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Oil Paintings and Late Night Jam Sessions (Traduzione)

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Chiunque abbia deciso che i piani del dormitorio dovessero essere condivisi dovrebbe essere rapito e sbudellato. Di solito non mi importerebbe, infatti la mia compagna di stanza si era trasferita poco prima l'inizio del semestre, quindi avevo un bilocale tutto per me.
Su un lato i miei vicini erano due ragazzi generalmente silenziosi. Erano più rumorosi solo quando uno dei due frignava, squittiva o gioiva, e solitamente tutto tornava tranquillo subito dopo. Avevo pensato che abitasse da solo in stanza se non mi fossi imbattuta nell'altro coinquilino una volta o due. Erano entrambi estremamente educati nei miei confronti e restavano per conto loro per gran parte del tempo. Prestavano attenzione al coprifuoco, alle ore di quiete ed era semplice interagirvi.
Quelli del lato opposto, al contrario, erano stupidamente chiassosi. Inoltre, colpa del fato forse, la loro stanza era sulla parte in cui i geni che avevano progettato la struttura aveva posto il mio letto che era appoggiato alla parete condivisa, e loro non stavano mai zitti. C'erano due voci ben distinte, talvolta una terza.
Durante il giorno era sopportabile, ma il livello del rumore era rimasto costante anche durante la notte e non c'erano solo voci: ascoltavano la loro musica a volume assordante.
Tuttavia, anche se il loro gusto non era terribile, nessuno vorrebbe essere tenuto sveglio tutta la notte da hard rock e alternative. In quel preciso momento stavo soffrendo a causa delle angosciose canzoni rock prima citate. Ormai andava avanti da ore. Il giorno dopo avevo una lezione di Teoria dei Colori alle nove del mattino. Avevo bisogno di dormire. Erano... aspetta, che ore erano? Le due del mattino.
Erano le due del mattino. Cazzo.
Poi tutto diventò ancora più rumoroso. Il Tizio Urlante gridò il nome di qualcuno (?) e marciò fuori dalla sua stanza. Il “IO TI AMMAZZO” fu miracolosamente attutito mentre camminava a passi pesanti fuori dalla porta. Mi aspettavo che di lì a breve la situazione si sarebbe calmata così da poter dormire, fin quando non ci fu un bussare insistente sulla mia porta.
Cazzo x2.
Quel bussare poteva appartenere solo ad una persona e non mi andava proprio di rispondergli.
Ma lo feci.
Sfortunatamente.
Mi alzai, sbloccai la serratura e aprii. Dalla parte opposta del corridoio c'era un ragazzo magro, arrabbiato, con capelli biondo cenere e luminosi occhi rossi. La sua postura mi ricordava quella di Guzma dal mio nuovo gioco di Pokèmon. Per un secondo sul suo viso apparve confusione, poi sbraitò un “Dove cazzo è Deku?!”
Chi cazzo è Deku? E in effetti... “Chi cazzo sei tu?” gli chiesi.
Lui sembrò ignorare la mia domanda e provò a sbirciare nella mia stanza, “Deku, ma che cazzo? Prima mi mandi quelle stronzate, poi ti nascondi da me e ti fai aprire la porta da una sgualdrina?!”
Era anche più rumoroso di persona e, nonostante non fosse affatto male da vedere, quello stronzo era la ragione per cui non riuscivo a dormire in quel momento.
“Chiudi. Quella Cazzo. Di bocca. Prima che ti uccida.” dissi con calma, poi gli sbattei la porta in faccia e la chiusi nuovamente a chiave.
Com'era prevedibile, ricominciò a bussare.
“COS'E' CHE HAI DETTO STRONZA, MI VUOI SFIDARE? ”
La sua voce mi fece ribollire il sangue. Nulla al mondo mi faceva arrabbiare più delle persone chiassose quando ero privata del sonno.
A mia insaputa, stavamo attirando l'attenzione del resto dei vicini.

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Izuku stava ancora ridacchiando sul suo letto: aveva inviato a Kacchan l'immagine di un orsetto di peluche con le sopracciglia di carta aggrottate che lo rendevano arrabbiato e tenero allo stesso tempo, scrivendogli “Questo sei tu”. Sapeva che era crudele stuzzicarlo mentre lavorava al suo progetto di critica, ma si rendeva anche conto che aveva bisogno di distrarsi dalla sua ansia artistica.
Quando sentì il ragazzo sbattere la porta del suo appartamento si preparò ad aprire la sua con un sorriso, invece lo sentì urlare... alla porta accanto? 'Oh no.' pensò.
“Kacchan si è dimenticato che non viviamo nella stanza accanto alla sua.” disse il coinquilino. “Lui cosa?” Izuku si girò per guardare l'altro, Todoroki, che aggiunse “Si è dimenticato della ragazza che vive tra noi”, poi balzò in piedi e corse alla porta:“Questa la devo vedere.”
Iniziò a sbirciare con Izuku che spuntava da sotto al suo braccio: Kacchan stava urlando alla povera vicina di aprire la porta.

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Kirishima vide il suo migliore amico uscire infuriato dalla camera maledicendo l'esistenza di Midoryia, anche se a dire il vero era piuttosto normale.
Il forte bussare, però, sembrava essere troppo vicino, poi lo sentì riferirsi ad una persona come Stronza. Quello non era il tipico insulto di Bakugou per Deku. Mentre si avvicinava per ascoltare meglio la conversazione, sentì chiaramente un “Apri immediatamente la porta, piccola sgualdrina.” e quindi urlò un: “KACCHAN NO!”

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La parola “sgualdrina” fece scattare qualcosa dentro di me: aprii di scatto la porta e mi scaraventai contro quello stronzo, lanciai uno strillo aiutata dalla mia Unicità, lo bloccai contro il tappeto del corridoio e strinsi le mani intorno sua gola. Lui urlava infuriato e io risposi con lo stesso grido inumano: “Se ti strangolo fino alla morte finalmente STARAI ZITTO?!”

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Kirishima sbirciò fuori e vide la loro vicina impegnata a uccidere il suo migliore amico con Todoroki e Midoryia come spettatori: questo significava che doveva risolvere la situazione da solo.
In qualche modo.
“Hey emh, per favore non ucciderlo.” disse Kirishima.
Lei alzò lo sguardo, i suoi occhi furiosamente scuri e lui fece del suo meglio per sorridere in maniera più gentile. “Il mio nome è Kirishima, non credo che ci siamo mai presentati formalmente. E lui è Bakugou, è-” cercò di dire. “Un idiota rumoroso! Ho bisogno di dormire!” Puntualizzò le sue parole mentre sbatteva la testa del biondo sul tappeto.
La faccia di Bakugou era davvero esilarante: un misto di shock, confusione, rabbia e autocontrollo. Tentava con tutte le sue forze di restare calmo, ovviamente non conosceva la ragazza e non voleva ferire gli sconosciuti in maniera impulsiva. Stava cercando di migliorare la sua inclinazione alla violenza.
Kirishima, tuttavia, notò che l'autocontrollo iniziava a incrinarsi e sapeva che doveva porre fine alla zuffa in fretta.
Lei sembrava seria nell'intento di ferire il suo amico, ma non aveva fatto molti progressi. Lei sembrava in vantaggio, però se Katsuki fosse esploso avrebbe potuto farle davvero del male.
“So che è un po' un bastardo, ma giuro che non è poi così male. Ti prego non ucciderlo.” disse Kirishima.
“C-come se potesse farlo davvero...” La voce di Bakugou era fievole e rauca. La presa sulla gola era abbastanza forte, ma nulla che non avesse già affrontato, “Ho visto di peggio.” continuò.
Lo shock aveva finalmente abbandonato il suo viso, e solo ora aveva compreso la situazione.Una volta capita, ebbe un vantaggio. La ragazza non sembrava per nulla forte fisicamente e gli servì solo un minimo sforzo per ribaltare le loro posizioni.
I tre sussulti però lo distrassero – chi diamine stava assistendo alla rissa?
Quando sollevò lo sguardo vide Kirishima su un lato, Deku e GhiaccioBollente... a una porta di distanza...'merda'. Era andato a bussare alla stanza sbagliata. 'Cazzo'.
Guardò verso il basso giusto in tempo per permettere alla ragazza di prendergli il viso tra le mani e urlare. Non era un suono che un umano poteva produrre: era un incrocio tra il verso di un barbagianni e il fischio di un microfono mal funzionante. Era a dir poco disorientato e sentiva una pressione alle orecchie come se i suoi timpani fossero in procinto di scoppiare.
Poi arrivò il colpo secco: il pugno della ragazza che entrava in contatto col suo naso.
Quello gli fece parecchio male.
Prima che potesse afferrarle il braccio per darle una lezione, Kirishima lo afferrò e lo tirò su, rinforzando il suo corpo per proteggere gli altri.
“Oh cazzo! Scusatemi! Mi dispiace, non posso credere che tu l'abbia fatto. Oh cavolo!”

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Guardai in alto in direzione del rosso, trasformatosi in modo tale da sembrare una roccia spigolosa e che tratteneva lo stronzo a cui avevo appena dato un pugno.
Quel tipo era come un angelo, uno di quelli molto chiassosi.
“Sono solo stanca. Fallo stare zitto per favore. Normalmente non sono così psicopatica.” dissi.
Pensai che forse non mi avrebbe creduto, ma il suo sguardo mi disse che capiva.
“Bakugou ha questo effetto sulle persone. Giuro che sta tentando di migliorarsi e mi spiace, non immaginavo che ti stessimo tenendo sveglia, gli farò indossare gli auricolari.” mi rispose.
Annuii e gli rivolsi un debole sorriso. Almeno ci stava provando.
“Oh, uh. (T/N)?”
“Huh?” mi guardò con occhi dello stesso colore dei suoi capelli, un entusiasmo quasi fanciullesco che li illuminava.
“E' il mio nome. (T/N).”
“Oh beh. E' un piacere conoscerti (T/N). Mi spiace che sia successo così.”
“Anche a me.”
Ritornai in camera e chiusi la porta, ascoltando Kirishima che trascinava Bakugou, mi ricordai, nella loro stanza.
Dopo un po' tutto tornò silenzioso e finalmente mi infilai nel letto. La mano e la gola mi facevano leggermente male, ma ero pronta per dormire.
Un attimo prima di addormentarmi ci fu una grossa esplosione che attivò gli irrigatori.
La mia solita fortuna.