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(Se in mezzo alle strade) Piovesse il tuo nome

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Barcellona, a quanto pare, è bella anche quando il sole non c'è.

Non si sogna nemmeno di essere un po' meno calda, questo no, e l'umidità appiccicosa dell'aria farebbe venir voglia a Francesco di strapparsi via i vestiti e farsi una doccia perlomeno ogni ora. Non che gli manchino le ragioni per fare entrambe le cose, non dopo la prima notte di vacanza, ma questa è un'altra storia - e non è il genere di storia alla quale pensare in pubblico, seduto ai bordi di una piazzetta talmente scollegata da qualsiasi itinerario turistico che sulle loro guide non è nemmeno segnata, e che proprio per questo, incorniciata dal cielo pieno di nuvole e dalla luce bianca e accecante del pomeriggio, sembra quasi un posto fuori dal mondo.

E' stato Lorenzo a trovarla e a trascinarli lì, ovviamente, perchè sia mai che perda un'occasione per fare l'alternativo del cazzo, ed è sempre lui che ha insistito per fermarsi un po' e dargli il tempo di fare qualche foto prima di rientrare. Giuliano ha alzato gli occhi al cielo ma si è arreso quasi subito, e Francesco ha deciso che la cosa migliore da fare era andare in cerca di un bar e di qualcosa da bere.

Si sta bene, dopotutto, con una lattina gelata in mano e senza il sole che picchia sulla testa, a guardare Lorenzo che guarda dentro la sua reflex come se ci vedesse qualcosa di misterioso, e cerca l'angolo perfetto per scattare come se il mondo visto attraverso le lenti dovesse rivelargli qualcosa. E magari è davvero così, perchè Lorenzo ci vede sempre qualcosa di più, nel mondo, nelle persone, in ogni cosa che lo circonda, qualcosa che nessun'altro è in grado di vedere.

Giuliano, dal canto suo, si è infilato nell'unico negozio di souvenir dei dintorni - una di quelle botteghe che sembrano ferme a cinquant'anni fa, con la pietra lasciata a vista sui muri e aria condizionata neanche a parlarne - da almeno dieci minuti, e ancora non accenna ad uscirne.

Francesco lo tiene d'occhio attraverso la porta, lasciata aperta per attirare i turisti e per cercare di far entrare almeno un filo d'aria, e non sa se essere più divertito dai suoi tentativi di tenere a bada la proprietaria - una nonnina deliziosa alta la metà di lui, con i capelli bianchissimi e la pelle bruciata dal sole di troppe estati, che lo ha chiaramente adottato nel momento in cui ha varcato la soglia - o dalla quantità di roba che sta ammucchiando sopra il bancone. Tra le altre cose è abbastanza sicuro di distinguere un paio di terribili calamite in gesso dipinto, di quelle che sua madre odia ma continua ad attaccare lo stesso al frigo solo per amore dei propri figli, e una monografia illustrata di Gaudí che costerà probabilmente il doppio di tutto il resto e farà senz'altro la felicità del suo amico Sandro.

Mentre i suoi acquisti vengono diligentemente incartati uno per uno, Giuliano attacca bottone con il ragazzo alla cassa - nipote, forse, o lavorante stagionale; avrà poco meno della sua età, riccioli neri che gli incorniciano il viso e l'aria cordiale ma timida. Lo spagnolo di Giuliano è fermo alle cinque parole scarse che ha imparato nei giorni passati, e per il resto comunica ancora a gesti e in un miscuglio di italiano, inglese e toscano che il più delle volte non ha senso nemmeno per sbaglio, ma non sembra essere un problema - né per lui né per il ragazzo, a cui bastano qualche parola e un sorriso per dimenticare la timidezza e lasciarsi prendere dalla conversazione.

Niente sembra essere un problema per Giuliano, niente sembra riuscire a impedirgli di allungare la mano e afferrare quello che vuole nell'esatto istante in cui lo vuole, e chiedere e insistere fino a trovare il modo di ottenerlo. Francesco ne è sempre stato ammirato, fin da prima ancora che Giuliano decidesse che quello che voleva era lui. Ha la sensazione che anche Lorenzo lo sia, a suo modo, forse perché è qualcosa che non gli capita così spesso; perché Lorenzo non ha bisogno di chiedere, il più delle volte, a Lorenzo basta esistere, e chiunque gli sia abbastanza vicino non può che venirne attratto e cominciare a ruotargli intorno.

Francesco si è ritrovato tra le loro mani, nella loro orbita, senza sapere bene come - e quel che è peggio è che non ha nessuna idea di come fare ad uscirne.

Giuliano si china in avanti e domanda qualcosa a bassa voce, evidentemente in cerca di un'informazione ben precisa, e Francesco si fa più attento. All'inizio il ragazzo si limita a guardarlo con perplessità, poi Giuliano cambia espressione e aggiunge qualcos'altro, e lui scoppia a ridere e annuisce, sporgendo un braccio verso il lato opposto della piazza e muovendo la mano per dargli indicazioni. Non riesce a capire di più, tra la distanza e il viavai che copre il loro gesticolare, ma quando Giuliano ha quell'espressione lì di solito sta parlando di bere o di scopare o di entrambe le cose, e Francesco scuote la testa e distoglie lo sguardo perchè sta cominciando a sentirsi un po' meno ammirato e un po' più geloso, e non gli va di ricordarsi che non è nella posizione giusta per esserlo.


(Novella, in effetti, ha reagito con tutta la tranquillità del mondo quando le ha detto che sarebbe partito con Lorenzo e Giuliano.

Non gli ha tirato addosso né oggetti né bestemmie e non ha nemmeno cercato di fargli cambiare idea, e non è che Francesco si aspettasse necessariamente una di queste cose - dopo tutto questo tempo non sa ancora bene cosa aspettarsi, quando si tratta di Novella - ma nonostante la sua scarsa esperienza in fatto di donne è abbastanza sicuro che non è così che sarebbe dovuta andare la conversazione. Non sono mai stati una di quelle coppie appiccicate con la colla e incapaci di muovere un passo separatamente, ma sono pur sempre dieci giorni in meno che passano insieme, e Novella è troppo intelligente per non aver capito da un pezzo come stanno le cose, e Francesco tiene troppo a lei, e a un certo punto dovranno per forza parlarne come si deve, di tutto questo.

Fino ad ora, però, è successo soltanto che Novella l'ha guardato per un attimo, giocherellando con la cannuccia dentro il suo aperitivo, e poi si è stretta nelle spalle come se fosse una cosa di nessuna importanza. "Allora magari ne approfitto e salgo a Venezia a trovare i miei, mentre sei via" ha proposto. "Almeno mi tolgo il pensiero."

"Mi dispiace" ha borbottato lui, perchè gli è sembrata comunque la cosa più giusta da dire. "Sono uno stronzo."

Novella ha riso appena e l'ha guardato di nuovo, più a lungo e più intensamente, e Francesco ha stretto le labbra e sospirato tra sé perchè davvero, questa cosa di trovarsi invischiato sempre e solo con gente dagli occhi così azzurri prima o poi lo ucciderà. "Non sei uno stronzo, Fra, sei una puttana" ha commentato, divertita. "Sei la puttana di qualsiasi cosa si chiami Medici.")


A riscuoterlo è la prima goccia di pioggia.

Gli cade in mezzo alla fronte in modo quasi comico, e Francesco si sente un po' un imbecille per non aver pensato, nemmeno per un momento, a che cosa viene in genere subito dopo le nuvole. Alla prima seguono rapidamente una seconda e una terza e nel giro di pochi istanti sta effettivamente piovendo, non tanto da essere particolarmente fastidioso ma abbastanza da fargli decidere che magari è il caso di alzarsi e cercare un riparo.

Getta la lattina vuota nel primo cestino che gli capita a tiro e si sposta rapidamente sotto un balcone, a un paio di porte di distanza da quella dal negozio di souvenir, sicuro che Giuliano lo noterà non appena esce; sta per chiamare Lorenzo e dirgli di raggiungerlo, quando si accorge che non è più nell'angolo dove lo ha lasciato poco prima. E' al centro della piazza, invece, e dopo aver riposto la reflex al sicuro nella custodia che porta a tracolla ha alzato lo sguardo verso il cielo, e chiuso gli occhi; la pioggia continua a cadere, sempre più forte, ma a lui non sembra importare.

Se fosse chiunque altro, Francesco lo chiamerebbe lo stesso e gli direbbe di muoversi, invece di restare lì a infradiciarsi come un coglione; ma è Lorenzo, e c'è qualcosa, in lui e in quel momento, che gli toglie il fiato e le parole.

E' nel modo in cui le gocce d'acqua gli cadono addosso, gli incollano i capelli alla fronte e i vestiti alla pelle; è nel sorriso che si fa più ampio ogni secondo che passa, fino a farlo ridere come un bambino, a renderlo il ritratto stesso di una felicità talmente pura da illuminare ogni cosa; è nei suoi occhi, che ora sono di nuovo aperti e abbracciano la piazza e la città e tutto quello che ha intorno, per catturarne la bellezza, la vita, e imprimersela dentro. Ed è tutto così perfetto, così irreale, che Francesco ha l'impressione di essere scivolato in un sogno.

A riscuoterlo, questa volta, è il calore del corpo di Giuliano contro il suo.

Lo abbraccia da dietro e gli appoggia un bacio tra il collo e la guancia, riportandolo alla realtà. "E' bello, vero?" gli sussurra, e Francesco non sa se a farlo rabbrividire siano le sue labbra, o il suo respiro che gli sfiora l'orecchio, o tutto il resto; non sa se stia parlando di Lorenzo, o di loro tre insieme, o di tutto il resto. Sa che non si è mai sentito così e che il cuore rischia di scoppiargli, e per un attimo gli è spaventosamente chiaro perchè Giuliano se la sia presa meno di quanto avrebbe dovuto, quando ha saputo che Francesco andava a letto con suo fratello, e perchè alla fine abbia accettato di dividerlo con lui: perchè Francesco prova le sue stesse cose, perchè può capire. Perchè amare Lorenzo è un'esperienza troppo enorme per poterla fare da soli.

E' solo un attimo, e non ha nemmeno il tempo di realizzare quello che ha appena pensato, di averne paura come dovrebbe, che Giuliano lo ha già preso per mano e se lo sta trascinando dietro, sotto la pioggia. Francesco non ci prova nemmeno a protestare: chiude gli occhi, e si lascia condurre al centro della piazza.

Perchè lì c'è Lorenzo e quindi, per forza, lì è dove devono essere anche loro.

Giuliano lo raggiunge per primo e gli si piazza davanti per reclamare la sua attenzione, con un sbuffo e un sorriso nascosto nella piega esasperata delle labbra; si sfila lo zaino dalla spalla - quello zaino dai colori sbiaditi mezzo distrutto da sei anni di ragioneria, che Francesco conosce per averci visto infilare dentro di tutto tranne i libri che avrebbero dovuto starci - e lo solleva sopra le teste di entrambi, tenendolo con una mano per bilanciarne il peso. Lorenzo ride di nuovo, e Giuliano gli passa la mano libera dietro il collo e lo bacia senza aspettare un altro secondo, ad occhi chiusi e bocca aperta, come il ragazzino che in fondo ancora è; quasi perde l'equilibrio nella fretta di stringerglisi addosso, e Lorenzo lo prende tra le braccia e gli fa piegare la testa per rendere il bacio più profondo, per inseguire la sua lingua con la propria, senza smettere mai, mai di sorridere.

Francesco si ferma a un passo di distanza, trattenendo il respiro. Non sa ancora cosa pensare di questa parte della faccenda, e tantomeno sa cosa gli sembra il caso di dire, e l'unica cosa che può e vuole fare, per il momento, è sentire il cuore che accelera di nuovo e la voglia di avvicinarsi che fa a pugni con quella più sottile e masochista di restare semplicemente a guardarli, e a desiderarli, e a riempirsi di loro fino a non avere posto per nient'altro.

Lorenzo e Giuliano non sembrano d'accordo con l'ultima ipotesi, però, perchè non appena si separano per riprendere fiato si voltano entrambi a cercarlo e se lo attirano contro senza nemmeno chiedere, come se quella distanza fosse intollerabile, come se fino a quel momento fosse mancato loro un pezzo.

A Francesco basta fare quell'ultimo passo per scivolare al suo posto, a riempire lo spazio al loro fianco e quello sotto lo zaino che sta in bilico per miracolo sopra le loro teste, ridendo un po' perchè ci stanno a malapena in due, figuriamoci in tre - e vorrebbe obiettare che come riparo fa schifo e forse sarebbe anche ora di buttarlo, che tanto ormai cade a pezzi e gli anni novanta sono belli che finiti, ma le parole gli muoiono in gola quando Lorenzo gli prende il mento tra le dita per baciarlo, la bocca umida di pioggia e della saliva di Giuliano, e Giuliano si aggrappa alla stoffa della sua maglietta, tirandola quanto basta per scoprirgli la base del collo e schiuderci contro le labbra.

Non c'è nessuno da quel lato della piazza, e probabilmente non c'è più nessuno neanche dietro di loro, ma Francesco ci prova lo stesso a non gemere - solo che non ci riesce, e il suono quasi disperato che gli sfugge si mescola a quello più roco che vibra nella gola di Lorenzo, al mugolio soddisfatto di Giuliano contro la sua pelle, e si perde nel ticchettare quieto dell'acqua che continua a cadere tutta intorno.

Quando riaprono gli occhi, e si guardano, è piuttosto chiaro che stanno pensando tutti alla stessa cosa.

"Rientriamo" decreta Lorenzo, senza fiato, cercando conferma nelle espressioni di entrambi.

Giuliano, però, scuote la testa. "Ci vuole troppo tempo" ribatte, e si riprende lo zaino con uno strattone solo per il gusto di farli ritrovare sotto la pioggia di colpo. Lorenzo e Francesco si guardano, e poi guardano Giuliano, e anche senza quel sorriso enorme e stronzo che gli è appena sbocciato sulle labbra lo saprebbero lo stesso che ha qualcosa in mente, ma così è praticamente una certezza. "Venite con me."