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Beyond time, beyond darkness

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‘Ripetimi di nuovo perché cazzo siamo stati assegnati a questo caso?’

‘A quanto pare c’è stata un esplosione in cui è coinvolto un esponente di una nuova chiesa e dobbiamo indagare’

‘Ma noi siamo dell’antidroga che ci importa se dei fanatici impazziscono?’

‘Perché Milcovich spesso queste nuove chiese sono in realtà sette e la droga va sempre a braccetto con le sette quindi non rompere più e fa il tuo cavolo di lavoro ci siamo capiti?’

‘Come vuoi, non ti scaldare’ dice con un ghigno svogliato Mickey mentre con le dita si stropiccia gli occhi, è stanco è stato un lungo turno a rincorrere dei stupidi drogati che avrebbero dovuto dare informazioni importanti, cosa che non è avvenuta, e ora proprio quando stava per staccare lo spediscono ad indagare su questa esplosione, fottuti religiosi. Ma è il suo lavoro e beh per quanto non lo abbia proprio scelto è tutto ciò che ha e se non stesse lavorando sarebbe comunque a casa a non fare niente e finirebbe con il pensare a…no meglio i drogati religiosi.

Il tragitto in macchina non è lungo, ben presto si ritrova ad entrare nella stazione di polizia che ha in fermo il criminale che dovranno interrogare. Non importa quante volte sia già successo ma ogni volta che entra in un commissariato non con le manette ai polsi ma anzi come quello che può arrestare qualcuno gli provoca sempre una sensazione strana come se stesse ingannando tutti e stesse aspettando che lo scoprano. Viene distolto quasi subito dai suoi pensieri da un uomo sulla cinquantina, molto probabilmente il detective assegnato al caso.

‘Voi dovreste essere gli agenti dell’FBI che stavamo aspettando, io sono il detective Russell’ dice stringendoci le mani con fare scocciato, ai poliziotti non piace mai la nostra intromissione nei loro casi, e chi può biasimarli anche lui non vorrebbe qualcuno che di punto in bianco venisse a togliergli il lavoro svolto ma è così che vanno le cose e tutti devono ingogliare il rospo.

‘Io sono l’agente Sanchez e questo è l’agente Milkovich’

‘Prego da questa parte, vi porto dal sospettato è già nella stanza interrogazioni e non sembra voler parlare’

‘Con noi lo farà’ dice Sanchez con un ghigno irriverente, Mickey alza gli occhi al cielo, il partner fa sempre così, adora far sentire la sua superiorità di grado, è uno sbruffone ma fa bene il suo lavoro e non da troppe noie, anche se lui preferisce rimanere in silenzio la maggior parte del tempo all’altro non importa e lo lascia in pace proprio come desidera, il suo egocentrismo funziona bene con il proprio voler essere invisibile.

Russell continua con tono imperturbato

‘Lo abbiamo cercato per tutto un giorno, abbiamo dovuto affrontare le reazioni dei suoi così detti discepoli prima di riuscire a trovarlo, è sotto accusa per aver fatto esplodere in mezzo alla strada un veicolo di un civile, il suo nome è Ian Clayton Gallagher e quando non incendia auto in nome di Dio è un paramedico, noi crediamo..’

Dopo quel nome Mickey non sente più nulla, è come paralizzato, riesce a stare dietro agli altri due solo perché i suoi piedi si stanno muovendo in automatico, ma per il resto non è più lì, come cazzo è possibile che sia lui quello che deve interrogare? è tutto sbagliato! Lui dovrebbe essere a vivere una bella vita con un buon lavoro e un ragazzo che lo ama, non qui, non in una cazzo di stanza da interrogatori pronto per una cella, che senso ha che sia stato lasciato al confine per una vita stabile, non da criminale, se alla fine è finito qua, riderebbe per l’ironia della situazione se potesse ma per ridere dovrebbe provare qualcosa e dentro non ha più nulla da molto tempo..

Come niente si ritrova a seguire Sanchez dentro la stanza, come sempre presenta entrambi e quando pronuncia il suo nome il sospettato alza di scatto la testa: quegli occhi verdi, che conosce fin troppo bene, incontrano i suoi e il tempo sembra fermarsi per un istante, tutto diventa più reale, quello che deve interrogare, incriminare, la persona che aveva intenzione di non rivedere mai più è davanti a lui con occhi persi e sbarrati per lo shock, è Ian fottutissimo Gallagher.

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L’interrogatorio viene condotto come sempre da Sanchez mentre Mickey resta appoggiato in un angolo della stanza in silenzio ad osservare la scena, è la loro solita strategia, il partner li stordisce con domande a raffica finché non interviene Mickey con domande calme e dirette tanto che il sospettato si sente quasi sollevato di poter finalmente parlare senza essere incalzato e si lascia andare. Il vecchio poliziotto buono e cattivo insomma, e sorprendentemente Mickey è quello buono, ma va bene così, questo gli garantisce di poter parlare il minimo indispensabile. Mai come prima questa soluzione è vantaggiosa per Mickey perché ora, in quella stanza, con quei smeraldi puntati su di lui ha bisogno di tempo per ricomporsi e capire cosa fare.

Dal canto suo Ian non riesce a distogliere lo sguardo da quegli occhi blu cielo dall’altra parte della stanza, quando ha sentito il nome del secondo agente il suo cuore ha mancato un battito, doveva esserci un errore, forse un caso raro di omonimia, ma quando ha alzato lo sguardo ha avuto la conferma di ciò che il suo cuore già sapeva, non esiste al mondo nessun altro Mickey Milkovich, almeno non per lui.

Mentre l’altro agente blatera e urla incessantemente Ian non recepisce neanche una parola perché è concentrato sull’uomo all’angolo della stanza, stessi capelli neri, spalle larghe e pelle biancastra che ricordava ma più lo fissa più si accorge delle differenze dall’uomo che aveva tanto amato (e che ama ancora?): tanto per cominciare è più pallido (ma in Messico non era riuscito a prendere un po’ di sole?!), le sue spalle sono ricurve quasi volesse scomparire e i suoi occhi, ah quegli occhi che spesso rivede nei suoi sogni, sono spenti e senza vita, che cosa gli è successo?

Più di ogni altra cosa Ian vorrebbe alzarsi e fargli milioni di domande come perché sei qui? Come cazzo sei diventato un poliziotto? Come era l’oceano? Che ti è successo? E perché non mi hai detto che eri tornato?  Anche se dell’ultima domanda conosce la risposta..motivo per cui lo vorrebbe abbracciare per poi sussurrargli mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace fino a che il moro non gli creda o fino a quando il rimorso che attanaglia il suo cuore non inizi a dissolversi. Ma non può fare nulla di tutto ciò, non solo perché è ammanettato al tavolo e non può letteralmente alzarsi, ma anche perché sa che non è la situazione più adatta per questo confronto e beh forse non merita affatto di averlo.

Mickey improvvisamente decide di farsi avanti e di sedersi davanti all’imputato senza aspettare il segnale dell’altro, sa che Sanchez non ha la minima possibilità di farlo parlare, c’è da scommettere che il roscio non abbia ascoltato la minima parola pronunciata dal partner, Sanchez anche se confuso dall’improvviso cambiamento di schema lo lascia fare e si tira indietro, bene perché Mickey vuole risolvere la questione il più presto possibile e andarsene, così fissando l’altro dice una sola parola: “Perché?”

Come se fosse stato pronunciato un incantesimo di abracadabra Ian comincia a raccontare di come ha solo cercato di aiutare un suo “seguace”, un adolescente smarrito che era scappato di casa per il padre che non accetta che il giovane sia gay, della macchina e di tante altre cose, una volta iniziato sembra non volersi fermare ma ora Mickey ha pienamente compreso la situazione, il parlare a macchinetta, il suo incessante sbattere il piede a terra e quelle pupille che anche se ti guardano fisso in realtà impercettibilmente si muovono in tutte le direzioni, come se ogni cellula del suo corpo bramasse il movimento. Mickey riconosce fin troppo bene quei tratti, li ha già visti tanto tempo fa quando cercava disperatamente di ignorarli: “Dovrei fare l’idraulico”; “Nessun Gallagher ha mai imparato a suonare uno strumento musicale”; “Potrei inventare un videogioco”; “Mickey ho risolto il problema dei soldi ho fatto un porno, tranquillo mi ha detto che era pulito”.. già come se il fatto che l’altro fosse pulito rendesse la cosa accettabile, Mickey scuote la testa mentre caccia via quei ricordi e chiede al collega di seguirlo fuori dalla stanza.

“La droga non centra niente in questa faccenda”

“Ma che cavolo dici Milk? Non lo hai visto? Quello è fatto te lo dico io!”

“Primo non chiamarmi Milk, quante cazzo di volte te lo devo dire!? Secondo non è fatto è in uno stato maniacale”

“Maniacale che?”

“E’ un aspetto dell’essere bipolari, se le medicine non funzionano si diventa maniacali, come hai visto nella stanza o depressi a tal punto da non potersi alzare dal letto per giorni interi” Quanto odia sapere queste cose…

“Ah e tu che ne sai che è bipolare? Sei uno psicologo e non me lo hai mai detto?”

“Fottiti, è scritto nel suo fascicolo se solo tu li leggessi ogni tanto” o almeno spera che sia menzionato, non lo ha letto nemmeno lui, ci manca solo che gli facciano delle domande sul perché ha questa intima informazione sul ragazzo, ma per fortuna Sanchez sembra credergli e di non voler indagare oltre.

“Dobbiamo parlare con Russell e far venire un psichiatra per una diagnosi”

Dopo due ore in cui un medico ha visionato Ian e una riunione con tutti gli agenti del caso e un procuratore Mickey è stanchissimo, vorrebbe solo andare a casa e dormire per una settimana, lontano da tutto e tutti, ma ha ancora qualcosa da fare, così esce fuori dalla stazione, prende il cellulare, tentenna per qualche istante con il dito sopra quel nome, non ha proprio voglia di chiamarlo, di affrontare un'altra faccia del passato, non è stata già una giornata lunga e pesante? Non ha già fatto abbastanza? ma procede lo stesso, in fondo sa che se non lo fa non concluderà la faccenda, su, un altro piccolo sforzo e poi non dovrà più averci a che fare, maledetto Gallagher, fa partire la chiamata, tre squilli e..

 “Pronto..”

“Ciao Philip”

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Mickey è rimasto lì fuori dalla stazione ad aspettare Lip per venti minuti con solo il fumo delle sue sigarette a tenergli compagnia, ne avrà fumate già almeno sei ma non potendo bere è l’unico modo che ha per rilassare i suoi nervi, quanto vorrebbe che la faccenda fosse già conclusa, ma quanto diamine ci mette ad arrivare quell’idiota? Come se gli avesse letto nel pensiero ecco che lo vede avvicinarsi con ovviamente Fiona, cazzo sperava proprio di risparmiarsi almeno lei, e un altro tizio che non conosce.

“Allora è vero sei proprio tu Mickey!” dice Lip avvicinandosi

“Eh chi ti aspettavi? Sono io che ti ho chiamato o mi sbaglio?!”

“Lo so ma ancora faccio fatica a capire come tu possa essere qui e per giunta uno sbirro”

“Non c’è molto da capire, mi pare di averti già spiegato tutto al telefono, non dovresti essere il più intelligente del Southside college boy?”

“Non più un college boy” dice Lip con voce bassa e strozzata, ah già Mickey ricorda vagamente che Ian aveva parlato in quei giorni di viaggio in Messico di un Lip alcolista e non più uno studente..

“Ora basta, vogliamo concentrarci sul motivo per cui siamo qui e cioè Ian per favore?” ma prima che Mickey possa rispondere a Fiona si intromette il terzo al seguito che allunga la mano verso di lui per presentarsi

“Già dicci che cosa gli è successo, io sono Trevor comunque, ho sentito parlare di te da Ian era con te in quei giorni in cui sei fuggito, io ero il suo ragazzo e da poco ci siamo rimessi insieme”

Lip e Fiona trattengono il fiato e guardano fisso Mickey, si aspettano che il moro prenda a pugni Trevor per le sue parole ma rimangono sconcertati quando con tutta la calma e indifferenza del mondo risponde alla stretta di mano

“Piacere, di te invece non mi ha mai parlato ma non importa non sono affari miei, ora vi spiego la situazione e poi non mi vedrete mai più”

Mickey sa che i due Gallagher si aspettavano una sua reazione violenta a quel tipetto arrogante e forse tempo fa avrebbero avuto ragione, anzi sicuramente, ma ora davvero non riesce ad arrabbiarsi, gli sono successe troppe cose per perdere la calma per questo Trevor, ora Ian è un suo problema e lui è qui solo perché la sua solita sfortuna lo ha fatto immischiare di nuovo in un suo casino ma ha tutta l’intenzione di sparire il più fretta possibile e tornare alla sua vita.

“Allora Ian è stato arrestato per furto e distruzione di proprietà privata ma dal momento che è in uno stato maniacale certificato da un medico, parlando con il procuratore sono riuscito a non farlo perseguire, tuttavia domani sarà ricoverato in ospedale per un paio di giorni per aggiustare la cura e dovrà ripagare interamente l’auto che ha fatto esplodere, ah e niente più Gesù di una nuova chiesa e quelle cazzate lì, per il resto è libero, se volete potete vederlo prima che venga trasferito”

“Grazie..”

“Niente da ringraziare, ho fatto il mio lavoro”

“No, non è vero, non credo che chiunque altro ne sarebbe uscito con così poco e lo dobbiamo a te, grazie davvero Mickey”

“Come vi pare” Mickey non regge più lo sguardo provato e riconoscente allo stesso tempo di Fiona così indica la stanza dove vedere il fratello e se ne va.

Finalmente nel suo appartamento si lascia cadere sul letto vestito, si porta la coperta fin sopra la testa e lascia che il buio lo nasconda.

Dopo tre giorni in cui la sua vita è tornata alla normalità: lavoro, casa, incubi notturni e maratone alla tv per non tornare a dormire e di nuovo a lavoro (già la sua quotidianità è questa, molto simile a quella che aveva avuto crescendo sotto il tetto di Terry, tranne per il lavoro e per i mostri nei suoi incubi, ora molti di più e tutti ugualmente spaventosi), mentre varca le porte dell’ufficio riceve un sms

Collegeboy: “Ehi Ian è a casa, un po’ sotto tono per le nuove medicine ma sta bene”

MickeyM: “no te l’ho chiesto ma ok bene”

Collegeboy: “ti informerò sugli sviluppi”

MicheyM: “no, non mi interessa dimentica questo numero”

Collegeboy: “mi dispiace amico pensavo di farti un favore, è solo che non ho proprio capito che fosse maniacale, come ho fatto a non vederlo? mentre tu l’hai capito subito anche dopo tanto tempo..non sono bravo a prendermi cura di lui, diamine non lo so fare neanche con me stesso..ma non ti disturberò più”

Mickey è tentato a non rispondere, in fondo ha avuto quello che voleva la promessa di non essere più coinvolto ma chissà perché sente che è sbagliato non replicare a quello sfogo, ah è proprio diventato una mammoletta

MickeyM: “è stato facile capirlo ammanettato e con l’accusa di aver fatto esplodere un auto, voleva aiutare un adolescente gay respinto dal padre, tipico di Ian normale, farlo con effetti spettacolari tipico dell’Ian fuori di testa, non avresti potuto fermarlo..e chi dice che devi occupartene? Se c’è una cosa che ho capito dall’ultima volta è che a lui non serve un badante, fai solo il fratello anzi ancora meglio perché non vi prendete cura a vicenda dato che anche tu sei messo male? E a proposito non hai uno sponsor a cui rompere le palle? Non servono proprio per ascoltare i tuoi drammi?”

Cavolo non fa un discorso così lungo da un sacco di tempo e anche se lo ha solo scritto si sente già stanco

Collegeboy: “ah quindi Ian ti ha detto del mio problema, no niente sponsor, lunga storia, ma ti vuoi candidare? Non avrei mai pensato che potessi essere così saggio, beh grazie per Ian e per il consiglio, sei proprio cambiato Milkovich

MickeyM: “Come vuoi, fottiti”

Finisce di scrivere il messaggio e mette via il cellulare ma le ultime parole di Lip gli risuonano nella testa, sei proprio cambiato, sarà vero? A lui sembra sempre di essere quel ragazzo che cerca di sopravvivere solo con meno voglia di farlo, è dannatamente stanco di combattere. Mentre rimugina su questi pensieri gli passa davanti un collega e gli viene in mente un idea

“Ehi Rossi aspetta un attimo ho un favore da chiederti”

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MickeyM: “Chiama questo contatto [Agente Rossi] è disposto a farti da sponsor, è un bravo uomo e più intelligente di te quindi non fare il cazzone”

Collegeboy: “Ma non dovevo dimenticare il tuo numero?”

MickeyM: “Telefonagli o non farlo non mi interessa (emoticon del dito medio alzato)”

Collegeboy: “gli telefonerò comunque, grazie. Ma perché mi stai aiutando?”

Perché credo che meriti una seconda possibilità, sarebbe la risposta a quella domanda ma non la scrive, non vuole che l’altro pensi che gli importi qualcosa o che lo faccia per avvicinarsi a Ian.  Ha incontrato Rossi tempo fa per un caso in comune, il suo lavoro è trovare i serial killer ed è forte in psicologia e quelle cazzate lì in più sembra davvero importargli delle persone e delle vittime dei suoi casi, ogni volta che lo incrocia nei corridoi si ferma a parlare con lui, anche se non offre molti dettagli in cambio continua a provare a chiedere della sua vita, nei suoi occhi vede vero interesse e preoccupazione, e ogni volta è una sofferenza capire che non è in grado di dargli quello che vuole, un miglioramento, un apertura per farsi aiutare, la verità è che nessuno può aiutarlo, non confidare in nessuno è la scelta migliore per lui, più sicura, ma questo non vuol dire che Rossi non possa aiutare Lip, crede proprio che sia perfetto per Gallagher, abbastanza intelligente da tenergli testa e tosto da capire come è stato crescere nel Southside. Lip sarà anche un coglione, ma ha sempre cercato di aiutare la sua famiglia e doveva già essere fuori da quel quartiere, è sprecato lì proprio come lo era Ian, e se Mickey ne è uscito senza meritarlo perché non aiutare qualcuno che ne sia veramente all’altezza?

Decide di non rispondere niente in fondo quello che doveva lo aveva scritto ora è tempo di cominciare il turno e dimenticare il passato.  

Lip d’altra parte rimane a rileggere lo scambio confuso sul da farsi quando una mano davanti agli occhi lo riporta alla realtà:

“Ehi Lip ci sei? Sono due volte che ti faccio la stessa domanda”

“Oh sì scusa Trevor che dicevi?”

“Deve essere qualcosa di importante, guardi quello schermo da una decina di minuti ormai..comunque volevo sapere di Ian, è a casa? Come sta?”

“Sì è di sopra in camera, sta dormendo”

“Ah ancora”

“E’ uno degli effetti delle medicine, tra un po’ dovrebbe migliorare, comunque puoi andare su lo stesso gli farà piacere”

“A fare cosa, guardarlo mentre dorne!? No, ho dei ragazzi da seguire a lavoro vado lì, quando si sveglia digli che sono passato e di chiamarmi”

Dovresti stare con lui, fargli sentire la tua presenza, è importante quanto il tuo lavoro, vorrebbe urlargli ma non lo fa.

“Ok come vuoi, ora scusa ma devo fare una telefonata” lo liquida in tono brusco e esce nel cortile sul retro.

Il giorno dopo Lip è nella caffetteria designata per l’incontro con Rossi, è nervoso, non sa cosa aspettarsi, ed ecco che arriva un uomo alto con capelli scuri e il pizzetto che gli porge la mano:

“Piacere agente Rossi, ma tu puoi chiamarmi David, tu devi essere Lip?”

“Sì, piacere di conoscerla”

“Passiamo al tu vuoi? Tanto se divento il tuo sponsor condivideremo dettagli della nostre vite parecchio intime, allora tu cosa sai di me?”

“Veramente nulla, Mickey mi ha solo detto che potresti farmi da sponsor”

“Mickey è un tuo amico? Io cerco di esserlo ma mi respinge eppure ne avrebbe proprio bisogno, ne ha passate tante sai? Comunque siamo qui per te, io lavoro nell’Unità di Analisi Comportamentale dell’ FBI, non bevo da dieci anni ormai, avevo iniziato perché il mio lavoro mi porta via spesso e il mio matrimonio non ha retto la lontananza, così nel bel mezzo del distacco circondato dalla sofferenza delle vittime e dalla crudeltà degli assassini usavo l’alcol per dimenticare..qual’è invece la tua storia?”

“Beh i miei motivi sono molto più stupidi”

“Non credo proprio se ti hanno spinto nel baratro sono più che importanti”

Quindi Lip comincia a raccontare del college, della sua famiglia, della storia con la prof mentre David annuisce di tanto in tanto, quando finisce dopo un momento di silenzio David prende la parola:

“Prima di tutto credo che l’Università abbia sbagliato, una loro professoressa ha violato il codice e invece di fornirti aiuto concreto ti hanno allontanato, non voglio farti sperare inutilmente ma chiederò ricorso io insegno lì e conosco alcuni membri del consiglio..”

“Lo farebbe davvero? Nemmeno mi conosce”

“Certo, credo di averti inquadrato, è il mio lavoro ricordi?! E comunque penso che meriti una seconda possibilità indipendentemente se mi sceglierai come sponsor o meno e a proposito possiamo incontrarci regolarmente, puoi chiamarmi a qualsiasi ora ma ricorda sempre che io sono solo un tizio che sa cosa stai passando, a cui dire cose che non diresti a nessuno senza essere giudicato, per tirarle fuori e rifletterci, ma niente di più, non è mio compito salvarti, quello spetta solo a te…allora pensaci e fammi sapere se vuoi continuare e comunque ti aggiornerò sul ricorso”

“Non ho bisogno di pensarci…quando possiamo rivederci?”.

Tornato a casa si getta sulla poltrona e chiude gli occhi

“Giornata pesante?”

“Cazzo, avvisala una persona no?” esclama Lip mentre si riprende dallo spavento, non aveva proprio visto Ian sul divano, credeva di essere solo.

“Siamo tesi eh? E poi ero qui prima di te idiota”

Lip sogghigna, è bello sentire il fratello ribattere, sembra essere quello di prima

“Ho incontrato un nuovo sponsor, si chiama David, mi piace e crede di poter farmi riammettere all’uni”

“Ma è fantastico, e dove hai trovato questo tesoro?”

“Ehm è stato Mickey in realtà” Lip aveva ponderato se dirlo o meno al fratello ma aveva preso una decisione, niente più bugie o segreti, nessuno dei due è nella condizione di poterli reggere e hanno bisogno di fidarsi l’uno dell’altro come una volta.

“Mickey, Intendi il mio Mickey?”

“Il tuo Mickey?? Comunque sì proprio lui”

“Ma perché?”

“Non lo so, non me lo ha detto..”

“Dammi il suo numero”

“Non so se è una buona idea Ian…lui mi è sembrato molto deciso a non volerci vedere mai più”

“Lo so…ma devo parlargli, l’ultima vota non può essere in una stazione di polizia, non ho potuto dirgli niente e…ho tante cose da dirgli, ti prego Lip è importante”

Lip guarda attentamente il fratello, ha un luccichio negli occhi che non vedeva da tanto tempo, Mickey dovrà perdonarlo perché se dargli il suo numero lo farà riprendere prima non può fare altrimenti.

Ian da solo nel suo letto giocherella con il suo smartphone, deve trovare il coraggio di chiamare il numero che Lip gli ha dato poco fa, sta pensando a cosa dirgli perché non ne ha la più pallida idea, ma dopo un po’ e nessuna idea in mente decide che basta, al diavolo, lo chiamerà e improvviserà, tanto non crede che esistano delle parole giuste nel suo caso, così fa partire la chiamata sperando che risponda (o forse è meglio se scatta la segreteria?) comunque non può sapere che è lui a chiamare perché ha cambiato il numero settimane fa, il battito del cuore accellera a ogni squillo fino a che…

“Qui Mickey chi parla?”

“Ehi Mick”

  

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Ian è da solo al tavolo della cucina con una tazza di caffè tra le mani, non sa che ore siano ma deve essere maledettamente presto, non poteva più restare a letto a rigirarsi senza sosta, aveva chiuso gli occhi per qualche ora solo per via delle medicine, che dopo l’uscita dall’ospedale lo avevano fatto dormire parecchio, ma anche loro non avevano potuto niente contro l’agitazione che ora sta provando, oggi vedrà Mickey. Ancora non riesce a credere alla facilità con cui il moro abbia accettato di incontrarlo, la telefonata era stata molto breve, dopo degli strani convenevoli che mai prima di allora si erano scambiati, alla sua tremolante richiesta di vedersi l’altro aveva proposto un posto e un’ora per l’indomani per poi attaccare subito. E ora Ian nel più completo silenzio del mattino sta sclerando, non vede l’ora che sia il momento prefissato ma allo stesso tempo ne è fottutamente terrorizzato, riuscirà a spiegarsi? Mickey lo perdonerà? Che ne sarà di loro due? Torneranno insieme? E’ veramente questo quello che vuole? Ma chi vuole prendere in giro se solo ne avesse la possibilità lo farebbe senza battere ciglio, ma avercela la possibilità, non crede che il suo ex ne abbia la minima intenzione, basta, deve distogliere il pensiero ad altro o finirà per impazzire, ancora di più, l’incontro andrà come andrà e poi se lui vorrà…ma cazzo non ha appena detto di non pensarci? E’ talmente concentrato sul suo tumulto interiore che non sente i passi sulle scale quindi salta quando sente la voce di Fiona dargli il buongiorno

“Scusa non volevo spaventarti. Ti sei svegliato presto oggi” non come gli altri giorni va tutto bene con le medicine? è la parte che non viene detta ma Ian la percepisce molto chiaramente dal tono di voce della sorella

“Già oggi non mi sento così assonnato, ormai devo essermi abituato al nuovo dosagio” offre Ian sperando di togliere quello sguardo di apprensione dalla maggiore ma sa che non basterà così poco, cazzo quanto odia essere controllato così

“Hai programmi oggi? Vedi Trevor?”

“No mi vedo con Mickey” stupido, stupido, idiota non aveva alcuna intenzione di divulgare la cosa a Fiona, ma nel concentrarsi di essere più normale possibile per scrollarsi di dosso quella sensazione di essere trattato come un bambino se l’è fatto sfuggire, maledizione, non ha alcuna voglia di sentire l’opinione della sorella, lui sa che è la cosa giusta da fare ma lei avrà sicuramente da ridire, e infatti

“Mickey! Davvero Ian, non puoi farlo stai iniziando solo ora a migliorare e..?”

“E cosa Fiona? Che cosa mi potrebbe mai fare Mickey di peggio di quello che mi sono fatto da solo? Sto prendendo le medicine, lunedì ho appuntamento per la terapia e dopo tornerò a lavoro, tranquilla non sarò più un problema! Ho bisogno di parlarci e lo farò!”

“Tu non sei un problema Ian, è solo che non voglio che ti faccia del male, quel ragazzo è distruttivo! E Trevor che ne pensa di questa storia?”

“Trevor non centra niente e poi ha altro di cui occuparsi, e poi distruttivo? Davvero? Non è stato forse lui a tirarmi fuori di prigione? E’ un poliziotto ora per la miseria!”

“Già e quanto durerà? Senti gli sono davvero grata per averti aiutato ma è un criminale, è stato in prigione tante volte, non voglio che tu venga coinvolto”

“Beh quello in manette ero io, sono io che potrei trascinarlo in basso..”

“Ma tu sei malato, lui non aveva nessuna scusa per quello che faceva, devi stargli alla larga”

“Non ho bisogno del tuo permesso Fiona e poi secondo il tuo ragionamento dovrei stare alla larga anche da te, tu che scusa hai per essere finita in prigione dopo aver quasi ucciso Liam? Voglio dire ora te la stai cavando bene ma quanto durerà prima che mandi tutto in fumo?” Ian giura non avrebbe mai voluto essere così crudele, si sente in colpa per aver rinfacciato alla sorella il suo più grande errore, di cui era sicuro ancora non si perdona, ma non ha potuto fare altrimenti, è così arrabbiato, come osa giudicare Mickey, lei non ha la più pallida idea di quello che il moro ha fatto per lui, che cosa ha sacrificato, di come era diventato tutto quello che ha sempre sognato e che lui ha respinto e ditrutto….

“Non è giusto…Mickey ti ha fatto soffrire immensamente, sto solo cercando di proteggerti” Fiona cerca disperatamente di farlo ragionare anche se le parole del fratello l’hanno ferita

“Credimi anche io ho fatto soffrire Mickey”

“State parlando di Mickey Milkovich? E’ tornato?” Dice Carl entrando dalla porta sul retro

“Ehi straniero, che ci fai qui?” Dice Fiona mentre lo abbraccia

“Mi hanno dato il fine settimana di permesso, allora Ian Mickey sta bene?”

“Sì sta bene, per la verità ora è un agente dell’FBI”

“Fico, allora poi potrò chiedergli una raccomandazione!” dice con un gran sorrisone mentre abbraccia il fratello

“Non so prima dovrai chiederlo a Fiona”

Fiona risponde alla frecciatina con uno sguardo da “Seriamente?! Non sono io il tuo nemico” mentre Carl si stacca dall’abbraccio e li fissa con aria confusa

“Wow c’è un po’di tensione nell’aria eh! Comunque Ian quando vedi Mickey digli che sono riuscito ad entrare all’accademia”

“Per quanto io sia fiero di te non credo che interessi a lui”

“Beh mi aveva chiesto di farglielo sapere ma poi è fuggito prima che potessi tornare a trovarlo in prigione”

“Tu andavi a trovare Mickey?”, “Perché diamine lo andavi a trovare?” dicono simultaneamente Ian e Fiona presi alla sprovvista da questa informazione, non avevano mai notato che Carl ci andasse, d’altronde erano presi dai loro propri problemi in quel periodo da non notare nulla intorno a loro

“Andarlo a trovare mi sembrava il minimo dopo quello cha aveva fatto per me”

“E sarebbe?” “Che cosa ha fatto per te?”

“Sapete dovreste fare uno spettacolo siete perfettamente sincronizzati!” dice sogghignando Carl

“Smettila di fare lo scemo e spiegati” lo incalza Ian che freme di sapere

“Ok, ok non ti scaldare, quando volevo uscire dallo spaccio ho chiamato Mickey in galera per un consiglio e lui ha fatto un accordo per me con i membri che erano lì, davvero credevate che fosse semplice uscire da una gang di spacciatori senza un graffio per giunta?”

“Non so..io ho pensato che fossi un disastro come venditore e ti avessero mandato via senza storie… e che accordo avrebbe fatto con quei criminali?”

“Ah grazie tante Fiona, per la cronaca ero un asso come spacciatore, comunque non so i dettagli dell’accordo non me li ha voluti dire..”

Ian rimane in silenzio, gli occhi offuscati da delle lacrime che premono per uscire ma che trattiene, Mickey ha fatto questo, nonostante lo avesse lasciato, nonostante lo avesse trattato di merda, ha aiutato suo fratello, senza pensare dice piano quasi a se stesso:

“Non ne sapevo niente…”

“Mi aveva fatto giurare di non dirtelo, ma cazzo è passato tanto di quel tempo non penso valga più no?”

Ian non risponde subito, sta cercando di mandare giù tutte queste nuove informazioni, lui non voleva che lo sapesse, ma perché ne è così sorpreso, Mickey ha sempre cercato di nascondere quanto fosse buono, gentile, perché non ha mai voluto farsi vedere debole dagli altri, solo lui tempo fa aveva avuto il privilegio di vedere questo suo lato.. con il cuore in gola saluta distrattamente i due e esce di casa. Fiona rinuncia a fermarlo, già le sue parole non hanno avuto effetto prima ma ora, dopo il racconto di Carl, non ha nessun freccia al suo arco da poter lanciare e lo sguardo del fratello le ha detto chiaramente che tutto sarebbe stato vano, i suoi tristi occhi erano già alla ricerca di Mickey.

 

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La caffetteria è piccola, arredata con molta semplicità, Ian è seduto a uno dei pochi tavolini vicino alla finestra e guarda distratto le persone che vanno e vengono mentre aspetta, dato che è arrivato in anticipo. Il locale è molto frequentato ma non c’è una grande baraonda, le persone entrano ordinano e se ne vanno, tutto nella tranquillità più assoluta, nessun discorso non necessario viene fatto, riesce a vedere il perché Mickey abbia scelto questo posto, rispetta proprio i suoi gusti, riesce ad immaginarselo venire regolarmente qui a prendere il caffè, e poi vede loro due qui a farci colazione insieme prima di un turno, un lieve sorriso gli spunta sulla faccia al pensiero di quella scena ma scompare subito, è una quotidianità che non hanno mai avuto e che non pensa avranno mai.

La campanella sulla porta d’entrata suona per l’ennesima volta, entra un gruppetto di studenti ma dietro di loro individua subito Mickey, i loro occhi si incrociano immediatamente, è sempre stato così anche in un posto affollatissimo, sono sempre stati in grado di trovarsi come due calamite che si attraggono, tutto intorno sembra scomparire, ci sono solo loro due e il corpo di Ian viene percorso da una scarica elettrica mentre il moro si avvicina.

Mickey si siede davanti al roscio e ordina un caffè, ne ha proprio bisogno, è stanco, non ha dormito neanche quel poco di ore che di solito riesce a fare per via di questo incontro, per fortuna a lavoro ha dovuto solo fare un appostamento perché la sua testa non era in grado di fare niente di più, e sembra che nemmeno il compagno di sventure davanti a lui abbia avuto una bella notte di sonno, ha delle brutte occhiaie e i suoi occhi sono rossi (non avrà mica pianto?) prende un respiro e lo saluta

“Ehi Gallagher”

Già Gallagher, sono tornati a quello, Ian se lo aspettava ma davvero aveva sperato in qualcosa di diverso, quel semplice Gallagher lo ferisce perché è così che lo chiamava all’inizio quando scopavano e basta, senza importanza, ora lui non è più importante, non trova le parole così risponde con un cenno del capo. Non dice niente di più ma deve farlo è lui che ha richiesto l’incontro e poi non aveva tante cose da dirgli? Dove sono finite? L’altro non sembra volerlo aiutare, sta aspettando e ciò gli mette ancora più ansia, non sa da dove cominciare così spara la prima cosa che gli viene in mente

“Hai aiutato Carl ad uscire dalla banda di spacciatori”

Mickey è preso in contropiede non si aspettava questo e beh nemmeno Ian, che cosa gli dice il cervello? comunque dopo un attimo di confusione risponde

“Ah te lo ha detto”

“Sì..dice che hai fatto un accordo per lui, cosa hai promesso in cambio della sua libertà?”

“Dei semplici accordi di droga con i miei fratelli” Mickey rimane volutamente sul vago non ha proprio voglia di parlare di quello, cazzo non vuole proprio parlare di niente sia successo in prigione, non può permettersi di tornare a quei ricordi, rischierebbe di ritrovarsi ad accasciarsi sul pavimento del locale a tremare, no, non deve succedere, non ora e non davanti a Ian, non deve vedere assolutamente quanto sia perso ormai. Per sviare il discorso gli chiede

“E’ solo per questo che mi hai voluto incontrare?” Ian per la gioia di Mickey abbocca subito, ha visto negli occhi dell’altro un lampo di terrore che ha mascherato subito distogliendo lo sguardo mentre si è strofinato il naso con il dorso della mano come fa sempre quando è a disagio, così Ian decide di non indagare ulteriormente, è evidente che non ne vuole parlare e lui non è nella posizione per costringerlo a farlo così:

“No, no, sono qui per ringraziarti”

“Per Carl? Non devi è un bravo ragazzo non meritava di essere massacrato di botte”

“No, non per Carl, o meglio non solo per lui, anche per lui ma anche per tutto il resto” Grande Ian ora farfuglia pure come un adolescente imbranato, cazzo datti un contegno! Fa un respiro profondo e continua

“Grazie per tutto quello che hai fatto per Carl, Lip e per me, non eri costretto a farlo e nonostante tutto ci hai aiutato, mi dispiace immensamente per tutto quello che ti ho fatto passare e per il confine, sono stato un stronzo ingrato che non merita perdono e che comunque tu hai salvato quindi grazie davvero Mick, spero che tu accetti le mie scuse, se c’è qualunque cosa che io possa fare per te dimmelo e lo farò”

Non chiamarmi più Mick vorrebbe rispondere, quando ha pronunciato il suo diminutivo come ha sempre fatto un brivido gli ha percorso la schiena, non ha più il diritto di chiamarlo così, lui stesso non è più quel Mick, ma preferisce una risposta più secca, fa una grande fatica a parlare e inoltre vuole che tutto questo finisca al più presto:

“Ok, le accetto, non chiamarmi più” e fa per andarsene ma Ian lo blocca

“No aspetta, è tutto qui?”

“Volevi il perdono e lo hai avuto, ti ho fatto anche la mia richiesta di non chiamarmi più che altro dobbiamo dirci?”

“Non lo so…non hai niente altro da dirmi dopo tutto questo tempo?” Ian non riesce a capire, si aspettava collera, disprezzo, qualsiasi cosa ma non questa mancanza di reazione, non riesce a riconoscerlo, non sa chi sia questo Mickey di fronte a lui e la colpa è solo sua, ma ha bisogno di qualcosa in più, non è pronto a lasciarlo andare

“Non so cosa tu voglia sentirti dire”

“Vogli che mi insulti, che mi minacci che.. insomma qualcosa di più di ok le accetto, cazzo perché diamine hai accettato di vedermi?”

“Sono qui perché sapevo che se non avessi accettato subito mi avresti perseguitato e volevo che la faccenda si chiudesse il più presto possibile, insultarti? A che pro? Non sono arrabbiato, lo sono stato subito dopo il confine, ma non più da molto tempo, hai fatto quello che dovevi l’ho capito, il tuo equilibro era importante e io lo avrei messo a rischio, non sono fuggito dalla prigione per te ma all’epoca pensai perché no? Perché non riprovare a stare insieme? e ci ho provato ma io e te abbiamo sempre sbagliato i tempi, non siamo mai stati destinati a stare insieme, ora possiamo andare avanti”

“Non posso, non posso dimenticare che tu sia qui..”

“Certo che puoi, hai un lavoro e un fidanzato già sei andato avanti, pensa solo che io sia ancora in Messico, ora vado, addio Ian” dice alzandosi e si avvia alla porta, quel discorso sembra avergli tolto le ultime energie che aveva, vuole il suo letto e l’oscurità.

Mentre Ian rimane seduto a guardare le spalle dell’uomo che ama andarsene, fa fatica a trattenere le lacrime, lo ha chiamato Ian, proprio per dirgli addio, no, no, non è successo davvero, vuole che torni indietro e lo chiami Gallagher, può lavorare sul Gallagher, può sperare con quello ma lo ha chiamato con il suo nome perché era definitivo e importante, gli ha detto addio, ora non sentirà mai più il suo nome pronunciato dalla bocca dell’altro, si alza e scappa verso casa, non vuole aggiungere alla giornata anche un crollo emotivo in mezzo a gente estranea.

A casa nel suo letto rifiuta di parlare con i fratelli e piange, sente Fiona e Lip discutere fuori la porta, sente dire la sorella di come lei lo aveva previsto, che lui sta avendo una ricaduta per colpa di Mickey e che aveva avuto ragione a cercare di impedirlo, se non fosse paralizzato dal dolore si alzerebbe e le urlerebbe contro “non hai ragione, non è una ricaduta, non tutto è sintomo del bipolarismo, cazzo non ho il diritto starmene da solo a piangere perché l’amore della mia vita mi ha detto addio? Ho solo bisogno che mi lasciate in pace!!”, ma continua a singhiozzare senza sosta il suo Mickey se ne è andato, quando era in prigione o all’estero in cuor suo sapeva che avrebbe potuto andare da lui in qualsiasi momento, era una possibilità, un piano di riserva di felicità che non lo aveva fatto crollare ma ora anche se è più vicino che in Messico lo ha perso veramente, nessuna possibilità, non è riuscito a fermarlo, cazzo non gli ha neanche detto di Carl e dell’accademia, è un fallimento, ha fallito in tutto con lui non può biasimarlo se non lo vuole più nella sua vita. Poi sente Lip replicare a Fiona di smetterla che non è come dice lei, che dopo una rottura tutti hanno bisogno di tempo, anche se proprio di una rottura non si può parlare, ama follemente il fratello per le sue parole, per continuare a stare dalla sua parte. Lo ama ancora di più dopo due settimane quando lo viene a trovare a una pausa pranzo a lavoro per fargli un’offerta:

“Che dici se io e te andassimo a vivere in un appartamento per conto nostro?”

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“Dici sul serio?” Ian è sbalordito dalla proposta, quando il fratello quella mattina aveva detto che sarebbe venuto a trovarlo in pausa pranzo per parlare non aveva minimamente immaginato questo

“Certo” risponde Lip con un sorriso irriverente di una volta mentre da un morso al suo cheeseburger, è bello vederlo così sicuro di se

“E dove per la precisione?”

“Nel Northside, un appartamento con due camere, salone con cucina e bagno, con i nostri lavori possiamo permetterci l’affitto”

“Wow Northside e possiamo permettercelo? Come?

“Bhe ti ricordi del mio sponsor David? Ha mantenuto la promessa e mi ha fatto riammettere al college, pensa con anche una borsa di studio per questo anno..”

“Cazzo ma è fantastico! sono proprio contento per te fratello” Ian lo interrompe perché è davvero meraviglioso, finalmente delle belle notizie

“Li ha minacciati di divulgare la storia della professoressa che seduce gli studenti e hanno ceduto e non ho finito, dal momento che nell’accordo del mio rientro non posso però soggiornare nel campus David mi ha proposto l’appartamento che aveva comprato alla figlia che ora si è trasferita a Londra e ce lo lascia per un affitto irrisorio, così non dovrò fare avanti e indietro”

“Cazzo non hai trovato uno sponsor ma un santo!”

“Vuoi dedicargli un giorno di festa nella tua chiesa?” Scoppiano a ridere entrambi, ormai la chiesa di Ian è un ricordo, l’aveva fondata per dei motivi giusti ma il bipolarismo l’aveva trasformata in una cosa assurda, ora è abbastanza lucido da capire che può ancora aiutare quei ragazzi senza quella messinscena

“A parte gli scherzi è davvero un grande, allora che mi dici? Vieni a vivere con me?”

 “Cavolo sì, quando ci trasferiamo?” Ian non vede l’ora, ha bisogno di un cambiamento e crede davvero che a Lip e a se stesso farà bene andarsene da casa, ama la sua famiglia ma è una calamita di drammi, poi c’è Fiona che continua a sorvergliarlo a vista e in quella casa si sente soffocare

“Io farei questo weekend, ho già parlato con Kev ci presta il furgone e i suoi muscoli, che dici come sei messo con i turni?”

“Chiederò una sostituzione” e sorridono tutti e due, contenti per la prospettiva di andarsene e ricominciare in un posto nuovo, Lip non crede alla sua fortuna, non intende sprecare questa seconda possibilità, di nuovo a scuola, nuovo appartamento e avrà il fratello al suo fianco, stavolta non manderà tutto a puttane.

 

“Rimane confermato che mi sostituisci domani?”

“Sì Ian non ti preoccupare ma voglio essere invitata alla festa d’inaugurazione dell’appartamento!” Gli fa l’occhiolino Sue e non può che risponderle con un gran sorriso, deve un sacco a questa donna lo ha coperto quando è stato arrestato, durante la sua ospedalizzazione e ripresa, altro che festa d’inaugurazione ne dovrebbe fare una in suo onore

“Sarai l’ospite d’onore”

“Avete sistemato tutto?”

“In realtà la casa è già arredata dell’essenziale che a noi basta, dobbiamo solo portare qualche elettrodomestico e le nostre cose che non sono tante, con un viaggio, massimo due, dovremmo riuscire a portare tutto, poi abbiamo l’aiuto del nostro vicino di casa che è..” Ian si distrae per delle macchine nere con le sirene accese che passano accanto alla loro ambulanza nella corsia opposta

“Peccato che quelle macchine abbiano i vetri oscurati e non puoi vedere chi c’è dentro eh?”

“Non so di che cosa stai parlando”

“A no eh!? Come se il tuo sguardo non scattasse ogni volta che senti una sirena anche quando sono solo macchine blu della polizia che sai che non ci possono essere agenti dell’FBI”

Non sa cosa rispondere anche perché sa che non può ingannarla, lei sa tutto di Mickey e di quello che è successo, è una brava ascoltatrice e Ian preferisce molto di più parlare con lei che con lo strizzacervelli, ma non vuole dire ad alta voce che sì il suo cuore accellera al suono delle sirene, che darebbe qualsiasi cosa per rivederlo anche solo di sfuggita, non può dirle queste cose, le renderebbe solo più vere, ora riesce a mascherare il suo dolore, va a correre la mattina, lavora, prende le medicine ed esce con Trevor, dal di fuori sembra stare benissimo quando in verità dentro è attraversato da ondate di dolore, quindi no, lui non controlla le macchine della polizia, non può permetterselo se non vuole che la maschera crolli..lo squillo del cellulare lo distoglie dai suoi pensieri, mentre risponde Sue gli lancia uno sguardo da “sei stato salvato dalla campanella”

“Ehi Trev che combini?”

“Ciao, ceniamo insieme quando stacchi?”

“Non posso ho ancora dei scatoloni da fare, a proposito domani vieni?”

“Ah già giusto, no domani devo incontrare dei possibili genitori per uno dei miei ragazzi, ma vengo più tardi a battezzare il letto”

“Per quello allora è meglio se passi un'altra volta, sarò stanco per il trasloco e poi non voglio far passare Lip la prima notte nel nuovo appartamento ad ascoltarci, potrebbe ripensarci di avermi come coinquilino”

“Come vuoi, ti telefono domani”

“Sì, ciao” Ian attacca e rivolge lo sguardo fuori dal finestrino per sfuggire a quello di Sue, sa qual è perché glielo ha visto rivolgerglielo molto spesso in quei giorni, “Perché diamine stai ancora con lui se il tuo cuore soffre per un altro?” già è proprio perché sta soffrendo che sta ancora con lui, non vuole deluderlo di nuovo, gli ha dato una seconda possibilità, ha già fatto soffrire Mickey, non vuole più far soffrire nessun’altro se può evitarlo.

 

Il giorno seguente, dopo un’intera mattinata, sono riusciti a organizzare il furgone di Kev con tutto quanto, un vero gioco di tetris e ora hanno portato tutto su al piano, hanno riempito il pianerottolo di scatoloni, adesso devono solo sistemarli dentro, ma mentre Ian cerca di sollevare uno dei più pesanti alle sue spalle sente all’improvviso una voce urlargli “Che cazzo sta succedendo? Perché cazzo siete qui?”e subito ha un brivido, conosce quella voce, non potrebbe dimenticarla neanche se volesse, posa lo scatolone, si gira e sì proprio come quel giorno alla stazione di polizia, si trova di nuovo a sorpresa di fronte alla persona che i suoi occhi hanno cercato per le strade di Chicago nelle ultime settimane, Mickey Milkovich.

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Mickey sapeva che non doveva alzarsi questa mattina, molte mattine sente che è inutile, che farebbe meglio a restarsene a letto ma combatte l’impulso perché sa che deve andare a lavoro, le bollette vanno pur pagate, ma proprio oggi avrebbe dovuto dare retta al suo istinto perché quando varca la porta della propria casa, tra molti scatoloni scorge del rosso che conosce molto bene, poi una nuca che conosce molto bene, e ancora delle spalle che conosce molto bene, viene distratto per un attimo da un tatuaggio che spunta dalla canottiera, sembrerebbero delle tette (perché cazzo sì è tatuato delle tette?) ma subito la sua attenzione ritorna alla perfezione dei muscoli sudati, pensa al suo corpo che è molto più magro e con meno massa muscolare di un tempo, pieno di cicatrici, come aveva potuto credere che un adone greco volesse stare con lui, scuote via il pensiero con la testa perché ora è il tempo della rabbia.
Dopo una colorita richiesta di spiegazioni Ian riesce a rispondergli solo con una domanda idiota
“Mick? Cosa ci fai qui?”
“Cosa ci faccio io qui? Io ci vivo! La porta alle mie spalle, sai quella da dove sono appena uscito? Beh è casa mia, quindi ripeto la domanda che cazzo ci fai tu qui?”
“Ecco noi, io e Lip, ci stiamo trasferendo nell’appartamento in fondo” quasi balbetta Ian mentre gli risponde, sarebbe quasi tenero se solo non avesse voglia di tirargli un pugno
“Proprio vicino a me? E dovrei credere che sia una coincidenza questa! Una cosa! Una cosa sola ti avevo chiesto di fare! Ma avrei dovuto saperlo quando cazzo hai mai fatto qualcosa che volessi!”
Mickey è un fiume in piena, non riesce a calmarsi e Lip interviene perché il fratello sembra impietrito
“Non sapevamo vivessi qui, è stato Rossi ad affittarmi la casa perché è vicina al college e io ho chiesto a Ian di venire a vivere con me..”
Mickey non ha il tempo di rispondere che le porte dell’ascensore si aprono e compare Kevin con delle bibite e una busta
“Ehi ragazzi c’è un fast food proprio dietro l’angolo ho pensato che potessimo fare una pausa, ho una fame! Oh ehi Mickey! Sei proprio tu? Da quanto tempo non ti si vede! Dai vieni, ci vuole un abbraccio qui”
“Cavolo quanto sei magro, cioè sei sempre stato piccolino ma amico devi stare attento che così scompari”
“Lasciami andare stupido gigante!” urla Mickey liberandosi dalla stretta di Kev, va all’ascensore e con ferocia pigia più volte il pulsante per scendere al piano terra, come se facendo così l’ascensore vada più in fretta, mentre le porte si stanno per richiudere vede Ian venirgli incontro e urlargli di aspettare, ma non può farlo, non vuole sentire nulla, vuole solo andarsene, gli lancia uno sguardo che spera trasmetta tutta la sua rabbia e il comando di lasciarlo in pace, l’ultima cosa che sente è Kev dire “Ho forse detto qualcosa di sbagliato?”
Mickey irrompe come una furia nell’ufficio di Rossi, di rado l’agente è in centrale ma oggi sì, bene perché lui ha bisogno di sfogarsi un po’
“Hai affittato l’appartamento vicino al mio ai Gallagher?”
“Ciao, non vieni mai nel mio ufficio, è bello vederti!” risponde David tranquillo ma quando incrocia lo sguardo del giovane capisce subito che la faccenda è seria così si affretta a dire ciò che vuole
“Ho affittato l’appartamento di mia figlia a Philip perché è più vicino al college non sapevo che abitassi lì, non so quasi niente della tua vita Mickey” il suo sguardo è così sincero e preoccupato che Mickey non sa cosa ribattere e David lo anticipa
“E’ un problema per te? Insomma pensavo che Philip fosse tuo amico visto che mi hai chiesto di aiutarlo”
“Ti ho chiesto solo di aiutarlo non di diventare il protettore della famiglia!”
“E l’ho fatto, questo per me è aiutare, che cosa vuoi che faccia? Non posso rimangiarmi la parola data e sfrattarli”
“Te l’ho forse chiesto?”
“Cosa vuoi veramente?”
“Niente, lascia perdere” si volta ed esce con la stessa rapidità con cui è entrato, Rossi stava iniziando a psicanalizzarlo, lo poteva sentire, e non è proprio in vena quindi meglio battere in ritirata, “cosa vuoi veramente?” diamine se lo sa, per il momento lui voleva solo qualcuno a cui rivolgere la sua ira ma non ci era riuscito. Nel frattempo Rossi si lascia cadere sulla poltrona basito dallo scambio appena avuto, non aveva mai visto Mickey così e pur sapendo che la rabbia non è un bene non riesce a dispiacersene, finalmente aveva scorto una traccia di sentimento, di vita, negli occhi del ragazzo, finora sempre spenti, davvero non aveva idea che Mickey vivesse in quel palazzo ma ora pensa che portarci lì i ragazzi Gallagher sia stato il destino, spera solo che la rabbia sia l’inizio di una rinascita e non una fiammata finale prima dell’oscurità più assoluta.
Ancora pieno di rabbia Mickey si lancia in macchina al posto del guidatore, di solito è il partner a guidare soprattutto perché lui ha bisogno di sgranchirsi ogni tanto per il mal di schiena, ma oggi non riesce neanche a sentirlo per quanto è preso dal suo rancore, per questo ha bisogno di impiegare le mani con il volante, se no sarebbe capace di demolire l’intera macchina. Sanchez capisce che c’è qualcosa che non va così rischia ad indagare
“Che ti è successo Milk? Non ti ho mai visto così turbato, problemi di cuore?”
“Non chiamarmi Milk! E non sono affari tuoi!”
“Giusto Milk oggi non ti si addice, più che bianco come il latte sei rosso come un pomodoro!”
“Vuoi chiudere quella boccaccia! Oggi non sono in vena delle tue stronzate!”
Dopo qualche secondo di silenzio..
“MMm Mickey noi dobbiamo andare nella direzione opposta..”
“Lo so benissimo, vaffanculo” e gira il volante per una non proprio legale inversione a U.
La sera tardi nel suo appartamento è a fare zapping alla tv sul divano, la rabbia un po’ scemata ma ancora con i nervi a fior di pelle, per fortuna non ha incontrato il roscio al suo rientro, gli scatoloni non erano più sul pianerottolo, forse avevano riportato tutto indietro? Ma che! non è mai stato così fortunato, forse potrebbe cambiare casa, ma questa gli piace e poi c’era prima lui no? Forse deve rassegnarsi ad avere i Gallagher come vicini, il suo ex come vicino, viene distolto dai suoi pensieri dal bussare alla sua porta, va ad aprire e si trova davanti niente di meno che il maggiore dei Gallagher
“Cosa vuoi Lip?”
“Ho ordinato una pizza in più e te l’ho portata”
Mickey dubbioso prende la scatola della pizza mentre i suoi occhi oscillano tra Lip e la porta del loro appartamento, Lip segue il suo sguardo e capisce che il moro teme l’uscita anche del fratello
“Lui è già a letto, le medicine gli tolgono energie e oggi tra il trasloco e la tensione per..beh lo sai, è fuori gioco da un pezzo” lo guarda dritto negli occhi mentre lo dice, già è sempre colpa sua se Ian sta male
“Se la pizza è un modo per iniziare un rapporto tra vicini, grazie ma no grazie puoi riprenderla”
“No, no, non ho mai avuto occasione di ringraziarti per avermi consigliato David, mi ha aiutato un sacco, la pizza è poca cosa ma è il meglio che mi è venuto in mente, prometto di starti alla larga da ora in poi”
“Ah ok grazie, è tutto?”
“No per la verità…davvero noi non sapevamo che vivessi qui, non avevamo intenzione di provocarti, Ian vuole fare i bagagli domani e tornare a casa ma davvero credo che non debba farlo, quella casa..non ci fa bene..”
Mickey capisce dove vuole andare a parare
“Digli di non fare la regina del dramma, basta che mi ignoriate e che mi consideriate un estraneo, perché è questo che farò io, e le cose andranno bene”
“Dici sul serio?”
“Non posso dire io dove dobbiate abitare o meno”
“Grazie davvero Mickey glielo dirò”
“Già, beh addio” e Mickey gli chiude la porta in faccia. Mangia un pezzo della pizza così può prendere gli antidolorifici, ora che tutta la rabbia è andata via è rimasto solo un corpo stanco e dolorante, “Cosa vuoi veramente?” ancora le parole di Rossi nella testa…scomparire, ecco cosa vuole, l’oblio assoluto.. forse questa sera prenderà anche un sonnifero, ha bisogno di dormire e una notte senza sogni sembra davvero allettante in questo momento, anche se solo per poche ore il suo desiderio si può avverare. Si stende sul letto, chiude gli occhi e lascia che la pillola faccia la sua magia.  

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Dopo un paio di giorni dal trasloco Ian si ritrova davanti alla situazione che più temeva ogni volta che usciva o rientrava (il tragitto dall’atrio alla sua porta era diventato un vero inferno di ansia!), cioè incrociare Mickey. E’ normale che si incontrino, in fondo vivono allo stesso pianerottolo, era futile sperare di non vedersi mai, non che lui non voglia, anzi se fosse per lui sarebbe sempre nella sua casa a parlare, giocare, e innamorarsi ancora, ma Lip gli ha riferito che Mick vuole essere trattato da estraneo e ha intenzione di rispettare la sua volontà questa volta, ancora ha davanti lo sguardo glaciale che gli ha rivolto mentre le porte dell’ascensore si chiudevano, lo odia e non può biasimarlo, ha accettato che gli vivesse accanto, il minimo che può fare è rendergli la cosa più facile possibile.
Solo ora che sono usciti nello stesso istante dai rispettivi appartamenti e sono uno di fronte all’altro non ha la minima idea di come comportarsi. Mickey va dritto a chiamare l’ascensore e lui non sa come muoversi, deve fare le scale? Ma se lo deve trattare come un estraneo non dovrebbe prendere l’ascensore con lui? Infatti non farebbe mai le scale sono al quattordicesimo piano per l’amor del cielo! E quella mattina ha già corso i suoi 8 Km..sembra un imbecille lì in mezzo tra le scale e l’ascensore ma quando le porte di questo si aprono d’istinto segue il moro al suo interno.
Ian nota che l’altro ha spinto il pulsante del seminterrato, dove sono i parcheggi, quindi ha una macchina! Chissà che modello è…riesce bene ad immaginarselo in una jeep nera con poi quegli occhiali che indossava quel giorno che sono partiti da Chicago, mmm una visione stupenda, cazzo Ian che stai facendo?! Avere un erezione ora davanti al tuo ex non è proprio rendere le cose più semplici, deve pensare a qualcos’altro, su, qualcosa di non sexy, mmm.. ah sì come di quella signora di oltre 100 chili che hanno dovuto fare uscire dalla finestra con i pompieri per portarla in ospedale, già proprio una scena grottesca e divertente allo stesso tempo, è sicuro che all’altro piacerebbe un sacco questa storia e con il sorriso sta quasi per parlargliene quando ricorda che non può…maledizione, ci era quasi cascato! D’altro canto Mickey ogni tanto sposta il suo sguardo dagli affascinanti pulsanti al roscio all’angolo opposto, capisce che l’altro sta avendo un tumulto interiore, glielo si legge in faccia, per lui deve essere un inferno non parlargli, è così socievole che non chiude mai la bocca e attacca bottone con chiunque anche se non lo conosce, ma deve dire che apprezza lo sforzo del giovane, questo viaggio in ascensore sembra non finire mai e in più nessun altro è salito, così la tensione tra i due si può tagliare con il coltello. Finalmente arrivano al piano terra e Ian scende, nell’uscire fa un minuscolo cenno del capo, spera che il gesto vada bene perché gli è sembrato un ottimo compromesso tra “Ciao, è stato bello vederti” e il nulla assoluto, cazzo forse sarebbe stato meglio se avesse fatto le scale.
Neanche a farlo apposta quella sera stessa si ritrovano ad aspettare l’ascensore, l’idea delle scale neanche sfiora Ian, è troppo stanco, collasserebbe a metà salita, così entrano di nuovo insieme e soli, ma stavolta nessuna tensione, sembra che il lavoro li abbia stancati entrambi, non hanno energia per il nervosismo, così si godono una tranquilla salita in pace, stare in silenzio non è mai stato un problema per loro due, si sono sempre trovati a loro agio senza parole, bene, forse la vicinanza non sarà così terribile.
Nel corso delle settimane successive instaurano una routine per i loro occasionali viaggi in ascensore, cenni di capo per saluto, chi entra per primo spinge i piani per entrambi e poi silenzio, ma un giorno a Ian squilla il cellulare, risponde, è Carl, mentre il fratello gli blatera qualcosa sul fatto che la sua ex lo assilla di chiamate, entrano altre persone ad altri piani e si ritrova vicino il moro, per fortuna è impegnato al telefono se no la sua mente andrebbe in posti inopportuni, lo sentirà il suo cuore battere incessantemente da lì? Carl lo riporta al presente:
“Secondo te dovrei incontrarla per un ultima volta?”
“No Carl è una pessima idea, è una psicopatica, rischi che ti ammanetti o ti uccida, resta a scuola che è meglio forse cambia numero, ci vediamo all’inaugurazione, non fare scemenze prima di allora!” così congeda il fratello ma non gli sfugge una mezza risatina accanto a lui, sono arrivati al pianterreno e decide di rompere il protocollo per una volta
“Carl è entrato all’accademia, voleva che lo sapessi” nell’uscire sente a sorpresa “bene, buon per lui”, non si aspettava una risposta ma ora ha un sorriso sul volto che non riesce a togliere.
A rovinare il loro fragile equilibro da ascensore ci pensa la presenza di Trevor, hanno appena preso del take away da mangiare su nell’appartamento di Ian, le porte dell’ascensore si stanno per richiudere quando una mano le blocca per entrare, è Mickey e dalla sua espressione si capisce bene che se lo avesse saputo avrebbe aspettato il prossimo, come biasimarlo? Ian stesso aveva cercato di impedire questa situazione, invitando il meno possibile Trevor da lui e passando più tempo a casa dell’altro, ed era andato tutto bene finora, sapeva che era stato troppo fortunato. Ian e Mickey si scambiano i soliti cenni del capo ma Trevor certo non può stare al suo posto
“Ciao Mickey, da quanto tempo! Come ti vanno le cose?” Mickey risponde con un brusco tutto ok, ovviamente Trevor non capisce l’antifona e prosegue
“Uomo di poche parole eh?! Ah già giusto voi due non vi conoscete vero? E quindi nemmeno noi di conseguenza, sono proprio un estraneo inopportuno” Trevor sogghigna tutto soddisfatto del suo discorsetto, Mickey alza gli occhi al cielo mentre Ian rivolge al compagno uno guardo omicida, arrivano al piano e una volta aperte le porte si separano velocemente. Dentro casa Ian posa con forza la cena sul tavolo e si rivolge a Trevor con occhi infuriati
“Era proprio necessario Trev?? Sai che la situazione è difficile”
“E’ ridicolo e da bambini che fingiate di non conoscervi e poi dato che rifiuti la soluzione che ti ho proposto almeno mi diverto un po’, potresti non avere proprio questa situazione difficile, è una scelta tua!” prende i suoi involtini primavera e va verso il divano mentre Ian rimane lì in piedi, non sa cosa ribattere, l’altro gli ha proposto diverse volte di andare a vivere con lui, certo sarebbe una soluzione ma davvero non riesce a pensare che sia la cosa giusta da fare ora, sta bene con il fratello e per la prima volta è lontano dai drammi familiari non vuole ritrovarsi subito in drammi di relazione o meglio vuole avere un posto da cui fuggirne. Prende la propria cena e lo raggiunge ma rimane in silenzio, “almeno mi diverto un po’” come può divertirsi a scapito del proprio fidanzato? Quanto lo fa arrabbiare quando fa così ma Trev ha molte qualità, è un bravo ragazzo, gli ha dato un’altra possibilità quindi ingoia il rospo e cerca di seguire il film che ha appena scelto l’altro, mentre pensa alla tranquillità del silenzio nei viaggi in ascensore con un certo moro.
Due giorni dopo Ian e Mickey si ritrovano di nuovo in ascensore insieme di sera ma stavolta soli, appena entrati Ian capisce che c’è qualcosa che non va, per cominciare la mano del moro tremava quando ha premuto il pulsante del piano e ora è appoggiato all’angolo quasi non riuscisse a tenersi in piedi, infatti sta tenendo le braccia strette sulle costole come se si abbracciasse per tenersi insieme, Ian dibatte su stesso su cosa fare ma arrivati al piano decide di intervenire, non può rimanere indifferente alla sua sofferenza
“Stai bene? Ti posso aiutare?”
“Siamo estranei ricordi?”
“Beh io sono un paramedico è il mio lavoro aiutare estranei che stanno male, quindi sei ferito?”
“No, riposo soldato, sto bene non preoccuparti Gallagher!” ed entra nel suo appartamento. Ian è ancora dubbioso, gli sembrava che stesse davvero male, ma non può costringerlo a farsi medicare, entra nella propria casa ma non può evitare tra la preoccupazione di pensare anche al fatto che lui gli ha parlato, lo ha chiamato soldato, Gallagher, allora forse Trev non ha rovinato proprio tutto, forse c’è speranza per un disgelo.
Nell’appartamento opposto Mickey si lascia cadere sul divano, la schiena lo sta uccidendo oggi, non crede che riuscirà ad arrivare al letto, dormirà dove si trova, ingoia un paio di antidolorifici che porta sempre in tasca e chiude gli occhi, la sua mente va subito al roscio, perché diamine gli ha risposto? Non dovrebbe ignorarlo completamente? Solo che il suo sguardo preoccupato..non ha potuto resistere, ha sempre odiato che il ragazzo si preoccupasse, ma non può cascarci di nuovo perché sa che se gli concede un dito si prenderà tutto il braccio e non può permetterselo, anche se i brevi viaggi in ascensore con lui sono stati i momenti in cui si è sentito più calmo e al sicuro da non si sa quando (beh tranne quella volta con Trev, che coglione!), non può cedere, deve frenare il suo cuore dall’aspettare con impazienza di prendere quel maledetto ascensore, ce la può fare no?
 
 
 
 
 
 
 

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Mickey viene destato dalla vibrazione del suo smartphone sul tavolino, si mette a sedere mentre si stropiccia gli occhi, si guarda intorno e nota che è buio, cavolo, quando si era messo sul divano a vedere un film era pieno pomeriggio, deve essersi addormentato, ora in tv c’è una televendita, prende il cellullare, indica che sono le 21.30 e c’è un sms, strano nessuno lo contatta mai tranne Sanchez ma lo sa che non lo deve scocciare nei suoi giorni di riposo, lo apre è di Lip e dice solo: “SOS in appartamento” . Che diamine vuol dire? È di nuovo ubriaco? Però adesso che ci pensa bene prima gli è sembrato di sentire qualcuno urlare ma pensava provenisse dal film ma ora teme che sia accaduto qualcosa nell’appartamento opposto al suo. Cosa deve fare? Chiamare la polizia e far fare a loro? E cosa gli può dire che qualcuno ha richiesto aiuto con un sms? Gli riderebbero dietro pensando a una marachella, deve andare lui? Perché? Non gli deve niente, fatti loro se sono di nuovo nei casini, è il suo giorno di riposo, è fuori servizio….ma si alza lo stesso, prende la pistola di ordinanza e il distintivo e va nell’atrio, darà solo un’occhiata, in fondo se c’è un pericolo sul suo stesso piano potrebbe esserne coinvolto, si sta solo proteggendo. Si avvicina alla loro porta è leggermente socchiusa, non riesce a vedere all’interno ma può sentire, distingue la voce di Ian che sta chiedendo a qualcuno di abbassare l’arma, cazzo quindi c’è un pazzo armato, cazzo ma non riescono proprio a vivere una vita tranquilla? Poi sente una voce femminile rispondere: “Non ti avvicinare o sparo a Carl, e anche a te se non rimani fermo bell’imbusto roscio!” Ok ora deve proprio intervenire, torna rapidamente nel proprio appartamento prende da terra delle vecchie scatole di pizza e torna alla porta dei Gallagher ed entra
“Ecco la pizza che avete ordinato, la porta era aperta e sono entrato, sono 15 dollari”
La sua entrata spiazza tutti che si girano a guardarlo, ci sono tutti più Kev, Vic, come al solito, l’odioso Trevor, una donna che non conosce e questa ragazzetta che tiene per il collo un povero Carl in ginocchio con la testa sanguinante, una ragazzetta è il problema? E Carl dovrebbe essere un soldato..comunque ha quello che voleva anche lei è spiazzata, non sa che cosa fare con l’estraneo e mentre tentenna le lancia contro le scatole, così quando si distrae estrae la propria pistola e le intima di abbassare la sua puntando alla sua testa, lei non reagisce così ci riprova:
“Sono un agente dell’FBI lascia andare Carl e metti a terra l’arma immediatamente”
Lei si distanzia da Carl che a carponi si allontana ma non mette giù l’arma, continua a tenerla puntata davanti a se
“Ok ora piano metti l’arma a terra” gli ripete con voce ferma e intransigente
“Sì Kassidy fa come ti dice, ormai è finita, non peggiorare le cose..” si intromette Ian, ma le parole del roscio sembrano  far riaccendere la rabbia delle ragazza che decide di puntare la pistola su di lui mentre gli urla:
“E’ finita? No, non è finito niente, io sono la moglie di Carl, mi ha sposato, ha detto di amarmi e che sarebbe rimasto con me, ed invece mi ha lasciato per l’accademia, non mi rispondeva neanche più al telefono, perché? Perché Carl? Io ti amo, è colpa vostra, lo state tenendo lontano da me”
Mickey durante lo sfogo istintivamente si è portato davanti a Ian in modo da coprirlo dalla traiettoria di tiro, sempre con la pistola puntata sulla ragazza cerca di farla ragionare:
“Quindi sei la moglie di Carl, non pensi che quello che stai facendo non migliori per niente la tua relazione?”
“Lui non mi ascolta, così lo sta facendo!”
“Certo che non ti ascolta, è Carl! È solo un adolescente immaturo proprio come te, un matrimonio è troppo per voi, potresti abbassare l’arma, in fondo non hai fatto grandi danni e magari Carl potrebbe pensare di uscire con te, sai come fanno le coppie” spera che queste stronzate funzionino, il suo obbiettivo è farle abbandonare l’arma, non ha alcuna voglia di sparare a una ragazzina
“Uscire? Certo che lo voglio! Ma sono sua moglie noi dovremmo vivere insieme, noi ci amiamo capito!!” Ok cazzo non ha funzionato deve cambiare approccio, si guarda intorno e vede Fiona proteggere dietro di se Debs e gli viene in mente un idea:
“Ok, Kassidy giusto? Mettiamola così, tu e Carl siete minorenni e per sposarvi dovevate avere il permesso di entrambi i tutori, ora Fiona tu hai dato il permesso per questo matrimonio?” Fiona anche se presa alla sprovvista risponde immediatamente
“No, non ne sapevo niente” e Mickey soddisfatto torna a rivolgersi alla pazza bionda
“Quindi mia cara Kassidy non siete per niente sposati, ora vuoi veramente finire in prigione per aver alzato un arma contro un poliziotto? Farti anni di riformatorio e poi carcere per qualcuno che non è neanche tuo marito? E poi su, ti ha lasciata, non ti richiama, puoi trovare di meglio di Carl”
Il discorso sembra funzionare perché Kassidy mette giù l’arma, con il piede gliela fa allontanare e ordina a Ian di prenderla, non si fiderebbe di nessun’altro nel gestire un arma in quella stanza, beh quello e poi il suo nome gli è venuto in mente per primo.
Si avvicina alla ragazza e le prende con forza il braccio portandoglielo dietro la schiena provocandogli un leggero dolore per farle capire attentamente ciò che le ruggisce in un orecchio:
“Sentimi bene ora tu vai a casa o dove ti pare e non ti avvicinerai mai più a Carl o a un membro della sua famiglia o ti denuncerò per quello che è successo qui, te l’ho detto sono un agente dell’FBI e posso portarti in prigione quando voglio per quello che hai messo su oggi ci siamo capiti?!”
Lei annuisce diverse volte così la lascia andare e la vede precipitarsi fuori la porta aperta e giù per le scale, spera proprio di averla spaventata per bene, intanto gli si avvicina Carl
“Grazie davvero Mickey, è proprio pazza credo mi abbia seguito fino a qui, non so come ha fatto ad entrare e all’improvviso mi ha colpito in testa..ahia, perché ora mi colpisci pure tu?” Vero perché Mickey gli ha appena rifilato uno scappellotto
“Perché sei un idiota! Sposato? Ma sei scemo? Ma almeno scegliti una normale!”
“Non è giusto, anche tu ti sei sposato giovane e con una prostituta!”
“Non compare le due cose, io sono stato costretto tu invece hai fatto solo una cazzata bella grossa!” a questo Carl non ribatte e si va a sedere sul divano a leccarsi le ferite
“Cazzo se non è stato grandioso! Così ora sei un poliziotto, chi l’avrebbe mai detto! Ma come facevi a sapere che eravamo nei guai? Non ci saranno delle telecamere vero?” Kev si guarda intorno cercando di scovarle mentre finisce d parlare
“Ma quali telecamere, Lip mi ha scritto un sms”
“Già per fortuna ero dietro il bancone della cucina e non poteva vedere che usavo il cellulare, meno male che eri a casa!”
“Già nel mio giorno di riposo a cui voglio tornare, Ian dammi la pistola che la faccio sparire” Ian che era rimasto fermo durante il dibattito scatta subito verso di lui per porgergli l’arma, negli occhi uno sguardo profondo di ammirazione
“Grazie..” dice goffamente e sta per aggiungere qualcos’altro quando si intromette Debby
“Oh Mickey grazie davvero perché non rimani? Abbiamo tantissimo da mangiare!” Ian approfitta e si aggrega alla proposta della sorella
“Già rimani! Stavamo festeggiando la casa nuova, non c’è alcol ma c’è davvero di tutto da mangiare!”
“L’inaugurazione? Ma avete traslocato settimane fa?”
“Sì beh abbiamo aspettato che Carl avesse un permesso dall’accademia ma forse era meglio farla prima..” risponde Ian rivolgendo uno sguardo di rimprovero al fratello minore
“Ah va beh no grazie, torno a casa”
“Ma anche solo per un boccone…”
“Ian lascialo andare non vuole rimanere non vedi?” si intromette Trevor mentre cinge con un braccio le spalle di Ian
“Trev non fare l’idiota..”
“No, ha ragione voglio andarmene” dice scocciato Mickey mentre si avvia alla porta, ma prima di uscire si rivolge a tutti
“Non sono il vostro poliziotto personale, una seconda versione di Tony da chiamare all’occorrenza, la prossima volta chiamate il 911 perché io non interverrò” e così dicendo chiude la porta dietro di se.
 
All’ora di pranzo del giorno dopo Mickey si sta preparando per andare a lavoro quando sente bussare alla porta, va ad aprire, alza gli occhi al cielo pronto a dire a Lip che sì, accetta i ringraziamenti ma deve sparire, quando le parole gli si bloccano in gola, perché davanti a lui non c’è Lip come immaginava ma..
“Ciao Mick”

Chapter Text

Ian non ha fatto altro che pensare tutta la notte alla chiacchierata avuta con Sue quando l’ha accompagnata alla macchina alla fine della festa:
“Grazie per l’invito, a parte essere presa in ostaggio da una ragazzina è stata una bella serata”
“Già scusa per quello, le feste dei Gallagher sono fuori di testa e non sempre in positivo”
“Ma va è stato elettrizzante e poi siamo stati salvati no?” dice Sue mentre gli fa un occhiolino cospiratore a cui Ian risponde con un sorriso imbarazzato. Continuano a ciarlare del più e del meno fino alla macchina ma prima di salirci Sue riprende il discorso del salvataggio
“Sai ora ho capito perché hai accettato di seguirlo nella fuga”
“Cosa?”
“Non fare il finto tonto con me ragazzino, sai che parlo del focoso cavaliere armato a cui non riuscivi a togliere gli occhi di dosso”
“Non è vero, era una situazione delicata controllavo solo che non venisse ucciso” Ian mente sapendo di mentire, cazzo quanto era bello lì in modalità poliziotto con l’arma in mano, gli avrebbe fatto volentieri tutto quello che voleva
“Mmh se ti serve per crederci dillo pure ma so cosa ho visto e temo che abbia visto anche Trevor…”
“Si è arrabbiato per nulla, io l’ho invitato solo per ringraziarlo, ci ha salvato la vita porca miseria! Dovrebbe sapere che non ha nulla di cui preoccuparsi Mick mi odia” già Trevor se ne era andato da un pezzo dopo aver tirato su un putiferio per l’invito a Mickey a rimanere alla festa, non era riuscito a calmarlo e l’aveva lasciato andare, quando avrà sbollito cercherà di pianare la faccenda
“Ti odia eh? Perché si rischia sempre la vita per qualcuno che si detesta vero?”
“Di che parli? E’ intervenuto per salvarci tutti”
“Sì ci ha salvato tutti, ma solo per uno si è messo di proposito davanti per proteggerlo con il proprio corpo da possibili spari, riflettici su” lo dice mentre gli dà una leggera pacca sulla guancia per poi accendere il motore e partire.
Così dopo tutta la mattina a pensare a quale mossa potesse fare per avvicinare il moro per capire se sotto sotto c’è ancora un sentimento verso di lui, in fondo Mickey è stato sempre bravo a nascondere ciò che provava veramente, era stato costretto a farlo per sopravvivere (le abitudini sono dure a morire no?) Ian decide di portargli una grande quantità di avanzi della festa e per questo ora si ritrova davanti un Mickey sorpreso della sua visita, bello come il sole in quella camicia azzurra che gli risalta gli occhi, con le braccia incrociate al petto, sul proprio uscio con nessuna intenzione di farlo entrare
“Che succede ora? Qualche ex di Debby si è fatto vivo con un bazooka?”
“Divertente ma no, visto che non sei rimasto ieri ho pensato di portarti qualcosa da mangiare, è tutto ottimo, posso entrare un attimo e posare queste casseruole? Sono pesanti..” Dopo un attimo di esitazione Mickey si fa da parte e con un gesto gli indica di entrare, Ian si dirige subito alla penisola della cucina per posare i piatti
“Una volta rubavate il cibo e ora non fate che regalarlo”
“Cosa?”
“Niente, lascia perdere” risponde Mickey accompagnandosi con un gesto della mano, a quanto pare Ian non sa della pizza del fratello e poi la sua non era neanche una gran battuta, meglio lasciar stare, ma perché lo ha fatto entrare? Che cazzo gli dici il cervello? Neanche gli interessa il cibo e ora si ritrova nel proprio appartamento solo con quei meravigliosi occhi verdi esitanti e imploranti, diamine fa sempre cosa vogliono quegli occhi
“Voglio di nuovo ringraziarti per ieri..”
“Il solito party stile Gallagher eh!”
“Già e non c’era nemmeno l’alcol, pazzesco eh!?..e poi voglio anche dirti che mi dispiace per il commento di Carl sui vostri matrimoni, non avrebbe dovuto..”
“Beh lui non sa la verità no?”
“No, no, certo che no, pensano tutti che tu l’abbia sposata per Yev” i loro sguardi si incrociano, entrambi hanno occhi pieni di tristezza nel ricordare quel momento, Ian non avrebbe voluto parlarne ma ha pensato che fosse giusto fargli sapere che assolutamente il commento del fratello era stato fuori luogo anche se non saprà mai il perché, quello è un segreto che custodirà per sempre a meno che non sia Mickey a volerlo divulgare, quella orribile mattina, una delle più terribili delle sua vita, ironico che fosse stata preceduta dalla notte tra le più belle che avesse vissuto, ma per loro le cose sono sempre andate così, mai felici per troppo tempo, qualcosa o qualcuno li ha sempre distrutti, vorrebbe chiedergli di Yev, se lo ha visto, se ci parla, ma non lo fa, già considera una vittoria che lo abbia fatto entrare e che gli stia parlando non vuole spingere oltre la sua fortuna
“Visto che sei qui aspetta un attimo ho una cosa da darti” dice Mickey impaziente di passare oltre quel doloroso ricordo che condividono mentre si dirige nella camera da letto con sorpresa di Ian che non ha la più pallida idea di cosa voglia dargli, ma almeno ha più tempo da passare con lui. Mentre aspetta da un occhiata in giro, l’appartamento è speculare al loro, stessa suddivisione del salotto, ma nota che a parte qualche scatola di cibo consumato qua e là non c’è molto, cioè oltre ai mobili essenziali non è presente nulla, niente quadri o foto o soprammobili di alcun genere, come se qui non vivesse una persona stabilmente, diamine lui e il fratello sono nel loro appartamento solo da qualche settimana e già la casa è piena di oggetti, foto, disegni di Liam, più si guarda intorno e più trova l’ambiente freddo e in un certo senso triste..viene distolto dai suoi pensieri dal ritorno del moro che gli consegna una busta di carta stracolma, la apre, ma prima che riesca ad obbiettare:
“Sono i soldi che mi hai dato al confine, finalmente sono riuscito a raggiungere la cifra esatta”
“Non li voglio, non erano un prestito, te li ho dati perché tu potessi avere un buon inizio!”
“E invece li prendi perché io li ho sempre considerati solo un prestito che ora restituisco, hanno aiutato comunque, forse non come pensavi tu, ma grazie”
“Non voglio nemmeno i ringraziamenti, questi erano per te, possono esserti ancora utili..”
“Ian non mi servono, se li consideri un modo per sentirti meglio con la coscienza per avermi lasciato, beh non c’è bisogno, ti ho già detto che ti ho perdonato per quello” a questo Ian non sa cosa ribattere, perché è vero gli ha dato i soldi perché lui avesse un nuovo inizio ma a pensarci bene è vero anche che glieli ha dati egoisticamente per discolparsi, non è andato con lui ma gli ha dato tutto quello che aveva, poteva bastare no? Ma neanche per sogno! Che patetico, solo ora sta realizzando che praticamente ha cercato di comprarsi il suo perdono, ma che razza di persona lo fa?  Voleva il suo amato con se e lui gli ha dato dei soldi invece, come se fossero la stessa cosa..cazzo quanto si disprezza.
Mickey capisce subito di averlo ferito ma non può proprio tenere quei soldi, non vuole essere in debito con il roscio, non vuole che creda che fosse stato perdonato per via dei soldi, cazzo lui non li ha mai voluti, voleva solo averlo al suo fianco, certo hanno aiutato all’inizio prima che finisse nelle grinfie di Diego, ma si era sentito sporco ogni volta che li aveva utilizzati, ma ora deve cambiare argomento perché non riesce a sopportare il suo sguardo distrutto così prova ad alleggerire l’atmosfera:
“Anche se li lasci qui li porterò in banca e li verserò sul tuo conto quindi arrenditi, e poi possono esserti utili per ripagare la macchina esplosa o meglio ancora per coprire quell’obbrobrio che hai sulla schiena”
Ian è spiazzato, bene almeno Mickey è riuscito a distrarlo, dopo un momento a pensare a cosa si stia riferendo, capisce e si riprende:
“Ah hai visto il tatuaggio” dice imbarazzato
“Sì e davvero non riesco a capire, eri ubriaco quando lo hai fatto? No perché se proprio volevi un tatuaggio osceno non era meglio un cazzo? Almeno quello ti piace ma le tette..” dice tra un mezzo sorriso
“E’ in ricordo di Monica..” Mickey alza il sopracciglio che sta per mi stai prendendo per il culo? Cazzo a Ian quanto gli è mancata quell’espressione, vorrebbe tanto baciarlo all’istante ma opta per spiegarsi
“Il tatuatore mi ha frainteso e ora mi ritrovo con questo schifo, sai Monica è morta mentre ero con te, un aneurisma, volevo qualcosa per ricordarla…”
“Mi dispiace veramente non lo sapevo..”
“Sono stato l’unico a risentirne, agli altri non è importato più di tanto, sono patetico eh?! Sentire la sua mancanza pur sapendo chi era”
“Non dire sciocchezze, era pur sempre vostra madre, non credere anche gli altri a loro modo ne avranno sofferto, tu forse un po’ di più perché credi che anche tu possa finire come lei per via del bipolarismo ma ricorda può averti trasmesso la sua condizione ma tu sei tu, completamente diverso e quando te ne andrai da anziano non servirà a nessuno un tatuaggio per ricordarti”
Ian è travolto dalle sue parole, nessuno aveva capito la sua paura, il suo volerla ricordare per timore che anche lui sarebbe finito solo senza nessuno a cui importasse di lui, come può non amare profondamente il ragazzo che gli sta davanti? L’unico che riesca ancora a leggere il suo cuore meglio di se stesso..trattenendo le lacrime riesce a ringraziarlo goffamente mentre Mickey suggerisce di coprire il tatuaggio con qualcosa di più significativo e meno orribile e scoppiano a ridere entrambi..
“Ora scusa ma devo finire di prepararmi che devo andare a lavoro”
“Ah sì scusa vado via subito, grazie ancora” ma proprio mentre sta girando il pomello della porta Ian si ferma
“Sai è stato bello, parlare dico, così tranquillamente..”
“Già potremmo rifarlo qualche volta”
“Dici sul serio? Ma non lo fanno gli estranei!”
“Lasciamo perdere quella faccenda, tanto non sembra stesse funzionando no!?”
“Quindi possiamo parlare da..?”
Certo Ian ha sempre voluto etichettarli, diamine non può solo lasciar le cose così come sono? No certo che no! Comunque gli offre: “Da amici, penso che si possa fare” Ian non crede a quello che sente, amici, può essergli amico, può parlargli, è stupendo, non riesce a contenete la propria contentezza, decide di uscire subito prima che l’altro possa cambiare idea “Allora amici, ciao ci sentiamo, buon lavoro!” e chiude la porta alle sue spalle. Dal canto suo Mickey si darebbe uno schiaffo per aver ceduto, ma è stanco di combattere, in tutti i sensi, anche contro quella testa rossa, poi quella risata, cazzo è stato come avere il sole davanti, luminoso e caldo, lo vuole sentire ridere ancora, accadrà quel che accadrà, una cosa l’ha capita tanto: può sopravvivere a tutto, l’ha già fatto.
Mentre Mickey prende l’ascensore Ian nel proprio appartamento prende coraggio e fa una chiamata necessaria, dopo tre squilli..
“Ciao Trev dobbiamo parlare”

Chapter Text

Ian si appresta ad entrare nell’atrio del rifugio per adolescenti, scambia qualche saluto con alcuni dei ragazzi e sale le scale per l’ufficio di Trevor, si domanda se mai rivedrà quei ragazzi dopo aver parlato con lui, sicuramente non per un bel periodo, gli dispiace, gli piaceva aiutarli ma non può più rimandare l’inevitabile e non pensa che le cose si chiuderanno pacificamente, è grato che Trevor gli abbia dato appuntamento lì, spera che il posto possa contenere un’eventuale scenata, sa essere davvero melodrammatico a volte, ma scenate o meno è tempo di sistemare le cose, quando è uscito dall’appartamento di Mickey quella mattina tutto gli è sembrato chiaro, la sua mente non era più annebbiata, come se si fosse finalmente svegliato e ora sa quello che vuole. Prende un respiro, bussa alla porta dell’ufficio e entra:
“Ciao Trev”
“Ciao, non credevo avresti chiamato così presto dopo ieri notte, ma apprezzo che tu sia già rinsanito e ti voglia scusare, mi hai portato il pranzo? ho una fame”
“Non sono venuto qui per scusarmi Trev anzi a dir il vero tutto il contrario, vedi..”
“Non ci posso credere lo stai rifacendo non è così? Mi stai lasciando per lui?” a ogni domanda il suo tono di voce aumenta ma Ian cerca di rimanere calmo
“Lui non centra niente ti sto lasciando perché..”
“Puttanate! Da quanto tempo state scopando alle mie spalle eh? Ieri quando me ne sono andato ti sarai fiondato subito nel suo letto!”
“Assolutamente no!! Non c’è stato niente tra me e Mickey, siamo solo amici, non posso stare con te perché ho capito che la nostra relazione non funziona e tu meriti qualcuno che sia con te al 100% e io non lo sono mi dispiace” Già quando Mickey gli ha proposto di essere amici solo l’idea di poter passare del tempo con lui lo ha reso così felice, non dovrebbe provare lo stesso per la persona con cui sta?! Ne è sicuro per questo non può più restare con Trevor
“E dovrei crederti? In fondo mi hai già tradito una volta no!? Cazzo neanche volevo tornare con te ma tu no non ne volevi sapere! Mi hai rincorso tu e io come un idiota ci sono cascato di nuovo, perché cazzo non mi hai lasciato in pace??”
Ian può vedere il dolore e la rabbia negli occhi dell’altro, non può certo biasimarlo, è colpa sua, lo ha ferito, continua a farlo ma non lo ama e alla lunga lo avrebbe fatto soffrire comunque, deve dargli l’opportunità di essere felice e lo deve anche a se stesso
“Mi dispiace veramente, tu sei un ragazzo eccezionale e volevo veramente stare con te ma ho capito che non ti amo e meriti qualcuno che lo faccia, mi dispiace di averci messo tanto a capirlo ma credimi è meglio ora che dopo anni di sofferenza”
“Me ne sbatto che sei dispiaciuto! Sai voi due vi meritate a vicenda, distruggete tutto quello che vi circonda, ti meriti un ex carcerato violento buono a nulla!”
Ora Ian è infuriato, può insultarlo quanto vuole, sa che se lo merita, ma non può tacere quando il bersaglio è Mickey:
“Non osare parlare così di lui! Non sai niente di quello che ha passato! Con il lavoro che fai dovresti avere compassione e capire una persona al di là delle sue azioni, che magari è stato costretto a fare, lo vedi tutti i giorni, invece sei solo un arrogante bastardo!”
“Va via non voglio più vederti! Va da lui a distruggervi a vicenda!”
“Non preoccuparti per quello che faremo, tu divertiti a consolarti con i ciccioni, sono sicuro che li farai godere molto di più di me, d’altra parte hanno aspettative molto basse!” Dice Ian prima di sbattere la porta dietro di se, non voleva arrivare a quel punto ma Trevor ce lo aveva spinto, la scenata non era stata evitata ma ora è tutto finito e sente di poter respirare di nuovo, ha fatto la cosa giusta, è tempo di rimettersi in sesto.
 
Appena entra in casa va al frigo, prende due birre analcoliche (mamma mie che femminucce che sono diventati i fratelli Gallagher) e si va a sedere vicino a Lip circondato dai libri sul divano
“Grazie ma forse mi servirebbe un caffè”
“Già sui libri?”
“In realtà è anche tardi, ho dormito troppo, festa pazzesca ieri sera eh!? Tu invece dove sei stato?”
“Già puoi dirlo forte..mmh sono stato da Trevor” dicendolo si passa una mano sul viso stropicciandosi gli occhi
“Tutto bene?”
“Abbiamo rotto”
“Vuoi che vada a prenderlo a calci?”
“Non ho bisogno che tu difenda il mio onore e comunque sono stato io a mollarlo” Dice Ian sogghignando
“Buon per te fratello”
“Cosa? Non pensi che abbia fatto una cazzata? Che è un bravo ragazzo che mi avrebbe dato la normalità che mi serve?”
“La normalità alle volte è sopravvalutata, senti non penso che sia un cattivo ragazzo solo che ecco non penso che sia giusto per te, ma poi che cazzo ne so io di relazioni! Se sei contento basta questo”
“E di grazia chi è giusto per me?” Ian dice con tono canzonatorio per punzecchiare un po’ il fratello
“Cha ne so, so solo che non mi è piaciuto molto durante il tuo periodo depressivo…” a questo Ian non era preparato ma capisce a cosa si riferisce il fratello, Trevor ha passato pochissimo tempo con lui quando non riusciva ad alzarsi e in seguito non gli aveva dato pace del fatto che il suo pene aveva bisogno di un po’ di tempo per rifunzionare… mentre chiudendo gli occhi alla mente vede ancora perfettamente Mickey sdragliato accanto a lui a parlargli, baciarlo e tenerlo stretto tra le braccia durante il suo primo crollo, cazzo era triste e stanco ma non si era mai sentito abbandonato con lui, il che gli ricorda l’altra notizia da dare
“Io e Mickey ora siamo amici”
“Ah davvero” Risponde Lip tra il sorpreso e preoccupato
“Che c’è? Siamo solo amici è una cosa buona che ora mi parli”
“Certo, certo solo che..”
“Solo che? Anche tu pensi che sia un pericolo per me, cazzo ci ha salvato ieri sera come puoi dire..” lo incalza Ian
“Ehi, ehi calmo non ho mai detto questo, a me piace Mickey, se non fosse per lui non sarei qui, tu non saresti qui”
“Allora cosa c’è?” dice Ian con tono molto più calmo, è contento di sapere che a Lip vada a genio Mickey
“Solo vacci cauto ok? David si è lasciato sfuggire che Mickey se l’è passata davvero male, non è mai sceso nei dettagli ma crede che lui sia depresso..”
Ian pondera ciò che ha appena sentito, depresso, in effetti quei occhi spenti, la sua arrendevolezza, cazzo Mickey è depresso, cosa può fare?
“Cosa posso fare?”
“Diamine se lo so! Però ecco Ian ti conosco e so che tu speri in ben altro che essergli amico ma forse lui ora ha proprio bisogno di questo, cerca di non forzare le cose..”
“Hai la mi parola” e l’ha veramente perché Ian ha intenzione di fare di tutto perché Mickey possa stare meglio anche se significasse essere per sempre solo suo amico, sarà tutto quello che il moro vorrà che lui sia.
 
La mattina seguente Ian si alza presto per andare a lavoro, va in cucina a fare il caffè ma lo torva già fatto, infatti Lip se ne sta bevendo una tazza al tavolo ancora circondato da carte
“Già in piedi?”
“Non li ho mai stesi..non riesco a risolvere questo compito e ho la consegna oggi! Prepari qualcosa da mangiare? Ho una fame”
“Certo sua signoria” dice Ian ridendo mentre Il fratello gli dedica un dito medio alzato.
Curiosa nella cucina per decidere cosa fare, hanno finito i cereali quindi deve cucinare per forza, vedendo quello che ha a disposizione capisce che ha tutti gli ingredienti per fare…e gli viene in mente una grande idea, prende il cellulare e manda un veloce sms, solo dopo qualche istante riceve la risposta e non riesce a trattenere il sorriso, bene è ora di cominciare, sarà una giornata fantastica
Ian: “Sto facendo i pancake alla banana, colazione da noi?”
Mick: “Dammi 5 minuti”
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Chapter Text

Mickey ha appena parcheggiato nel suo condominio quando riceve il messaggio di invito a colazione di Ian, ha fatto il turno di notte e di solito andrebbe direttamente a letto ma decide di accettare, non mangia i pancake da un po’, per la verità non ricorda quando ha fatto proprio colazione l’ultima volta, poi il roscio li fa dannatamente bene, diavolo una colazione tra amici si fa no? V non va sempre a scroccare un pasto da Fiona? Quindi può farlo anche lui e in fondo se mangia qualcosa potrà prendere prima l’antidolorifico quindi beh lo fa per questo e poi un pasto gratis non si rifiuta mai.
Qualche momento dopo gli apre il roscio con un sorriso smagliante, cazzo quanto è sexy solo in canotta e pantaloni della tuta, si morde un angolo del labbro mentre lo segue dentro
“Mettiti comodo, mi serve ancora qualche minuto scusa”
“Non importa non ho fretta” dice Mickey sedendosi al tavolo vicino a Lip, si stropiccia gli occhi e fa un mezzo sbadiglio, Ian lo nota e subito gli porta una tazza di caffe a cui il moro ringrazia vigorosamente
“Ti vedo stanco, ancora non reggi le alzate presto?”
“Primo fottiti, secondo sono in piedi da ieri pomeriggio, ho fatto il turno di notte” risponde con il suo tono da brontolone che Ian ricorda molto bene e che glielo fa sempre apparire tremendamente tenero, così sorridendo torna ai fornelli mentre l’altro sorseggia il caffe, fingendo di non notare che sia esattamente zuccherato come piace a lui
“Anche tu Lip hai delle brutte occhiaie, non che tu sia bello il resto del tempo ma adesso sei una schifezza”
“Beh grazie tante Mickey, io sono uno schianto per la cronaca, ma sì mi sento una schifezza ho passato tutta la notte su questi dannati calcoli”
“Mi stavo domandando che fossero tutte queste carte ho pensato che stessi pianificando di svaligiare una banca”
“Magari, ho la netta sensazione che sia più facile di questa maledetta equazione”
“Posso dare un occhiata?” Lip ne rimane sorpreso dalla proposta ma gli passa ugualmente il foglio con il problema, tanto peggio di così non potrebbe andare, ha bisogno di una pausa comunque e poi il fratello ha appena messo a tavola i piatti per tutti e tre, si tuffa sul proprio, ha una fame tremenda, ma mentre si abbuffa non gli sfugge come Ian messo il proprio sciroppo lo passi subito a Mickey, mentre questo sposti la frutta del suo piatto in quello dell’altro con un’espressione da “ci hai provato ma non funziona” come se lo avessero fatto migliaia di volte, si sente quasi un terzo incomodo, ma quando vede il moro annegare i propri pancake nello sciroppo mentre scribacchia sul suo problema non riesce a resistere
“Non fai prima a berti solo una scodella di sciroppo?” Per tutta risposta ottiene un dito alzato mentre l’altro continua a scrivere, chissà poi cosa, e il fratello ride dello scambio. Poco dopo quando i ragazzi sono a metà dei loro piatti mentre Mickey solo all’inizio perché troppo concentrato sul problema, poggia finalmente la penna, alza la testa e con un sorriso mostra la sua bravura
“Ci hai passato tutta la notte eh? Io l’ho già finito, forse dovresti fare un po’ di ripasso college boy!”
“Che cosa? Non può essere vero” sconcertato Lip gli strappa i fogli e si mette a controllare freneticamente mentre il moro con ghigno soddisfatto continua a mangiare
“Cazzo è tutto giusto, come diamine hai fatto?” Lo guarda meravigliato, Mickey ci è abituato nessuno pensa mai che l’ex carcerato abbia un cervello funzionate, ma il suo cuore perde un battito quando il sapientone cerca di condividere la sorpresa delle sue doti con il roscio che invece per niente sbalordito risponde “E’ sempre stato un genio in matematica”, il che è vero ma mai nessuno lo ha notato, non sapeva che Ian lo avesse fatto, ma perché ne è sorpreso? L’altro è l’unico che lo abbia conosciuto veramente, perché con lui poteva essere se stesso, perché non lo ha mai giudicato o rimasto fortemente sorpreso dallo scoprire che sa fare qualcosa bene, perché sapeva già che ne era in grado, e poi il suo se stesso non è stato più abbastanza, a questo ultimo pensiero il calore dentro che ha iniziato a percepire svanisce all’istante, meglio così, sono amici, niente di più, continua a mangiare mentre Lip continua a blaterare su quanto sia grandioso, che il problema è difficilissimo tanto che il prof avrebbe dato punti extra per averlo svolto, di come ha fatto a non venirgli in mente quel passaggio e bla, bla, bla mentre Ian alza gli occhi al cielo e gli sorride, cazzo quel sorriso..
“Va beh io ho finito, vado a dormire grazie per la colazione”
“Grazie a te prenderò sicuramente una A, qual è il tuo segreto Milkovich?”
“Fare molti sudoku” e con questa battuta esce dalla porta lasciando un Lip a ricopiare in bella l’esercizio e un Ian sereno e contento pronto a iniziare la sua giornata, quella colazione, la chiacchierata con il moro e il fratello, tutte le mattine dovrebbero essere così, lo inviterà sicuramente di nuovo, anzi dovrebbe preparargli più pasti perché è maledettamente magro e deve fare qualcosa al riguardo, cucinare per lui è qualcosa che può fare e lo farà.
Il giorno seguente Ian si sta abbottonando gli ultimi bottoni della camicia della divisa, ha il turno di seminotte, è uno schifo di giornata, piove incessantemente dalla mattina, non ha potuto correre e ora quasi sicuramente arriverà al lavoro zuppo, spera non ci siano molte chiamate durante la notte, prende il borsone e esce, ma nell’atrio incrocia Mickey anch’esso in divisa, i due si squadrano a vicenda, perché andiamo la divisa fa l’uomo affascinante
“Anche tu a lavoro eh?”
“Eh già, sempre che riesco a prendere i mezzi con questa pioggia”
“Uno schifo di giornata dai ti do un passaggio, la tua stazione mi è di strada comunque”
“Davvero? Grazie mi risparmi una doccia non voluta”
Scendono al parcheggio in tranquillo silenzio, Ian segue il moro alla sua macchina e quando scopre qual è quasi gli cedono le ginocchia, è una jeep nera, proprio quella in cui l’aveva immaginato la prima volta in ascensore insieme, cioè è come quando vedi un porno e subito dopo ti ritrovi in una situazione a luci rosse che te lo ricorda, cazzo si deve calmare, respira profondamente Ian, niente erezioni, è solo una macchina stupenda guidata da un uomo stupendo, cazzo, donna cicciona, donna cicciona la sua cantilena calmante è interrotta dall’oggetto delle sue fantasie che gli ricorda che deve salire in macchina:
“Ehi sali o no? Mica morde”
Io sì che vorrei mordere qualcosa dice a se stesso Ian mentre sale in macchina quasi impacciato e per superare la cosa lancia un “Bella macchina”
“Sì è una Jeep Compass Night Eagle, è il motivo per cui ci ho messo tanto a rimettere da parte i tuoi soldi, è stupenda!” dice accalorato Mickey mentre con una mano accarezza il volante
“Vuoi che vi lasci da soli?”
“Fanculo, non sai apprezzare le cose belle”
“Oh invece lo faccio eccome” gli dice con quello sguardo flirtante a cui Mickey non può che sorridere, avvia il motore e partono
“E’ un tempo di merda spero che nessuno dei due abbia molte emergenze questa notte”
“Io sono tranquillo, oggi devo solo ascoltare delle intercettazioni della mafia ucraina, di rado mi mandano in giro”
“Tu parli l’ucraino?”
“Sì, Milkovich è un cognome ucraino tonto”
“Beh non è mica detto che devi saperlo parlare..”
“Invece lo conosco, tutti in famiglia lo parliamo, all’FBI servo proprio per questo”
“Lip mi ha detto che sei diventato un agente perché li hai aiutati in un caso è così?”
“Già in breve è così, li ho aiutati a mettere dentro un trafficante di droga messicano e in cambio mi hanno assolto e per il fatto che conosco l’ambiente, la lingua ucraina hanno pensato potessi essergli utile e così ora ho il distintivo”
“E la versione lunga?”
“C’è solo quella breve per ora” e forse per sempre, non sa se rivelerà mai al roscio quello che è successo in Messico, questa cosa dell’essere amici è troppo nuova, non sa quanto si può fidare o se vuole farlo, le sue ombre le terrà per se è meglio così. Dal canto suo Ian non spinge ulteriormente, ha notato come il moro si sia irrigidito parlando del Messico, stringendo più forte le dita al volante, chissà se saprà mai cosa gli sia successo, ora però deve stargli vicino come può così forse un giorno sentirà di potersi fidare di nuovo di lui, così per spezzare la tensione creata tenta con un'altra curiosità
“Credo che l’ucraino sia una lingua sexy, mi dici qualcosa?”
“Assolutamente no, non sono un fenomeno da baraccone”
“E daiii”
“No, e poi chi ti dice che sia sexy non l’hai mai sentita, è simile al russo, Svetlana ti sembrava sexy quando parlava?”
“beh non credo l’avrei mai considerata sexy in nessun modo ma come prostituta era molto richiesta no? Dai anche un insulto va bene”
“Fottiti”
“Ok ora in ucraino”
“No” anche se sta per cedere, cazzo quegli occhi da cucciolo implorante, ma non gli vuole dare soddisfazione
“Sei un guastafeste!”
“E tu un bambino” si scambiano uno sguardo da duri ma poi scoppiano a ridere entrambi, solo il rumore delle loro risate e lo scrosciare della pioggia, un momento perfetto, che purtroppo finisce quasi subito perché arrivano alla stazione di Ian
“Sai tra la lingua straniera, la matematica da MIT e la divisa, sei diventato proprio uno scapolo d’oro” dice finendo di ridere Ian
“Che coglione che sei, vai a salvare delle vite, buon lavoro”
“Grazie e tu non ti addormentare ad ascoltare i cattivoni” prima di uscire dalla macchina rovista nella borsa e lancia all’altro una barretta di cioccolato, la marca preferita del moro, Mickey la prende al volo e lo guarda alzando il sopracciglio
“Per il passaggio, ci sentiamo dopo” e scompare dentro la stazione mentre Mickey guarda la barretta, sorride, la scarta, la fa fuori in due bocconi e si dirige verso il suo noioso lavoro.
 
Dopo settimane di altre colazioni condivise, messaggi scambiati regolarmente, cazzo Ian non fa che condividere foto di albe e racconti di cosa gli capita a lavoro, ancora ride per la cicciona estratta dalla finestra, Mickey si scopre sempre di più in attesa del tempo da passare con il roscio, un po’ la cosa lo spaventa ma non può farne a meno, è come una droga, come adesso che deve andare a lavoro ma non gli scoccia perché darà un passaggio all’altro, solo che sono già venti minuti che lo aspetta all’ascensore, è strano perché il soldatino è sempre puntuale, così va alla porta e suona, nessuna risposta, ha un brutto presentimento e decide di entrare (la porta è aperta le vecchie abitudini sono dure a morire), chiama diverse volte il suo nome, ancora silenzio, entra nella sua camera, Ian è steso a letto dandogli le spalle ed è subito come un déjà vu
“Ian?”
“Va via”

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Le parole di Ian gli ghiacciano il sangue nelle vene, quelle esatte parole che hanno distrutto il loro mondo già una volta, non fa freddo ma la stanza sembra essere ghiacciata, triste, grigia, già perché il sole che di solito illumina tutto con solo la sua presenza sembra essersi spento su quel letto, è tutto come l’altra volta, no, aspetta non è vero, non è la stessa situazione, loro non sono più degli adolescenti spaventati che non sanno cosa succede, Ian segue una terapia, ha assistenza sanitaria e un medico di riferimento, di sicuro è un problema di dosagio che deve essere sistemato e Mickey conosce la procedura, può farcela, possono farcela, si avvicina al letto, si siede sopra con la schiena appoggiata alla testata e le gambe distese

“Falla finita con ste stronzate di andare via, non vado da nessuna parte, ora faccio delle chiamate se vuoi impedirmelo fermami” nessun movimento dall’altro come pensava, dal comodino prende il cellulare del roscio, deve inserire un pin, mmmh, ci pensa su, fa un tentativo e bingo l’ha sbloccato

“Davvero Ian?! La tua data di nascita come password non è molto sicuro” ancora nessuna risposta, non che se l’aspettasse, trova il numero del lavoro e lo chiama per avvertire che l’altro è malato, poi chiama il proprio, non può lasciarlo solo, il prossimo passo è chiamare il medico ma non sa come è salvato, potrebbe chiamare Lip ma se è a lezione non risponderà mai, chiamare Fiona è fuori discussione, così prova con una diversa tattica

“Ehi, ho bisogno del nome del tuo medico sul cellulare, forza usa un po’ delle tue forze e di solo questo unico nome, so che puoi farcela”

Dopo qualche interminabile minuto di silenzio proprio quando Mickey pensa che non otterrà risposta e sta per chiamare Lip sente una voce rauca accanto a sé dire solo "Mckoy", ok, scorre i nomi sul telefono, McKoy, Mckoy, sì, eccolo e chiama.

“Ok ho parlato con la dottoressa, dal nome mi aspettavo un uomo, sai di quelli attempati ma credo che sia meglio così eh se no potresti andarci a letto, hai sempre avuto un debole per i vecchietti..” Nessun cenno di reazione, pubblico difficile, si schiarisce la voce e continua

“Comunque ha detto che può dipendere dal fatto che avete diminuito una dose e vuole vederti se ce la fai oggi alle 17 o se no domani verrà lei, sembra una brava persona…” Mickey continua a ciarlare della dottoressa mentre Ian è assorto nei suoi pensieri, ha ascoltato tutto, con gran fatica gli ha dato il nome che voleva perché ha sentito che glielo doveva, diamine non è andato neanche a lavoro per stare con lui, “lo sto rifacendo, Mickey è quello che ha bisogno di aiuto ed eccolo qui invece ad occuparsi di me, sono un essere inutile e incapace, perché mai dovrebbe volermi, sono solo un enorme peso per chiunque, lui non è nemmeno costretto a essere qui, siamo solo amici, non me lo merito, nessuno se lo merita, Mickey è generoso, buono, protettivo, l’uomo che sceglierà con cui stare sarà fortunato e non sarò mai io quell’uomo, devo sbrigarmi, devo raccogliere subito le mie forze e andare dal medico, così sarà libero, ma non so come fare, non riesco a muovermi, voglio solo piangere…” la caduta libera nell’oscurità della sua mente viene interrotta dalla voce di Mickey che lo riporta al presente

“Ehi Ian non so che ti sta passando per la testa ma hai tutto il tempo del mondo, fa con calma, quando sarai pronto sarò qui, non mi muovo” e accompagna le parole accarezzandogli la testa con una dolcezza che nessuno si aspetterebbe dal moro ma che Ian conosce molto bene, le sue parole, il suo calore, lo calmano immediatamente, vede un po’ di luce, può farcela ha solo bisogno di un po’ di tempo e lui comunque sarà qui ad aspettarlo, deve ringraziarlo in qualche modo così con sforzo si gira dalla sua parte e gli mette una mano sul suo braccio appoggiato al letto sperando che Mickey capisca, e lo fa, gli da delle pacche alla mano con la propria, lui capisce sempre.

Nel primo pomeriggio Mickey si appisola dopo aver fatto per ore i sudoku sul suo cellulare, preferisce le riviste ma ha un braccio bloccato dal roscio così ha dovuto cedere a un app per ingannare il tempo, ora viene destato dal rumore della porta d’entrata, deve essere Lip, piano piano sfugge alla presa di Ian per non svegliarlo e va da aggiornare il maggiore dei Gallagher sulla situazione

“Cazzo, grazie davvero per essere rimasto, se vuoi andare vai ora ci sono io”

“No, se non è un problema vorrei rimare”

“Certo, nessun problema” Lip si siede al tavolo della cucina ed estrae dei libri e dei fogli dallo zaino, molto probabilmente i compiti di oggi

“Posso darti una mano con quelli?” dice Mickey accennando con la testa ai fogli

“Sicuro, ci sono in effetti dei calcoli complicati da fare” bene Mickey ha proprio bisogno di distrarsi e i sudoku lo hanno un po’ annoiato, così si siede al tavolo e comincia a passare in rassegna il primo problema

Ian si sveglia, apre gli occhi e vede che è buio nella sua stanza, non sa quanto tempo è passato, sente delle voci nel salone, sono Lip e Mickey, già Mickey è qui da questa mattina per lui, rimane in ascolto per qualche momento, stanno discutendo di numeri “Non puoi applicare questa formula qui” “Perché? Funziona no?” “Non credo si possa fare” Sai dovresti pensare un po’ al di fuori dagli schemi ogni tanto sapientone” , sorride, potrebbe ascoltarli per ore, le sue persone preferite al mondo che fanno comunella, si sente meglio e decide di raggiungerli, quando lo vedono viene accolto da sorrisi e preoccupazione, Lip lo abbraccia mentre Mickey rimane dietro per non interferire nello scambio fraterno, appena lo ha visto sulla porta, con quei capelli rossi scompigliati e gli occhi stanchi avrebbe voluto cingerlo tra le braccia per non lasciarlo mai più andare, ma non può farlo, non deve attaccarsi troppo, ricordatelo Mickey, ricordatelo

“Te la senti di andare dal medico? Siamo ancora in tempo” Ian risponde solo con un cenno del capo per dire sì alla domanda del moro e il fratello lo accompagna a vestirsi. Tutti e tre insieme vanno dal medico, nuovi dosagi vengono assegnati, tornano all’appartamento che Mickey non ha intenzione di lasciare, tanto non dorme mai un granchè dice a Lip, quindi può controllarlo lui, così Ian si addormenta con a fianco l’amore della sua vita travestito da amico, che gli sussurra che andrà tutto bene.

Il giorno seguente Mickey è alla sua scrivania alla centrale, quella mattina Ian si sentiva meglio, aveva parlato e persino dato due morsi ai tost, anche se giurerebbe che lo abbia fatto solo per tranquillizzarlo e farlo andare a lavoro, va beh, l’importante è che abbia mangiato, Lip sarebbe rimasto con lui a casa quindi non aveva più scuse valide per rimanere lì così ha ceduto e si è diretto qui.

“Ehi Mickey vado a prendermi un caffè ne vuoi uno?”

“No grazie Carlos ma mi prenderesti un pacchetto di sigarette?”, lo chiama raramente per nome per lo più si chiamano per cognome ma vuole provare a vedere se riesce a fare smetter Sanchez di chiamarlo Milk, detesta quando lo fa, sta per prendere i soldi dalla tasca ma l’altro dice che ci pensa lui e se ne va, ma ormai ha già messo mano nella sua giacca di ordinanza e con sorpresa ci trova una barretta di cioccolato, “che diamine!?”, poi gli viene in mente che prima di lasciare l’appartamento Ian inaspettatamente lo aveva abbracciato per augurargli buon lavoro, deve avergliela messa in quel momento, non ci ha fatto proprio caso, beh era più impegnato a pensare ai loro toraci che si toccavano e il loro cuori che andavano a ritmo, si è divincolato quasi subito imbarazzato, doveva uscire da lì il più presto possibile, guarda la barretta e sorride, la scarta da un morso e decide di scattargli una foto e inviarla al roscio

Mick:Devo controllare di avere ancora il portafoglio?”

Ian:”Ora sto mangiando un aragosta vedi tu ;)”

Mick:“Non hai futuro come ladro se lasci barrette, troppe impronte compromettenti”

Ian:“Che vuoi farci sono un ladro gentiluomo! Cmq a parte gli scherzi devi mangiare anche altro oltre alla barretta”

Mick:“Va bene Mr Lupen”

Ian:“Promettilo”

Mick:“Va bene mammina lo prometto”

Ian:“Preferisco paparino, meglio ancora in ucraino”

Mick:“Neanche per sogno non ti chiamerò mai paparino”

Ian:“Non si disobbedisce mai al proprio paparino”

Mick:“Questa storia non finirà tanto presto eh?”

Ian:“Mi conosci ;)”

Mick:Ви щенята дуже жваво і дратує”*

Ian:“Che significa?????”

Mick:“Non lo saprai mai”

Mickey mette via il telefono sogghignando, Ian sta già molto meglio, scherza come al suo solito, intravede il proprio viso sullo schermo del pc in standby e si vede sorridere e realizza, è fottutamente fottuto.

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“Ma che cazzo amico hai comprato tutto il supermarket per caso?”

“Ah ah sono solo due hot dog, cipolle fritte, patatine, il tipico pranzo dell’americano medio!” dice Carlos mentre si appresta a posare tutto il suo bottino nel furgone delle intercettazioni, sono due ore che sono lì ad ascoltare le conversazioni di due grossi spacciatori a due case lontane da loro

“Ma che diamine ora puzzerà tutto di cipolle per ore”

“Non fare il brontolone ecco ti ho portato la bibita che mi avevi chiesto, allora nessuna novità?”

“Ma che! sono due idioti, ci hanno messo 20 minuti per capire come riscaldare una zuppa già pronta..” Mickey scuote la testa al pensiero di quanto tempo stiano sprecando dietro a questi due, ma gli ordini sono ordini, mentre prende il proprio sacchetto con il pranzo

“Ah sono tornati i pranzi al sacco eh? Fatto pace con il fidanzato?”

“Non c’è nessun fidanzato e chiudi quella bocca” detesta che l’altro sappia che è gay, non glielo ha mai detto ma essendo stato un informatore per il fatto di essere stato l’amante di un trafficante lo sanno tutti, che lui lo voglia o meno, non che se ne vergogni o si nascondi ancora, ma sono solo affari suoi con chi preferisce andare a letto, mentre addenta il proprio sandwich al prosciutto pensa a chi glielo ha preparato, è passata una settimana dall’episodio depressivo di Ian, è ancora un po’ sottotono ma è tornato a lavoro e alla normalità, il che vuol dire lasciargli davanti alla porta il pranzo al sacco quando non si incrociano per i loro lavori.

“Non ti scaldare, dico solo che non devo più avvisare Maria di invitarti a cena” Maria è la fidanzata di Carlos che dopo averlo incontrato ha insistito che andasse da loro a cena almeno una volta ogni due settimane, dove con sguardo vigile controllava che mangiasse tutto, non aveva mai potuto sottrarsi, Maria gli fa un po’ paura quando si arrabbia è terribile, gli ricorda un po’ Mandy in realtà, no, non può pensare a lei, non ne viene fuori mai nulla di buono, a che stava pensando? ah sì alle cene forzate che è riuscito ad evitare da circa un mese e mezzo, cioè da quando Ian ha iniziato con la storia del cibo preparato in più che non deve essere sprecato, cazzo deve essere davvero messo così male se tutti si preoccupano di farlo ingozzare, è vero non pensa molto al cibo, se fosse per lui mangerebbe solo quando è necessario per le pasticche, ma a quanto pare così non va bene.

“Comunque fidanzato o no qualcuno c’è, pranzi al sacco preparati, tu che sorridi ogni volta che ricevi un messaggio, sono il tuo partner da più di un anno e prima di quest’ultimo mese non sapevo neanche che tu sapessi sorridere”

“Fottiti, non sono affari tuoi, ma è solo un vicino gentile che prepara sempre troppo cibo tutto qua”

“Certo, certo, la mia anziana vicina è un amore di cordialità ma non mi ha mai dato neanche un biscotto, sei molto fortunato con i vicini” Mickey risponde con il dito medio alzato mentre addenta la barretta di cioccolato che non manca mai nella busta dei suoi pranzi

“A proposito del mio matrimonio..”

“Non stiamo parlando del tuo matrimonio”

Non importa ora sì, una ventina di parenti di Maria non riesce a venire al matrimonio perché un suo lontano zio si è aggravato e non hanno intenzione di lasciarlo solo, ma per lei è un dramma se ci saranno poche persone perché è tradizione nella sua famiglia che i matrimoni siano grandi feste piene di gente e pensa che sarà penoso così ha ordinato che tutti devono portare almeno una persona con loro”

“Non ho nessuno da portarci”

“Beh porta il tuo vicino!”

“Neanche per sogno”

“Beh se vieni devi portare per forza qualcuno…e no, non venire non è un opzione! Quindi porta chi vuoi ma non venire solo se non vuoi affrontare Maria”

Non ha proprio voglia di partecipare a uno stupido matrimonio ma nemmeno di affrontare una sposa gozzilla, cazzo è fregato!

Due giorni dopo Mickey si fa coraggio e bussa alla porta dei fratelli Gallagher, quasi subito gli apre la porta il roscio, sempre con quel suo sorriso da mozzare il fiato, è in tuta ed è grandioso, cazzo quando mai non lo è?! Ma prima che possa iniziare la conversazione l’altro lo precede

“Oh ciao Mick, stavo giocando alla play ti va una partita?”

“Certo perché no” e lo segue dentro, si siedono sul divano e iniziano una partita a uno gioco di guerra, i suoi preferiti

”Ma che cazzo Mick, perché hai lanciato la granata dalla mia parte? Siamo nello stesso team!”

“Che c’è soldato non ti hanno insegnato che il pericolo può arrivare da tutte le parti?”

“Ah se la metti così, bene prendi questa” gli grida mentre gli lancia un razzo, ridono come due ragazzini mentre si fanno la guerra sullo schermo, è bello, è come essere tornati all’inizio quando giocavano sul suo logoro divano con Mandy che immancabilmente faceva il tifo per il roscio, oh avevano un sacco di altri problemi in quel periodo, ma diamine se in quei rari momenti non si sentiva un adolescente normale che pensava solo a divertirsi. Finiscono la partita, accetta la bibita che l’altro gli offre ma non beve, la tiene tra le mani per occuparle, è nervoso, fa un respiro e chiede ciò per cui era inizialmente venuto

“Hai qualcosa da fare questo sabato?”

“No, ho il giorno di riposo ma niente in programma perché?”

“Ecco, il mio partner si sposa questo sabato e la sua spaventosa fidanzata ha ordinato di portare per forza qualcuno, mi stavo chiedendo se ti andasse di venire..”

“Mickey Milkovich mi stai invitando come tuo accompagnatore a un matrimonio?”

“Cazzo se è quello che sto facendo, sono obbligato!”

“Deve essere davvero spaventosa la futura sposa per farti fare una cosa simile”

“Già non hai idea…allora ci vieni o no?”

“Sì certo, sono lusingato di essere il fortunato prescelto”

“Beh non ti montare la testa non ho molti a cui chiederlo a meno che tu non voglia prestarmi una delle tue sorelle?” già perché anche se lui ne ha una sa che non lo accompagnerebbe mai, diamine non è venuta neanche quando gli ha chiesto aiuto figuriamoci per una cazzata simile, per fortuna il roscio lo distoglie subito da questi pensieri

“Non ci penso neanche a perdermi l’opportunità di farti ballare” dice con il suo famoso sorriso flirtante

“Sei un folle se pensi che questo accadrà mai, ce lo hai un abito sì? Mi dispiace ti sto dando poco preavviso”

“Non preoccuparti ne ho uno, Fiona si è quasi sposata una volta”

“Davvero? E che è successo?”

“Frank ha sputtanato tutto”

“Il solito Frank, va beh ci vediamo dopodomani”

“Certo, ripasso qualche famoso ballo per l’occasione!”

“Sì preparati per un show in solitaria perché io sarò al bar”

“Non sei divertente, ti farò ballare vedrai”

Mickey esce dalla porta e sempre di spalle alza la mano con in dito medio alzato al quale Ian non trattiene una risata mentre chiude la porta.

 

La sera prima del matrimonio Mickey ha appena spento la tv e si sta recando al letto per vedere se riesce a dormire qualche ora, ne ha bisogno se domani deve affrontare un intera giornata di festa che odia con il roscio al suo fianco, non che odi questo aspetto ma lo rende nervoso, quando il cellulare squilla, strano è molto tardi, quando vede il nome del chiamante esita sul rispondere, cazzo perché ora? Non ha sue notizie da quando era in ospedale, che cosa vorrà mai? Cazzo in quella settimana il suo nome era spuntato nei suoi pensieri un paio di volte, si sente come in quella leggenda horror che dice che se pronunci il nome della strega tre volte quella appare, ed eccola qui, nel suo caso al telefono, fa un respiro profondo e accetta la chiamata

“Ciao Mick”

“Che cazzo vuoi Mandy?”

Chapter Text

Ian è in attesa di Mickey davanti all’ascensore, è nervoso, no, è in trepidazione, oggi passerà tutta la giornata con lui, a un matrimonio, come suo accompagnatore, ancora non ci crede, anche se è qui in qualità di amico e unica opzione disponibile, lo trova comunque elettrizzante, eccolo, il moro sta uscendo dalla porta, ancora non l’ha notato perché si sta distrattamente aggiustando la giacca ai polsi, ha un completo nero che gli cade perfettamente con una camicia bianca e cazzo se non è stupendo, lo sa solo lui che fine gli farebbe fare a quel completo in questo momento, ma non si può, si guarda ma non si tocca, gli amici non lo fanno, potranno mai pensare a essere scopamici? No, Ian che diavolo pensi, Mickey si merita di più di uno scopamico e poi a dir la verità con lui non sarebbe mai soltanto sesso, finalmente l’altro alza lo sguardo e incontra il suo, sembra triste, comunque non gli sfugge che i suoi occhi lo hanno squadrato per un istante e infatti al suo complimento
“Stai benissimo Mick” il moro risponde
“Anche tu non scherzi Gallagher” e subito un sorriso gigante gli si fissa in viso, sa che questo completo grigio gli dona ma è bello sapere che anche l’altro lo trova attraente
“Avrai fatto molte conquiste al non-matrimonio di Fiona” dice Mickey mentre schiaccia il pulsante del parcheggio in ascensore
“Ero già con qualcuno al matrimonio” e mentre lo dice vorrebbe mordersi la lingua, ma che cazzo Ian devi ricordargli per forza che mentre lui era in carcere non l’hai aspettato per nulla? Stupido, stupido, stupido, sta pensando a come rimediare quando guarda accanto a se e scopre che l’altro non lo ha minimamente sentito, ha lo sguardo perso nel vuoto
“Ehm Mick?”
“Uh sì? Scusa hai detto qualcosa?”
“Niente d’importante..tutto bene?”
“Sì certo, è l’idea della festa, le odio queste cose”
“Perché odi le persone”
“E come si fa a non farlo sono tutti così fastidiosi”
“Dai almeno c’è l’open bar e cibo gratis”
“Già..Dio benedica l’open bar”
Ma dopo questo scambio di battute la situazione torna strana, Mickey è completamente preso dai suoi pensieri, il tragitto in macchina non è molto lungo, prendono posizione in chiesa e assistono alla cerimonia, la sposa è stupenda, nessuno direbbe che è una piccola tiranna e lo sposo lo ricorda vagamente dalla stazione di polizia, ma in quel momento la sua poca concentrazione era focalizzata su ben altro.
Al ricevimento gli sposi si avvicinano per salutarli
“Ciao Mickey quindi questo è il famoso vicino?”
“Famoso?” chiede Ian mentre stringe la mano a Carlos dopo essersi presentato
“Lascia perdere, Sanchez ama dire cretinate”
“Mickey è il mio matrimonio dovresti essere carino con me, e poi mi sembra di averti già conosciuto..tu non eri il paramedico che ha fatto esplodere una macchina?” merda Mickey si era dimenticato di quello ma ormai è tardi per inventarsi qualcosa
“Sì è lui, ci conoscevamo da prima”
“Eccolo spiegato il tuo strano comportamento, sai Ian non è mai rimasto a discutere su un caso, devi essere speciale” ma prima che possa continuare Maria viene in aiuto di Mickey e porta via il marito a salutare altri amici, è una strega quando si arrabbia ma è la migliore nell’azzittire Carlos
“Sono speciale eh?”
“Fottiti” e si siede al bar e si scola due shot, Ian ora è davvero preoccupato, è triste, distratto e ora qualsiasi cosa occupa i suoi pensieri sta cercando di scacciarlo con l’alcol, non può essere solo perché odia le feste..
“Che c’è che non va veramente? Forse è il fatto che questo matrimonio ti ricorda Svet?” non avrebbe mai voluto nominarla ma non ha altra scelta è l’unica opzione a cui riesce a pensare
“Cosa? No, non ci stavo minimamente pensando, non penso a lei da una vita” ok ha sbagliato ma ora non può trattenersi, dal momento che l’ha già tirata in ballo deve chiedere
“Non l’hai più sentita? E Yev?” Sa che il piccolo rappresenta un brutto ricordo per il moro ma non può pensare che sia in grado di abbandonare il proprio figlio
“Yev non è mio figlio non te l’ha detto?” Ian scuote vigorosamente la testa, no, non ne sapeva proprio niente
“Beh è così, gli ho fatto fare il test quando ero in carcere, volevo la certezza prima di andarmene per sapere se continuare a occuparmi di lui in qualche modo, da lontano, ma ti confesso, quando mi ha detto che non è mio beh mi sono sentito sollevato, non ero pronto a essere suo padre e sta meglio comunque senza di me..” sì Ian capisce benissimo il sollievo ma vorrebbe contraddirlo sull’ultimo punto, lui sarebbe un ottimo padre e nessuno sta meglio senza di lui, ma sente che non è nella posizione per essere creduto, in fondo non è lui ad averlo lasciato al confine? Cazzo la peggior decisione della sua vita, rimane comunque una rivelazione tosta da digerire anche se ancora non ha capito cosa diamine lo stia tormentando oggi, sta per indagare di nuovo quando viene trascinato dalla sposa a ballare. Mickey rimane al bar, vede Ian muoversi sulla pista da ballo ma non riesce a focalizzarsi su quella splendida visione in movimento, no perché in testa ha solo la conversazione con la sorella
“Cosa cazzo vuoi Mandy?”
“Bel modo di rispondere, un come stai? È troppo?”
“Per te sì, non ti importa come sto io perché dovrebbe importare a me? Smettiamo con ste cazzate e vieni al punto”
“Va bene come vuoi sono nei guai ok!?, due pezzi grossi di due gang mi vogliono in esclusiva e sono diventata un bottino nella loro guerra e ho paura…non so come uscirne..”
“Quindi mi stai chiedendo aiuto?”
“Non ti avrei chiamato se avessi avuto altra scelta” certo perché non ci sono altri motivi per chiamare il proprio fratello no? Non sa neanche lui in cosa stesse sperando ma se chiede aiuto non può far altro che rispondere, forse ha ragione Terry in fondo, l’unica donnetta della famiglia è lui
“Cazzo, solo te potevi finire così, vedrò cosa posso fare”
“Grazie Mick”
“Sì beh ciao” e ha attaccato mentre lei gli diceva di aspettare, non ha voluto sentire altro, lei è nei guai e lui l’aiuterà, fine della storia, serve solo a questo no? E manda giù un altro scotch, è completamente andato quando ritorna il roscio
“Forza andiamo a farci un pompino in bagno”
“Ma che dici Mick?”
“Cosa? Non ti va? Beh qualcuno sicuramente troverò..non si viene ai matrimoni per questo?” mentre lo dice inciampa ma Ian lo afferra immediatamente
“Meglio che ti porti a casa” prende il suo braccio e se lo porta sulle spalle per sostenerlo meglio, non che sia difficile visto che è abbastanza leggero, cazzo solo un mese e mezzo di pasti non ha fatto un granchè, riesce infatti facilmente a metterlo in macchina
“Aspetta perché sto guidando a destra”
“Tu non stai guidando io lo sto facendo”
“Eh chi ti ha dato il permesso, nessuno può guidare la mia bellezza…” non finisce la frase perché si appisola sul finestrino mentre Ian stringe la mani al volante, cosa gli è successo per farlo ridurre così, cosa cazzo è successo?
Entrano nell’appartamento e lo distende sul letto, mentre gli toglie le scarpe Mickey si rianima
“Che stai facendo?”
“Ti sto aiutando a metterti a letto”
“Ah, non è vero vuoi qualcosa in cambio non è così? Vuoi fare sesso con me per poi andartene non è così?  Nessuno mi aiuta mai, tutti vogliono qualcosa da me…io aiuto e dopo vi dimenticate che esisto, Mandy ha chiamato per chiedere aiuto ma quando l’ho fatto io dall’ospedale No, Mickey non posso tornare indietro voglio solo dimenticare” ride istericamente mentre fa l’imitazione della sorella, intanto Ian pensa “ospedale?” ma lo lascia continuare, ha paura che se lo interrompe non saprà mai cosa sta pensando “Cazzo se ha ragione perché tornare solo per me, chi sono io in fondo giusto? Nessuno ecco chi sono, non sono abbastanza per tornare, non sono mai stato abbastanza, mai abbastanza uomo per Terry, mai abbastanza un fratello o fidanzato o amante, ogni cosa che ho fatto non è mai stato abbastanza per far rimanere le persone, se sono andati tutti sai? Perché non vado mai bene?...e poi questo dannato dolore alla schiena che non passa mai…potrei uccidermi no? Così non soffrirei più e poi tanto sono comunque solo come un cane..” posa un dito sulle labbra del roscio per impedirgli di aprire bocca “Ssssh vuoi sapere un segreto? Non mi ucciderò, non posso dargli questa soddisfazione..un figlio frocio e poliziotto, la miglior vendetta è continuare ad esistere, faccio quello che mi riesce meglio, lascio che mi usino..sono così stanco però..”chiude gli occhi e si addormenta con una lacrima che gli scende giù mentre Ian crolla in ginocchio alla sponda del letto, lacrime calde che gli bagnano il viso che non riesce a fermare, Mickey vuole morire, l’amore della sua vita continua a respirare solo per una vendetta, e lui che pensava che dei pasti fossero una soluzione, non l’hai mai visto così, non ha mai pensato che potesse succedere, Mickey è sempre stato un duro, una roccia, la sua roccia, e ora è disintegrata, a pezzi, e buona parte è colpa sua, l’ha lasciato solo, è tutto sbagliato, cazzo come fa a fargli capire che è abbastanza per lui? Che è tutto per lui? Non ha nessuna risposta per ora così fa quello che voleva fare la prima volta che l’ha incontrato alla stazione di polizia, si sdraia accanto a lui, lo cinge tra le sue braccia e mentre gli accarezza la testa gli sussurra tra le lacrime “Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace..”

Chapter Text

Mickey viene svegliato da un filo di luce che attraverso le tende è riuscito a raggiungere proprio il suo viso, neanche il sole lo vuole lasciare in pace, con difficoltà si mette a sedere, si stropiccia gli occhi doloranti, ha la testa che gli pulsa, non sa che ora siano, si guarda intorno chiedendosi come ha fatto ad arrivare a casa, è tutto molto confuso, ricorda il matrimonio, ricorda perfettamente il bar, cazzo è diventato un peso piuma, una volta solo il doppio di quanto ha bevuto ieri lo avrebbe ridotto così, non dovrebbe mischiare l'alcol con gli antidolorifici, lo sa benissimo, ma non ha potuto resistere, aveva bisogno di uscire da quel vortice di ricordi oscuri in cui la chiamata di Mandy lo aveva gettato, già, la sola voce della sorella era bastata per ricordargli il Messico, l'ospedale, lui in quel letto a chiedersi se avrebbe camminato di nuovo o no, solo, completamente solo e terrorizzato, e poi vedere Ian bello come il sole in quel completo grigio..si sta abituando ad averlo in giro, a vedere quel sorriso ogni volta che vuole, ma dove cazzo era quando aveva bisogno di lui? E quanto rimarrà prima che se ne vada di nuovo? Sì, ieri l'alcol era sembrata proprio una buona idea ..quindi l'ultimo ricordo che ha è il roscio sulla pista da ballo con Maria, no, aspetta, ricorda vagamente anche il tragitto in macchina, lui che viene messo a letto dall'altro, lui che gli parla, cazzo che diamine ha detto!?, sparsi flashbacks gli appaiono nella mente, ognuno è come uno schiaffo in faccia, più ricorda e più gli sale la nausea fino a che non può più trattenersi deve proprio vomitare, scatta verso il bagno, libera il proprio stomaco nel water, non che abbia mangiato qualcosa alla festa, più che altro butta fuori succhi gastrici che gli bruciano la gola. Quando finisce rimane seduto accanto al gabinetto con la testa bagnata di sudore appoggiata al muro con gli occhi chiusi, come ha fatto a crollare in quel modo davanti a Ian? L’ultima cosa che voleva è che lo vedesse così debole, inutile, perso, a proposito dove sarà il roscio? Ricorda vagamente un calore avvolgente e parole di scuse sussurrate nella notte, se lo sarà sognato? Sarà già fuggito? Comunque è un bene che ora non ci sia, non vuole proprio affrontarlo, perché sa che l’altro non lascerà perdere, vorrà delle spiegazioni che lui non vuole dargli, non ha nessuna intenzione di farlo anche perché finirebbe di sicuro per urlargli cose di cui si pentirebbe, non che non se le meriti eh, ma gli ha detto di averlo perdonato, non vuole ferirlo, le cose stavano andando così bene, cazzo perché ha bevuto? Perché è diventato così debole? Si mette in piedi, la testa gli scoppia, va in cucina per prendere un bicchiere d’acqua e mandar giù un aspirina, l’ha appena ingoiata quando entra il roscio, mai fortunato, perché non va mai via quando lo vuole lui?
“Ehi sei in piedi, sono andato a prendere del caffè e delle ciambelle, ho pensato ne avessi bisogno per il post-sbronza”
“Già, ci ho dato giù dentro ieri sera..ho fatto qualcosa d’imbarazzante alla festa?” spera che tenendosi sul vago riesca a evitare il discorso, insomma il  grande elefante nella stanza
“No, ma mi hai proposto un pompino, tranquillo ho rifiutato”
“E ci credo che volevi approfittare di un uomo non cosciente? Non è da te Gallagher” ma lo scambio di battute non funziona glielo legge nello sguardo e da come il suo pomo d’adamo vada giù e su, è nervoso sta per iniziare a parlare dell’ultima parte della serata, nei suoi occhi vede della pietà, no, no, non avverrà mai
“Grazie per la colazione, vado a fare una doccia che devo attaccare a lavoro, Sanchez è in vacanza ma noi altri no” e si dirige con una ciambella in mano nella sua stanza chiudendosi la porta alle spalle, sperando che l’altro capisca l’antifona, lo fa, sente la porta dell’appartamento chiudersi, è andato via, bene, lui non deve veramente lavorare oggi, ma dopo che si sarà un po’ rimesso in sesto ci andrà lo stesso, farà un po’ di straordinari, tutto pur di non essere nelle vicinanze del roscio, lo eviterà per tutto il tempo necessario, questa volta sarà lui ad andarsene prima, non sarà qui ad aspettare che lo faccia lui.

Il piano “evitare il roscio” continua bene per il momento, è passata una settimana ed è riuscito a non incontrarlo, l’altro non ha smesso un attimo di messaggiarlo e chiamarlo, ma non rispondere è la parte più facile, invece per non incrociarlo nelle poche ore che va a casa, praticamente sta vivendo a lavoro, ha dovuto corrompere uno del reparto informatico per sapere esattamente i suoi turni di lavoro, lo sa non si dovrebbe mai fare una cosa del genere, la privacy e quelle cazzate lì, ma non ha mai detto di essere un poliziotto diligente, ha un problema e trova un mezzo basta che non sia qualcosa che lo riporti in cella, lì non tornerà mai più, meglio la morte. Durante i suoi doppi, tripli turni, ha approfittato a contattare dei suoi agganci nelle gang rivali che stanno minacciando Mandy, con loro formula un piano ben congegnato, entrambi spargeranno la voce della morte di Jessica per overdose, così si fa chiamare Mandy nel suo circolo, si domanda se ha preso il nome da Jessica Rabbit, l’unico cartone che sono riusciti a vedere più volte da piccoli, ma è un dubbio che non verrà mai dissolto, ciò implicherebbe una conversazione più lunga e socievole con la sorella, invece con una breve chiamata l’ha avvisata del piano e dell’avvertimento di cambiare città, aspetto il più possibile e ovviamente abbandonare Jessica, chissà se tornerà a essere Mandy ma non pensa, da quel che ha capito ormai odia essere una Milkovich, anche lui a volte, ma più per Terry, odia avere il suo cognome ma in verità è quello in cui si è sempre identificato, lui è un Milkovich, perdere quel nome gli sembrerebbe di perdere un pezzo di se stesso, come è successo in Messico quando ha dovuto cambiarlo per scappare dai federali, ma poi quando se ne è riappriopriato si è sentito un po’ più forte, un po’ più il suo vecchio se e della sua propria forza ne aveva avuto un disperato bisogno. In realtà la sorella aveva di nuovo provato a continuare un discorso ma lui come l’altra volta l’ha troncata subito, ora ha per la testa il problema con il roscio, può affrontare solo un rapporto drammatico alla volta, e questo è più imminente e vicino, si sciacqua la faccia nel lavandino del bagno di servizio, si rimette dritto, respira profondamente per affrontare una delle forti fitte alla schiena che lo stanno colpendo frequentemente in questi giorni, passata si avvia ad iniziare un turno extra, nell’uscire vede la notifica di un nuovo messaggio in segreteria di Ian sul telefono ma lo ignora come tutti gli altri, non sa quanto potrà durare ma per il momento sta funzionando e questo gli basta.
La mattina seguente nelle prime ore del giorno Ian è di nuovo attaccato al suo telefono
“Maledizione di nuovo la segreteria”
“Non risponde eh? beh è molto presto adesso magari dorme ”
“E il resto della settimana? Non ha risposto a nessuna delle mie chiamate o messaggi, non l’ho neanche più visto a casa è come se i nostri turni non combaciassero mai”
“Quello o lui volutamente non li sta facendo combaciare, Ian lui ti sta evitando”
“Lo so Sue, non sono stupido, ma prima o poi dovremmo parlarne no?”
“Sì ma non credi spetti a lui decidere quando? Ascolta Ian capisco che tu voglia subito risolvere le cose, sei un paramedico e per giunta bravo è nella tua natura cercare il modo più veloce per risolvere i problemi, ma da quello che mi hai raccontato non è una situazione che possa essere risolta ne subito ne con una sola conversazione, lui ha un enorme dolore dentro ”
Ian si porta il viso tra le mani
“Lo so ma cosa dovrei fare lasciar perdere? Sono distrutto non so cosa devo fare e ho una miriade di domande senza risposta..”
“Chi ha detto che devi lasciar perdere ma devi essere paziente ragazzo mio, paziente”
“Anche mio fratello me lo ha detto a quanto pare la pazienza non è nelle mie virtù”
“Su vammi a prendere un caffè che tra un po’ finiamo questo maledetto turno notturno, e mi serve un po’ di carburante per tornare a casa e non addormentarmi nella metro”
“Agli ordini capo”
Dopo una ventina di minuti Ian ritorna all’ambulanza
“Finalmente! muoviti abbiamo un ultima chiamata”
“Ah dannazione una cosa grave?”
“In realtà no, una richiesta di un medico di andare a prendere un paziente e portarlo all’ospedale”
“Strano non succede spesso”
“No, ma delle volte succede”
“Ok dove dobbiamo andare? E perché hai acceso la sirena se non è un codice rosso?”
“E’ questo il punto Ian è il tuo indirizzo, l’appartamento è il 14 B quello di fronte al tuo..”
“Mick” riesce solo a pronunciare il suo nome, ringraziando il cielo Sue è alla guida perché lui potrebbe causare un incidente per la fretta di arrivare lì, non è un codice rosso, non è un codice rosso, deve ripeterselo per non dare di matto, “Tranquillo Mick sto arrivando”

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Mickey si sveglia per le fitte di dolore alla schiena, cazzo, cazzo, quasi non riesce a respirare per quanto gli fa male, sa che è colpa sua, non avrebbe dovuto esagerare così, tutti quei turni, avrebbe dovuto riposare, ma il buon senso se ne è andato a farsi friggere con l’alternativa del confronto con il roscio, prende sempre la decisione sbagliata e finisce sempre in dolore, per lui, persino il capo aveva capito che era meglio che andasse a casa, anzi glielo ha proprio ordinato “Sei uno zombi Milkovich va a casa non voglio rivedere il tuo brutto muso per un paio di giorni”, già non crede di poter andare a lavoro neanche se volesse, si allunga il tanto che basta per prendere il telefono accanto al divano, non era riuscito a raggiungere il letto al suo rientro e chiama il suo medico:
“Ehi Doc non riesco ad alzarmi per il dolore”
“Da uno a dieci quanto lo quantifichi?”
“10, 100, porca puttana è fortissimo posso prendere più antidolorifici?” anche se si domanda come farà mai a raggiungerli
“No non sarebbero efficaci, ti serve la morfina, ora chiamo un ambulanza e gli do le indicazioni di dosagio e ti faccio portare qui così diamo un’occhiata visto che non ti sei presentato ai controlli” a questo Mickey attacca, non replica anche se non vuole affatto andare all’ospedale ma non ha la forza di protestare.
Una ventina di minuti dopo entra qualcuno in casa chiamando il suo nome, riconosce la voce, merda ma perché lui? Tra tante ambulanze a Chicago proprio la sua dovevano chiamare? Cazzo ma è stato un serial killer in un'altra vita? Perché tutta questa sfiga del cazzo non si giustifica, pochi minuti di ricerca e lo trovano sul divano, subito il roscio gli si inginocchia al fianco
“Mick che è successo? Come stai?”
“Solo un tremendo mal di schiena, ora potreste drogarmi per favore?” riesce a sputare fuori tra le fitte e l’altra procede a fargli un’iniezione, ricorda di averla già vista all’inaugurazione dei Gallagher…ma non riesce più a focalizzare perché la morfina inizia a fare effetto e sprofonda sempre più nell’oblio sentendo una calda voce dirgli che andrà tutto bene.
In ospedale Ian è rimasto vicino al bancone delle infermiere ad aspettare il medico di Mickey, deve saper come sta, Sue è rientrata in stazione da sola, santa Sue, ma anche se non fosse così buona non crede che nessuno al mondo lo avrebbe allontanato da qui, finalmente gli passa davanti il dottore
“Dottor Williams posso disturbarla un momento?”
“Certo, come posso aiutarla? E’ ferito?”
“No, no, sono il paramedico che ha portato qui il suo paziente, Milkovich mi sembra…chiamata inusuale mi stavo domandando cosa avesse” Ian spera che la divisa suggerisca al medico che il suo è solo un interesse medico, spesso i paramedici studiano per diventare medici e chiedono spiegazioni di procedure difficili
“Ah già, sì un caso davvero inusuale, quel ragazzo è stato vittima di un’esplosione tempo fa, delle schegge lo hanno colpito alla schiena, alcune sono state rimosse ma ne ha ancora un paio, c’era il forte rischio che rimanesse paralizzato, un miracolo se me lo permette ed è un peccato vedere come non si prenda cura di se, tutti quegli sforzi, un ragazzo davvero forte me lo lasci dire, e poi trascura il riposo e la terapia..ho detto già troppo, aveva una domanda nello specifico?”
“No, la ringrazio..”
“Quando vuole grazie per il suo lavoro” a questo Ian non risponde, non ci riesce, deve sedersi, le gambe non lo sorreggono più, esplosione, operazione, rischio di rimanere paralizzato, cazzo, cazzo, Mick cosa hai dovuto sopportare? E lo ha fatto da solo, si è rimesso in piedi da solo, ora le lacrime raggiungono i suoi occhi, si porta il viso tra le mani “ogni cosa che ho fatto non è mai stato abbastanza per far rimanere le persone, se ne sono andati tutti sai? …questo dannato dolore alla schiena che non passa mai… tanto sono comunque solo come un cane..” le parole di Mickey di quella notte gli rimbombano nella testa, ora comincia a capirle e merda è anche peggio di quello che aveva immaginato, perché Mandy non l’ha aiutato? E’ suo fratello maledizione! Una grande rabbia gli cresce dentro ma chi vuole prendere in giro è più arrabbiato con se stesso, come ha potuto lasciarlo solo, che cosa diamine ha fatto?
Il giorno seguente Mickey viene dimesso, lo hanno ricoverato solo per precauzione, monitorare il dolore e vedere se avesse bisogno di altra morfina, ora lo sta accompagnando all’uscita un‘infermiera, è sulla sedia a rotelle, potrebbe benissimo camminare, andrebbe lento d’accordo ma cazzo questa sedia non è proprio necessaria, ma sono le regole dell’ospedale, davvero ridicole a parer suo ma non se la sente di fare un casino con quelli che molto probabilmente in futuro dovranno fargli delle iniezioni, mai provocare chi ti da le buone droghe, all’uscita vede la sua macchina, che cazzo ci fa lì? Da cui scende niente di meno che Gallagher
“Che cazzo ci fai qui? E perché cazzo guidi la mia macchina?”
“Buongiorno anche a te! Sono stato al tuo appartamento e ho preso le chiavi di casa e quelle della macchina non credo tu possa camminare fino a casa”
“Che cazzo sei tu per dirmi quello che posso o non posso fare? Comunque avrei preso un taxi genio, sai potrei denunciarti per esserti introdotto in casa mia senza permesso”
“Fai come credi ma ora sono qui vuoi veramente farmi tornare a casa da solo con la tua macchina?” Mickey a questo risponde con un grugno, si mette in piedi ed entra in macchina con movimenti impacciati ma rifiuta qualsiasi aiuto anche se il roscio rimane vicino pronto a intervenire. Il tragitto in macchina è silenzioso, nessuna parola viene spiccicata e rimangono così fino a quando non entrano nell’appartamento, ora Ian non ce la fa più, devono parlare, ora o mai più
“Mickey mi dispiace tanto..”
“Non cominciare, non è aria”
“E quando lo sarà? cazzo Mick ti sei ridotto una straccio, hai saltato la terapia nelle tue condizioni solo per evitare di parlare con me, non hai mai voluto avere un confronto..”
“Cosa? Con che faccia osi dirmi questo, non ho mai voluto parlare eh? Già allora cosa ho fatto quando eri maniaco o su quel maledetto portico, vuoi parlare di quanto ti dispiace? E di cosa ti dispiace per esatezza? Forse di aver ficcanasato in ospedale perché io davvero non ti ho mai detto delle mie condizioni, te lo dico non avevi diritto di farlo, sono affari miei, tu non hai nessuna voce in capitolo!”
“Lo so non avrei dovuto ma non sapevo che altro fare, la notte del matrimonio, quello che hai detto, mi dispiace che tu abbia vissuto tutto quello, che ti abbia lasciato, di non essere mai stato in grado di farti capire quanto tu sia importante, di quanto io ti..”
“No, non dirlo, non osare dirlo!”
“Io ti amo Mick” il tempo si ferma, sono loro due uno di fronte all’altro, Mickey scuote la testa, non riesce a credere in quello che ha sentito, come si permette, ok vuole un confronto, lo avrà, aveva cercato di evitarlo ma ovviamente non ha funzionato, Ian non conosce mai il limite in cui spingere le persone
“E cosa cazzo dovrebbe significare? Perché io non sono efferrato in materia ma non credo che se ami una persona la lasci sola ogni volta che la situazione si complica, oh sì tu ti lanci nel salvataggio in modalità supereroe ma se poi le cose non vanno come vuoi tu fuggi via, come dopo Svetlana, cazzo Ian ero stato stuprato e tu volevi solamente che mandassi a puttane il matrimonio, non avevo la forza di affrontarlo di nuovo, di rischiare che ti uccidesse, ma no tu non hai potuto aspettare, non hai mai aspettato”
“Lo so..” Ian cerca di spiegarsi, ma in verità non sa cosa replicare, sa che l’altro ha perfettamente ragione, le sue parole sono pieni pugni in faccia, se le merita tutte e sembra che il moro non abbia finito, beh voleva che parlasse ora ne paga le conseguenze
“No tu non sai proprio un cazzo, passi sempre per il bravo ragazzo e invece..sai hai detto che ti dispiace avermi lasciato ma la verità è che è l’unica cosa che capisco, sapevo che non saremmo stati insieme per sempre, che avresti trovato di meglio, quello che non capisco è che pur sapendo che non avevo nessuno al mondo, non sei riuscito a venirmi a trovare in prigione, non riuscivi a vedermi lì mi hai detto, certo perché per me era una passeggiata non è vero? Cazzo mi hanno trasferito Terry lì dentro!”
“Terry? Io non lo sapevo..”
“Certo che no, perché anche le chiamate erano troppo per te e non usare il bipolarismo perché non è una scusa per tutto, tu hai scelto di abbandonarmi completamente, tu hai scelto di farmi credere che saresti venuto con me per poi distruggermi di nuovo, quanto sono stato stupido ti sarai divertito un mondo a vedermi crederci”
“No Mickey no, non sapevo cosa avrei fatto, mi dispiace per tutto non meritavi tutto questo, se me lo permetti passerò la vita a rimediare..” dice mentre cerca di reprimere le lacrime
“Tutta la vita eh? Come posso crederci, che farai quando tutte le notti ti sveglierò urlando per gli incubi? O quando non riuscirò ad alzarmi dal letto? O quando ti stancherai di fare sesso con questo corpo scavato dalle cicatrici?” mentre fa quest’ultima domanda si toglie la maglietta rivelando diverse cicatrici di tagli, fa un giro completo in modo che il roscio possa vedere anche i segni di bruciature sulla schiena e le cicatrici di dove le schegge gli si sono conficcati, ora Ian non riesce più a trattenere le lacrime, tra gli occhi offuscati riesce comunque a vedere la raschiatura sul torace dell’altro dove una volta era il suo nome, Mickey segue il suo sguardo
“Questa è l’unica che mi sono fatto da solo, volevo cancellarti completamente”
“Mickey io voglio solo aiutarti..”
“Non ho bisogno del tuo aiuto, sono sopravvissuto da solo in prigione con Terry e i suoi scagnozzi, a Diego il più pazzo criminale del Messico e a te, ho bisogno di stendermi, esci da casa mia, va via Ian fa quello che riesci a fare meglio” non aspetta nessuna replica, gli da le spalle e va nella sua stanza.
Ian rimasto solo si asciuga le lacrime e va nel proprio appartamento, fa dei respiri profondi, fa mente locale su quanto è successo, non è tempo di piangersi addosso, si da degli schiaffi in faccia, va in camera e riempie uno zaino poi chiama la stazione per prendere dei giorni, non ha importanza se Mickey gli urlerà contro, può farlo quanto vuole ma stavolta non andrà da nessuna parte, sa che ha bisogno di lui anche se afferma il contrario, ora sa quello che deve fare, resterà al suo fianco qualsiasi cosa accada, che l’altro lo voglia o no, quello è il suo posto.

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Ian piomba nell’appartamento di Mickey una ventina di minuti dopo quel doloroso confronto, è determinato, ha le idee chiare su cosa deve fare, al diavolo la pazienza, nessuno di loro conosce Mickey come lui, altro che pazienza il moro non risponde a quella ma alla forza, così con risolutezza apre di scatto la porta della stanza da letto dell’altro
“Ma che cazzo Gallagher?” dice sorpreso Mickey dal letto dove è seduto mentre immediatamente si porta le mani agli occhi per asciugarli “Non stava mica piangendo vero?” ma Ian non ha tempo di soffermarsi su questo dettaglio e prima che l’altro lo interrompa comincia ciò che per cui è venuto
“Ora sta zitto, ho ascoltato tutto quello che avevi da dire ora è il mio turno di parlare perché anche io ho delle cose da dirti” aspetta una reazione dell’altro ma non avviene, bene, prende un respiro e continua
“Per quella terribile mattina con Svetlana non ne abbiamo mai parlato veramente, ma non sei stato l’unico a esserne stato travolto e schiacciato, è uno dei miei incubi ricorrenti, mi dispiace di essere fuggito, ma diciamoci la verità tu non mi avevi mai detto come ti sentivi, avevo bisogno di un segno, una rassicurazione per poter andare avanti e poi cazzo ero solo un ragazzino, eravamo solo dei ragazzini, non eravamo pronti per tutta quella merda che ci hanno buttato addosso…per tutto quello che è venuto dopo hai ragione il bipolarismo è una scusa del cazzo, sono state le mie scelte a farti soffrire ma non credere che non ne abbia sofferto ogni singolo giorno per ognuna di esse, distruggendo te ho distrutto anche me stesso e passerò la vita a cercare di rimediare, sì la vita Mick, perché io non vado da nessuna parte, perché sai posso non sapere quello che hai passato in questi ultimi anni ma conosco te come nessun altro al mondo e so che tu non vuoi veramente che io me ne vada, perché il Mickey che conosco se vuole cancellare una persona veramente lo fa senza battere ciglio, non gli darebbe passaggi, non ascolterebbe i suoi giochi di parole o lo inviterebbe mai a un matrimonio, quindi io rimango qui, puoi urlarmi contro 24 ore su 24 o restare muto come un pesce ma ti porterò i pasti e le pasticche e tu li prenderai e resterò qui finché non ti sarai rimesso in piedi e anche dopo non mi allontanerò più di tanto, ecco ho detto tutto ora vado a disfare lo zaino nella stanza degli ospiti, dopo ti porto il pranzo” e si richiude la porta alle spalle, apree chiude i pugni un paio di volte e si scrocchia il collo, è pieno di tensione, ha detto quello che voleva dire ora è tempo di dimostrare le parole con le azioni.
Mickey ha preso seriamente il suggerimento di Ian di restare in silenzio, non gli rivolge la parola ormai da tre giorni il che gli permette però di apprezzare le doti mimiche dell’altro, è incredibile cosa riesce a dire con solo gli occhi e quelle sopracciglia snodate da “Non ho bisogno di una cazzo di badante per andare al bagno” a “e le tue le hai prese?” quando gli porta le pasticche, una volta hanno anche visto un film sul portatile, ha messo su una sdolcinata storia d’amore, sì sperava in una colorita reazione che non è arrivata, sa giocare duro ma non è l’unico, ora sta rientrando all’appartamento dalla spesa, in casa Mickey non ha nulla, ha sbirciato un po’ in giro ma c’è la completa desolazione, all’ascensore incontra il fratello
“Ehi stavo venendo giusto da voi, come sta? Pensi che posso chiedergli un consulto su un problema?”
“Sta molto meglio ora prende un dosagio di antidolorifici molto minore, va pure è solo con me che non parla”
Dice con un ghigno mentre entrano nell’appartamento
“Ancora silenzio stampa eh”
“Già, visto che vai dentro portagli questo ho visto che ne ha appena finito un altro” Lip prende la rivista dei sudoku
“Quindi li fa veramente?”
“Ne ho buttati tantissimi finiti mentre ripulivo un po’” il fratello lo saluta con il giornale e entra da Mickey. Ian aveva ragione Mickey accetta subito di rivedere l’esercizio con lui, dopo un po’ e parecchi insulti da entrambi le parti finiscono il compito, Lip sta per andarsene quando gli lancia in grembo la rivista
“Te la manda Ian, sai non so bene cosa sia successo tra di voi ma lui ci sta veramente provando e sappiamo entrambi che se si mette in testa una cosa nessuno può fermarlo, valuta di dargli una possibilità risparmierai molte energie e tempo”
“Ok Dott. Drew non ti ho chiesto niente ora sparisci”
“Sì signor Hawking”
“Fottiti io mi posso alzare dal letto” a questo Lip ride e si domanda come fa a conoscere lo scienziato, rimane sempre più sorpreso dalle conoscenze del moro, vorrebbe chiedergli dove ha appreso tante nozioni ma Mickey non è tipo da chiacchiere e ora non pensa sia un buon momento per spingerlo a farle, si avvia alla porta ma con la coda dell’occhio non gli sfugge il sorriso dell’altro allo sguardo della rivista.
“Già fatto?”
“Sì gli ho lasciato la rivista” alla porta Lip decide di aggiungere qualcos’altro
“Ian per Mickey penso..”
“Sì lo so di avere pazienza” risponde alzando gli occhi al cielo scocciato
“No, stavo per dire di non mollare, ti ho nominato lì dentro e non so ha fatto una sguardo..penso che tu abbia una possibilità se è questo quello che vuoi”
“Sì è lui che voglio, grazie”
“Di niente fratellino ti guardo le spalle”
“Lo so e io le tue” e chiude la porta salutandolo, ripensa per un attimo alle parole del maggiore, uno sguardo, ricorda Mandy la prima volta che gli parlò della teoria dello sguardo, una teoria che scoprì vera perché lui lo ricevette da Mickey, ed era stato tutto, ora ogni volta che lo guarda lo cerca intensamente nei suoi occhi sperando di rivederlo ancora.
Quella notte Ian si è addormentato da una mezz’ora quando viene svegliato da delle urla, dopo un attimo di smarrimento capisce che provengono da Mickey, scatta in piedi e corre da lui, entrato nella stanza lo vede dimenarsi in cerca d’aria urlando “No, no, fermo!”, gli si avvicina subito e lo prende saldamente per le spalle scuotendolo, chiamando il suo nome, funziona, si sveglia, si guarda intorno smarrito ma poi si focalizza su di lui, più lo guarda e più il suo respiro sembra rallentare, quando torna alla normalità Ian viene preso di sorpresa dall’altro, gli mette una mano dietro il collo e lo attira a sé in un bacio feroce e passionale a cui risponde immediatamente, passano minuti a scambiarsi baci come se non ci fosse un domani per loro, Ian sente le mani di Mickey sulla schiena, piano piano gli sta togliendo la maglietta e quando si staccano per farla passare dalla sua testa Ian realizza cosa sta succedendo e non può continuare se non ne è sicuro
“Ne sei sicuro? non dobbiamo per forza..” Mickey lo interrompe ancora con le sue labbra, una più che valida risposta, finito il bacio lo guarda direttamente negli occhi, ancora un po’ lucidi per prima ma con una luce intensa, eccolo lo sguardo che disperatamente cercava, lo sguardo che arriva direttamente al suo cuore a togliergli il respiro, riconosce la determinazione nei suoi occhi quando gli dice “Tu sei rimasto”, non è una domanda ma un affermazione, la risposta a tutto, la spiegazione a quello che stanno facendo e a quello che verrà e anche se non deve rispondere Ian lo fa lo stesso “Non vado da nessuna parte”, lo aiuta a togliersi la maglietta e riprende a baciarlo, prima sulla bocca, poi sul collo e poi ancora più giù, su ogni singola cicatrice che riesce a raggiungere, deve tralasciare la schiena perché il moro non può reggere ancora nessun’altra posizione ma spera che le sue carezze e i suoi baci riescano comunque a trasmettergli tutto il suo amore e devozione, si blocca poco prima dell’inguine, toglie i boxer prima a Mickey e poi a se stesso per poi tornare sulle sue labbra, e in un attimo è dentro di lui, le braccia e le gambe di Mickey intorno al suo corpo, aggrappandosi e attirandolo sempre più, ancora e ancora, due pezzi di puzzle un po’ malconci tornati al loro posto a completarsi, ad amarsi, a darsi l’uno all’altro lentamente e dolcemente, perché hanno tutto il tempo del mondo, perché sono loro due e poi uno solo, ogni tocco, ogni bacio sono una promessa, una conferma, sono di nuovo a casa. Arrivati al culmine del piacere Ian si lascia cadere al fianco dell’altro, sfiniti subito si incastrano in un abbraccio, perché hanno bisogno del calore l’uno dell’altro per troppo tempo assente e cercato, Mickey sta per assopirsi quando sente l’altro dirgli “Ti amo, mi dispiace per il ritardo”, che copione ha usato le sue stesse parole di quella volta, a parte il ti amo, anche se lo provava già a quel tempo, quelle parole comunque gli arrivano al cuore, è stanco, non trova la voce per rispondere, così si limita a sprofondare il viso nel suo petto sperando che senta lo stesso il suo “Lo so ma ora sei qui”, poi si lascia andare al sonno cullato dal respiro regolare e il confortante battito del cuore dell’altro, del suo Ian.

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Per la prima volta da tanto tempo Mickey non si sveglia di soprassalto per un incubo o per via di molesti cellulari, sveglie o persistenti raggi di sole, no, oggi si è svegliato tranquillo dopo aver riposato veramente e per un tempo più che sufficiente, si accorge di essere sopra un torace, sente il battito del cuore dell’altro, il respiro regolare e quell’odore di sesso, sole e menta piperita, l’odore del suo Ian, realizza che quello che è successo nella notte non è stato solo un sogno, ricorda perfettamente ogni cosa, ha ceduto, ma chi vuole prendere in giro?! In cuor suo sapeva che alla fine sarebbero di nuovo finiti così e non lo rimpiange, cazzo sente un così forte calore dentro, ogni punto in cui è stato baciato dall’altro sembra ancora andare in fiamme, la sola presenza del roscio in giro per la casa negli ultimi giorni l’ha resa più calda, accogliente e piena di vita, non più il freddo appartamento in cui si rifugiava per chiudersi nel suo dolore e oscurità, non gli ha rivolto la parola è vero, aveva un punto da tenere che è andato a farsi friggere nel momento in cui è stato salvato dai suoi incubi, quei smeraldi verdi preoccupati e pieni d’amore lo hanno salvato e lui ha smesso di combattere, ha sempre detto di essere stanco di lottare e perché farlo contro ciò che lo fa stare così bene, non provava queste emozioni da una vita, vale tutto ciò la pena di soffrire per una nuova eventuale rottura? Per un nuovo abbandono? Sì e mille volte sì, cazzo se ripensa indietro a tutto quello che ha vissuto i giorni insieme al roscio sono gli unici che salverebbe, gli unici in cui è stato felice, forse può esserlo di nuovo e cazzo se non ha ancora un po’di voglia di provarci e quale modo migliore se non con questo gigante rosso termosifone al suo fianco? Sente il cambio di respiro dell’altro si è svegliato, alza la testa per incontrare i suoi occhi, ci legge esitazione, ha paura che smentirà quello che è successo, così gli dà un tenero bacio sulle labbra per rassicurarlo, funziona perché con il sorriso gli augura buongiorno
“Devo prendere le pasticche vado e torno”
“Ok”
Al suo ritorno Mickey si è intanto seduto alla testata del letto
“Che cosa vuoi per colazione? Pancakes, uova o cereali?”
“Dici sul serio? Non vuoi parlare di quello che è successo? Non è da Ian Gallagher?”
“E invece parlare dei propri sentimenti? non è da Mickey Milkovich”
“Colpito, ma se vogliamo che questa volta funzioni dobbiamo farlo, cazzo abbiamo sempre avuto un problema nella comunicazione, gran parte per colpa mia..”
“Questa volta funzioni? Intendi una relazione?”
“No le tue cazzo di medicine, certo che parlo di relazione! Ovvio se tu non vuoi averne..”
“No, no, certo che voglio, non volevo assumere niente o spingere per qualcosa..” Si appresta a dire Ian mentre raggiunge il suo fianco nel letto, ora sono spalla a spalla
“Non vuoi spingere..cazzo chi sei tu e cosa ne hai fatto di Gallagher?”
“Molto spiritoso…sto cercando di essere quello che vuoi”
“Fanculo Ian io ti voglio così come sei, odio ammetterlo ma le migliore cose che mi siano mai successe sono state perché non hai fatto altro che spingere il mio culo a farle”
“Questa è la cosa più tenera che tu mi abbia mai detto.. chi sei tu e dove è finito il mio Milkovich?”
“Fottiti” si danno una spallata ridendo
“Comunque… quindi ora a che punto siamo?”
“Ora ti riconosco, bentornato”
“Fottiti, parlo sul serio…in realtà è solo una cosa che voglio sapere..io voglio te e solo te, per te è lo stesso?”
“Sì” dice Mickey mezzo imbarazzato, è anche arrossito, cazzo quanto è adorabile per Ian “Quanto ti amo” e lo bacia appassionatamente
“Ian io non riesco…”
“Non preoccuparti non devi dirlo ora, ma aspettati di sentirtelo dire in continuazione perché ho perso troppo tempo senza dirtelo, e ti amo davvero tanto, quando potrai fidarti ancora di me lo dirai, so che ci devo lavorare, me lo conquisterò”
Mickey allora accarezza con una mano la guancia dell’altro guardandolo con grande tenerezza, non riesce ancora a dirglielo ma sa cosa prova, lo attira a se dolcemente per un languido bacio come promessa che lo dirà un giorno, sicuramente lo farà.
“Per il momento possiamo semplicemente essere tu e io senza intromissioni finalmente, senza mogli o figli a cui badare, nessuno da cui nasconderci, possiamo essere noi stessi e fare quello che ci pare”
“Tipo cosa?”
“Sesso in ogni angolo della casa quando ci va, potremmo stare nudi tutto il giorno se per questo”
“Ecco lo sapevo Ian il tuo scopo è sempre stato quello di mettermi nudo” dice ridendo Mickey mentre il cuore di Ian ha perso un battito, il proprio nome pronunciato dal moro in una piena risata di gioia, beh per lui è già quasi un ti amo.
“Cazzo è vero abbiamo sempre avuto qualcuno tra i piedi o poco tempo, ora siamo solo io e te” dice Mickey finendo di ridere mentre si stopriccia gli occhi
“Solo io e te” e i loro sguardi si incrociano e si perdono l’uno nell’altro, il momento viene rotto dallo stomaco brontolante di Ian
“Forse è ora di colazione ma prima dovremmo lavarci”
“Doccia?”
“Doccia!” e si dirigono al bagno, ovviamente la fanno insieme e non perdono occasione sotto il getto di baciarsi e toccarsi, ciò allunga un po’ i tempi ma chi se ne frega, facendola in due risparmiano comunque acqua no?! Finita si mettono qualcosa addosso, con disappunto di Ian ma cucinare cose calde nudi può essere pericoloso, vanno in sala, Ian ai fornelli e Mickey seduto al tavolo, anche un solo muro a dividerli ora sarebbe inaccettabile e poi Mickey sta molto meglio, il dolore alla schiena è tornato ad un livello sopportabile, potrà tornare a lavoro presto. Mickey guarda Ian cucinare, è uno spettacolo, nel vero senso del termine perché il roscio lo fa danzando e fischiettando, poi sulla sua schiena nota che non ci sono più le tette ma..
“Hai coperto il tatuaggio vedo”
“Ah sì, questo sì che la rappresenta” gli risponde a schiena voltata mentre rigira un pancake
“E’ un tornado giusto?”
“Un’uragano per l’esattezza, uragano Monica, così l’hanno sempre chiamata” mette i pancakes nei piatti ma si irrigidisce mentre aggiunge “ Una cosa che da lontano ha una certa bellezza ma se si avvicina distrugge ogni cosa” si riprende e porta a tavola i piatti
“Non farlo”
“Cosa?”
“Non pensare che tu sia come lei, non sei un uragano distruttivo, nei tuoi momenti più brutti sei sempre solo come una tempesta direi, sì che rompe il cazzo con i suoi tuoni e fulmini ma poi quando finisce uno se ne dimentica per via dell’arcobaleno che lascia” Ian soppesa le parole, le assorbe, le fa sue, il suo cuore è più leggero
“Oddio questa è la seconda cosa carina che mi dici oggi, Mickey sei diventato un grande orsacchiottone amoroso”
“Fottiti e non ti ci abituare, il fatto che ora parli di queste cose non significa che lo farò sempre e comunque è riservato solo tra noi due e nessun altro”
“Non vorrei fosse diversamente” e lo pensa davvero, Ian si sente immensamente speciale di essere l’unico a vedere questo lato del moro, l’unico a conoscere ogni suo lato
“Ora mangiamo hanno un aspetto delizioso” e Mickey ha proprio voglia di mangiare, il suo stomaco sta brontolando, una sensazione assente da un po’, scuote la testa mentre da il primo morso pensando: “Orsacchiottone amoroso ma come si fa? È innamorato di un cazzone romantico, sarà la sua morte”. Tra un boccone e l’altro chiacchierano del più e del meno, prendendosi in giro e ridendo ma alla fine del pasto Mickey nota un cambiamento in Ian, sembra pensieroso come se volesse parlare di qualcosa ma non sapesse se farlo o no, così una volta spostati sul divano con l’intenzione di vedere un film decide per lui
“Sputa il rospo soldato”
“Cosa?”
“So che vuoi chiedere qualcosa te lo leggo in faccia quindi fallo”
“ok…stavo pensando a questa notte, ai tuoi urli, a quando ti ho svegliato, sembravi così terrorizzato..riguardava il Messico?”
“Non tutto..” così comincia a raccontare perché è tempo di farlo, così che l’altro sappia tutto e possa decidere se sia troppo, è giusto così, inizia dal principio, dalla prigione, dove Terry, una volta trasferito, ha ben presto sovrastato la cerchia che si era formato con la sua, una serie di assalti, più giorni in infermeria che in cella, non poteva rimanere lì, così è fuggito ma prima di andare ha pensato perché non portarsi dietro l’unica persona a cui non aveva smesso di pensare? Avrebbero potuto ricominciare ha pensato e beh il roscio sa come è finita questa parte. Ian dal canto suo sulla prigione si domanda come non abbia fatto a non vedere i segni sul corpo dell’amato in quei giorni prima del confine, poi ricorda che in realtà l’altro non si era mai spogliato completamente durante i loro rapporti..cazzo quanto vorrebbe uccidere Terry, stringe i pugni per contenere la sua furia, cosa sempre più difficile più Mickey continua a raccontare, ascolta in silenzio dei suoi primi mesi in giro per il Messico cercando una sistemazione sicura, di come abbia finito i soldi prestati e di come sia entrato nel giro dei trafficanti, beh è un Milkovich che altro sa fare no?! Ian vorrebbe obbiettare ma Mickey ha bisogno di finire tutta la storia, può vedere come lo stia facendo con grande sforzo, non può interromperlo e allungare così l’agonia, quindi mentre trattiene le lacrime lo sente dire di come è finito in un grande giro dove il boss Diego Melandez lo ha notato, lo ha corteggiato, ha voluto che fosse il suo amante, e Mickey si è detto perché no? Che aveva da perdere? Ma Melandez ben presto si è rivelato per quello che veramente era, un pazzo criminale crudele e sanguinario, più di una volta è stato il suo sacco da box, non ha mai risposto alle botte, non ne vedeva il motivo, ci è cresciuto così, poi un giorno è stato avvicinato da un federale, gli hanno proposto un accordo, Melandez per la libertà, così ha raccolto le prove, hanno stabilito un piano per coglierlo sul fatto ma qualcosa è andato storto, Melandez aveva delle bombe a mano, le ha usate, nell’esplosione è pure morto quel pazzo (bene perché lo avrebbe fatto Ian con le sue mani) mentre lui è stato colpito da delle schegge, una settimana di coma e beh il resto lo sa già..Mickey ha detto tutto questo tenendo la testa bassa, non avrebbe avuto il coraggio di dire tutto ciò guardando Ian, ma anche ora ha paura ad alzare lo sguardo, l’altro non dice niente, ecco è stato troppo, ora se ne andrà, come biasimarlo è un giocattolo usato e rotto, chi mai lo vorrebbe? sta per iniziare a iperventilare quando Ian lo accarezza dolcemente come ha fatto lui prima, lo costringe a guardarlo e quello che vede sono occhi piangenti, Ian lo bacia lentamente, sente le proprie guance bagnarsi di lacrime calde dell’altro, tra un bacio e l’altro, sente parole di scuse a cui questa volta non risponde per le rime o le nega, le accetta e basta, perché ora è finalmente pronto ad ascoltare, ora è pronto a ricominciare.
“Allora cosa vogliamo vedere? Non una cazzo di film romantico ti avviso” Mickey ha interrotto i baci di scuse, ora hanno bisogno di un po’ di leggerezza
“No tranquillo pensavo a un film d’azione” risponde Ian asciugandosi gli occhi, scelgono un film di Van Damme ovviamente, lo fanno partire e si accoccolano sul divano, sì Mickey si accoccola tra le braccia di Ian, non che lo direbbe ad alta voce quello che sta facendo, ma lo fa, perché ora può farlo e gli piace, cazzo se queste braccia non sono l’unico posto dove si sia mai sentito al sicuro quindi fanculo a tutti, come ha detto Ian ora sono solo loro due a viversi senza costrizioni, solo loro due, nessuno li separerà questa volta, è di nuovo libero.

Chapter Text

Ian si sta preparando per la grande serata di oggi, subito dopo quel giorno meraviglioso in cui il suo sogno si è avverato, riavere Mickey, di essere di nuovo con lui, sono tornati a lavoro, il moro stava bene ormai quindi non c’erano più scuse, ma ovviamente quella settimana hanno avuto turni opposti, maledetto lavoro, maledette bollette, si sono visti poco, solo a colazione che non hanno mai saltato anche se uno o l’altro cadeva dal sonno, passare più di 24 ore senza vedersi o baciarsi era impensabile, ma stasera finalmente sono entrambi liberi e avranno il primo appuntamento, finalmente. Si aggiusta i capelli allo specchio, va in sala e indossa il suo giubbino di pelle, sotto ha una semplice maglia bianca e jeans attillati
“Come siamo belli esci con Mickey?”
“Sì finalmente, il nostro primo appuntamento”
“Primo appuntamento? Avete vissuto insieme”
“Beh già il sesso ci ha sempre tenuti all’interno”
“Non voglio sentire queste cose..sei nervoso? L’ultima volta eri entrato in paranoia su cosa indossare”
“Nah nervoso per cosa? E poi so di essere uno schianto vestito così” dice ridendo al fratello mentre esce, non è nervoso perché è con Mickey che uscirà, il suo amore, può essere se stesso, era stato nervoso per Caleb perché non sapeva cosa aspettarsi, con Mickey sa già esattamente che vuole avere un per sempre insieme e questo non lo rende nervoso ma elettrizzato, non vede l’ora di vivere quel per sempre.
Si incontrano all’ascensore, si squadrano soddisfatti e si salutano con un bacio, che continua nel tragitto in ascensore, in fondo sono soli, ah quanti viaggi hanno sprecato a non baciarsi! Hanno scelto un locale molto semplice, da loro, ordinano degli hamburgers con patatine, mangiano, chiacchierano, ridono, aveva ragione non c’è nulla per cui essere nervoso, con Mickey tutto è semplice, naturale, con lui tutto è magnifico.
Sono davanti alla porta dell’appartamento di Mickey a pochi centimetri l’uno dall’altro
“Beh è stato divertente si può rifare”
“Sì direi di sì”
“Allora bacio della buonanotte?” Mickey si avvicina ancora di più e gli sussurra la risposta praticamente naso a naso
“Solo un bacio? Non siamo verginelle adolescenti Gallagher, che ne dici invece di finire quello che abbiamo iniziato prima in ascensore?” occhi ardenti incrociano altri altrettanto in fiamme, di tutta risposta Ian lo bacia e lo spinge dentro l’appartamento mentre Mickey risponde al bacio sorridendo per l’impazienza dell’altro.
Seguono altre cene fuori, colazioni, qualche volta con Lip e la matematica, cinema con tanto di guerra di popcorn, una serie di prime volte, cazzo tutto quello che aveva sognato di fare da adolescente con lui lo stanno facendo ed è meglio dei suoi sogni, ora invece stanno rivivendo un grande classico della loro infanzia, si stanno introducendo a sbafo a una partita di baseball
“Sei sicuro di volerlo fare? Ora possiamo permetterci i biglietti”
“E che gusto ci sarebbe, di che hai paura soldato?”
“Mmmm, non so degli sbirri forse?”
“Primo non vai in galera per una partita ti fanno solo una multa, secondo dimentichi un particolare”
“Quale?”
“Ora sono io lo sbirro, se ci fermano diremo che siamo entrati per sorvegliare quello la, la sua faccia è nella lista dei ricercati”
“Cazzo davvero? E di cosa?”
“E’ solo una scusa cazzo io non vedo quelle cazzo di foto se non è indispensabile”
“Ligio al dovere vedo”
“Io eseguo gli ordini di più non faccio” dice sogghignando mentre si danno una spallata sorridendo. Si godono una bella partita, mangiano hotdogs, pagandoli questa volta con disappunto di Mickey che avrebbe voluto mostrare il distintivo e dire che erano per un controllo di igiene, nessuno può togliere il Southside che uno ha dentro, compreso in un poliziotto.
Mentre tornano alla macchina si fermano a prendere un gelato
“Bella partita, è una vita che non andavo alla stadio”
“Già l’ultima volta che mi sono avvicinato a un campo di baseball è stato quel giorno con te” dice Mickey tranquillamente mentre mangia l’ultimo pezzo del proprio cono cioccolato e vaniglia mentre Ian si blocca “Oh, quella volta, l’ho picchiato solo perché mi stava accanto, cazzo, cazzo..”
“Scusa per quella volta, tu stavi solo cercando di..” le sue scuse vengono subito interrotte dal moro
“Basta non voglio più sentirlo, ti sei già scusato abbastanza mi pare, non serve più, poi dopo quei giorni costretto a letto con te che mi ronzavi sempre intorno ho capito quanto posso averti dato ai matti perché giuro lo hai fatto con me, comunque anche io te le ho date ragazzone” dice con quel suo delizioso sopracciglio alzato e quel mezzo sorriso a cui Ian si scioglie sempre, si avvicina gli mette una mano sulla spalla
“Mi dispiace Mick”
“Che cazzo ho appen..”non finisce di parlare perché il roscio gli ha spalmato il suo gelato sul naso prima di scappare, ah è così? è un uomo morto
“Fai bene a scappare se ti prendo sai dove te lo infilo il cono?!”urla inseguendolo, così in un attimo sono di nuovo quei ragazzini che si rincorrono ridendo senza un pensiero al mondo.
Non tutte le uscite però sono per divertirsi perché arriva anche l’appuntamento di Mickey dal fisioterapista, Ian non ha voluto sentir ragioni, doveva esserci anche lui, così ora sono insieme in sala d’aspetto ad attendere il loro turno, mano nella mano, non sono tipi da queste effusioni in pubblico ma lo sguardo di Ian non ammette repliche, la mano dovrebbe dare conforto a Mickey ma in verità è che serve di più a Ian, stare lì lo fa pensare a quando non c’è stato, cazzo l’amore della sua vita ha passato una settimana in coma e poi un mese o più in ospedale per rimettersi in piedi, da solo, completamente solo, rabbia, rimpianto, sofferenza, li sta provando tutti insieme, non riesce a mascherarli, tiene quella mano come un ancora, la stringe per ricordare a se stesso e all’altro che ora c’è e non se ne andrà. Li chiamano, Ian osserva in un angolo dello studio il dottore manovrare il corpo che tanto ama, quando finisce si avvicina, chiede se sia possibile fare qualcosa a casa per alleviare il dolore nei giorni peggiori, il medico risponde di sì, una specie di massaggio e passa subito a mostrargli i movimenti, mentre Mickey rimane disteso su quel lettino a fare da cavia, sa che è importante per il roscio, cazzo se solo esistesse qualcosa che lui possa fare per quando l’altro è in uno dei suoi episodi passerebbe le ore a studiare, solo che odia stare lì sdraiato inerme, spera proprio che alla fine ci rimedi un dolce per aver aspettato buono buono. Una volta usciti dall’ospedale
“Ehi Mick che ne dici di fermarci a prendere un caffe con un pezzo di torta?” Mickey non gli risponde ma gli prende la mano guardandolo tra il sorpreso e l’ammirazione, cazzo quanto lo ama.
Ian da allora mette spesso a frutto quello che il dottore gli ha insegnato, in alcuni brutti giorni le mani del roscio sono proprio una mano santa per la schiena di Mickey, oggi è uno di quei giorni per questo hanno deciso di passare il pomeriggio accoccolati sul divano a vedere un film, all’improvviso entra Lip
“Ma che cazzo non si bussa?”
“Scusate, non voglio vedervi nudi prendo solo un po’ di caffè che da noi è finito e ne ho bisogno” dice il maggiore dei Gallagher tenendo una mano a pararsi gli occhi per poi puntare all’obbiettivo”
“Non siamo nudi Lip stiamo guardando gli Avengers”
“Certo bussare ti toglierebbe ogni rischio” provoca Mickey dal divano, con grande sorpresa di Ian l’altro non si è per niente mosso dalla sua posizione all’arrivo del fratello, adora pensare che il moro ora sia così confortevole a essere se stesso
“Uh com’è?”
“Bello..mi chiedo quale avengers sarei?
“Io Stark, bello, intelligente e ricco, sono io”
“Già siete entrambi per niente modesti” Lip a questo risponde con il dito medio alzato mentre esce
“Io penso che sarei Capitan America”
“Ti si addice soldato, io vorrei essere Thor, cazzo quanto sarebbe divertente distruggere tutto con un martello”
“Certo ma devi scegliere quello che più ti somiglia..mmm..penso che tu sia più il procione”
“Chi cazzo ha deciso le regole di scelta? E poi il procione?” e gli da un pugno sulla spalla
“Calma vendicatore, non per l’aspetto, ma tu sei geniale come lui, trovi ogni mezzo per uscire dai guai, sei un duro ma in fondo hai un cuore tenero”
“Cuore tenero a chi?” e finiscono a fare wrestling sul divano fino a che Mickey non invoca la tregua per via della schiena, prontamente Ian lo fa girare a pancia in giù per iniziare il massaggio, sotto quelle mani magiche quasi in un sussurro Mickey riprende il discorso
“Se proprio dobbiamo scegliere quello che ci somiglia di più allora io direi Gamora, tutta la vita sotto un mostro di padre a eseguire ordini contro la sua volontà, riesce a scappare, trova l’amore ma comunque lui la distrugge..” viene immediatamente rigirato dal roscio, i loro sguardi si incrociano
“Mick non permetterò mai più a Terry di farti del male” crede a quegli occhi che scintillano di determinazione, crede veramente che l’altro sia sicuro di poterlo proteggere, lo prende per il collo per baciarlo, perché anche se lui non è sicuro che il roscio in un confronto reale lo potrà mai difendere da quel gigante rabbioso, sa che quando gli sta vicino, lo bacia, è tra le sue braccia, il mostro nella sua testa svanisce, da quei mostri riesce sempre a proteggerlo.
Il giorno dopo è domenica, Mickey ha il giorno libero, se ne sta sdraiato sul divano a fare qualche sudoku quando il roscio entra dalla porta
“Cazzo ma voi Gallagher sapete come bussare?”
“Che c’è hai un amante da nascondere nell’armadio?”
“L’armadio è troppo scontato, come mai non sei andato a correre?”
“Non l’hai notato? Fuori diluvia”
“Capitan America non ha paura di due gocce di pioggia”
“Bene lascio a lui il mondo quando piove, e dove lo metteresti l’amante?”
“Mica te lo dico”
“Ah sì? Beh e io non ti do i biscotti che ho appena sfornato” ma Mickey incrocia le braccia e fa il broncio proprio come un bambino a cui Ian non sa resistere
“Va bene ecco un dolcetto per la mia dolcezza”
“Fanculo, non chiamarmi più dolcezza” si affretta a rispondere Mickey mentre afferra il piatto di biscotti, Ian prende due bicchieri di latte, li poggia sul tavolino poi fa spostare Mickey quel tanto per mettersi alle sue spalle e diventare così il suo poggia schiena
“Ancora sudoku?! Hai sempre avuto questa passione?”
“Un infermiera molto insistente all’ospedale me ne ha portato uno un giorno per farmi svagare un po’, ci ho preso gusto da allora?”
“Un infermiera insistente?”
“Sì non mi lasciava mai in pace, non faceva altro che parlarmi e portarmi in giro sulla sedia rotelle contro la mia volontà affermando che non potevo sempre stare rinchiuso lì dentro”
“Ricordi il nome?”
“Jane..Bills, Bing..no Briks, sì Jane Briks, perché?”
“Niente, curiosità” ma prende nota in mente di vedere se riesce a trovarla in ospedale per ringraziarla, forse le potrebbe regalare dei fiori, si è occupata di Mickey al suo posto, si cazzo s merita dei fiori
“Io comunque non ci capisco niente”
“Ma va sono semplici facciamone uno insieme”
“Solo se dopo facciamo i cruciverba del giornale, lì sono forte”
“Andata” così passano la mattina sul divano a mangiare biscotti, fare cruciverba e ad innamorarsi sempre di più, di solito Ian detesta i giorni di pioggia perché non può correre, ma la verità e che non vorrebbe stare in nessun altro posto al mondo in questo momento, se la vita gli riserverà tante mattine di pioggia da passare abbracciate all’amore della sua vita così beh ben venga la pioggia, se sta con Mickey il mondo fuori non esiste, se sta con lui c’è sempre il sole, pioggia o non pioggia.