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Just overwhelm me

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Alla fine, com’è spesso accaduto, si sono trovati a metà strada. Lorenzo ha imparato a sublimare la sofferenza ascoltando brani grondanti di disperazione e negatività. Scrivendone di suoi, offrendo la sua penna agli artisti che giudicava più meritevoli nel corso degli anni.
Francesco ha riconosciuto che non ci può crogiolare costantemente nel dolore o lasciarsi incattivire dalla rabbia e dal rancore. Che non c’è nulla di male a mettersi a cantare Dancing Queen sotto la pioggia, con l’euforia di chi – per qualche breve attimo – ha smesso di preoccuparsi per il futuro e si gode appieno il presente. Intestardirsi a sostenere il contrario l’avrebbe sicuramente portato a diventare come Jacopo.

“Non mi fraintendere, non sto dicendo che tuo zio non sia un esempio da seguire…” Aveva mormorato un pomeriggio, strappandogli una sigaretta di mano. Non comprendeva questa sua necessità di farsi del male per sentirsi vivo. Non la capisce nemmeno ora, in verità. Punirsi per non essere abbastanza, quello sì. “Ma che tu devi essere te stesso, non la pallida imitazione di qualcun altro.”

Sempre meglio andarci coi piedi di piombo, quando si tratta dello zio. Non ha mai gradito gli si muovessero critiche, nonostante riconoscesse le sue mancanze. C’è voluto Giuliano in fin di vita per aprirgli gli occhi e fargli afferrare quanto sia fuori di testa quell’uomo, per accettare che Lorenzo si riferisca a lui come feccia. Che non nasconda il suo disgusto nel dover anche solo pensare a quel pezzo di merda e cosa non s’inventerà per discolparsi dalle accuse di lesioni aggravate e tentato omicidio. Capacissimo di addossare tutte le responsabilità su Della Rovere che, in quanto immanicato con mezza Roma, non avrebbe visto il carcere nemmeno in cartolina.
Criminale. Folle omicida. Rifiuto della società. Gliele leverebbe di dosso lui le zecche, a quello. Ah, potrebbe andare avanti a insultarlo per ore, tirando in ballo suo malgrado anche i nonni di Cesco… Se Clarice e lo stesso Giuliano non gli dicessero di darci un taglio. Non è mai stato rancoroso. Non è da lui, sostengono.
Si sbagliano. Non sanno cosa riesce a tirargli fuori una minaccia, un tentativo – che vada in porto o meno – di far delle male alle persone a cui tiene… Soltanto Francesco, e solo di recente, ha visto la parte peggiore di Lorenzo e l’ha accettata.

Forse sarebbe anche ora che lui accettasse quella di Cesco. Che gli perdonasse di non essere stato capace di vedere più in là del proprio naso, di essersi lasciato manipolare da un uomo il cui odio per la famiglia De Medici superava di gran lunga l’amore per i propri nipoti. Non s’era fatto poi tanti scrupoli a sbattere fuori di casa Guglielmo, a tagliargli i fondi e sbraitargli contro che non avrebbe mai trovato lavoro se non fosse tornato sui suoi passi. E per cosa, poi? Per amare tanto Bianca da volerla sposare, rinnegando quell’insensata faida tra le loro famiglie. Che bene si poteva scorgere, in uno che non s’era nemmeno presentato al battesimo di Giovanna?
Eppure no, non era bastato a far dire a Francesco ‘Basta, con te ho chiuso.’
Si è apertamente schierato contro lo zio, accogliendo Guglielmo in casa sua, okay… Ma è stato sufficiente che Jacopo ammorbidisse le sue posizioni, trovando alla coppia una sistemazione e scrivendo lettere di raccomandazione a Guglielmo, per riabilitarsi un minimo agli occhi di Francesco.

‘Smetti di rinvangare queste cose… L’importante è che ci sia arrivato. Quanto tempo gli ci sia voluto non conta.’ Ripete a se stesso, asciugandosi le lacrime. Non sa neanche quando ha iniziato a piangere. Forse quando s’è chiesto quale sia stato l’istante in cui lui e Francesco hanno smesso di venirsi incontro, di volersi bene (di amarsi, cazzo, amarsi… Lori, ma chi vuoi prendere in giro?) per quelli che sono, pur consci delle reciproche – innumerevoli – imperfezioni.
Può essere stato quel ‘tu lo seguisti senza una ragione, come un ragazzo segue l’aquilone’, che sembra descrivere così bene entrambi. Ma la sa, la ragione. La sa. L’ha sempre saputa, pur non avendo mai avuto il coraggio di farla sua. O anche ‘e come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno come le rose’ benché il loro idillio sia durato anche meno…

Lo vede già da qui, suo fratello, a chilometri di distanza – Lorenzo gli ha detto di passare la sua convalescenza da lui, invece che con mamma, ma ha ostinatamente rifiutato – alzare gli occhi al cielo e scuotere la testa. Sospirare sconsolato come quando aveva aperto la cartella ‘Cesco’ sulla sua chiavetta.

“Canzoni, Lore’? Ma che sei serio? Non stato abbastanza emo da adolescente e ti vuoi rifare adesso? Che con il tuo tempismo ci sta anche, per carità. Non possiamo dire che sia proprio il tuo forte, eh?”

Ancora gli risuonano nelle orecchie, quelle sue parole. Per anni ha voluto persuadersi che in fondo Giuliano provasse una profonda ammirazione per Francesco, per il suo essere ‘figo’ senza alcun apparente sforzo, e che l’abbia sempre mascherata con un’apparente insofferenza nei suoi confronti. Che ciò lo portasse a vedere in lui un interesse per Lorenzo ben più profondo di quanto non fosse in realtà. Già se lo immaginava come cognato, probabilmente.
Un sorriso increspa le sue labbra, ricordandosi di come poi Giuliano aveva proseguito con “Ma poi, c’hai La canzone di Marinella, qui dentro, e non Bocca di Rosa? Ma, io non capisco. Dovresti rinominarla “Allegria Portami Via”, ‘sta cartella. Anzi, guarda, te la sistemo io.” E l’aveva fatto, aveva cambiato nome e buttato via gran parte delle canzoni per sostituirle con quella robaccia molesta che era in grado di apprezzare solo lui.

C’ha passato tutte le sue notti insonni, per anni, per farla tornare ai suoi antichi fasti. Aggiungendoci pure nuovi brani, per poi finire ad ascoltare sempre gli stessi.
Quelli che lo riportano agli anni in cui gli esplodeva il cuore nel solo intrecciare le sue dita a quelle di Francesco.
Quei pomeriggi tra i dodici anni e i quattordici anni, passati a scoprire mondi nuovi. Insieme.
Fatti di musica, arte, amore. Lui s’ostinava a volergli tener segreto di chi fosse così innamorato – e di tanto in tanto, Lorenzo aveva l’ardire di supporre che si trattasse di lui – ma ascoltava senza batter ciglio i racconti sulla sua nuova fiamma. Non sminuiva i suoi sentimenti, bofonchiando di come fosse innamorato dell’amore. Che gli sarebbe passata, che avrebbe imparato a non farsi trascinare dalle emozioni e scelto con cautela chi avere al suo fianco. Che avrebbe compreso presto che l’unica unione degna di essere riconosciuta e celebrata come tale è quella tra un uomo ed una donna.

“La dovresti smettere con questi comitati ABCD e concentrarti su cose più serie.” Lo studio, fino al conseguimento della prima laurea. Il lavoro, dopo.
“Sono cose serie, papà. Persone che spesso sono state abbandonate dalla loro stessa famiglia. Se non li difendo io, chi lo farà?” Ha cercato più volte, invano, di farsi comprendere dal padre.
“Potresti almeno evitare di farti vedere alle loro ridicole parate. Smettila di sbandierare certe cose ai quattro venti. Non ti rendi conto che infanghi il buon nome della nostra famiglia, Lorenzo? C’è già Giuliano, che non ci dà che grattacapi… Non ti ci mettere anche tu. ” Sì, certo. Mantenere un basso profilo non è certo una richiesta poi così assurda.
Suo fratello, ovviamente, non concorda. Nascondersi dietro all’anonimato, per continuare a finanziare le associazioni LGBT è da codardi. Ha preteso fino all’ultimo da papà una risposta alla sua domanda “Che ne pensi di cominciare ad essere un padre decente, piuttosto?”

Francesco, piuttosto, ci scherzava.
“Vediamo quanto ti sopporta questa. Magari ‘sta volta arriviamo ai due mesi?” Due mesi? Sì, come no. Tre settimane ed era già affascinato da altre. O altri. Ci sono stati anche ragazzi, più avanti, verso la fine delle medie. Di loro, Francesco, preferiva non sentir parlare. Cambiava sempre argomento, spingendo Lorenzo a convincersi che un certo tipo di relazioni lo disgustasse. Era pronto ad alzare le mani su chiunque ci tenesse a dire la sua sui gusti ‘singolari’ del suo amico, ma non gli andava che gli venissero sbattuti in faccia.
Be’, anche lui avrebbe preferito che non gli sbattesse in faccia la sua eterosessualità.
Invece no, ha passato il party per i suoi quattordici anni a vomitare l’anima – ordinaria amministrazione, se il tuo compleanno coincide con la festa più alcolica sul calendario – e rivedersi un loop la scena di Francesco che esala il fumo sulle labbra di una che Lorenzo non si ricorda manco di aver invitato.
Di Fra che s’avvicina e tenta di fare lo stesso con lui. Così sicuro del proprio orientamento che non sarà certo trovarsi a pochi millimetri dalla bocca del suo migliore amico a fargli cambiare idea.
C’è quasi cascato, Lorenzo, per poi rinsavire all’ultimo e scappare con la coda fra le gambe.

Francesco s’è pure scusato, qualche giorno dopo. Aveva bevuto troppo, fumato anche di più
Lorenzo non ha potuto che perdonarlo. Acqua passata. Mettiamoci una pietra sopra e dimentichiamoci di quel che è accaduto.
Bugie. Una quantità di menzogne vergognosa per uno che faceva dell’onestà il suo vanto. Fosse stato più sincero con se stesso, con Francesco… magari, le cose sarebbero andate diversamente. Nessuno si sarebbe finito in ospedale.
Piangere le sue lacrime da coccodrillo, ora, non serve a nulla. Eppure non riesce a smettere.

Potrebbe chiamarlo. Chiedergli nuovamente “Ripensi mai a tutte le volte che ci siamo feriti l’un l’altro, senza saperlo?”
Dubita che la risposta sarebbe “Perché stiamo a farci ‘ste seghe mentali quando potremmo dedicarci a cose ben più piacevoli? Non sei te quello che sta sempre a dire che bisogna cogliere l’attimo, godersi il momento, che del doman non v’è certezza?” come in quella notte.
Magari lo manderebbe a fanculo, stavolta. Com’è che ha iniziato ad odiarlo tanto da volerlo veder morto.
Impossibile che sia stato per via di Novella, per aver confessato di conoscerla già e di averla invitata apposta perché lei e Francesco s’incontrassero. Quella dev’essere la goccia che ha fato traboccare il vaso.

“È l’unica spiegazione plausibile per prendersela così tanto per quello che chiunque avrebbe interpretato come una dimostrazione d’affetto, per quanto goffa e discutibile…” Concorda Clarice, ferma sullo stipite della porta. Non s’e neppure accorto di star ragionando a voce alta, non l’ha assolutamente sentita arrivare. Sarà anche il caso di ripigliarsi, a meno di non voler assumere una guardia del corpo che gli guardi le spalle ventiquattro ore su ventiquattro. Di questo passo chiunque potrebbe avvicinarsi a lui e farlo fuori, senza che abbia il tempo di rendersi conto di cosa succede e difendersi. Se n’è fatti parecchi di nemici, non poi tanto meno efferati e sanguinari di Jacopo Pazzi. “Insomma, che ci vuole a capire che siccome non mi va che tu trascorra la tua vita da solo ti presento una che sono sicuro ti piacerà? Che siccome so come sei, da che c’avevamo sei anni noi due, lo devo far passare come un incontro fortuito o non la considererai neppure. Giusto perché adori contraddirmi. Ci sta sentirsi un minimo risentito per il raggiro ,ma da qui a vederci dei secondi fini… O non ti conosce, e non è questo il caso, o ce voleva trovare per forza il marcio. Perché gli serviva una scusa per odiarti. Perché era già così accecato da chissà quali torti era convinto tu gli avessi fatto, da non poter interpretare lucidamente la realtà. ”

Lo lascia ogni volta senza fiato, l’accuratezza con cui Clarice sa analizzare ogni situazione. Ammira la sua pazienza, la profonda carità cristiana che la anima e la fa trovare lodevole la disponibilità al perdono di Lorenzo. Almeno per quanto riguarda Francesco: dopotutto s’è pentito dei suoi pensieri e delle sue azioni, lui. Gli ha dato delle spiegazioni, senza spacciarle per scuse. Che poi Lorenzo non trovi soddisfacenti i suoi ‘sei cambiato, non ti riconoscevo più’ e ‘ero sicuro che ti stessi prendendo gioco di me’, questo è un altro discorso.
Sembra essersi dimenticata delle discussioni nelle settimane precedenti all’incidente, di averlo accusato di avere un’insana ossessione per la famiglia Pazzi. Di aver minacciato di abbandonare il tetto coniugale, di portargli via Piero se avesse continuato a voler cercare di tenere il piede in due scarpe.

“Non è evitandolo, o piangendo calde lacrime ripensando ai bei tempi andati che recuperai qualsiasi cosa ci sia stata tra di voi. Risparmiami i dettagli, ti prego. È evidente quanto tu ci tenga, ed io tengo a te. Perciò ti dico: invitalo qui da noi. O va tu da lui, e facci una chiacchierata che duri un po’ più di una decina di minuti.” Gli consiglia, baciandogli una tempia. “Ora torna a letto, che saranno ormai quasi trentasei ore che non ti concedi un attimo di riposo.”

‘Può darsi che si sia rassegnata’ Gli scrive qualche ora più tardi Giuliano, dopo essere stato messo al corrente della conversazione tra Lorenzo e sua cognata.
‘Rassegnata? Ad essere mia moglie? Come scusa?’ Ha risposto, piuttosto risentito.

“Be’, diciamo che per starti accanto ci vuole un’abnegazione che non tutti hanno... Rassegnata al fatto che ami Francesco, comunque. Da sempre. Che lotti perché il mondo intero possa vivere la propria verità senza alcun timore e poi non concedi lo stesso lusso a te stesso. Che le vuoi bene, che potreste addirittura invecchiare insieme se le stesse bene di non avere che una minima parte del tuo cuore. Che è grande abbastanza da farti sentire comunque speciale, lo so per esperienza… Magari è il suo modo per dirti che le basta quello. Contenta lei... Se così fosse, è proprio il caso di dire: Dio li fa e poi li accoppia.” ‘ Replica suo fratello, con un messaggio vocale.

Tornando a Francesco, comunque: ha bisogno di scavare un po’ più a fondo nel loro passato, di riesaminare le proprie responsabilità e fare chiarezza sui sentimenti che prova, prima di andare a lanciare i sassolini alla sua finestra.
È stanco di sentirselo dire da altri. Deve capirlo da solo ed essere certo di come intende far evolvere le cose tra loro due, oltre ogni ragionevole dubbio.
È venuta l’ora di lasciar scegliere il suo cuore, di infischiarsene delle conseguenze.
Oggi.