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Inaspettato

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Prologo

 

A questo punto, beh, mi era capitato già una volta di pensare seriamente alla morte. Con James ci ero andata parecchio vicina, in più modi rispetto al classico morire umano, ma ero stata salvata e, oserei aggiungere, con grande disappunto rispetto al secondo tipo di morte.

Poi ci avevo pensato ancora. Non era stata una decisione cosciente; non visualizzavo scenari concreti né pensavo al suicidio, però ecco, una volta scoperta la chiave delle allucinazioni… Pensavo che forse avrei osato un po’ troppo con le moto, che la mia incredibile goffaggine mi avrebbe tradito anche in sella a due ruote, che un incidente fatale capitasse proprio nel momento più bello, mentre Edward mi urlava nelle orecchie perché era preoccupato per me, e mi amava ancora…

Mi davo della stupida ogni volta, ma, come se quelle allucinazioni fossero una droga, non riuscivo a smettere di mettermi in pericolo.

E poi era successo questo, e dentro di me si agitavano sentimenti contrastanti, mentre mi aggrappavo alla vita con tutta me stessa e nel frattempo sapevo che sarei potuta morire e in ogni caso non avrei mai preso una decisione diversa da quella che ho fatto – anche se non mi era stato possibile scegliere.

Edward non mi urlava più nelle orecchie, non lo faceva più dall’inizio di tutta questa storia, e al principio ero spaventata e confusa, ma forse adesso riuscivo a comprendere. Solo adesso, mentre rischiavo seriamente di morire per lui e non ero comunque pentita, anche se nessun aiuto sovrannaturale era a portata di mano per salvarmi.

Il sunto era che era colpa sua. Io lo amavo, vero, avrei fatto ogni cosa per lui, vero ancora. Ma era colpa sua e io, grazie a Jacob, avevo imparato ad amare un po’ più me stessa, a non metterlo sempre al primo posto, soprattutto in determinate circostanze.

Quindi, ecco, nonostante la mia morte imminente, la preoccupazione e il dolore e la gioia a prescindere da tutto, se ora pensavo ad Edward una sola cosa si affacciava alla mia mente, una sola frase riassumeva appieno i miei sentimenti.

Edward, se sopravvivo a tutto questo, stai sicuro che la prossima volta ti uccido io.

 

***

 

“Bella? Bella?”

Dalle profondità del mio intontimento e del mio sonno senza sogni, qualcosa riemerse. Con grande fatica aprii gli occhi, pensando in modo sconnesso al sonnifero che avevo preso la sera prima per dormire bene.

In effetti era diventata un’abitudine; troppi incubi negli ultimi mesi, troppe urla che facevano star male Charlie.

Eppure questo non sembrava il solito sogno.

Innanzitutto non ero in nessun bosco, ma ancora in camera mia. Avevo la testa pulsante e confusa, mi sentivo leggermente disorientata e non in panico o altro.

E, poi, cosa più importante di tutte, la voce che mi aveva svegliata era quella di Edward.

Lui era lì, chino sul mio viso. Aveva il volto contratto in un’espressione allarmata e preoccupata; gli occhi dorati colmi di ansia.

Non appena riuscii a ricollegare i tasselli mi resi conto che, probabilmente, quello non era un sogno, ma un’allucinazione.

Però…

Non ero in moto. Che io ricordassi non avevo fatto nulla di stupido. Certo, la testa mi pulsava, ma ero io stessa a provocarmi il dolore, cercando di combattere il sonnifero… O no? Era successo qualcosa? Avevo per sbaglio ingerito più pillole? Un incidente domestico di cui non ricordavo niente?

“Meno male.” disse Edward, rilassandomi, vedendomi con gli occhi aperti e mezza intontita.

Mi sorrise, dolce, amoroso.

Ecco che le mie certezze svanivano ancora. Sì, l’Edward delle mie allucinazioni mi amava, ed era preoccupato per me per questo, ma non mi aveva mai sorriso… Era sempre arrabbiato, furioso per il fatto che mettessi la mia vita in pericolo.

Perciò, forse, non era un’allucinazione. Un sogno, dopotutto? O ero morta sul serio e per qualche strambo motivo Edward era con me? Ma la morte non sarebbe stata così fastidiosa

“Chsuccd?” provai, ma le mie labbra non volevano collaborare molto. Mi sentivo stordita.

“Non è nulla, amore.” rispose lui, scostandomi una ciocca di capelli dal viso. Il suo tocco era freddo, esattamente come lo ricordavo, forse ancora più intenso “Mi sono preoccupato, perché non ti sentivo parlare nel sonno.”

“Mmmmh.” risposi, piuttosto neutra.

Alla fine il buon senso ebbe la meglio sulle speculazioni e decisi che, sogno o no, allucinazione o meno, finché durava me la sarei goduta. Un mal di testa non mi avrebbe certo fermato, no?

Indolenzita, mettendoci più tempo del previsto, mi puntellai sui gomiti. Sbadigliai, e poi mi alzai del tutto con il busto e in sostanza caddi addosso al petto di Edward, nel vago tentativo di abbracciarlo.

Lui ridacchiò e io repressi l’istinto di fargli una smorfia. Non era certo colpa mia se non mi sentivo troppo stabile.

“Sei stanca… Dormi, amore.” mi sussurrò all’orecchio, continuando a tenermi stretta.

“Mmmmh.” dissi ancora, poi mi concentrai al meglio per far uscire le parole corrette “Pe… Pensavo… Sei qui…”

Lui sembrò irrigidirsi un attimo, poi continuò a cullarmi.

“Non posso non… Non approfittarne.”

Edward rise ancora, piano.

“Approfittarne?”

“Non so… E’ un sogno o un’allucinazione ma… Sembri reale.”

Alzai le braccia e gliele posai sul petto, alzando al contempo la testa per guardarlo in faccia.

Edward era tornato serio e sembrava riflettere.

“Ma sì….” disse infine “Sono un sogno.” annunciò poi, annuendo.

“Ecco… Mi pareva…”

Mi pareva strano che fosse davvero qui.

Va beh, se un sogno poteva essere così reale – che il mio corpo si fosse abituato ai sonniferi? Che volesse regalarmi unbel sogno, dopo l’infinita sequela di incubi? – allora ne avrei approfittato in toto.

Lo baciai.

Edward, all’inizio titubante, rispose poi al bacio.

Era… Strano. Sembrava incerto. Come se non sapesse quale fosse la cosa giusta da fare, ma se era un sogno…

Beh, avrei fatto sì che si trasformasse in un signor sogno.

Mi misi a cavalcioni su di lui, con un po’ di difficoltà. Il mio corpo sembrava ancora intontito; combattevo contro l’intorpidimento dei muscoli. Approfondii il bacio, leccandogli le labbra, e gli misi le mani sotto la maglietta.

“Bella.”

Ecco, questo era proprio così tipico. Fermarmi sul più bello. Lo faceva sempre anche quando… Anche quando stavamo insieme. Quando era qui.

“Andiamo…” cercai di convincerlo “Tanto è solo un sogno.” gli sussurrai –mugugnai – nell’orecchio, leccandogli il lobo.

Ed era, beh, da tanto, troppo tempo che non facevo un sogno eroticoDovevoapprofittarne.

Edward sospirò. Mise le mani sui miei fianchi ma rimase così, fermo e rigido, mentre io gli esploravo il petto sotto la camicia – e poi osai più giù, mettendogli una mano nei jeans.

“Bella.”

Stavolta la voce era più allarmata del solito.

Mi scostai un po’ dal suo viso per osservarlo. Le pupille erano dilatate – per quanto potessi vedere nella scarsa luce che veniva da fuori. Sembrava seriamente spaventato.

Io, dal canto mio, nonostante l’intorpidimento stavo cominciando a sentire qualcosa. Come un lento risveglio.

Un’onda che aveva iniziato a crescere…

“Seriamente… Quale è il problema?”

Non volevo arrabbiarmi. Non in un sogno del genere. Non se questo era il primo sogno da… Oh, maledizione… Non si sarebbe trasformato in un incubo, vero? Vero?

“Beh, uhm, quello è, è, sei in una zona… Tabù.”

Sembrava terribilmente imbarazzato.

Sbattei le palpebre più volte, cercando di riordinare i pensieri nella mia mente confusa.

“Ta… bù?”

Non avevo tolto le mie mani dai suoi pantaloni, comunque. Non gliel’avrei certo data vinta. Avrei risolto il problema e, poi, avrei continuato a dedicarmi al mio sogno erotico.

“… Non siamo sposati, Bella. Non è, non… Non voglio…”

Scoppiai a ridere. Piano, cercando di ridurre le fitte alla testa.

Non ci potevo credere.

Non ci potevo credete.

“Edward!” esclamai, sottovoce, appoggiandomi sulla sua spalla “Se è per questo, insomma, da quel che ho capito… Non ci sposeremo mai. Tu te ne sei andato.”

Passò un tempo considerevolmente lungo, poi rialzai il viso e lo guardai.

Lui sembrava… Triste. E studiò il mio volto. Alla fine, allungò una mano e mi accarezzò una guancia.

“… Ti farei male in ogni caso.”

“Ma questo è un sogno, Edward.”

“Mh.”

Sospirai.

“Non rovinare il mio sogno con stupide paranoie da inizio secolo. Domani sparirai, e io ho bisogno di questo, adesso. Forse…”

“… Forse?”

“… Forse, se so che riesco sognarti senza star male… Se riesci ad apparire così, reale…” gli presi il viso fra le mani, togliendole dai pantaloni, per sottolineare il concetto “… Magari riuscirei ad accettarlo, pian piano. Andare avanti, smetterla con gli incubi. Vivere.”

Il labbro inferiore di Edward tremò appena. Potevo vedere il suo cervello ragionare, soppesare i pro e i contro – e prima che i contro potessero avere di nuovo il sopravvento, lo baciai ancora.

Non m’importava se i miei muscoli non rispondevano a dovere. Non m’importava se la testa continuava a fare male – non mi sarei lasciata scappare il mio sogno da sotto le dita.

Edward cedette.

Piano, titubante. Insicuro.

Mi chiese di fare da sola. Era un po’ strano, ma lo accettai. Lui rimase sdraiato sul letto, ad occhi chiusi, cercando di trattenere qualcosanell’immobilità – forse la forza, forse la furia, forse la passione.

Aveva paura di farmi male, mi disse. Aveva pausa di svegliare Charlie e di distruggermi i mobili – risi a quei commenti, come avrebbe potuto? Eravamo in un sogno…

Aveva paura di abbandonarsi, di lasciarmi lividi sul corpo. Sembrava così serio, mentre lo diceva.

Lo spogliai e mi spogliai. Lo baciai, percorsi tutto il suo corpo con le mie mani e le mie labbra.

‘Colsi la sua virtù’, come disse lui. In effetti, essendo io vergine, sentii dolore e vidi sangue, all’inizio. Rimasi leggermente sconcertata – leggermente impaurita, guardandolo in volto, ma lui non mosse un dito, né in generale diede segno di volermi mangiare – ma non me ne curai più di tanto.

Lo amai.

Con tutta me stessa, in un modo che non avevo concesso a nessuno.

Cercai di imprimergli sulla pelle il mio bisogno di lui – torna, torna, torna… – e presi qualcosa per me stessa.

Alla fine, sorridente e soddisfatta, con il mal di testa che scemava e i muscoli che si rifiutavano di obbedire, mi accasciai su di lui.

Mi svegliai la mattina dopo nel mio letto, con il pigiama addosso e pulita, come se nulla fosse successo.

Eccetto che sentivo ancora la presenza fantasma di lui dentro di me.