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Un'ansia inspiegabile

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Edgar Allan Poe covava un’ansia inspiegabile in sé.
Il membro dell'organizzazione Guild sedeva pensieroso a una scrivania, attrezzato con libro, penna e calamaio. Il procione era acciambellato sulle sue spalle, intento a schiacciare un sonnellino. Edgar Allan Poe stava cercando di creare una trama abbastanza intricata e insuperabile in cui poter gettare il suo eterno rivale, Ranpo Edogawa, che non era ancora riuscito a sconfiggere, nemmeno una volta l'altro gli aveva concesso questa soddisfazione e lui cominciava a spazientirsi.
Il giovane dalla lunga frangetta scura, che ricopriva interamente mezzo volto e lasciava intravedere a malapena un occhio, non avrebbe mai ammesso nemmeno sotto tortura che, nonostante tutti i loro trascorsi di ben sei anni di conoscenza, nonostante la sbadata noncuranza di Ranpo a ricordare il suo nome, nonostante lo considerasse solamente un mediocre avversario se messo in confronto al suo genio ultradeduttivo, in fondo, ma molto in fondo, Edgar si preoccupava costantemente per lui e talvolta passava all'agenzia dei detective straordinari (straordinari perché dotati di poteri) fingendo di aver bisogno di un consiglio, quando invece voleva sincerarsi che qualche criminale non l'avesse preso di mira per via delle sue capacità investigative. Ranpo non aveva nessuna abilità particolare a difenderlo dai malviventi incauti, dai temibili membri della Port Mafia e persino da quelli della stessa organizzazione in cui era entrato Poe.
«Ehi, tu! Non ricordo il tuo nome...» facendo capolino dalla porta socchiusa, la testa e la voce dell'indolente Ranpo lo riscossero dai suoi pensieri, che guardacaso lo riguardavano.
«Edgar Allan Poe. Edgar. Quante volte ancora dovrò fartelo presente?!» sbottò il più grande, arrossendo leggermente per la timidezza che lo accompagnava da sempre, battendo i palmi delle mani sulla superficie levigata della scrivania e levandosi subito in piedi.
«Non importa. Non è che potresti procurarmi dei dolcetti? Ho girato più volte in tondo prima di trovare la precisa collocazione di questo posto e adesso devo integrare le calorie che ho bruciato. Avanti, sii grato per la mia visita e procurami qualcosa che contenga molti zuccheri!» ebbe la faccia tosta di ordinargli in tono seccato, come se si trovasse stravaccato in uno dei divani nella stanza principale di quella sua agenzia speciale al centro di Yokohama.
Edgar sospirò, coprendosi il volto chino tra le mani, mentre il suo procione si spostava, infastidito perché i due l'avevano svegliato.
«Scusa, Karl...» sussurrò in tono bassissimo Poe, e poi tornò a fissare il rivale, che se ne stava in piedi con le mani puntate sui fianchi, indossando la sua solita tenuta da miglior detective del mondo. «Sì. Va bene. Aspettami qui».
Per quanto cercasse di convincersi a detestarlo, per quanto si domandasse il perché senza tuttavia trovare una risposta sensata al mistero, Edgar Allan Poe non riusciva proprio a dire di no a Ranpo Edogawa.

 

°°
460 parole.
Ottava settimana, Missione 5, Prompt “Ansia”.
Per fortuna, conservavo questa flash scritta in privato per Alessia Winchester di Facebook, quindi non risulta pubblicata da nessuna parte.