro. Può farcela a rimettere tutto in ordine e tornare al banchetto?
… Oh, chi vuole prendere in giro? *A rimettere tutto apposto e correre dietro a Jason?* Dovunque sia andato a finire?

“Signor Grayson!” Esclama all’improvviso la voce dura della Signorina Gordon, la bibliotecaria. “Ma cosa diamine…!”

Dick fa una smorfia disperata. Gelatine spiaccicate sul pavimento, una valanga di libri a terra, assenza ingiustificata durante il banchetto. Non vuole nemmeno pensare a quanti punti costerà alla sua casa.
Wally lo ammazzerà…