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C'era una volta una giovane fanciulla di nome Cinder. Tuttavia, la sua matrigna e le sue sorellastre non le portavano nemmeno il rispetto di chiamarla con il suo nome, preferendo prenderla in giro con il nomignolo di Cenerentola, visto che le sue vesti erano sempre sporche di polvere e cenere.

La ragazza, infatti, orfana di entrambi i veri genitori, era costretta da quel suo surrogato di famiglia a lavorare come una schiava, pulendo la casa ogni giorno da cima a fondo, facendo il bucato, prendendosi cura degli animali, rammendando e cucinando. Sola, maltrattata come una scarpa vecchia e insultata ogni giorno, Cinder cresceva colma di rancore e risentimento, benché fosse in grado di nascondere il proprio odio agli occhi delle altre donne nella casa dietro un viscido sorriso falso.

Venne il giorno in cui il principe del regno decise di indire un ballo a cui tutte le ragazze in età da marito erano invitate: cercava una sposa. Non appena udì la matrigna leggere tali parole dall'invito, Cenerentola vide per la prima volta una via per liberarsi di quella sua infame vita: dell'amore non le importava nulla, ma il potere e la ricchezza erano esattamente ciò di cui aveva bisogno per riscattare se stessa. Ma la matrigna, ben conscia delle brame della figliastra, la costrinse a lavorare tanto per tutta la settimana, ogni singolo giorno, che a Cinder non rimase un singolo minuto per procurarsi o cucirsi un vestito degno di tale nome. Così la giovane si ritrovò a guardare le sorellastre partire in carrozza senza di lei, lasciandola a casa a bruciare nell'invidia e nel desiderio di vendetta.

Mentre passeggiava in preda alla furia nel giardino, apparve al suo cospetto una fata dalle vesti bianchissime, pallida e dai capelli scuri. Disse di essere la sua fata madrina e che avrebbe potuto aiutarla, dandole scarpette di cristallo e un meraviglioso vestito per presentarsi al ballo, se solo lei avesse promesso di liberarsi dall'avidità del suo cuore e di diventare una buona regina nel caso in cui il principe l'avesse scelta come consorte. Ma Cinder scacciò la fata in malo modo, senza un briciolo di esitazione: quale senso avrebbe avuto ottenere il potere, se non le fosse stato concesso di esercitarlo? La figura bianca sparì senza aggiungere una parola.

Nel frattempo, peraltro, Cenerentola aveva architettato la perfetta vendetta: la prendevano in giro perché era sempre sporca dopo aver pulito i caminetti? Quanto avrebbero trovato divertente se la loro intera casa fosse stata ridotta in cenere?

Per guardare l'incendio espandersi nella villa e divorarne a poco a poco ogni stanza, Cinder si rifugiò nel bosco che sorgeva poco lontano. Da lì, poté anche assistere alla disperazione della matrigna e delle sorellastre al loro ritorno: ogni loro prezioso possedimento era ormai ridotto a fumo e braci. Soddisfatta, a quel punto Cenerentola voltò loro le spalle per sempre: avrebbe trovato la propria strada per governare il regno e non solo.

Mentre camminava nel bosco, un orologio lontano segnò la mezzanotte. Non temeva il cupo verso delle civette, né l'ululare lontano dei lupi: aveva con sé dei fiammiferi, ed era pronta a usarli per dare fuoco al pelo di qualsiasi bestiaccia avesse osato avvicinarla. Ma chi le comparve davanti non fu un animale, bensì la stessa fata che prima le aveva offerto il proprio aiuto: seria, pallida e severa. Le propose di nuovo di donarle un vestito e delle scarpette di cristallo, senza più chiedere nulla in cambio. Stavolta, Cinder non ebbe alcun motivo di rifiutare: da qualche parte doveva pur cominciare ad arricchirsi, no? Accettò i bei tacchi di cristallo scuro e il morbido vestito di seta rossa e dorata con a malapena un sorrisetto di gratitudine, e li indossò.

Per forse un minuto, rimase ad ammirarsi nell'acqua di un piccolo stagno tra gli alberi: era bellissima, fiera ed elegante alla luce della luna. Ma presto i piedi cominciarono a dolerle e la pelle del ventre e della schiena a bruciarle: le fiamme la strinsero, e non poté fare nulla per togliersi quegli abiti maledetti dalla sua stessa cupidigia, fino a che di lei non rimase, ancora, solo cenere.