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Back to the Fairy Tales

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C'era una volta una principessa il cui nome era Weiss. Nel palazzo, tuttavia, tutti la chiamavano Biancaneve, e ne avevano ben ragione: i suoi capelli, la sua pelle, i suoi vestiti, era tutto del bianco più candido e immacolato che un uomo potesse aspettarsi di vedere. Perfino le iridi dei suoi occhi erano di un azzurro tanto chiaro da ricordare il pallore del ghiaccio.

La principessa era bellissima, ma infelice. Sua madre era morta quando lei ancora non camminava, e suo padre, il re, era un uomo crudele, tutto assorbito negli affari del regno: l'aveva lasciata crescere da sola, senza mai concederle un gesto d'affetto o la compagnia di un amico. Perfino i servi le erano tenuti lontani.

L'unico dono che le avesse mai fatto era uno specchio dal manico e dalla cornice d'argento. Un giorno, quando la sua età era ancora acerba e tenera, in preda alla tristezza aveva chiesto al proprio stesso riflesso perché fosse così sola. E lo specchio aveva risposto: “Tu sei la più sola tra tutte”.

Da allora glielo domandava ogni giorno, per scoprire se ancora fosse la persona più sfortunata e più misera del mondo. E così erano passati anni, in cui da parte di suo padre non c'erano state carezze ma solo schiaffi quando lei osava chiedergli di uscire, o di conoscere qualcuno.

Quando ormai Weiss aveva diciassette anni, aveva letto ogni libro nella grande biblioteca a sua disposizione almeno tre volte e cominciava a perdere ogni speranza, la risposta dello specchio cambiò.

Tua sorella, ora, è più sola di te”.

Fu la prima volta in cui Biancaneve seppe anche solo di avere una sorella; e il suo cuore gentile e ribelle decise subito che non avrebbe mai potuto abbandonarla a soffrire lo stesso miserabile destino che lei pativa da così tanto tempo: domandò allo specchio dove la fanciulla si trovasse, e sul vetro apparve solo l'immagine di un bosco dagli alberi alti e verdi.

Dalle storie che aveva letto, aveva imparato a costruire una fune di lenzuola; gliene servirono tante, le rubò da ogni armadio, dormì al freddo, ma alla fine le parve che la corda fosse lunga abbastanza da toccare terra, una volta che l'avesse gettata fuori dalla finestra della sua stanza. Preparò un piccolo fagotto con qualche provvista, un mantello, una corta spadina che era sempre stata un ornamento nella sua stanza e il suo fedele specchio, e in una notte di luna piena fuggì. Una guardia la vide, ma alle sue preghiere ebbe pietà di lei e la lasciò andare: tutti sapevano dell'infausto destino della fanciulla bianca come la neve.

Il bosco cominciava subito oltre le mura del castello e Weiss vi si immerse, senza alcuna paura: era come se la voce di sua sorella la chiamasse. Per giorni e notti percorse quel terreno impervio, perlustrandolo palmo a palmo; non sapeva nemmeno se quella fosse davvero la foresta in cui l'altra fanciulla si trovava, ma doveva prima esplorarla tutta prima di passare a un'altra. Ogni giorno interrogava lo specchio, che le diceva se si fosse avvicinata o allontanata da lei durante il suo cammino, e in tal modo correggeva o manteneva la propria strada. Mangiava bacche e frutti; gli animali parevano spaventarsi alla sua vista, anche i lupi non osavano avvicinarsi a quel fantasma candido che vagava senza sosta anche nella notte: le bastava alzare lo spadino per scacciarli, prima di accendere un fuoco e rannicchiarsi a dormire per giusto qualche ora.

Non fu sempre facile, ma una vita di prigionia non aveva impedito al suo carattere di diventare caparbio e determinato e coraggioso. Anche se le facevano male i piedi, o aveva un po' più fame del solito, continuava a camminare; a ogni radura tendeva lo sguardo sperando di trovare ciò che ormai cercava da tanto tempo, ma ogni delusione la spingeva solo ad andare avanti.

Al limite estremo della foresta, quando ormai stava cominciando a chiedersi quanti boschi ancora avrebbe dovuto percorrere, incappò in una casetta piccola e bianca. Fuori, una fanciulla dai capelli bianchi e gli occhi di ghiaccio, un po' più grande di lei, sciacquava dei panni in un catino.

Le sorelle si riconobbero al primo sguardo e si abbracciarono con un grido di gioia. Tra le lacrime, Weiss raccontò la propria storia e ascoltò quella di Winter, che aveva scelto di combattere per il regno fingendosi un ragazzo, fino al misero giorno in cui non era stata scoperta e bandita da ogni città, condannata a un'esistenza di solitudine e vergogna.

Ma da quel giorno lo specchio rimase silenzioso per sempre: nessuna delle due, ormai, aveva più bisogno di interrogarlo.