Actions

Work Header

(Se in mezzo alle strade) Piovesse il tuo nome

Chapter Text

Giuliano se li trascina dietro entrambi, questa volta, la mano di Lorenzo nella sua e quella di Francesco in quella di Lorenzo, un po' correndo e un po' camminando e un po' ridendo senza nessuna ragione, lungo una stradina che sembra non finire mai. Non incrociano nessuno a parte qualche passante sorpreso in giro dal temporale come loro - due ragazze che lanciano strilli da sotto una giacca usata come ombrello, un gruppo di bambini che sembrano godersela un mondo, ma non sono che macchie di colore che appaiono e scompaiono ai limiti del loro campo visivo. Francesco è più concentrato sul riuscire a non cadere di faccia sull'asfalto bagnato, in realtà, e sul cercare di capire dov'è esattamente che Giuliano li sta portando.

Non che saperlo farebbe una qualche differenza, visto che è evidente che né lui né Lorenzo a questo punto sarebbero in grado di opporsi, ma è una questione di principio.

"Di qua!" lo sentono annunciare alla fine, davanti al portone di una palazzina apparentemente uguale alle decine di altre che hanno già passato. Giuliano lo spinge con una mano e il portone si apre senza sforzo, e nonostante qualsiasi possibile dubbio nessuno dei tre aspetta un istante ad infilarcisi dentro. L'atrio è piccolo, e a Francesco ricorda quello di certi condomini di Roma che ha visitato quando cercava casa per l'università: i muri un po' malridotti, una fila di cassette della posta appese a una parete e una sola rampa di scale che porta verso i due o tre piani superiori, e il portone che, a quanto pare, non si chiude nemmeno del tutto.

Si ferma a guardarli per un attimo, tutti e due col fiato corto e i vestiti ormai zuppi d'acqua tanto quanto i suoi - Giuliano che vive nei pantaloncini del costume fin da quando sono atterrati, e l'unica cosa che si è degnato di mettersi addosso oltre quelli è una delle sue canotte da tamarro piene di colori che fanno a cazzotti tra loro, Lorenzo che sfoggia con una disinvoltura invidiabile un paio di vecchi jeans tagliati appena sopra il ginocchio e una camicia bianca a maniche corte che addosso a lui, per qualche misterioso motivo, riesce persino a non sembrare troppo ridicola. Francesco ha su un paio di bermuda chiari e la prima maglietta che ha trovato in valigia che non fosse irrimediabilmente nera - è verde scuro, d'accordo, ma è già qualcosa - e se avesse saputo che non c'era il sole non si sarebbe nemmeno sforzato di cercarla.

"Ma che posto è?" ride Lorenzo, scuotendo via la pioggia dai capelli. "Conosci qualcuno che abita qui?"

Giuliano posa lo zaino a terra e lo guarda con aria furba. "No. Ma so che quelli che ci abitano non ci sono, a quest'ora."

"E chi te l'ha detto?"

"Un amico" ribatte, vago, e adesso tocca a Francesco ridere, perché l'immagine di Giuliano che molesta il ragazzo dei souvenir per farsi dire qual è il miglior posto in zona per imboscarsi è già abbastanza ridicola di suo, e l'idea di esserne stato geloso tutto ad un tratto sembra esserlo quasi altrettanto. Lorenzo gli lancia un'occhiata metà divertita e metà perplessa, e Francesco scuote la testa e agita una mano per fargli capire che sarebbe troppo lungo da spiegare e che glielo racconterà più tardi, cosa ha fatto quel cazzone di suo fratello.

Non è la prima volta che succede, che basti loro così poco per capirsi al volo quando si tratta di Giuliano; c'è questa specie di accordo non scritto, tra lui e Lorenzo, per cui possono anche essere incapaci di dirgli di no, possono anche lasciargli fare quello che vuole, ma nessuno dei due smette mai di tenerlo silenziosamente d'occhio. Non serve a molto, la maggior parte delle volte, e Francesco non ha ancora ben chiaro se la loro sia possessività, se sia istinto di protezione o semplice buonsenso; ma è così, ed è una delle tante cose a cui si sta abituando.

Giuliano, ovviamente, di tutto questo non si preoccupa nemmeno un po'. Quello che fa invece è allacciare le braccia al collo di Francesco con lo stesso sorriso con cui li ha convinti a seguirlo, e prendersi la sua bocca con la stessa semplicità, lo stesso spensierato entusiasmo.

Francesco gli passa le proprie attorno alla vita e risponde prima ancora di poterci pensare, perché baciare Giuliano è sempre stato così, gli è sempre venuto naturale anche quando non avrebbe dovuto esserlo, anche quando erano le prime volte e l'idea di baciare un altro ragazzo non l'avrebbe nemmeno considerata se quel ragazzo non fosse stato lui; e prima ancora di poter anche solo immaginare di dire qualcosa Giuliano fa un passo in avanti, e Francesco è costretto a farne uno indietro per non cadere, ed è un miracolo che riesca a finire con la schiena contro il muro senza andarci completamente a sbattere.

Ridono entrambi, uno nella bocca dell'altro, e Francesco vorrebbe avere la presenza di spirito necessaria per avvertirlo che se Giuliano gli rompe la testa lui sarà costretto a rompergli qualche altra cosa, ma Giuliano non gliene lascia il tempo né lo spazio; gli si preme addosso ovunque, dalle labbra al petto ai fianchi, e si ferma solo quando è costretto a riprendere fiato, e solo per ricominciare da capo subito dopo.

Francesco ci mette qualche istante a realizzare che Lorenzo è ancora lì, che ha appoggiato a terra la custodia della reflex accanto allo zaino di Giuliano ed è scivolato silenziosamente di fianco a loro, e adesso li sta guardando. Li osserva con un sorriso dolce e quasi rapito sulle labbra appena dischiuse, ma con occhi voraci che non perdono neanche uno dei loro movimenti, come se Francesco e Giuliano fossero uno spettacolo riservato solo a lui. Ed è davvero così, perché a Lorenzo piace guardarli - Francesco l'ha imparato la prima notte, mentre veniva nella bocca di Giuliano con gli occhi incatenati ai suoi - tanto quanto a loro piace farsi guardare, e c'è una complicità tutta nuova nel modo in cui lui e Giuliano spiano le sue reazioni da sotto le ciglia e poi tornano a sospirarsi addosso, con la consapevolezza di non essere soli a stringere loro lo stomaco.

Lentamente, con una delicatezza che contrasta con la foga crescente dei loro baci, Lorenzo solleva una mano e la appoggia dietro il collo di Giuliano. Gli spinge la testa contro quella di Francesco con calma studiata, come se ora a dirigere lo spettacolo fosse lui, e poi gli tira piano i capelli per farlo ritrarre, e Francesco riesce ad avvertire il momento esatto in cui il respiro di Giuliano si increspa, in cui le sue labbra gli sfuggono solo per farsi trovare di nuovo, e la carezza morbida della sua lingua diventa il riflesso di quello che Lorenzo vuole che faccia.

Poi qualcosa - una porta, una finestra o chissà che altro - sbatte d'improvviso con un rumore sordo, da qualche parte in cima alle scale, facendoli sobbalzare tutti e tre.

Francesco sembra rendersi davvero conto solo in quel momento di cosa stanno facendo e di dove sono - non in mezzo alla strada, è vero, ma dove chiunque potrebbe entrare come sono entrati loro, o uscire di casa e trovarseli davanti. "E se il tuo amico ti ha detto una balla?" domanda, con il fiato corto.

Giuliano si stringe nelle spalle. "Vuol dire che avranno qualcosa da guardare."

Lorenzo appoggia la fronte contro la tempia di Francesco e sbuffa via una risata soffice e rassegnata, e Francesco chiude gli occhi e rivolge una fantasiosa serie di bestemmie mentali all'indirizzo di qualsiasi divinità ci sia in ascolto. Li riapre soltanto per lanciare uno sguardo furtivo verso l'alto, dove il pianerottolo si congiunge con la rampa di scale successiva, cercando di cogliere qualche altro rumore. "Se c'è qualcuno di sopra" li avverte "io i vestiti non me li tolgo."

È ovvio che lo sapeva, quando si è lasciato trascinare via dalla piazza, che è così che sarebbe andata a finire: ma pensava a qualcosa di veloce, e discreto, e che magari non rischiasse di farli ritrovare nell'equivalente spagnolo di una questura. Nonostante sia un rischio che ha corso spesso, a Francesco l'idea di farsi beccare con le mutande calate non è mai sembrata granché divertente - quelle poche volte che gli è successo con Novella non sono esattamente tra i suoi migliori ricordi, e per fortuna che si trattava di Guglielmo o di Lucrezia e non di qualcun'altro, e il terrore che ha visto riflettersi negli occhi di Lorenzo, un giorno che erano in salotto e la serratura del vecchio portone di villa Medici è scattata all'improvviso, potrebbe finire tranquillamente nella lista di quelli peggiori.

Giuliano, neanche a dirlo, di problemi del genere non se ne è mai fatti. "Mica ti tirerai indietro adesso, Cesco?" domanda, indignato.

"Mica è stata un'idea mia."

"Ma sei serio?"

Francesco sospira. "Non mi tiro indietro. E' solo che vorrei non far vedere il culo a tutta Barcellona, magari."

"Non ha tutti i torti" commenta Lorenzo senza scomporsi.

"E dai, ma vi siete messi d’accordo?" sbotta Giuliano, e tanto per ribadire il punto accenna con la testa verso lo zaino rimasto sul pavimento, togliendo a Francesco qualsiasi dubbio gli fosse rimasto su quello che ha in mente. Avrebbe dovuto ricordarselo prima, che è più probabile che Giuliano esca senza chiavi o senza soldi piuttosto che senza preservativi. "Che problema c’è? Ho portato tutto quello che serve!"

Lorenzo arriccia le labbra, fingendo un'indecisione che Francesco sa benissimo che non prova - perché Lorenzo ascolta sempre le opinioni di tutti, ma quasi mai le prende davvero in considerazione - e appoggia una mano sul fianco di Giuliano, in un gesto che ad occhi estranei potrebbe persino passare per innocente; ma Francesco può immaginare anche senza vederlo il modo in cui le sue dita si allungano a cercare il calore della pelle sotto la stoffa, può quasi sentire i brividi leggeri che quel tocco si lascia dietro come se quella pelle fosse la sua. Francesco ci si è perso, sotto le dita di Lorenzo, e lo sa di quanti danni sono capaci. "Magari lo teniamo per dopo" suggerisce. "Non è l'unica cosa che possiamo fare."

"Che palle."

"Giuliano" lo ammonisce Lorenzo, più divertito di quanto vorrebbe, e si sporge per chiudergli la bocca con un bacio che quasi non lo è - è un tocco così leggero da sembrare quasi casuale, un ordine sussurrato in punta di lingua assieme al suo nome, che gli scivola sulle labbra solo il tempo necessario a farlo tacere. "Dopo."

C'è una nota morbida e roca nel suo tono, nel modo in cui ripete quell'unica parola quasi accarezzandone le sillabe; ma c'è anche la sicurezza di chi non ammette repliche, di chi è convinto di essere nel giusto, e Francesco sa anche questo - sa quanto Lorenzo sia bravo a usare quel tono per sgretolare le difese di chiunque abbia intorno, per farsi adorare anche quando si avrebbe voglia di odiarlo.

"Siete due cagasotto" fa presente Giuliano, la voce che raschia appena contro il fondo della gola.

Lorenzo ride ancora e gli morde il mento, traccia con la bocca una linea umida lungo la mandibola fino ad arrivare accanto al suo orecchio, e lascia salire la mano dal fianco alla schiena. "Fai il bravo" sussurra.

Giuliano chiude gli occhi, prende aria come se d'improvviso tutta quella che aveva nei polmoni fosse sparita, e poi cede e la rilascia in un sospiro sottile. La sua resa la porta scritta sul viso, nell'espressione che gli addolcisce i tratti, nel modo in cui si tende verso il tocco di Lorenzo come se fosse l'unica cosa che esiste, come se Giuliano stesso non esistesse più se non nel punto esatto in cui Lorenzo lo sta toccando.

Se anche Francesco volesse smettere di guardarli - e non vuole - non avrebbe nessuna speranza di riuscirci.

Si ritrova a pensare a troppe cose nello spazio di un istante - che lui è riuscito tante volte a far sospirare Giuliano, toccandolo in tanti posti e in tanti modi diversi, ma mai a ridurlo così; che Lorenzo ci riesce solo un gesto, con una manciata di parole, e allora forse Francesco non è l'unico a gravitargli intorno, forse l'orbita di Giuliano è più nascosta, più irregolare, ma anche lui non ha idea di come fare ad uscirne; che magari è dell'uno o dell'altro che dovrebbe essere davvero geloso e invece non lo è, non ci riesce proprio ad esserlo, e a quello che è ci penserà quando saranno tornati.

"Va bene" concede Giuliano alla fine, con una smorfia imbronciata che li fa sorridere entrambi; ma non dura che un attimo, perché quello successivo sta di nuovo sorridendo anche lui e baciando Francesco come se a questo punto gli spettasse di diritto, come se almeno questo non potesse negarglielo.

Lorenzo approfitta della sua distrazione, dell'attimo in cui Francesco si perde sotto le labbra di Giuliano, per lasciare andare suo fratello e cercare lui, appoggiandogli quasi distrattamente una mano tra le scapole. Lo spinge in avanti con la stessa gentilezza che riesce sempre a fargli ottenere quello che vuole, la stessa sottile volontà di comando nascosta sotto la calma dei suoi gesti, insinuandosi tra lui e il muro alle sue spalle; e gli scivola dietro fino ad avere il petto contro la sua schiena e le mani attorno ai suoi fianchi, fino a che Francesco non può più scappare.

"Però dopo" aggiunge Giuliano, sporgendosi come per sussurrargli un segreto, ma assicurandosi che anche Lorenzo possa sentirlo, "dopo sei nostro, capito?"

E forse in un altro momento Francesco riderebbe di quelle parole, le considererebbe nient'altro che una battuta spaccona fatta giusto per darsi un tono; ma adesso tutto quello che gli esce dalle labbra è un verso strozzato che si perde da qualche parte in mezzo ai loro respiri, e tutto quello che riesce a pensare, in uno sprazzo di lucidità che gli fa formicolare la pelle e gli accellera i battiti, è lo sono già.

Chiude gli occhi e si lascia andare al brivido di essere stretto tra due diversi corpi, intrappolato tra l'abbraccio solido di Lorenzo e la bocca esigente di Giuliano e le mani di entrambi che si fanno strada sotto i vestiti. E' una sensazione nuova, che non ha ancora avuto il tempo di diventare abitudine, e proprio per questo è così eccitante da essere quasi dolorosa - anche se non saprebbe dire, dopotutto, se sia la novità a farlo sentire così o se semplicemente siano loro.

Per tutta risposta le parole di Novella gli tornano in mente d'improvviso, e l'eco soffice della sua risata nella testa di Francesco suona quasi come una maledizione.

Qualsiasi cosa si chiami Medici.

Se lo è chiesto più di una volta, del resto, se non lo sia davvero; se qualcuno con un senso dell'umorismo davvero di merda non abbia maledetto lui e la sua famiglia tanto tempo fa, costringendoli tutti, in un modo o nell'altro, a desiderare qualcosa che porta lo stesso nome. E forse è stata proprio l'ossessione di suo zio, quell'odio cieco che non ha mai mancato di sbandierare ai quattro venti ad ogni occasione, a spingere lui e Guglielmo nella direzione opposta, ed è una fortuna che finora siano stati così bravi a mantenere ciascuno il proprio segreto; perché se Jacopo sapesse di Bianca, o di Lorenzo e Giuliano, se sapesse che fine ingloriosa ha fatto la sua crociata di una vita intera, Francesco non riesce a immaginare cosa sarebbe in grado di fare.

Adesso, però, Jacopo non c'è. Adesso Firenze è così lontana da sembrare quasi un altro mondo, e persino Barcellona si è ridotta alla lama sottile di luce che filtra attraverso il portone e al suono costante della pioggia, spezzato solo a tratti dalle voci e dai passi affrettati di qualcuno che corre via dall'altro lato della strada. Tutto il resto è solo penombra, e calore, e fiato umido che riempe l'aria.

Tutto il resto sono Lorenzo e Giuliano, e per un attimo Francesco si sente come la prima sera sulla pista della Terrrazza, nonostante lì fossero in mezzo alla folla e qui siano lontani da tutti: come se potesse avere qualunque cosa, e allo stesso tempo non avesse più niente da cercare.