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Back to the Fairy Tales

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C'era una volta una ragazzina che viveva ai margini di un bosco e indossava sempre un lungo mantello rosso con un cappuccio. Proprio per questo si era guadagnata in ogni dove il soprannome di “Cappuccetto Rosso”, ma Tyrian, strisciando tra i cespugli e le bacche fino ad arrivare abbastanza vicino alla sua casetta, era riuscito a sentire la madre chiamarla con il suo vero nome: Ruby. Più corto e pratico, per un lupo che dovesse pensare con costanza ossessiva alla sua preda.

Era piccola e fresca come una rosa. Non molto in carne, ma le visioni fugaci che la sua gonnellina lasciava intravedere delle sue cosce promettevano un pasto tenero, succulento, delicato, che di certo non poteva competere con uno scoiattolo striminzito o un uccellastro pieno di piume.

Ma non era una preda facile. Non lo sarebbe mai stata.

Tyrian non poteva insinuarsi in casa sua: le grida sarebbe state udite dalla città poco distante, e ben presto avrebbe avuto tutti gli esseri umani alle calcagna. E nel bosco viveva un cacciatore, che lui non aveva mai visto, ma che senza dubbio esisteva: non usciva più come un tempo, ma si diceva sapesse colpire un lupo con uno sparo attraverso decine e decine di tronchi d'albero a fare da ostacolo. Non una buona cosa.

Eppure, era proprio nel bosco che Tyrian doveva compiere il proprio misfatto. Ruby andava ogni due o tre settimane a trovare uno zio che viveva lontano lontano, nel profondo del verde silenzioso: era malato, e gli portava delle focaccine. Sarebbe bastato assalirla sulla strada, no? No: Cappuccetto Rosso era veloce.

Non appena si inoltravano nel cuore della foresta, lontani da qualsiasi orecchio che potesse udirli, Ruby iniziava a correre, e la prima volta, cogliendolo impreparato, era sparita alla sua vista prima che lui avesse anche solo il tempo di mettersi a inseguirla. Dove quelle gambine sottili trovassero tanta forza, lui non lo sapeva; ma da allora era cominciato un gioco perverso a cui lei non sapeva di giocare: la rincorreva attraverso i rovi, le radici, i rami spezzati, nel buio del sottobosco, fino a quando non aveva più fiato in corpo per starle alla calcagna, senza mai riuscire a raggiungerla; poi si fermava, e passava i giorni a gironzolare intorno a quella parte di sentiero, attendendo di vederla passare ancora. La bambina usava però vie diverse, sia all'andata che al ritorno; era astuta, perfino saggia, e Tyrian non poteva neanche pensare di tenderle un vero agguato – spesso sapeva del suo arrivo solo dal rumore, e i suoi occhi coglievano solo una piccola macchia rossa fuggire via. Ed ecco di nuovo l'inseguimento, scontrandosi contro i tronchi e immergendosi sempre di più nel buio, sperando che quella maledetta bambina arrivasse finalmente a destinazione: a quel punto avrebbe dovuto fermarsi, o almeno rallentare, no? E che minaccia poteva essere un vecchio zio malato che aveva bisogno costante del suo aiuto? Avrebbe mangiato anche lui, come ben meritata ricompensa per tutta quella sua folle pazienza.

 

Nel suo piano c'era un fondamentale errore, di cui si rese conto solo quando, mentre cercava di lanciarsi sulla piccola nel giardinetto della maledetta casetta bianca e rossa dello zio, non colse con la coda dell'occhio lo scintillio della canna di un fucile alla finestra.