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Malinconia sotto la neve

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La neve scendeva lenta sulla strada, ricoprendola d'un candido sudario.
Steven, affacciato alla finestra del capannone, osservava il paesaggio, lo sguardo assorto nella contemplazione.
Quando osservava la neve, gli sembrava di non percepire nemmeno il freddo, che pure penetrava, spietato, in quel capannone da tempo abbandonato...
Si scosse dalle sue fantasticherie e girò la testa.
Al centro della struttura, vagamente illuminata dalla luce di alcune lampade elettriche, vide circa tre bambini e una bambina, che dormivano, stretti in una coperta lisa, dalla quale spuntavano i loro piedi nudi e sporchi.
Il ragazzino scosse la testa. Lui era il più grande e doveva occuparsi di loro, eppure non sapeva cosa fare...
I piccoli furti quotidiani ormai non bastavano più per le loro necessità...
Si abbottonò la giacca, scosso da un brivido di freddo, e tossì violentemente. Anche lui, che pure era il più robusto tra tutti loro, si stava ammalando...
E questo lo preoccupava tantissimo...
Come avrebbe potuto provvedere alle loro necessità?
Quei ragazzi, da quando erano stati abbandonati, contavano solo su di lui...
Con rabbia, colpì con un pugno un muro del capannone. Perché nessuno vedeva oltre i loro occhi pieni di dolore e di amarezza?
Perché avevano ricevuto solo botte, freddo e fame?
Improvvisamente, sentì una mano appoggiarsi sulla sua spalla.
-Stai bene, Steven?-chiese una voce femminile preoccupata.
Il ragazzo voltò lo sguardo e i suoi occhi neri incrociarono quelli blu della bambina, colmi di ansia.
-Sono un idiota...-pensò. Non aveva tenuto conto della possibilità che qualcuno dei suoi amici potesse svegliarsi...
In quel momento era come se la sua razionalità fosse scomparsa...
Ma non poteva permettersi di agire in un modo così sconsiderato!
Nessuno doveva vedere le sue frustrazioni e la sua amarezza...
Doveva aiutarli a non sprofondare nella disperazione!
La bambina, non sentendo risposte e accorgendosi dei tremiti che scuotevano il suo corpo, posò la mano sulla fronte dell'amico.
-Steven, ma tu hai la febbre!-esclamò.
-Aimee, per favore, puoi abbassare la voce? Gli altri non devono saperlo.-mormorò e, con un gesto stanco, si appoggiò alla parete, lasciandosi cadere sul pavimento.
-Ma... Ma cosa stai dicendo?-domandò.
Steven, per alcuni istanti, tacque, la testa incassata tra le spalle.
-Aimee.. per favore... Non voglio che nessuno sappia che ho la febbre... Mi passerà, come sempre. Sono il più grande del nostro gruppo.-mormorò e cercò di ironizzare, senza riuscirci.
-Ma in queste condizioni non puoi lavorare...-obiettò l'amica.
Un mezzo sorriso amaro sollevò appena le labbra dell'altro. Il lavoro che lui faceva era rubare qualche oggetto o qualche soldo affinché essi potessero sopravvivere...
Si vergognava tantissimo di questa sua attività, ma non avrebbe potuto fare altro in quel contesto di morte e degradazione...
Lui e il suo gruppo dovevano pur sopravvivere, in qualche modo!
Afferrò la mano dell'amica e la strinse a sé in un forte abbraccio.
-Ehi... Cosa ti prende?-domandò perplessa.
-Aime... Ricordati sempre che io... io non vi abbandonerò mai... Farei di tutto per voi.-mormorò il ragazzino e le accarezzò i lunghi capelli neri, mentre la neve, all'esterno, cadeva ancora più fitta sulle strade.