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The Minstrel

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Allan si guardò intorno, cercando di mantenere la calma. Aveva già fermato parecchi passanti, chiedendo loro informazioni su Guy di Gisborne, ma la maggior parte di quelle persone non si era nemmeno fermata ad ascoltarlo e gli altri lo avevano liquidato con poche, sbrigative parole. Un uomo gli aveva messo in mano una moneta e aveva proseguito il cammino, senza nemmeno guardarlo in faccia.
Allan aveva guardato quella moneta sconosciuta e si era chiesto quanto valesse, se sarebbe stata sufficiente a pagare almeno un pasto. Cominciava a sentirsi stanco, affamato e spaventato, ma se era abituato ai primi due disagi, non si era mai sentito tanto solo e sperduto, nemmeno quando lui e Tom si erano trovati a doverserla cavare da soli, due ragazzini in un mondo spietato.
Almeno quello era un mondo che conosceva, non un luogo in cui non conosceva la maggior parte delle regole e di cui non comprendeva molto di quello che vedeva.
Avrei dovuto chiedere più dettagli a Giz. Magari sulle cose pratiche di tutti i giorni invece che sugli apparecchi volanti. Ma chi poteva immaginarlo?
Cercò qualcosa di familiare con lo sguardo e in fondo alla strada scorse un po’ di verde, un piccolo giardino pubblico con qualche albero e alcune panchine. In quel mondo moderno e incomprensibile, quell’angolo sembrava rassicurante e Allan vi si diresse, facendo attenzione ad attraversare la strada solo quando non si scorgeva traccia dei velocissimi veicoli senza cavalli.
Trovò una panchina libera all’ombra di un albero e sedette con un sospiro. Forse contattare Guy non sarebbe stato semplice come aveva sperato in un primo momento, ma fino ad allora doveva trovare un modo per cavarsela.
Seduto sulla panchina esaminò tutto ciò che possedeva, cioè non molto: gli abiti che indossava, non adatti a quel tempo, un coltello legato alla cintura e la moneta che gli era stata data da un passante.
Prese in mano il coltello e lo esaminò: non era molto grande e nemmeno tanto affilato, ma Guy gli aveva detto che nel futuro quasi nessuno girava armato, infatti anche la spada che portava quando faceva il suo lavoro era finta, non affilata. Allan aveva il sospetto che quel coltello avrebbe potuto metterlo nei guai, ma era comunque riluttante a separarsene.
Alla fine notò una cavità nel tronco di uno degli alberi, in un punto parzialmente nascosto dalle fronde e, dopo essersi assicurato di essere solo, si decise a infilarvi il pugnale, nascondendolo alla vista.
Un problema era risolto, pensò, tornando a sedere sulla panchina, ma ora gli restava solo una moneta. Pensò che non sarebbe stato difficile procurarsene altre rubandole dalle tasche dei passanti distratti, ma era riluttante a ricorrere al furto.
Aveva giurato a Guy che avrebbe cambiato vita, che non avrebbe più rubato o truffato la gente.
Certo, le circostanze erano cambiate e ora probabilmente non era più una questione di vita o di morte, ma il giuramento restava e Allan, l’uomo che in tutta la sua vita era stato un ladro, un imbroglione e un traditore, era riluttante a infrangerlo.
Per Giz arrivare qui è stato un miracolo, una benedizione. Se è vero, se fosse così anche per me, devo fare qualcosa per meritarlo.
Si stava ancora chiedendo cosa fare, quando notò un gruppo di giovani che si stava dirigendo verso di lui. Si chiese cosa volessero, preoccupato, e fu tentato di fuggire quando si rese conto che quei quattro ragazzi avevano lo sguardo fisso su di lui. A trattenerlo fu l’espressione dei loro visi, sorridente e amichevole, che gli ricordò un po’ quella di Robin.
- Ciao! - Disse uno di quei giovani, rivolgendosi a lui. - Sei anche tu in città per le selezioni del talent show?
- Che domanda sciocca, Mark! - Lo interruppe uno degli altri, ridendo. - Non vedi come è vestito? Ovvio che sta andando lì.
Allan si chiese di cosa stessero parlando, ma si limitò a scuotere la testa.
- Veramente sono appena arrivato da queste parti… Sto cercando un mio amico, ma non so come trovarlo.
- Non puoi telefonargli? Altrimenti se conosci il suo indirizzo possiamo indicarti la strada.
Allan li osservò: erano tutti e quattro più giovani di lui, ma sembravano sicuri di loro stessi, perfettamente a loro agio e non si facevano problemi a parlare con lui, non lo evitavano come invece avevano fatto gli altri passanti.
- Non so dove abita.
- Almeno sai come si chiama il tuo amico?
- Guy di Gisborne.
Il ragazzo lo fissò, un po’ perplesso, poi scoppiò a ridere.
- Come quello delle storie di Robin Hood? Poveretto, non deve aver avuto un’infanzia divertente, chissà come lo prendevano in giro a scuola con un nome del genere! A proposito di nomi, io sono Mark, lui è Robert, Rob per gli amici, mentre i due gemelli sono Alec e John. Non chiedermi chi è Alec e chi è John perché a volte ho il sospetto che non lo sappiano nemmeno loro. Tu come ti chiami, invece?
- Allan.
- Allan A Dale, per caso? Con un amico che si chiama Guy di Gisborne sarebbe il minimo!
Allan lo fissò a bocca aperta per un attimo prima di ricordarsi che Guy gli aveva detto che nel suo tempo le avventure della banda di Robin Hood erano ancora ricordate, anche se spesso distorte in modo fin troppo fantasioso.
Sogghignò, divertito.
- Ovvio, come altro potrei chiamarmi?
Mark sorrise.
- E allora, vedi? Se sei Allan A Dale devi proprio venire con noi al talent show, è destino.
- Cosa intendi?
- Allan A Dale era il menestrello della banda di Robin Hood e a noi manca proprio un cantante. Il nostro ci ha piantato in asso solo perché Rob è andato a letto con sua sorella. E questo è anche il motivo per cui Rob ha un occhio nero… Certo, potrei cantare io, ma me la cavo meglio a suonare la chitarra, Rob non farebbe una bella impressione così pieno di lividi, mentre i gemelli sono bravissimi a suonare piano e batteria, ma se provano a cantare sembrano corvi gracchianti.
Allan li fissò, stupito.
- Non sono sicuro di aver capito bene… Voi fate musica e vorreste che io cantassi per voi?
- Sì, per partecipare a una gara.
- Ma io non so cantare…
Mark alzò le spalle.
- Nemmeno noi. Provaci almeno. Cosa abbiamo da perdere, in fondo? Senza un cantante possiamo anche fare a meno di partecipare, non vinceremmo mai.
- Ma perché io? Non mi conoscete nemmeno.
- Guardati: hai un costume perfetto e una faccia simpatica. Anche se a cantare fai schifo farai di sicuro colpo sui giudici. Ma forse volevi partecipare per conto tuo? Hai già un tuo numero?
Allan scosse la testa.
- Voglio solo trovare il mio amico e non so come fare.
- Beh, se passiamo le selezioni del talent show, sarà lui a trovare te: migliaia e migliaia di persone guardano la trasmissione, basterà dire che lo stai cercando e di sicuro riuscirete a mettervi in contatto.
Allan rifletté per un attimo.
- Ma se Giz non venisse a vedere questa gara?
- Oh, la vedrà sicuramente in televisione. Oppure la vedrà qualcuno che lo conosce e lo avviserà.
- In... televisione? Oh. L’apparecchio che mostra le immagini?
I quattro ragazzi lo guardarono, perplessi, poi Mark scoppiò di nuovo a ridere.
- Sei perfetto! Sembra quasi che tu sia uscito davvero dal medioevo! È un’idea geniale, potremmo usarla per la gara: diremo che tu sei il vero Allan A Dale arrivato direttamente dal passato per cantare per il pubblico. Credi di poter restare nel personaggio? Fare finta di non sapere cosa siano microfoni o telecamere?
- Micro… cosa?
Il ragazzo rise di nuovo, battendogli una mano sulla spalla.
- Fantastico! Sarà un successo! Forse come musicisti non saremo un granché, ma questo è quello che ci serviva per passare le selezioni. Cosa pensi di cantare?
Allan lo guardò, incerto se essere preoccupato per la piega che stavano prendendo le cose o divertito dall’entusiasmo di quei ragazzi. Alla fine decise di assecondarli: del resto, come aveva detto Mark, cosa aveva da perdere?
- Conosco solo qualche canzone da taverna. - Disse con un sogghigno.
- Meglio ancora! Facci sentire, da qui all’audizione improvviseremo un accompagnamento.
Allan li guardò, un po’ preoccupato.
- Quando sarà questa gara?
- Domani ci saranno le audizioni, poi se le passeremo tra qualche giorno ci sarà la trasmissione televisiva. Perché lo chiedi? Hai qualche impegno?
- No, è che non ho soldi né un posto dove stare. Contavo di trovare subito Guy.
- Unisciti al nostro gruppo e a questo penseremo noi. Del resto il nostro cantante ci ha lasciati, ma aveva già pagato la sua quota per l’appartamento che abbiamo affittato. Prenderai semplicemente il suo posto e nessuno ci farà caso.
Allan annuì.
- Ma se non funzionasse? Se questa gara andasse male? Io non sono un menestrello, e nemmeno particolarmente interessante.
Mark sorrise.
- Beh, almeno ci saremo divertiti, no? E in ogni caso ti aiuteremo a cercare il tuo amico, è una promessa. Allora, ci stai?
Allan annuì.
- Se va bene a voi, perché no?