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(Se in mezzo alle strade) Piovesse il tuo nome

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Ci vuole meno del previsto perché il suo proposito di tenersi i vestiti addosso cominci a vacillare, perché non c'è modo di infilare quattro mani sotto una maglietta e farla restare al suo posto troppo a lungo, e Giuliano ride di quel mucchietto di stoffa bagnata incastrata sotto le braccia di Francesco, scivolata così in alto e così in fretta che è come se non ci fosse più, e poi prende un lembo della manica tra i denti e tira, come un cucciolo alle prese con un giocattolo nuovo. Ride anche Lorenzo, allora, e cerca delicatamente l'orlo della maglietta con le dita e gli occhi di Francesco con i propri.

"Possiamo?" gli sussurra, e Francesco un po' vorrebbe ridere anche lui e un po' vorrebbe dargli un pugno, perché sa benissimo che se dicesse di no Lorenzo non insisterebbe - e Lorenzo sa benissimo che non glielo dirà, che la sua pelle ha sete delle loro mani e Francesco ha troppa voglia di farsi toccare.

Decide di limitarsi ad annuire, giusto perché almeno la soddisfazione di sentirgli dire di sì a voce alta non gliela vuole dare, ma per una volta Lorenzo sembra non farci nemmeno caso; sembra scivolargli tutto addosso come la pioggia sui tetti, come la maglietta di Francesco che viene via di colpo tra le sue dita non appena lui solleva le braccia, e finisce gettata sul pavimento da Giuliano con il sorriso sfacciato di chi si è appena preso una rivincita.

Ci sono somiglianze e differenze tra loro che risaltano agli occhi di Francesco solo ora che vengono accostate, come i colori complementari di un dipinto, e mentre Giuliano lo tocca ovunque con le mani aperte, riempiendosi i palmi di ogni centimetro, Lorenzo lo sfiora con le dita nei punti esatti in cui sa di farlo rabbrividire; mentre Giuliano gli dipinge un succhiotto su un lato del collo, Lorenzo traccia scie bollenti dal lato opposto con la punta della lingua. Ma sono modi diversi di dire la stessa cosa, gesti che parlano della stessa voglia, e nessun gesto sarebbe altrettanto eccitante, da solo, quanto lo è il fatto che lo stiano facendo insieme.

Giuliano lo morde in cima alla spalla, e Lorenzo china la testa per baciargli il profilo della scapola, e Francesco pensa ai suoi pezzi di puzzle, a quelle linee inchiostrate che parlano di lui e anche di loro, e al fatto che a volte nemmeno quelli gli sembrano abbastanza; che vorrebbe ci fosse un modo per far durare ogni segno che gli lasceranno, per averli addosso sempre, anche se tutto questo dovesse finire. Le loro carezze sono un contratto scritto sul suo corpo, ogni bacio e ogni morso portano il loro nome, quel nome che è di entrambi e da cui Francesco non riesce a liberarsi.

Vorrebbe farselo incidere sulla pelle, vorrebbe berlo dalle loro labbra una lettera alla volta.

Giuliano ha la bontà di non insistere oltre e lasciargli addosso almeno i pantaloni, limitandosi a infilarci dentro una mano e succhiando via il gemito strozzato di Francesco non appena le sue dita gli si chiudono intorno; ma a fare lo stesso con i propri non ci pensa nemmeno, e con l'altra mano li strattona verso il basso per farli scivolare a terra, scansandoli con un piede per non averli intorno alle caviglie a dargli noia. Tanto ci sono l'orlo della canotta e le mani di Francesco a coprire quello che c'è da coprire, e anche se non ci fossero sarebbe lo stesso - Giuliano non avrebbe problemi a far vedere il culo a tutta Barcellona, se qualcuno gli desse una scusa per farlo.

Lorenzo infila una mano tra i loro corpi per slacciarsi i jeans e scivolarne fuori quel tanto che basta per potersi premere addosso a Francesco, per fargli sentire quanto è duro attraverso la stoffa bagnata e sottile che rimane a dividerli; gli afferra i fianchi più saldamente, affondandoci le mani e trascinando appena più giù l'elastico dei bermuda, e Francesco gli si preme addosso a sua volta, d'istinto, come farebbe se lo avesse già dentro. Finiscono per strusciarsi l'uno contro l'altro allo stesso ritmo con cui Francesco si spinge tra le dita di Giuliano, nella morsa calda del suo pugno che lo porta più vicino al limite ogni secondo che passa.

Poi qualcosa in cima alle scale sbatte di nuovo, più forte di prima, e questa volta la bestemmia gli rotola fuori dalle labbra prima di poterla trattenere.

Giuliano scoppia a ridere, e non appena Francesco prova a voltare la testa verso l'alto smette di toccarlo e lo afferra per il mento, e lo bacia finché non manca il fiato ad entrambi, finché qualsiasi rumore non annega nell'affanno dei loro respiri. "Ci possiamo fermare, se vuoi" gli sussurra Lorenzo, con un divertimento quasi crudele, e Francesco non sa indovinare se sia per la bestemmia - Lorenzo non se la prende per cose del genere, ma non vuol dire che gli facciano piacere - o solo per il gusto di tormentarlo, ma è comunque tentato di mandarlo a cagare.

Giuliano ride persino più forte. "Che stronzo."

"Stavo solo chiedendo" si difende Lorenzo, senza neanche darsi pena di suonare credibile.

Francesco sbuffa piano e poi volta la testa per guardarlo, e Lorenzo è lì, a un soffio da lui, con quel sorriso storto e bellissimo e quell'innocenza così falsa da prenderlo a schiaffi, gli occhi che brillano e le ciglia ancora imperlate di pioggia. Non c'è modo di resistergli neanche volendo, e Francesco non ricorda di averlo voluto nemmeno per un istante. "No" obietta, sfuggendo dalle mani di Giuliano per voltarsi del tutto e premerglisi addosso, la fronte appoggiata alla sua. "No, ha ragione. Sei uno stronzo."

La sua risata gli si infrange sulle labbra e Francesco la inghiotte come fosse acqua, se ne disseta mentre gli prende il viso tra le mani e si fa scorrere sotto le dita quell'ombra di barba che da qualche giorno gli accarezza mento e guance - merito suo e di Giuliano, questo, dei rasoi che gli hanno sequestrato non appena ha lasciato incustodita la valigia per un attimo e dei modi più o meno sleali con cui lo hanno distratto ogni volta che parlava di comprarne altri; non sono ancora riusciti a convincerlo che dovrebbe portarla sempre, ma contano di arrivarci presto. Piace ad entrambi l'idea che sul viso di Lorenzo ci sia qualcosa di ruvido, di imperfetto, e non solo perché lo rende ancora più bello ma perchè possono sentirla sfregare contro la pelle quando lo baciano, portarne addosso il rossore come un trofeo.

Le dita di Francesco scendono più in basso, si impigliano nella catenina, lottano con i bottoni della camicia fino ad aprirla quasi con la forza. Lorenzo se la lascia togliere senza protestare, perché sa che a Francesco lasciare i propri segni piace tanto quanto avere addosso i loro; sa che si lascia fare di tutto, ma che poi vuole restituire il favore. Si allunga a sfiorarlo alla base della schiena, lì dove l'elastico lascia scoperto il suo punto più sensibile, dove a Giuliano piace toccarlo di nascosto quando sono in giro insieme, dove Lorenzo non manca mai di appoggiare le labbra e la lingua prima di prenderlo da dietro, e per tutta risposta Francesco gli si aggrappa alle spalle e ci affonda contro le unghie, gli nasconde il viso nell'incavo del collo e succhia e morde fino a sentire il suo respiro che accelera, fino a strappargli il primo gemito dalla bocca. E' una sfida contro di lui e contro se stesso e Francesco ci si dedica senza risparmiarsi, perchè non conosce niente di più appagante che sentirlo cedere un istante alla volta.

Si ricorda di controllare che fine ha fatto Giuliano solo quando sente Lorenzo voltare la testa per cercarlo, e soffocare l'accenno di un'altra risata. Alza gli occhi e lo trova accanto a loro, appoggiato di schiena contro il muro, il petto che si alza e si abbassa allo stesso ritmo della mano che tiene tra le gambe, mentre si lecca le labbra senza nessuna vergogna; si accarezza pigramente, con una lentezza che Francesco gli ha visto usare poche volte, come se stesse cercando di prolungare il momento il più possibile.

"Da quando ti piace guardare?" lo prende in giro Lorenzo, e nonostante il tono sia divertito quella nota roca e autoritaria è ancora lì, a far vibrare la sua voce e il respiro di Giuliano, a riempire l'aria di una tensione sottile che crepita tra di loro come elettricità.

"Da quando posso guardare voi."

Lo sanno entrambi che non durerà - che Giuliano non è capace di restare in disparte troppo a lungo, che guardare senza toccare non fa per lui; ma si godono l’attimo, i suoi occhi incollati addosso e il luccichio sulle sue labbra e sotto le sue dita già umide. E forse è per questo - perché c’è Giuliano a distrarlo, come sempre - che Francesco non si accorge della mano di Lorenzo che affonda tra i suoi capelli quasi con noncuranza, dello sguardo lucido e affamato che rivolge a suo fratello e di come solleva appena l’angolo della bocca.

Non se ne accorge finché non è già troppo tardi, finché Lorenzo non lo afferra per la nuca e tira così forte da fargli piegare di colpo la testa all’indietro.

Francesco geme senza nemmeno realizzarlo, di sorpresa e di piacere e di un dolore sottile come una puntura di spillo, ma che gli infiamma ogni nervo e ogni goccia di sangue. Non c’è spazio per altro tra le sue percezioni che non sia la tensione dei muscoli, la presa sicura di quelle dita che lo tengono fermo come un'ancora, la consistenza soffice della lingua di Lorenzo che gli percorre il collo in un’unica carezza languida, dalla base della gola fino al mento.

Sei nostro.

Registra solo distrattamente il verso strozzato di Giuliano, il rumore sfacciato e improvviso della sua mano che accelera il proprio ritmo; ha appena il tempo di provare a voltarsi, di incrociarne lo sguardo mentre inarca la schiena e si tocca per loro senza più trattenersi, prima che Lorenzo gli faccia riabbassare la testa e si riprenda la sua bocca, chiudendogliela a metà di un respiro. Se lo attira addosso con entrambe le mani, quella che ancora gli stringe i capelli e quella che è scivolata appena sotto la curva di una natica, e sorride della foga di Francesco, dei movimenti sconnessi con cui cerca di placare la propria voglia. Lorenzo è attento e metodico persino ora, invece, e Francesco odia quel barlume di coerenza che ancora gli brilla negli occhi - almeno fino a quando non lo sente trascinare entrambi contro il muro e guidargli il bacino verso il suo per fargli trovare l'angolo giusto, la frizione perfetta della quale possono godere insieme.

Giuliano, come previsto, non resiste ancora per molto lontano da loro. Scivola di nuovo alle spalle di Francesco, premendosi contro di lui come quando erano ancora in strada, rubandogli lo spazio come se ogni millimetro d'aria che li separa fosse di troppo. Francesco sa quanto sia vicino anche senza vederlo, lo sa per il modo irrequieto in cui si muove non appena ricomincia a toccarsi, per il fiato che gli solletica la pelle sempre più umido e veloce; lo sa perché, realizza d'improvviso, sa che suono ha l'orgasmo di Giuliano e che suono ha quello di Lorenzo, in cosa sono diversi e in cosa sono uguali.

Prova a spostare una mano, a infilarla alla cieca dietro di sé per aiutarlo, ma Giuliano ride e la ferma, e la riporta dov'era. "Faccio da solo" sussurra, e a Francesco il suo rifiuto sembra strano, perché Giuliano è un ingordo e non rifiuta mai quel che gli viene offerto; ma poi capisce che non lo sta facendo per generosità ma solo perché vuole venirgli addosso, e vuole che Francesco lo senta, e vuole decidere quando e dove e cosa fargli sentire. Anche Lorenzo deve averlo capito, perché sorride in quel modo che stringe ogni volta lo stomaco di Francesco, e gli afferra di nuovo i fianchi per tenerlo fermo. Francesco inspira tra i denti mentre Giuliano si sporge accanto al suo orecchio, deciso a non fargli perdere un suono né un respiro, e geme forte come se la mano che lo tocca fosse la sua.

Gli viene sulla schiena sporcandolo di gocce calde che si mescolano a quelle ancora aggrappate alla sua pelle, e scivolano in basso fino a perdersi tra la stoffa bagnata.

La pioggia si è fatta più silenziosa, un rumore bianco di sottofondo che sembra provenire da un luogo infinitamente lontano, e Francesco non saprebbe dire se sia perché il temporale si è placato o perché a sommergerlo ci sono gli ansiti di Giuliano che si acquietano pian piano, il fruscio dei vestiti che se fosse meno testardo si sarebbe già tolto per sentire l'erezione di Lorenzo contro la sua senza più nessuna barriera. E' che a volte gli fa paura, la facilità con cui riescono a fargli cambiare idea, il modo che hanno di fargli mettere in discussione qualsiasi cosa, e ha bisogno di aggrapparsi a quel poco che resta per non esserne travolto.

E' che a volte Lorenzo e Giuliano sono troppo, sono tutto, e Francesco non sa cosa fare con loro.

E' vicino anche lui, ora, tanto da sentire il piacere che monta senza nemmeno aver bisogno di essere toccato, limitandosi ad assecondare Lorenzo che continua a strusciarglisi addosso, a tremare sotto le dita di Giuliano che lentamente gli ripuliscono la schiena. Non è ancora abbastanza, però, e Francesco quasi ringhia per la frustrazione, in bilico tra la voglia ostinata di continuare così fino alla fine e quella di avere una mano tra le gambe, non importa a chi appartenga.

"Aspetta" comincia, a corto di fiato. "Non so se ce la faccio così."

"Sì che ce la fai" lo interrompe Lorenzo, la voce bassa e morbida come velluto, e Francesco non può che inghiottire ogni dubbio e seguire quella voce con la stessa fiducia incondizionata con cui la seguirebbe ovunque, ascoltarla mentre gli mormora addosso incitamenti rochi che gli arroventano la pelle e gli fanno ribollire il sangue. Giuliano non dice nulla ma Francesco sa che sta sorridendo, lo sente nella piega delle labbra che gli sfiorano di nuovo l'orecchio, sulla punta della lingua che ne stuzzica il lobo. Le loro mani si intrecciano, gli circondano i fianchi come la prima volta in cui li ha avuti entrambi dentro, come se fossero il prolungamento l'uno dell'altro, ed è quello il momento in cui i confini tra i loro corpi si confondono e i loro colori sfumano e si mescolano, lasciandolo a domandarsi chi sia stato a stenderglieli addosso. "Così, Francesco. Vieni per noi."

E' un sussurro talmente leggero da perdersi nell'aria, ma Francesco non ha bisogno di nient'altro. Viene per loro, tra le loro mani, nel calore soffocante della loro stretta.

Gli ultimi echi del suo orgasmo si spengono sulle labbra di entrambi, nei baci che pretendono prima di lasciarlo andare, come le scintille di una sigaretta schiacciata contro l'asfalto. L'aria sa ancora di loro, odora di sesso e pioggia e sudore, e Francesco se ne riempie il naso e i polmoni mentre riapre gli occhi appannati dal languore, e mette a fuoco il viso di Lorenzo a un soffio dal suo.

Lo sguardo gli cade in basso, sui boxer umidi e gonfi, e realizza che è l'unico a non essere ancora venuto e che a giudicare da come si tormenta le labbra con i denti dev'essere quasi al limite. Francesco non sta a pensarci troppo su: glieli abbassa quanto riesce, lasciandoglieli aggrappati alle cosce assieme ai jeans, e lo prende in mano.

Lorenzo rovescia la testa contro il muro e sospira piano, a bocca aperta, guardandolo da sotto le ciglia. Per un attimo a Francesco viene in mente di fermarsi, di godersi quell'immagine un po' più a lungo, ma non ha la pazienza che serve a fare cose del genere; non ha quel sadismo di cui gli capita di ritrovarsi vittima - di cui gli piace ritrovarsi vittima - ogni volta che Lorenzo decide di rallentare proprio quando non dovrebbe, di tenerlo in bilico per secondi che sembrano ore prima di lasciarlo venire. Non vuole sprecare il tempo che passa con lui, con loro, perché a volte gli sembra ancora impossibile che questo tempo esista; vuole dare e prendere tutto quello che può, vivere tutto quello che gli stanno offrendo.

Gli occhi di Lorenzo si perdono oltre i suoi, cercano quelli di Giuliano dietro le sue spalle, e Francesco si rende conto che anche da lontano i loro respiri si distanziano di appena un soffio, che si cercano e si trovano come se fossero abituati a farlo. Si rende conto che Giuliano lo sta guardando mentre tocca suo fratello, che Lorenzo si sta facendo guardare, e non è la prima volta che succede e non dovrebbe sembrargli diversa dalle altre, ma il fatto è che non si è mai concesso di pensarci troppo.

E invece adesso ci pensa, e immagina cosa succederebbe se non ci fosse lui in mezzo a loro; immagina Lorenzo e Giuliano stretti l'uno all'altro a respirarsi addosso, immagina quei respiri diventare gemiti, e nomi sussurrati, e frammenti di parole schiacciati tra le loro bocche. E' passato troppo poco tempo perché quel pensiero possa eccitarlo come farebbe in un altro momento, ma Francesco lo sente comunque mordergli lo stomaco, sciogliervi dentro un calore che è la promessa di qualcosa che sembra sempre meno una fantasia e sempre più una realtà.

C'è una calma insolita nel modo in cui Giuliano scivola via di nuovo, posando un bacio sulla spalla di Francesco e lasciandolo a rimpiangere il calore del suo corpo contro la schiena, e si riprende il suo posto accanto al muro; e c'è un'attenzione tutta particolare nel modo in cui la sua fronte e le sue labbra si appoggiano a quelle di Lorenzo, congiungendosi come due metà speculari di una figura sola. "Manchi solo tu" gli sussurra, con una punta di divertimento.

"Sì?" ride Lorenzo, affannato. "Datevi da fare, allora."

Giuliano gli nasconde il viso nell'incavo del collo e per un attimo Francesco crede di sentirlo mormorare qualcos'altro, qualcosa che non riesce a capire; Lorenzo si limita a scuotere appena la testa, in un gesto che potrebbe essere una risposta o solo frutto di quell'esasperazione affettuosa che sembra essere la sua costante quando è intorno a suo fratello. Però la mano di Giuliano non si unisce a quella di Francesco, non tocca Lorenzo come è evidente che vorrebbe fare. Risale il suo petto e gli si appoggia al cuore, con una dolcezza che non sembrerebbe nemmeno da lui se non fosse per le dita che quasi gli tremano, che si arcuano come se volesse strapparglielo via per sentirlo pulsare nel proprio palmo; e si acquietano solo quando Lorenzo gli copre la mano con la propria, quasi a ricordargli che non ha bisogno di farlo, che tanto è suo anche se resta dov'è.

Francesco non sa ancora cosa pensare, è vero, ci sono troppi tasselli che gli mancano, ma tra loro è letteralmente una questione di sangue e lo ha capito d'istinto che non può essere semplice, non può essere tranquilla; che dev'essere complicata come lo sono entrambi, come lo è qualsiasi cosa riguardi la loro famiglia, e tenera e feroce come il bacio che si scambiano adesso, lasciandolo a guardarli con il fiato più corto di un attimo prima.

Giuliano si scosta solo per tornare dov'era, per scendere a torturare il collo di Lorenzo come ha già fatto Francesco e succhiarne la pelle tra le labbra fino a lasciarla umida e arrossata, senza curarsi di dove lo sta marchiando o di chi potrebbe vederlo. Lorenzo volta il viso dal lato opposto, gli concede lo spazio per fare quello che vuole e intanto cerca la bocca di Francesco, si lascia invadere dalla sua lingua mentre la mano che lo tocca stringe un po' più forte, si muove un po' più veloce. Francesco nota con la coda dell'occhio le dita di Giuliano spostarsi pigramente, quasi senza farsi sentire, e il suo sorriso anticipa di un istante il gemito soffocato di Lorenzo quando gli prende un capezzolo tra pollice e indice.

"Così?" soffia Giuliano al suo orecchio, la voce che persino ora ha il sapore di una presa in giro.

Lorenzo prova a ridere di nuovo, ma è distratto dalle carezze ruvide di Francesco, da quelle sfrontate di Giuliano, e la sua risata diventa un ansito roco che rimbomba quasi troppo forte nello spazio piccolo e silenzioso che li circonda. "Così" conferma, trattenendo le parole per fare meno rumore possibile, mordendosi le labbra di riflesso fino a renderle ancora più rosse e più lucide. Francesco si impone di non mordergliele a sua volta solo per poterle guardare, per ammirare lo spettacolo che è Lorenzo mentre gode per loro. "Così, ci sono."

Lo accompagna con le dita fino alla fine, lasciandoselo venire sulla mano, staccandogli gli occhi di dosso solo per cercare quelli di Giuliano e dividerne l'immagine con lui.

Lorenzo sospira di nuovo e se li attira entrambi contro mentre riprende fiato, come se avesse bisogno di loro per trovare aria; si volta per sfiorare la guancia di Francesco con un bacio lieve, quasi distratto, e Francesco trattiene a stento una risata perché è così da Lorenzo, ringraziare qualcuno per una sega con un bacio sulla guancia. Giuliano si allunga quel poco che basta a raggiungere un punto qualsiasi della schiena di Francesco, a curvare possessivamente una mano attorno alla sua vita e chiudere quel cerchio in cui ci sono solo loro, in cui non si può neanche immaginare di stare vicini senza toccarsi. Ma si può stare in silenzio a sorridersi e a far scontrare i respiri, a strusciare la punta del naso l'uno contro l'altro fingendo che sia per sbaglio, e sapendo non lo è.

Francesco prende aria a sua volta, lentamente, e pensa che sta bene. Sta bene in questo posto, a condividere con Lorenzo e Giuliano questo ritaglio di spazio che chiude fuori il resto del mondo, senza sapere dove finisce il suo corpo e dove cominciano i loro. Sta bene dentro questo istante, così bene da desiderare che non finisca.

Si guarda la mano ancora sporca senza avere un'idea precisa di cosa farne; vorrebbe portarsela alla bocca, vorrebbe farsi guardare mentre si succhia le dita e assaggia il sapore di Lorenzo sulla lingua, ma questo è il genere di cosa che potrebbe fare Giuliano, che a Francesco riuscirebbe solo con abbastanza alcool in corpo e forse nemmeno allora. Si limita a scuoterla piano e a passarsela sui bermuda, che tanto ormai sono ridotti a un disastro e di certo non sono più bagnati di quanto lo fossero prima - o magari sì, ma può sperare che là fuori nessuno se ne accorga.

Lorenzo segue i suoi movimenti con un sorrisetto divertito. "Almeno sono serviti a qualcosa" commenta.

Giuliano ride e traccia il bordo dell’elastico con un dito. "Guarda che appena torniamo a casa te li tolgo" lo avverte, piegandosi fino a sfiorargli il collo con le labbra. "Te lo giuro, Cesco, non ti faccio neanche chiudere la porta."

Ma Francesco smette di ascoltarlo prima che sia arrivato alla fine della frase, perché c'è qualcosa nel modo in cui Giuliano dice casa che ferma il suo cuore a metà di un battito, e per un attimo non c'è verso di farlo ripartire. Per un attimo riesce a pensare soltanto al letto che fin da subito è diventato di tutti e tre, e a quanto poco ci abbiano messo a trovare il modo perfetto di incastrarcisi; al tavolo dove fanno colazione ogni mattina, alle loro gambe che si sfiorano mentre sono seduti e alle tazze poggiate accanto al lavandino; alle quattro mura che racchiudono quei pochi metri quadri che non rivedranno mai più, a quanto siano uguali e diverse da quelle sempre troppo sottili che dividono la sua stanza da quelle dei suoi coinquilini, e da quelle spesse e gelide che l'hanno visto crescere. Per un attimo la verità gli brilla davanti agli occhi con una chiarezza che quasi lo acceca, e la verità è che casa non è un posto. Casa non è Barcellona, e non è Roma, e forse non è nemmeno Firenze.


(Casa sono Lorenzo e Giuliano, ma Francesco non ha ancora ben chiaro come fare a tornarci, né ha idea di quanto tempo ci vorrà.)