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My husband is a werewolf

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Cap.1 Padre e figlio

 

Le stanze del palazzo erano illuminate da fiocchi di neve di magia che rischiaravano l’ambiente con una soffusa luce blu scuro. Vagavano per i corridoi, addensandosi soprattutto nell’ampia sala del trono, andando a sbattere contro i numerosi arazzi con il simbolo reale che pendevano dagli ampi soffitti a volta di legno.

Le pareti erano ricoperte da raffigurazioni rupestri in oro, che rappresentavano scene di caccia di lupi mannari e truculenti massacri di vittime umane.

Un grande lupo mannaro si alzò da uno scranno di legno scuro, a cui erano appese delle sfere ognuna raffigurante una casata dei suoi vassalli.

Attendendo che un suo simile si avvicinasse, fissandolo con gli occhi dalle iridi oro chiaro.

Il lupo mannaro appena giunto si arrestò davanti a lui e si grattò il petto muscoloso con gli artigli ricurvi, affondandoli nella folta peluria.

La sua figura era imponente, ma non quanto quella dell’altro lupo, in piedi come lui su due zampe.

Quest’ultimo lasciò cadere un pesante scettro d’osso dipinto sullo scranno.

“Padre, io non voglio…” gemette il più giovane, dalla peluria grigiastra.

“Peter, non sei più un cucciolo. Se oggi non farai la tua scelta, ci penseremo io e tua madre” rispose il padre. Indossava una pesante corona d’oro, decorata da smeraldi e rubini, ma nell’alveolo più grande e centrale, al posto di una pietra preziosa, c’era un occhio giallo e ferino che si allargava e stringeva.

< Thalia deve avergli già ricordato che giorno è. Solitamente ci tiene molto a non essere scortese nei miei confronti. Temo più per affetto che per la giusta etichetta > pensò il sovrano.

“Padre, non posso condividere questa tradizione” disse Peter, dimenando la folta coda.

“Smettila di identificarti con quegli ‘animali’” ordinò l’Alpha, assumendo un cipiglio infastidito. Il suo pelo nero era lucente.

“Se noi fossimo al loro posto?” gemette Peter, arruffando il pelo.

“Non potremmo mai esserlo. Quegli schiavi ci sono inferiori in tutto” ringhiò l’Alpha. Le sue zanne erano immense e le sue fauci capienti.

< Non si opporrà ancora a lungo. Teme troppo la scelta di mia moglie Thalia e il mio giudizio > pensò.

< Dannazione! Razza diversa non vuol dire necessariamente razza inferiore! > rifletté Peter.

“D’accordo, ma sappi che mi dà la nausea il pensiero che i venditori neanche li vestano. Loro non hanno la pelliccia” ringhiò, abbassando le orecchie.

Il sovrano si passò una zampa sul muso e scosse dolorosamente il capo.

“È questione di trasparenza, così noi acquirenti sappiamo il vero valore della merce” rispose con tono di ovvietà.

Guardò suo figlio negli occhi e Peter abbassò lo sguardo, la pelle sul suo muso si piegò in una serie di grinze.

“Va bene, ma non voglio che nessuno metta in dubbio la decisione che oggi farò!” ruggì.