Actions

Work Header

Family Secrets

Chapter Text

Riflesso




Il sangue che scorre in noi
scorre dentro di me,
quando guardo in uno specchio,
è il tuo viso che vedo.
Prendi la mia mano,
appoggiati a me,
siamo quasi liberi,
ragazzo errabondo.

(Rodney Crowell)




Draco Malfoy aveva quattordici anni.
In un soleggiato pomeriggio di fine agosto se ne stava sdraiato sul letto sfatto della sua stanza, ancora piacevolmente accaldato per aver volato sotto il sole cocente per quasi due ore.
Sua madre si sarebbe preoccupata non poco nel vederselo rientrare in casa scaldato e grondante di sudore con il manico di scopa in spalla, ma Narcissa Black era a Londra al momento, e Draco era solo nel grande Manor, con la sola compagnia degli elfi domestici.
Suo padre nonostante la calura proibitiva di quella lunga giornata aveva avuto un impegno inderogabile a Londra, ma Draco aveva calcolato che sarebbe stato di ritorno di lì a poco.
Guardò l’orologio sul comodino di lucido mogano accanto a letto.
Mancavano dodici minuti alle quattro del pomeriggio.

Draco aveva consumato un munifico spuntino nelle cucine quasi mezz’ora prima, servendosi di torta al rabarbaro e formaggio fresco. Non aveva voluto occupare il grande tavolo della sala da pranzo principale da solo.
Al momento il silenzio sonnacchioso di quel giorno pieno di sole lo avvolgeva come una cappa e nonostante le spesse mura del Manor tenessero ampiamente a bada estati come quelle Draco aveva dovuto infilarsi sotto la doccia, sia per togliersi di dosso il sudore del volo sia per trovare un po’ di refrigerio. Tre giorni prima c’era stata la Coppa del Mondo di Quidditch, e Draco in quei giorni volava a più non posso, fantasticando di essere un acclamato Cercatore di fama internazionale in sella al suo manico di scopa, con un pubblico in delirio sotto di se’. Indulgeva ancora in quelle fantasie, quel pomeriggio d’estate.

Sotto il suo corpo le lenzuola erano fresche, anche se l’elfo non aveva ancora rassettato le stanze.
Draco si stirò mollemente, l’occhio gli cadde sullo scintillante manico di scopa appoggiato alla parete della stanza.
Dalla finestra socchiusa ora filtrava una brezza gentile.
Draco si mosse ancora, con l’intenzione di girarsi su un fianco, poi si immobilizzò.
Una piccola fitta al basso ventre lo aveva appena informato di un fatto circa il suo corpo. Aveva un vistoso rigonfiamento nei lisi calzoni che usava per volare.
Niente di nuovo, e niente di sconvolgente, Draco ne aveva spesso di queste reazioni, anche se naturalmente questa volta non stava pensando a niente di particolare.
Suo padre gli aveva spiegato ogni cosa… ogni tanto, specialmente la notte ma non sempre Draco indulgeva in determinati pensieri… e il suo corpo rispondeva in quel modo. Draco non aveva detto a suo padre che l’arco delle sue fantasticherie si spingeva addirittura fino ad Hermione Granger, oltre a lambire il suo odioso amichetto San Potter. Non riteneva che Lucius dovesse sapere quel determinato itinerario della sua mente, anche perché non era sicuro che Lucius l’avrebbe presa proprio bene. Naturalmente suo padre non gli aveva chiesto niente delle sue molteplici fantasie, che esplodevano ultimamente nella sua mente come un fuoco d’artificio per poi sparire nel nulla, e Draco rifletté in quel momento su quanto ciò fosse un immenso, spropositato bene.
Era sicuro che Lucius avrebbe accolto con sgomento le altre sue fantasticherie.
Furono queste ultime, nelle quali la Granger non c’entrava niente a guidare la mano sottile del ragazzo dai capelli chiari sdraiato sul letto lungo la chiusura dei suoi pantaloni.
Draco se ne liberò, per poi gettarli nel groviglio delle lenzuola. I suoi slip li seguirono presto.
Draco assaporò la sensazione dell’aria sulla pelle nuda, stranamente fresca adesso.
Portò lentamente una mano ad accarezzare il turgore del suo basso ventre, che adesso svettava sfacciato e leggermente tumido, disegnando un arco con il suo corpo mollemente sdraiato.
Silenzio, tutt’intorno e frinire di grilli nel sole furioso. Draco abbassò lo sguardo.
C’era stata quella fitta; ed eccone la ragione la vedeva sotto i suoi occhi.
La tenera carne rosata del suo glande era coperta quasi interamente. Per quanto Draco si masturbasse non scendeva mai completamente, e a volte gli causava quelle piccole fitte che non erano propriamente dolorose, ma ugualmente fastidiose.
Draco non aveva trovato il coraggio di dirlo a nessuno, men che meno a suo padre.
Si vergognava, anche se Lucius aveva il potere di metterlo a suo agio, e da quando aveva compiuto i dodici anni di età, Draco gli aveva posto una gran varietà di domande piuttosto intime.
La sua mente impigrita sfiorò il pensiero di Lucius, mentre le lunghe gambe pallide frusciavano sulle lenzuola. La mano destra di Draco ricadde, il ragazzo tornò a sdraiarsi.
La sua erezione era ancora piacevolmente piena, Draco respirò a fondo. Adesso non sentiva alcun fastidio, e la brezza gentile che entrava nella finestra gli lambiva dolcemente i piedi.
Si assopì quasi senza accorgersene ed in modo superficiale.

* * *

Il suo primo pensiero fu: c’é qualcuno nella stanza.
Il suo secondo, sgomento pensiero mentre si drizzava a sedere, sono senza pantaloni, sono nudo.
Poi Draco si rese conto di avere ancora una erezione più che trionfante. Si portò la mano a coppa al ventre, recuperando gli slip in un gesto distratto mentre il suo sguardo vagava stordito per la stanza dalla ricca tappezzeria verde, ancora invasa dal sole. Avvistò Lucius di fronte all’armadio, ed ebbe un rapido sospiro di sollievo. Almeno non era sua madre… quello sarebbe stato imbarazzante.

Questa constatazione attraversò la sua testa come un lampo, mentre l’uomo alto, dal volto affilato e gli occhi grigi gli restituiva una occhiata. Draco vide i suoi capelli chiari luccicare quasi bianchi in quel sole dirompente, poi la sua mano indicare qualcosa sul comò. C’era su un pacchetto viola, di velluto ricamato a piccole lune. Draco balzò in piedi, dimentico di essere nudo, gli occhi sgranati.
“Zonko! sei riuscito a passare da Zonko, grazie padre!”
Draco afferrò rapace il sacchetto viola, balzando fino al comò e alla specchiera, il suo volto rapito era chino sulla scintillante mercanzia dell’emporio di scherzi più famoso della Gran Bretagna. La sua erezione era un arco discendente, aveva perso gran parte del suo turgore.

Quando Draco alzò di nuovo gli occhi, Lucius era in piedi vicino a lui, riflesso nel grande specchio.

Draco alzò il volto su quello di suo padre, che lo sovrastava di quasi due teste, ma gli occhi di Lucius erano puntati verso il basso.
Draco registrò una vaga punta di imbarazzo, ma continuò ad esaminare la piccola confezione di Pallottole Puzzole per alcuni istanti, prima di appoggiare il sacchetto viola sul comodino con estrema delicatezza ed occhio ancora ardente. D’altra parte suo padre lo vedeva nudo da quando aveva all’incirca tre mesi, o giù di lì.
Poi le dita di Lucius gli sfiorarono delicatamente la curva del membro quasi a riposo, e Draco alzò di scatto gli occhi, interdetto.

“Perché non me l’hai detto?”

Draco si sentì arrossire. Ora suo padre divideva la sua attenzione tra il suo volto e il suo basso ventre, e Draco prese nota della sua espressione corrucciata, pragmatica, in contrasto con le sue guance pallide ed affilate stranamente chiazzate di rosso.
“Ti fa male?” La voce di Lucius era bassa, assolutamente pacata, aveva quel tono che metteva sempre a proprio agio Draco.
Il ragazzo si mosse, alzò una gamba, stava per infilarsi di nuovo gli slip, il silenzio del pomeriggio era ancora completo, la luce del sole però adesso aveva un colorito più pieno e cupo, dovevano essere passate le cinque.
Draco avvertì suo padre muoversi, sempre accanto al suo fianco, percepì la stoffa della sua elegante camicia contro la pelle.
“Mi permetti di aiutarti?”
Quel tono di voce, quella domanda cadde nel silenzio sonnacchioso di quel pomeriggio d’estate ormai maturo come una carezza. Lucius era teso, in attesa della sua risposta, suo padre si era allontanato di alcuni centimetri, in attesa. Draco pensò a quella fitta, fatta di pelle tesa… sarebbe stato bello vederla sparire.

“Io… no non mi fa proprio male, è un po’ fastidioso però. Come devo fare?”

Lucius annuì con un cenno rapido e un po’ grave del capo, Draco vide il suo braccio allungarsi sul comodino. Le sue lunghe dita presero qualcosa da una fiala di vetro. Draco riconobbe l’emolliente alla magnolia che usava a volte per massaggiarsi le mani o le labbra spaccate dal freddo d’inverno, si stupì nel vedere suo padre girarsi una esigua quantità di pomata sui polpastrelli del medio e del pollice.

Poi le sue dita lunghe ed affusolate scesero, Draco le sentì sulla punta del sesso ormai a riposo.
Trasalì, un alito di vento gli lambì le spalle, dalla finestra ancora aperta.

“In realtà è una cosa piuttosto semplice… non ci metterò molto. Fallo da solo, dopo… guarda.”

Lucius gli aderiva quasi al fianco adesso, leggermente curvo sul ragazzo più basso, il cui volto pallido aveva la medesima forma allungata del suo. Draco emise un pesante sospiro, lo sguardo concentrato in basso, il mento appuntito abbassato.
Registrò con una sorta di quieta, stupita meraviglia il proprio corpo rispondere allo scorrere timido dei lunghi polpastrelli della mano di suo padre, decisamente più grande della sua.

“Ah…” Lucius si riscosse di scatto, alzando la testa.
“Male?”
“N-no.”
Ed era vero. Draco abbassò di nuovo lo sguardo, aveva iniziato a fissare la porta… ora la sua erezione era completa, e completamente esposta. Le dita delicate di Lucius si ritrassero.
Draco continuò a guardarsi il basso ventre, stupito, vide le dita abbandonarlo, un gran calore sembrava essere esploso nel suo petto, nel suo ventre.
Levò uno sguardo limpido e assolutamente calmo su Lucius, alzando un po’ la testa per guardarlo in volto.
“Come hai…?”
Ma era una domanda che uscì tremante, esitante dalle labbra sottili del ragazzo più basso.
“Così…”
Le dita di Lucius, di nuovo, questa volta Draco si sentì attraversare da un muto brivido, simile ad una scossa.
La sensazione innocua del fianco di suo padre che ora lo sfiorava parve contribuire in qualche modo al divampare di quel brivido. Draco se lo sentì scendere nelle ossa in modo curioso, con un retrogusto pesante e dolciastro, come la fitta che potrebbe inviarti un dente guasto quando inavvertitamente la tua lingua lo sfiora.
Lucius ripeté sotto il suo sguardo un fluido, delicato movimento. Draco contemplò ipnotizzato il movimento delle lunghe dita. Poi, bruscamente, Lucius si ritrasse, e questa volta Draco lo sentì allontanarsi, sentì aria fresca sul suo fianco nudo.
“Il resto, come dire… lo fai da solo, no? Usa un emolliente e fai come ho fatto io. La situazione dovrebbe migliorare. Non mi pare affatto grave, tra l’altro.” Mormorò sommessamente Lucius.
Gli occhi di Draco si alzarono come un velo caldo, lambirono l’alta figura di Lucius, che ora era voltato di profilo e non lo guardava. La parte inconfessabile delle sue fantasie notturne bruciò il fondo degli occhi di Draco come argento vivo, il ragazzo deglutì.
Nell’aria c’era il delicato odore della magnolia adesso, e Lucius stava usando un fazzoletto per pulirsi le lunghe dita, strofinando con un certo vigore la punta dei polpastrelli.
Aveva una feroce erezione, la sensazione dell’aria sulla punta del membro lo stava annientando da dentro, era una faccenda nuova per lui quella sensazione, ma Draco non sentiva vergogna, non sentiva il bisogno di coprirsi, sebbene la sua gola fosse ridotta ad un foro di spillo e si sentisse dolorosamente, curiosamente consapevole del proprio pomo d’adamo, quasi gli pesava in gola ostruendogli il respiro.

“Fammi… fammi vedere come si fa.”

Lo sapeva, naturalmente, che domanda sciocca, che richiesta sciocca… eppure si levò nell’aria con una gravità insolita, che la rese perfettamente plausibile.
Una grande bestia calda sembrò materializzarsi al centro esatto del suo stomaco quando queste parole gli uscirono di bocca. Draco teneva lo sguardo fisso sul profilo altero di suo padre…

l’uomo si voltò verso di lui, lentamente, e il suo viso era una maschera di assoluta tranquillità.
“Credo tu sappia già come fare.”
Ma si stava muovendo, e Draco lo avvertì ancora accanto a se’, alto, pallido, con le spalle decisamente più larghe e forti delle sue. Lucius gli appoggiò delicatamente una delle lunghe mani sul fianco.
L’altra si abbassò, Draco sentì i polpastrelli sfiorarlo di nuovo, la sua gola cedette, emise un pesante, roco sospiro.
Lucius alzò su di lui una mezza occhiata penetrante, trafiggendolo con quei suoi occhi pallidi.
Il suo profilo sembrava duro, riarso come da un fuoco misterioso adesso, che ardesse segreto sotto la sua pragmaticità.
Draco sentì quel tocco scorrere su di lui, come pochi minuti prima ma rivelando una fluida, densa, tremenda completezza di movimenti che gli mozzò il respiro in gola. Lucius sembrò accorgersene, ed esitò per alcuni secondi.

“Lo sai cosa mi stai facendo fare, Draco?”
A sorpresa, qualcosa di molto freddo divampò nel petto di Draco, forse quella spina pungente di vergogna avrebbe dovuto divorare la bestia calda che ancora impazzava dentro Draco… ma se così avrebbe dovuto essere, così non fu. La bestia dimenò la coda, spazzando Draco fino alla gola.
“Io… è tutto a posto. Va tutto bene.”

Sentì Lucius emettere uno sbuffo, ora il profilo dell’uomo era accanto al suo orecchio, quasi premuto contro il suo volto, Draco sentì suo padre dissimulare il riso, poi le sue labbra scarne lo baciarono rudemente, velocemente su uno zigomo.
Il polso di Lucius si mosse fluidamente, decisamente verso il basso. Draco saettò gli occhi in basso, emettendo un ‘oh’ sommesso di stupore. Ora le dita di Lucius lo percorrevano dolcemente, pigramente, il cuore roseo e tumido dell’eccitazione di Draco era completamente esposto.
C’era una dolcezza tremenda in quel tocco esitante, nel modo in cui suo padre lo faceva aderire al suo lungo corpo, Draco si abbandonò contro il suo odore familiare, contro la sensazione della sua camicia inamidata di fresco. Quante altre volte aveva sentito quel colletto rigido, con dentro la pelle serica del collo?
“Adesso non ti da più fastidio, vero?”
La voce di suo padre era curiosamente ferma, pratica, la stessa di sempre.
“Se tira ancora, oppure ti fa male… non esitare a dirmelo… non devi vergognarti.”
Draco prese un respiro profondo, le parole di Lucius lo accarezzavano come una musica, adesso.

“Ci penso io, prezioso… ci penso io.”
Il sole aveva assunto un colorito decisamente arancione, e stava scomparendo oltre i giardini ben tenuti del Manor. Ne’ Draco, ne’ l’uomo più alto di lui che tanto gli somigliava se ne resero conto, la stanza si stava riempiendo di ombre tiepide, allungate.

Rimasero così fino a che il sole non divenne un ricordo oltre l’orizzonte nella quattordicesima estate di Draco, e la stanza si colmò di una luce azzurrina, cosa che accadeva rapidamente in quel periodo dell’anno.
Draco aveva abbandonato la testa nell’incavo del lungo collo dell’uomo più alto, respirando profondamente, quasi con affanno mentre raggiungeva il culmine.
Lucius, che si era chinato in modo da sorreggerlo si mosse, e il ragazzo ebbe un fremito, rimettendosi in piedi. Si accorse dell’ombra densa e liquida che aveva invaso la stanza, dissolvendo appena i contorni di suo padre, ancora in piedi di fronte alla specchiera, ora di nuovo con il fazzoletto bianco tra le mani. Lo stesso movimento di prima, rigido ed ampio.
Draco si infilò velocemente gli slip, con lo stesso movimento che prima aveva interrotto.
Il suo volto era abbassato quando suo padre gli passò davanti, raggiungendo la porta della stanza.
Draco alzò gli occhi nel momento in cui lo udì parlare, incontrò il suo volto, ora gli pareva come pervaso da un misterioso tepore.
C’era qualcosa di sospeso, leggero e assieme molto pesante nell’aria.
“Non c’é niente di male nel farsi aiutare un po’, Draco. Sarà il nostro segreto… va bene?”
Qualcosa di leggero, ma pesantissimo e tiepido ora riempiva la stanza saturandone l’aria.
Draco annuì con un cenno del capo, gli parve che gli occhi chiari di Lucius guizzassero in risposta, mentre l’uomo apriva la porta della stanza.
“Quasi ora di cena… vado a dare ordini agli elfi. Cosa ti piacerebbe mangiare? Tra l’altro hai pranzato?”

“Io… torta di rabarbaro!” Rispose Draco, il cui stomaco adesso brontolava sommessamente.
“E quella carne dell’altra volta, era buonissima!”
“Agnello, quello con la menta?”
“Si!” Draco si sentiva l’acquolina in bocca.
Lucius annuì con un sorriso, mentre il suo sguardo vagava nel corridoio, Draco lo vide verificare la presenza di eventuali Elfi, poi incamminarsi lentamente.
“Vada per l’agnello allora. Oh, devo dire che passino ad accendere le luci.”
E con un ultimo sorriso, Lucius si incamminò a passo spedito lungo il corridoio.