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Questione di rispetto

Work Text:

Era il solito noioso turno di notte per Iruma Jyuto.

I suoi compiti erano quelli di rispondere al telefono e sorvegliare gli occupanti della prigione.
Peccato che il telefono fosse stranamente silenzioso e ci fosse un unico carcerato.

Jyuto poteva vederlo chiaramente dalla sua postazione - una scrivania ordinata con il telefono e posacenere a sinistra, il computer al centro e un rapporto a destra.

L’uomo era seduto sulla sua scomoda brandina, i capelli bianchi che gli coprivano gli occhi, le mani che stringevano con forza le ginocchia, mentre il tallone sinistro batteva nervosamente sul pavimento.

Ancora più che per noia, fu per interrompere quel rumore fastidioso che Jyuto decise di prendere il rapporto e cominciare a leggere ad alta voce mentre si rilassava ancora di più sulla sua sedia e distendeva le lunghe gambe sulla scrivania.

 

“Samatoki Aohitsugi, 23 anni, nato a bla bla bla...”

Jyuto poteva sentire lo sguardo dell’uomo su di sé.
Finse di non notarlo.

“…accusato di Lesioni e Resistenza A Pubblico Ufficiale, arrestato durante una rissa.. bla bla bla...”

Jyuto scorse il resto del documento, cercando qualcosa di interessante

“confiscato Hypnosis Microphone N.312, modello PH-T-RAX7… Dev’essere stata proprio una scena divertente! Quindi sei un’idiota, uh?”

Samatoki si alzò in piedi.

“CAZZO HAI DETTO”

“un idiota” Jyuto annuì, con un tono di sufficienza che avrebbe fatto arrabbiare chiunque.
Prese una sigaretta e l’accese.

“Tu non sai niente, poliziotto di ‘sta minchia… quel tipo si meritava ogni singolo cazzotto!”

“e…?” Lo incitò Jyuto mentre si portava la sigaretta alla bocca, inalando il fumo.

“SENTI” Samatoki si aggrappò alle sbarre, urlando

“ Quel tizio mi spunta da dietro , dicendo 'Buona sera. Probabilmente tua madre merita di morire per averti fatto nascere'. Nessuno, NESSUNO, può permettersi di dirmi una cosa del genere e cavarsela!”

 

Jyuto espirò, guardando il fumo attorcigliarsi in girigori eleganti.
Poi osservò con attenzione il carcerato.
Occhi rossi, capelli bianchi, una voce forte, arrabbiata, insolente... finalmente lo riconobbe. Come aveva fatto a non notarlo prima?
Oltre all'occhio nero e qualche livido, c’era stato un netto cambio di stile rispetto all’ultima volta che l’aveva visto sul palco... in generale, più sgualcito. Ma era lui.

Jyuto scoppiò in una risata di scherno che rimbombò per tutta la stanza.

“Ovviamente! Non a Mr. Hardcore!”

“FANCULO” Samatoki replicò rispondendo d’istinto al tono sprezzante del poliziotto.

“Ecco dove ti ho già visto. I Dirty Dawg. Mr Hardcore.” Jyuto si strofinò il mento compiaciuto “Un nome molto COOL... per un bimbo di 10 anni”

“CHE CAZZO VUOI BRUTTA TROIA”

Jyuto rise ancora di più. Punzecchiare questo tipo era davvero divertente.
Si alzò dalla sedia, e camminando con lunghe falcate gli si parò davanti in un attimo.
Samatoki non si aspettava di vederselo apparire davanti in quel modo ma non indietreggiò, anche se i suoi occhi non poterono non spalancarsi dalla sorpresa.

“E’ una cosa negativa solo se chi mi vuole fottere è povero...” replicò Jyuto, abbassando il tono della voce, sorridendo maliziosamente. L’osservò dall’alto al basso – poco importava che Samatoki fosse qualche centimetro più alto di lui.

“...o brutto” terminò, incontrando lo guardo di Samatoki.

Samatoki rimase in silenzio per la prima volta, osservandolo con la fronte aggrottata, come se non riuscisse a decidere se essere offeso o meno.

Quell'espressione divertì particolarmente Jyuto, che aggiunse, sistemandosi meglio gli occhiali sul naso:

“Anche se hai la faccia di uno che viene troppo presto”

Una vena sul collo di Samatoki s’ingrossò pericolosamente, ma prima che potesse rispondergli Jyuto continuò, con un tono e un’autorità che non aveva tirato fuori fino a quel momento.

“Sai perchè sei qui?”

Samatoki digrignò i denti “Perchè ho picchiato un paio di stronzi”

 

“No, perché sei un coglione.
Perchè non hai pensato a quello che facevi, e dove.
Perché ti sei messo a litigare con un gruppo di 10 sfigati quando eri da solo.
Perchè, invece di filartela appena possibile, sei rimasto lì ad aspettare che una fottuta auto della polizia passasse per coglierti in flagrante.
Per questo sei qui”

“..Io non sono un...”

“Fidati, non sembri intelligente dietro a quelle sbarre”

“L’ho fatto per un motivo. Mia madre è morta, che cazzo. E quel tizio lo sapeva”. Samatoki si avvicinò ancora di più, le mani sbiancate dalla forza con cui si aggrappava alle sbarre, come se volesse spaccarle per tirargliele in testa.

“Era una questione di rispetto”.

Jyuto si prese il tempo di un paio di boccate di sigaretta prima di continuare.

“Pensi che sia un motivo sufficiente? Il rispetto devi sapertelo guardagnare... altrimenti sei solo un cane”

“Aspetta di sentirmi quando riavrò il mio Hypmic indietro, poliziotto!”

“Tsk... decisamente poco intelligente... non è così che dovresti trattare qualcuno da cui dipende la tua libertà, dovresti essere più... gentile..” disse Jyuto, mentre con la mano guantata faceva un gesto inequivocabile. ‘Soldi’.

Samatoki sembrò arrivarci, finalmente.
“Tsk... chi ti credi di essere, per farmi la predica?” ma non c’era più lo stesso mordente nel suo tono.

“Si vede che hai bisogno di pensarci ancora un po’. Mi sa che andrò a prendermi qualcosa da mangiare”

Jyuto si allontanò dalle sbarre, si stiracchiò e si avviò verso l’uscita.

Samatoki restò sbalordito vedendolo allontanarsi in quel modo.

“Cosa? E te ne vai così?!”

“Anche io devo mangiare”

“Ma che caz... stupido poliziotto corrotto”

“Fino al midollo, Mr Hardcore”

Jyuto non sentì chiaramente la risposta di Samatoki, ma non dubitava che fosse l’ennesimo insulto.