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Un così irresistibile piacere

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Ecco cosa rappresenta il piacere, per Takumi Usui.
Il piacere, avvalorato dal linguaggio accattivante dei loro corpi attraenti, si manifesta in tante forme.
È un piacere farla arrossire vistosamente sulle guance con una battuta spinta.
È un piacere lasciare che lei mugoli piano, perché le parole diventano superflue, mentre si scambiano un bacio pieno di passione, attorcigliando lingue e saliva.
È un piacere vederla sbottonare lentamente la camicia bianca del completo da avvocato, oppure sfilarsi in fretta la vestaglia azzurra da notte, rimanendo in intimo soltanto per lui, sensuale e inconsapevolmente provocatoria.
È un piacere scostarle la mutandina di stoffa e leccare il suo clitoride, stimolandolo mentre lei geme e si bagna di umori.
È un piacere permetterle di “divertirsi” con il pene duro, perché non è un piacere se lo stringe e si masturba da solo.
Ed è un piacere prenderla con delicatezza, congiungersi, per fare insieme l’amore.
Ogni gesto lento, ogni carezza morbida, ogni bacio languido, ogni spinta forte dentro Misa-chan è un piacere per tutti i sensi.

 

Il telefono squilla e Misaki Ayuzawa, malgrado sia nel pieno di una piacevole attività fisica, sceglie di rispondere.
«Pronto... Sono io l’avvocato Ayuzawa, mi dica», esordisce, professionale.
«Non adesso!» pensa, spiazzata quando qualcuno, dirimpetto, ha ripreso comunque ciò che si era stabilito di sospendere: lui vuole forse morire?
«Cioè, domani... sì... a quell’ora... sì... Vuole che le fisso l’appuntamento?» si esprime ugualmente.
Sebbene lei lo fulmini con uno sguardo ammonitore, dinanzi al rossore sulle lisce gote, al petto seminudo che sobbalza e a quei "sì" fin troppo significativi, lui si sente motivato a continuare. Misaki stringe i denti, non può permettersi distrazioni e figure equivoche, allunga un braccio, tasta la scrivania davanti, trova il taccuino e la penna, annota in qualche maniera un appunto veloce.
«Molto bene...» dice, avvinghiata al suo pervertito del cuore sopra la sedia girevole, a eccezione del braccio che tiene il cellulare sull’orecchio. «Sì, sì... tutto chiaro... Le auguro una buona giornata».
Sbrigativa, la chiamata finisce e Takumi le tappa la bocca con un bacio mozzafiato, per salvarsi in corner da una sgridata accesa della sua Misa-chan, seduta a cavalcioni sopra il suo affare completamente risucchiato dalla calda intimità di lei. E l’onda del piacere, inarrestabile, finisce per travolgerli senza tregua alcuna.

 

«Takumi… Di più! Dammi di più!» ansima lei, vogliosa e irresistibile sotto di lui, mentre il letto cigola.
«Mi-Misa… di più… significa forse… vuoi che ti venga dentro?» esala il marito senza fermarsi un attimo, perché la moglie è bollente ed è un vero piacere affondare nel suo intimo, è come perdersi in un antro caldissimo, risucchiato dalla tenera carne, per poi ritrovarsi più innamorato di prima.
«Sì, sì! Ci siamo! Oggi è il giorno giusto… posso rimanere ancora incinta… voglio darti un figlio!» urla.
Allora, la donna mora si solleva con la schiena sinuosa e lo cinge stretto con le braccia, avvicinandolo a sé. Takumi e Misaki avevano già una figlia, una graziosa bimba di un anno e tre mesi, sveglia e vivace, dai corti capelli dorati come il suo papà e gli occhi giallo-verdi: sembra tanto la sua copia sputata in miniatura, in effetti, solo che è una lei.
«Un figlio? Un fratellino per Sara-chan? Sei sempre impegnata con il lavoro… pensavo che non ne volessi altri…», si sorprende il compagno, accaldato.
I due sono ancora congiunti, sudati per l’eccitazione crescente, mentre i bacini ondeggiano allo stesso ritmo esasperante. Non sono preoccupati per la piccola Sara, dato che la stavano tenendo i nonni materni, badando a lei per ogni evenienza.
«Baka, certo che lo voglio! Sarà difficile… ma non impossibile… Ce la caveremo, vedrai», assicura, una lampo di sfida passa negli occhi languidi.
L’uomo biondo la guarda negli occhi d’ambra liquefatta, la vede sorridere persa e riprende il comando della situazione, gli spetta in quanto compagno e marito. La porta a sedere fra le sue gambe, non vuole perdere il contatto visivo, deve poterla vedere bene in viso in quel momento particolare e anche quando verranno insieme, ma non manca molto, è questione di minuti ormai. La velocità delle sue spinte aumenta, mentre le tette della moglie rimbalzano e ruotano, mentre i loro corpi si dimenano sempre di più a causa dell’intenso piacere che entrambi provano, vicinissimi nell’amplesso.
«Ci siamo davvero... sto per venire!» grida Misaki, quasi al limite, cingendogli più forte la schiena con le braccia.
«Anch'io... Veniamo insieme, Misa!» replica Takumi, premendo i palmi delle mani sulle sue natiche sode e penetrandola più in profondità. Il suo pene batte sempre più veloce, più grosso, più implacabile. Al momento del liberatorio orgasmo, gemono l’una il nome dell’altro, inarcando le schiene all'indietro, mentre lui la travolge e la riempie tutta, esaudendo il suo desiderio espresso, che in fondo è anche il proprio: diventare genitori per la seconda volta.

*

«Sei bellissima…» sussurra lascivo Takumi, steso sul fianco, accanto alla compagna avvolta dal lenzuolo fino al petto ansante. Misaki non ricambia lo sguardo innamorato, ha messo un solo braccio fuori, per coprire gli occhi ambrati, mentre riprende fiato.
«Non prendermi in giro: mi hai spettinata tutta», lo contraddice, per il puro gusto di avere l’ultima parola. Tuttavia, sembra che il marito sappia sempre come replicare.
«E dovrà essere per sempre mio, il privilegio di vederti così irresistibile».
Tende una mano, non visto, a sfiorare un lembo del lenzuolo che la ricopre.
«Questo privilegio ti apparterrà sempre. L’unico alieno pervertito della mia vita sei solo tu», si lascia sfuggire, ma soltanto perché non si è ancora ripresa, è molto sensibile al momento: percepisce tuttora il calore interno che ha pervaso l’intero corpo durante l’amplesso fortemente voluto da entrambi.
«Oh. Sta imparando in fretta, la mia irresistibile Misa-chan», constata, sorridendo lievemente, mentre muove la mano verso il basso e le scopre i seni nudi, rilasciando il tessuto sul ventre piatto: fra qualche mese, secondo la loro prospettiva, sarebbe stato amabilmente tondo.
«Forse… perché ho il maestro migliore? No… non farlo, sono ancora sensibile».
Quasi si pente di aver aperto bocca, Misaki, quando sente la lingua umida del suo uomo ruotare con la punta intorno al capezzolo sinistro, mentre, contemporaneamente, lui la cinge forte con le braccia e la trae a sé, per succhiarlo e renderlo turgido.
La donna ha pensato vanamente di potersi rilassare, invece si ritrova ad assecondarlo.
Il fuoco della passione si ravviva alimentato dalla stessa intensità del vento che soffia fra gli alberi: basta una scintilla su un ramo durante la stagione estiva, per far divampare un incendio memorabile.
Marito e moglie rotolano avvinti fra le coperte stropicciate, si amano intensamente, ogni gemito sfuggito alle sue labbra è un incentivo valido, secondo lui, per andare fino in fondo, per raggiungere l’apice del piacere, per sfogare l’eccitazione e per condividerla pienamente.
E Misaki si arrende, accoglie tutto quanto, non perché sia debole, piuttosto il contrario, Takumi non l’avrebbe scelta per passarci la vita se non fosse stata così forte, determinata e irresistibile.

*

«Com’è andato l’appuntamento con quella cliente?» domanda suo marito, spalancando la porta del bagno proprio mentre lei si sta spogliando.
«Possibile che debba averti vicino anche in bagno?!» sbotta Misaki, arrossendo vistosamente e trattenendo a stento il suo nervosismo, poiché teme che ciò che è successo durante la nottata focosa possa replicarsi anche quel pomeriggio. «L’appuntamento è andato bene: desiderava consultarsi con me per una delicata faccenda privata».
«Gerard ha bisogno di me. Tra un’ora devo prendere un aereo per Londra. Non posso aspettare che tu finisca: ci laviamo insieme», la informa serafico Takumi, mettendo tutto in mostra senza pudore.
«Ok, però, se davvero hai fretta, tieni le mani apposto!» esclama lei, coprendosi le parti intime e vedendo la sua mano protesa verso una spugna pulita.
«Misa-chan, davvero non permetti a tuo marito di lavarti la schiena? E io che volevo essere gentile, sei proprio ingrata, lo sai?».

 

Gentile. Come no. Invece di limitarsi a lavarle semplicemente la schiena, è passato presto a ben altro trattamento e la spugna giace a terra. Le sue mani insistenti stanno insaponando con ponderata malizia ogni parte sensibile del suo corpo nudo, manco a farlo apposta, la sta torturando in ogni modo possibile. Al momento tiene due dita intorno al capezzolo destro, rendendolo turgido, mentre quattro dita dell’altra mano stanno massaggiando con troppa enfasi la vulva. Le sfugge un gemito quando sente i suoi pettorali ben compatti dietro sé. Sa riconoscere cosa preme sulle proprie natiche. Misaki si lamenta, inarca la schiena all’indietro battendo sul suo busto, si bagna. Takumi la lascia libera solo il tempo di sollevare un secchio sopra le loro teste e far piovere l’acqua tiepida sopra di loro; innumerevoli gocce trasparenti scivolano rapide sui capelli sudati, sui colli invitanti, sui muscoli scolpiti di lui e tra i seni morbidi di lei, sul resto dei loro corpi bollenti, che collidono in un battibaleno.
Allora, la spinge e la donna si ritrova inerme con la schiena premuta contro le fredde mattonelle del bagno, sussultando, non soltanto per quel contatto improvviso, ma anche per il senso di libidine che la sta avvolgendo e travolgendo. In un abbraccio passionale, in un intreccio voluttuoso di gambe, i due giovani coniugi si abbandonano completamente a una sfrenata passione, che annebbia loro la capacità di pensare lucidamente, che gli fa perdere la cognizione del tempo. Ne ritornano consapevoli solo dopo aver raggiunto simultaneamente l’orgasmo. Indugiano ancora un minuto l’uno dentro l’altra, giusto il tempo di riprendere lucidità, poi si dedicano a farsi una doccia rapida, stavolta per davvero, per rimuovere sudore, tracce di sperma e liquido vaginale.
«Guarda il lato positivo, Signora Usui: in questo modo, la prossima volta che noi ci rivedremo, ti troverò sicuramente con un bel pancione».
«Taci, signor Usui».

 

°°
1604 parole.
One-shot Usui/Misaki rossa. Ovviamente post-manga. E Sara Usui (che ho solo citato) esiste, cercatela se non mi credete **
Ottava settimana, Missione 4: Rating NSFW, HET.