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Noia dissolta

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Più cresceva e grande diventava, più opprimente e indigesta si faceva la noia, grande nemica delle attività fisiche, degli interessi dinamici, dei sentimenti puri e incontenibili.
Noia non era come dire pigrizia, perché questa era bella, faceva piacere alle persone e stava loro addosso comoda e morbida come un indumento, mentre la prima era tutto l’opposto, lo faceva affondare e sprofondare in un abisso vuoto, non doveva prendere il sopravvento su di lui o poteva considerarsi già spacciato, deluso, amareggiato, esasperato, fagocitato da ripetitivi atti monotoni.
Tuttavia, l’autentico legame fraterno che condivideva con lei no, questo occorreva preservarlo, non voleva assolutamente che mutasse in una noia resistente a causa della distanza immotivata che si stava creando fra di loro, per tutta una serie di fattori: per il raggiungimento della maggiore età, per l’assunzione a tutti gli effetti nel mondo ambiguo del lavoro, dal quale bisognava guardarsi costantemente le spalle, anche se averne uno era necessario e vitale per mantenere le spese di famiglia, poi per altri elementi discordanti. Essi, codesti fattori amari, purtroppo per loro, correvano paralleli e si incrociavano raramente.

Dava noia, a Hiroomi Nase, tutto quello che, suo malgrado, lo allontanava da Mitsuki, la sorellina non più tanto “-ina”, anche se cercava fortemente di non pensarci.
L’adorava fin da bambina, in particolare quando si affidava a lui e pendeva dalle sue labbra.
Mitsuki Nase, rispetto a lui, aveva solo un anno in meno, ma tutte le caratteristiche per comportarsi da persona matura: era seria, responsabile, introversa, affascinante, adorabile, bellissima.
Hiroomi aveva sempre ritenuto che il suo compito più rilevante all’interno del nucleo famigliare dei Nase fosse quello esclusivo di proteggere Mitsuki, eppure la sorella maggiore aveva finito per rovinare l’equilibrio perfetto della loro vita, celando a lui e all’altra una scomoda e disdicevole verità, sconvolgente e imperdonabile al momento della scoperta immediata.
Izumi, che aveva tenuto in mano le redini della famiglia per anni, impeccabilmente, doveva essere rimpiazzata e toccava a lui, all’unico maschio di casa, il compito oneroso di sostituirla.
La scelta di perdonarla, alla fine, era arrivata, ma Hiroomi aveva ugualmente continuato a farsi carico del benessere delle sorelle e degli amici.

Erano passati ben quattro anni da allora.
Hiroomi si era comportato non bene, benissimo, forse anche troppo responsabilmente, tanto da non sembrare più lui.
Dov’era finito lo studente apparentemente svogliato e tranquillo con l’irrecuperabile “complesso della sorella minore”?
Dov’era finito quel ragazzo le cui preoccupazioni si riducevano nel sorvegliare il mezzo youmu Akihito Kanbara ed essere suo amico?
In realtà, quell’Hiroomi esisteva ancora, placidamente addormentato sotto strati densi di noia, in attesa di risvegliarsi da un lungo letargo.
L’occasione si presentò grazie alla festa di inaugurazione di una novella compagnia.
Gli invitati erano tutti membri illustri e stimati delle varie organizzazioni e compagnie presenti all’interno del Paese, nella società giapponese.
Lui non ne sapeva nulla, nessuno lo aveva informato a riguardo, ma quando la vide, serena e splendida, in mezzo alla folla di persone che attorniavano vari tavoli apparecchiati, preparati con svariati aperitivi e antipasti invitanti, rimase come paralizzato, in piedi, nel bel mezzo della sala illuminata.
Sentiva che, se anche Mitsuki si fosse accorta della sua presenza alla festa, avrebbe fortemente desiderato che lo chiamasse “Onii-chan”, anche solo una volta, incurante dell’innegabile fatto che sarebbe arrossito di conseguenza.
Mitsuki stava ascoltando il signor Shimura, il suo datore di lavoro, mentre conversava con un pezzo grosso dell’editoria internazionale. Hiroomi cercò di non farsi vedere, confondendosi nella mischia di uomini coi completi scuri, sperando che la sua solita sciarpa calda non fosse troppo vistosa e riconoscibile. Frattanto, non la perdeva di vista un solo istante: i capelli scuri decentemente racconti, le movenze aggraziate, il viso da donna in piena giovinezza, le linee sinuose e le forme seducenti del corpo fasciato da un elegante vestito da sera. Desiderò che la sorellina si annoiasse abbastanza da farsi largo fra gli invitati e da andare alla toilette, oppure da recarsi verso il balconcino, dove forse l’avrebbe raggiunta per rivelarsi e chiederle se voleva che tornassero a casa insieme. Senza insistere, altrimenti le avrebbe dato noia e lei sarebbe stata capace o di snobbarlo, o di mettergli su un broncio adorabile, come faceva alle superiori, dove, anche se da parte sua le discussioni erano frequenti, poi finiva sempre con il perdonargli tutti gli errori commessi per il suo comportamento da fratellone ossessionato e apprensivo. Così, Hiroomi aveva pensato di distrarsi un momento per spiluccare qualcosa dai tavoli.
«Onii-chan, sei una pessima spia: non passeresti affatto inosservato», commentò all’improvviso, alle sue spalle, la previdente Mitsuki. Dunque, l’aveva sgamato, facendo finta di nulla per almeno un’ora? Ecco cosa aveva comportato la noia: un abbassamento dei livelli di guardia. Considerato che la vedeva più da vicino, si accorse anche del trucco leggero in viso, al che Hiroomi sgranò meravigliato i suoi occhi dalla linea sottile, verde scuro, poiché esso la rendeva ancora più bella.
«Mitsuki… uhm. Ti perdono, per non avermi detto che saresti stata presente al ricevimento, ma a una condizione…» mormorò il giovane Nase.
La donnina sospirò. «Quale?».
«Torniamo a casa insieme. Senza di te, sarebbe una noia, nel tragitto dentro l’abitacolo dell’automobile».
«E tu mi assicuri di non fare nulla di imbarazzante? In tal caso si può fare, onii-chan», gli concesse, senza scoccargli occhiate infastidite o disgustate, ma quando lo faceva, era un suo segno d’affetto, anche se non lo avrebbe mai ammesso.
Hiroomi annuì all’istante e si volse dalla parte opposta, per celare l’effetto delle sue parole, cioè la lieve perdita di sangue dal naso, sangue che cadeva quando era felice. Il vecchio Hiroomi Nase si era emozionato ed era ritornato alla carica, decisamente. La sorellina poteva anche essere cresciuta e diventata una donna in carriera, splendida e in gamba, ma non si smentiva mai.
Fu la prima cosa bella di un evento mondano altrimenti noioso: la noia si affievolì nel momento in cui decisero di accorciare le distanze e di trascorrere il resto della serata insieme, da fratello e sorella, rispondendo in modo consono e adeguato a tutte le domande di varia natura rivolte loro durante quelle conversazioni formali e inevitabili con gli altri partecipanti.
Dentro la macchina nera, che li avrebbe riportati a casa, al ritorno, Mitsuki si tolse le scarpe con i tacchi, rilassandosi a tal punto da addormentarsi con la testa reclinata verso la spalla di Hiroomi, beato dal calore di averla vicina a sé, di saperla affezionata a lui malgrado tutto.
E si appisolò proprio come lei, quando la noia scomparve del tutto, dissolta nel sonno rilassante.

 

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1084 parole.
Ottava Settimana, Missione 5, Prompt “Noia”.