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Back to the Fairy Tales

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C'era una volta una fanciulla di nome Blake che viveva con il padre e la madre in un piccolo paesino di campagna. Blake era bella e gentile, ma silenziosa e riservata: preferiva la compagnia di un libro a quella di molte persone della cittadina, che in verità erano meschine, e non avevano mai accettato quella famiglia un po' strana che era arrivata ad abitare con loro. Erano inventori, tutti e tre, e lavoravano senza badare alle superstizioni altrui.

Blake trovava quella situazione un po' triste, ma grazie all'affetto dei genitori e dei pochi amici riusciva ad andare avanti. Questo fino a quando gli altri paesani non iniziarono a scagliare pietre contro di lei, o contro le finestre della sua casetta, o contro le invenzioni che dovevano tenere in giardino. Dopo un po', la ragazza prese la decisione di andarsene: i suoi genitori ormai non potevano più permettersi di viaggiare per il mondo, ma lei era giovane, coraggiosa e sapeva di meritarsi di più. Così, in un giorno d'estate, partì con un piccolo carro e il suo cavallo, dopo aver salutato commossa la madre e il padre.

Ben presto la strada la portò a inoltrarsi in un bosco oscuro e fitto, tanto che le parve quasi che fosse calata la notte. Ovunque si voltasse vedeva solo alberi neri e frondosi; di tanto in tanto lo zampettare di uno scoiattolo o il frullo delle ali di un uccellino la facevano sussultare, ma non le accadde nulla di male. Piuttosto, temeva per quando il buio sarebbe arrivato sul serio: si parlava di lupi e orsi affamati pronti ad assalire i viandanti incauti, e dunque avrebbe fatto meglio a fermarsi quando avrebbe trovato un buon riparo.

Per due notti dormì in grotte profonde alla luce del fuoco. Al calare del terzo tramonto, invece, notò che in fondo al sentiero era apparso un grande cancello di ferro, a cui incuriosita si avvicinò.

Oltre quell'entrata, si ergeva maestoso e imponente un immenso castello delle mura grigie, pieno di torri e finestre. Un po' intimorita, Blake prese comunque la decisione di provare a entrare: quale rifugio poteva essere migliore? Chi abitava in quel luogo? Potevano forse darle qualche indicazione utile su dove andare?

Il cancello si rivelò aperto; lasciò il cavallo e il carro al riparo sotto un albero del giardino e si avvicinò al portone, a cui bussò. Dopo qualche secondo, esso si aprì quasi senza fare rumore.

Ad accoglierla arrivò un giovane uomo alto e vestito con eleganza di rosso e di nero. Blake notò subito che tra i suoi ricci color rame spuntavano le volute di due strane corna da toro, e le fissò a occhi sgranati; ma il viso di colui che le si presentò come il principe Adam era bello e nobile, fine, per quanto triste. Le offrì subito ospitalità per la notte, scuotendo la testa con un mezzo sorriso quando lei provò a chiedergli quanto denaro volesse in cambio.

Il palazzo era sontuoso e Blake dormì nel letto più comodo su cui si fosse mai distesa in tutta la sua vita; il silenzio era profondo, così profondo che nemmeno i lievissimi passi della servitù – giovani uomini e donne che indossavano una maschera bianca e svanivano e apparivano come ombre – riuscivano a scalfirlo.

Per quanto si fosse detta che sarebbe ripartita il giorno dopo, Blake rimase al castello per una settimana intera, e un'altra ancora, e poi un'altra ancora. Adam era un ospite gentile, che chiacchierava in maniera amabile, e le confessò quanto si fosse sempre sentito solo in quel luogo, isolato dal mondo che lo rifiutava per il suo aspetto. Le si strinse il cuore a udire quella storia: era troppo simile alla sua. Forse, si diceva, il destino aveva voluto che le loro strade si incrociassero.

Con il passare del tempo, però, Blake iniziò a essere irrequieta. Le poche volte in cui gli aveva proposto di passeggiare in giardino, Adam aveva rifiutato, e anzi l'aveva invitata a rimanere all'interno, benché fuori ci fosse un bel sole e la temperatura fosse mite. Una volta, mentre lei provava ad avviarsi verso l'atrio per uscire senza di lui, il principe era apparso come dal nulla, prendendola sottobraccio e portandola in biblioteca.

Era davvero quella la vita per cui aveva lasciato il villaggio? Un misto di ozio e solitudine, benché condivisa con qualcun altro? Il fascino del giovane principe era abbastanza per soddisfare il suo bisogno di avventure e di esperienza, di trovarsi un posto nel mondo? Quando provò a esprimergli questi dubbi, Adam andò su tutte le furie, dandole dell'ingrata e colpendola con uno schiaffo.

Con profondo orrore, Blake comprese di essere ormai solo una prigioniera: doveva scappare, senza più lasciarsi ingannare dalla maschera malinconica di quello che era solo un essere crudele e privo di cuore.

Sgattaiolare fuori di notte e iniziare a correre nel bosco con il suo cavallo fu quasi semplice, così semplice che tutto di lei le gridava che dovesse esserci qualcosa di sbagliato. Ma non poteva fermarsi: ne dipendeva del suo futuro, della sua libertà. E per qualche giorno continuò a fuggire, fino a illudersi di essere al sicuro, di avercela fatta.

 

Fu allora che Adam comparve sul suo cammino, gli occhi che brillavano rossi come sangue e un sorriso a deformargli le labbra in un ghigno feroce.