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Our Journey [Lexark]

Chapter Text

Una goccia di sudore scese lungo la tempia di Elyza Lex, terminando la sua corsa all’altezza della sua mascella serrata per la tensione. Lei e Daryl erano fuori da almeno tre ore e ancora non erano riusciti a ripulire completamente la zona dagli erranti.

Due stavano trascinando i loro passi a pochi metri da loro, in mezzo alla strada che metteva in comunicazione Alexandria con Hilltop.

Era necessario eliminarli al più presto.

Daryl fece cenno ad Elyza di attirare la loro attenzione mentre lui prendeva la mira con la sua balestra.

La ragazza increspò le labbra lasciandone uscire un sonoro fischio subito dopo.

I due vaganti esitarono per qualche secondo e successivamente si voltarono nella sua direzione, riprendendo il loro cammino. Daryl si piazzò dietro di loro uscendo dal suo riparo e scoccò il dardo, colpendone uno in pieno volto.

Elyza, senza nessuna esitazione, si fece avanti e terminò l'agonia dell’altro conficcandogli la lama del suo coltello a serramanico nel cranio.

"Bene, anche qui abbiamo finito’’ disse Daryl a fil di labbra, lasciando intendere tutta la sua stanchezza alla sua compagna di viaggio.

Elyza abbozzò un sorriso mentre ripuliva il coltello a quel poco che restava della camicia dello zombie.

I due salirono poi sulle rispettive Harley, recuperate anni prima durante l’apocalisse, senza dire una parola. Misero in moto e proseguirono lungo la strada.

 

Rick Grimes aveva detto loro di una segnalazione ricevuta quella mattina. Sembrava che una pattuglia in perlustrazione si fosse imbattuta in un folto gruppo di erranti a pochi km da Hilltop e avevano chiesto rinforzi per gestirla. Il leader di Alexandria aveva così mandato le sue due migliori risorse.

Una manciata di minuti dopo entrambi cominciarono a rallentare, in lontananza avevano intravisto la pattuglia che li stava attendendo ormai da ore sotto il sole cocente.

 

"Eccovi finalmente" disse uno dei tre uomini di cui né Elyza né Daryl ricordavano i nomi. L’unica risposta che ricevette fu un'occhiataccia da parte di entrambi mentre scendevano dalle rispettive motociclette.

"Spiegaci dov’è il problema" ordinò Elyza secca.

L'uomo fece loro strada, suggerendogli il massimo silenzio man mano che si avvicinavano alla fonte di tanta preoccupazione.

Camminarono per qualche centinaio di metri finché, svoltato un angolo, non videro un gruppo di erranti ammassati alle vetrine di un vecchio negozio di biciclette ormai quasi completamente distrutto. Sembravano attratti da qualcosa.

Elyza lanciò un'occhiata di intesa a Daryl, ormai non avevano bisogno di parole per capire uno le intenzioni dell’altra.

II ragazzo fece cenno all’uomo che li aveva scortati di allontanarsi. Sapeva che sarebbero stati in grado di gestire la situazione da soli, meglio non avere nessuno tra i piedi.

 

Entrambi erano coscienti del fatto che era meglio evitare qualsiasi rumore. Si divisero, posizionandosi a circa 50 metri di distanza l'uno dall’altra, rimanendo in piedi in mezzo alla strada. Si guardarono e Elyza alzò un braccio, mostrando tre dita. Fece poi il conto alla rovescia e quando la sua mano si chiuse a pugno entrambi fischiarono.

Il gruppo di erranti si accorse della loro presenza, cominciando a dividersi. Una metà circa camminò nella direzione di Lex, mentre l’altra si diresse verso Daryl. La distanza permetteva loro un buon vantaggio, garantendogli il tempo necessario per gestire l’eliminazione silenziosa della minaccia.

Daryl incoccò il dardo nella balestra cosi come Elyza fece con la freccia nel suo arco.

Nello stesso istante presero la mira e cominciarono a sparare i loro missili colpendone uno dopo l'altro.

Quasi tutti gli zombie erano caduti sotto i loro colpi ancora prima che avessero coperto la metà del percorso che li divideva dalle loro succulente prede. Quando ebbero finito le munizioni ne erano rimasti in piedi cinque, tre vicino a Elyza e due vicino a Daryl.

Entrambi lasciarono a terra le loro armi a distanza ed estrassero lui un machete e lei il coltello a serramanico. Per nessuno dei due fu difficile eliminare i vaganti rimasti, sotto gli occhi esterrefatti dei tre uomini che li osservavano dalla distanza.

 

Problema eliminato. Il tutto in meno di dieci minuti.

 

“Wow ragazzi, Maggie non scherza quando dice che siete i migliori uomini di Rick!" esclamò l’uomo che aveva fatto loro strada poco prima, avvicinandosi.

Elyza lo guardò storta mentre raccoglieva le frecce conficcate nei corpi putridi, risistemandole nella faretra. L’uomo deglutì, poi si corresse: “Il miglior uomo e la miglior donna, insomma..."

“Perché, fa differenza ormai?" chiese Daryl deciso, assicurando il suo machete alla cinta. Il mento dell’uomo tremò impercettibilmente, rimase in silenzio senza sapere cosa dire.

Gli altri due non emisero alcun suono e salirono in sella ai loro cavalli, pronti per ripartire per il pattugliamento.

“Fermi!" intimò loro la ragazza, facendoli bloccare immediatamente.

“Vorrei prima controllare cosa stesse attirando cosi tanto la loro attenzione" continuò imperativa. Non lasciò spazio a obiezioni e, seguita dall’amico, si diresse alla vetrina del negozio.

 

I vetri erano talmente sporchi e polverosi che non riuscì ad intravedere niente dall’esterno, decise cosi di aprire la porta, ma si stupì quando si accorse che era bloccata dall’interno. Daryl non fece troppe storie e vi assestò un sonoro calcio che fece spezzare in due il bastone che la teneva chiusa.

Entrambi entrarono spalla a spalla, attenti ad ogni minimo rumore.

 

Le poche biciclette rimaste esposte erano talmente degradate che sarebbe stato impossibile anche ripararle, non c’era rimasto assolutamente niente di utile in quel luogo. Elyza colpì il bancone con un pugno cercando di attirare l'attenzione di eventuali erranti, ma niente rispose al suo richiamo.

“Sembra pulito" sussurrò abbassando la guardia. Daryl fece altrettanto.

Addossata alla parete davanti a loro si trovava una porta semi aperta, decisero di esplorare anche quella. Elyza si avvicinò, accendendo la torcia elettrica per ostacolare l’oscurità che le impediva di osservare la stanza.

Quando il fascio di luce illuminò il piccolo ambiente non poterono fare a meno di vedere un corpo esile accasciato in un angolo. Lex si avvicinò cautamente mentre con una mano stava pronta per estrarre il coltello. Puntò il fascio di luce direttamente in faccia a quella che capì essere una ragazza.

Dei folti capelli castani le ricadevano davanti al volto rendendo impossibile capire se fosse ancora viva. Daryl le calciò lievemente un piede, ma la ragazza non si mosse.

Elyza lasciò la presa sul coltello e si chinò su di lei, tastandole il polso periferico. Flebili battiti furono percepiti dalle sue dita.

“È ancora viva" constatò.

“Non per molto se non facciamo qualcosa" fece notare il suo compagno indicandole la ferita alla gamba che stava ancora sanguinando.

“Merda!" esclamò Elyza.

Prese una benda dal suo zaino e le fasciò la gamba in modo da fare più pressione possibile, cercando di arrestare il sanguinamento per evitare che ne perdesse ancora.

“Ha perso troppo sangue, è svenuta e morirà se non la portiamo ad Alexandria” suggerì poi.

Daryl annuì e senza porre nessun tipo di obiezione la caricò sulle spalle a peso morto, portandola immediatamente fuori dall’edificio. I tre uomini che li stavano ancora aspettando fuori rimasero in silenzio. Sapevano bene che le regole del nuovo mondo, stilate dalle tre città maggiori della zona erano chiare a riguardo. Ogni sopravvissuto andava aiutato e medicato. A tutti quanti doveva essere concessa una chance di sopravvivenza. Nessuno escluso.

 

"Non possiamo trasportarla in moto, sarà più facile a cavallo" disse Elyza avvicinandosi a uno dei tre uomini. “Tu, scendi e guida la mia moto, dirigiti con Daryl verso Alexandria e avvisate la dottoressa Griffin che sta arrivando un paziente con una grave ferita alla gamba, lo vi raggiungerò a cavallo con lei". L'uomo scese immediatamente dalla bestia imponente e si mise in sella sulla Harley. Daryl caricò la ragazza ferita sul cavallo cercando una posizione il più stabile possibile per evitare che cadesse durante il tragitto. Elyza si mise in sella e prima di dare il comando al cavallo di partire al galoppo diresse il suo sguardo verso l’uomo alla guida della sua moto.

"Sappi che se le fai anche solo un graffio te la vedrai con me" sentenziò imperturbabile.

Il malcapitato annui deglutendo a fatica e mise in moto, partendo subito prima di lei.

"Voi due - disse verso i due uomini rimasti - dovrete scortarmi finché non saremo giunti in città".

Detto questo, anche loro partirono.

 

La ragazza dai capelli castani rimase incosciente anche quando furono giunti alle porte di Alexandria. Eugene li stava aspettando al cancello e lo aprì immediatamente non appena li vide arrivare in lontananza. Elyza si precipitò verso l’infermeria e scese da cavallo, aiutando Daryl a tirar giù la paziente.

“Possibile ferita da arma da taglio, polso flebile. Ha perso molto sangue” disse tutto d’un fiato mentre entravano nell’infermeria. La dottoressa Griffin li stava aspettando insieme al suo assistente, il dottor Jackson. Il medico fece loro cenno di sistemare la paziente sul lettino e immediatamente Jackson reperì un accesso venoso per un’infusione di una sacca di sangue zero negativo. Cosa estremamente rara di quei tempi. Solo Elyza aveva il sangue compatibile con tutti e questo la fece sorridere al pensiero che stesse permettendo di salvare una vita umana.

Per la prima volta Lex ebbe l’occasione di vedere il volto della vittima e notò i suoi lineamenti delicati, contorti in una sorta di espressione di sofferenza.

I medici chiesero a tutti di uscire per poter lavorare in completa concentrazione. Tutti eseguirono, tranne Elyza che ebbe un attimo di esitazione. Non sapeva perché, ma sentiva un forte senso di protezione nei confronti della ragazza. Sembrava fragile e tremendamente giovane, questo la scosse fin nelle viscere. Si chiese cosa ci facesse completamente sola e ferita all’interno di quel negozio dismesso.

“Elyza, devi uscire anche tu - le fece notare la dottoressa Abby Griffin - ti chiamerò non appena saremo riusciti a stabilizzarla, ok? la ragazza esitò ancora.

La donna le mise una mano su una spalla, cercando di attirare la sua attenzione.

“Elyza. per favore..." riprovò.

Lex annui ed uscì a malincuore.

 

Trovò Rick fuori ad attenderla e chiese sia a lei che a Daryl un rapporto dettagliato sull'accaduto. Questo riuscì a distrarla quel tanto che bastava per evitare di pensare alle condizioni della ragazza in infermeria, almeno finché Rick non le chiese: “Siete sicuri che non sia stata morsa?"

Elyza gli spiegò che la ferita non era compatibile con tale possibilità, ma che non potevano essere sicuri finché non avessero fatto una completa ispezione del corpo. Rick entrò quindi in infermeria, deciso ad avviare la procedura di contenimento.

Lex senti una fitta di dolore immaginando quello che avrebbero fatto alla ragazza. L’avrebbero denudata completamente, lavata e ammanettata alle sponde del letto. Sperò con tutta sé stessa che non si svegliasse durante la procedura, altrimenti sarebbe stato uno shock per lei. Desiderava essere con lei al suo risveglio e sperava che sarebbe riuscita a tranquillizzarla, ma la dottoressa Griffin era stata chiara, non avrebbe permesso a nessuno di entrare prima di un paio d'ore, era molto precisa e categorica nel suo lavoro. Era una qualità che Elyza aveva sempre ammirato in lei, ma in quel momento si sentiva infastidita.

 

“Lexy” la chiamò Daryl. Solo lui poteva usare quel nomignolo senza che lei si infuriasse. "Non preoccuparti, si riprenderà..." continuò cercando di incontrare il suo sguardo. Quel ragazzo aveva ormai imparato a leggerla, sapeva chiaramente il motivo del suo insolito silenzio.

“Si, lo so..." ammise lei.

"Vai a farti una doccia, puzzi come un cane con la rogna" disse lui dandole un buffetto su una guancia.

Elyza alzò il dito medio nella sua direzione, poi gli arruffò i capelli, come faceva sempre quando voleva farlo arrabbiare.

“E tu vedi di tagliarti questi cosi che ti cadono sempre sugli occhi, prima o poi ti farai mordere da qualche schifoso perché non lo vedrai arrivare!" lo cantilenò lei.

Daryl cercò di ricomporsi i ciuffi ribelli, poi disse: “Si, sicuramente quel qualcuno sarai tu che ti sarai trasformata prima di me".

Entrambi sorrisero, poi ognuno si avviò verso le rispettive case.

“Ciao Lexy, lavati!" urlò lui allontanandosi

“Ciao Diks, baciami il culo” fu la risposta elegante di Lex.

 

Elyza si fermò prima a raccogliere qualche fragola dalle coltivazioni lungo la strada, poi raggiunse la sua villetta. Entrò, posò arco e faretra accanto alla porta, mangiò qualche frutto e poi si spogliò lasciando i vestiti e la cintura con la fondina e la pistola a terra ed entrò in doccia. L’acqua fresca abbassò un po’ la sua temperatura corporea, il sole le aveva cotto il cervello ma le aveva reso anche la pelle molto più bronzea del suo colore naturale. Lavò via sporco e sudore, riuscendo a farsi scivolare addosso un po' delle sue preoccupazioni.

Si sistemò un asciugamano intorno al corpo e si legò i capelli bagnati, poi andò in camera da letto per cercare qualcosa di comodo da mettersi addosso. Non aveva ancora scelto quando senti bussare alla porta.

Tornò all'ingresso.

“Chi è?” chiese sbuffando.

“Raven" le fu risposto.

Elyza apri la porta e la sua amica entrò spavalda, senza preoccuparsi del fatto che fosse seminuda.

Si sdraiò sul divano in mezzo al salotto senza nemmeno togliersi le scarpe e guardò la pila di vestiti sparsi per terra.

“Tara è qui? - chiese maliziosa - ho per caso interrotto qualcosa?"

Lex alzò gli occhi al cielo. “Sempre la solita Raven” pensò.

“No, non è qui e non hai interrotto proprio niente, scema!" le rispose togliendo i piedi di Raven dal suo divano.

La ragazza la guardò storta, disapprovando il suo implicito rimprovero per averle sporcato la tappezzeria.

“Quando vi decidete a metter su famiglia? - le chiese Raven - tu ormai hai trentanni, datevi una mossa!"

Lex strabuzzò gli occhi.

“Ma che ti viene in mente? A parte il fatto che ne ho 28 e poi non ho nessuna intenzione di mettere su famiglia con lei!" Elyza non sapeva se ridere o piangere, nel dubbio sprofondò seduta accanto all'amica.

“E Tara che ne pensa?" incalzò l'altra.

“Di che cosa?" chiese Lex incerta.

“Del fatto che la usi solo per... divertirti... diciamo cosi".

“Ma che ti viene in mente oggi? Sembri mia madre... ad ogni modo la cosa è reciproca, non c'è niente tra di noi, diciamo che abbiamo trovato il modo di alleviare le nostre sofferenze" spiegò Elyza.

“Sofferenze per cosa scusa?”

“Per avere un’amica scema come te!”

Raven aggrottò le sopracciglia, poi prese un cuscino e cominciò a colpire Elyza più e più volte.

“Smettila! Mi farai cadere l'asciugamano!” urlò.

“La smetto soltanto se mi chiedi scusa"

“MAI!"

Raven continuò a colpirla, senza lasciarle nemmeno il tempo di alzarsi dal divano.

“Ok, ok, ok mi arrendo!”

La ragazza si fermò e smise di menar fendenti.

“Chiedimi scusa!" ordinò ancora.

“Si, ok, scusa..." cedette infine Lex.

"Dimmi che sono la tua migliore amica” continuò Raven.

“Sei la mia migliore amica..."

“Bugiarda, non è vero e lo sai..." l’accusò la ragazza lanciando il cuscino in mezzo alla stanza e godendo dell’ennesimo sguardo di disapprovazione di Elyza.

“E perché non dovrebbe essere vero?"

"Perché lo sanno tutti che il tuo migliore amico è Daryl" rispose Raven mettendo il broncio.

“Ma che hai 15 anni?” Elyza rise.

"Forse - rispose Raven incrociando le braccia sul petto - resta il fatto che il tuo divano è più comodo e la tua casa è più bella. Qui sono io che riparo tutto quanto e mi hanno concesso soltanto una bettola da dividere con quello scemo di Bellamy. Tu invece hai una reggia ed è anche tutta tua!" la ragazza alzò il mento fintamente offesa.

“Ok, oggi hai voglia di fare discorsi idioti, in ogni caso chi è che va la fuori a ripulire le strade per permettere a quello scemo di Bellamy di andare a recuperare i materiali di cui necessiti?" la sfidò Elyza.

Raven rimase in silenzio per qualche secondo.

“Touche” disse infine.

 

Dopo qualche minuto Elyza si era rivestita con una t-shirt nera slavata e un paio di pantaloncini di cotone, il più corti possibile per cercare di contrastare il caldo torrido, poi aveva preparato un caffè e entrambe le amiche si erano messe a sorseggiarlo sedute sul divano.

“Elyza, perché continui a guardare l’orologio?" le chiese Raven dopo aver notato l'ennesima occhiata al suo polso.

“Devo andare in infermeria, oggi abbiamo trovato una ragazza ferita durante la pulizia della zona e voglio sincerarmi delle sue condizioni" rispose buttando giù l’ultimo sorso dalla tazza.

“Ok, ho capito, tu va a controllare la tua ultima donzella in difficoltà salvata e io rimarrò a gustarmi un film dalla tua bella collezione mentre mi godo la comodità del tuo divano" Raven indicò la pila di dvd sistemati accanto al televisore.

“Come fai sempre del resto... scroccona” Lex si alzò dal divano mentre l’altra scorreva con gli occhi i vari titoli in cerca di quello giusto per quel tardo pomeriggio.

“Non è colpa mia se Bellamy guarda solo film demenziali, e poi lo so che sei felice di avermi qui ogni tanto"

“Si, se lo dici tu..." Elyza uscì dalla porta senza dar modo all’amica di ribattere e sul portico si soffermò per accendersi una sigaretta, poi si diresse verso l’infermeria.

L'aria era più fresca e si cominciava a stare bene all'aperto a quell’ora. Lungo il cammino incrociò diversi abitanti di Alexandria intenti nelle loro routine quotidiane, ma nessuno di loro mancò di salutarla con riguardo. Elyza Lex godeva di una profonda stima da parte delle persone, si era sempre resa utile per la comunità fin da quando Rick l'aveva accolta qualche anno prima. Si era trovata completamente sola in mezzo all'apocalisse poco dopo il suo inizio: era in vacanza negli Stati Uniti con un gruppo di amici ed erano tutti rimasti bloccati non potendo far ritorno in Australia. Lei era l’unica sopravvissuta dell’intero gruppo. Per un paio di anni aveva vissuto da sola, spostandosi di zona in zona, cercando di sopravvivere, poi si era imbattuta nella comunità di Rick con il quale aveva affrontato la minaccia di Negan, estirpandola alla radice. Pian piano si era dimostrata una valida risorsa e Daryl ne aveva visto il potenziale. Da allora aveva cominciato a portarla fuori con sé, addestrandola e insegnandole tutto ciò che poteva. Da quel momento i due erano diventati ottimi amici, quasi come fossero fratello e sorella.

 

Buttò la sigaretta a terra e la spense con la suola delle converse, l’infermeria sembrava tranquilla, segno che la ragazza non si era ancora svegliata.

Fece capolino dalla porta, vedendo la dottoressa Griffin china sulla sua scrivania, intenta a compilare una serie di moduli.

“Abby, lo sai che tutta quella burocrazia fa parte di un mondo che non esiste più, vero?” le chiese entrando e richiudendosi la porta alle spalle.

La dottoressa alzò la testa e la guardò sorridendole.

“Certo cara, ma mi aiuta a concentrarmi e a scaricare la tensione" confessò la donna.

Elyza si avvicinò a lei e con una leggera esitazione nella voce le chiese come stesse la ragazza che avevano salvato qualche ora prima.

“La paziente è stabile, ma non si è ancora svegliata. Se è viva è solo grazie a voi, la sua emoglobina era scesa drasticamente, senza una trasfusione non se la sarebbe cavata".

Lex tirò un sospiro di sollievo, sentendosi orgogliosa di aver salvato una vita.

“Vuoi vederla?" chiese Abby.

La ragazza annuì, guardandola dritta negli occhi con un’espressione di gratitudine che sciolse il cuore della dottoressa.

La donna la fece entrare in una delle stanze adibite al contenimento dei pazienti potenzialmente pericolosi.

Elyza ebbe un tuffo al cuore quando la vide completamente nuda, con solo della biancheria intima pulita a coprire le sue intimità e con le manette a mani e piedi che le avrebbero impedito di muoversi qualora si fosse risvegliata. Viva o morta che fosse.

Era tremendamente magra, sembrava non mangiasse a sufficienza da giorni e aveva il corpo pieno di lividi e contusioni.

“Ha subito diversi traumi – le confermò l'ovvio Abby – era anche gravemente disidratata, ha sicuramente qualche costola rotta e ci vorranno settimane prima che riesca a riprendersi completamente”.

Elyza si avvicinò alla ragazza e sentì il forte istinto di prenderle una mano tra le sue, ma si trattenne con tutta la fermezza che riuscì a trovare.

“Quando si sveglierà?” chiese sinceramente preoccupata.

“Non possiamo saperlo, potrebbero essere pochi minuti come ore, escludo comunque un trauma cranico, tranquilla” Abby sapeva capire quanto Lex fosse preoccupata, ormai la conosceva da anni e raramente l'aveva vista tanto in pensiero per qualcuno o qualcosa.

“Posso stare qui finché non si risveglierà?” chiese Elyza continuando a guardare la paziente.

“Certamente, ti porto una poltrona comoda, almeno potrai stenderti se avrai bisogno di riposare” acconsentì la dottoressa.

 

Jackson portò la poltrona con le ruote e uscì subito dalla stanza, aveva la sensazione di essere di troppo. Lex si sedette, reclinando un poco lo schienale e osservò la ragazza sdraiata sul lettino. Era malridotta, ma comunque tremendamente bella. Il monitor per il controllo dei parametri vitali emetteva il classico “Bip” regolare, segno che tutto stava andando per il meglio. Il cuore funzionava a dovere e i polmoni stavano ossigenando con efficienza.

Elyza si sentiva i muscoli intorpiditi, quella giornata era stata parecchio intensa e la stanchezza stava cominciando a farsi sentire in modo pressante.

Si concesse di chiudere gli occhi per qualche istante, non voleva dormire, non ancora, ma sicuramente aveva bisogno di rilassarsi un attimo.

Finì ovviamente con l'addormentarsi, la poltrona non era poi tanto scomoda, avrebbe sicuramente riposato fino a mattino inoltrato se un rumore metallico non l'avesse svegliata nel mezzo della notte.

Aprendo gli occhi intravide la ragazza nella penombra dimenarsi, cercando di non farsi sentire, per liberarsi dalle manette.

“Ehi, calmati, sei al sicuro qui!” cercò di rassicurarla. Gli occhi della ragazza la fissarono per qualche secondo completamente spalancati e terrorizzati, poi continuò a cercare di liberarsi, invano.

Elyza si alzò in piedi e accese la luce.

“Non ti faremo del male, le manette sono lì soltanto perché volevamo essere sicuri che se tu ti fossi trasformata non saremmo stati in pericolo” continuò, ma la paziente non voleva saperne, emise dei lamenti di dolore, segno che si stava facendo male da sola. Sembrava completamente sopraffatta dalla paura e non in grado di capire quello che stava succedendo.

“Se ti calmi ti prometto che ti tolgo le manette, non sei nostra prigioniera” Lex usò l'ultima carta a sua disposizione, sperando che la ragazza si fidasse di lei.

Sembrò funzionare e la esile figura smise di dimenarsi come una pazza, la guardò negli occhi con lo sguardo perso e aspettò che facesse qualcosa.

Elyza si decise a darle fiducia, prese le chiavi delle manette poste su un piccolo servitore e cominciò ad aprire le serrature, partì dalle gambe, con un filo di esitazione. Prima una, poi l'altra.

La ragazza dai capelli castani respirava affannosamente, ma non si mosse, non fu ostile.

La bionda proseguì e passò a liberare la mano destra, poi la sinistra. Sospirò a lavoro compiuto, felice che l'altra non si fosse ribellata. Si voltò per posare le manette sul servitore, quando sentì un colpo nel fianco, talmente debole che a fatica sentì dolore.

Rivolse di nuovo la sua attenzione alla paziente e si accorse che stava cercando di scendere dal letto, ma non appena mise piede a terra, cadde rovinosamente.

Esalò un lamento soffocato di dolore, ma non si arrese, continuando a strisciare a terra nella direzione della porta.

“Dolcezza, non sei nelle condizioni di poter scappare, non puoi farcela e lo sai” le fece notare Lex tirandola su di peso senza troppa fatica, tanto era magra la ragazza.

La contenne con le braccia, tenendola ferma, poi le sussurrò: “Puoi fidarti di me, cerca di calmarti e tutto andrà per il meglio. Hai due possibilità in questo momento, o ti fidi e ti fai aiutare, oppure te ne vai e muori là fuori da sola. Decidi cosa vuoi fare e io starò ai tuoi ordini”.

La ribelle sembrò calmarsi improvvisamente, doveva aver capito che non sarebbe potuta sopravvivere in quelle condizioni se qualcuno non l'avesse aiutata. Lasciò che i suoi muscoli si distendessero, lasciando intendere la sua resa, ma non disse una parola.

Elyza la aiutò a sistemarsi di nuovo sul letto, cercando il suo sguardo, ma non trovandolo mai.

“Credo che tu abbia preso la decisione più saggia, ad ogni modo io sono Elyza Lex, piacere di conoscerti signorina....?”

Attimi di silenzio, sguardi fuggenti.

“Alicia Clark” sussurrò con voce rotta, poi, finalmente la guardò negli occhi.